giovedì 29 dicembre 2011

E infine arrivò il giorno

Ieri è nata mia figlia, una piccola bimba di poco più di 3 kg, che tende le sue manine al mondo. Dopo aver discusso a lungo se chiamarla Alfetta o Malikina abbiamo optato per Delia.
Quelli di voi che conoscono la mitologia sapranno che è l'appellativo della dea della luna, nata secondo il mito sull'isola di Delo. Quelli che conoscono la letteratura classica ricorderanno che è il nome della donna amata dal mio poeta preferito, Albio Tibullo.
In ogni caso è il nome che ci piaceva, per una bambina nata con una puntualità svizzera.

martedì 20 dicembre 2011

Una magica canzone


Ci sono musiche che emergono dal passato e attraversano i secoli conservando una straordinaria capacità di suggestione. E sanno caricarsi di nuovi significati grazie al lavoro di altri musicisti.
È il caso di un brano contenuto nel “Primo libro de' balli accomodati per cantar et sonar d'ogni sorte de instromenti” di Giorgio Mainerio, stampato a Venezia nel 1578.

L’autore è un personaggio davvero singolare. Un prete nato a Parma dalle origini misteriose. Qualcuno ha sostenuto che fosse di origine scozzese per via del cognome, che scriveva anche Mainer.
Sembra però certo che egli appartenesse invece all’antica famiglia de Maynerijs, che per inciso è molto legata al nostro territorio. Era stato infatti il podestà di Novara Jacobus de Maynerijs nel 1193-94 a promuovere la fondazione di un Borgo, che da lui prese il nome di Borgomanero.

In ogni caso è certo che il prete musicista Giorgio Mainerio si trasferì, attorno al 1560, ad Udine dove finì presto nei guai. Si mormorava infatti che si interessasse un po’ troppo di magia, negromanzia e altre scienze occulte.
E poiché si diceva che nottetempo si accompagnasse a certe donne, andando con loro nei boschi e per i campi a compiere inquietanti rituali, il tribunale dell’Inquisizione avviò delle indagini che però non giunsero ad un processo, perché prove di queste dicerie non furono trovate.

In ogni caso Giorgio Mainerio decise di cambiare aria, diventando Maestro di Cappella della Chiesa d'Aquileia nel 1578. Nello stesso anno pubblicò il suo libro dei balli in cui uno sembra essere ispirato proprio alle musiche ascoltate durante i rituali notturni a cui aveva partecipato ad Udine.
Il titolo Schiarazula Marazula si ispira ai Beneandanti e alle loro battaglie con le streghe e gli stregoni a colpi di "sciarazz" e "marazz",  canna e finocchio. Il testo originale di questo ballo non si è conservato, se pure ne aveva uno. Ma sappiamo che nel 1624 alcune donne friulane furono denunciate all’Inquisizione per aver eseguito questo ballo per invocare la pioggia.

Nel 1977 il cantautore Angelo Branduardi riprende il brano inserendolo nell’album “La pulce d’acqua” con il titolo “Ballo in fa diesis minore”.
Il testo è ispirato al tema della danza macabra che compare in molti affreschi medievali e in particolare in quelli di Clusone in cui la Morte, con una corona in testa, dirige le danze. Il testo si ispira però anche ad altre danze medievali aventi un aspetto magico rituale. Danze che si pensava fossero in grado di fermare il tempo. Cosicché la Morte stessa, incantata dalla musica, avrebbe perso il suo potere sugli uomini.

Angelo Branduardi – Ballo in fa diesis minore


domenica 18 dicembre 2011

Le dodici magiche notti

Il solstizio segna il giorno più lungo (a giugno) e quello più corto (a dicembre) dell’anno. Questa data era molto importante per le culture antiche che guardavano con estrema attenzione all’alternarsi delle stagioni. Individuare il momento giusto per la semina, ad esempio, poteva avere un’importanza capitale, dal momento che un errore poteva esporre al rischio di carestie.
Realizzare un calendario preciso costituisce da sempre un dovere ed una fonte di enorme prestigio per le gerarchie religiose e politiche (spesso coincidenti). Basti pensare che il "Calendario Giuliano" fu voluto da Giulio Cesare in qualità di Pontefice Massimo nel 46 a.C. e rimase in uso (nei paesi ortodossi lo è ancora) finché Papa Gregorio XIII non promulgò, nel 1582, un nuovo calendario che da lui prese il nome: è quel "Calendario Gregoriano" che noi tuttora utilizziamo.

Per questi motivi è comprensibile come i giorni del Solstizio fossero oggetto di moltissime credenze. Il solstizio invernale era circondato da particolari timori, dal momento che nessuno poteva essere certo che il sole sarebbe tornato a sorgere un  po’ più caldo ogni giorno.
Inoltre si pensava che quelle notti fossero popolate di misteriose e pericolose presenze. E che fossero scelte dalle streghe per i loro ritrovi notturni.

Da Natale all’Epifania, passando per l’ultimo dell’anno, la tradizione situa le “Magiche dodici notti”. Sono notti in cui tutto è possibile. In cui i cieli sono solcati da ogni genere di presenza. Se qualcosa di strano deve accadere potete star certi che sarà in una di queste notti.
Ad esempio, si dice che l’ultima notte dell’anno gli spiriti inquieti del morti e intere coorti di demoni si aggirino nelle tenebre, incontrando le streghe che si riuniscono per celebrare i loro sabba. Per questo motivo sarebbe necessario provocare quanto più rumore possibile per spaventarli e tenerli lontani dalle case. Da qui l’origine dei botti a Capodanno.

Contro queste orde diaboliche si ergevano però anche degli strani personaggi che potevano assumere l'aspetto di un piccolo animale o persino di una nuvola di fumo per danzare nelle radure dei boschi assieme ai compagni prima di affrontare, a colpi di rami di finocchio, epiche battaglie contro streghe e stregoni, a loro volta armati di canne di sorgo.
Questi misteriosi personaggi, chiamati “benandanti”, erano coloro che nascevano ancora avvolti nel sacco amniotico e per questo erano detti anche  i "nati con la camicia". L’idea di questo straordinario dono è il motivo per cui li si riteneva particolarmente fortunati o privilegiati fin dalla nascita.

sabato 17 dicembre 2011

Il sole si ferma anche nella Bottega del mistero




Nella puntata di sabato 17 dicembre, sul tema SOLSTIZIO, si parlerà delle antiche credenze che ruotavano attorno alla data potente e terribile del solstizio. E ascolteremo una canzone che forse le stesse streghe ballavano.

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di ELE.

venerdì 16 dicembre 2011

L'orologio conteso

Esce in questi giorni nelle librerie “ L’orologio conteso”, il nuovo libro dell'omegnese Marco Travaglini. Il volume raccoglie quattro racconti per tutte le stagioni e per tutte le età, dove si mescola la poesia dei luoghi con le storie di uomini e animali. Un cucciolo di cane, tenero come un batuffolo, fa palpitare il cuore di una ragazza.La sfida tra cani e gatti, come nelle migliori tradizioni della loro infinita competizione, si svolge in prossimità del confine svizzero, a Domodossola. Nei dintorni del lago Maggiore, invece, una gazza , per quanto lo neghi , non può nascondere la sua reputazione di “ladra” ( almeno fino a quando un colpo di fulmine cambierà le sue abitudini) e ricci e volpi, nei boschi che salgono verso la sommità del Mottarone, in una notte di luna piena, incontrano cinque strani personaggi con una lunga scala a pioli. Chi sono? Dove andranno? Ai lettori la scoperta. Le storie sono accompagnate dalle illustrazioni di Sergio Morello.


“E’ leggendo questi racconti che emerge la policroma vena poetica di Travaglini “, scrive il pittore Giorgio Rava nella sua presentazione. “Questa spazia nel mondo della favola e in quella favolosa dimensione perduta della gente di un tempo; quella gente semplice a cui Marco è sempre stato legato e di cui ha assorbito come una spugna le storie, le vite stesse, i modi di essere, e accanto agli umani ecco la conoscenza del mondo animale, di quegli animali che spesso – si veda La curva dei persici – popolano i suoi racconti , animali che assumono quasi dimensioni umane, con vizi e virtù”.

giovedì 15 dicembre 2011

Il solstizio a Siamo in Onda!




