martedì 4 agosto 2009

Il diario di Camilla. 2 di 3




“Per festeggiare il mio sedicesimo compleanno decisi di guidare la banda nella casa abbandonata.”
Queste semplici parole aprivano una fase nuova del diario. Lo stile era improvvisamente cambiato e benché non fosse da premio letterario quanto meno, tutto d’un tratto, erano scomparse le K, le X al posto dei “per” e tutte le altre abbreviazioni derivate dalla scrittura degli SMS.
Il dover leggere frasi scritte in quello che a me appariva come un codice ingenuamente concepito con l’idea di essere compreso solo dagli iniziati, aveva reso fino a quel punto la decifrazione particolarmente penosa.
Frasi, per dare un esempio, come “xké 6 1 sTrOnzA” dove solo l’ultima parola nel testo originale (come del resto tutte le altre ripetitive parolacce) era scritta in italiano, sebbene alternando a casaccio maiuscole e minuscole.
Il racconto di questa avventura mi parve subito interessante. L’abitazione abbandonata in cui Camilla e i suoi amici erano diretti aveva uno strano nome: “la casa dalle 99 stanze e delle 101 finestre”. C’era infatti un mistero collegato all’edificio. Benché tutte le stanze avessero una sola finestra sull’esterno e fossero state contate 99 stanze, il numero totale delle finestre visibili sulle facciate era di 101.
Il che, naturalmente, induceva a pensare che vi fosse almeno una, se non due, stanze segrete nella casa. Proprio alla ricerca delle stanze segrete si muovevano i ragazzi, capitanati da Camilla. Stando infatti alle sue parole, l’intraprendente ragazza era a capo di una piccola banda di adolescenti, comprendente anche il suo fratellino.
Impossibile per me attribuire a ciascuno di essi un carattere preciso, essendo indicati con soprannomi e talora solo con l’iniziale. L’impressione era piuttosto che fossero tutti dei comprimari, dipendenti in vario modo da Camilla, che del gruppo doveva essere la personalità più forte. Questa per lo meno era l’impressione ricavabile dalle parole della ragazza stessa.
“Quando fummo nella casa ci dividemmo, per esplorare ogni angolo. Con me c’era P., ma quella fifona non se la sentì di scendere nello scantinato, così la lasciai ad aspettarmi in cima alle scale.”
Mi sembra quasi di vedere Camilla che scende per quella stretta scala, verso il buio delle cantine, facendosi luce con la torcia elettrica; il labirintico susseguirsi di stanze buie; le porte socchiuse e cigolanti; l’odore di chiuso e di muffa…
Eppure Camilla avanza. Nonostante la paura, che confessa solo al suo diario; nonostante lo schifo per le ragnatele sul volto; nonostante la paura di imbattersi nei ratti. O in qualcosa d’altro, perché la fantasia lavora in quel labirinto di stanze, corridoi e ombre minacciose paiono nascondersi dietro ogni angolo. Finché anche Camilla ne ha abbastanza e decide di tornare indietro.
Proprio allora, la luce della torcia si spegne. Camilla non si perde d’animo, in un primo momento, e mette mano al cellulare, ma anche questo si rifiuta di rispondere ai suoi comandi, nonostante ne avesse ricaricato la batteria la sera prima.
Camilla è sincera, col suo diario, cui confida l’autentico terrore provato in quell’istante, le lacrime che le rigano il volto e l’angoscia che le impedisce persino di urlare. Solo la paura più forte di andare a picchiare contro una parete o cadere in un buco le impedisce di mettersi a correre in preda al panico.
Ansimando si guarda attorno, cercando di udire un suono che possa indicarle la via di uscita. Poi, disperando di trovarla, comincia a chiedere aiuto. Chiama i suoi amici per nome. Lancia richiami. Chiede se qualcuno può sentirla. Finché, alla fine, qualcuno risponde.
“Da questa parte.”
Camilla non riconosce la voce, che le giunge flebile, ma si muove speranzosa in quella direzione.
“Avrei dovuto diffidare, forse” si giustifica Camilla con il senno del poi “ma non mi sembrava di avere alternative. E poi, come avrei potuto immaginare che ci fosse qualcun altro lì sotto?”
Tastando le pareti con le mani Camilla segue la voce che la chiama, l’indirizza, l’invita a prestare attenzione alle porte, agli ostacoli, ai gradini da scendere e da salire. Finché vede una luce pallida davanti a sé, una luce che l’attira come fosse una farfalla notturna.


Il diario di Camilla.
Parte 1: il diario.
Parte 2: la casa dalle 99 stanze e dalle 101 finestre.
Parte 3: il Ragno.

8 commenti:

  1. Che bel thriller !
    Aspettiamo angosciosamente il finale...

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  2. Mi sta già più simpatica questa Camilla... e il racconto si sta facendo sempre più appassionante!

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  3. adoro Camilla e spero che sul suo diario ci siano altri di questi racconti che mi tengono con il fiato sospeso.... e così rimarrò sino a domani, aspettando il seguito...
    ^________________^

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  4. anch'io sono curiosa di sapere come finisce!

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  5. Aiutooooooooooooooooo :P
    ma si è trasformato in un thriller :P

    che spesso fan più paura d un horror..... ma come finirà???

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  6. Ho letto tutto d'un fiato le due pagine del diario di Camilla e sono ansiosa di leggerne il finale!!! Non so se riuscirò a tenere a freno la mia curiosità fino a domani...eheheheh!

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  7. Wow Alfa hai catturato la mia attenzione!
    Adoro le storie di case misteriose e anch'io da adolescente (quando non avevo ancora venticinque anni, per intenderci) gironzolavo per case abbandonate, ville di campagna dall'aspetto lugubre e decadente e addirittura una torre secentesca.
    Ovviamente me la facevo sotto ogni volta, soprattutto prima di entrarci.
    Mai che abbia "avvertito" qualcosa, però... almeno non in questi luoghi... (ti lascio anch'io con un po' di suspense eh eh eh!)

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.