domenica 4 dicembre 2016

A6 Fanzine e David Bowie



Il n. 35 di A6 Fanzine contiene un omaggio a David Bowie

"La sua stella brilla lassù, da qualche parte nello spazio. A noi quaggiù ne è rimasta quella lucentezza ispiratrice, camaleontica e geniale che ha contribuito a rendere David Bowie una stella del firmamento musicale.

Musica, cinema e arte si sono sempre fuse tra loro nell'essere David Bowie, ma mai uguale a se stesso, sempre variando ed evolvendo, rigenerandosi in diverse figure leggendarie, tracciando un solco nella storia della musica che difficilmente qualcuno saprà ripercorrere.

David Bowie è stato unico, la sua musica inconfondibile.

A6 Fanzine omaggia l'uomo delle stelle con un numero a lui dedicato, con illustrazioni, vignette, fumetti, giochi, storie, poesie e fotografie, in un universo che vede protagonista David Bowie.

Nei colori e nelle forme di linguaggio che tentano di raggiungere quella stella nell'universo, per un ultimo saluto."

Per visualizzare i contenuti, sfogliare A6 Fanzine gratis online o acquistare una copia seguite questo link.

Su questo numero trovate anche un raccontino dell'Errante, dal titolo "Il Duca". 

Un omaggio a uno dei tanti grandi che ci hanno lasciato quest'anno, un personaggio poliedrico e geniale di cui abbiamo parlato su questo blog in alcuni post che potete rileggere qui.


sabato 19 novembre 2016

Torniamo a Boca



Lasciamo l'Antonelli e i suoi misteriosi edifici e torniamo a Boca. Perché vale la pena chiedersi quale sia l'origine attorno a cui si sviluppò l'impianto di questa colossale fabbrica, che nemmeno le avversità riuscirono a fermare.

Abbiamo detto che all'origine del Santuario ci sarebbe una semplice edicola, costruita attorno al 1600. Che questo sia il vero cuore del Santuario lo si comprende anche dalla rivolta degli abitanti contro l'Antonelli che voleva spostarla.

"Lì è sempre stata, lì deve restare!" fu la risposta.

Ma lì dove? Perché in fondo, tentava di spiegare l'architetto, si trattava di poche decine di metri e la cappella poteva essere spostata intera.

"Lì è sempre stata, lì deve restare!" era sempre la risposta.

Cosa c'era sotto? Una roccia poteva essere sostituita da una base di pietra. Erano forse le parole del Vangelo ad ancorarli in quel fermo rifiuto?

"Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia." (Mt 7, 24-25)

O era un'altra la motivazione? Qualcosa che induceva a ritenere sacra proprio la pietra su cui era stata edificata l'edicola votiva e attorno a cui era sorto il santuario?

Se facciamo il giro dell'edificio la vediamo ancora, rossastra e molto differente da quelle che normalmente si vedono dalle nostre parti. Non che sia l'unica, naturalmente, perché qui in tempi geologici sorgeva un immenso sistema vulcanico che ha lasciato tracce su un'area vastissima.

Ma forse in quel luogo quella roccia particolare si trovava accanto ad altri elementi che da tempi immemorabili costituivano lo scenario sacro delle antiche religioni pagane: un corso d'acqua, un guado per attraversarlo, l'incrocio di più strade.

Avevano il loro bel gridare dal pulpito i vescovi. Come Eligio di Noyon che nel VII secolo ammoniva i cristiani delle Fiandre: “Nessun cristiano dovrebbe mostrarsi devoto agli dei del trivio, dove tre strade si uniscono, né partecipare alle feste delle rocce, delle sorgenti, dei boschi o degli angoli.”

E come il Vescovo di Novara Cesare Speciano che nella Sinodo del 1590 rilanciava i medesimi ammonimenti.

L'unico modo per farla finita con queste tradizioni inestirpabili, visto che non si potevano affidare tutte le pecorelle smarrite alle cure dell'Inquisizione (se non altro, chi avrebbe pagato le decime dopo?), era quella di trasferire la devozione da luoghi troppo carichi di simbologie pagane a costruzioni di chiara impronta cristiana. 

"Se proprio devono andare in quei luoghi a pregare perché piova o per avere figli o guarire dalle malattie, ebbene, almeno lo facciano davanti a un'immagine cristiana!" Questo a grandi linee il pensiero che mosse i Vescovi della Controriforma.

Da qui in quegli anni il moltiplicarsi di edicole sacre nei boschi, accanto alle sorgenti, nei punti di incontro di più strade. 

A Boca su quella roccia rossastra sorse dunque una cappella, con l'immagine del Crocifisso il cui sangue era raccolto in una coppa da un angelo. L'immagine raffigurava due anime purganti, immerse in un mare di fiamme, che levavano lo sguardo supplice al Cristo in croce. Il rosso come colore dominante, dunque, e severo ammonimento per chiunque.