Il solstizio è quel momento dell’anno un cui pare che il sole fermi il suo cammino per riprenderlo poi tornando indietro. È un moto apparente, naturalmente, ma talora le apparenze hanno più sostanza della realtà così per molto tempo i due solstizi, d’estate e d’inverno, furono guardati con grande attenzione dagli esseri umani. Nessuna legge infatti, sembrava poter garantire, specialmente d’inverno, che il sole sarebbe realmente tornato indietro.

C’è però solo un programma che ferma il tempo per voi nel sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 17 dicembre avrà come tema della serata proprio SOLSTIZIO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Quali sono stati i tuoi momenti di massimo e minimo splendore?


Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


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La foto è una cortesia di Ele

martedì 13 dicembre 2011

La maledizione del rock colpisce ancora




Una vedova tatuata che canta senza peli sulla lingua con la voce di una diva nera degli anni quaranta, mescolando soul, jazz e hip hop. Un video girato in bianco e nero in cui la cantante depone una rosa bianca su una tomba su cui appare la scritta “Riposa in pace, cuore di Amy Winehouse”.
Questo è il video di “Back to black”, la canzone che da il titolo al secondo album della cantautrice inglese Amy Winehouse, pubblicato nel 2006. Un album che ne decreta il successo mondiale, ma esplicita fin dal primo singolo estratto “rehab” tutto il malessere di una ragazza arrivata presto al successo ma incapace di uscire da un nero e drammatico tunnel fatto di alcol, droga e disordini alimentari.

Difficoltà presto evidenti anche al pubblico in un susseguirsi di immagini scandalose, arresti, ricoveri e problemi nell’esibirsi dal vivo a causa delle sue condizioni di salute. Il 18 giugno 2011 appare per l’ultima volta in pubblico a Belgrado, visibilmente ubriaca. Al punto da dover annullare l'intero tour europeo.
Il 23 luglio 2011 una guardia del corpo trova il cadavere della ragazza nel letto della sua casa al numero 30 di Camden Square. L’autopsia non rivela tracce di droga, ma alcol in una quantità da non poter stabilire se sia causa diretta della morte. Amy non ha ancora compiuto 28 anni.

Con la sua morte, avvenuta a 27 anni, Amy Winehouse è entrata in quella leggenda nera che sembra colpire con particolare accanimento i cantanti: la maledizione del 27. Una serie di morti improvvise e anomale che accomuna molti artisti morti a 27 anni ed entrati a far parte di quello che è chiamato, in maniera un po’ macabra, il “Club del 27”.
La prima vittima fu il geniale polistrumentista e fondatore dei Rolling Stones, Brian Jones annegato in piscina nel 1969 a 27 anni d’età. Il coroner attribuì la morte all’abuso di droghe, ma anni dopo la fidanzata, Anna Wohlin, sostenne in un libro che Brian era stato assassinato dal costruttore della sua villa, il quale avrebbe confessato l’omicidio in punto di morte.

Il 18 settembre 1970, probabilmente soffocato dal suo vomito dopo un cocktail di alcool e tranquillanti, moriva il chitarrista statunitense Jimi Hendrix, reduce da alcuni disastrosi concerti.
Anche in questo caso si è parlato di omicidio, accusando il manager del musicista (morto a sua volta in un incidente aereo) con cui Hendrix intendeva tagliare i ponti, e persino la CIA, che forse voleva punirlo per aver eseguito l’anno precedente al festival di Woodstock l’inno nazionale statunitense in maniera volutamente distorta, in un’esecuzione passata alla storia.

Sempre nel 1970 moriva la cantante statunitense Janes Joplin stroncata da un’overdose di eroina. Mentre nel 1971 fu la volta del “Re Lucertola”, Jim Morrison il front man dei Doors, morto a Parigi in circostanze mai chiarite.
Nel 1994 la maledizione colpì Kurt Cobain dei Nirvana (ne abbiamo parlato qui). Questi però sono soli i più famosi, dal momento che il “Club del 27” comprende altri 29 artisti più o meno noti, inclusa Amy Winehouse, tutti tragicamente morti a 27 anni. Per molti di essi, girarono voci mai pienamente verificate, di misteriose circostanze e di morti sospette.


Amy Whineouse – Back to black

Il disegno di apertura è una dedica dell'amica Isabella Ferrante (http://isacomics.blogspot.com), una delle due autrici di A6 Fanzine, alla cantante inglese recentemente scomparsa.

lunedì 12 dicembre 2011

Ho perso l'Orco

Ho perso l’orco” è il titolo di una mostra che durerà fino al 18 dicembre nelle sale del Forum di Omegna.
La mostra è un viaggio itinerante tra leggende, racconti e tradizioni dal mondo e illustrate da Agua, giovane artista di Varese.
Le sculture sono in cartapesta giapponese e ritraggono i personaggi dell’Enciclopedia delle favole di Gianni Rodari.

La mostra è ad ingresso gratuito.

per info:
Fondazione Museo Arti e Industria di Omegna
Parco Pasquale Maulini 1 - Omegna (Vb)
tel. +39.0323.86.61.41
fax. +39.0323.86.70.27
mail fondmaio@forumomegna.org

domenica 11 dicembre 2011

L'arte antica del tatuaggio

L’usanza di praticare dei tatuaggi è molto antica anche se difficile datarla con precisione dal momento che normalmente i tessuti corporei non sopravvivono al processo di decomposizione. Ci sono peraltro prove dell’usanza di decorare il corpo già in epoche molto remote. E allora come oggi esistevano tatuaggi permanenti ed altri temporanei.
 
Nelle palafitte italiane (per inciso la prima ad essere scoperta in Italia fu quella di Mercurago, ad Arona) si trovano abbastanza frequentemente delle tavolette d’argilla cotta con dei misteriosi segni impressi. Sono interpretate come stampi usati dagli abitanti di questi villaggi costruiti sulle rive dei laghi, per imprimere sul corpo delle pitture vegetali. 
Esistono delle prove indirette di questa pratica, una sorta di straordinaria istantanea di questo genere dei decorazioni corporali. Nelle pitture rupestri del Sahara, datate al VI-V millennio a.C., sono rappresentati personaggi con i corpi dipinti. Una testimonianza ancora più straordinaria è costituita dal ritrovamento della mummia dell’uomo del Similaun, scoperta in un nevaio ad alta quota nella Val Senales venti anni fa. Sulla schiena e sulle gambe sono stati individuati dei tatuaggi, in corrispondenza di patologie dolorose, rilevate dalle analisi radiologiche. Si presume pertanto che avessero scopi curativi. Erano ottenuti incidendo la pelle e sfregando le ferite con polvere di carbone di legna inumidito. Con l’avvento del Cristianesimo l’uso del tatuaggio venne vietato in ossequio alla tradizione ebraica che condannava questa pratica. E forse anche per timore di quanto è scritto nel libro dell’Apocalisse. In esso si narra infatti del marchio, forse proprio un tatuaggio, che la Bestia alleata di Satana, il Dragone antico, imprimerà negli ultimi tempi sulla mano destra e sulla fronte di tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi. E senza quel marchio nessuno potrà comprare o vendere. Furono i viaggi e le esplorazioni a far tornare in Europa l’interesse per i tatuaggi, nonostante lo scetticismo o l’avversione delle classi dominanti. Il celebre medico Cesare Lombroso elaborò alla fine dell’Ottocento una teoria ai suoi tempi molto popolare benché oggi sia relegata tra le curiosità pseudoscientifiche. Tra i vari indizi per individuare “l’indole criminale”, oltre alla forma della testa e altre amenità del genere, egli indicava anche la presenza di tatuaggi. Negli stessi anni però i resoconti dei viaggiatori facevano rinascere l’interesse per i tatuaggi. E tra gli esploratori non possiamo non ricordarne alcuni della nostra zona. Viaggiatori come il novarese Ugo Ferrandi che esplorò la Somalia nell’Ottocento. Come Guido Boggiani, fotografo omegnese morto in Sud America in circostanze misteriose nel 1902, che ci ha lasciato meravigliose fotografie degli indigeni del Paraguay e dei loro tatuaggi, come quella che compare in apertura. O come Maurizio Leigheb che negli ultimi decenni ha avvicinato e documentato decine di popoli in Africa, Asia e Sud America.

www.illagodeimisteri.it

sabato 10 dicembre 2011

Nella Bottega del mistero si fanno anche tatuaggi




Nella puntata di sabato 10 dicembre, sul tema TATUAGGI, si parlerà dell’antica arte del tatuaggio e dei suoi significati. Nella seconda parte, dedicata ad una canzone, parleremo di una cantante tatuata e di un’incredibile serie di coincidenze diventate una nera leggenda…


La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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La foto è una cortesia di Ele che per questa foto si è avvalsa della collaborazione tecnica dello Smilzo, mentre Andrea dei Buzz ha gentilmente messo a disposizione il tatuaggio.

giovedì 8 dicembre 2011

I tatuaggi di Siamo in Onda!



