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giovedì 31 dicembre 2009

L'ultima notte dell'anno


Una cupa vena di preoccupazione le solca la fronte mentre mi versa una squisita tisana di menta, camomilla e finocchio. La Signora degli Animali è drastica su questo argomento.
«Un tempo si credeva che l’ultima notte dell’anno gli spiriti inquieti del morti e intere coorti di demoni si aggirassero nelle tenebre, incontrando le streghe che si riunivano per celebrare i loro sabba. Per questo motivo era necessario provocare quanto più rumore possibile per spaventarli e tenerli lontani dalle case.»
Il suo sguardo si spinge oltre la finestra quasi a cercare conferma alle sue stesse parole nel buio oltre il vetro.
«Oggi non si crede più a queste che giudichiamo superstizioni eppure la gente continua a sparare botti l’ultimo dell’anno, nonostante il fatto che le uniche creature ad essere realmente terrorizzate siano i nostri indifesi animali domestici. Sarebbe ora di piantarla!»
Assaggio di gusto la tisana e annuisco. Sarebbe veramente meglio trovare altri modi per celebrare la festa. Modi meno rumorosi e meno pericolosi, dal momento che ogni anno pare di assistere a scene di guerra con morti e feriti.
«È davvero necessario tutto questo?» mi domando anch’io.

E, sommessamente, porgo ai lettori di questo blog i miei migliori auguri di buon anno nuovo.

giovedì 17 settembre 2009

La Signora e il basilisco

«Il Basilisco vive ancora in queste zone, specialmente nelle valli più profonde e inaccessibili».
La voce della Signora degli Animali non ha incertezze. «Ho sentito varie persone raccontare il loro incontro con questa pericolosa creatura. Un’altra tazza di te al gelsomino?»
Annuisco e prendo un altro biscotto. Non resisto ai biscotti…
«La cosa non è strana, del resto» continua la signora «se si pensa ai mostruosi rettili che un tempo vivevano sull’isola e che furono cacciati dal Santo Giulio. Esiliati sul Monte Camosino, si dice, luogo pieno di anfratti, frane e cavità da cui gli uomini si tengono alla larga.»
«Il mio amico Bunin» osservo «mi ha raccontato che a Casale Corte Cerro si narra di una creatura molto simile al Basilisco. È l'Asspär, mitico animale con corpo di serpente, ali da pippistrello e testa di gatto. Vivrebbe nella forra del rio Gaggiolo, sotto le rocce che sostengono la cappella della Torigiä, luogo magico e spaventoso, teatro di battaglie e di miracoli...»
«La cosa divertente è che il basilisco vive a poche centinaia di metri dalle più moderne industrie» osserva la Signora. «A Casale sopra le industrie che producono pentole, posate e caffettiere. A San Maurizio d'Opaglio poco distante dalle rubinetterie.»
«Questa mi giunge nuova…»
«Davvero» annuisce con forza. «Un mio amico mi ha raccontato, proprio ieri, che la valletta del torrente Scarpia nella parte alta era abitata dal basilisco. Due persone lo hanno visto negli anni 40.
Una delle due persone è una donna anziana, ancora vivente, che ha raccontato di essere "basita" per due giorni dopo averlo visto.»
A vantaggio dei lettori che non lo conoscono dirò che il torrente Scarpia o Lagna, ha un corso superiore ed uno inferiore. A metà attraversa il paese di San Maurizio d’Opaglio, capitale italiana delle industrie che producono rubinetti e valvolame. Lì vive, non per niente, il mio amico Rubinettaio. Tre ponti scavalcano il torrente in paese. Un tempo ce n’era un quarto, ferroviario, ma la linea Gozzano alzo venne chiusa nel 1922 e il ponte, di ferro, smantellato.
Nella parte inferiore il torrente prende il nome della frazione Lagna, almeno sulle mappe IGM, e le sue acque risentono dell’attraversamento del paese, benché negli ultimi anni siano stati posti severi limiti agli scarichi industriali e civili.
Nella parte superiore, oltre il vecchio mulino, il torrente s’inoltra in una stretta valle disabitata. Si narra anche di una miniera abbandonata, in quel luogo, ma da decenni essa è ridotta ad una pericolante galleria in cui è estremamente pericoloso entrare. In realtà non è una vera miniera, ma piuttosto un saggio di scavo. Probabilmente qualcuno compì delle ricerche agli inizi del Novecento, abbandonandole allorquando si rese conto che di oro non vi era traccia.
Se c’è un luogo in cui il Basilisco, o l'Asspär, potrebbe vivere indisturbato, questo è certamente uno di quelli. Del resto si tratta di un animale di piccole dimensioni, non certo un drago di quelli delle saghe fantasy. Un animale difficile da incontrare, per fortuna.
«Naturalmente» commento «nessun ostacolo fisico gli impedirebbe di scendere a valle e passeggiare tranquillamente per le vie di San Maurizio d’Opaglio, se solo lo volesse...»
In quel momento, un cassetto ben riposto nella mia memoria si aprì…

Ma, se volete sapere cosa ne uscì dovrete pazientare fino a domani…

sabato 1 agosto 2009

La Signora degli animali. Parte 2, Il richiamo del sogno

La Signora degli animali mi si avvicina, abbassando il tono della voce, per raccontarmi la sua storia.

