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giovedì 23 luglio 2009

La spia del lago



Nella notte del 6 dicembre 1944, il Maggiore William V. Holohan, comandante di una missione segreta dietro le linee nemiche incaricata di coordinare i rifornimenti alleati alle formazioni partigiane, scomparve misteriosamente a San Maurizio d'Opaglio, sul lago d'Orta.
Il racconto è anche un affettuoso omaggio ad un famoso giallista italiano ...

Il video della Pillola di Mistero letta a Siamo in Onda il 23 maggio.

sabato 23 maggio 2009

La spia del lago

Nella notte del 6 dicembre 1944, il Maggiore William V. Holohan, comandante di una missione segreta dietro le linee nemiche incaricata di coordinare i rifornimenti alleati alle formazioni partigiane, scomparve misteriosamente a San Maurizio d'Opaglio, sul lago d'Orta.
Il racconto è anche un affettuoso omaggio ad un famoso giallista italiano, che i lettori del blog indovineranno facilmente...


Immaginatevi dicembre. E il freddo, un freddo cattivo in questo lembo d’Italia settentrionale. Perché lui, l’ufficiale dei servizi segreti americani paracadutato dietro le linee nazifasciste, se l’era sempre immaginata calda, l’Italia.
Immaginate che abbia trovato un rifugio sicuro in un angolo tranquillo del Lago d'Orta: una villa a cui non si può accedere che a piedi; che abbia con sé due sottoposti e due uomini di scorta. Gente che conosce bene i luoghi e che tiene una barca pronta per la fuga, in caso di pericolo.
Immaginate infine una valigia. Una valigia che l’ufficiale tiene sempre con sé e che contiene soldi, molti soldi. Milioni di dollari destinati alle formazioni dei resistenti. Perché la sua missione è prendere contatto, armarli e coordinare via radio i rifornimenti.
Come può l’ufficiale scomparire nel nulla durante un attacco nemico, senza essere catturato e senza che il suo cadavere venga rinvenuto?
Questo è il mistero che tormenta un altro uomo. C’è qualcosa che non quadra in quella strana storia e, in ogni caso, ritrovare almeno il cadavere di suo fratello diventa una missione. Così indaga, ascolta testimoni, scrive lettere, finché, come in ogni giallo che si rispetti, una di quelle lettere finisce nelle mani di un carabiniere.
E il carabiniere a sua volta inizia ad indagare, raccogliere elementi, interrogare fino a quando giunge la confessione. Il Maggiore non è caduto in combattimento, né è stato catturato. Ad ucciderlo, avvelenandolo e sparandogli due colpi in testa, a sprofondare il suo cadavere nel lago è stata la scorta che avrebbe dovuto proteggerlo.
È il lago dei misteri stesso a confermare quelle accuse. Le sue gelide acque profonde restituiscono, cinque anni dopo l’omicidio, il corpo incredibilmente conservato. Quasi avesse voluto preservare il cadavere come un dito puntato contro i suoi assassini.
Un sottile velo di nebbia, tuttavia, nasconde ancora il volto dei possibili mandanti.

martedì 12 maggio 2009

La spia del lago - 7. Nuove verità sul caso Holohan?

Il maggiore dell'O.S.S. William V. Holohan


Quasi tre anni fa su Varese News fu annunciato che la figlia di Aldo Icardi stava per portare nuove carte, fino a quel momento riservate, che avrebbero finalmente fatto luce sul caso dell’omicidio del Maggiore Holohan.

Occorre dire
che il ruolo di Aldo Icardi "Ike" nella vicenda non fu per nulla marginale. William V. Holohan era un maggiore del 2677° reggimento dell’OSS (Office of Strategic Services, l’antenato della CIA) ed era il comandante di una missione segreta (la missione “Chrysler”) paracadutata dietro le linee nemiche per coordinare i rifornimenti alleati alle formazioni partigiane.
Nella notte del 6 dicembre 1944 il Maggiore scomparve misteriosamente a San Maurizio d'Opaglio. Il tenente Aldo Icardi gli subentrò al comando e trasferì la Chrysler a Busto Arsizio. Pochi anni dopo la fine della guerra si scoprì che Holohan era stato assassinato.
Il processo svoltosi in Italia portò alla condanna in contumacia dei due agenti italoamericani che facevano parte della missione: lo stesso Icardi, condannato all’ergastolo, e il sergente Carlo LoDolce, a 22 anni. I due però non vennero estradati e rimasero liberi. Vennero assolti, per aver agito in stato di necessità, anche i due partigiani italiani Giuseppe Manini e Gualtiero Tozzini detto Pupo, le uniche altre persone presenti, la notte del 6 dicembre 1944, nella villa teatro del delitto.

Un secondo processo, svoltosi negli USA, si svolse a carico del solo Icardi che, ribadendo la propria assoluta innocenza, fu accusato di spergiuro per aver mentito ad una sottocommissione. Durante questo secondo processo la difesa di Icardi, condotta dal “superavvocato delle cause impossibili”, Edward B. Williams, gettò l’ombra del sospetto su Cino Moscatelli, comandante partigiano delle brigate garibaldine.
Il movente dell’omicidio non sarebbe stato economico (impadronirsi dei fondi segreti della missione) ma politico: Holohan, cattolico convintamene anticomunista, sarebbe stato ostile a qualsiasi ipotesi di aiuto alle formazioni “rosse” nel timore che i soldi e le armi potessero essere utilizzate, dopo la vittoria contro i nazifascisti, ad avviare la rivoluzione. Per ottenere un cambio nella linea strategia della missione (mutamento che effettivamente dopo la morte di Holohan ci fu), Moscatelli sarebbe stato il mandante dell’omicidio.
Icardi fu prosciolto per un vizio procedurale: la sottocommissione non aveva alcun diritto di interrogare Icardi, pertanto le sue risposte non potevano configurarsi come reato di spergiuro.


