mercoledì 2 settembre 2009

Epilogo



Una lunga gelida estate

Epilogo


La storia non finisce mai, anche se talora i grumi del destino paiono concentrarsi in pochi mesi. Perciò, cosa accadde dopo quella gelida estate del 1816?
L’eruzione del Tambora, a parte gli eventi distruttivi immediati, fu dimenticata. Solo nel 1913 William Humphreys collegò l’eruzione agli effetti climatici del 1816, sebbene già nel XVIII secolo Benjamin Franklin avesse sospettato che l’eruzione del vulcano islandese Laki fosse responsabile di un analogo abbassamento della temperatura, con effetti negativi sui raccolti per la pioggia e il freddo, verificatosi nel 1784 in Europa e negli Stati Uniti. Per inciso, furono gli studi di Franklin sui fulmini a suscitare la passione di Percy Bisshe Shelley per l’elettricità.
Come tutti sanno, Napoleone Bonaparte, sconfitto a Waterloo nel 1815, fu imprigionato dagli inglesi nell’isola di Sant’Elena dove morì il 5 maggio 1821. Pierre Jacques Étienne, visconte di Cambronne, che secondo la tradizione pronunciò l’insolente risposta agli inglesi (celebrata nel capitolo XV de “I miserabili” di Hugo), benché ferito, sopravvisse alla battaglia. Processato dal nuovo regime, fu assolto e reintegrato nell’esercito. Cambronne non solo negò sempre di aver pronunciato l’insulto, ma giunse a giurarlo alla moglie, una Lady inglese molto bigotta. Le sue parole, insomma, sarebbero state fraintese dei giornalisti francesi che scrissero la cronaca della battaglia. Anche se, in una cena tra amici, ammise di aver dato all’intimazione di resa una risposta energica, ma meno brillante rispetto a quella riportata dai cronisti…
Cosa accadde invece ai protagonisti della singolare scommessa lanciata da Lord Byron tra le gelide mura di Villa Diodati il 16 giugno 1816? Tutti coloro che erano presenti nella villa quella sera ebbero un tragico destino, al punto da far ipotizzare l’esistenza di una “maledizione di Villa Diodati”.
Il 9 ottobre 1816, dopo il ritorno in Inghilterra degli Shelley e di Claire che aspettava una figlia da Byron, Mary ricevette una lettera allarmante da parte della sorellastra Fanny. Percy si precipitò a casa della donna, ma non poté fare altro che constatarne la morte per suicidio. A dicembre Harriet, moglie di Percy, incinta di un altro uomo si suicidò nel lago di Hyde Park. A Percy fu però negato l’affidamento dei due figli “per indegnità morale”. Così, nel tentativo di ottenerlo, sposò Mary, che divenne a tutti gli effetti la signora Shelley.
Nonostante il successo di “Frankenstein”, pubblicato nel 1818, a causa dei debiti contratti e temendo di perdere la custodia dei figli, i coniugi Shelley abbandonarono l’Inghilterra, portando con loro Claire con la figlia di Byron Alba, e i due loro figli, William e Clara. A Venezia Alba fu presa in consegna da Byron (che la chiamò Allegra), a patto che Claire sparisse dalla sua vita. Contro la volontà di Claire la bambina fu messa in convento.
Nel febbraio del 1818 la piccola Clara Shelley contrasse la dissenteria a Venezia e morì. Il piccolo William morì di malaria nel giugno del 1819 a Roma. Mary, che in pochi mesi aveva perso due figli, precipitò nella depressione da cui si riebbe solo con la nascita del figlio Percy Florence nel novembre 1819.
Nel frattempo dall’Inghilterra giungeva un’altra drammatica notizia. John Polidori, nonostante il successo de “Il Vampiro” pubblicato nel 1819, era morto in circostanze misteriose. In seguito si scoprì che il medico, oberato da debiti cui non poteva fare fronte, si sia suicidato con un veleno di sua elaborazione.
Dopo aver girato l’Italia ed essere sfuggiti ad una misteriosa vicenda giudiziaria a Napoli (“un paradiso abitato da demoni”), gli Shelley si sistemarono nel 1822 in Liguria, dove incontrarono nuovamente Byron. La loro fragile felicità era però destinata ad essere nuovamente travolta dagli eventi. Allegra, la figlia di Byron e Claire morì nel convento dove il padre l’aveva sistemata. Il fatto gettò nella disperazione Claire, che accusò Byron di aver provocato la morte della sua bambina. Mary ebbe un aborto spontaneo e sarebbe morta senza il pronto intervento di Percy. Il poeta peraltro si stava allontanando dalla moglie, sprofondata nella depressione, allacciando una relazione con un’altra inglese, Jane Williams.
L’otto luglio 1822 Percy Shelley, in compagnia del marito della sua amante e di un marinaio italiano, naufragarono nel Golfo di La Spezia. Il corpo del poeta fu cremato sulla spiaggia secondo un rituale descritto nell’Eneide e il suo cuore, sottratto incredibilmente intatto alle fiamme, fu donato a Mary entro uno scrigno di legno.
L’anno successivo Lord Byron partì per la Grecia con l’intento di aiutare i patrioti che combattevano per l’indipendenza dall’impero Ottomano. Credeva di poter essere la guida di un popolo di filosofi e guerrieri e si trovò invece in mezzo a briganti e pastori, perennemente divisi da faide interne e stretti d’assedio dall’esercito turco. Lord Byron contrasse la meningite e morì a Missolungi il 19 aprile 1824. La sua morte, comunque, impressionò l’opinione pubblica europea, spingendola a sposare la causa dei ribelli. Nel 1829 la Grecia otteneva l’indipendenza.
Rientrata in Inghilterra col piccolo Percy Florence, Mary si guadagnò da vivere scrivendo. Oltre al Frankenstein, ripubblicato con successo nel 1831, scrisse vari romanzi e racconti e curò la pubblicazione delle opere del marito. A distanza di quasi due secoli il “Frankenstein” della giovane scrittrice è più famoso e letto delle opere dei due poeti all’epoca tanto di moda.
Mary non si risposò mai, dedicandosi alla cura del figlio, l’unico sopravvissuto della sfortunata famiglia. Attorno agli anni quaranta compì un viaggio col figlio in Europa, rivedendo molti luoghi della propria giovinezza. Morì il 1 febbraio 1851, dopo lunghe sofferenze, per un tumore al cervello.
Claire Clairmont, dopo la morte della figlia (che aveva persino tentato di rapire dal convento a cui era stata affidata) odiò profondamente Byron. Condusse una vita irrequieta attraverso l’Europa, finché non tornò in Italia, dove si convertì al cattolicesimo e morì ottantenne a Firenze nel 1879.