«Negli anni Trenta del Novecento viveva in Orta una ricca signora, bellissima, ricchissima e stravagante. Così anticonvenzionale da essersi separata dal marito ed aver vissuto altre vicende amorose in un’epoca in cui questo comportamento era considerato molto scandaloso, se non ai limiti della follia. Non è questo tuttavia che volevo raccontarti. La signora aveva un cugino più giovane, il quale, secondo l’uso dell’epoca, la chiamava zia. Un giorno i due si incontrarono nella piazza di Orta…
“Buongiorno zia!” la salutò il ragazzo, che aveva circa vent’anni.
“Ti ho sognato questa notte” gli rispose lei ridacchiando.
Il giovane, che dall’estrosa zia si aspettava qualche battuta, le domandò cosa stesse facendo, dentro il suo sogno.
"Vegliavi un teschio sul piazzaletto vicino alla darsena di Villa Natta!" fu la risposta divertita della donna.
Il giovane scrollò le spalle, dimenticandosi dello strano sogno della “zia matta”, come tutti i parenti pensavano, o della “zia originale” come dicevano.
Passarono gli anni. Il giovane si era fatto uomo ed era andato ad esercitare la sua professione in Veneto, lasciando Orta. Vi tornava solo di tanto in tanto a trovare i parenti. Aveva perso però i contatti con la zia, che pure non viveva più in paese.
Un giorno però l'uomo sentì un impulso strano. Improvvisamente sentì il desiderio di tornare ad Orta. Affidò la sua bottega al garzone, prese il cappello e si diresse alla stazione. Giunse ad Orta con l’ultimo treno, attorno alle 22,30. Quale strana agitazione lo pervadeva, spingendolo ad affrettare i passi nel buio, sulla strada che scendeva sinuosa tra le ville ed il lago?
Ad un tratto, alla luce dei lampioni vide sul piazzaletto di fronte alla villa Natta, un gran carro funebre. Si guardò attorno, ma non c’era nessun altro lì attorno. Nessuno oltre a lui e alla bara senza fiori, chiusa all’interno del veicolo.
Turbato e spaventato accelerò il passo fino alla piazza, trovò un bar aperto e s’infilò dentro, chiedendo qualcosa di forte. Poi domandò notizie di quel carro, inspiegabilmente fermo davanti alla villa.
Gli dissero che l’autista era giunto da Roma e che, non trovando nessuno, se n’era andato a dormire in albergo lasciando il carro in attesa del funerale, che si sarebbe svolto il giorno seguente. E quando chiese chi fosse il morto gli risposero facendo il nome della zia.
Allora l’uomo uscì di corsa e tornò presso il carro, vegliando tutta la notte il cadavere della zia che gli aveva dato quell’appuntamento molti decenni prima.»

venerdì 31 luglio 2009

La Signora degli animali. Parte 1, una nuova amica.

È il Filosofo, anche questa volta, a parlarmi di lei; a descrivermela; e a presentarmela. Quasi che il suo compito fosse quello di introdurre, ogni volta, nuovi amici sul Lago dei Misteri.
Chiamerò questa nuova amica la Signora degli animali. Ogni orfanello a quattro zampe trova infatti sicuro rifugio nella sua dimora, accudito e protetto dalla Signora che, tra una lettura ed una tazza di the, trova sempre il modo per coccolarli.
La Signora degli animali, tuttavia, non ha voluto conoscermi solo per offrirmi una tazza di the. Non che non si sia bevuto dell’ottimo the verde giapponese, ma fin da subito comprendo che quell’incontro ha uno scopo preciso…
«Devi sapere» mi confida «che ebbi modo di frequentare i salotti ortesi, ai tempi in cui ce n’erano molti. Salotti esclusivi in cui, oltre alle classiche storie di corna, si raccontavano anche storie tenebrose, piene di mistero. Storie che vorrei raccontare a te perché tu possa tramandarne il ricordo nel tuo blog. Naturalmente con la dovuta discrezione…»
Rassicurata sul fatto che la sua identità sarebbe rimasta segreta, la Signora cominciò a narrarmi la prima di queste storie...

(continua domani)

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.