domenica 30 novembre 2008

Un nuovo thriller ambientato sul lago d’Orta


A Il lago dei misteri è giunta una curiosa segnalazione da parte di uno dei suoi informatori.

È stato pubblicato un libro, scritto da Roger Talbot, intitolato I numeri della sabbia, casa editrice Sperling e Kupfer.

Si tratta di un thriller fantareligioso (sul modello del Codice da Vinci) che sta scalando le classifiche. In esso l’isola di San Giulio sul Lago d’Orta diventa il centro dell'azione, con la superiora dipinta quale Custode dell'unica copia originale dell'Apocalisse.
Questa l’inquietante presentazione:
“Uno scienziato viene rapito. Un teologo si toglie la vita. Un riservato studioso e una donna, divisa fra due mondi, indagano: questa è la loro missione. Non l'hanno chiesta, ma non possono sottrarsi: il numero deve avere la sua soluzione. Oggi, prima che il mondo precipiti. E su tutto aleggia la potenza minacciosa di un magnate arabo che si prepara a ricacciare l'umanità nelle tenebre del Medioevo: le sue armi sono solo due numeri.”
Non l'ho ancora letto. Mi riprometto di farlo e di fornirvi la recensione.

sabato 29 novembre 2008

La potenza della Vipera




Cavalcava orgoglioso, lo sguardo fiero sotto l’elmo d’acciaio.
Giulio Visconti, detto il Viscontino, aveva appena dato una dimostrazione di potenza ai testardi abitanti di Ameno. I suoi cento bravi, scesi nottetempo da Massino e da Arona erano sciamati per le vie del paese, sfondando le porte e costringendo molti ad aprire i forzieri. Alcuni dei più facoltosi ora lo seguivano in catene, per essere rilasciati dietro un cospicuo riscatto.
Ancora una volta la Vipera Viscontea aveva mostrato il suo potere, incutendo il terrore tra le genti della Riviera d’Orta. Ora intendeva saccheggiare Armeno prima di tornare ancora una volta vincitore, portando con sé bottino e prigionieri. Potevano ben suonare a stormo le campane: nulla e nessuno poteva contrastare la potenza della Vipera…
Fu nei pressi del Monte Duno che iniziò a vederli. Uomini armati di falci, asce, picche, alabarde, spade, archibugi e ogni altro strumento potesse ferire o uccidere. Uscivano dai boschi e scendevano dalle colline, silenziosi e compatti. Erano uomini di Riviera, accorsi da ogni paese al suono delle campane, per dare battaglia alla Vipera.
Ordinò la carica, pensando di disperderli facilmente. Comprese presto di aver commesso un errore: il terreno era fangoso e i cavalli erano costretti a rallentare. Allora da tutte le parti si udì un grido solo: “ammazzalo, ammazzalo!”
Vide i suoi cadere da ogni parte, travolti da quell’onda inarrestabile, resa forte dal numero e dal ricordo dei furti, degli stupri, degli omicidi. Quando vide la Vipera a terra Giulio Visconti, detto il Viscontino, fuggì.
La sua fuga fu fermata da un colpo di archibugio e il suo cadavere straziato fu trascinato dal cavallo fino alle porte dell’Inferno.



La pillola di Mistero di questa sera è ispirata ad un fatto vero. La battaglia del Monte Duno del 1529, nella quale Giulio Visconti di Massino venne sconfitto e ucciso assieme ad un'ottantina dei suoi dagli uomini di Riviera, decisi a porre fine una volta per tutte ai suoi soprusi.

venerdì 28 novembre 2008

Potere o non potere?



Vuolsi così colà dove si puote
ciò che si vuole, e più non dimandare.
Dante

La puntata di Siamo in Onda di domani sera ruoterà attorno all’enigmatico tema: “il fattore di potenza”.
Quando l'argomento è stato comunicato, noi collaboratori esterni siamo corsi a cercare i libri di matematica in soffitta per capirne il significato.
Poi abbiamo cercato di declinare il tema nelle sue varie possibilità, che vanno per l’appunto dall’ambito matematico alle avventure di un contadino lucano…


Su questo tema ho infine deciso di raccontare un episodio realmente accaduto nel 1529 che costituirà la base per la Pillola di Mistero di domani sera.

Venendo alle nostre consuete domande…

Cosa vi fa sentire potenti/deboli?

In quale momento avete sentito il potere scorrere nelle vostre mani?

Avete mai abusato del vostro potere?

Ricordo che per ascoltare Puntoradio sul web basta seguire queste istruzioni.

giovedì 27 novembre 2008

Un gatto nel paese delle streghe






Non sono un gattofilo. O meglio, ho forse smesso di esserlo da molto tempo, da quando non vivo più nella vecchia fattoria. All’epoca di gatti ne avevamo tre ed uno era mio. Non avevamo solo gatti, certo che no, all’epoca. C’erano anche quattro cani (tre cani + una volpe travestita da cane??), alcuni cavalli, pecore, mucche, capre, maiali, pesci di varie razze, svariati pennuti e persino una scimmia.

Il gatto, il mio gattino, era amico proprio della scimmia. Non chiedetemi perché, nè cosa o come comunicassero, ma spesso il gatto saliva sulla gabbia. La bestiaccia quadrumane, normalmente dispettosa e aggressiva, si calmava e lasciava che il gatto le facesse compagnia. Conservo ancora una foto che testimonia quella improbabile amicizia, in qualche cassetto.

Ad ogni modo non volevo parlarvi dei racconti della vecchia fattoria, oggi.

Volevo invece mostrarvi la foto di questo gatto, scattata a Sambughetto, il paese delle streghe di cui ho parlato nella Pillola di Mistero del 15 novembre.

Cosa ne pensate?


mercoledì 26 novembre 2008

I viaggi di Alfa: i misteri del Salento



Il viaggio che ho iniziato alcuni giorni fa mi ha portato all’estremità opposta dello stivale. Nel tacco per la precisione. In Salento, terra ricca di tradizioni e misteri, vivono infatti alcuni blogger amici e lettori di questo blog, cui ho voluto far visita utilizzando la polvere del viaggio datami da Malikà.
La prima tappa è stata, naturalmente Otranto, città ricca di misteri, dove è ambientato un famoso romanzo, pubblicato da Horace Walpole nel 1764, dapprima con uno pseudonimo ("Il Castello di Otranto. Una Storia. Tradotto da William Marshal, Gent. dall'originale italiano di Onuphrio Muralto, Vescovo della Chiesa di San Nicola di Otranto") e solo successivamente riconosciuto dall’autore.
Questo semplice fatto dello pseudonimo potrebbe bastare a rendere simpatico Walpole al vostro “Alfa”, ma il nostro offre un ulteriore elemento di interesse. Il Castello di Otranto è infatti il primo romanzo gotico e quindi immaginatemi come un pellegrino sulle tracce dei misteri di Otranto descritti da Walpole.

La città tra l’altro offre altri interessanti spunti. Nel 1480 la città venne investita da un esercito ottomano forte di 18000 uomini che strinse la città d’assedio. La piccola guarnigione e i suoi abitanti si difesero disperatamente ma furono infine vinti dalle potenti artiglierie ottomane (le stesse che pochi decenni prima avevano demolito le fortificazioni di Bisanzio, ponendo fine al millenario impero della seconda Roma).
La presa della città finì in un feroce massacro. Il 14 agosto ottocento otrantini scampati al massacro e al saccheggio vennero decapitati per essersi rifiutati di convertirsi all’islam, come ordinato loro da Ahmet Pashà, il feroce rinnegato che comandava la spedizione. Dopo mesi di occupazione turca la città venne infine liberata il 10 settembre 1481, quando Ahmet Pashà, stretto d’assedio dai crociati , decise di rientrare in patria per prendere parte alle lotte tra i figli del sultano Maometto II, morto quell’anno. La sorte gli fu però avversa, perché Bayazid, che Pashà aveva appoggiato contro il fratello, lo fece decapitare nel 1482.

