giovedì 2 ottobre 2008

Le streghe di Sambughetto

«Ma quali streghe!» la Maga scoppia a ridere. «La superstizione popolare le ha definite così, ma dovremmo più correttamente chiamarle fate.»
«Eppure si dice che possano essere terribili…» obietto.
«Questa è proprio una caratteristica delle fate» mi risponde sorridendo. «Normalmente sono buone e aiutano gli uomini, ma guai a coloro che le offendono o cercano di rovinare l’ambiente in cui esse vivono. L’idea che fossero streghe fu messa in giro dai preti, perché non volevano che venissero adorate come divinità pagane. Invece non sono né dee, né demoni, poiché appartengono al Piccolo Popolo. Queste fate, o streghe come vengono chiamate a Sambughetto, peraltro non sono affatto “piccole”: hanno infatti le dimensioni di un essere umano.»

«E vivono nelle grotte?»
«Ci vivevano, prima che gli uomini distruggessero quasi tutto , con quelle loro mine per cavare il marmo. Tra l’altro hanno distrutto un intero giacimento fossilifero con ossa di animali estinti, come il leopardo e l’orso delle caverne e persino il ghiottone. Ossa che la superstizione popolare aveva scambiato per i resti dei pasti delle streghe.»
«Un vero peccato…» commento tristemente. «Allora le fate se ne sono andate.»
«Così pensano tutti» mi risponde con un sorriso malizioso. «Invece si erano solo nascoste in altre grotte della montagna, in cavità ancora inesplorate dall’uomo. E ora che la cava è chiusa sono tornate!»
«Ne sembri convinta» la provoco per vedere il suo bluff. «Ma hai delle prove?»
«Prove?» risponde trionfante. «Certo che sì! Ho la prova regina, una foto in cui si vede una fata!»
Mi mette davanti l’immagine che ha stampato, perché lei delle apparecchiature elettroniche proprio non si fida.
«L’ho scattata lungo il torrente Strona, accanto al ponte di Sorella Acqua (l’acquedotto che rifornisce Omegna, N.d.R.). Non me ne sono accorta al momento, ma riguardando la foto a casa ho visto chiaramente l’immagine. Indossa una sorta di mantello che la rende invisibile, perché riflette la luce del sole. Ma l’obiettivo ha colto per caso un riflesso che ne ha svelato la presenza. Al momento mi sono chiesta cosa facesse accanto al ponte. Quando però pochi giorni dopo c’è stata l’alluvione , che ha isolato la valle con le frane, ho capito. Stava proteggendo con un incantesimo il ponte per evitare danni maggiori. Come vedi le "streghe" son tornate, ma per proteggerci dai disastri ambientali che abbiamo combinato!»
Giro e rigiro la foto tra le mani, incredulo per quell’immagine luminosa sospesa nell’aria accanto all’acquedotto, chiedendomi cosa fare.
Poi mi decido: pubblicherò la foto appena avrò avuto anche il parere del Maestro. Quindi portate pazienza fino a domenica o lunedì
...

9 commenti:

  1. Wow... questo sì che è un mistero.
    Grazie per il commento, ICAO

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  2. Ma allora sono buone......
    ...ciao e complimenti per sito

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  3. Ciao Lario3! perché non segnali il caso a Giacobbo? ;))

    @ Roblog: buone o cattive? le fate (come tutte le creature del Piccolo Popolo) hanno criteri morali diversi dai nostri.
    Secondo i nostri metri di giudizio direi che sono... imprevedibili.

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  4. Al beucc dal fai, il buco della fata, è il nome dialettale con cui sono definite in valle Strona le grotte di Sambughetto. Vorrà pur dire qualche cosa, no?..

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  5. Questa cosa la Maga non me l'aveva detta... ;)

    Grazie per la preziosa informazione!

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  6. Io l'ho sempre saputo che non erano cattive!

    Posterai la foto????? Uhhhhh, non vedo l'ora!!!!!

    ;-))

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  7. @ Silvia: ho qui davanti a me la foto, pronta per essere pubblicata.
    Certo, temo che il Maestro smorzerà un po' i miei entusiasmi...

    Che dici, devo tener conto di quello che mi dirà?

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  8. Devi tener conto di quello che ti dirà??? Mmm.... nooooooo!!!!!!

    ;-))

    (te lo dice una mezzelfa... quindi ci puoi credere...).

    ;-))

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  9. ...Mi intrigano le storie delle streghe, forse perchè mi sento streghetta anch'io, ma una streghetta buona!Attenzione maschietti, le streghe stregano!
    Bacio.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.