martedì 1 settembre 2009

Il Prometeo moderno



Una lunga gelida estate

9 – Frankenstein


Il Prometeo moderno

Per comprendere come una ragazza di diciotto anni abbia potuto scrivere, tra il 1816 e il 1817, “Frankentein, ovvero il Prometeo moderno” che è considerato il primo romanzo di fantascienza, occorre capire chi fosse Mary Shelley (è lei, infatti, la scrittrice che ha ispirato e guidato Camilla nei racconti raccolti in questa lunga serie dal titolo “Una lunga gelida estate”).
Il padre di Mary era William Godwin, un filosofo politico radicale che è considerato uno tra i principali pionieri del pensiero ateo ed anarchico. La madre, Mary Wollstonecraft fu filosofa e scrittrice. La sua opera più famosa è la “Rivendicazione dei diritti della donna” che fa di lei una bandiera del movimento femminista.
Nonostante considerasse il matrimonio un’istituzione borghese, Godwin sposò la Wollstonecraft dopo che questa era rimasta incinta. Mary peraltro aveva già avuto una figlia, Fanny, dalla relazione con un americano e per questi motivi il loro matrimonio fu aspramente giudicato. Purtroppo Mary Wollstonecraft morì di febbre puerperale dieci giorni dopo la nascita di una bambina, che prese il nome di Mary Wollstonecraft Godwin.
Il padre, conformemente ai principi propri e della moglie, istruì le figlie, cosa abbastanza rara all’epoca. Mary crebbe, leggendo le opere della madre, verso la quale nutrì sempre un forte senso di colpa per esserne stata, suo malgrado, la causa della morte. Il padre, volendo dare una madre a Fanny e Mary, decise di risposarsi con Mary Jane Clairmont che aveva già due figli, Claire (il cui vero nome era Jane) e Charles, nati da due padri diversi, mentre da Godwin ebbe il piccolo William.
La vicinanza di età portò Mary e Claire a legarsi in un complicato rapporto di amicizia e rivalità che durò per tutta la vita, ma sembra che la matrigna preferisse i propri figli a quelle della Wollstonecraft e questo portò la piccola Mary a idealizzare ulteriormente la figura materna, trovando il naturale rifugio per le sue solitarie letture proprio accanto alla tomba della madre. Verso il padre Mary provava invece il sentimento di un affetto mai ricambiato e l’impressione di essere continuamente rifiutata.
A quindici anni Mary era descritta dal padre come "straordinariamente audace, piuttosto imperiosa e attiva di mente. Il suo desiderio di conoscenza è grande e la sua perseveranza in tutto ciò che intraprende quasi invincibile".
L’ambiente culturale in casa Godwin del resto era molto vivace e vedeva la presenza di intellettuali e artisti del calibro di William Wordsworth, Samuel Taylor Coleridge (Mary e Claire ascoltarono, nascoste sotto un divano, il poeta recitare a casa del padre la Ballata del Vecchio Marinaio), Walter Scott e Percy Bysshe Shelley. Di questo Mary s’innamorò a quindici anni, suscitando l’imprevista contrarietà del padre deciso a tutelare, molto borghesemente, la “reputazione immacolata” della figlia.
Da qui la fuga d’amore in Francia, in compagnia di Claire, che per vari
anni (condividendo più di Mary le teorie sul libero amore di Shelley) convisse coi due amanti. Claire allacciò anche una relazione con Lord Byron (probabilmente nell’ambito dell’eterna rivalità con la sorellastra, Claire “puntò” un poeta più famoso di Shelley guadagnandosi, secondo le sue parole, “dieci minuti di felicità e una vita d’infelicità”).
Mary, che fin da ragazza aveva scritto racconti e brevi storie per suo diletto, trovò nella vicinanza e nell’aiuto di Shelley sostegno anche dal punto di vista della scrittura. Il poeta la spronava infatti a conquistarsi una reputazione letteraria e i suoi interventi redazionali su Frankenstein sono consistenti, sebbene la storia sia interamente frutto della mente di Mary. Shelley ispirò anche la figura di Victor Frankenstein, il geniale studente dal curriculum poco ortodosso, che insegue il suo sogno creativo sprofondando progressivamente nell’orrore e nella disperazione.
Shelley inviò il manoscritto, anonimo, agli editori che lo pubblicarono il primo gennaio 1818, convinti che potesse essere del poeta. Il romanzo ottenne qualche recensione favorevole, in un’accoglienza della critica generalmente tiepida. Il successo presso il pubblico, invece, fu subito enorme. Quando i critici, imbarazzati, scoprirono che la vera autrice era la giovanissima Mary Shelley, e non il marito, scrissero “per un uomo era eccellente ma per una donna è straordinario”.
Occorre dire, a quanti non hanno letto il romanzo, che “Frankenstein, ovvero il Prometeo moderno” è anche, e forse soprattutto, “un romanzo filosofico in una storia gotica con una cornice sotto forma di diario” (Malcolm Skey), in cui vengono trattati temi ancora oggi attuali. Oltre al problema dei limiti morali della scienza, il romanzo denuncia duramente l’ipocrisia di una società che esclude il diverso e non da valore a coloro che non hanno alle spalle una famiglia importante né una cospicua ricchezza in borsa. Ugualmente spietata è la critica verso la giustizia umana che condanna l’innocente lasciando libero il vero colpevole.
Elementi questi praticamente assenti nella celebre filmografia ispirata al romanzo. Il Prometeo moderno di Mary Shelley non è affatto quell’essere subumano reso celebre dalla, peraltro straordinaria, interpretazione cinematografica di Boris Karloff. È una creatura dallo spirito filosofico, dotata di fine eloquenza, nata con un animo proteso al bene, che il rifiuto e l’odio da parte di tutta la razza umana, compreso il proprio creatore, spinge inesorabilmente verso un destino di malvagità e morte.
Il richiamo al mito di Prometeo e al suo rapporto di odio amore verso il padre Creatore, è del resto esplicito non solo nel titolo, ma in numerosi riferimenti interni al testo a partire dal disperato grido di dolore che sale al cielo dagli inferi all’inizio del romanzo:

