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sabato 14 ottobre 2017

Seminando



Un post a proposito degli alpinisti della Belle Epoque, di blog amici, di Lovecraft, di fumetti, di vampiri, di cactus e altro ancora.

Del mio pollice assai poco verde ho parlato varie volte, raccontando del mio cactus  (a proposito, devo ricordarmi di dargli un po' di acqua, perché sono passati un po' di mesi dall'ultima volta...).
Capita però a volte che un seme gettato a caso generi una bella pianta. Anni fa successe così con un nocciolo di una pesca lanciato dalla finestra. Cadde in un punto fortunato del giardino e generò una bella piantina che crebbe rigogliosa e finché campò produsse in abbondanza. Avete presente le pesche dell'orto? Non quelle grandi e insipide dei supermercati, ma quelle piccoline, pelose e saporitissime? Ecco, a quei tempi nella stagione giusta ne raccoglievamo a decine ogni giorno. Non essendo trattate dopo poche ore cominciavano ad attirare sciami di moschine della frutta (altra differenza con le pesche comperate che restano inviolate per giorni nel cestino e anche quando marciscono sono disdegnate dai moschini). Allora bisognava far fronte alla bisogna. E quindi oltre alla consueta razione di frutta, che non manco mai di mangiare, la fantasia di mia madre si scatenava. Oltre alla marmellata di pesche e alla macedonia faceva delle ottime pesche al forno, aprendole a metà e riempiendo il buco con una pezzetti di mandorle. 

È capitato curiosamente lo stesso coi post di questo blog. Nell'ormai lontano 2011 accadde che l'Errante si mettesse in viaggio. Se non sapete o non ricordate chi sia Ottavio Errante e cosa ha combinato siete ampiamente giustificati. Buona parte delle sue avventure oltretutto non sono più disponibili online. Sospetto che questo abbia a che fare con le complesse vicende che aveva vissuto alcuni mesi prima e che lo videro alle prese con un temibile Arcivampiro e con un'ancora più temibile, sotto altri aspetti, giornalista. 
Tuttavia l'Errante è ancora vivo e vegeto e di tanto in tanto dei suoi brevi racconti vengono pubblicati su A6 Fanzine. L'ultimo è dedicato a Lovecraft, giusto per restare nell'ambito degli orrori misteriosi. 

Ma sto divagando e ve ne chiedo scusa. Deve essere una conseguenza degli anni che passano. 
Torniamo a quel fatidico agosto 2011. In quel post si parlava del Mottarone e di come si affermò nel bel mondo come meta di escursioni e delle prime gare di sci.

Qualche giorno fa il Marchese Florindo dei Bocabéla mi ha fatto l'onore di citare quel post in un suo pubblicato sul blog "Amëgn dèmm cünta sü! Il Raccoglitore ossia Archivj di Istoria, di Archeologia, di Novelle, di Belle Arti e di Miscellanee adorni di Rami". Già dal titolo si capisce che contiene notizie importanti, in particolare incentrate sull'antichissimo paese di Ameno. Uno dei primi ad essere citato nella zona del Lago d'Orta e con importanti testimonianze archeologiche che risalgono al millecinquecento avanti Cristo. Anno più, anno meno.

Il post è interessante perché approfondisce la storia che ruota attorno all’avv. Orazio Spanna “l’apostolo” del Mottarone e alle visionarie (queste si) idee di chi pensò di trasformare una montagna in una meta turistica.

Non posso che ringraziare di cuore, invitandovi alla lettura.

domenica 10 maggio 2015

Tra fantasia e realtà

Scarica liberamente A6 Fanzine 


Ho un articolo da consegnare; una relazione da terminare; mezza dozzina di mail a cui rispondere; e un racconto da scrivere entro domani mattina, ma la mezzanotte è passata e ho sonno, troppo sonno…

Quando riapro gli occhi lei è lì.

Seduta a gambe accavallate sulla mia scrivania dondola un piedino, senza nulla addosso oltre ai capelli simili a rami di tasso. Mi sorride, puntandomi contro i capezzoli come lance, questa piccola fata verde dalle ali di smeraldo.

Allungo una mano per controllare che quella meraviglia sia vera. Le basta un gesto e mi ritrovo disteso per terra. Mi atterra sul petto e a gambe tese mi punta il dito contro. Mi avverte che se provo a rifarlo la prossima volta che dovrò pisciare mi troverò a rincorrere un leprotto saltellante per tutta la stanza. 

Rimango immobile e le chiedo cosa voglia. È venuta a farmi un dono: il tempo di una lunga notte per finire ciò che devo fare. Sotto il suo sguardo divertito, mi metto al lavoro. Come un forsennato scrivo articolo, relazione, mail, finché un sonno invincibile mi piomba addosso. 

Quando mi sveglio la fatina è svanita, come il mio lavoro, che in realtà è ancora tutto da fare. Ma ho una storia in testa, fortunatamente.





Questo racconto è stato scritto per il n. 31 di A6 Fanzine, incentrato sul tema: "Essere o non essere. Tra fantasia e realtà."