Nonostante i fatti storici siano abbastanza chiari, recentemente è stata avanzata l'ipotesi che la spedizione su Otranto non fosse motivata da motivazioni politico militari (Maometto II sognava di conquistare Roma, per adempiere una profezia del Corano, dopo aver preso Bisanzio nel 1453), bensì dal desiderio di Pashà di trovare un misterioso libro il cui segreto sarebbe racchiuso nell’incredibile mosaico della cattedrale di Otranto.
Ad ogni modo il sacco della città fu così devastante che il terrore per possibili ulteriori attacchi ("Mamma li Turchi!" era il grido che si udiva lungo tutte le coste) fece perdere ad Otranto buona parte della sua importanza, a tutto vantaggio della più sicura Lecce.

Il Salento però non è solo terra di corsari, ma anche di una tradizione arcaica davvero interessante, come la Taranta. Si narra che un ragno che vive da quelle parti, la Tarantola, possa col suo morso causare il tarantismo, misterioso fenomeno che un tempo colpiva le giovani nubili donne in età da matrimonio durante l’estate. Si credeva che solo il suono della musica fosse in grado di curare le vittime. Da questo particolare esorcismo musicale è nata una tradizione musicale, quella della Pizzica, ancora viva, che è alla base dio feste popolari, come la Notte della Taranta , nonché del successo di gruppi come i Negramaro.

Il mio passaggio per le vie del Salento è stato rapido, ma significativo, in quanto mi consente di salutare alcuni amici blogger dell’agguerrita pattuglia salentina: Pino Montinaro, Alexsandro, Matteo e soprattutto, M!ka, una delle prime lettrici di questo blog, che ha recentemente affrontato un lungo viaggio in Africa per portare il suo sorriso in quelle terre martoriate.
Al suo rientro in Italia (e a …) dedico questo post.

martedì 25 novembre 2008

La rivincita dei draghi del Garda





Qualche tempo fa, parlando del lago di Garda, ebbi modo di segnalare il libro “Leggende, misteri e curiosità del lago di Garda” , di Simona Cremonini, copywriter ed editor di professione, appassionata di folclore e autrice di narrativa nel tempo libero.

Il libro è finalmente pronto. Ecco una breve presentazione, tratta dalla quarta di copertina.

"Storia, tradizioni e racconti magici, spaventosi, insoliti, curiosi, misteriosi che interessano o hanno interessato in passato l'area gardesana: questa guida permette di intraprendere un inconsueto ma completo giro turistico intorno al lago, da Riva a Desenzano, da Bardolino a Padenghe, da Garda a Toscolano, da Malcesine a Tremosine, da Peschiera a San Felice.
Il mistero, specialmente quello legato a fantasmi che vagano la notte sulle acque o sotto le acque del lago e alle città sommerse; misteriose apparizioni; inquietanti leggende; mostri veri e presunti; draghi; streghe; anguane; creature fantastiche e una mitologia che fin dai tempi antichi ha cercato di spiegare la bellezza naturale del Garda: su questi temi il libro in parte si limita a solleticare la fantasia del lettore raccontando fatti del passato, ma in altri passaggi permette sia al gardesano che al turista di viaggiare anche fisicamente lungo le sponde del lago, alla ricerca di quei luoghi, resti e testimonianze che sono tuttora presenti e da cui le storie narrate hanno tratto origine."


Ho chiesto all’autrice di rispondere ad alcune domande sui draghi del Garda per i lettori de Il lago dei Misteri.

Parliamo di draghi. Dove possiamo trovare queste creature sul lago di Garda?
“Il viaggio tra i draghi del Garda non può che cominciare a circa due chilometri da Lazise, dove sorge la collina di Mondragon, da sempre considerata sede di sabba e luogo di congreghe di streghe. Il nome Mondragon, “Monte del dragone”, pare essere riferito ai resti ossei rinvenuti nei suoi pressi, appartenenti a mastodontici animali preistorici, “draghi”, secondo il folclore locale. La traccia di questi abitanti è talmente forte da queste parti che nello stemma della città stessa di Lazise è contenuto un drago.”

Leggende e folklore, quindi. Nel libro si parla però anche di avvistamenti reali…
“A Garda, nel 1965, a cavallo di Ferragosto, fu avvistato un “mostro” da una trentina di turisti, inglesi, tedeschi, italiani e un’americana. “Una specie di lungo serpente” lungo una decina di metri, con un diametro di una ventina di centimetri e quattro gobbe. Color marrone, la “Nessie” benacense “procedeva con un movimento ondulato su un piano, si direbbe in geometria, perpendicolare alla superficie del lago”. Qualcuno lo definì un «drago» forse perché le sue caratteristiche corrisponderebbero a quelle degli antichissimi sauri erbivori."

Torniamo al mito. Esiste un antichissimo mito che racconta di un drago di sesso femminile. Ci puoi dire qualcosa?
"Un drago o un serpente è anche Ladona, custode delle mele d’oro (gli agrumi) insieme alle tre sorelle Esperidi; dopo che Ercole rubò le mele d’oro per il re di Micene, le Esperidi si diressero in giro per il mondo ed Egle, la più anziana e protettrice del cedro, si avventurò nel Nord dove Benaco la sedusse con la bellezza delle sue rive."

Parli anche dei legami con la Cina…
"Secondo lo Feng Shui (l'antica arte cinese che studia la localizzazione delle linee di energia sulla superficie terrestre) il lago di Garda, è un “Drago d’Acqua”, che ha origine vicino a Sirmione, percorre tutta lunghezza del lago e va a posare il suo capo nella piana che si trova tra Riva del Garda e Arco."

Qualche tempo fa su questo blog facemmo riferimento ad un drago gardesano dall’aspetto per niente terrificante
"Tra Ronchi e Pacengo, molto vicino a Lazise, un drago è diventato la mascotte di Gardaland, il grande parco di divertimenti: si tratta di Prezzemolo, un pupazzo verde con fattezze tutt’altro che spaventose, molto diverso dai draghi protagonisti delle leggendarie saghe nordiche ambientate nella vicina Garda, di cui riporto le vicende pur non avendole inserite nel mio libro."

Di cosa si tratta?
" Garda la Rocca pare fosse la Reggia del Re dei Longobardi, Ortnit. Egli dovette lottare contro due draghi che un re d’Oriente gli aveva inviato per vendetta, ma fu sconfitto. Fu il giovane eroe Wolfdietrich a batterli per poi sposare la giovane sposa di Ortnit, Sidrat.
Secondo un'interpretazione di questa leggenda fatta da Luigi Eccheli, la figura di Ortnit potrebbe corrispondere al re longobardo Autari; perciò Sidrat rivestirebbe i panni della regina Teodolinda e Wolfdietrich, uccisore del drago e vendicatore di Ortnit, ricorderebbe Agilulfo, secondo marito di Teodolinda.
Inoltre, secondo un’altra versione, a una certa ora del giorno le acque del Garda ai piedi del Baldo assumono una colorazione rossastra, come se si tingessero di sangue in ricordo del re e dei due draghi che si sarebbero immersi nel lago dopo averlo ucciso."


Se volete leggere il libro potete andare su Lulu.com. Oppure potete contattare direttamente l’autrice a info@leggendedelgarda.com.

lunedì 24 novembre 2008

La guardia sul colle

Ecco la Pillola di Mistero trasmessa a Siamo in Onda il 25 ottobre scorso.

Il tema era quello della fedeltà.

In questo caso vediamo una sentinella tenacemente attaccata al proprio giuramento, sorvegliare in eterno il Colle della Guardia, a Bugnate, sopra Gozzano.