L’uso di tatuare la pelle è antico e largamente diffuso nel mondo. Ci sono persona così tatuate da aver ben pochi centimetri quadrati di pelle ancora libera. Il fascino del tatuaggio risiede probabilmente nel suo essere permanente. Perché, più di un diamante, un tatuaggio è per sempre. Ricordatevelo, prima di farvi tatuare addosso il nome del vostro amore di oggi.


C’è però solo un programma che ha tatuata addosso la ricetta del divertimento dalla noia del sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 10 dicembre avrà come tema della serata proprio TATUAGGIO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Cosa vi fareste tatuare e perché?


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mercoledì 7 dicembre 2011

Monte Mesma. Storia, ambiente, arte, spiritualità di una terra alta del Cusio

Sabato 17 dicembre 2011 alle ore 15,30 al convento francescano di Monte Mesma verrà presentato il volume "Monte Mesma. Storia, ambiente, arte, spiritualità di una terra alta del Cusio.

Seguirà piccolo concerto in attesa del Natale dei Chonos enseble, a conclusione rinfresco.

Il volume,  curato da Fiorella Mattioli Carcano e Gabriele Trivellin, è così composto:
Padre Gabriele Trivellin o.f.m., Nel cuore di Monte Mesma
Andrea Del Duca, Il Monte Mesma d’Ameno e gli scavi di Giulio Decio
Daniela Fornara, Il Castrum di Mesma e il Borgo Mesimella
Pier Giorgio Longo, Alle origini del Convento di San Francesco sul Monte Mesma
Fiorella Mattioli Carcano, Vicende storiche del complesso conventuale di Mesma
Padre Franco Valente o.f.m., L’antica biblioteca di Mesma
Carlo Carena, Fra Ludovico Maria Sinistrari di Ameno, o.f.m.
Fiorella Mattioli Carcano, San Giuseppe M. Gambaro, frate di Mesma, martire in Cina
Cesare Carcano, L’ambiente del Monte Mesma
Marina Dell’Omo, Note sull’arredo figurativo della chiesa e del convento
Susanna Borlandelli, Apparati lignei nella chiesa del convento
Valerio Cirio, Edicole e Viae Crucis di Monte Mesma
William A. Stuart, Una passeggiata sul Monte Mesma
Paola Primon, Antonio Fallati, Suggestioni di Monte Mesma – immagini fotografiche

Dicono i curatori dell'opera,
Fiorella Mattioli Carcano e Gabriele Trivellin:
"Il Mesma è uno spazio di rara suggestione, dove s’intrecciano in un discorso armonico natura, storia, arte e soprattutto spiritualità, letta anche nel senso di sacralità. Una sacralità che nasce dal luogo, segnato da antiche presenze e nel tempo vissuto come luogo di vita e di memoria. Dai sepolcreti, al poderoso castello, da pascolo, a fondazione francescana.
Dentro questi momenti si snoda una storia fatta di uomini, che diversamente hanno fruito e “pensato” questo luogo, e di manufatti correlati a questa fruizione/ideazione.
La storiografia relativa a Mesma ha fondamento nell’opera del Cotta Mesima Illustrata, l’appassionato storico di vicende cusiane, nipote del famoso francescano Ludovico Sinistrari, che raccoglie notizie nodali sulle vicende di fondazione del convento e sui primi settan’anni di vita del complesso. Scrivendo in epoca ancor
molto vicina ai fatti quello che egli definisce “un divertimento estivo”, ci consegna un testo che, grazie all’edizione che ne fece padre Manni nel 1945, ci permette di avere una storia del complesso francescano minoritico e anche un raro spaccato di vita della Riviera nel Seicento: un testo che può essere letto sotto differenti angolazioni. Quest’opera, rimasta manoscritta nella biblioteca di Mesma, venne certo vista da chi  tra Ottocento e primo Novecento si è occupato del luogo, sostanzialmente: A. Fara, La Riviera di San Giulio, Orta e Gozzano; P.G. Botero, Il Monte Mesma  nella Riviera di Orta e i Padri Riformati di San Francesco; W. A. Stuart, Sketches of the Riviera and lake of Orta; A. Rusconi, Il Lago d’Orta e la sua Riviera; e soprattutto G. Pagani, Notizie storiche del Convento di Mesima dalle sue origini ai nostri giorni del 1912.
Benché il Mesma sia stato trattato successivamente all’interno di pregevoli opere non ha più avuto un testo che lo trattasse sistematicamente, quindi a un secolo dal saggio del Pagani, abbiamo ritenuto utile dedicare una pubblicazione a questo luogo, ricco di storia e di umanità. Abbiamo così  scelto di predisporre un libro che, per la prima volta, studi tutti gli aspetti relativi a Mesma. La realizzazione del progetto deve un sentito ringraziamento agli studiosi che, con generosità, hanno aderito alla richiesta, mettendo a disposizione le loro competenze per predisporre testi preziosi e scientificamente importanti, saggi con cui viene riletto tutto il tema di Mesma, che giungono a fornire approfondimenti mirati, supportati da quanto finora noto, ma soprattutto rivisitandolo alla luce di successive indagini archivistiche, bibliografiche, territoriali. Alla serie dei saggi abbiamo voluto aggiungere la parte dedicata a Mesma in Sketches of the Riviera and lake of Orta, edito nel 1867 in inglese, dandone per la prima volta la traduzione italiana. Il libro si conclude con una serie di immagini fotografiche con cui Paola Primon e Antonio Fallati hanno colto le “suggestioni” di Mesma.

Questo libro è dedicato e consegnato a chi ama, per vari motivi, ma con eguale intensità questo luogo di raro fascino, terra alta sul Cusio."

martedì 6 dicembre 2011

Novantanove palloncini oltre il Muro


Nella seconda metà del XX secolo la città simbolo della contrapposizione tra il blocco sovietico e quello occidentale fu la ex capitale della Germania sconfitta nel 1945, divisa e occupata dalle potenze vincitrici. I settori di occupazione inglese, francese e americano andarono a costituire Berlino Ovest, un’enclave completamente circondata dalla parte Est, inclusa invece nel blocco comunista.
Nella notte tra il 12 e il 13 agosto 1961, per fermare l’incessante fuga dei cittadini di Berlino Est verso la parte Ovest, il governo comunista tedesco diede avvio alla costruzione della “Barriera di protezione antifascista”, come era definita dalla propaganda. Nella realtà dei fatti il Muro di Berlino era una infinita barriera di blocchi di cemento, filo spinato e guardie armate che cingeva in una gigantesca gabbia a cielo aperto milioni di persone.

Si stima che oltre 200 persone abbiano perso la vita nel tentativo di superare il Muro. L’unica cosa che riusciva facilmente a superare le sbarre di quella prigione era la musica dei concerti organizzati nella parte Ovest.

Proprio durante un concerto a Berlino Ovest dei Rolling Stones un chitarrista tedesco, Carlo Karges vide alcuni palloncini, liberati per aria in segno di festa, ammassarsi in una forma che poteva ricordare un’astronave.

Immaginò che il vento li portasse dall’altra parte del Muro; che l’aviazione dell’Est si alzasse per fermare l’invasione e che questo scatenasse la reazione dell’Ovest, portando alla Terza Guerra Mondiale.

La canzone scritta da Karges nel 1983, affidata alla cantante tedesca Nena, conobbe il successo mondiale e divenne una delle canzoni in lingua tedesca più famose. Furono eseguite varie cover di questa canzone contro la guerra e contro un Muro che non poteva durare in eterno.

Un muro contro cui la musica occidentale agì come un fiume sotterraneo, contribuendo a corrodere le basi del consenso dall’altra parte.

Nella notte del 9 novembre 1989 dopo settimane di manifestazioni in tutta l’Europa dell’Est centinaia di migliaia di persone si affollarono davanti ai varchi chiedendo pacificamente e semplicemente di passare “dall’altra parte”, anche solo per poche ore per guardare le vetrine dei negozi della parte Ovest. Gli agenti di guardia al Muro, lasciati senza ordini dai loro comandanti, dopo qualche esitazione decisero di aprire il confine. Con questo semplice gesto aprirono una falla che portò al definitivo crollo del blocco comunista.