La fata che compare nel racconto potrebbe essere un riferimento alla “fata verde”, la bevanda dei pittori e degli artisti “maledetti”, basata su un distillato di assenzio. Per i suoi effetti collaterali l’assenzio fu messo al bando all’inizio del secolo scorso.

Pensando agli artisti "maledetti" anche il linguaggio si è adeguato...

domenica 3 maggio 2015

Scarafaggi

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L’avevo detto a Paul.

Non entrare nel vecchio edificio in Beaconsfield Road. È chiuso da tempo ed è tutto fatiscente. Trovi solo scarafaggi e muri scrostati dove un tempo dormivano i bambini tristi. Non solo. Bisogna avere piedi leggeri da danzatore per muoversi su quei pavimenti marci, perché basta un passo falso per fare un salto nel vuoto, in quel luogo di ombre e di fantasmi, dentro i campi di fragole.

Ma lui non ha voluto ascoltarmi. Voleva incontrare Michelle là dentro, perché lei lo amava. Lo aveva detto a me, quel giorno, proprio sulla giostra dietro la tettoia, in Penny Lane.

“Non mi lasciare!” le avevo risposto io, ma lei lo amava.

Così gli ho detto: “Attento!”

C’è confusione! c’è confusione! 

L’avevo detto a Paul...

Solo non riesco a ricordare cosa. Gli ho detto di non entrare o che lei lo aspettava proprio là dentro? Perché lei lo amava. Me lo chiedo, ancora, ma c’è confusione. Nella mia testa è come se suonasse l’intera banda dei cuori solitari del Sergente Pepper.

Michelle, mia bella... Ero così felice quando ballavi con me...

Sarai anche un amante, ma tu non sei un ballerino, Paul!

Sta scendendo velocemente... 

Sì, sta scendendo!

Lascia che sia...





Il racconto è stato scritto per il n. 30 di A6 Fanzine, dedicato ai Beatles.

Quello che avete letto è probabilmente il delirio di un pazzo. Un pazzo pericoloso però, che nella sua passione per Michelle concepisce un piano omicida nei confronti di Paul, il ragazzo per il quale Michelle l’ha lasciato. Il tutto seguendo i testi dei Beatles, che potete divertirvi a identificare.



domenica 26 aprile 2015

L’ultimo viaggio

Scarica A6 Fanzine 

Le parole del capitano avevano infuso in quella mandria di anziani che eravamo diventati una frenesia che in un'altra situazione sarebbe stata sconveniente. Niente avrebbe potuto trattenerci dal momento in cui ci aveva mostrato la rotta, esortandoci ad andare oltre i limiti del noto e del lecito, oltre quelli fisici e dell’età. Volavamo sull’acqua come quando eravamo giovani e incoscienti o, forse, eravamo ritornati giovani e incoscienti. Nessuno più si lamentava dell’artrite, della digestione, del mal di schiena, della prostata. Sudavamo ai remi e ci arrampicavamo sul sartiame per manovrare le vele come un branco di adolescenti affamati di vita.

Infine la montagna emerse dal mare davanti ai nostri occhi. Scintillava alla luce dell’alba proiettando sull’acqua i riflessi dell’arcobaleno e riempiendoci il cuore di una gioia impossibile da contenere. Per un lungo istante ci fermammo estasiati per poi correre ad abbracciarci e a rendere grazie a colui che aveva reso possibile la più grande delle imprese.

«È bellissima, o Laerziade!» esclamai con le lacrime agli occhi. «Grazie infinitamente, Ulisse!»

Furono le ultime parole che pronunciai prima che il mare si aprisse per inghiottirci.









Il racconto è stato scritto per il n. 29 di A6 Fanzine, che aveva come tema il viaggio. 

E chi meglio di Ulisse poteva dirci qualcosa su questo argomento? O meglio, in questo caso a parlare è uno dei suoi vecchi e tardi compagni, senza le cui braccia la nave non si sarebbe mossa.

Naturalmente il riferimento esplicito è Dante, che nel ventiseiesimo canto dell’Inferno (vv. 85-142) ascolta dalla morta voce dell’eroe il racconto del suo ultimo viaggio. La potenza e la grandiosità di quei versi celeberrimi è qualcosa di unico ed essi sono diventati la migliore descrizione dell'ansia di conoscenza che muove le azioni umane. 

Se poi pensiamo che Dante li scrisse rimettendo in scena un personaggio come Ulisse, uscito dalla mente di quel poeta altrettanto straordinario e misteriosissimo (chi era realmente?) che fu Omero, ci troviamo veramente di fronte ai vertici della letteratura. 

Questo racconto è un modestissimo inchino di fronte a cotanto genio.


domenica 19 aprile 2015

Il ladro

Scarica da qui A6 Fanzine n. 28


Voi che abbracciate le sorti degli infelici levate la testa. Voi che vi precipitate a soccorrere gli afflitti, cessate le vostre attività e udite. Voi che avete a cuore la Giustizia ascoltate il mio grido di dolore levarsi alto nel cielo!

