martedì 13 dicembre 2011

La maledizione del rock colpisce ancora




Una vedova tatuata che canta senza peli sulla lingua con la voce di una diva nera degli anni quaranta, mescolando soul, jazz e hip hop. Un video girato in bianco e nero in cui la cantante depone una rosa bianca su una tomba su cui appare la scritta “Riposa in pace, cuore di Amy Winehouse”.
Questo è il video di “Back to black”, la canzone che da il titolo al secondo album della cantautrice inglese Amy Winehouse, pubblicato nel 2006. Un album che ne decreta il successo mondiale, ma esplicita fin dal primo singolo estratto “rehab” tutto il malessere di una ragazza arrivata presto al successo ma incapace di uscire da un nero e drammatico tunnel fatto di alcol, droga e disordini alimentari.

Difficoltà presto evidenti anche al pubblico in un susseguirsi di immagini scandalose, arresti, ricoveri e problemi nell’esibirsi dal vivo a causa delle sue condizioni di salute. Il 18 giugno 2011 appare per l’ultima volta in pubblico a Belgrado, visibilmente ubriaca. Al punto da dover annullare l'intero tour europeo.
Il 23 luglio 2011 una guardia del corpo trova il cadavere della ragazza nel letto della sua casa al numero 30 di Camden Square. L’autopsia non rivela tracce di droga, ma alcol in una quantità da non poter stabilire se sia causa diretta della morte. Amy non ha ancora compiuto 28 anni.

Con la sua morte, avvenuta a 27 anni, Amy Winehouse è entrata in quella leggenda nera che sembra colpire con particolare accanimento i cantanti: la maledizione del 27. Una serie di morti improvvise e anomale che accomuna molti artisti morti a 27 anni ed entrati a far parte di quello che è chiamato, in maniera un po’ macabra, il “Club del 27”.
La prima vittima fu il geniale polistrumentista e fondatore dei Rolling Stones, Brian Jones annegato in piscina nel 1969 a 27 anni d’età. Il coroner attribuì la morte all’abuso di droghe, ma anni dopo la fidanzata, Anna Wohlin, sostenne in un libro che Brian era stato assassinato dal costruttore della sua villa, il quale avrebbe confessato l’omicidio in punto di morte.

Il 18 settembre 1970, probabilmente soffocato dal suo vomito dopo un cocktail di alcool e tranquillanti, moriva il chitarrista statunitense Jimi Hendrix, reduce da alcuni disastrosi concerti.
Anche in questo caso si è parlato di omicidio, accusando il manager del musicista (morto a sua volta in un incidente aereo) con cui Hendrix intendeva tagliare i ponti, e persino la CIA, che forse voleva punirlo per aver eseguito l’anno precedente al festival di Woodstock l’inno nazionale statunitense in maniera volutamente distorta, in un’esecuzione passata alla storia.

Sempre nel 1970 moriva la cantante statunitense Janes Joplin stroncata da un’overdose di eroina. Mentre nel 1971 fu la volta del “Re Lucertola”, Jim Morrison il front man dei Doors, morto a Parigi in circostanze mai chiarite.
Nel 1994 la maledizione colpì Kurt Cobain dei Nirvana (ne abbiamo parlato qui). Questi però sono soli i più famosi, dal momento che il “Club del 27” comprende altri 29 artisti più o meno noti, inclusa Amy Winehouse, tutti tragicamente morti a 27 anni. Per molti di essi, girarono voci mai pienamente verificate, di misteriose circostanze e di morti sospette.


Amy Whineouse – Back to black

Il disegno di apertura è una dedica dell'amica Isabella Ferrante (http://isacomics.blogspot.com), una delle due autrici di A6 Fanzine, alla cantante inglese recentemente scomparsa.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.