I nuovi documenti di cui si da notizia nell’articolo citato, ma di cui non sono noti i dettagli, indirizzerebbero i sospetti su un sesto uomo, rimasto estraneo ai procedimenti. Luigi Fusco, detto “Cinquanta”, era il comandante del gruppo garibaldino “Franco”. In realtà (la cosa venne scoperta dal S.I.P.) il Cinquanta era passato al nemico. Il tradimento del “Cinquanta” portò alla cattura dell’intero gruppo “Franco” presso il rifugio della Volante Rossa, sul Mottarone. Il Cinquanta, in seguito, fu catturato dai suoi ex compagni e giustiziato.
Secondo la nuova versione fornita da Icardi, che si è sempre proclamato innocente, dietro l’assassinio del Maggiore Holohan ci sarebbe proprio la mano del traditore “Cinquanta”. L’ipotesi, in sostanza, individua il movente del delitto non nel denaro, né nella politica, ma nelle normali dinamiche della guerra, attribuendone la colpa ad un partigiano traditore morto da tempo, sgravando così da qualsiasi responsabilità sia i subordinati americani dell'OSS, sia i partigiani.

Questa tesi solleva per altro più domande di quelle a cui fornisce risposta.

1. È credibile che il Cinquanta potesse presentarsi al rifugio segreto della Missione Chrysler a San Maurizio d'Opaglio la notte del 6 dicembre, dal momento che risultava essersi arreso col suo gruppo al nemico il 2 dicembre?
2. Se il Cinquanta (al quale, secondo i rapporti del S.I.P., era stato promesso dal Prefetto un posto come ricompensa del tradimento) fosse stato a conoscenza del rifugio segreto della Chrysler non sarebbe stato per lui più remunerativo consegnare l’intera missione alleata ai nazifascisti?
3. Perché al contrario avrebbe deciso di occultare il corpo del Maggiore affondandolo nel lago senza nemmeno segnalare l'eliminazione ai fascisti?
4. Perché della presenza del Cinquanta (il cui tradimento fu chiaro ai partigiani attorno al 9/10 dicembre) nella villa del delitto, a quanto consta, nessuno dei protagonisti ha mai fatto cenno in sede processuale?
5. Chi sarebbero, infine i complici dell’omicidio, dal momento che Holohan fu dapprima avvelenato e poi ucciso a revolverate a causa della sua imprevista resistenza all’azione del cianuro?

A queste domande auspichiamo possano dare una risposta convincente i documenti citati dall’articolo.

martedì 24 marzo 2009

La spia del lago 6. Parte 2: Mona Lisa



Nat King Cole interpreta "Mona Lisa", tema del film "Captain Carey" ("La spia del lago"), che ottenne l'Oscar nel 1951 come miglior canzone.

lunedì 23 marzo 2009

La spia del lago 6. Parte 1: il film


“La spia del lago” è il titolo di una pellicola americana (“Captain Carey” è il titolo originale) del 1950. Tratto dal romanzo “Dishonoured” di Martha Albrand è liberamente ispirato alla vicenda del maggiore Holohan.

La trama
Il capitano Webster “Bill” Carey (Alan Ladd ) torna ad Orta dopo la guerra. Ad Orta aveva comandato una squadra dell’O.S.S. catturata dai tedeschi per la delazione di un traditore. Durante l’azione lo stesso Carey era rimasto ferito e altri erano stati fucilati.
La vicenda si era svolta nella villa De Cresci dove il capitano aveva avuto anche una relazione sentimentale con la contessina Giulia De Cresci. Tornato ad Orta Bill incontra Giulia, che credeva morta. La donna invece è sopravvissuta alla prigionia e ha sposato il barone Rocco Greffi.
Carey, sospettato dagli ex partigiani di essere il traditore, scoprirà che proprio l’amore e la gelosia furono la causa del tradimento.

Il film, girato per lo più negli studi di Hollywood ebbe successo soprattutto per il tema “Mona Lisa”, di Ray Evans e Jay Livingston, che vinse l’Oscar nel 1951 come migliore canzone.
“Mona Lisa”, uno degli “hit” del dopoguerra, fu interpretata da vari cantanti. Nat King Cole raggiunse la notorietà proprio interpretando questa canzone.

domenica 22 marzo 2009

La spia del lago – 5. Il caso Holohan.

Qualche tempo fa pubblicai alcuni brevi racconti e ricostruzioni di un caso realmente accaduto sul Lago d’Orta durante la seconda guerra mondiale.

Lo riassumo per i nuovi lettori, rimandandoli all’indice per gli approfondimenti.

Nella notte del 6 dicembre 1944, il Maggiore William V. Holohan, appartenente all’OSS (Office of Strategic Services, l’antenato della CIA) e comandante di una missione segreta dietro le linee nemiche (missione Chrysler) indirizzata a coordinare i rifornimenti alleati alle formazioni partigiane, scomparve misteriosamente a San Maurizio d'Opaglio.
Le cause della scomparsa del più alto ufficiale statunitense inviato ad operare in territorio nemico rimasero a lungo un mistero finché, per l’insistenza del fratello di Holohan, i carabinieri italiani aprirono le indagini nel dopoguerra.