Proprio pochi mesi prima dell’apertura del Muro, Roger Waters dei Pink Floyd aveva detto in un’intervista  che l’opera rock The Wall si sarebbe potuto eseguire dal vivo solo dopo la caduta del Muro.

Così, nemmeno un anno dopo, il 21 luglio 1990 nella Berlino finalmente riunificata si svolgeva il grandioso concerto The Wall, cui assistettero oltre 350 mila spettatori, venuti ad ascoltare, tra gli altri, Bryan Adams, Cindy Lauper, Ute Lemper, Joni Mitchell, Van Morrison, Sinead O'Connor e gli Scorpions. E i palloncini poterono volare in un cielo senza gabbie.

lunedì 5 dicembre 2011

Twergi, Svaina e Bazilisk fiabe e leggende del folklore insubre



Segnaliamo l'evento Ornavassese "La Grotta di Babbo Natale"  con la mostra ideata da Roberto Corbella dal titolo: Twergi, Svaina e Bazilisk: fiabe e leggende del folklore insubre.

La mostra a pannelli, situata in P.zza XXIV Maggio presso la Sala Cinema Teatro comunale di Ornavasso, ideata e prodotta da Terra Insubre e Roberto Corbella, autore di numerose pubblicazioni dedicate alle tradizioni e alla cultura rurale popolare prealpina e alpina, prende in esame le figure più singolari, ormai quasi dimenticate, del folklore dell’Insubria, la regione storica compresa fra lo spartiacque alpino centrale e il Po, il Sesia e l’Adda.
L’Ossola riveste un ruolo del tutto particolare in questo ambito grazie al suo ricchissimo patrimonio storico-culturale.
Dalla Gioebia ai Fulett, diciotto personaggi sono descritti con le loro storie ed un’interessante sezione che approfondisce i contenuti  antropologici ed etnografici.
La mostra sara' visibile nei giorni : 3-4-6-7-8-9-10-11-17 e 18 Dicembre 2011 dalle ore 10 alle ore 18.
Per qualsiasi informazione sull'evento :

domenica 4 dicembre 2011

Una misteriosa gabbia




Secondo la tradizione alla fine del IV secolo giunse sul lago d’Orta un prete greco di nome Giulio. Il suo scopo era evangelizzare quelle terre, convertendo i pagani al cristianesimo. E per farlo si spinse fin sull’isola che sorge in mezzo al lago per costruirvi la sua centesima ed ultima chiesa.
Sempre secondo la leggenda, quello scoglio deserto non era completamente disabitato. Vi dimoravano infatti draghi, vipere e altre bestie immonde. Per cacciarle il sant’uomo sarebbe ricorso ad un esorcismo, utilizzando peraltro anche dei pani per convincerli a lasciare per sempre l’isolotto.

In ricordo di quell’episodio ancora oggi le monache benedettine che vivono sull’isola preparano un pane speciale in occasione della festa del santo, il 31 gennaio di ogni anno. Ma c’è un’altra tradizione, molto più oscura e misteriosa, originata da quell’antico esorcismo…

In un luogo nascosto della basilica si trova una gabbia. Qui venivano rinchiusi coloro che giungevano sull’isola per implorare di essere liberati dai demoni che li possedevano. Le sbarre servivano a contenere la furia che squassava i loro corpi, moltiplicandone le forze.

È una storia oscura, ai confini della realtà, in cui è difficile distinguere, soprattutto per quanto avveniva nei secoli passati, tra auto suggestione, problemi psichici e fenomeni soprannaturali.

Si tramanda ad esempio la vicenda della nobile Antonia che dalla Francia fece un lungo viaggio in Italia per poter essere liberata dai suoi demoni. Essa passò di santuario in santuario cercando sollievo al suo tormento. Si recò all’isola di San Giulio, poi sulla tomba di san Giminiano a Modena, su quella di San Pietro a Roma, quindi a Loreto. Solo qui fu infine liberata dal suo male, il 16 luglio del 1489.

All’interno della Basilica di San Giulio si trova un’altra testimonianza che ci restituisce la cronaca di un evento lasciato da un testimone oculare.

Su uno degli affreschi all’interno della basilica si trova un graffito, datato 27 agosto 1533. Un uomo, evidentemente ancora fortemente impressionato da quello a cui aveva appena assistito, decise di lasciare incisa sull’intonaco dipinto la propria testimonianza. Quel giorno infatti il vescovo Arcimboldo,  per grazia di San Giulio, guarì un’ossessa, liberandola dal suo demone.

sabato 3 dicembre 2011

In gabbia nella Bottega del mistero.



Nella puntata di sabato 3 dicembre, sul tema GABBIA, si parlerà di un’inquietante gabbia conservata sull’Isola di San Giulio. Nella seconda parte, dedicata ad una canzone, ascolteremo invece di una gabbia senza soffitto in cui volano allegri palloncini capaci di scatenare un tremendo conflitto mondiale.

La bottega del mistero è una rubrica all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

Per ascoltare Siamo in Onda:
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Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)

La foto è una cortesia di ELE.

giovedì 1 dicembre 2011

Nella gabbia di Siamo in Onda!



Le gabbie servono a rinchiudere gli animali (o gli esseri umani) pericolosi. Ma una gabbia può essere anche un indispensabile rifugio per proteggervi dalle bestie feroci o da altri pericoli.
Una “gabbia di Faraday” ad esempio è una struttura “in grado di isolare l'ambiente interno da un qualunque campo elettrostatico presente al suo esterno, per quanto intenso questo possa essere”. Un’ottima difesa contro i fulmini ad esempio.

C’è però solo un programma che prepara per voi una gabbia di divertimento per proteggervi dalla noia del sabato sera radiofonico: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 3 dicembre avrà come tema della serata proprio GABBIA.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

Chi o che cosa vi fa sentire in gabbia?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


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martedì 29 novembre 2011

Una miss sotto tiro




“C'è un tempo per mantenerti distante / un tempo per guardare altrove / c'è un tempo per tener giù la testa / per proseguire la tua giornata / c'è un tempo per la matita per gli occhi ed il rossetto / un tempo per tagliare i capelli”. È  l’inizio di una canzone ispirata ad una storia vera. Una storia di orrore e morte, ma anche una storia di bellezza e speranza.
Il 5 aprile 1992 cominciò il più lungo assedio nella storia bellica moderna. La città che per 44 mesi fu costantemente sotto il fuoco dei cannoni e dei cecchini, che ebbe oltre 12 mila morti e 50 mila feriti, perdendo il 64% della popolazione pre-bellica costretta alla fuga, non si trovava in qualche remota regione del mondo, ma nella civilissima Europa. Quella città, che divenne uno dei simboli di una guerra tanto assurda quanto crudele, è Sarajevo.

Non riuscendo a conquistarla, le forze militari serbe strinsero d’assedio la città bosniaca, martellandola coi cannoni e facendo sparare sui civili da cecchini appostati in punti strategici.

Alcune strade erano considerate così pericolose da essere conosciute come "viale dei cecchini", ma il grido “Pazite! Snajper!” ("Attenzione! Cecchino!") cominciò a risuonare ovunque.

In quell’inferno c’era chi tentava di ribadire il diritto della popolazione di Sarajevo a vivere in pace e insieme tra le diverse etnie come prima della guerra. E allora anche un concorso di bellezza poteva diventare un vero grido di speranza in un futuro migliore.

Bill Carter è un regista inglese che a seguito di un evento doloroso (aveva perso la fidanzata nel 1991 in un incidente automobilistico) aveva deciso di girare il mondo. Giunto in Jugoslavia nei mesi in cui la guerra civile ebbe inizio, decise di fermarsi a Sarajevo per condividere la lotta degli abitanti.

Lavorando per la TV locale Carter intervistò Bono degli U2, che fu colpito dalla sua storia. Scartata l’idea di un concerto a Sarajevo per il pericolo rappresentato dai cecchini, si decise di proiettare durante i concerti degli U2, con collegamenti satellitari di fortuna, le immagini girate da Carter.

Nel 1995 Carter realizzò un documentario che Bono volle titolare “Miss Sarajevo” per via delle immagini dedicate alla vincitrice di un concorso di bellezza nella città assediata, la diciassettenne Inela Nogic. 

