venerdì 28 agosto 2009

L’alchimista della poesia


Una lunga gelida estate

7 – Il Cavalier Elfo

L’alchimista della poesia

Mary lo incontrò a casa di suo padre in un giorno di novembre del 1812 quando lei aveva quindici anni e lui ne aveva venti, si era da poco sposato e aveva cominciato a frequentare la casa del padre di lei, William Godwin.
La ragazza, nonostante l’opposizione del padre, vide subito sotto l’aspetto superficiale del giovane, timido e malaticcio, afflitto da sofferenze e delusioni, uno spirito celeste. Il giovane poeta che aveva già messo in versi la “Regina Mab” divenne così il suo Cavalier Elfo.
Il padre, intuendo forse il pericolo, la spedì in Scozia per un lungo anno, ma quando nel maggio del 1814 i due s’incontrarono nuovamente diventarono inseparabili. Nemmeno tre mesi dopo Mary e Percy fuggivano in Francia, accompagnati dalla sorellastra di lei, Claire.
Percy Bisshe Shelley, il Cavalier Elfo, era una figura complessa e tormentata: autore di versi sublimi; frequentatore notturno di cimiteri; alchimista; appassionato della scienza occulta come delle nuove meraviglie rivelate dalla chimica e dalla fisica, in particolare dagli esperimenti scientifici sull’elettricità; separato dalla moglie, da cui aveva avuto due bambini; diseredato dal padre dopo essere stato cacciato dall’università per il suo professo ateismo. Perennemente inseguito da creditori infuriati era spesso costretto alla fuga.
Quando era messo alle strette da energumeni maneschi intenzionati a riavere i loro soldi, non tentava nemmeno di difendersi e se veniva sfidato a duello (gli accadde più volte) si limitava a sommergere di risate lo sfidante.
Propugnatore e sperimentatore del libero amore (“in questo il vero amore differisce dall’oro: che dividere non è sottrarre”) era incline a convivere con almeno due donne sotto lo stesso tetto, suggerendo peraltro anche alle mogli e amanti di regolarsi allo stesso modo.
Percy Bisshe Shelley era però anche un generoso idealista dalle idee radicali. Una delle cause della rottura con la famiglia era il netto rifiuto da parte del giovane poeta di vivere secondo le regole e i privilegi dell’aristocrazia inglese. A convincere il padre a diseredarlo fu probabilmente la sua ostinata determinazione ad utilizzare il patrimonio familiare per aiutare i bisognosi, seguendo il progetto di "Giustizia Politica" di William Godwin, padre di Mary.
Fu forse questa onestà di fondo dell’uomo, che rifiutava le regole ipocrite della società della sua epoca, a colpire e legare Mary, che a sua volta era cresciuta con l’ispirazione di idee di libertà e giustizia. E ad ispirarle queste parole: [lo] “amo così teneramente e interamente, la mia vita è nella luce dei suoi occhi e la mia intera anima è completamente assorbita da lui".

Domani: 8 – Il Vampiro. La vicenda di una donna curiosa.

4 commenti:

  1. Quando sono stata a La Spezia per reparare la tesi ho visto il favoso golfo dei poeti dove Mary Shelly e il marito hanno soggiornato.

    p.s. l'esame si avvicina sperirò per un pò; al mio ritorno la soluzione del mistero su Venezia: questa mattina ho visto che Vele è stata bravissima si è avvicinata alla soluzione....

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  2. è facile innamorarsi di un uomo onesto!

    ^_____________^

    buon weekend

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  3. @Stella: bwahahahah!!... ho gonfiato le penne di orgoglio come un pavone!
    ...scherzo...
    bello anche questo racconto. E' sempre emozionante leggere di questi amori travolgenti, perchè ti fanno sognare... e andare oltre alla razionalità della vita quotidiana.

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  4. Miaaaoooouuuuuu, personaggi affascinanti,ispirano a conoscere sempre più su di loro, ma è anche il tuo raccontare che incatena l'attenzione e l'attesa della puntata dopo.Un abbraccio Alfoso

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.