Le indagini del tenente Albieri portarono nel 1950 al ritrovamento del cadavere, gettato nel lago in quell’inverno del 1944, e alla confessione di due partigiani che avevano il compito di supportare la missione alleata. Il processo portò altresì alla condanna di altri due componenti statunitensi della missione Chrysler.

Per complesse ragioni di ordine giuridico i due americani non furono mai estradati, mentre gli italiani furono assolti in quanto “costretti” ad agire dagli statunitensi.


Per quanto il processo svoltosi in Italia costituisca la verità ufficiale sul caso Holohan, sulle motivazioni di quel delitto e persino sulle precise responsabilità da attribuire ai protagonisti, il dibattito storico è tuttora aperto. In particolare Aldo Icardi, che la giustizia italiana ha indicato come il principale responsabile dell’omicidio condannandolo all’ergastolo, ha sempre proclamato, direttamente e attraverso i suoi familiari, la propria innocenza.

Chi scrive non ha accesso a documenti inediti (molti dei quali sono ancora secretati) e non può pertanto presumere di gettare nuova luce sul caso. Corre obbligo tuttavia (tanto più che questo blog è stato sorprendentemente citato tra le fonti bibliografiche di un articolo apparso su L’ItaloEuropeo ) di aggiungere alcuni elementi e soprattutto indicare le fonti bibliografiche utilizzate.

Nella speranza che nuove ricerche permettano di fare piena luce sulla vicenda.

Inoltre, poiché il caso ebbe una notevole risonanza all’epoca, segnalerò anche l’esistenza di una pellicola cinematografica ispirata a queste vicende.

giovedì 15 gennaio 2009

La spia del lago

Sotto l’etichetta “la spia del lago” trovate una serie di post dedicati ad una vicenda realmente accaduta durante la seconda guerra mondiale. In quel periodo e negli anni successivi, il lago d’Orta fu teatro di una cupa vicenda di spionaggio internazionale non del tutto chiarita.


La spia del lago – 1
Contiene una breve storia del SIP, il Servizio Informazioni Patrioti.


La seconda parte descrive, in forma di racconto, gli eventi. Mi sono basato su testimonianze orali e sui resoconti giornalistici dell’epoca per scriverli.
La spia del lago 2. Scena 1 di 9. Il cane.
La spia del lago 2. Scena 2 di 9. Il tedesco.
La spia del lago 2. Scena 3 di 9. La madre.
La spia del lago 2. Scena 4 di 9. I due bambini
La spia del lago 2. Scena 5 di 9. Il minestrone.
La spia del lago 2. Scena 6 di 9. Il Maggiore scomparso.
La spia del lago - 2. Scena 7 di 9. Il cadavere nel lago
La spia del lago - 2. Scena 8 di 9. Il Carabiniere
La spia del lago - 2. Scena 9 di 9. La confessione


La parte terza e la quarta ricostruiscono le vicende giudiziarie sulla base di documenti dell’epoca.
La spia del lago - 3. Il processo in Italia.

La spia del lago - 4. Il processo negli USA. Parte 1 di 5
La spia del lago - 4. Il processo negli USA. Parte 2 di 5
La spia del lago - 4. Il processo negli USA. Parte 3 di 5
La spia del lago - 4. Il processo negli USA. Parte 4 di 5
La spia del lago - 4. Il processo negli USA. Parte 5 di 5


La quinta parte riassume i punti salienti di questa vicenda.
La spia del lago - 5. Il caso Holohan.

La sesta parte fa riferimento al film liberamente ispirato alla vicenda.
La spia del lago 6. Parte 1: il film.
La spia del lago 6. Parte 2: Mona Lisa.

La settima parte presenta le nuove tesi di Icardi.
Nuove verità sul caso Holohan?


L'ottava parte è una pillola di mistero dedicata alla Spia del lago, disponibile anche in video.




mercoledì 18 giugno 2008

La spia del lago - 4. Il processo negli USA. Parte 5 di 5


Per sollevare Icardi dall’accusa di falso giuramento e contemporaneamente da qualsiasi sospetto di simpatie per i comunisti, la difesa inviò in Italia Robert Maheu.

L’ex agente del FBI ritornò negli USA con una “confessione” dell’ex comandante garibaldino Vincenzo Moscatelli, nella quale l’allora senatore avrebbe ammesso “di essere responsabile per la morte di Holohan” scagionando Icardi da ogni accusa.


Poiché oggetto del dibattimento negli Stati Uniti non era stabilire chi avesse ucciso Holohan, ma bensì se Icardi avesse mentito alla sottocommissione, la veridicità di tale dichiarazione non venne ulteriormente verificata ascoltando i testimoni.

L’avvocato di Icardi, Edward Bennett Williams attaccò quindi l’impianto accusatorio, sostenendo che la Sottocommissione che aveva interrogato l’imputato, non aveva alcun diritto di farlo. Pertanto, indipendentemente dal fatto che le dichiarazioni rese fossero vere o false, l’accusa di falso giuramento non aveva ragione di essere.

Il 19 aprile 1956 il giudice Richmond B. Keech accolse le argomentazioni della difesa e non solo assolse Icardi, ma censurò con parole dure la condotta del capo della commissione, W. Sterling Cole.