Nel film c’è una canzone dallo stesso titolo, scritta ed eseguita da Bono e Brian Eno con lo pseudonimo Passengers e con la partecipazione nel finale di Luciano Pavarotti.

L’operazione contribuì a quella sensibilizzazione dell’opinione pubblica internazionale che portò all’Accordo di Dayton e alla fine dell’assedio di Sarajevo il 29 febbraio 1996. Nel 1997 gli U2 poterono esibirsi a Sarajevo, incontrando Inela Nogic. Nel 1999 George Michael ne fece un’ottima cover inserita nell’album “Songs from the Last Century”.
 
Nella foto Inela Nogic tra le tombe del cimitero di Sarajevo.

domenica 27 novembre 2011

L’importanza di essere belle



Cinquemila anni fa le donne della Mesopotamia, della valle dell’Indo e dell’Egitto avevano già imparato a colorare le labbra macinando pietre semipreziose assieme ad altri pigmenti. L’invenzione del rossetto però potrebbe essere ancora più antica…
Secondo la tradizione ebraica la prima moglie di Adamo, prima di Eva quindi, fu Lilith dalle labbra rosse come il fuoco. Poiché ella non voleva stare sottomessa ad Adamo, ma pretendeva di dominarlo, Lilith fu ripudiata e cacciata dall’Eden e al suo posto fu creata Eva. Adamo però non riusciva a scordare le rosse labbra della prima donna che avesse amato, così Eva macinò delle bacche assieme alla terra e con questa pasta si tinse la bocca.

Anche la famosa regina Cleopatra usava il rossetto. E forse grazie a questo sedusse il grande Giulio Cesare e, dopo la sua morte, il generale Marco Antonio. Un problema era però costituito spesso dalla tossicità dei componenti usati, per cui non deve sorprendere se nella storia della cosmesi i medici ebbero sovente un ruolo importante.

Circa mille anni fa il grande medico arabo Abulcasis descrisse il modo per realizzare un rossetto solido. Egli viveva a Cordova che all’epoca era la capitale della Spagna musulmana ed era una città prospera con circa un milione di abitanti moltissime scuole ed ospedali. E molte donne desiderose di rendersi ancora più belle.

Il rossetto moderno però fu inventato in Francia, a Parigi, negli stessi anni in cui le ballerine facevano impazzire gli uomini ballando scatenati can can e veniva inaugurato il celebre Moulin Rouge.

Erano gli stessi anni in cui i pittori come Henri de Toulouse-Lautrec immortalavano le ballerine e le donne dalle labbra vermiglie nei caffè e nei locali.

Circa un secolo e mezzo prima, nella tedesca città di colonia veniva inventata invece un’acqua profumata, la famosa acqua di Colonia. L’inventore dell’Acqua ammirabile, come era chiamata all’epoca, non era però un tedesco.

Come fu confermato da una sentenza di un tribunale di Colonia nel 1907 l'inventore dell'Acqua di Colonia fu Giovanni Paolo Feminis, che era nativo di Crana nella Val Onsernone, sul confine tra Italia e Svizzera, ed era emigrato giovanissimo a Colonia. Il 13 gennaio 1727 la Facoltà di medicina di Colonia, a ulteriore conferma dei legami tra medicine e cosmetici, concesse la licenza di vendita alla sua Aqua Mirabilis. Dopo la sua morte essa fu ampiamente commercializzata dal suo aiutante, un vigezzino nativo di Santa Maria Maggiore, Giovanni Antonio Farina, che la rese famosa in tutto il mondo.

sabato 26 novembre 2011

Il rossetto nella Bottega del mistero.




Nella puntata di sabato 26 novembre, sul tema ROSSETTO, si parlerà della storia di alcuni cosmetici e di come nemmeno la guerra possa spegnere il sorriso di una bella ragazza.


La bottega del mistero è una rubrica che curo all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio  in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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giovedì 24 novembre 2011

Siamo in Onda si mette il rossetto



Secondo la tradizione ebraica la prima moglie di Adamo, prima di Eva quindi, fu Lilith dalle labbra rosse come il fuoco. Poiché ella non voleva stare sottomessa ad Adamo, ma pretendeva di dominarlo, Lilith fu ripudiata e cacciata dall’Eden e al suo posto fu creata Eva.
Adamo però non riusciva a scordare le rosse labbra della prima donna che avesse amato, così Eva macinò delle bacche assieme alla terra e con questa pasta si tinse la bocca. Aveva inventato il rossetto.

C’è però solo un programma che il sabato sera si mette il rossetto per voi: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 26 novembre avrà come tema della serata proprio ROSSETTO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

ROSSETTO è sensualità e seduzione, quale altra carta giochi per sedurre?


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martedì 22 novembre 2011

Orologi e solidarietà



Sono molte le canzoni rese famose dalla pubblicità. Talora capita ad artisti praticamente sconosciuti, come è avvenuto recentemente al gruppo danese The Asteroids Galaxy Tour con “The Golden Age”, lanciata dallo spot di una birra. Altre volte la pubblicità rilancia cantanti con un passato famoso ma che stanno attraversando un periodo di crisi.
Nel 1998 una famosa ditta di orologi scelse per una serie di spot dal titolo “How Long is a Swatch Minute?” una canzone pubblicata due anni prima da un artista scozzese. Il suo nome è Midge Ure ed era stato il cantante e leader del gruppo musicale inglese Ultravox dal 1979, dopo l’abbandono del fondatore John Foxx, al 1987.
Nel 1984 Midge Ure fu protagonista di uno dei più grandi eventi musicali del decennio. Impressionato dalle immagini sulla carestia in Etiopia il cantante Bob Geldof aveva contattato Midge Ure. Insieme scrissero una canzone i cui proventi dovevano essere destinati a raccogliere fondi per gli aiuti umanitari.
Bob Geldof e Midge Ure avevano deciso che "Do They Know It's Christmas?" doveva essere una canzone corale che unisse i cantanti britannici per uno scopo benefico. Nacque così il supergruppo anglo irlandese Band Aid di cui fecero parte, tra gli altri, Phil Collins, Spandau Ballet, Duran Duran, Ultravox, Bananarama, Paul Young, Bono Vox degli U2, Culture Club, George Michael, Kool & The Gang, Sting, Status Quo, Big Country, David Bowie e Paul McCartney.
L’anno successivo, anche a seguito del successo dell’analoga iniziativa americana USA for Africa, il 13 luglio 1985, Geldof e Ure organizzarono Live Aid, un mega concerto in diverse località del globo (principalmente lo Stadio di Wembley a Londra e lo Stadio JFK di Filadelfia) sempre allo scopo di raccogliere fondi per l’Etiopia.
Sul palco, oltre agli artisti già citati, si esibirono Style Council, Adam Ant, INXS, Joan Baez, Elvis Costello, Opus, Nik Kershaw, B.B. King, Sade,     Black Sabbath, Bryan Ferry, David Gilmour, Crosby, Stills and Nash, Judas Priest, Alison Moyet, Bryan Adams, Beach Boys, Dire Straits, Queen, Santana, Elton John, The Who, Simple Minds, Madonna, Eric Clapton, Led Zeppelin, Mick Jagger, Tina Turner e Bob Dylan. Solo per citare i più famosi.
Dopo il Live Aid e lo scioglimento degli Ultravox Midge Ure proseguì la sua carriera solistica, ma senza raggiungere risultati particolarmente brillanti sul fronte delle vendite.
Fu lo spot degli orologi a rilanciarlo, spingendolo anche a organizzare, sempre con Bob Geldof, un nuovo evento come il grandioso Live 8 nel 2005, una serie di 10 concerti nell’ambito di una campagna mondiale per la cancellazione del debito dei paesi più poveri.

