sabato 26 settembre 2009

Missione impossibile

Durante il giorno Laica era l’ombra di mia madre. Di notte no, di notte ne combinava di ogni colore, scorrazzando senza freni e impedendo il sonno a mia madre, sempre più preoccupata per i possibili danni che ne sarebbero derivati. Infine si decise di legarla alla catena, quanto meno di notte, unico sistema per scongiurare queste continue scorrerie.
Prima di subire questa inevitabile condanna, Laica si era divertita molto, peraltro. Uno de suoi spassi maggiori era quello di piazzarsi fuori dal cancello di un grosso pastore tedesco, che viveva in una casa cintata da un alto muro, abbaiandogli contro ogni sorta di insulto la mente canina possa partorire. L’altro, divorato dalla rabbia, avrebbe voluto sbranarla, ma solide sbarre di ferro impedivano alle sue zanne di poterla addentare.
Un giorno mia madre andò a trovare la padrona del pastore tedesco. Sapendo che tra i due cani non correva buon sangue si premurò di chiudere Laica fuori dal cancello. Questo però era un affronto che la cagna non poteva accettare. Essere separata in questo modo dalla Grande Madre era cosa che, di giorno, non poteva accadere!
Nel frattempo la visita alla vicina si tramutò in una visita guidata alla casa.
«Questo è il salotto… questo è il bagno… questo è lo studio… questa è la camera da letto…»
«E quello è il mio cane!» esclamò mia madre vedendo spuntare da dietro il letto il muso di Laica, seguito da tutto il corpo tremante e scodinzolante.
Laica, non potendo sopportare ulteriormente quella separazione, aveva scalato i due metri del muro di cinta e, per non scendere nel cortile pattugliato dal pastore tedesco, aveva spiccato un gran balzo, raggiungendo il balcone. Qui si era infilata sotto la tapparella, sollevata di venti centimetri, penetrando in camera. Probabilmente stava già studiando come aprire la porta della camera quando la vicina e mia madre erano entrate.
Felice e scodinzolante Laica seguì mia madre, piuttosto imbarazzata per quell’intrusione, verso l’uscita. Il suo entusiasmo era tale da farle dimenticare però il mortale pericolo in agguato. Una volta in cortile si trovò di fronte il suo nemico, senza nessuna sbarra frapposta tra loro. Il pastore tedesco quel giorno ebbe una prova dell’esistenza di quella divinità della vendetta che aveva invocato più volte e si avventò ringhiando contro la cagna. Quest’ultima fuggì come un razzo, ma purtroppo per lei il cancello, che tante volte l'aveva protetta, era chiuso davanti a lei. Così si rifugiò sotto un’ortensia, rannicchiandosi a palla e riducendo della metà le proprie dimensioni.
Il pastore tedesco, ringhiando e sbavando fu sopra di lei, dicendole cose molto scortesi. Tuttavia Laica aveva ancora una carta da giocare per la propria salvezza, mentre le bipedi accorrevano urlando. L’odore ricordò al nemico la sua natura di femmina e i maschi, normalmente, sono molto sensibili a certi argomenti. Così il pastore tedesco si lasciò portare via, soddisfatto della dimostrazione di virilità che la sfrontata Laica aveva più volte messo in dubbio, quando lo canzonava da dietro le sbarre.
Laica, uscendo senza un graffio dal cancello con la
Grande Madre, gettò al cane un’occhiata che sembrava un invito ad andarla a trovare, una delle sere seguenti…

1 commento:

  1. Ah la cosa si fa torbida e sordida ..... la Laica è una fonte inesauribile di sorprese e scappatoie, troppo forte ..... Miao

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.