Pare che alla lettura della sentenza Icardi abbia pianto.
In seguito, fino alla pensione, esercitò la professione legale in Florida.

domenica 15 giugno 2008

La spia del lago - 4. Il processo negli USA. Parte 4 di 5

Un aiuto insperato alla difesa di Icardi venne dal governo italiano.

Nella seduta del 25 ottobre 1955 della Camera dei Deputati venne data risposta ad un’interpellanza, nella quale (in perfetto politichese) si chiedeva al Ministro di grazia e giustizia “quanto gli consti circa l'invito […] fatto a cittadini italiani dall'autorità politica di uno Stato estero a comparire avanti ad essa autorità politica nel territorio dello Stato estero, in qualità di testi in un giudizio penale, già vertente avanti l'autorità giudiziaria italiana, sembrando all'interrogante opportuno e prudente ottenere una risposta che rassicuri sulla necessità di conciliare, in una direttiva uniforme, anche in previsione di consimili eventualità future, i diritti della giustizia con quelli dei cittadini e dello Stato italiano custode, in ogni congiuntura, delle sue prerogative e del nostro diritto processuale.”

La risposta del Ministro fu chiara: “Non essendovi nella interrogazione alcun cenno a casi specifici, si pensa ci si voglia riferire al procedimento penale relativo alla uccisione del maggiore statunitense William Holohan, avvenuta in Italia nei pressi del lago d’Orta il 6 dicembre 1944.
Per tale delitto furono condannati, con sentenza della Corte d’assise di appello di Torino in data 25 novembre 1954, il tenente statunitense Icardi Aldo alla pena dell’ergastolo ed il sergente statunitense Lo Dolce Carlo alla pena di anni 22 di reclusione: furono invece prosciolti i coimputati Manini Giuseppe e Tozzini Gualtiero, per avere agito in istato di necessità (articolo 54 codice penale), e Migliari Aminta, per non aver partecipato al fatto.
Inoltre, secondo informazioni precedenti dell’ambasciata d’Italia a Washington, l’Icardi deve rispondere, dinanzi all’autorità giudiziaria degli Stati Uniti, di falso giuramento in relazione alle circostanze della morte del maggiore Holohan.
Trattasi pertanto di due procedimenti assolutamente distinti e per il secondo dei quali mai è stata investita l’autorità giudiziaria italiana.
Non consta, poi, che funzionari statunitensi abbiano preso iniziative dirette a sostituirsi alle nostre autorità, ai fini di assumere direttamente notizie e di invitare persone a comparire dinanzi all’autorità giudiziaria degli Stati Uniti d’America per deporre sui fatti suindicati.
Comunque questo Ministero, attenendosi alle norme del diritto internazionale e del diritto processuale italiano, non ha mai consentito ne consentirà che funzionari stranieri si sostituiscano nel territorio della Repubblica ai nostri organi.”

Nessuno dei testimoni italiani venne mai ascoltato durante il processo americano.

Per uno strano caso della storia il Ministro, 23 anni dopo, avrebbe conosciuto, per mano dei terroristi, una fine altrettanto tragica di quella del Maggiore Holohan.

Il suo nome era Aldo Moro.

giovedì 12 giugno 2008

La spia del lago - 4. Il processo negli USA. Parte 3 di 5

La difesa di Icardi fu assunta dall’avvocato da Edward Bennett Williams e dall’investigatore Robert Maheu.
Per dare un’idea di chi fossero è opportuno spendere qualche parola su di loro.


Williams, il “superavvocato” delle cause impossibili, aveva iniziato la sua carriera difendendo alcuni socialisti e liberali dalle accuse di comunismo dai maccartisti. Più tardi avrebbe difeso lo stesso Joseph McCarthy durante il procedimento di censura in Senato nel 1954.
Ebbe molti clienti illustri come il cantante Frank Sinatra e l’editore di Playboy Hugh Hefner. Ma anche personaggi del calibro di Frank Costello, Jimmy Hoffa e altri pezzi da novanta della malavita organizzata. Ai suoi funerali, nel 1988, parteciparono molti personaggi dell’elite americana, incluso l’allora Vicepresidente George H. W. Bush.

Robert Maheu nel 1940 divenne agente dell’FBI. Nel 1947 fondò una sua agenzia privata che, per sua ammissione, si occupava dei “lavori sporchi” della CIA. Tra questi, nel 1960, un complotto organizzato in collaborazione con la mafia americana per assassinare Fidel Castro.

La difesa di Icardi sostenne che l’omicidio era avvenuto in quanto Holohan “costituiva un inciampo ai piani politici postbellici del Partito Comunista oltre ad essere un ostacolo alla condotta delle azioni di guerra”.
La responsabilità fu direttamente attribuita ai partigiani comunisti di Vincenzo “Cino” Moscatelli, accusati di aver eliminato il Maggiore e di essersi appropriati dei 100 milioni di dollari della cassa bellica.

mercoledì 11 giugno 2008

La spia del lago - 4. Il processo negli USA. Parte 2 di 5

Un punto, nel pieno del maccartismo, suonava particolarmente grave: il possibile movente.

Holohan, cattolico e anticomunista convinto, non avrebbe inteso rifornire di armi le formazioni partigiane comuniste, in quanto temeva che avrebbero utilizzato le armi per organizzare un colpo di stato dopo la guerra. Questa sua determinazione era rafforzata dalla buona intesa con “Giorgio” il capo del SIP, che lavorava invece per accrescere il ruolo politico delle formazioni partigiane di ispirazione democristiana.