Seguendo questo link potrete trovare il testo della storia.


domenica 23 novembre 2008

Breve storia elfica




«Ho cercato ovunque: nei boschi, lungo le sponde del lago, persino nelle grotte. Ho consultato i libri più antichi nelle migliori biblioteche, ma degli elfi non ho trovato traccia.»
Sono salito dalla Maga a chiedere consiglio e conforto. Ho promesso ad un’amica un racconto sugli elfi, ma la mia ricerca finora è stata vana.
«Non li troverai mai, se non li cerchi nel posto giusto.»
La Maga mi sorride, mentre versa una delle sue tisane in due tazze fumanti che ha disposto sul tavolo di noce. Il gatto, nero come la notte, si stiracchia sul divano, pregustando già i biscotti che arriveranno tra poco. E devo ammettere che questi incontri con la Maga sono molto piacevoli anche per me, che sono più goloso del gatto…
«Tra tutte le creature del Piccolo Popolo gli Elfi sono quelli che maggiormente evitano il contatto con gli uomini. Non hanno bisogno di noi e anzi la nostra presenza li infastidisce. Inoltre è praticamente impossibile sorprendere un elfo, quindi la possibilità di imbattersi in loro per caso è pari a zero. Eppure gli elfi ci sono e anzi, su queste montagne hanno uno degli ingressi al loro regno segreto.»
«Dici davvero?» domando incredulo. «Non ne ho mai sentito parlare…»
In fondo sono ancora scottato per la fotografia della fata che mi aveva dato la maga.
«Conosci i Monti della Luna?»
«Sì» rispondo. «Sono grandi formazioni di granito disgregato. Cumuli di sabbia bianchissima sopra Boleto che creano un panorama lunare. I geologi ritengono che si siano formati quando le rocce che oggi formano la rupe della Madonna del Sasso si trovavano sul fondo di un mare caldo, in un ambiente tropicale, dove c’erano atolli e barriere coralline…»
«Bravo, hai studiato. Meriti un premio.»
La maga mette sulla tavola una scatola di biscotti allo zenzero fatti in casa. Lo sa che adoro i biscotti allo zenzero…
«Quei sabbioni nascondono l’ingresso al Regno degli Elfi. Nel cuore della montagna, scavate nel granito più duro d’Europa, stanno le gallerie e le sale del regno sotterraneo. I cumuli di sabbia altro non sono se non il prodotto dell’azione degli Elfi, che a lungo scavarono la pietra, costruendo lì la loro fortezza. Non c’è modo di entrare lì dentro, se non si conosce la magia elfica che apre la porta.»
Un dubbio mi assale.
«Qualcuno ci ha tentato, forse. Le cave di pietra hanno intaccato la montagna mettendo a rischio la stessa stabilità del Santuario…»
«I cavatori hanno toccato solo la parte più esterna della montagna» la Maga scuote la testa «senza avvicinarsi mai alle sale degli elfi. Ed è stato un bene per loro. E se hanno incontrato qualche prodotto della magia elfica, lo hanno distrutto senza rendersi conto di cosa stavano facendo.»
Ripenso alla storia che mi raccontò tempo fa il vecchio scalpellino, a proposito di una torre di pietra emersa dalla montagna, e mi pare di vedere ancora lo stupore e la meraviglia che lessi nei suoi occhi quando ne parlava.


Questa storia è dedicata all'amica Silvia, la Mezzelfa.

sabato 22 novembre 2008

La pupa e il motore




Stavo salendo sulla mia nuova Porsche, fuori dal solito bar di Arona, quando la vidi. Una pupa di quelle che ti lasciano a bocca aperta. Carrozzeria da urlo, accessoriata al punto giusto, sguardo smarrito.
«Puoi darmi un passaggio?» mi chiede «Dovrei tornare a casa…»
«Ti porto anche in Paradiso, se vuoi!» le rispondo.
La faccio salire, aprendole la portiera. Un po’ di cavalleria non guasta per creare la giusta atmosfera. Le chiedo dove abita.
«A Bolzano» mi risponde con un filo di voce.
Sfodero uno dei miei sorrisi scioglicuore, ingrano la marcia e parto sgommando.
Mentre i fari squarciano le tenebre davanti a noi, inizio ad accordare le distanze tra di noi. Il motore è la musica che fa da sottofondo al canto delle mie parole, che la carezzano gentilmente, tessendo attorno all’uccellino una rete da cui non potrà fuggire. La vedo giocherellare con una ciocca di capelli, segno inequivocabile che le mie parole stanno centrando il bersaglio.
Stiamo uscendo da Invorio quando parla nuovamente.
«Voi uomini avete parole dolci, ma i vostri gesti, poi, ci feriscono…»
Rimango un po’ sorpreso da quelle parole, ma non mi scoraggio. Se fosse mia abitudine fermarmi alle prime difficoltà non avrei il carniere pieno di prede.
Mentre infilo le curve lungo la palude assesto i colpi definitivi, dicendo quelle parole a cui nessuna donna potrà mai resistere. Quando imbocco la salita, dopo il ponte sull’Agogna, sono certo di averla in pugno.
«Fermati qui» mi dice, infatti, poco dopo l’ultima curva.
«Davanti al cimitero?» domando ironico.
«Sono arrivata. Non vuoi scendere da me?»
In quel momento sento un brivido gelato. Mi volto verso di lei, ma non vedo nessuno.
Il giorno successivo ho dovuto far cambiare il sedile della macchina…


La Pillola di mistero di questa sera è un omaggio ad una famosa leggenda metropolitana e al paese fantasma di Ingravo, che sorgeva dove ora si trova il cimitero di Bolzano Novarese.

venerdì 21 novembre 2008

Donne e motori…




... son gioie e dolori.

Così recita un famoso detto. Attorno a questo tema ruoterà la puntata di Siamo in Onda di domani sera.

Ricordo che per ascoltare Puntoradio dalle casse del PC basta seguire queste istruzioni.

Anche la pillola di mistero, naturalmente, toccherà il tema, dando voce ad un nuovo curioso personaggio, che chiameremo “l’Amico del Rubinettaio”, che nelle prossime settimane tornerà a farci visita….

E ora, come di consueto, le domande di rito:

Come ve la cavate coi motori?
È vero che le donne, come giurano gli assicuratori, guidano meglio degli uomini?
Cosa ne pensate delle donne al volante?

giovedì 20 novembre 2008

Tre passi nel paese dei gatti – terzo



I Gatti di Brolo ne hanno combinata un’altra delle loro. Hanno eretto un monumento al loro animale totemico: il gatto.
Questo ha provocato qualche malumore e una malcelata invidia tra quelli di Nonio. Essi infatti non hanno alcun monumento analogo e si sentono sminuiti.
Così si sono messi a pensare come colmare questa lacuna.
Il fatto ha divertito molto quelli di Brolo, che si chiedono quale forma potrebbe mai avere questo monumento, dal momento che quelli di Nonio sono noti come “i vermi”…
Essi però ignorano, o forse fingono di non ricordare, che quelli di Nonio prendono il nome non già da un lombrico, bensì dalla Vipera viscontea che, come molti draghi, è detta anche “Verme”.
Non mi stupirei, pertanto, se quelli di Nonio alla fine, decidessero di dare al monumento la forma di un serpente con in bocca… un gatto.


mercoledì 19 novembre 2008

Tre passi nel paese dei gatti – secondo


Brolo è il paese dei Gatti, come abbiamo visto. Per questo ha voluto dedicare una intera strada a questo felino, omaggiato in tutto il suo fascino.
Ecco alcuni esempi.









