venerdì 25 settembre 2009

Non è mai abbastanza

Randagio seguì il branco fino alla casa della Grande Madre bipede. La vide seduta sui gradini e si fermò a guardarla, finché lei gli sorrise e gli fece cenno di avvicinarsi. Lui scodinzolò e si fece avanti. Lei cominciò a parlargli sottovoce e quando fu abbastanza vicino l’accarezzò.
Non gli pareva vero! Ormai aveva quasi perso la speranza di poter ricevere ancora carezze. E dopo quelle ebbe anche un nome: Cocco.
Pieno di gioia cominciò a mugolare. Perché a Cocco non mancava la parola. No, decisamente no. Cocco era capace di mugolare per parecchi minuti esprimendo la sua gioia o le sue emozioni. Il problema era, casomai, che i bipedi non capivano il suo linguaggio, come lui aveva qualche difficoltà a comprendere le regole della sua nuova casa…
Quella scenetta fu interrotta da un improvviso parapiglia. Laica, che forse si era un po’ ingelosita per l’affetto dimostrato verso il nuovo arrivato, aveva deciso di richiamare l’attenzione su di sé a modo suo. Appena la polvere si fu posata, riemerse dalla catasta di legna con una preda, un grosso ratto, che depose ai piedi della Grande Madre. Lik e Caffè, che avevano contribuito alla cattura accorsero anch’essi a ricevere il premio per il loro utile servizio.
Cocco guardò la scena, guardò il premio, le carezze, l’affetto e il pezzetto di pane distribuito a tutti e corse via. Tornò, dopo poco, con una sua preda che depose ai piedi della Grande Madre.
«Bravo Cocco! Hai preso anche tu il topo? Ma che strano… fai un po’ vedere… ma questo è il collo della mia gallina! Ecco dov’era finita! Cattivo!»
Cocco rimase mortificato per quelle parole aspre e corse via con la coda tra le gambe. Ritornò con un altro dono.
«Cosa hai portato? La gallina intera? Brutto cattivo non fare più una cosa del genere! Non si fa! Non si tocca!»
Cocco aveva pensato che il suo dono fosse stato giudicato troppo avaro ed aveva offerto tutto ciò che possedeva, recuperando quel che restava dello stupido pennuto che l’aveva sfamato la sera precedente.
Tuttavia, poiché è il pensiero ciò che conta, la Grande Madre, dopo averlo sgridato, perdonò e accolse nella sua casa il povero Cocco. Questo, dal canto suo, non toccò mai più una gallina…

5 commenti:

  1. Bellissime queste storie di cani! Anch'io tempo fa avevo una cagnona un po' tonta, chiamata infatti "la patata" che un giorno scappò dalla vigna per tornare tutta tronfia con in bocca una gallina del vicino. Imbarazzo generale. Poi mia madre fu lesta a cacciare la gallina in borsa e mio padre, nei giorni seguenti, discusse col vicino sulla paossibilità che una volpe si aggirasse nei paraggi...
    La gallina, giusto per far sparire le prove, la mangiammo e devo ammettere che era veramente buona...

    RispondiElimina
  2. No! Gli ha ucciso la gallina! Meno male che hanno trovato un accordo!

    RispondiElimina
  3. Ma dolci,che lunga storia amorosa.
    Mi piace tutto tantissimo. Miao

    RispondiElimina
  4. Ciao bello!. Come sempre il tuo fantastico. Sono tornata e torno a leggere le tue parole. Baci

    RispondiElimina
  5. In questi giorni si avvicinato a casa mia un gatto randagio; un pò alla volta gli abbiamo dato da mangiare e ora si fa anche accarezzare....però mantiene sempre la sua indole selvaggia cercando di prendere qualche uccellino...

    RispondiElimina

Lasciate una traccia del vostro passaggio, come un'onda sulle acque del Lago dei Misteri...

Post più popolari

Follow by Email

"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.