Resta ancora una domanda: un’eruzione vulcanica può cambiare il corso della storia e della letteratura? Probabilmente gli eventi che sono stati descritti in “una lunga gelida estate” sarebbero comunque avvenuti. O forse, le tessere del destino erano da tempo tutte sistemate, ma attendevano la caduta del primo tassello per disegnare il loro arabesco…

Domani: note bio bigliografiche

7 commenti:

  1. Bellissimo viaggio nel tempo, con personaggi romantici e avventurosi! E' affascianante che un evento naturale abbia creato tante concatenazioni e abbia influenzato anche la letteratura!

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  2. è piaciuto anche a me

    sei stato bravo a concatenare gli eventi e a ricorstruirli. è difficile riuscirci, ma tu ce l'hai fatta ^________^

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  3. Mi hanno sempre affascinato i cambiamenti climatici, ma non avevo pai pensato ad una climaletteratulogia!

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  4. E' stato un viaggio magnifico,tra storia, letteratura, eventi naturali e approfondimenti psicologici. Bravissimo: grazie del tour....... mmmmmiiiiiaaaoooo

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  5. Concordo: una serie di post emozionanti... mi spiace solo che, essendo in vacanza, mi sono perso qualche passaggio, ma recupero subito!

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  6. Sicuro, penso all'eruzione del Kratatau che cambiò il clima della regione. Grande gioco di incastri culturali il tuo.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.