martedì 18 novembre 2008

Tre passi nel paese dei gatti - primo



Brolo è una frazione del comune di Nonio. Come dice il nome (dal latino medievale bro(g)ilus, che a sua volta deriva dal celtico broga, campo), in origine era un giardino o un frutteto. Nel tempo però vi crebbe un piccolo nucleo abitato e, soprattutto, alcune famiglie fecero fortuna all’estero, ottenendo persino titoli nobiliari.
La nuova importanza dell’abitato si scontrava però con la situazione amministrativa, che risaliva alla storia. Brolo continuava ad essere frazione di Nonio e questa sua inferiorità pareva continuamente ribadita da un fatto: Nonio aveva la sua parrocchia, Brolo no. Questo era l’argomento definitivo con cui quelli di Nonio chiudevano la bocca a quelli di Brolo ogni volta che si giungeva a discutere se fosse meglio l’uno o l’altro dei due paesi.
Di queste baruffe tra paesi è pieno il lago d’Orta (colpa della Aoa, come scrissi tempo fa) e non solo e viene da sorridere ad ascoltarle. La questione però ai contendenti appariva parecchio seria ed erano continue discussioni, piene di pungenti ironie e sarcasmi. Così quelli di Nonio un giorno dissero agli avversari: «Brolo avrà la sua parrocchia il giorno in cui i topi indosseranno il mantello.»
Poiché i topi hanno di natura la loro pelliccia e non utilizzano altri vestiti, la battuta voleva dire “mai”.
Quelli di Brolo erano però gente cocciuta e non volevano rinunciare ad avere una loro parrocchia. Così, tanto dissero e tanto fecero che alla fine il Vescovo acconsentì. Non appena la notizia giunse in paese, portata da un messaggero che aveva sfiancato il cavallo pur di essere presto a casa, quelli di Brolo presero ad organizzare la rivincita.
La mattina dopo, assieme ad una copia del decreto vescovile, sulla porta della chiesa parrocchiale quelli di Nonio trovarono inchiodati dei topi che avevano cuciti addosso dei piccoli mantelli.
Con quell’impresa quelli di Brolo si guadagnarono, oltretutto, un nuovo soprannome e da quel momento sono chiamati “Gatti” per celebrare la loro abilità di cacciatori di topi.
Fu così che Brolo divenne il “Paese dei gatti”.

Prima parte

Seconda parte
Terza parte

lunedì 17 novembre 2008

La misteriosa vicenda di Sinistrari



Qualche tempo fa vi parlai della strana vicenda legata alla vita e alle opere di Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.

Vi ripropongo ora l’indice della storia.

A passeggio con l’incubo
descrive il mio incontro, una sera d’estate, con Sinistrari ed i suoi Incubi.

Gli incubi di Sinistrari - 1 contiene una breve biografia di Ludovico Maria Sinistrari d’Ameno.

Gli incubi di Sinistrari - 02 presenta l’opera dei delitti e delle pene di Sinistrari, con riferimenti al trattatello “De Sodomia”. (NB il post è sconsigliato ai minori di 18 anni).

Gli Incubi di Sinistrari 03. La teoria degli Incubi e dei loro commerci carnali con le donne contenuta nel saggio “Demonialità”.

Una storia da… succubo. Contiene una storia vera, raccontata dallo stesso Sinistrari, sulla strana vicenda di un fidanzato insidiato da una insaziabile succube.


Gli incubi di Sinistrari – 04
. La storia del “Demonialità” di Sinistrari.

Gli Incubi di Sinistrari - 05. I dubbi sull’autenticità dell’attribuzione al Sinistrari del “Demonialità”.

domenica 16 novembre 2008

Guai, guai, guai...

Siccome i guai non vengono mai soli (e naturalmente capitano sempre nel momento meno opportuno), la connessione internet (Vodafone, che mi sta… attorno!) ha deciso di mettere a dura prova la mia (e non solo) pazienza.
Attualmente riesco a malapena a postare i racconti (che vedono la luce con un accompagnamento sonoro di esclamazioni che vi risparmio). In attesa di avere una nuova connessione con un altro operatore (già richiesta), mi scuso se non riuscirò a rispondere ai vostri commenti o intervenire sui blog amici.
Continuate pure a scrivere, appena possibile risponderò a tutti.

Per la serie... metodi sicuri


Sono "metodi sicuri" quelli proposti dalle leggende e dalle tradizioni, raccolte attorno al lago, per ottenere determinati risultati.

Metodi sicuri per invocare la pioggia - 1

Metodi sicuri per invocare la pioggia - 2

Metodi sicuri per far tornare il sole

Metodi sicuri per far nascere i bambini
(con un interessante dibattito)

Metodi sicuri per far nascere i bambini – 2

sabato 15 novembre 2008

Le streghe di Sambughetto



La pillola di mistero letta questa sera a Siamo in onda parla di una famosa leggenda della Valle Strona.


Le vedi volteggiare nell’aria, librandosi come libellule. Di notte paiono piccole lucciole che si muovono leggere nell’oscurità sopra la valle. Guardando meglio scoprirai però che non di insetti si tratta, ma di esseri dalle sembianze umane femminili…
Guardate là, in cielo, le streghe di Sambughetto!
Si muovono leggere, talora aiutando il loro magico volo nell’aria con un ombrellino che usano come un equilibrista sul filo. E proprio un filo è il loro segreto. Un filo magico che dalla montagna gettano sul campanile di Sambughetto per poi salirci per le loro magiche evoluzioni nell’aria. Escono dalle loro grotte e di notte si esibiscono in queste misteriose danze sospese nel cielo.
Qualcuno dice che abbiano iniziato per gioco. Altri sospettano che compiano oscuri riti magici per gettare incantesimi sul paese e su tutta la valle dello Strona, da Campello Monti fin giù ad Omegna.
Io ho un altro sospetto: le streghe gettarono la corda la prima volta per evitare di scendere dalle grotte fino al torrente e risalire su fino a Sambughetto.
Dovete sapere, infatti, che Sambughetto è un paese dalle strade così ripide che è meglio avere le ali che i piedi. Così ripido che persino le capre devono fermarsi a riprendere fiato durante la salita.
Così ripido che le donne chiesero alle streghe aiuto e consiglio per evitare che le uova delle loro galline rotolassero fino a valle. Le streghe, che in fondo sono buone, suggerirono loro un ingegnoso sistema: ogni gallina fu dotata di un sacchetto allacciato in vita, in modo da raccogliere l’uovo ancora caldo.
Per questo Sambughetto è famoso non solo per le streghe, ma anche per le galline con le mutande…

venerdì 14 novembre 2008

Ettore Mo e il volo



Spread your wings and fly away
Fly away, far away
Spread your little wings and fly away
Fly away, far away
Pull yourself together
'Cos you know you should do better
That's because you're a free man

(Spiega le ali e vola via
Vola via, vola via
Spiega le tue piccole ali e vola via
Vola via, vola via
Fatti coraggio
Perché sai di dover far meglio
E questo perché sei un uomo libero.)
Queen

Quante volte avreste voluto avere le ali?
Quante volte avreste voluto semplicemente andarvene grazie alle vostre ali?
Quante volte vi siete sentiti come uccellini in gabbia?
Oppure, avete paura di volare?

Questa volta vi formulo subito le domande, all’inizio del consueto post che preannuncia il tema della puntata di Siamo in Onda che verrà trasmessa domani sera a Puntoradio.
Perché è la voglia di volare che ci fa staccare da terra e puntare al cielo.
Anche se occorre essere prudenti, per non fare la fine di Icaro che tanto volò da sfiorare il sole così che le sue ali tenute assieme dalla cera si sciolsero ed egli precipitò nel mare. A questo proposito voglio segnalare una stranezza. Nel raccontare la storia di Icaro si dimentica che egli seguiva il padre, dedalo, che era colui che aveva costruito le ali per guadagnarsi la libertà. E dedalo, al contrario di Icaro, riuscì a coronare il suo sogno, sebbene al caro prezzo della vita del figlio…

Si può volare in tanti modi, naturalmente…
Vorrei segnalarvene uno, che non richiede ali speciali e nemmeno super poteri.
C’è un uomo, un giornalista, nato a Borgomanero nel 1932. Il suo nome probabilmente vi è noto. Ettore Mo è un grande giornalista, uno di quei reporter che vanno a scovare le notizie negli angoli più sperduti del mondo, dove si combattono, troppo spesso, guerre dimenticate.

