domenica 22 febbraio 2015

Un occhio di sangue sulla città delle luci




Sono rimasto solo a scrutare con il mio unico occhio le vie della Ville Lumière, come uno dei tanti gargouille che l’osservano dall’alto di Notre Dame. 

Avevamo il compito di difenderla ad ogni costo, ventimila uomini per fermare l’ondata che si è abbattuta sulle spiagge della Normandia ed è dilagata all’interno spazzando ogni cosa. Un compito impossibile per degli eroi. E la maggior parte di noi non lo era. In questi quattro anni i più hanno trascorso i giorni a leggere carte e le notti a guardare ballerine. 

E ora, nell’ora suprema, con la città insorta che è diventata un’unica barricata contro di noi e i parigini ovunque a darci la caccia come a ratti, il comandante ha disatteso gli ordini e si è arreso. Ma la resa, per noi francesi che abbiamo scelto di indossare un’uniforme tedesca, significa morte. 

Abbiamo creduto alla promessa di un impero millenario e quando questo ha alzato bandiera bianca siamo restati come innamorati sedotti e disillusi da un’amante perversa e crudele. 

Io sono l’ultimo e cerco, nel mirino del mio fucile da cecchino, un’uniforme americana indossata da un ufficiale francese per aprire un occhio di sangue sulla sua fronte. In attesa dell’inevitabile fine.




Il racconto è stato scritto per il n. 26 di A6 Fanzine, il cui tema era Paris!

Durante l’occupazione nazista della Francia migliaia di uomini e donne si unirono alla Resistenza, collaborando attivamente con gli Alleati, prima e dopo lo sbarco in Normandia, il 6 giugno 1944.

Molti altri però, dando ascolto al messaggio lanciato dalla radio da Philippe Pétain il 30 ottobre 1940, decisero di collaborare con i tedeschi. La loro sorte, se catturati dai partigiani, era una sola: secondo le memorie del Generale De Gaulle, furono eseguite senza processo oltre 10 mila fucilazioni.

La difesa di Parigi era stata affidata al generale tedesco Dietrich Von Choltitz. Hitler gli diede l’ordine di ridurre in cenere la città, se fosse stato costretto alla ritirata. Tra il 18 e il 25 luglio 1944, con le divisioni alleate che si avvicinavano velocemente, i parigini insorsero innalzando barricate ovunque.

Von Choltitz, comprendendo che la situazione era ormai insostenibile, decise di disattendere gli ordini di distruzione del Furher e si arrese con la sua guarnigione il 25 agosto 1944. Mentre i soldati del Generale De Gaulle seguiti dagli Anglo Americani sfilavano per le vie della città, l’estrema difesa della città fu assunta da un pugno di dannati, per lo più collaborazionisti francesi che sapevano di non avere alternative. Lo stesso De Gaulle fu bersagliato durante la sfilata per la liberazione.

La caccia ai cecchini appostati sui tetti e in alcuni punti strategici fu l’ultimo sanguinoso atto della battaglia. 


8 commenti:

  1. Che cosa tremenda la guerra ... Quando diventerà un tabù, qualcosa da non fare mai, mai, mai?

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    1. Condivido l'auspicio, ma considerato che la prima guerra fu combattuta a colpi di clava tendo a essere pessimista su questo punto.

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  2. Guerra .... sempre Guerra ..... ma questi benedetti uomini impareranno mai dai loro errori ?
    Speriamo che prima o poi, più prima si spera capiscano. Bel post .... Ottimo come sempre. Un saluto e buona settimana

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    1. Non credo sarà la nostra generazione a vedere la fine delle guerre...

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  3. Sempre interessanti questi tuoi post, dalle foto stupende del lago D'orta ai racconti intriganti che ci proponi..
    La guerra questo mostro famelico , che non smetterà mai di avere fame!
    Bacio Alfa mio!

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  4. Mi piacciono molto i tuoi racconti, sai scrivere davvero bene e quando li leggimi sento coinvolta al 100%!
    Vorrei tanto saper scrivere di un argomento difficile come questo come sai fare tu. Complimenti!
    A presto .. Dream Teller ^^

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    1. Grazie! ma anche tu sai raccontare molto bene, sul confine tra fantasia e racconto onirico gli avvenimenti della tua vita! ;)

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.