C’era una piccola creatura che aveva trovato una cosa preziosa e la teneva stretta nella sua umile dimora, custodendola gelosamente. Ma ecco che un giorno un ladro gliela sottrasse con l’inganno, lasciandolo nella disperazione e nelle tenebre! 

C’era una creatura antica e forte, nobile e saggia, che aveva accumulato con immensa fatica un modesto patrimonio per far fronte alla vecchiaia. Ma ecco che un giorno un mascalzone, quel ladro, s’introduce nella sua camera da letto e approfittando del sonno gli ruba l’oggetto più caro e prezioso!

Dov’è la Giustizia se il delinquente entra impunemente nella casa di qualcuno e gli ruba gli averi? Quale strada dovrà percorrere la vittima? Quale autorità può aiutarlo in questa terra senza legge?

Ascoltatemi voi tutti, dalle alte cime delle Montagne Nebbiose alle più profonde caverne sotto Hithaeglir, dai Monti Azzurri al Mare di Nurden. Poiché non posso avere Giustizia avrò la Vendetta, parola di Smaug, il drago!




Il racconto è stato scritto dall’Errante per il n. 28 di A6 Fanzine, dedicato al mondo di Tolkien.






domenica 1 marzo 2015

V come vertigine

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L’osservo, sdraiata sul divano, la macchina fotografica posata a terra. Sta leggendo un fumetto in bianco e nero e nero inchiostro sono i suoi capelli a caschetto. Sfoglia lentamente le pagine con un dito inumidito e a tratti dischiude le labbra. Le lunghe gambe si stringono cercando qualcosa e le palpebre si socchiudono al ricordo di quell’assenza. In quel corpo femminile apparentemente fragile percepisco la potenza di una pantera, illusoriamente addomesticata dal guinzaglio che le orna il collo.

Improvvisamente un vortice, come un maelström scandinavo, travalica le pagine stampate e l’afferra, curvando le membra languide e rassegnate all’ineluttabilità di quel fato. I piedi adorabili hanno un ultimo guizzo sublime prima scomparire dentro la carta.

Mi pervade un senso di vertigine e comincio a sprofondare nel giornale che stavo leggendo, precipitando indenne dentro una stanza bianca, piena solo di un sofà vuoto, una macchina fotografica abbandonata e un fumetto aperto su un’ultima vignetta.

Valentina è lì, sdraiata su di un divano. Con la mano accarezza languida una gatta nera dalla lunga coda e legge le strisce disegnate di un uomo perdutosi inseguendo un sogno.



Il racconto è stato scritto per il n. 27 di A6 Fanzine, che aveva come tema la celebre Valentina di Guido Crepax.

domenica 22 febbraio 2015

Un occhio di sangue sulla città delle luci




Sono rimasto solo a scrutare con il mio unico occhio le vie della Ville Lumière, come uno dei tanti gargouille che l’osservano dall’alto di Notre Dame. 

Avevamo il compito di difenderla ad ogni costo, ventimila uomini per fermare l’ondata che si è abbattuta sulle spiagge della Normandia ed è dilagata all’interno spazzando ogni cosa. Un compito impossibile per degli eroi. E la maggior parte di noi non lo era. In questi quattro anni i più hanno trascorso i giorni a leggere carte e le notti a guardare ballerine. 

E ora, nell’ora suprema, con la città insorta che è diventata un’unica barricata contro di noi e i parigini ovunque a darci la caccia come a ratti, il comandante ha disatteso gli ordini e si è arreso. Ma la resa, per noi francesi che abbiamo scelto di indossare un’uniforme tedesca, significa morte. 

Abbiamo creduto alla promessa di un impero millenario e quando questo ha alzato bandiera bianca siamo restati come innamorati sedotti e disillusi da un’amante perversa e crudele. 

Io sono l’ultimo e cerco, nel mirino del mio fucile da cecchino, un’uniforme americana indossata da un ufficiale francese per aprire un occhio di sangue sulla sua fronte. In attesa dell’inevitabile fine.




Il racconto è stato scritto per il n. 26 di A6 Fanzine, il cui tema era Paris!

Durante l’occupazione nazista della Francia migliaia di uomini e donne si unirono alla Resistenza, collaborando attivamente con gli Alleati, prima e dopo lo sbarco in Normandia, il 6 giugno 1944.

Molti altri però, dando ascolto al messaggio lanciato dalla radio da Philippe Pétain il 30 ottobre 1940, decisero di collaborare con i tedeschi. La loro sorte, se catturati dai partigiani, era una sola: secondo le memorie del Generale De Gaulle, furono eseguite senza processo oltre 10 mila fucilazioni.

La difesa di Parigi era stata affidata al generale tedesco Dietrich Von Choltitz. Hitler gli diede l’ordine di ridurre in cenere la città, se fosse stato costretto alla ritirata. Tra il 18 e il 25 luglio 1944, con le divisioni alleate che si avvicinavano velocemente, i parigini insorsero innalzando barricate ovunque.