Puntoradio l’ha intervistato ed Ettore Mo, in una lunga chiacchierata ha raccontato dei suoi straordinari incontri: Madre Teresa, Pavarotti, Dolores Ibárruri, Indro Montanelli, Ahmad Shah Massoud (il Leone del Panshir). E ancora l’Afghanistan, la Bosnia, la Londra dei Beatles e il Vietnam.

Sabato 15 Siamo in Onda si occuperà del tema "Volare" e
trasmetterà attorno alle 21.30 una sintesi di 10’ dell’intervista ad Ettore Mo.
Tra le altre cose andrà in onda una Pillola di Mistero dedicata ad una leggenda della Valle Strona



Venerdì 21 novembre sarà trasmessa su Puntoradio la versione integrale dell'intervista ad Ettore Mo a partire dalle ore 21 (in replica anche alle 22 e alle 23).

Se non avete la radio o vivete lontano dalle antenne di Puntoradio potete ascoltare la trasmissione dalle casse del computer seguendo queste semplici istruzioni.


giovedì 13 novembre 2008

Il sabato del villaggio!

No, non è un argomento d’esame al corso di letteratura italiana! E' un invito al primo appuntamento della sezione laboratoriale della rassegna Teatri in Limine, dal titolo appunto di Il sabato del villaggio - laboratori, teatro e merenda.
Per sette sabati SPAZIOTEATRO SELVE aprirà i suoi spazi ad attività di formazione teatrale a vari livelli: teatro con i bambini, spettacoli interattivi con Anna Olivero, un laboratorio di clown, lezioni teoriche e, appuntamento del tutto straordinario, un laboratorio di scrittura “Alla ricerca del personaggio” condotto da LAURA PARIANI.

Ecco allora il primo appuntamento:
sabato 15 novembre dalle ore 15 alle 18, L’ABC DEL CLOWN, laboratorio per bambini alla scoperta della figura del clown.
Protagonista sarà Stefania Mariani, (
www.zohnertheater.ch/de/index.php?we_objectID=145)
attrice varesina, diplomata presso la prestigiosa scuola “Teatro Dimitri” di Verscio in Svizzera.

Il laboratorio proporrà una serie di giochi ed esercizi di base alla ricerca del clown che è in ognuno di noi.
Il clown è l’infanzia: è il tentativo di resuscitare il bambino che dorme in ogni adulto. D’altra parte quello del clown è un lavoro di alta precisione ed è solo con anni di esercizio che se ne può apprendere la tecnica e cogliere la verità artistica. I bambini sono clown naturali e sono naturalmente i destinatari di un gioco teatrale così vicino all’espressione della vitalità primaria: perciò è a loro, a partire dai 6 anni, che è particolarmente rivolto questo primo appuntamento.

Gli incontri si terranno presso lo SPAZIOTEATRO SELVE, in via don G. Zanotti, 26 a Pella.
Info: 0322.969706 - 3
39.6616179
www.teatrodelleselve.it

mercoledì 12 novembre 2008

I viaggi di Alfa: Venezia






Il mio viaggio mi ha portato a...
Venezia è una città incantata, sospesa tra acque e cielo. Vi si accede, come per un cammino iniziatici, solo via acqua. Anche se ci arrivate in treno o in auto, lungo il ponte avete comunque la sensazione di viaggiare sull’acqua. Vi trovate poi in una città dove i marciapiedi sono strade e le strade sono canali percorsi da barche di ogni tipo.
Parlare dei misteri di Venezia è insieme semplice e complicato. Quasi ogni casa sembra celare un mistero a partire da come possa quella massa di pietre legno e cemento a reggersi sulla superficie instabile della laguna. Potremmo naturalmente parlare della selva di pali d’ontano su cui poggia, ma le case in rovina o il campanile di San Marco ricostruito dopo il crollo del 1902 , inducono a pensare che a reggere la città sia piuttosto una sorta di magia.
Una magia che si percepisce chiaramente se solo si abbandonano le strade principali o se ci si aggira per le calli dopo il calar del sole, quando i turisti si dileguano e potete udire solo il rumore di vostri passi. In quei momenti vi pare di poter incontrare in ogni istante un fantasma…

Ad ogni modo, Venezia è città dai mille misteri. Su di essi sono stati scritti libri , girati film e disegnati fumetti.
Allo stesso modo i siti internet si occupano dei misteri dei suo monumenti e dei numerosi personaggi misteriosi che l’hanno frequentata.

Non vi parlerò pertanto di nessuno di questi misteri, bensì di una leggenda che un’amica veneta di nome Stella ha voluto dedicarmi qualche settimana fa.
Stella si definisce, florealmente, una “bocca di leone” e se fosse un personaggio di Jane Austin sarebbe Marianne Dashwood di “Ragione e sentimento” .
Grazie a lei ho scoperto una leggenda lagunare ambientata nella Valle dei Settemorti .

Devo a Stella un’altra interessante scoperta. Esiste una mia omonima (o dovrei dire pseudo omonima?), una blogger di nome Alfa che dopo la laurea studia storia dell'arte a Venezia per diventare critico d'arte e curatrice di mostre d'arte e di fumetti, come questa interessante esposizione dal titolo, misteriosissimo, di “Alchimie Sensoriali”: se siete a Venezia dal 13 al 27 novembre non dovete perderla.

martedì 11 novembre 2008

San Martino...



... Patrono dei cornuti.

Per chi non lo sapesse la tradizione che collega il santo ai cornuti nasce dal fatto che in questo periodo si tengono molte sagre di animali con le corna (bovini, caprini, ecc.).
Da qui ad un'estensione scherzosa del patronato il passo è breve....

I viaggi di Alfa



Come avete avuto modo di vedere, ieri non c’ero.
In effetti sono in viaggio.

Tutto è cominciato grazie ad una collana, che finalmente ho assemblato per Malikà (dopo alcuni mesi che, ehm, giaceva in un cassetto…). Era così contenta che ha voluto farmi un regalo: così mi ha portato in una città lontana per un bellissimo week end (forse la motivazione del viaggio non è stata propriamente la collana, mi suggerisce Malikà, ehm ehm).

Ad ogni modo: il viaggio ci ha portato a scoprire i misteri notturni di una città misteriosissima, dove ogni vicolo e abitazione sembrava volerci raccontare la sua storia. Alla fine ci siamo avventurati persino in un’antica biblioteca, tra preziosi libri antichi e dipinti misteriosi…
Tutte cose che non posso svelarvi per non tradire i segreti di Malikà, naturalmente. Quel che voglio raccontarvi, però, è il secondo regalo che mi ha fatto la mia folletta: la magica polverina del viaggio…

(Prima che qualche spiritoso faccia basse insinuazioni sulla natura di questa “polverina”, preciso che sia io che Malikà odiamo gli stupefacenti di qualsiasi natura e ne sconsigliamo fermamente l’uso a chiunque, perché fanno male alla salute e alimentano la criminalità organizzata).

Stavo parlando della polverina del viaggio. I folletti la utilizzano per spostarsi rapidamente da un luogo all’altro in modi che vanno oltre ogni immaginazione. L’ho provata e il mio viaggio è cominciato istantaneamente. Ora posso spostarmi ovunque in un batter di ciglio e talora essere in due luoghi contemporaneamente (cosa che per lavoro mi sarà sicuramente molto utile, visto che spesso dovrei essere almeno trino per far fronte a tutti gli impegni, ehm, ehm, ehm).
È iniziato in questo modo un viaggio che durerà per un po’ di tempo. Durante i miei spostamenti ne approfitterò per parlare dei misteri di varie località, incontrando strada facendo i blogger che maggiormente frequentano il mio sito.

