giovedì 30 ottobre 2008

Il Trinozio di Samonios




Nel novembre del 1897 in fondo ad un pozzo a Coligny (Ain, nel sud della Francia), fu ritrovata una statua di Marte alta 174 cm assieme a numerosi frammenti di una tavola di bronzo. Rimettendo insieme i frammenti, come in un puzzle, si scoprì che le parole incise sulla lastra di metallo costituivano la sequenza dei giorni di un calendario.
Il calendario di Coligny, come viene oggi chiamato il reperto, costituisce non solo uno dei più antichi calendari europei, ma è anche uno dei pochi testi che tramandi le conoscenze degli antichi druidi. Come è ben noto dalle fonti antiche, infatti, i druidi rifiutavano di mettere per iscritto la loro scienza, facendo obbligo ai loro discepoli di apprenderne e trasmetterne i contenuti solo per via orale.
Il calendario di Coligny è piuttosto tardo (probabilmente II secolo d.C.) e corrisponde quindi ad un momento storico in cui il druidismo, duramente perseguitato dal potere di Roma, era in piena decadenza. Per questo, e forse anche per l’influenza della cultura greco romana la cui trasmissione era basata invece sui testi scritti, si sentì la necessità di mettere per iscritto il calendario liturgico tradizionale. Nonostante questo non vi sono dubbi sul fatto che il calendario sia pienamente celtico, sia nella terminologia che nei contenuti.

Il calendario celtico divideva l’anno in dodici mesi che avevano inizio con una festa particolare, che è considerata il “capodanno celtico”. In coincidenza con il 17° giorno di Samonios troviamo “trinoxtion Samoni sindiu" (“da oggi la festa delle tre notti di Samonios”). Secondo il nostro calendario si tratta della notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre.
Posta a metà strada tra l’equinozio autunnale e il solstizio d’inverno, il Trinozio di Samonios segnava l’inizio dell’inverno. Quale era però il significato della festa? Un’affascinante teoria ricollega il termine “samonios” ad altre parole della famiglia linguistica indoeuropea, come il sanscrito “sàmanam” (= assemblea) dalla radice sem-, som-, sm- “insieme”. La festa delle tre notti di Samonios sarebbe quindi il momento della riunione non solo del popolo, ma di esso coi propri antenati. Si riteneva che durante quei giorni i morti tornassero a camminare in mezzo ai vivi riunendosi ad essi. Era un momento di festa e di gioia, trascorso tra banchetti e allegria.
Del resto ancora oggi nel mondo celtico (e in molti paesi delle nostre montagne) la veglia funebre è trascorsa mangiando, bevendo e celebrando in letizia il morto.

Tali tradizioni rimasero ben vive anche durante il medioevo, nonostante la conversione al cristianesimo. Non si dimentichi però, a questo proposito, che la conversione avvenne per lo più per decreto. Teodosio nel IV secolo e Carlo Magno nel IX, giusto per citare gli episodi fondamentali, imposero ai sudditi dell’impero di essere cristiani. Si comprende come le popolazioni pagane si siano solo formalmente convertite, continuando più o meno apertamente a seguire le loro tradizioni.

Per contrastare questa situazione la Chiesa cercò di affrontare il problema in maniera diversa. Papa Gregorio IV "su richiesta di e con il consenso di tutti i vescovi" decise di spostare la festa dei martiri dal 13 maggio al 1 novembre, per farla coincidere con le feste pagane del Trinox Samoni. L’imperatore Luigi il Pio nell'835 decretò quindi che la data divenisse una festività di precetto. Già pochi anni prima, del resto, Carlo Magno aveva tentato di sovrapporre alle feste per il Trinozio di Samonios una festa cristiana della durata di tre giorni.

L’iniziativa non risolse completamente il problema. Molti, troppi, erano infatti coloro che non morivano in grazia di Dio. Questa massa di anime tormentate non trovava una collocazione precisa nell’aldilà, probabilmente per l’ostinazione dei parenti che rifiutavano di accettarne la dannazione eterna. Queste anime in cerca di espiazione andavano quindi ad ingrossare la "Masnada di Hellequin".
Attorno all’anno mille si andarono infatti moltiplicando le apparizioni degli Exercitus Mortuorum (Armate dei Morti). Si credeva che queste vere e proprie armate delle tenebre che terrorizzavano le campagne fossero guidate da un gigante a cavallo di nome Hellequin (figura che ricorda l’Odino/Wotan dei Germani). Si manifestavano come eserciti di anime tormentate in marcia, pronte a qualsiasi cosa per strappare ai viventi una preghiera in loro favore.