Midge Ure – Breathe  

domenica 20 novembre 2011

Le ore prima dell’orologio

L’esigenza di misurare il tempo è antica e si lega alla necessità di prevedere i momenti ideali per le attività fondamentali. E vari sono i sistemi inventati non solo per misurare il passare del tempo, ma anche per comunicarlo agli altri.
Oltretutto, in certe epoche, il numero di persona in grado di leggere e scrivere era molto basso sul totale della popolazione. Occorrevano sistemi facili da comprendere, come le meridiane, e possibilmente utilizzabili anche per segnalare le ore anche a grandi distanze, ai contadini che lavoravano nei campi. Come le campane.
L’uso di campane e campanelli è testimoniato fin da epoche antiche. Nell’antica Roma erano già in uso, sia con la funzione di amuleti che per segnalare l’apertura di edifici pubblici, come le terme.
Esistevano anche campanacci per il bestiame. Alcuni esemplari sono stati rinvenuti a Gravellona Toce durante gli scavi archeologici compiuti nel secolo scorso. Erano in ferro ed erano appesi al collo degli animali per segnalare la posizione non solo dei bovini ma anche di pecore e capre.
Ad un certo punto però campane di una certa dimensione cominciarono ad essere collocate presso le chiese per richiamare i fedeli e segnalare le funzioni della giornata. In questo modo il giorno cominciava ad avere una scansione interna segnalata dall’uso delle campane.
Secondo la tradizione fu Paolino da Nola nel V secolo ad introdurre l’uso delle campane per le chiese. Precedentemente infatti questi strumenti erano guardati con sospetto essendo presenti nei templi pagani. Il termine “campana” verrebbe proprio dai “vasa campana”, come erano chiamati in antico questi strumenti che assomigliavano a vasi in bronzo ed erano prodotti nella regione Campania, dove venivano fabbricate le prime campane.
A proposito di fabbricanti di campane c’è una storia interessante che riguarda la nostra zona ed in particolare il paese di Valduggia, sul confine tra la Val Sesia e il Cusio.
Attorno alla metà del Quattrocento iniziò un’attività di fabbricazione di campane tramandata di generazione in generazione dalla famiglia Mazzola fino al 2004. Innumerevoli furono le campane realizzate da questi maestri artigiani non solo sul territorio cusiano e valsesiano. Un’arte antica che ancora oggi risuona nei rintocchi delle campane che comunicano il passare delle ore.

sabato 19 novembre 2011

Sonanti orologi nella Bottega del mistero




Nella puntata di sabato 19 novembre, sul tema OROLOGI, si parlerà di antichi strumenti per segnalare il passare delle ore e di come uno spot possa rilanciare una carriera musicale un po’ appannata.

La bottega del mistero è una rubrica che curo all’interno del programma Siamo in Onda su Puntoradio www.puntoradio.net in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

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giovedì 17 novembre 2011

Orologi a Siamo in Onda




“In Italia, sotto i Borgia, per trent'anni hanno avuto guerre, terrore, assassinii, massacri: e hanno prodotto Michelangelo, Leonardo da Vinci e il Rinascimento. In Svizzera, hanno avuto amore fraterno, cinquecento anni di pace e democrazia, e cos'hanno prodotto? Gli orologi a cucù.”
Harry Lime (Orson Welles) in “il terzo uomo”.


C’è però solo un programma puntuale come un orologio svizzero nella confusione del sabato sera: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 12 novembre avrà come tema della serata proprio OROLOGIO.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:

La vita è come un orologio, in quale periodo della vostra vita, avreste voluto fermare le lancette?


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mercoledì 16 novembre 2011

Le ventimila storie di Siamo in Onda

Riceviamo e ben volentieri pubblichiamo questo comunicato stampa.
 
Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, festeggia ventimila storie raccontate via internet Il podcast del programma radiofonico taglia il traguardo del primo anno Per chi ama la radio, ecco una bella storia di provincia, di quelle che fanno poco rumore ma che sono un esempio di utilizzo creativo del mezzo.
Esattamente un anno fa, il 16 novembre del 2010, nasceva Le Storie di Siamo in Onda, un podcast di audioracconti scritti da vari autori per Siamo in Onda, il talk show del sabato sera di Puntoradio.
In un anno il podcast ha registrato un numero importante di contatti: ventimila storie scaricate ed ascoltate da utenti di tutto il mondo. La crescita di interesse attorno al progetto è stata esponenziale da quando, a marzo, la Apple ha posato gli occhi sull’iniziativa, premiandola con la prima pagina dell’iTunes Store, il negozio online dell’azienda californiana.
Per chi non ha dimestichezza con certi mezzi tecnologici, è necessario precisare che il podcast è una forma di distribuzione di contenuti audio (e anche video) attraverso internet e, in particolare, software come iTunes. Abbonarsi al podcast - lo si fa gratuitamente - consente, ogni volta che Le Storie pubblica un nuovo audioracconto, di scaricarlo automaticamente sul computer dell’abbonato, pronto per essere ascoltato.
Il podcast di Le Storie di Siamo in Onda è solo l’ultima tra le iniziative letterarie del talk show dell’emittente novarese. Lo staff del programma, in cinque stagioni, ha coltivato la collaborazione di un nutrito gruppo di scrittori, invitati settimanalmente a ideare brevi storie attorno a temi assegnati. “È stata una sorpresa trovare sul territorio piemontese e lombardo tanti amanti della scrittura disposti a mettersi in gioco” ci confidano. Gli autori infatti oggi sono una trentina; tra loro ci sono rodati narratori e talentuosi dilettanti.
“All’inizio i racconti venivano semplicemente letti in diretta.” sottolinea Fabio Giusti, responsabile artistico del programma “Poi si è deciso di diffondere i testi anche in un blog che oggi, con la sinergia di Facebook, raggiunge circa novemila lettori al mese.
Infine, nelle ultime stagioni, Le Storie sono diventate quei raffinati audioracconti che chiunque abbia un computer o un lettore mp3 può ascoltare dove e quando vuole.”
Che cosa rende Le Storie di Siamo in Onda un progetto unico nel suo genere?
“Probabilmente la formula.” spiega Fulvio Julita, colui che coordina la squadra di scrittori “Inventare una storia lunga non più di 2.100 battute (corrispondono a circa tre minuti di lettura, il tempo di una canzone) è, per chi scrive, una sfida intrigante e, per chi legge o ascolta, l’opportunità di cogliere, senza fatica e cali d’attenzione, ogni dettaglio, ogni emozione della narrazione. Colpisce la varietà di stili e punti di vista che contraddistingue il lavoro di un gruppo di teste pensanti ben assortito.”
Le storie sono vicende di fantasia a cui speaker, e alcuni attori, prestano le voci in sala di registrazione. C’è poi una delicata fase di assemblaggio dell’audio con le basi musicali.
Questo è compito di Roberto “Smilzo” Manzoni il quale chiarisce: “Molti, alla luce dei risultati, sono sorpresi nello scoprire che nessuno di noi sia un professionista radiofonico. Chi presta il proprio contributo lo fa sacrificando ore di tempo libero, per il piacere di vivere un’esperienza appagante, unica. E utile. Soprattutto quando l’impegno incrocia la solidarietà”.
Nel 2009, ad esempio, i migliori testi delle prime stagioni sono diventati un’antologia:
“Parole al vento - Le più belle storie di Siamo in Onda, il salotto di Puntoradio” (editore Macchione). La distribuzione del libro ha consentito ad AGBD Arona – Associazione Genitori Bambini Down - di raccogliere i fondi necessari per acquistare un pulmino. “Un risultato che ci rende orgogliosi.” continua Fabio Giusti “E che testimonia quanto un mezzo umile come la radio, unito alla creatività e la passione delle persone, può portare a traguardi straordinari.”

Il blog di "Siamo in onda" è http://www.siamoinonda.it

Il podcast di Siamo in onda:
http://itunes.apple.com/it/podcast/le-storie-di-siamo-in-onda/id404923990

lunedì 14 novembre 2011

La regina della finta pelle



Nel 1980 esce l’album “Warm Latherette”, quarto della cantante, attrice e modella di origine giamaicana Grace Jones. Affermatasi come regina della disco music negli anni Settanta, Grace Jones conosce il grande successo anche grazie ad una serie di cover di successo tra cui una personale versione di “La vie en rose” di Edith Piaf o “Libertango” di Astor Piazzolla.
Contemporaneamente porta avanti una carriera parallela come attrice, interpretando ruoli di grande impatto in produzioni di successo commerciale come “Conan il Distruttore” (1984) accanto ad Arnold Schwarzenegger, o “Agente 007 - Bersaglio mobile” (A View to a Kill) del 1985. Nel 1986 interpreta anche il ruolo della regina dei vampiri nel film “Vamp”.