Il sospetto che l’eliminazione di Holohan fosse stata decisa per favorire i partigiani comunisti rischiava pertanto di diventare il principale capo di accusa contro Icardi e poteva condurlo alla rovina qualunque fosse stato l'esito del processo.

A rafforzare questa idea stavano anche le iniziali dichiarazioni di LoDolce (poi smentite), secondo cui Holohan sarebbe stato assassinato a causa di una disputa sorta proprio sulla questione se rifornire o meno i comunisti.

Come se non bastasse, Vincenzo "Cino" Moscatelli, il famoso comandante delle formazioni garibaldine della Valsesia, aveva dichiarato al corrispondente romano di True che Holohan aveva “un atteggiamento anticomunista” mentre Icardi era un “valente soldato che aveva aiutato grandemente la lotta contro i tedeschi”. Si noti che Holohan aveva incontrato Moscatelli, proprio per discutere dei lanci di rifornimento, il 2 dicembre 1944, quattro giorni prima di essere ucciso.

Oltre tutto negli stessi anni il fratello del maggiore, Joseph Holahan, continuava la sua battaglia per la giustizia. Su sua sollecitazione, nel marzo del 1953, Icardi venne interrogato da una Sottocomissione per le Forze Armate della Commissione Difesa guidata da W. Sterling Cole.

Icardi giurò di essere estraneo all’omicidio di Holohan e ciò, dopo la condanna definitiva in Italia, venne giudicato sufficiente per istruire un processo per falsa testimonianza e spergiuro. L’accusa stilò anche una lista di 17 testimoni italiani.

Quando il processo iniziò, la posizione di Icardi pareva disperata.

martedì 10 giugno 2008

La spia del lago - 4. Il processo negli USA. Parte 1 di 5

Le indagini dei Carabinieri italiani e il ritrovamento del corpo del Maggiore Holohan provocarono, sull’onda delle inchieste dei giornali italiani, l’interesse dei media americani.
Il
New York Times, True e Time dedicarono alla vicenda numerosi articoli.

L’idea che i principali indiziati dell’assassinio di un Maggiore dell’esercito degli Stati Uniti d’America potessero rimanere impuniti era un fatto che, evidentemente, a molti pareva gridare vendetta.

Della vicenda si interessarono pertanto le autorità. Il 3 agosto 1950 il C.I.D. (Criminal Investigation Command), competente per i crimini commessi da soldati americani, interrogò LoDolce che fece delle ammissioni, ritrattate però l’anno successivo in un’intervista al New York Times, dopo che Icardi aveva già respinto ogni addebito.

In difesa di Icardi intervenne un altro ex agente dell’OSS, Ciaramicoli, che definì “sciocche” le dichiarazioni di LoDolce. Ciaramicoli disse inoltre ad un cronista del New York Times che a nessuno della missione Chrysler, in realtà, piaceva Holohan.
Tra le righe si legge, forse, anche la tradizionale ostilità tra immigrati irlandesi e italiani negli USA, che nemmeno gli eventi bellici e il comune pericolo erano in grado di far dimenticare.

venerdì 6 giugno 2008

La spia del lago - 3. Il processo in Italia.

Il processo per l’assassinio del maggiore William V. Holohan cominciò nel 1953.
Alla sbarra finirono gli ex partigiani Tozzini e Manini e persino “Giorgio”, accusato di aver utilizzato parte dei fondi della missione.
Aldo Icardi e Carlo LoDolce, sui quali ricadevano le accuse più gravi, di essere cioè l’organizzatore e l’esecutore materiale del delitto, vennero processati in contumacia. Il governo degli Stati Uniti d’America negò infatti l’estradizione.
Il crimine era stato commesso in un’area sulla quale, all’epoca dei fatti, il governo italiano non aveva alcuna giurisdizione, essendo sottoposta all’occupazione militare nazifascista. Questa la motivazione ufficiale. Probabilmente, al fondo, c’era la volontà del governo statunitense (ancora oggi rigidamente applicata) di sottrarre i propri soldati al giudizio di potenze straniere.
Paradossalmente però, poiché Icardi e LoDolce erano ormai in congedo, nemmeno la giustizia militare americana poteva incriminarli.
Durante il processo le difese sostennero che Holohan era stato giustiziato in quanto “ostacolo nella lotta per la vittoria”, asserendo che il maggiore era stato “giustiziato” in quanto “traditore”.

La conclusione della vicenda giudiziaria ha un sapore amaro.
Con sentenza della Corte d’Assise di appello di Torino il 25 novembre 1954 furono prosciolti i coimputati Giuseppe Manini e Gualtiero Tozzini ai sensi dell’articolo 54 codice penale: «Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, ne' altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo. Questa disposizione non si applica a chi ha un particolare dovere giuridico di esporsi al pericolo. La disposizione della prima parte di questo articolo si applica anche se lo stato di necessità e' determinato dall'altrui minaccia; ma, in tal caso, del fatto commesso dalla persona minacciata risponde chi l'ha costretta a commetterlo».

L’onestà di “Giorgio” venne dimostrata con l’assoluzione “per non aver partecipato al fatto”.