Von Choltitz, comprendendo che la situazione era ormai insostenibile, decise di disattendere gli ordini di distruzione del Furher e si arrese con la sua guarnigione il 25 agosto 1944. Mentre i soldati del Generale De Gaulle seguiti dagli Anglo Americani sfilavano per le vie della città, l’estrema difesa della città fu assunta da un pugno di dannati, per lo più collaborazionisti francesi che sapevano di non avere alternative. Lo stesso De Gaulle fu bersagliato durante la sfilata per la liberazione.

La caccia ai cecchini appostati sui tetti e in alcuni punti strategici fu l’ultimo sanguinoso atto della battaglia. 


domenica 15 febbraio 2015

Il suo nome è leggenda

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Se vi addentrate nel Bosco Oscuro troverete liane che pendono dagli alberi scuri. Se avrete abbastanza coraggio arriverete al margine di una palude dove minacciosi teschi impalati vi invitano a tornare sui vostri passi per non finire nelle mortali sabbie mobili. 

Allora vi torneranno in mente i racconti degli indiani algonchini che abitano queste terre selvagge, sussurrati attorno ai fuochi nelle lunghe notti invernali. Parlano dello Spirito che dimora nella foresta e che impone la giustizia, senza guardare al colore della pelle, ma alle azioni degli uomini. 

Dalla regione dei Grandi Laghi ai monti Appalachi il nome di Za-gor-te-nay, lo Spirito con la Scure, è una leggenda che vola di albero in albero con la velocità dell’aquila disegnata sul suo petto. E la sua ascia di pietra colpisce come folgore ovunque qualcuno, non importa se un Mohawk del Popolo delle Cinque Nazioni o una famiglia di coloni bianchi, venga oppresso. 

Ma poiché ogni grande eroe ha bisogno di un amico che l’aiuti nelle imprese più disperate ecco che entro in scena io: Don Cico Felipe Cayetano Lopez y Martinez y Gonzalez y Rodriguez y Ramirez, per gli amici Cico. Ma, ecco, ascoltate il grido di Zagor: “AAYAAAK!”.




Questo racconto è stato scritto per il n. 25 di A6 Fanzine, dedicato al mondo dei fumetti di Sergio Bonelli.

Zagor, lo Spirito con la Scure che vive nella foresta di Darkwood col suo buffo amico messicano dal lunghissimo nome e dalla perenne fame, fu creato nel 1961 da Sergio Bonelli, sotto lo pseudonimo di Guido Nolitta.

Il mio omaggio non poteva andare che a Zagor, il primo fumetto “adulto” che abbia letto dopo Topolino e il Corriere dei Piccoli. La storia era “La pista del west” e la ricordo bene snodarsi tra nevi, Mormoni e cannibali. Correva l’anno 1980… 



domenica 8 febbraio 2015

Il mago

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Quello di cui vi parlerò oggi è un artista veramente prodigioso. Lavora giorno e notte in tutta la città. Lo potreste incontrare lungo i marciapiedi del Corso come nei vialetti dei Giardini Pubblici, nei vicoli della città vecchia o sull’argine. Ovunque, con maestria insuperata, applicherà la sua arte con una costanza sorprendente. 

La sua creatività, tuttavia, non si limita alle strade cittadine. L’esercita infatti anche nelle veloci carrozze della metropolitana, sui traballanti tram di superficie, negli eleganti bar del centro, nei costosi negozi alla moda presi d’assalto dai turisti e nelle affollate sale dei cinema del centro. Persino all’Opera il sabato sera o la domenica mattina nella Cattedrale.

Gli amici del Bar lo chiamano “il Mago”. E lo salutano con rispetto quando fa il suo ingresso, sempre elegantemente vestito. 

Il Mago è una vera leggenda e molti lo cercano ovunque. Ma, se vi è venuta la curiosità di vederlo all’opera, devo avvertirvi che è quasi impossibile trovarlo. Non preoccupatevi, però, prima o poi sarà lui a trovare voi. E non sarà neppure necessario mettere mano al portafogli per allungargli una monetina. Sarà lui a servirsi, sfilandovelo da sotto il naso.



Il racconto è stato scritto per il n. 24 di A6 Fanzine, dedicato agli Artisti di strada. È anche un omaggio a certi famosi personaggi della commedia italiana.


domenica 1 febbraio 2015

Lettera trovata su una spiaggia di Normandia

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Gentilissima Miss Grable, permettetemi di chiamarvi Betty. In fondo è così tanto tempo che vi guardo che mi sembra una vita. In effetti voi non sapete chi sono, ma io conosco voi. 

Lasciate che mi presenti. Mi chiamo John R. Hughey, caporal maggiore del 16° reggimento della 1° divisione di fanteria dell’esercito degli Stati Uniti d’America. Ne avrete certo sentito parlare come del “Grande Uno Rosso”, per via del nostro distintivo. In ogni caso, Miss Betty, non è di questo che volevo parlarvi. 