Così a Boca si continuò ad andare a posarsi sulla roccia per guarire dal mal di schiena e per chiedere la grazia di avere figli, ma all'interno di un contesto cristiano. La roccia, prudentemente, fu lasciata in parte all'esterno dell'edificio, così che i pellegrini potessero discretamente sedervisi sopra, senza dare troppo nell'occhio e senza scandalo per alcuno.

Nel tempo il Santuario si caricò di ulteriore sacralità, ma è proprio da lì che è partito il nostro viaggio e lì deve finire. 



mercoledì 2 novembre 2016

Antonelli, un architetto muratore



Alessandro Antonelli, l'architetto che progettò, tra le altre cose, anche il santuario di Boca era un uomo che amava le sfide: progettare ai limiti delle possibilità tecniche della sua epoca, creando edifici "impossibili", di un'arditezza che sfiorava la follia, almeno agli occhi di coloro che non erano capaci di osare.

Così a Torino, dove costruì la celebre Mole che porta il suo nome, progettò e realizzò un edificio decisamente bizzarro, che è noto ai torinesi col nome di "Fetta di polenta". Come compenso per il suo lavoro gli era stata ceduta una striscia di terreno, attualmente all'angolo tra corso San Maurizio e via Giulia di Barolo. Lunga e stretta, ma edificabile. I vicini però, probabilmente puntando a farsela svendere, non cedettero nemmeno un metro delle loro proprietà e così il piano di allargamento fallì. A quel punto l'architetto decise di costruire ugualmente una casa di quattro piani, avente i lati corti di 4 metri da una parte e 57 cm dall'altra, con un appartamento per piano con scala a chiocciola, a cui poi ne aggiunse altri due e, anni dopo, un settimo.

Casa Scaccabarozzi, dal nome della moglie di Antonelli, fu considerato un edificio folle e pericoloso, incapace di reggere ai venti che spirano dalle Alpi. Così lui ci andò a vivere per dimostrarne l'affidabilità. In seguito la casa dimostrò la sua solidità, resistendo indenne all'esplosione della polveriera di Borgo Dora nel 1852, al terremoto del 1887 e ai bombardamenti dell'ultima guerra. Eventi che lesionarono o distrussero invece molti edifici della zona.
A cosa si deve la solidità della "fetta di polenta"? Al fatto di essere una “casa fatta con l’aiuto del diavolo, al solo scopo di vincere una scommessa, non certo per ospitare il focolare di gente per bene” come disse qualcuno? O piuttosto al fatto di essere stata ben progettata e di avere ben due piani sotterranei che danno solidità a tutto l'edificio? 

Di ricorso a simbologie esoteriche del resto si parla parecchio quando vengono analizzate le costruzioni dell'Antonelli. Non ho elementi per confermarlo né smentirlo, ma è stato ipotizzato che fosse iscritto alla Massoneria. La stessa cupola del San Gaudenzio a Novara sarebbe niente meno che una costruzione "in codice" per i numerosi elementi esoterici che vi ricorrono. Un vero simbolo massonico che si sovrappone alla chiesa cinquecentesca, di cui i profani non sarebbero consapevoli, ma perfettamente leggibile da parte degli iniziati...


La foto del San Gaudenzio a Novara è una cortesia di Elena Grossini.

mercoledì 26 ottobre 2016

Ciao Smilzo



Ho saputo poche ore fa che un amico se n'è andato, dopo una breve, ma inesorabile malattia.

Avevo conosciuto Roberto iniziando a collaborare con Siamo in Onda, un programma che per cinque stagioni animò le frequenze di Puntoradio.

Lo Smilzo, come si divertiva a farsi chiamare, aveva un ruolo chiave all'interno dello staff, occupandosi di molti aspetti tecnici, curando alcune rubriche e gestendo la parte fotografica che veniva poi riversata nel blog e sul Facebook.

Proprio per questo per molto tempo fui il suo incubo ricorrente e lui il mio. A quei tempi avevo deciso di mantenere segreta l'identità di Alfa dei Misteri. Così era sempre una caccia all'inverso, con lui che inquadrava la scena cercando di tagliarmi fuori e io che mi defilavo. Ogni tanto per sbaglio finivo nell'inquadratura e allora lo costringevo a rifare la foto. Perché in effetti lo Smilzo fu un complice fondamentale nel riuscire a mantenere il segreto. 

Alla fine decisi che i tempi erano maturi per togliere la maschera. Inutile dire che a quel punto Roberto si scatenò e si mise a fotografarmi appena ne aveva la possibilità. E ogni volta mi lanciava uno dei suoi sorrisi d'intesa, come a dire "adesso non mi scappi più!".

Ora che se n'è andato a fotografare gli angeli, voglio ricordarlo con questa foto a cui sono particolarmente affezionato, che mi scattò in una sera particolare, riuscendo a cogliere la felicità che mi ardeva dentro in quel periodo.

