lunedì 31 agosto 2009

Deliri notturni



Una lunga gelida estate

9 – Frankenstein

Deliri notturni




Quella sera ascoltai una conversazione tra mio marito e John in cui si parlava della possibilità di infondere la vita ad un corpo inanimato mediante l’elettricità.
L’argomento di questa conversazione, unito all’impressione della scena seguita alla lettura di Christabel agitarono il mio riposo notturno. Non riuscivo a prendere sonno, girandomi in continuazione nel letto, finché la stanchezza non mi sopraffece.
Allora una visione spaventosa mi si presentò in sogno.
“Vidi, a occhi chiusi, ma con un’acuta potenza evocativa della mente, vidi il pallido studioso di arti profane inginocchiato davanti alla cosa da lui creata. Vidi il fantasma orribile di un uomo disteso e poi, per opera di una potente macchina, vidi che mostrava segni di vita, scosso da un moto inquieto, semivitale. Inorridito lo studioso fuggiva lontano dalla sua odiosa opera, sperando che, abbandonandola a se stessa, si spegnesse la flebile scintilla di vita da lui comunicata. Poi lo studioso si addormenta, ma qualcosa lo risveglia: apre gli occhi e scorge l’orrenda cosa, in piedi, a fianco del letto, nell’atto di aprire le cortine e di guardalo con acquosi occhi gialli, animati tuttavia dall’intelletto.”*

Mi svegliai di colpo, col cuore colmo di angoscia, cercando di allontanare da me quella visione di una mostruosità disumana. Poi, mentre l’emozione si depositava, come la polvere che un turbine di vento ha levato in aria, compresi che avevo trovato la mia storia o meglio, che la mia storia aveva trovato me.

“L’ho trovata!” gridai. “Trasformerò in una storia la terribile visione di questa notte. Infonderò nel lettore lo stesso terrore che ho provato in quel frangente, Una cosa terrificante, perché terrificante sarebbe il risultato di un qualsiasi tentativo umano di imitare lo stupendo meccanismo del Creatore del mondo.
Il giorno seguente cominciai a scrivere.
“Fu in una cupa notte di novembre che vidi la fine del mio lavoro. Con un’ansia che arrivava fino allo spasimo raccolsi intorno a me gli strumenti della vita per infondere una scintilla animatrice nella cosa immota che mi giaceva davanti. Era già l’una del mattino, la pioggia batteva sinistramente sui vetri e la candela era quasi tutta consumata quando, al bagliore della luce che andava estinguendosi, vidi gli occhi giallo opachi della creatura aprirsi, respirò ansando e un moto convulso gli agitò le membra”.*


*Mary Wollstonecraft Shelley, Frankenstein ovvero il Prometeo moderno, 1818.


Domani: 9 - Frankenstein. Il Prometeo moderno

6 commenti:

  1. un "vero" classico e non solo di genere

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  2. E' molto affascinate il processo creativo... la storia che ha bussato alle porte dell'autrice.

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  3. Beethoven della sua sesta sinfonia pare dicesse :
    " Così il destino ha bussato alla mia porta " HHtanananaaannHH
    si può dire lo stesso di Miss Mary.
    Ecco un'altro mostro, ma non l'affascinante vampiro, la cui realtà si perde nella notte dei tempi, ma una creatura mostruosa opera dell'uomo, e all'uomo in orrore. La Signora scopre una nuova simbologia da applicare agli esseri speciali,diversi,paurosi: la solitudine, e i nostri sentimenti di pietà per le loro sefferenze ...... un po' le nostre
    perchè dentro di noi ,c'è una parte di quegli esseri che alberga....... Miao esimio

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  4. Il vampiro "moderno" e il costrutto animato artificialmente mi erano sempre sembrati miti horror opposti, da quando ho scoperto che in realtà nascono dallo stesso ambiente culturale mi affascinano ancora di più. A propostito di vampiri, mi è capitato di assistere a una dotta lezione in cui si spiegava che Dracula nasce da Don Gionanni, che ne pensi? (se ne hai già parlato scusa, non sono ancora alla pari con gli arretrati)

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  5. @ Giardigno: sì.

    @ Vele: alle volte capita proprio così.

    @ Felinità: come sempre riesci a cogliere l'essenza delle storie.

    @ Tenar: più che a Don Giovanni a Byron, che scrisse una sua versione del Don Giovanni. Cerca nei post dove si parla di Lord Ruthven.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.