Vennero invece condannati i due americani: Icardi alla pena dell’ergastolo, Lo Dolce a 22 anni di reclusione. Entrambi, al sicuro negli USA, non varcarono mai le porte del carcere italiano.

giovedì 5 giugno 2008

La guerra nascosta


Lunedì 2 giugno presso il CEA Acquamondo del Parco Nazionale Valgrande a Cossogno (VB) è stata inaugurata l’esposizione “La guerra nascosta. Terra di frontiere. Ticino 1939-1945

Allestita al Museo Regionale Centovalli e Pedemonte di Intragna (CH) nel 2005, la mostra si sofferma sugli aspetti legati all’attività dei servizi segreti insediatisi nel Canton Ticino, dopo l’armistizio italiano dell’8 settembre 1943, ed i rapporti tra la Resistenza italiana ed il Cantone svizzero, con particolare riferimento al territorio dell’Ossola ed alla Repubblica in essa costituita alla fine del 1944.
Il tema centrale dell’esposizione considera i rapporti che intercorsero tra la Resistenza italiana e gli Alleati dopo l’armistizio del 1943 e la liberazione della Francia nel 1944; una “guerra nascosta” che aveva solide basi sul suolo ticinese con la presenza di agenti segreti e rappresentanti delle forze in campo nel conflitto. Il Ticino come “Terra di frontiere” attraverso le quali avveniva il passaggio di informazioni, merci, persone e denaro.

L’esposizione rappresenta con “La mobilitazione dimenticata" e “I percorsi delle idee” una delle tre mostre realizzate da ISALp (Istituto L’Istituto di storia delle Alpi dell’Università della Svizzera italiana) nell’ambito del progetto Interreg IIIA “la memoria delle Alpi”, progetto che ha dato vita ad uno scambio transfrontaliero tra università e istituti di ricerca di italia, Svizzera e Francia per studiare, confrontare, rappresentare e trasmettere la memoria collettiva del secondo conflitto mondiale.

La mostra rimarrà esposta ad Acquamondo durante le aperture dei mesi di giugno e luglio (sabato e domenica dalle ore 15,00 alle 18,30) in concomitanza alle edizioni 2008 dei trekking “Sentiero Chiovini” (dal 14 al 22 giugno) e “Sentiero Cucciolo” (dal 17 al 20 luglio).

sabato 17 maggio 2008

La spia del lago - 2. Scena 9 di 9. La confessione

Arona, primavera 1950

Il Tenente Albieri condivide i sospetti di Joseph R. Holahan. In quella storia c’è qualcosa che non torna. Così ha deciso di indagare. Inizia a fare domande, a raccogliere informazioni, mettendo insieme i tasselli.

Quella maledetta sera del dicembre 1944 nella villa, oltre al maggiore Holohan, al tenente Icardi e al sergente LoDolce, c’erano anche due partigiani: Giuseppe Manini e Gualtiero Tozzini, detto Pupo. Così, nel marzo del 1950 decide di interrogare i due italiani. “Pupo” in un primo tempo fornisce una versione, ma poi, incalzato dalle domande cade in contraddizione. Alla fine confessa. Manini, messo alle strette, conferma quasi tutti i dettagli.
Holohan non venne ucciso dai nazifascisti. La decisione di sopprimere il maggiore fu di Icardi, che da tempo era in lite con il suo superiore, perché non ne condivideva né l’atteggiamento prudente, né la decisione di limitare i lanci di armi alle sole formazioni cattoliche, escludendo i comunisti. Icardi aveva detto più volte a LoDolce che così non andava. Che occorreva mandare il Maggiore “in Svizzera senza scarpe” un’espressione partigiana per dire che Holohan andava tolto di mezzo.
Così avevano deciso, trascinando dalla loro anche i due italiani. Manini aveva messo del cianuro di potassio nel minestrone del Maggiore. Questi però ne aveva mangiato solo qualche cucchiaio, poi si era sentito male ed era andato in camera, vomitando tutto.
Così Icardi e LoDolce avevano tirato una monetina e aveva perso il sergente. Il Maggiore aveva avuto appena il tempo di chiedere «Cosa succede?» prima che due colpi di Beretta calibro 9 lo colpissero alla testa. LoDolce era un tiratore scelto.
Dopo aver avvolto la testa negli asciugamani per fermare il sangue avevano infilato il corpo nel sacco a pelo e lo avevano portato sulla riva. L’avevano riempito di pietre, caricato sulla barca di Manini e gettato in acqua a cento metri circa dalla riva, dove il lago è molto profondo.

A quel punto Albieri avvisa i suoi superiori, che comunicano la notizia alle autorità americane. Con l’aiuto degli americani vengono organizzate le operazioni di recupero, che si concludono nel giugno del 1950, col ritrovamento del corpo del Maggiore, conservato dalle fredde acque del lago. Viene trovato il cianuro nell’intestino e le pallottole estratte dal cranio vengono confrontate con una Beretta calibro 9 recuperata presso l’uomo a cui Tozzini l’aveva venduta. Le pallottole vengono da quell’arma.
Ora, oltre alla confessione, ci sono il cadavere, l’arma del delitto e persino il movente. Il maggiore Holohan aveva infatti con se una ingente quantità di denaro, che doveva servire a finanziare le formazioni partigiane.

Ci sono tutti gli elementi per istruire il processo e arrivare ad una sentenza; ma non per dipanare i molti misteri, ancora irrisolti, del caso Holohan…

venerdì 16 maggio 2008

La spia del lago - 2. Scena 8 di 9. Il Carabiniere

Arona, Gennaio 1949

C’è un uomo, con una lettera in mano. E' giovane, ma non è un uomo normale.
E' un tenente, si chiama Elio Albieri, e comanda la stazione dei Carabinieridi Arona.