“Ti ho forse pregato io, Creatore, dalla creta
Di farmi uomo? Ti ho forse chiesto io
Di trarmi dal buio?”
(J. Milton, Paradiso perduto, libro X, vv. 743-45)

Domani: Epilogo

7 commenti:

  1. questo post è davvero molto interessante. l'analisi che fai in questo post è molto dettagliata e letteraria.
    aspetto l'epilogo ...
    buon proseguimento

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  2. Bravissimo Alfa, hai centrato in poche righe l'essenza del romanzo e il background culturale nel quale Mary Shelley realizzò l'opera che, sebbene io non ami particolarmente, resta pur sempre un capolavoro sempre attuale.
    P.S.Sarebbe piaciuto anche a me restarmene dietro al divano ad ascoltare Coleridge recitare i suoi versi... non sapevo di questo aneddoto nella storia dell'autrice :-)

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  3. Wow O__O
    Mary è descritta sempre più nei particolari, sembra quasi che tu l'abbia conosciuta! :)
    Penso che il personaggio creato da lei sia diventato un simbolo potentissimo nella nostra cultura, al pari degli antichi miti greci. Di certo il compagno l'avrà aiutata molto nella stesura, ma comunque l'idea di questa autrice appena diciottenne è stata fenomenale...

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  4. Forse, a conti fatti, vista la vita di Mary, non sono abbastanza complessata per fare la scrittrice...

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  5. Interessantissima la vita di Mary,
    e molto intelligente ripulire il romanzo dagli strati degli anni, è anomalo per esempio che chiamiamo la Creatura direttamente Frankenstein mentre esso è il nome del creatore, il mostro non ha neppure un nome,è un nessuno senza identità, ma purtroppo con un'anima. Baci e miagolii

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  6. @ Pupottina: ^_____^

    @ Favoloso: l'episodio pare sia vero, sebbene non certo al cento per cento.

    @ Vele: Mary Shelley è un'autrice in via di riscoperta (molte sue opere non sono praticamente nemmeno tradotte in italiano). certamente aveva talento da vendere.

    @ Tenar: avere un animo tormentato non è sufficiente, ma a volte aiuta.

    @ Felinità: hai ragione.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.