Alcuni li ho già incontrati, come l’amica Pupottina, che vive nel pittoresco paese di XXX, che si trova né troppo vicino né troppo distante dalla famosa città di YYY, una delle più importanti della Regione ZZZ (e ora avete tutte le coordinate per rintracciarla, se siete abili con la geografia!).
Lì ho assistito ad un rosso tramonto e ho visto sbocciare un nuovo amore

Degli altri incontri vi parlerò nelle prossime settimane, a partire da domani, quando il nostro viaggio ci porterà in una città incantata, magicamente sospesa tra cielo ed acqua.

PS.
Naturalmente non abbandonerò il lago dei Misteri, di cui continuerò a raccontarvi le storie anche durante il mio viaggio.

domenica 9 novembre 2008

Sulle tracce di Nietzsche a Orta



Domenica d’autore 9 novembre a Orta per il festival “Scrittori&Giovani”



Domenica letteraria a Orta con “Scrittori&Giovani” sulle tracce di Nietzsche con Laura Pariani

Visita guidata gratuita alle15 accompagnati dalla scrittrice rievocando i luoghi che richiamano l’amore del filosofo con Lou Salomè al Sacro Monte e altre opere letterarie.

Un domenica letteraria diversa dalle altre come evento collaterale del festival Scrittori&Giovani”. Dopo la passeggiata di sabato pomeriggio nella Novara del ’600 sulle orme della Chimera di Vassalli, questo 9 novembre alle ore 15, con ritrovo in piazzetta Motta, Orta rievoca i luoghi cari a letterati e personaggi del passato grazie alla scrittrice Laura Pariani che conduce il pubblico i una visita guidata sulle tracce di Nietsche e di Lou von Salomè nel maggio 1882.

La Pariani ha scritto di Nietzsce a Orta nel suo La foto di Orta (Rizzoli) ricostuendo oggetti, ricordi e luoghi di questo amore possibile del grande filosofo, quello per la giovane Lou von Salomé, che lo accompagnà nella visita al piccolo lago piemontese durante una tappa del suo Grand Tour. Ed è proprio questo lago, raccolto in un’atmosfera remota e immerso in uno spazio separato, a porsi come sfondo per la “folgorazione” affettiva di un Nietzsche adulto, ma ancora denso di aspettative affettive (sempre frustrate dall’intrigante sorella). La sintonia con il luogo ‑ «sapore di lagrime che sta nascosto in ogni posto d’acqua, l’odore di oblio…» ‑ e le speranze per un amore che presto gli si nega, tramutano la percezione di Nietzsche per il «possibile Eden» italiano, nel suo completo fallimento ‑ «la vita nova, sfumata». Lo spartiacque di questa mutazione angosciante di prospettiva è collocato dalla scrittrice in una “foto” di Orta mai ritrovata, in cui Laura Pariani (che condivide con il protagonista l’attrazione malinconica per il luogo dello svolgimento dei fatti) vede incarnarsi il «maggio radioso», «momento fatale» coincidente con la consegna al filosofo del biglietto con l’invito di Lou per la salita al Monte Sacro, «finalmente soli».

La visita è l’occasione per rileggere i testi ispirati a questo lago, tappa privilegiate dei grandi e piccoli viaggiatori (da Balzac a Nietzsche) e spesso dei poeti. si pensi che uno dei capolavori lirici della letteratura inglese, Accanto al camino (By the Fireside) di Robert Browning fu composto qui e riproduce una visione del lago arrivando a dire: «Si svolta, e siamo al centro del creato…»; Eugenio Montale, all’indomani dell’annuncio del premio Nobel pubblica sul “Corriere della Sera” una poesia oggi conosciuta come Sul lago d’Orta ricordando le ville signorili che vi si specchiano con le «Muse (che) stanno appollaiate / sulla balaustrata / appena un filo di brezza sull’acqua…»
Ma si pensi anche allo scapigliato Ernesto Ragazzoni, che qui è nato, e alle fiabe per l’infanzia di Gianni Rodari, anch’egli nato sulle rive del lago d’Orta. Qui ambienta un capolavoro (C’era due volte il barone Lamberto): «L’isola di San Giulio sembra fatta tutta a mano come un gioco di costruzioni. L’insieme è compatto come i pezzi di un rompicapo».


Fonte : www.novara.com/scrittori&giovani


sabato 8 novembre 2008

La grotta del sogno



Aprì gli occhi all’improvviso. Pensò con sollievo che era stato solo un sogno, ma quando si mise a sedere comprese il suo errore. Ai piedi del letto c’era la borsa. L’aprì con timore: come sapeva era piena di monete d’oro. Si prese la testa tra le mani e pianse, vedendo che non aveva sognato…

Girovagando per i boschi si era trovato, senza sapere bene come, ai piedi della rocca. Aveva trovato un posto delizioso all’ombra, così si era sdraiato per schiacciare un pisolino. Si era appena addormentato quando era stato svegliato da una voce suadente.
«Vieni, entra nella caverna.»
Alzatosi, aveva visto davanti a sé, dove prima c’era solida roccia, una grande apertura. Incuriosito, si era diretto verso la luce che vedeva dinnanzi a sé. Era giunto infine in una sala sotterranea, al centro della quale si trovavano un campanaccio di ferro, una borsa piena di monete d’oro e un letto su cui giaceva una donna addormentata.
«Puoi prendere una sola cosa» disse la voce. «Il campanaccio farà moltiplicare il tuo gregge, la borsa contiene un tesoro inestimabile e sul letto giace la donna più bella del mondo. Questa scelta è data solo ogni cento anni ad un mortale. Scegli con giudizio, se puoi.»
Aveva riflettuto, guardando ora l’uno ora l’altro dei regali che gli venivano offerti. Aveva scartato subito il campanaccio, perché non era un contadino. Aveva guardato a lungo la donna, che dormiva coperta da un lenzuolo, con gli occhi chiusi su un sogno che a lui non era dato vedere. Era stato incerto a lungo, ma alla fine aveva scelto, prendendo la borsa. Con quella ne avrebbe avute mille di donne!
In quel preciso istante il campanaccio aveva suonato e la donna aveva aperto gli occhi. Li aveva visti passare in un istante dalla sorpresa alla speranza e dal desiderio alla delusione. L’ultima impressione rimastagli di quegli occhi bellissimi era il silenzioso rimprovero per aver rinunciato al grande amore della sua vita.


La pillola di mistero trasmessa questa sera a Siamo in Onda è ispirata alla famosa leggenda della grotta delle fate, che si aprirebbe ogni cento anni ai piedi della rocca si Angera (VA). Una storia ispirata a questa credenza è stata pubblicata in “Storie e leggende tra due laghi”.
Ho voluto trarne anch'io una storia, che si muove sul tema "sogno", per omaggiare il lavoro di ricerca fatto da chi prima di me si è occupato di leggende e misteri.
Ci tenevo a dirlo.

