domenica 4 maggio 2008

Metodi sicuri per far nascere i bambini

Ci sono luoghi da cui è bene che gli uomini stiano alla larga.
Questo veniva ripetuto nei racconti attorno al fuoco o nelle stalle, quando alla sera ci si radunava per chiacchierare, sbrigando gli ultimi lavori della giornata.
Non che quei luoghi fossero malvagi. Non tutti perlomeno. Non che il divieto fosse effettivamente esteso a tutti.
Erano i maschi adulti a doverne stare lontani.

Perché lì, sui massi, le donne andavano a prendere i bambini. I quali potevano anche tornarci, per giocare allo scivolo sulla pietra liscia che li aveva generati. Ma gli uomini no.
Per loro quello era territorio proibito e portava male avvicinarsi. Una serie di racconti raccapriccianti descrivevano, in maniera dettagliata, cosa era capitato a quei pochi, incoscienti, pazzi o empi, che avevano osato sfidare il divieto.
Decisamente meglio non rischiare, pertanto. Tanto quelle erano cose di donne di cui gli uomini nulla capivano o potevano capire.

Poiché il valore di una donna si misurava soprattutto dai figli che riusciva a partorire, un ritardo eccessivo nel rimanere incinta cominciava ad essere oggetto di commenti e rimproveri più o meno aperti. Quale donna si poteva permettere di rischiare, allora? Chi poteva rifiutare l’aiuto della pietra che generazioni di donne, da tempo immemorabile, avevano invocato?

Nessuno ricorda più ciò che veniva compiuto; né come potessero prendere i bambini dalla roccia, perché quei riti anche allora erano avvolti dal mistero che solo alcune vecchie conoscevano e rivelavano a persone fidate. Perché i Vescovi, da secoli, avevano proibito quei culti antichi, anche se i preti preferivano non vedere e far finta di non sapere, purché le donne andassero a messa la domenica e le altre feste comandate. A nessuno interessava avere Inquisitori per il paese a far domande e ficcare il naso dove non avrebbero dovuto, perché si sa che a furia di scavare qualcosa alla fine si trova.
Ma poiché ci sono molte ore in un giorno e molti giorni in una settimana, non era difficile per le donne trovare il momento giusto per andare a fare una visita al masso. Qualcuna forse si lasciava scivolare sulla superficie; qualcun'altra forse deponeva offerte nelle piccole coppelle. Ciascuna sperando di poter essere madre.

Lì cominciava la seconda parte della storia. In un’epoca in cui non c’erano né medici, né ospedali le uniche a poter dare una mano erano le madri più anziane, alcune delle quali finivano con l’aiutare le più giovani dopo aver aiutato sé stesse, magari partorendo da sole in una vigna o in un pascolo.
Del resto come fai a tirarti indietro quando puoi assistere al compiersi di un nuovo piccolo grande miracolo come la nascita di un bambino?
Se si ha da fare si fa, dicevano. Senza pensarci. Così quando veniva il tempo e le mandavano a chiamare prendevano in mano la situazione: davano ordini perché tutto fosse pronto e tutte avessero il loro ruolo; allontanavano gli uomini, che in quei momenti di ruolo non potevano averne ed erano solo d’intralcio; calmavano la paura e davano indicazioni. Infine prestavano le prime cure al bambino, prima di riconsegnarlo alla madre.
Oppure dovevano mandare a chiamare il prete, perché le cose erano andate male e la madre o il bambino o entrambi non ce l’avevano fatta. Cosa che purtroppo accadeva troppo spesso…

4 commenti:

  1. Quando, da adolescente, dichiaravo a mia nonna di desiderare che il mio compagno sapesse tutto della mia vita, lei storceva il muso. Quando poi le dicevo che il futuro padre aveva il pieno diritto di assistere alla nascita del suo bambino, e che assistere all'evento lo avrebbe certamente fatto partecipare di più alla vita familiare e a quel magico momento, lei rispondeva che il parto "non è una cosa da uomini".
    All'epoca cassavo la cosa come un'impostazione sessista della procreazione. Eppure le sue osservazioni le porto ancora dentro. "Perchè devi farglielo vedere? lui lo immagina in un certo modo: se lo vede rimane deluso, può fargli solo schifo. Lui deve pensare che è bello, poetico, magico".
    Non so quanti uomini oggi ignorino come si svolge un parto. Tra Sky, documentari e Youtube ogni cosa è offerta alla curiosità umana. Dunque non credo che un uomo potrebbe immaginare un parto in una maniera diversa da com'è in realtà.
    Il fatto che poi il sesso maschile sia psicologicamente indifeso, e quindi spesso impaurito da certi avvenimenti "carnali", dal dolore fisico e dalle copiose perdite di sangue, è un altro discorso.
    Ma oggi gli uomini possono sperare di avvicinarsi a quelle rocce senza essere puniti. Tutto quello che devono fare è ricordare di farlo sempre con il massimo rispetto, come si fa di fronte alle cose sacre della vita.

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  2. E' molto interessante questo confronto, tutto femminile, tra due generazioni.
    Credo che entrambi i punti di vista siano giusti, in quanto esprimono visioni del mondo coerenti con l'epoca e l'ambiente in cui sono maturati.

    Oggi le donne non vanno più a "prendere i bambini" sotto i massi, e quindi ha un senso che gli uomini siano presenti e partecipi. Un tempo non cambiavano certo i pannolini, oggi lo fanno (quasi tutti) senza eccessivi problemi.

    Non credo però che il punto di vista della nonna possa essere liquidato come superato, in quanto esprime una preoccupazione psicologica che ha alcuni fondamenti.
    Per quanto il peso del parto ricada - evidentemente - sulla donna, non va trascurata la percezione di chi assiste impotente ad un travaglio non può fare nulla. Non credo sia solo paura del dolore...

    Peraltro sono cose che si superano, penso, con una buona preparazione (possibilmente non solo documentaristica) su quello che accadrà effettivamente. magari avendo un ruolo ben preciso su quello che dovrà fare.

    Devo precisare però che parlo senza avere esperienza diretta, per cui posso sbagliarmi ed essere corretto da chi ha esperienza in materia...

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  3. :-) Dunque pensi che un uomo assistendo al travaglio possa sentirsi in difficoltà perchè non riesce a trovare un suo ruolo all'interno di quell'avvenimento, più che per paura del dolore della compagna?
    Non ci vavevo mai pensato.
    Neanch'io ho (ancora) esperienze dirette in merito. Magari la cosa varia anche da uomo a uomo. Comuqnue io ho superato la fase del "tutto o niente", e oggi riterrei perfettamente ragionevole (forse anche preferibile) lasciare il papà fuori "a fumare la sigaretta". L'importante è non sentirsi abbandonate a se stesse, ed essere coperte di coccole dopo l'immane fatica!! :-)

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  4. Concordo pienamente con Antea. Piuttosto che avere anche la paura che il futuro padre svenga sul più bello (so di marcantoni finiti poi a loro volta ricoverati per trauma cranico), meglio lasciarlo fuori. Purchè una volta a casa facciano la loro parte (lì non ci sono scuse)

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.