Vedete, siete stata con me in Africa e poi in Sicilia e mi avete sempre portato fortuna. Voglio dire, la vostra foto era nel mio armadietto, quando ne ho avuto uno, e poi mi ha seguito sempre nello zaino, avvolta in una tela cerata per evitare che l’acqua potesse bagnarla. Che è molto facile finire sott’acqua, sapete, quando si deve saltare giù dai mezzi da sbarco e avanzare verso la spiaggia sotto il fuoco nemico. 

Insomma, Miss Betty, volevo dirvi che presto (non so nemmeno se farò in tempo a spedire questa lettera prima di partire) vi porterò in Francia, perché stiamo per sbarcare per liberarla dai nazisti. E presto, spero, vi offrirò una coppa di champagne a Parigi. 

Vi invio un bacio. J.R.




Il racconto è stato scritto per il n. 23 di A6 Fanzine, che aveva come tema “Pin up”. Betty Grable era un’attrice, ballerina e cantante statunitense molto famosa negli anni Quaranta. Nel 1944 fu la protagonista di “Pin Up Girl”, film che lanciò il termine.

Il "Grande Uno Rosso" è la Prima divisione di Fanteria degli USA. Durante la seconda guerra mondiale partecipò agli sbarchi in nord Africa e in Sicilia, quindi fu inviata in Inghilterra. Il 6 giugno 1944 prese parte allo sbarco in Normandia, ad “Omaha Beach”. Le perdite quel giorno furono elevatissime. Il 16° reggimento, che faceva parte della seconda ondata di attacco, ebbe un migliaio di morti.

Il caporal maggiore John R. Hughey è un personaggio di fantasia. Il racconto vuol essere un omaggio alle migliaia di giovani che diedero la vita per combattere il nazifascismo.









domenica 25 gennaio 2015

La belva

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È uscito da una piccola regione dell’Africa e si è diffuso in tutto il mondo. Dai ghiacci polari alle regioni equatoriali, dalle affollate megalopoli agli atolli più sperduti la sua presenza infesta la Terra come un virus letale. 

Cattura le sue prede nelle savane e nelle foreste, nei campi e nei mari. Nessun animale riesce a sfuggire alla caccia. Dove fallisce la forza interviene il numero o l’astuzia. Perché le sue tane brulicano di suoi simili pronti ad unirsi alla caccia.

Quando le prede scarseggiano, eccolo scatenarsi, per ampliare il suo spazio vitale o conquistare territori migliori. O per difenderli dai suoi simili, i suoi peggiori nemici.

Raramente li divora. Più spesso li imprigiona, li tortura o li massacra, guardando compiaciuto il sangue scorrere a fiumi. E con cinismo si indigna mentre non stacca gli occhi dagli orrori che campiono gli altri della sua razza.

E poi, quando finalmente ha conquistato la sua piccola porzione di pianeta, comincia a creare il deserto. Scava nel sottosuolo, distrugge le foreste, cosparge i terreni e i fiumi di veleni. 

Presta molta attenzione. Domani mattina potresti trovartelo davanti, maschio o femmina che sia, mentre ti fissa dallo specchio.


Il racconto, che ci interroga come l’immagine della belva che ci fissa dallo specchio del bagno è stato scritto per il n. 22 di A6 Fanzine. Il tema era il Regno degli Animali.



domenica 18 gennaio 2015

La marcia dei bambini

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Sento la musica nella mia camera ed un istante dopo sto inseguendo per strada le note come farfalle multicolori. Subito mi si accodano Gretel e Kurt e all’incrocio tutti i ragazzi della via dei calzolai. Quando raggiungiamo la piazza siamo ormai un centinaio. È allora che intravedo mia madre, che si ostina a dirmi qualcosa, e sento mio padre che cerca di trattenermi. Ma devo andare e seguire questa musica e non c’è forza che possa trattenermi. 

Usciamo ballando dalla porta e quando le mura di Hamelin sono già lontane scorgo, sulla sommità di una collina, la sagoma affilata come una falce del Pifferaio, vestito di un abito dai mille colori. Mi aveva fatto paura, la prima volta, quando aveva offerto al Borgomastro mio padre di liberare la città dai topi. Avevo riso, dopo, guardando quelle bestiacce seguire incantate la sua musica fuori dalla città, dentro il fiume. C’ero rimasto male, invece, quando mio padre aveva riso in faccia al suonatore, rifiutando di pagargli quello che avevano pattuito.

E ora sono qui con altri cento a marciare a ritmo di danza dietro il suo piffero. La seguiremmo ovunque anche oltre la morte fino agli inferi. Ma che importa? Questa musica è così bella!


Questa storia è stata scritta per il n. 21  di A6 Fanzine, che aveva come tema… la Musica!

È esplicitamente ispirata alla famosa fiaba il Pifferaio di Hamelin, trascritta tra gli altri dai Fratelli Grimm, ma basata su un racconto tradizionale più antico. La cosa inquietante è che quasi certamente fu ispirata a un fatto vero accaduto nella città tedesca di Hameln nel 1284. Non è chiaro cosa avvenne effettivamente in quell’anno, ma la tradizione è abbastanza concorde nel ricordare l’improvvisa partenza di un folto gruppo di bambini, che lasciarono per sempre la città…

domenica 11 gennaio 2015

Notturno ladro di sospiri




Mi piace contemplarti mentre dormi e osservare le tue labbra rosse stringere parole silenziose. Dormi, fanciulla, dormi e che il tuo riposo non cessi per tutta la notte.

