giovedì 27 agosto 2009

Christabel


Una lunga gelida estate

7 – Il Cavalier Elfo


Christabel


«Era il pomeriggio ed Albè, per dimostrare la potenza della poesia prese a leggere i versi della Christabel di Coleridge. Ascoltai estasiata la storia di Christabel che di notte s’inoltra nel bosco a pregare per il suo fidanzato lontano. Del suo incontro con una ragazza bellissima, nascosta dietro gli alberi, che le rivela di essere stata rapita da cinque uomini sconosciuti e di essere a loro sfuggita…
Christabel, nella quale un animo buono si unisce alla bellezza esteriore, si offre naturalmente di aiutare ed ospitare Geraldine nel proprio castello. Una volta introdotta nella propria dimora la giovane, Christabel si rende conto, però, che essa nasconde un terribile segreto. Nonostante questo Christabel non riesce a sottrarsi alla terribile influenza di Geraldine e si ritrova in potere di una creatura dal fascino mortalmente perverso.
Christabel riesce infine ad osservare Geraldine mentre si spoglia. Quando le vesti cadono a terra e il corpo rimane nudo, vede con orrore che il seno e i fianchi della creatura che si accinge a dormire nel suo hanno un aspetto orribile a vedersi, deformi e pallidi come la visione di un incubo.
Alle parole di Albè seguì il silenzio, che fu rotto dall’urlo del mio Cavalier Elfo. Egli gridò, portandosi le mani alla testa, e corse fuori dalla stanza, cacciando l’oscurità per mezzo di una candela.
Lo seguimmo impauriti e lo trovammo in giardino, privo di sensi. Preoccupato John gli spruzzò subito il viso con dell’acqua. Quando riaprì gli occhi li tenne fissi su di me e disse che ascoltando quei versi gli era tornata in mente la storia di una donna che aveva occhi al posto dei capezzoli e che questa visione l’aveva riempito d’un orrore indicibile. Allora aveva avuto la certezza del fatto che un vampiro dormisse nel suo letto e che quella mostruosa creatura fossi io.
Percy con quella sceneggiata aveva voluto raccogliere la sfida di raccontare una storia dell’orrore. Tuttavia rimasi pietrificata a quelle parole, pronunciate senza staccare lo sguardo da me. Ero ammutolita, incapace di credere che l’uomo che amavo potesse concepire simili pensieri su di me. Ciò insinuò nel mio animo un vago senso di colpa, come se, il solo fatto che si potesse pensare di me una simile mostruosità, la rendesse possibile. Una strana agitazione allora mi pervase, rendendomi quasi impossibile dormire. Come compresi in seguito, i miei deliri notturni in quella casa buia e silenziosa, non erano altro che le doglie per l’orribile parto della mia fantasia.»

Segue: L’alchimista della poesia

7 commenti:

  1. Si mescolano i labirinti della psiche con quelli della fantasia... bello...
    la storia di Christabel mi ha ricordato un po' quella di Carmilla: anche lì una creatura demoniaca, in vesti di bellissima fanciulla, affascinava un'altra fanciulla. Quella storia gotica mi piace tantissimo.

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  2. Carmilla in effetti è stata a sua volta ispirata dalla lettura di Christabel.

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  3. che storia agghiacciante!
    i racconti si mescolano ai ricordi, alle sensazioni ...
    è un po' forte ed inquietante la visione dei capezzoli come occhi...
    c'è un film horror degli anni passati che invece vedeva denti altrove ...

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  4. Le più riuscite immagini orrorifiche sono quelle che fanno leva sulle paure della psiche profonda.

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  5. Alfa hai citato la mia opera di Coleridge preferita...

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  6. Si i brividi, ora si fanno ghiaccio agghiacciante !!!!
    Meraviglioso questo ntricarsi di storie,ricordi,sensazioni.
    FFFFrrrrrrr bbbbbrrrrrr

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  7. @ Tarkan: devvero? mi fa molto piacere, allora.

    @ Felinità: ^______^

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.