Albieri legge e rilegge il foglio, perché c’è qualcosa, in quella storia, che non gli torna. La lettera viene dall’America ed è firmata da Joseph R. Holahan. È un operatore di borsa di Wall Street che cerca notizie di suo fratello, William V. Holohan. I due hanno cognomi differenti a causa di un banale refuso verificatosi ai tempi della scuola. Non è questo, però, che colpisce Albieri.

William Holohan era un Maggiore dell’OSS scomparso sul Lago d’Orta cinque anni prima. Ufficialmente è stato dato per morto in azione, ma il suo corpo non è mai stato ritrovato. Joseph ha svolto delle indagini per conto suo. Ha scritto al Dipartimento di Stato Americano, all’OSS, all’esercito, ai partigiani e, naturalmente, alla polizia italiana. A tutti ha chiesto di aiutarlo a ritrovare almeno il corpo del fratello. Ha persino intervistato Aldo Icardi, che ora fa l’avvocato a Pittsburgh.
Icardi gli ha raccontato dell’attacco nazista alla villa e si è pure offerto di andare in Italia con lui, un giorno o l’altro, per aiutarlo nelle ricerche. Joseph però non gli crede. C’è qualcosa che non lo convince nel racconto di Icardi.
Perché non risulta che i tedeschi abbiano catturato William? E, se lo hanno ucciso nella fuga, perché in suo cadavere non è mai stato trovato?

giovedì 15 maggio 2008

La spia del lago - 2. Scena 7 di 9. Il cadavere nel lago

Lago d’Orta, Primavera 1950

Due adolescenti corrono verso la Punta Casario, infilandosi di gran carriera nello stretto sentiero che passa tra il muro della Villa Guadagnini e la collina. Inseguono una notizia, spinti dalla curiosità.
Quando svoltano la curva e arrivano di corsa sulla riva del lago vedono le barche che gettano qualcosa in acqua e poi la recuperano lentamente.
Cercando di vedere meglio si spostano verso la Villa Castelnuovo, con cautela, perché si sono accorti che ci sono i Carabinieri sulla spiaggia. Piano piano cercano di intrufolarsi nella piccola folla di spettatori, che parla e commenta il lavoro degli uomini sulle barche.
«Abbiamo trovato qualcosa!» grida qualcuno dal lago.
I due riescono ad affacciarsi tra una schiena e una pancia, ma all’improvviso sentono una forte presa sulla spalla. Quando si voltano vedono un Carabiniere che li squadra dall’alto in basso con espressione torva.
«Via di qua!» intima. «Non è posto per voi, questo. Tornate subito a casa. Se vi ripesco qui sono guai!»
Il tono è di quelli che non ammettono repliche. I due fanno ritorno sui propri passi, voltandosi di tanto in tanto, ma il Carabiniere non toglie loro gli occhi di dosso. Così, calciando qualche sasso se ne vanno.
Il Carabiniere scuote la testa e torna a guardare il lago.
Se è vero ciò che è stato detto, dentro il sacco a pelo che gli uomini stanno issando sulla barca ci sono i resti, Dio solo sa in quale stato, del Maggiore Holohan, avvelenato e assassinato con due pallottole in testa una sera del dicembre 1944.
No, decisamente non è posto per ragazzi quello…

lunedì 12 maggio 2008

La spia del lago 2. Scena 6 di 9. Il Maggiore scomparso.

Lago d’Orta – un luogo sicuro - notte tra il 6 e il 7 dicembre 1944

Quello che bussò alla porta del rifugio di “Giorgio” era un tenente Icardi dall’aria provata. Una volta al sicuro nel nascondiglio, raccontò al capo del SIP, il Servizio Informazioni Patrioti, quanto era accaduto.

Si erano presentati due uomini, vestiti da prete, che avevano avvisato i componenti della missione Chrysler che il nascondiglio, presso la Villa Castelnuovo, era stato individuato dai nazifascisti e che pertanto doveva essere abbandonato subito. Appena usciti nell’oscurità i componenti erano stati oggetto di colpi d’arma da fuoco. I cinque avevano risposto al fuoco e, come prestabilito, si erano divisi per riunirsi più tardi presso il rifugio indicato da Giorgio.

Così, uno ad uno i componenti della Chrysler, inclusi i partigiani Pupo e Giuseppe, li raggiunsero. Tutti tranne il Maggiore Holohan. Inizialmente Giorgio pensò ad un semplice ritardo, dovuto alla necessità di compiere un largo giro per sfuggire alle forze nemiche. Quando però le ore divennero giorni, si comprese che il Maggiore non sarebbe più tornato.

La prima preoccupazione fu, naturalmente quella di assicurare la sopravvivenza dell’organizzazione, mettendo al sicuro quanti avrebbero potuto essere in pericolo da eventuali rivelazioni effettuate dal Maggiore. Non si poteva infatti escludere che i tedeschi o i fascisti potessero far ricorso alla tortura per estorcergli le informazioni.

Dopo alcuni giorni, però la situazione parve tranquilla. La rete del SIP non aveva subito alcun danno o attacco. Ci si preoccupò allora di capire dove potesse essere scomparso il Maggiore, dal momento che né era stato trovato il corpo, né vi era notizia di una sua cattura.

Poco prima di Natale un uomo dell’OSS di stanza a Milano, si recò presso la villa per investigare. Trovò bossoli di calibro 9, che erano usati da entrambe le parti e, sulla spiaggia, una delle granate di Holohan.

