domenica 1 marzo 2015

V come vertigine

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L’osservo, sdraiata sul divano, la macchina fotografica posata a terra. Sta leggendo un fumetto in bianco e nero e nero inchiostro sono i suoi capelli a caschetto. Sfoglia lentamente le pagine con un dito inumidito e a tratti dischiude le labbra. Le lunghe gambe si stringono cercando qualcosa e le palpebre si socchiudono al ricordo di quell’assenza. In quel corpo femminile apparentemente fragile percepisco la potenza di una pantera, illusoriamente addomesticata dal guinzaglio che le orna il collo.

Improvvisamente un vortice, come un maelström scandinavo, travalica le pagine stampate e l’afferra, curvando le membra languide e rassegnate all’ineluttabilità di quel fato. I piedi adorabili hanno un ultimo guizzo sublime prima scomparire dentro la carta.

Mi pervade un senso di vertigine e comincio a sprofondare nel giornale che stavo leggendo, precipitando indenne dentro una stanza bianca, piena solo di un sofà vuoto, una macchina fotografica abbandonata e un fumetto aperto su un’ultima vignetta.

Valentina è lì, sdraiata su di un divano. Con la mano accarezza languida una gatta nera dalla lunga coda e legge le strisce disegnate di un uomo perdutosi inseguendo un sogno.



Il racconto è stato scritto per il n. 27 di A6 Fanzine, che aveva come tema la celebre Valentina di Guido Crepax.

2 commenti:

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.