Dormi fino a quando il sole giungerà a illuminare i tuoi riccioli d’oro e la tua pelle chiara. Questo è il tempo che mi è concesso e canterò per te tutta la notte per non farti svegliare.

Scalerò silenzioso il tuo letto – non destarti piccola – percorrendo leggero il tuo petto.

Dormi mentre accosto le mie labbra alle tue inebriandomi dei tuoi respiri. Li coglierò uno a uno come fiori colorati, sommandoli l’uno all’altro per farne un tesoro più prezioso di quello che gli gnomi nascondono alla radice dell’arcobaleno.

Sogni inquieti agitano la tua mente, strappandoti gemiti sempre più flebili. Dormi, fanciulla, dormi e sempre più profondo sia il tuo oblio. 

Dormi mentre i respiri diventano sospiri sempre più fiochi. Li ruberò uno ad uno, tornando a trovarti notte dopo notte, finché ne resterà uno solo, l’ultimo e il più prelibato, quello che gli Incubi della mia razza raccontano ancora, dopo secoli, ai loro nipoti e apprendisti.


Il racconto è stato scritto per il n. 20 di A6 Fanzine, dedicato "al mondo dei folletti, delle fate, degli gnomi e tutto l'emisfero fantastico che ha costellato la nostra infanzia".
Il protagonista della storia è un tipo particolare di Incubo, che adora rubare il fiato durante il sonno.


domenica 14 dicembre 2014

Come ebbe inizio

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In quei tempi l’eco della Rivoluzione infiammava gli animi europei, scavando nelle coscienze un solco tra l’auspicio di un nuovo ordine e il timore per la perdita dell’antico. Voci autorevoli si levavano a difesa di quest’ultimo, invitando gli uomini a restare fedeli ai vecchi costumi e alle antice tradizioni.

Fu allora che una donna cresciuta nella povertà, da cui si era emancipata studiando da autodidatta; una donna che traduceva i testi dei filosofi, ma che non aveva esitato a definire le idee sulle donne di Rousseau “una vera sciocchezza”; quella donna dicevo, prese carta e penna e scrisse un libro.

Scrisse che le donne hanno gli stessi diritti fondamentali degli uomini; che sono essenziali per la crescita della nazione in cui vivono; che devono ricevere un'educazione adeguata; che non devono essere considerate un semplice ornamento della vita degli uomini e che, se non sono spinte dalla società a concentrare ogni loro cura solo sull’aspetto esteriore, possono raggiungere altri traguardi sociali e culturali.

L’anno era il 1792. Il libro era la “rivendicazione dei diritti della donna”. Quella donna era Mary Wollstonecraft e con lei iniziò il movimento di emancipazione femminile.


Il racconto è stato scritto per il n. 19 di A6 Fanzine. Lo potete scaricare liberamente qui.

Il tema era l’emancipazione femminile e così l’Errante ha deciso di andare alle radici. La figura di Mary Wollstonecraft era già apparsa su questo blog. La figlia, Mary Wollstonecraft Godwin, fu autrice di un romanzo fondamentale per il filone fantastico: “Frankenstein, ovvero il Prometeo moderno”. Quest’ultimo nacque come una sfida tra amici (e che amici) durante la "lunga gelida estate". Trovate tutta la vicenda qui


domenica 30 novembre 2014

A6 Fanzine 32: un numero dedicato ai Kiss

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Ecco finalmente, come preannunciato, l'atteso numero di A6 Fanzine dedicato ai Kiss, liberamente scaricabile come sempre. Se desiderate una copia cartacea dovete contattare la redazione.

Lascio la parola a Sara & Isa per i contenuti.


KISS: A grande richiesta con questo fantasmagorico numero 32 di A6 Fanzine, ci immergiamo nel fantastico mondo dei Kiss.

Lo storico gruppo hard rock statunitense, fondato nel 1973, è ancora una delle band più amate del panorama musicale mondiale, sia per le famosissime hit lanciate nel corso della loro lunghissima carriera, sia per la loro immagine, che molto si lega al mondo dei fumetti.

Attraverso questo numero di A6 Fanzine rendiamo omaggio alla band ed alle canzoni, con racconti, poesie, fotografie e soprattutto fumetti, generati dalla fantasia degli artisti, ma anche da chi invece i Kiss li ha vissuti sulla propria pelle, come testimonia lo scritto di Alessandro Tozzi, uno dei fans più accaniti che noi di A6 Fanzine conosciamo.

Visto che si avvicina il Natale, vogliamo farvi un regalo: solo per i primi 50 numeri acquistati, vi sarà in allegato a questo numero di A6 Fanzine il mini calendario dei Kiss realizzato dalla nostra Isabella!
  

Sulle note di "I was made for loving you" vi lasciamo alla lettura di questo numero... aspettando naturalmente vostri commenti!