Non c’era né tempo né modo di fare ulteriori indagini.

Il caso fu chiuso e il Maggiore William V. Holohan venne inserito nell’elenco dei missing in action, come uno dei tanti soldati americani i cui parenti non avrebbero avuto nemmeno una tomba su cui piangere.

domenica 11 maggio 2008

La spia del lago 2. Scena 5 di 9. Il minestrone.

Castelli Cusiani – una località segreta – 6 dicembre 1944.

Le spalle rivolte alla stufa, i piedi appoggiati su una sedia, il volto di pietra: tutto in quel metro e ottantotto centimetri di americano, denotava una calma assoluta. Dietro di lui altri due americani giocavano distrattamente a dadi. Nel frattempo due piemontesi preparavano il minestrone nella cucina della villa.

Una scena tranquilla, da bed and breakfast sul lago d'Orta, come fanno tanti americani ancora oggi.

Quei tre americani, però, non si trovavano sul lago in vacanza. L’aereo non li aveva comodamente fatti scendere a Malpensa. Dall’aereo i tre erano letteralmente saltati giù in volo, di notte. Paracadutati a Coiromonte, sul Mottarone, dove gli italiani li attendevano per prenderli in consegna e offrirgli appoggio.

No, quei tre americani non erano turisti. Erano agenti dell’OSS, l’Office of Strategic Services. L’antenato della CIA, per intenderci. La loro missione, denominata in codice Chrysler, era iniziata il 27 settembre 1944 con lo scopo di prendere contatto con le formazioni partigiane e segnalare, con la potente radio che avevano portato con loro, i punti dove effettuare i lanci di armi.

Compito niente affatto facile, perché il fronte anglo americano si trovava a 600 miglia e tutto attorno tedeschi e fascisti davano loro la caccia, utilizzando speciali apparecchiature per rilevare la posizione della radio. Si doveva trasmettere in fretta e poi muoversi rapidamente, prima che i cacciatori potessero agguantare la preda.

In quei 71 giorni avevano dovuto muoversi continuamente, utilizzando vari rifugi. Una volta si erano persino nascosti dentro un altare. Un’altra avevano visto i tedeschi passare a cento metri di distanza, mentre loro se ne stavano acquattati in una sorta di palude.

Il Maggiore Holohan, che aveva 40 anni, avrebbe quasi potuto essere il padre degli altri due. Il Tenente Icardi aveva infatti 23 anni e il sergente LoDolce 22. Icardi, un giovane studente dallo spirito avventuroso, era l’unico dei tre che parlasse il dialetto della zona. LoDolce infatti parlava solo dialetto siciliano, mentre Holohan era di origine irlandese.

Di professione avvocato il Maggiore era un tipo prudente e non aveva alcuna voglia di finire i suoi giorni davanti al plotone di esecuzione. Per questo aveva ordinato ai suoi di indossare sempre le divise dell’esercito americano. Questo infatti avrebbe forse trattenuto i tedeschi dal fucilarli sul posto come spie, se li avessero catturati, cosa alquanto probabile.

«Il minestrone è pronto» disse "Pupo", uno dei due partigiani cui "Giorgio" aveva affidato il compito di scortare, difendere e assistere la missione.

Sul viso del Maggiore, cui piaceva molto il minestrone, comparve un sorriso.

venerdì 9 maggio 2008

La spia del lago 2. Scena 4 di 9. I due bambini

Castelli Cusiani. Primavera – autunno 1944.

Non sono di qui. Vengono da fuori. Sono di Milano. Perché non fanno la Comunione? Perché devono ancora prendere la Prima Comunione. Sa, per via della guerra. Allora la possono fare qui da noi: ci sono altri bambini qui che devono farla tra poco.

Così i due bambini vengono comunicati nella Chiesa di San Carlo di Alpiolo dal Prevostino dell’Isola, che sa bene che non potrebbe dare loro l’ostia consacrata, perché i due bambini non sono nemmeno battezzati. Sono ebrei e sono nascosti presso una signora che vive sulla riva, in una villa isolata. Ma sa altrettanto bene, che Cristo è venuto salvare, non a perdere, le sue pecorelle. Così gli da la Prima Comunione. In questo modo la gente è contenta e la smette di chiacchierare, ché non si sa mai chi può essere in ascolto.

La sfortuna, però, ci vuole mettere a tutti i costi il naso in questa faccenda. Una pattuglia fascista ha ricevuto una soffiata: nella casa in cui abita la donna ci sono delle armi. I fascisti non sanno che i due bambini sono ebrei, ma trovano le armi per davvero, maledetta sfortuna!Prendono la donna e cominciano a interrogarla.

Da dove vengono le armi? Di chi sono? Chi le ha nascoste?
La donna dice di non sapere. Qualcuno le ha nascoste lì, ma lei non ne sapeva nulla.
La minacciano. Se non parla la mettono al muro e la fucilano lì, davanti alla casa.

«Cosa volete che vi dica» risponde la donna «io non ne so niente. Se volete fucilarmi, fucilatemi, ma davvero io non so nulla.»

Chi comanda il reparto la guarda. Guarda i due bambini aggrappati alla porta.
Forse pensa alla madre o alla moglie lontana.
Forse si convince che davvero non sappia nulla.
Infine dà ordine ai suoi di caricare le armi sul camion. Se ne vanno così, sferragliando, sulla strada.

Per quel giorno l’umanità ha vinto una battaglia contro la barbarie.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.