Lo Strona. Anno 7, n. 4 Ottobre/Dicembre 1982

Il filo della vita
Giovanni D'Enrico al Sacro Monte d'Orta
De Sancto Francisco, divagando in loco
Gustavino ed il lago d'Orta
Piscatio lacus Sancti Julii
Stemmario di valle Strona
Gente e mestieri del Verbano
Andar per erbe
Blambinà
L'incredibile morte di Gian Domenico Ferrari
Il soldato spagnolo di Premosello Chiovenda
"Le fort gentilhomme"
Le cappelle devozionali in Gozzano
Ronco di Pella
San Nicola a Sambughetto
Recensioni
Il piano di sviluppo della Comunità Montana della valle Strona

venerdì 7 novembre 2008

Lo Strona. Anno 7, n. 3 Luglio/Settembre 1982

Pietro de Gennaro, Nietzsche a Orta, p. 2.
Peter Beneson, Ricordando il lago d'Orta, p. 8
Anna Bujatti, La tentazione dell'Agogna, p. 12
Janine Solane, Nostalgia d'Orta, p.16
Alberto Bossi, L'attestazione del sacco di Orta ad opera di Cesare Maggi nel 1529, p.19
Emiliano Bertone, Un Prevosto omegnese: mons. Roberto Geri, p. 22
Romeo Monti, Le terre del mansuale, p. 23
Giovanni Ragazzoni, San Quirico, p. 29.
Mario Bottini, Un monaco presuntuoso ed un uomo di Dio dell'anno mille, p. 31
Alberto Fantoni, Il tifo ad Omegna nel 1798, p. 34.
Maria Cristina Pasquali, Il mirtillo, p. 36
Teresio Valsesia, Abele Traglio, guida alpina della valle Strona, p. 38
Gerardo Melloni, Ambiente naturale e animali selvatici in Valle Strona, p. 42
Alfredo Papale, Massimo M. Bonini, Lina Ornati, Recensioni, p. 46
Giancarla Martinoli, Luigi Dho, Artigianato in valle Strona, p. 47
Maria Cristina Pasquali, Cronache della Comunità Montana Cusio Mottarone, p. 48.

Sogni d’oro



“… Degli aerei sogni
Son due le porte, una di corno, e l'altra
D'avorio. Dall'avorio escono i falsi,
E fantasmi con sé fallaci e vani
Portano: i veri dal polito corno,
E questi mai l'uom non iscorge indarno.”
Omero, Odissea, XIX (Traduzione di Ippolito Pindemonte)

Gli antichi credevano nell’esistenza di sogni veritieri e di sogni fallaci e all’interpretazione dei sogni dedicarono molte energie.

Quanto hanno interrogato i sogni gli esseri umani? Quanto hanno chiesto loro di essere veri o sperato fossero falsi?

Sull’interpretazione dei sogni sono stati scritti interi trattati e sono state fondate scienze come la psicanalisi.

L’arte di interpretare i sogni nasce però ben prima di Freud. Nel 1562, ad esempio, venne pubblicato il Synesiorum somniorum omnis generis insomnia explicantes libri IIII, ovvero (I quattro libri che spiegano ogni genere di insonnia [descritto nel libro] di Sinesio “Sui Sogni”), opera di Girolamo Cardano.
Della figura di Cardano torneremo ad occuparci sulle pagine di questo blog, perché è un personaggio vissuto non lontano dal Lago dei Misteri (visse tra l'altro anche a Gallarate, città natale di una mia bisnonna) che ebbe una vita in continuo rapporto col mistero. Per ora possiamo dire che nacque a Pavia nel 1501.
Ad un certo punto della sua tormentata vita si definì "mago, incantatore, spregiatore della religione e dedito ai piaceri più turpi". Di certo fu mago e scienziato, geniale matematico e astrologo ciarlatano, medico dei casi disperati e filosofo di libero pensiero. Conobbe scienziati, artisti e sovrani di tutta Europa, morendo infine, a settantacinque anni dopo una vita contrassegnata da gravi tragedie familiari.
Fu proprio un sogno ad annunciare l’inizio della tragedia. La moglie del figlio, dopo aver dato alla luce il secondo figlio, rivelò che entrambi erano figli di suoi amanti. Poco dopo morì, in circostanze misteriose. Il marito fu incarcerato per avvelenamento, processato, torturato e, nonostante la disperata difesa tentata da Girolamo, giustiziato.

Pochi anni prima della morte di Cardano, avvenuta nel 1577, nacque in Inghilterra un genio del teatro che scrisse, tra il resto, “Siamo fatti di quella materia di cui sono fatti i sogni e la nostra breve vita è circondata da un sonno” (Shakespeare, La Tempesta, IV atto).
I personaggi della letteratura cosa sono se non invenzioni, fantasie, quindi sogni usciti dalla mente degli scrittori? Ma lo stesso non potrebbe forse dirsi anche per la vita stessa degli uomini?

Quanti sogni ad occhi aperti facciamo? Quante idee geniali, profetiche sono simili a sogni o sono state inventate in sogno.
La notte porta consiglio, si dice infatti, anche se sovente i sogni svaniscono all’alba.

Il sogno è necessario per la nostra mente, come il cibo per il corpo. Un essere umano senza sogni morirebbe. Lo stesso si può dire per quei sogni che guidano le nostre vite, spingendoci ad alzare lo sguardo da terra verso il cielo, e un destino superiore. Senza questo genere di sogni l'uomo muore di una morte lenta.
“Uomini siate, e non pecore matte” ci ammoniva Dante.

Talora però i sogni si trasformano in incubi. Molti amori finiscono in tragedie o si perdono in un desolante labirinto d’incomprensioni e tradimenti...

La puntata di sabato sera di Siamo in Onda tratterà il tema “Sogni d'Oro” e ospiterà una nuova pillola di Mistero ispirata ad una nota leggenda.

Se non avete la radio o vivete lontano dalle antenne di Puntoradio potete ascoltare la trasmissione dalle casse del computer seguendo queste semplici istruzioni.


Prima di congedarvi non mi resta che porvi le consuete domande:


Avete sogni ricorrenti?

Qual è il vostro sogno ad occhi aperti?

Un incubo vi perseguita?


Dite la vostra (anche sul resto)!

giovedì 6 novembre 2008

Il vecchio e la torre



Oggi vorrei riproporvi uno dei primi racconti che ho scritto sul blog.
Nasce da alcuni incontri avuti coi vecchi scalpellini che lavoravano il granito sopra Alzo. Uno in particolare, il piccolo grande scalpellino, mi raccontò la storia della Torre, che trovate nel racconto.

La testimonianza è autentica, ma l’atmosfera è un po’ onirica, trasformata dal passare del tempo e dall’accumularsi delle memorie.
Non posso assicurarvi che i fatti siano andati esattamente come li ho raccontati, ma i singoli episodi sono tutti (purtroppo) veri.
Spero possiate apprezzare la storia.


I racconti del vecchio scalpellino. La Torre, parte prima.

I racconti del vecchio scalpellino. La Torre, parte seconda.

Il granito di Hitler.

Lo Strona. Anno 7, n. 1/2 Gennaio/Giugno 1982

Viaggiatori inglesi dell'ottocento nel Cusio e nelle valli del Monte Rosa
Appunti per la biografia di L.A. Cotta
L'abate Giuseppe Zanoia e i suoi tre "Sermoni"
Rivisitando Guido Boggiani
Boggiani, D'Annunzio e la Grecia
Giudo Boggiani, pittore
Giudo Boggiani - la vita e le opere
Il Sacro Monte e l'ambiente artistico del lago
La fabbrica delle campane
Andare per castagne
Speziali e spezierie ad Orta fra sei e settecento
Memoriale al Parroco di Luzzogno
La bottega di barbiere in Orta di Andrea Ferrario
Muri a secco
La casa parrocchiale a Quarna Sotto
Recensioni
Cronache delle Comunità

mercoledì 5 novembre 2008

Quando i sogni si avverano

Oggi è un grande giorno per coloro che amano la libertà e conoscono il valore dei sogni.

Oggi il sogno di Abraham Lincoln

di John Fitzgerald Kennedy

e soprattutto di Martin Luther King
è diventato realtà.

Il figlio di un immigrato africano e di una donna bianca è diventato Presidente degli Stati Uniti d'America!