“Warm Latherette” prende il nome dalla cover di una canzone composta da Daniel Miller (più noto per essere il produttore e fondatore dell’etichetta discografica inglese Mute Records), che con lo pseudonimo The normal aveva inciso il singolo nel 1978. Miller scrisse “Warm Latherette” dopo aver letto lo scandaloso romanzo “Crash” dello scrittore James Graham Ballard.
Ballard è uno dei maestri neri della fantascienza. Fortemente influenzato dall’arte surrealista, gli scenari dei suoi romanzi sono quelli della distopia. Società claustrofobiche e oppressive in cui nessuna persona sana di mente vorrebbe vivere. Non a caso gli anti eroi di Ballard sono autentiche “pecore nere del genere umano” dalla personalità fortemente alienata che si muovono in una realtà altrettanto allucinata e deformata.

La pubblicazione di “Crash” nel 1973 fece scandalo per le tematiche estreme di una trama che esprime il rifiuto più totale per la disumana società di un futuro prossimo, in cui gli uomini perdono la capacità di vivere le proprie pulsioni erotiche in modo normale.
I protagonisti della storia sono infatti preda di una perversione feticista che li spinge a collezionare macabre fotografie di automobili vittime di incidenti stradali.

Un romanzo estremo, ripreso nel film omonimo diretto da David Cronenberg nel 1996, le cui atmosfere disturbanti sono riprese da una canzone non facile all’ascolto, cui Grace Jones presta la sua voce e la sua fortissima personalità.
Grace Jones, la selvaggia pantera nera della disco music, è una cantante dalla voce potente che si è imposta anche per un’immagine fortemente aggressiva, l’aspetto androgino e un abbigliamento accuratamente studiato con la collaborazione di stilisti e artisti. Un look che anticipa le mode e avrà forti influenze su altre cantanti come Madonna o più recentemente, Lady Gaga.

Grace Jones, Warm Leatherette.

domenica 13 novembre 2011

Tessuti artificiali




Era il 1927 e a Gozzano veniva prodotta la prima “seta artificiale”. Ricavato dai linters grezzi (la peluria che ricopre i semi del cotone) attraverso un processo chimico messo a punto in Germania, il filato, chiamato anche Rayon, conobbe un rapido successo per la possibilità di essere usato per le fodere dei vestiti.
L’impianto dell’azienda Bemberg in Italia venne accolto con favore dalle autorità e dalla popolazione, per la possibilità di impiego che offriva la nuovissima fabbrica ad un territorio in cui la manodopera era in eccesso rispetto alle possibilità occupazionali. 


Una nuova tecnologia, una nuova fibra sintetica, una nuova fabbrica, nuovi posti di lavoro. E perfino una consistente donazione a favore del progetto di un ospedale. Tutto perfetto, quindi, nella “Santa Bemberg” com’era chiamata da molti. Almeno apparentemente…
Alcune voci contrarie si levarono quasi subito, sollevando dubbi sull’opportunità di prelevare acqua dal lago d’Orta scaricando nuovamente le acque del processo cuproammoniacale nello stesso bacino. Si temeva per il livello delle acque e anche per i possibili effetti sulla pesca, in un lago dalle acque ricchissime di vita che davano lavoro a molti pescatori di professione.


Non erano però anni facili per esprimere dissenso quelli. Non solo la fabbrica portava lavoro, ma godeva di coperture politiche importanti, in un regime che stava rapidamente spegnendo tutte le voci critiche, interne ed esterne. Ci fu però chi ebbe il coraggio di sfidare il muro di silenzio. E come spesso accade fu una donna.
La professoressa Rina Monti, originaria di Arcisate, vicino Varese, si era dovuta aprire la strada dentro un ambiente universitario marcatamente maschilista, diventando la prima donna, nel 1907, a ottenere una cattedra universitaria in Italia. E aveva saputo guadagnarsi il rispetto di colleghi e superiori fino a diventare una dei pionieri dello studio delle acque interne.


Quando le fu segnalata una misteriosa moria di pesci nel lago d’Orta la professoressa compì una serie di analisi delle acque. Il verdetto fu inequivocabile. Il ferro, il rame e l’ammoniaca scaricati nelle acque limpide del lago dal processo industriale stavano uccidendo la fauna, distruggendo la catena alimentare.
Questa è una storia che ha un lieto fine, che venne però solo 60 anni dopo questi fatti, quando le acque del Cusio, dichiarato ormai da molti un lago morto, vennero bonificate con una grandiosa azione di recupero. A ideare questo vero miracolo ecologico furono gli studiosi dell'Istituto di idrobiologia di Pallanza, dentro cui avevano lavorato molti allievi della professoressa Monti.




Nota bibliografica. Per approfondire l’argomento consiglio di leggere Angelo Vecchi, Bemberg: il “miracolo” è finito (e i cocci sono nostri) in Borgomanero Verde, Quaderni Borgomaneresi 8, Borgomanero 2005.

sabato 12 novembre 2011

La finta pelle nella Bottega del mistero.



La bottega del mistero è una rubrica che curo all’interno del programma Siamo in Onda http://siamoinonda.blogspot.com/su Puntoradio www.puntoradio.net in cui si parla di storie del territorio (nella prima parte) e della misteriosa storia che si trova talora dietro una canzone nella seconda.

Nella puntata di sabato 11 novembre, sul tema FINTA PELLE, si parlerà di filati sintetici e di inquinamento. Nella seconda parte racconteremo della selvaggia regina della finta pelle…



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giovedì 10 novembre 2011

La finta pelle di Siamo in Onda!



Donne, siete ecologiste? Amate gli animali? Non accettereste mai di rivestirvi con la pelle strappata ad un altro essere vivente?
Siete fortunate: la moderna tecnologia mette a disposizione della donna che non vuole rinunciare all’eleganza vestiti e accessori in ecopelle o finta pelle. In tutto simili all’originale ma ottenuti senza fare del male a nessuna creatura!

Così poteva suonare un annuncio pubblicitario di qualche anno fa.

Poi qualche guastafeste ha obiettato che certi procedimenti industriali per creare fibre sintetiche sono o possono essere altamente inquinanti e tutto si è fatto più confuso…


C’è però solo un programma che indossa senza esitazioni un elegante completo di finta pelle per rendere più affascinante il sabato sera: è Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio, pieno di buona musica, simpatia e divertimento intelligente che sabato 12 novembre avrà come tema della serata proprio la FINTA PELLE.

Come tradizione c’è anche un quesito posto agli ascoltatori:
Non tutte le cose finte non hanno valore. Quale cosa finta vale più di una vera?

Ditelo  inviando un sms oppure scrivetelo su questo blog o via mail. Le risposte più belle saranno lette in trasmissione.

Potrete trovare le foto della serata su Facebook oppure sul blog www.siamoinonda.it


Per ascoltare Siamo in Onda:      
- FM 96.3 da Novara, Vercelli, Verbania, Biella, Alessandria, Torino, Varese, Milano, Pavia
- FM 93.5 - 96.00 da Borgosesia e Valsesia  
- INTERNET in streaming su www.puntoradio.net

Per intervenire in DIRETTA:
- via email: diretta@puntoradio.net - redazione@siamoinonda.it
- via SMS:.389 96 96 960   
  
 Buon Ascolto...
(Sarà possibile seguire la trasmissione in replica il martedì successivo sempre alle 21,00)


La foto è una cortesia di Ele

martedì 8 novembre 2011

Licenza di uccidere




Nel 1962 sugli schermi cinematografici esplodeva una bomba. Dalle acque del mare emergeva un’affascinante e bionda cercatrice di conchiglie, vestita con un bikini bianco, che avrebbe incontrato di lì a poche inquadrature un uomo dal fisico atletico il cui nome era Bond, James Bond.
Il film è "Agente 007 - Licenza di uccidere" ed è il primo tratto dai romanzi dello scrittore inglese Ian Fleming, che fino a quel momento non aveva avuto particolare successo. Il film lo rese famoso, consacrando al contempo Ursula Andress come prima Bond girl della storia e un sconosciuto attore scozzese, Sean Connery, nel ruolo del più famoso agente segreto.


Lo stesso Fleming del resto aveva prestato servizio nei servizi segreti inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale, svolgendo ruoli non trascurabili.
Aveva elaborato ad esempio un complicato piano per catturare la famosa macchina “Enigma” che i Tedeschi utilizzavano per cifrare le loro comunicazioni militari. La decifrazione dei codici alla fine fu decisiva per la vittoria degli Alleati.


