venerdì 21 agosto 2009

L’amante infedele.






Una lunga gelida estate


5 – Un’estate piovosa.

L’amante infedele.


C’era una volta un giovane che apparteneva ad una nobile casata. Un giorno, andando al mercato, i suoi occhi incontrarono quelli di una fanciulla. Per un istante che divenne eternità i due si fissarono senza riuscire a staccare lo sguardo.
In breve i due caddero innamorati. Tutto quello che ne seguì – presentarsi, darsi appuntamento quella sera e consumare il loro amore sotto l’ombra incantata di un noce – non fu che la realizzazione di qualcosa che, sentivano, era stato scritto molto tempo prima che loro venissero al mondo. Quando si lasciarono all’alba, stremati e felici, si giurarono sopra ogni cosa più preziosa, amore eterno.
Purtroppo, come spesso accade, la loro passione non viveva nell’astratto mondo dei sogni, ma nel concreto, e sovente gretto, mondo reale.
Quando il padre di lui scoprì la relazione – e lo scoprì quasi subito, giacché occhi ed orecchie malevoli sono sempre all’erta contro gli amori impossibili – andò su tutte le furie. La ragazza, infatti, per quanto bella era povera e questa era una colpa su cui l’uomo non poteva transigere.
Così, minacciando il figlio di cacciarlo di casa se avesse frequentato ancora la ragazza, gli impose di non vederla più e di sposare, invece, la figlia di un ricco commerciante.
La ragazza seppe di essere stata abbandonata nel momento in cui sentì l’annuncio del matrimonio. Le lacrime per il sogno spezzato nulla poterono contro la realtà che le andava crescendo nel ventre. Così, disperata, rovinata e con la prospettiva di dover scendere rapidamente tutti i ripidi gradini della rovina, si decise per un gesto estremo.
Il suo corpo fu trovato a galleggiare nelle acque del lago, che l’avevano risparmiata quasi avessero orrore a rovinare quel corpo così bello.
Il giovane, per quanto impressionato dal fatto, non pensò di rinviare le nozze e anzi, non si oppose alla decisione di anticiparle. Attese così la sua sposa sui gradini della chiesa e pronunciò il suo giuramento di fedeltà, la cui forza e inviolabilità era in questo caso assicurata, si presumeva, dalla presenza dell’altare, dell’anello e del prete.
Durante la festa il giovane mangiò e bevve. C’era allegria nelle sue parole, ma nel suo cuore c’era un nero presentimento di tenebra. Infine la festa finì e finalmente i due furono lasciati soli. Il giovane s’infilò nel letto in attesa della sua sposa. Chiuse gli occhi, immaginando come sarebbe stato. Quando li riaprì vide la sposa, velata, avvicinarsi al letto. Felice si alzò a sedere e tese le braccia per stringerla.
Fu allora che la riconobbe. Davanti a lui, con indosso l’abito della sua sposa, stava la ragazza che aveva abbandonato e che lo fissava con orbite nere come l’inferno, invitandolo a raggiungerla per l’eternità.
Il giovane non lo sospettava, ma aveva il cuore debole. Qualcosa dentro di lui si spezzò e lo fece accasciare sul letto privo di vita.

Segue: Il cavaliere pallido

5 commenti:

  1. Proprio un colpo di fulmine!
    bella la foto
    Terry

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  2. Diabolico... mi vengono i brividi... bello.... e crudele...

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  3. non so se pronunciarmi prima che siano finiti questi racconti, ma mi sembra che questo sia in assoluto il più bello.

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  4. @ Terry: letale, senza dubbio.

    @ SaDiCa: molto.

    @ Pupottina: alla fine della storia svelerò le fonti a cui mi sono ispirato.

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  5. E' vero, non sono una anello e una cerimonia a sancire l'amore vero...
    PS: bellissima illustrazione!

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.