« I have a dream: that one day this nation will rise up and live out the true meaning of its creed: "We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal"»

«Ho un sogno: che un giorno questa nazione si sollevi e viva pienamente il vero significato del suo credo: "Riteniamo queste verità di per se stesse evidenti: che tutti gli uomini sono stati creati uguali"»
Martin Luther King, 1963


Occhi gialli nell'oscurità

martedì 4 novembre 2008

Lo Strona. Anno 6, n. 4 Ottobre/Dicembre 1981

I conti di Pombia e di Biandrate e la Casa dei Marchesi d'Ivrea
Nota ad un inedito di Enrico Bianchetti
Tramonto e fine di una grande guida
Materie prime, attrezzature e cultura meteriale di botteghe cusiane del
sei-settecento
Rimella ed i canonici di San Giulio d'Orta ( II Articolo)
Walser, gli uomini della montagna
Per una storia dell'emigrazione stronese: gli Stretti di Forno
La casa del seicento
"Mary" per gli amici
Le meridiane
I Falchetti di Magognino
Segnalazione
Recensioni

Le grazie

lunedì 3 novembre 2008

La ragazza nella nebbia



«Ogni tanto sento il bisogno di perdermi e di ritrovarmi. Allora mi inoltro nel bosco, lasciandomi portare dai passi. Perdo lentamente il mio essere uomo civile e ritrovo in me l’istinto dell’antenato, che si muoveva nella foresta diventandone parte. La mente abbandona le preoccupazioni del quotidiano e ricomincia a concentrarsi su ciò che è essenziale. Memorizzare ogni dettaglio utile ad orientarsi, a ritrovare la strada quando avrò deciso di smettere di perdermi e vorrò cominciare a ritrovarmi. Dopo pochi minuti è l’istinto a guidarmi. Smetto quasi di pensare, lasciandomi cullare dall’odore del bosco, dal rumore del vento tra gli alberi, dal canto degli uccelli. E il mio spirito, finalmente in pace, si fonde con la natura.»
Il Filosofo ha un’aria sognante e, mentre parla, mi pare di vederlo vagare per i boschi, senza meta.
«Il fatto accadde nel Parco dei Lagoni di Mercurago. Un luogo ideale per queste mie passeggiate, dal momento che, anche a volersi perdere, si raggiunge sempre e comunque un’uscita, circondato com’è dalla città. Quel giorno però si alzò la nebbia. Una nebbia fitta, che si stendeva sui boschi, le torbiere e i pascoli dei cavalli, avvolgendo ogni cosa. Non riuscivo a vedere che a pochi metri di distanza, tanto più che la sera stava calando. Mi ritrovai così, senza nemmeno sapere come, in cima ad una delle piccole colline che separano i lagoni dalla piana di Oleggio Castello. Dalla staccionata, contro cui ero finito al termine della ripida salita, compresi di essere giunto alla necropoli golasecchiana.»
La ragazza del bar gli mette davanti un bicchiere di prosecco e un piatto con qualche stuzzichino. Il consueto happy hour, prima di tornare a casa dopo una giornata di lavoro nella sua bottega. Ne beve un sorso, prima di ricominciare a parlare.
«Fu allora che mi accorsi di non essere solo. China su una delle tombe c’era un’ombra, che parve rialzarsi vedendomi arrivare.
“Mi sono perso nella nebbia…” dissi quasi per scusarmi di quella mia improvvisa apparizione.
“Anch’io” mi rispose una flebile voce femminile.
“Chi sei?” domandai. “Sei della zona…”
La voce mi si spezzò in gola quando vidi l’ombra avvicinarsi. Sembrava fluttuare a mezz’aria nella nebbia e i suoi abiti strani, arcaici direi, donavano al suo volto pallido un’aura spettrale, eppure bellissima.
“Sono nata molto lontano da qui” mi rispose. “Oltre le grandi montagne, nella terra degli Edui. Venni data in sposa ad uomo di queste terre in segno di pace con la nostra gente, ma il primo parto mi fu fatale.”
“Cosa cerchi?” domandai vincendo la paura.
La figura però era scomparsa. La cercai ovunque, ma senza riuscire a trovarla. In quel momento udii delle voci.
“Chi è là?”
Erano due guardaparco in perlustrazione per impedire l’attività dei tombaroli. Faticai un po’ a convincerli che la mia presenza era puramente casuale.
“La prossima volta veda di non andare in giro con la nebbia” mi rimproverarono, dopo avermi accompagnato all’uscita. Non li ascoltavo, quasi, perché non potevo non pensare a quella donna bellissima.»
«Cosa credi cercasse?» chiedo.
«Non so» il Filosofo scuote la testa «ma non riesco a non pensare a lei e alla sua infinita ricerca...»

Lo Strona. Anno 6, n. 3 luglio/Settembre 1981

Sull'Orta
Nuovi autografi della Corografia di L. A. Cotta
Rimella ed i canonici di San Giulio d'Orta (I° Articolo)
La presenza di Antonio Rosmini alla Barozzera di Ameno
Per una storia dell'emigrazione valstronese: i Tonioli di Forno
Invito alle isole Borromee
Il costume di Quarna
Guido Tirozzo sul lago d'Orta
Una controversia del XVII secolo a Lesa
"Novara e la sua terra nei secoli XI e XII"
Segnalazione
Recensioni
Cusio-Mottarone: territorio e ambiente
Cronache
Celebrazioni dell'ottavo centenario francescano

domenica 2 novembre 2008

Le storie dei morti





In questa particolare giornata dedicata ai morti, come potrei non riproporvi alcuni racconti ripescati dalle profondità del Lago dei Misteri?

Ne approfitto anche per cominciare a rimettere un po’ di ordine in questo blog mediante la creazione di indici che consentano ai nuovi lettori di recuperare più facilmente i racconti vecchi.

Cominciamo subito con il dire che i racconti legati ai fantasmi e alle altre creature dell’oscurità sono raccolti sotto l’etichetta Misteri delle tenebre.

Una classica leggenda sui morti inquieti e le loro processioni si trova nella storia “i morti che camminano”. La leggenda si collega, naturalmente, alle credenze sulle armate dei morti, al famigerato spirito Hellequin e alle credenze sui morti legate a Samain.

Di un'armata dei morti si parla anche nella pillola di mistero (i racconti letti a Siamo in Onda) del 1 novembre.

Caronte, il barcaiolo etilista che ho conosciuto ad Orta grazie al Filosofo, pare abbia spesso a che fare coi fantasmi ed altre inquietanti presenze.

Ne “la seconda isola” Caronte ci racconta una terrorizzante avventura capitatagli in mezzo alla nebbia.

Sempre Caronte ne “I pescatori di uomini” racconta di cadaveri scomparsi, che non ne vogliono sapere di farsi ritrovare…

Camminando per i boschi, dopo il calare del sole, si possono fare strani incontri, specie se si è appena usciti dalle osterie. "Strani incontri nella notte" ci racconta uno di questi episodi, realmente avvenuto (si dice).

Una zucca non vi fa paura? Incontratela di notte ai margini della palude di Invorio e ne riparliamo. “La testa” narra le disavventure di un giovane, innamorato della bella Teresa. Anche questa pare sia una storia vera, raccontatami da mia madre...

I becchini, come è noto, non rimangono mai disoccupati. Talora però fanno brutti incontri, come nella storia de “Il cavallo bianco”.

La storia “Il fantasma di Margherita Pusterla racconta la tragica vicenda della bella Margherita. Poiché come sapete mi rivolgo al Maestro per risolvere gli enigmi del lago (trovate le sue storie sotto l'etichetta "I racconti del Maestro"), gli ho sottoposto anche questo caso. Il suo parere è contenuto nella storia “Il Maestro e Margherita”.
La storia è divisa in una prima parte in cui il Maestro esamina il mistero di Margherita Pusterla ed una seconda in cui lo affronta da un punto di vista più ampio.

Non mi resta che augurarvi buona lettura.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.