Diventato uno scrittore Fleming inventò il personaggio dell’agente 007, dove il doppio zero stava ad indicare una speciale squadra dei servizi segreti inglesi con la famosa “licenza di uccidere”. Fleming però aveva preso l’ispirazione per la sigla 007 da un personaggio straordinario, vissuto nel Cinquecento.
Il matematico, astrologo e negromante John Dee era il consigliere della regina inglese Elisabetta I nelle “materie occulte”. Nel 1587 suggerì di evitare lo scontro in mare aperto con la cosiddetta “Invincibile Armata”, una potentissima forza d’invasione che il re di Spagna Filippo II aveva inviato alla conquista dell’Inghilterra. Quando un uragano di potenza inaudita distrusse quasi completamente la flotta spagnola molti gli attribuirono il merito di aver scatenato una tempesta soprannaturale in difesa della patria.


I compiti svolti dal dottor Dee quale “consigliere sulle materie occulte” della Regina non si limitavano però all’astrologia. Grazie alla sua conoscenze matematiche e nel campo della crittografia egli era in grado di far pervenire a corte delicate informazioni cifrate sotto la sembianze di innocue lettere.
John Dee firmava queste missive con due O (a simboleggiare gli occhi della regina che tutto vedevano), seguiti dal numero magico 7. Molti secoli dopo, Jan Fleming, che conosceva bene la vita di John Dee, adottò questa cifra per indicare nei suoi romanzi l’agente segreto al servizio di Sua Maestà.


Uno degli ingredienti dei film di James Bond oltre a macchine veloci, inseguimenti mozzafiato e bellissime donne sono le celebri colonne sonore.
Tra le voci più note c’è quella della cantante gallese Shirley Bassey che interpretò le canzoni dei film “Goldfinger”, "Moonraker” e “Una cascata di diamanti” del 1971. Quest’ultimo è il sesto film della serie con Sean Connery nella parte di 007.


Shirley Bassey – Diamonds are forever

lunedì 7 novembre 2011

Il treno si è fermato


Il treno è fermo su binari d’acciaio che s’arroventano al sole, in una giornata estiva che sembrerebbe simile a molte altre, se non mi trovassi nella surreale trappola di un mezzo costruito per viaggiare, inchiodato invece da otto ore e quarantasette minuti nello stesso punto.
Attorno a noi si estende un’afosa pianura. Qui un tempo c’erano foreste e campi coltivati. Ora è un’estensione di capannoni su cui la scritta “vendesi” si alterna agli “affittasi”. Da queste parti anche l’industria si è fermata; o forse se n’è andata lontano abbandonandoci ai nostri guai.
La stessa cosa è accaduta alla climatizzazione di questo treno, che si è spenta all’improvviso lasciandoci intrappolati in questo guscio surriscaldato. Non si possono aprire i finestrini né le porte e tanto meno è possibile scendere dal treno. Abbiamo chiesto al controllore cosa stesse succedendo, ma dopo aver borbottato che stava andando a vedere è stato inghiottito dal nulla e non l’abbiamo più rivisto.
Poiché i cellulari sono muti e la connessione ad internet è un miraggio più intenso di quelli che s’intravedono sotto il sole all’orizzonte circolano varie ipotesi sulle cause della nostra situazione: l’incompetenza del macchinista; un guasto meccanico o elettrico; la caduta della linea elettrica; un black out generalizzato dovuto all’accensione di troppi condizionatori. Qualcuno, ma si è trattato di una voce isolata, ha parlato di un’epidemia a bordo.
Curiosamente le vite dei passeggeri che sarebbero corse parallele hanno cominciato ad intrecciarsi da quando il treno si è fermato. Ho notato che ciascuno reagisce a suo modo alla situazione. Una signora racconta le urgenze che l’hanno spinta a partire, come se fossero motivo sufficiente per far ripartire il treno. Un ragazzo ha trovato l’occasione per provarci con una bella ragazza e lei, forse solo per vincere la noia, gli ha dato corda trasformandolo nel suo ventilatore personale. Un uomo coi baffi dice che è colpa del Governo che non ha fatto le riforme. Un uomo senza baffi ribatte che è colpa dell’opposizione che non ha consentito al Governo di farle. Una donna si rifugia nella lettura. Un signore davanti a me dorme. Tutti sbuffano. Io scrivo.
Non so dire perché mi succeda, ma quando il mondo attorno a me diventa grigio, piatto, immobile io sento la necessità di farlo. Non perché desideri far leggere a qualcuno ciò che scrivo. So però che devo. E che in qualche modo morirei se non lo facessi. Per questo accendo il computer e inizio a battere sulla tastiera. Oppure, come in questo caso, estraggo un taccuino e con una biro traccio freneticamente dei segni, che correggo e ricorreggo, fino a che la storia che mi è venuta a trovare comincia a prendere forma. Non è esattamente ciò che vorrei esprimere, ma questo è l’unico modo che conosco per fissare sulla carta un pallido fantasma della bellezza che ho intuito.


Era passato da poco l’otto settembre e rientravo con un amico dall’Istria su un treno carico di ex militari senza divisa. Rimasti senza ufficiali e senza ordini avevamo deciso che la guerra per noi era finita ed era ora di tornare a casa. A Verona però trovammo una sorpresa. La stazione era piena di tedeschi, con mitragliatrici ovunque. Il treno fu fermato e salirono a bordo. Sul binario accanto al nostro c’era una fila di carri bestiame. Man mano che trovavano i ragazzi in età di leva li buttavano giù dal nostro e li caricavano sull’altro treno. Chi tentava di scappare era falciato dalle raffiche delle guardie. Gli altri urlavano disperati e gettavano biglietti dalle finestrelle supplicando i passanti di avvisare le famiglie.
Noi due restavamo a guardarci senza alcuna idea di cosa fare. Nello scompartimento con noi c’era solo un uomo più vecchio, che leggeva il giornale e ogni tanto ci guardava.
«Datemi le vostre carte di identità» disse improvvisamente.
Eravamo così spaventati che obbedimmo come automi, senza nemmeno capire perché. Allora l’uomo prese di tasca un pennino. Trasse dalla valigetta delle boccette d’inchiostro e fece delle prove su un foglio di carta. Quando fu soddisfatto, prese i documenti e ci lavorò sopra col pennino. Infine ce li restituì. Notammo che aveva modificato perfettamente la data di nascita in modo da farci risultare troppo giovani per essere nelle classi di leva.
I tedeschi arrivarono e chiesero i documenti, videro la data di nascita, ci guardarono, ce li restituirono e andarono oltre. Per loro un documento ufficiale era un testo sacro. Impensabile discuterlo.
Io non ho idea di chi fosse quell’uomo. Un impiegato dell’anagrafe? O un falsario? Non l’ho mai più rivisto, perché appena possibile scendemmo dal treno e raggiungemmo Milano a piedi.


«Ecco, questo è successo veramente.»
«Prego?» domando al signore che mi sta di fronte.
Mi rendo conto che devo essermi appisolato.
«Mi scusi» risponde con un sorriso. «Alle volte mi capita di parlare da solo».
Mi chiedo quanti anni possa avere. Un’ottantina o forse più, ma ben portati. Poi mi trovo a pensare che persone come lui, quando avevano la metà dei miei anni, compirono imprese che faccio fatica anche solo ad immaginare. Bastava una cartolina per metterti su un treno diretto verso luoghi i cui nomi ora compaiono nei libri di storia. E dopo quello spaventoso tritacarne per loro venne il momento della scelta. Che fossero sfuggiti ai treni piombati verso la Germania o che si trovassero dentro campi cintati di ferro, ciascuno di loro dovette prima o dopo schierarsi, da una parte o dall’altra.
E penso anche alla generazione dei loro nonni che, inseguendo il sogno di un’Italia unita, leggeva e scriveva mentre andava a morire al fronte su treni a vapore. E quando il carbone finiva, i passeggeri scendevano dal treno, si rimboccavano le maniche e raccoglievano le canne del granoturco per alimentare la caldaia.
Pensando a loro, mentre il treno persiste nella sua immobilità, rileggo un’ultima volta i miei fogli pieni di belle parole ornate, prima di strapparli in mille pezzi e cominciare a scrivere. 
Una storia diversa, stavolta.




Nota: questo racconto era stato scritto per una rivista letteraria con cui per un certo tempo ho collaborato. Poi vi sono state divergenze sulla destinazione che il treno doveva raggiungere e il racconto è sceso dal convoglio. Ve lo propongo qui, essendo sempre attuale.

www.illagodeimisteri.it

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.