In questo numero: ISACOMICS 
In Copertina - "Poker di Kiss" | MusiComics - "Kiss" | "Oroscopo in Musica" - Fumetto Centrale, in collaborazione con Karen Kowonsky | Isa in Love - "Kiss" | 4° di Copertina - "KISSemon" |

ILLUSTRAZIONI & FUMETTI 
"Kiss" - striscia di Lepore & Croce | Kikka e Kikko -  "Kiss... enefrega" - Vignetta di Dea Fumettista |  Le vicende poco quotidiane di Mobu & Al in "Kiss Kiss" - Illustrazione di Ranghos | Fan Kissizzate - Illustrazione di Umberto Buffa | La Pulcetta numero 40 "Indimenticabili" - Vignetta di Pulci | "Kiss Tattoo" - Illustrazione di Cube | "Quali Kiss" - Vignetta di Manuel & Mika | "God of Thunder" - Illustrazione di Andrea Gorla |

RECENSIONI 
MUSICA - "Run Run Run", singolo degli Octopuss - rubrica a cura di SaDiCa | DISCO "Dressed to Kill" dei Kiss - rubrica a cura di Karen Kowonsky | FUMETTI ED OLTRE - "I fumetti dei Kiss stampati con il loro sangue", a cura di Stefano Avvisati - FUMETTI - "Dressed to Kiss - L'Ombra del Demone", a cura di SaDiCa |

RACCONTI & POESIE 
"Ultimo Bacio" - Racconto di Errante | Poesia e scatto fotografico di Katia Picciariello | "La playlist di un Kissomane romantico" - racconto di Alessandro Tozzi |

INTERVISTE 
Junkie Dildoz - rubrica a cura di SaDiCa | Twitterata con Sergio Algozzino - rubrica a cura diSaDiCa | Frank Paulis racconta i Kiss |

TEATRO
Il SottoTesto - "Volevo Essere i Kiss", rubrica a cura di Fabrizio Romagnoli |

FOTO
Kiss Fans - foto di SaDiCa | Chitarra - foto di Kat |

domenica 23 novembre 2014

L’ultimo bacio



C’è stato un tempo in cui in questo blog era aperta una bottega del mistero. Era l’epoca della felice collaborazione con Siamo in Onda, il talk show radiofonico di Puntoradio. Purtroppo nella riorganizzazione dell’emittente che ha portato alla sua chiusura e rinascita come Up-Radio non c’è più stato spazio nel palinsesto per questo programma atipico, autogestito e completamente libero. 
Come i lettori più affezionati ricorderanno nella Bottega del Mistero si parlava, sul tema della trasmissione, di una vicenda misteriosa connessa a una canzone e di una collegata leggenda ambientata nella terra dei laghi d’Orta e Maggiore.
Nella programmazione della stagione 2012-13, che comunque non ha mai visto la luce, avevo valutato anche l’inserimento di una canzone dei Kiss, senza riuscire però a trovare la giusta corrispondenza coi temi proposti. 
Sono stato quindi molto felice quando Sara mi ha svelato che il tema del prossimo numero di A6 Fanzine sarebbe stato proprio “the KISS”. Pensa che ti ripensa ne è scaturito un racconto in 1200 caratteri (spazi inclusi) dal titolo “L’ultimo bacio”. Scordatevi Muccino però, perché è tutta un’altra storia.
La fanzine sarà disponibile a breve, scaricabile liberamente. Per ora godetevi in anteprima la meravigliosa copertina, illustrata come sempre da Isa nel suo inconfondibile stile.

domenica 2 novembre 2014

La soffitta



Sono entrati di notte, sfondando la finestra sul retro. Sono in quattro, armati e mascherati. Non so se siano italiani o stranieri e del resto non ha importanza saperlo. Gli occhi eccitati dalla cocaina, la lama affilata che preme sul mio collo, i miei famigliari legati, questo ha importanza. 
Tra tutti hanno scelto di tenere libera me. Forse perché i miei diciassette anni mi fanno sembrare la più innocua della famiglia. O forse il motivo sta in quelle mani che mi stringono la carne con desiderio. Capisco che non c’è solo una rapina nei loro piani, questa notte.
Per calmarli dico che i gioielli sono nascosti in soffitta.
Salgo la scala a piedi nudi, con la camicia da notte che si stropiccia nelle mani di quello che mi sospinge. Gli altri tre sono dietro. Nessuno vuole perdersi la cosa. Sento i brividi percorrermi la schiena mentre i gradini che mi separano dalla porta scompaiono ad uno ad uno.
Ho mentito. Nella soffitta non ci sono gioielli, ma solo le cose della nonna, che nessuno di noi ha osato toccare. Stava lì tutto il tempo a parlare con gli spiriti. Ora che è morta, la vecchia strega ha continuamente bisogno di sangue per restare attaccata alla vita.
Questa notte ne avrà a fiumi.