Secondo la leggenda l’Abate del monastero di Cluny, Odilone, avrebbe istituito la Festa dei Morti il 2 novembre nel 998, ma il grande successo dell’iniziativa si ebbe quando un eremita siciliano raccontò di aver sentito tra le fiamme dell’Etna i diavoli lamentarsi che le preghiere, le elemosine e le messe dei monaci cluniacensi strappavano troppo rapidamente alle loro torture le anime dannate.
La conferma definitiva della bontà dell’iniziativa si ebbe grazie all’intervento di un testimonial d’eccezione. Il fantasma del defunto Papa Benedetto si manifestò per ringraziare i monaci cluniacensi, che l’avevano liberato dalle pene dell’aldilà mediante le loro preghiere di suffragio.
Si affermò così l’idea che mediante messe, indulgenze e preghiere (e generose offerte) si potesse accorciare il periodo di espiazione delle anime nel Purgatorio (la cui esistenza veniva “scoperta” proprio in quegli anni). Proprio dalla contestazione di questa credenza (e dei lucrosi affari che le ruotavano attorno) molti anni più tardi partì la “protesta” del monaco tedesco Luther.

La Masnada di Hellequin, evidentemente impotente di fronte alle preghiere dei monaci, lentamente si dissolse e al condottiero, rimasto disoccupato, non rimase che trovarsi un altro mestiere. Le abilità magiche di cui era dotato gli spalancarono ... le vie del palcoscenico. Lo ritroviamo infatti, con indosso un vestito multicolore, calcare le scene teatrali col nome di… Arlecchino.

Tornando al Trinox Samoni o Trinozio di Samonios, esso è chiaramente alla base delle feste delle lümere tipiche del nord Italia, della moderna festa irlandese (in seguito panceltica) di Samain e, dell’ancora più recente festa di Halloween.
In inglese la festa di "Ognissanti" si chiama infatti "All Hallows' Day"; la vigilia del giorno di Ognissanti, cioè il 31 ottobre, si chiama All Hallow' Eve. Da qui "Hallows' Even" e infine “Halloween” una festa che resta legata al mistero, alla magia, al mondo delle streghe e degli spiriti.

14 commenti:

  1. ottimo post ..complimenti! Anche il blog è molto interessante! Ora sono tra i tuoi lettori

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  2. Grazie per la visita (nonché per la velocità!)

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  3. Davvero un bel post.
    L'ho già scritto nell'apposito post, ma pare che il tuo blog non mi volgia come amica. Cosa posso fare?

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  4. Ciao!
    Davvero un bel post, i miei complimenti... questo blog è davvero una scoperta piacevole :)

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  5. bel posto anke se un po lunghetto buon Halloween

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  6. Molto molto bello e interessante questo "aitia" sull'Halloween! Buon Halloween

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  7. Ciao Alfa, bello bello questo post!!!
    ... allora felice Halloween!! Smack.

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  8. @ Tenar: spero tu possa risolvere il problema. Non capisco da cosa possa essere provocato.

    @ Maria Rita: grazie per la visita, spero che tornerai a trovarmi.

    @ Adriano Smaldone: c'erano tante altre cose da dire... questo è già un riassunto.

    @ Stella: anche a te.

    @ veronica: grazie e altrettanto. Callimaco è un altro mondo, però...

    @ desy: grazie, altrettanto! baci!

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  9. Bellissimo post, ho scoperto tante cose interessanti, come il riferimento ad Arlecchino! Complimenti!!

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  10. Alfa vengo dalla notte tra il primo e il due novembre ,ma di due anni avanti rispetto a questo post, una magia da stregatta miaoo
    Interessantissimo post, conoscevo la specularità Hallequin-Arleccchino, è sempre un piacere leggerti miaaaooooooùùùùùùùùù

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  11. questo post me lo ero perso. possibile?
    quanti amici blogger c'erano che adesso non ci sono più ... davvero è passato così tanto tempo?

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  12. Interessante post, poi ti è venuto proprio bene, ottima idea riproporlo!

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.