Grazie Roberto, fai buon viaggio!


lunedì 17 ottobre 2016

Tra storia e leggenda


Quando si parla di santi antichi, si parla di vicende ai confini tra storia e leggenda. E se ne sentono sempre delle belle, perché i santi di quel periodo non sono mai noiosi: incontri con draghi, armi dotate di poteri mistici, principesse, coraggiosi cavalieri lanciati all'attacco contro orde di nemici disumani simili a orchi e via discorrendo...


lunedì 10 ottobre 2016

Tempesta sul santuario



Correva l'anno 1907 e un esercito era in marcia verso il Santuario di Boca. Non si trattava di invasori, ma di una simulazione. L'esercito italiano, diviso in due fazioni, si preparava a respingere una possibile invasione attraverso le Alpi.


Una parte delle truppe, in marcia sotto una pioggia battente, si dirigeva verso il santuario che avrebbe ospitato i militari per la notte. A quel tempo l'Antonelli era morto da un pezzo e i lavori erano stati portati avanti con delle modifiche. C'era ancora molto da fare e da costruire, ma quel 30 agosto tutti avevano abbandonato il cantiere per via di quello spaventoso temporale.

E mentre i soldati marciavano sempre più lentamente sotto la tempesta, i venti e la pioggia diventavano sempre più forti, togliendo la vista e rendendo impossibile camminare.

Il nubifragio si fece così forte da far vibrare le mura del Santuario. Battute dall'acqua, dal vento e infine dal fulmine rovinarono a terra in un breve istante.

Quando i soldati arrivarono, invece della chiesa che avrebbe dovuto essere il loro riparo per la notte e avrebbe potuto diventare la loro tomba, trovarono un cumulo di macerie nel santuario sventrato.

Ci fu chi gridò al miracolo, per la strage sfiorata. E pazientemente ricominciò l'opera dei costruttori...

mercoledì 3 agosto 2016

La casa dei venti


Se andate a Boca non in cerca di miracoli, ma di misteri il consiglio che posso darvi è di lasciare la macchina nel posteggio davanti al santuario e proseguire a piedi sulla strada asfaltata, che si insinua tra le colline coltivate a vite. 
Detto per inciso, il vino che nasce a Boca è particolare per via dei terreni, molto diversi da quelli delle altre zone del novarese, che hanno la loro origine geologica in un gigantesco vulcano estinto. Le radici ne traggono sostanze nutritive particolari e gli estimatori del vino ringraziano per la qualità del medesimo.
Ma se non vi fate attrarre dall'osteria, dove gli anziani giovanotti del paese si accalorano giocando a carte, e iniziate a percorrere la strada che lascia il Santuario, dopo poco vi imbatterete in un edificio che vi farà strabuzzare gli occhi.
Una strana torre vi si parerà davanti, difficile sulle prime da decifrare. Un po' alla volta riuscirete a individuarne le stanze ottagonali sovrapposte che s'intersecano con le due torrette sempre a otto lati. Diverse porte finestre in stile neogotico sembrerebbero voler invitare l'aria ad entrare nella Casa dei Venti, se non fosse per quelle persiane, alcune delle quali chiuse da moltissimi anni.
Un mistero aleggia attorno a quella costruzione. Si dice che l'Antonelli, nei suoi soggiorni a Boca legati al cantiere del Santuario, vi si recasse. Ma soprattuto che vi abitasse una misteriosa signora, che usciva raramente accompagnata da un'anziana domestica, sempre vestita di nero e sempre velata.
Secondo alcuni la signora sarebbe stata una sorella minore dell'Antonelli, vedova di uno sfortunato ingegnere, che prima di morire le avrebbe trasmesso il morbo da cui era affetto: il licantropismo emofilo!
Un licantropo dunque? O un vampiro? Niente di particolarmente truculento in realtà perché in paese sembra non sia successo mai nulla di strano. Né ululati nella notte, né sparizioni, o efferati omicidi e nemmeno misteriose morti per anemia.
Solo qualche pettegolezzo attorno a quella misteriosa signora velata, presto soffocato dalla noia di una vita tranquilla e riservatissima.
Ma che malattia è, realmente, il "licantropismo emofilo"? Una malattia che porta alla repulsione per la luce che forse l'Antonelli sperava di guarire con la vicinanza al santuario?
O piuttosto una di quelle malattie immaginarie dietro cui si nascondono altre più concrete ma vergognose affezioni?
Probabilmente non lo sapremo mai. Del resto non è nemmeno chiaro se la Casa dei Venti sia stata costruita dall'Antonelli, come pare probabile, o da altri. Ma da chi in questo caso?
Del resto il nome dell'Antonelli è legato a costruzioni piene di significati esoterici, come sembra a prima vista la torretta di Boca.
Ma prima di tornare a parlare dell'architetto e delle sue misteriose costruzioni occorrerà finire la storia del Santuario.

Ne parleremo presto... 

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.