Questo è il racconto scritto dall’Errante per il n. 18 di A6 Fanzine (download). Per una pura coincidenza era dedicato all'horror. Se, come noi, non credete alle coincidenze consideratelo pure un racconto per Halloween pubblicato con leggero ritardo…

domenica 26 ottobre 2014

La guerriera vergine


Iniziasti ad udire le voci quando avevi tredici anni. A sedici rifiutasti lo sposo che i genitori avevano scelto per te. Lui non la prese bene e ti citò in giudizio. Tu vincesti la causa. Non ti bastava: fuggisti da casa per seguire la tua missione.
Indossavi vesti maschili per attraversare l’immenso campo di battaglia che era a quei tempi il tuo paese. Raggiungesti la meta, ma ti risero in faccia e ti cacciarono. Ritornasti, superando gli esami dei teologi. Incontrasti quel principe deposto e senza corona cui volevi restituire il regno. Nel nome di un’idea radunasti un’armata, guidandola alla vittoria. 
Colomba in un mondo di falchi non vedevi gli interessi dei comandanti, né gli intrighi della corte che ti circondavano. Vedevi però gli orrori della guerra e insegnasti ai tuoi uomini a rispettare i prigionieri, a non saccheggiare le terre e le città liberate, a preferire una vittoria senza stragi ad una affogata nel sangue.
Un’illuminata, un’inviata del cielo, una santa per quanti ti seguirono e combatterono sotto le tue insegne. Una pazza, una strega, un’eretica per coloro che ti processarono e ti arsero sul rogo a diciannove anni.
Chi eri, realmente, Giovanna d’Arco?

Racconto scritto per A6 Fanzine n. 17 (download), dedicato alle donne che hanno lasciato traccia nella storia. Un omaggio a tutte le donne che nel mondo hanno lottato per conquistare i loro diritti, hanno coltivato le proprie passioni, hanno reso la figura della donna protagonista della propria vita e del mondo che le circonda.

domenica 19 ottobre 2014

Tu e io per sempre in Paradiso


La musica che esce dall’Ipod – una cuffia per uno – è quella giusta. Fuori c’è il mondo, dentro la macchina – ferma sotto la luna che splende – solo il nostro amore, dolce e sorprendente come una scatola di cioccolatini.
La tua presenza accanto a me è un’emozione che mi accarezza il cuore. Il tuo profumo una carezza sulla mia pelle. Il sapore dei tuoi baci è un ricordo che scende leggero nel cuore ad abbracciare la mia anima. Ora capisco il senso di quella frase che avevo letto su Facebook: anche dentro di me c'è un fuoco che non ti perde di vista un attimo.
Tutto è così bello che ho paura. Paura di svegliarmi e scoprire che tutto questo è solo un sogno. All’inizio – pensa che idiota – avevo paura di innamorarmi, paura di soffrire. Pensavo sarebbe stata la solita storia di sesso. Puro divertimento. Come tutte le altre volte, come sempre. Un po’ di compagnia, un po’ di ginnastica insieme e via, prima che la storia diventi troppo seria. 
Adesso, con te accanto, mi sento in Paradiso per sempre e mi sorprendo sempre più spesso a chiudere gli occhi per immaginare il futuro per noi. Sono le tue parole a mostrarmelo.
«Senti, ci ho pensato» mi dici «con te mi annoio. Meglio se ci lasciamo.»


L’Errante ha scritto questo racconto per il n. 16 di A6 Fanzine (download) pubblicato nell’aprile 2010. Dedicato a quegli amori che ti lasciano appena il tempo di chiudere gli occhi per immaginare il futuro. Ne avete incontrati?

domenica 12 ottobre 2014

Ho sposato un cartoon

Si dice che tutti gli uomini siano uguali e che ogni donna sia unica. Posso confermarlo, dal momento che mia moglie è decisamente straordinaria. Anni fa senza saperlo sposai infatti un cartone animato. 


Ogni volta che prova un’emozione, questa le si disegna sul volto. Se è sorpresa, un grande punto interrogativo le compare sopra la testa. Quando piange la bocca diviene un cerchio perfetto e le lacrime sprizzano dagli occhi come da due fontanelle. 

Mia moglie non interpreta, però, un unico personaggio, ma li interpreta tutti, secondo le circostanze. Fa i mestieri cantando come Biancaneve e dorme come Aurora nel bosco. Al mare nuota come Ariel e come Heidi corre in montagna. Danza come Cenerentola, ma come il Coniglio Bianco è sempre in ritardo. 

Come potete immaginare le mie giornate sono quanto mai varie e mai noiose. Così ceno con Ratatouille e mi trovo in auto con Mr. Magoo; vado a letto con Jessica Rabbit e mi risveglio con Woody Woodpecker che saltella sul letto cantando: “È ora di alzarsi! è ora di alzarsi! Heh-heh-heh-HEH, heh-heh-heh HEH,heh-heh-heh-HEH, eheheheheh!”

Cosa ci volete fare? La vita è un film. Il mio amore è un film di animazione. 

That's all folks!



Il racconto è stato scritto dall'Errante per il n. 15 di A6 Fanzine (download), dedicato al cinema d’animazione. Preciso che ogni riferimento a Malikà è puramente casuale.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.