mercoledì 30 settembre 2009

Avventure sotterranee per gnomi di caverna



“Avventure sotterranee per gnomi di caverna” è un libretto (datomi ieri dalla maga) di 116 pagine scritto da Francesca Romana D’Amato in cui si raccontano le avventure accadute a due gnomi di caverna: Andrea Wise (nella foto ) e suo nipote Gudrum, che a voler essere precisi sono piuttosto simili a degli spriggan. Cosa sono gli spriggan? È presto detto sono identici ai Gottwiarchi dell’Ossola e ai Guriuts del Friuli. O se preferite, assomigliano molto a nanoidi pelosi e dispettosi…
La loro storia si legge piacevolmente e scorre veloce sul filo dell’ironia, giocando scopertamente coi meccanismi della fiaba e dei racconti di avventura fiabesca. Nella storia irrompono, peraltro, altri personaggi derivanti da filoni narrativi diversi, che l’autrice rimescola elegantemente, giocando abilmente col suo mazzo di carte fatate.
L’autrice ammette che il romanzo è ampiamente, e scopertamente, autobiografico. La misteriosa ragazza che costruisce bacchette magiche sembra, del resto, un suo preciso ritratto.
Un mistero aleggia, comunque, attorno a questo libro. Dove reperire una pubblicazione autoprodotta e fuori dai circuiti commerciali classici? Se non avete voglia di sudare le leggendarie sette camicie dell’eroe, la cosa migliore da fare è tenere d’occhio il sito degli gnomi, per vedere in quali occasioni la loro PR dai capelli bianchi parteciperà a vari “appuntamenti con gli gnomi” rigorosamente aperti al pubblico, portando con se preziose copie di questa piccola magica storia.

martedì 29 settembre 2009

Le letture di una maga

«Non conosci Andrea Wise?»
La Maga mi guarda stupita, fermando a mezz’aria la mano con cui reggeva il bollitore.
«A dire il vero no, anche se mi sembra di averne già sentito parlare…»
«Vorrei ben vedere!» sorride e riprende a riempirmi la tisana di liquirizia la tazza. «È lo gnomo più famoso del web. Pensa che è persino sul Faccialibro!»
«Grazie basta così» faccio un cenno con la mano per fermarla. «Non lo sapevo, andrò a chiedergli l’amicizia. Ma da quando gli gnomi frequentano il web? E tu? Quando aprirai un tuo profilo?»
«Lo sai che me la cavo meglio con le erbe che con i computer» scuote i capelli grigi che le cadono sciolti sulle spalle. «Quanto ad Andrea Wise, è una lunga storia. Se vuoi puoi leggerla qui. Me l’ha dato una ragazza dai capelli bianchi che fa la PR e che ho incontrato ad una festa delle fate.»
Apre un cassetto e ne trae un fascicoletto di 116 pagine, rilegato in casa. S’intitola “Avventure sotterranee per gnomi di caverna” e l’autrice è Francesca D’Amato.
«Ma io conosco Francesca!» esclamo. «È la migliore allevatrice di draghi della provincia!»
«E ora ha messo nero su bianco la storia dello gnomo Andrea Wise e di suo nipote Gudrun. Uno gnomo saggio ed intraprendente, Andrea Wise, che ha trovato in Francesca una biografa capace di raccontare le sue avventure e promuovere la sua attività.»
«Lo leggerò volentieri, ma che lavoro fa uno gnomo? Pensavo che vivessero di rendita, con tutti quei tesori…»
«Circolano molte idee sbagliate su di loro» la Maga sorride. «Ad ogni modo Andrea mi ha detto…»
« Cosa vorresti dire con “mi ha detto”? Non è il personaggio di un racconto?»
«Niente affatto, è uno gnomo vero e ho persino una foto che gli ho scattato quando è venuto a trovarmi. Guarda qua…»
Mi mette davanti una foto. E stavolta, di certo, non si tratta di un fotomontaggio. Tuttavia dovrete pazientare fino a domani per poter leggere la recensione del libro che mi ha dato la Maga e vedere la foto. Nel frattempo vi ripropongo la lezione di dragonologia tenuta da Francesca D’Amato a Siamo in Onda.


lunedì 28 settembre 2009

Un basilisco sanmauriziese


Quella che vi presento è una foto, per molti versi, incredibile.
Me l’ha fornita uno dei miei informatori sanmauriziesi. Lo chiamerò il Re dei Relitti, per via della passione che lo conduce ad immergersi nelle profondità del Lago dei Misteri per individuare, censire e mappare vecchi e nuovi relitti di barche affondate in tempi diversi. Non è solo, naturalmente, ma di questo simpatico gruppo di sommozzatori vi parlerò un’altra volta.

Oggi, infatti, è il giorno del Basilisco. Il Re dei Relitti mi ha inviato questa immagine, sostenendo di averla scattata dalle parti di San Maurizio d’Opaglio, proprio nella zona dove altre testimonianze parlano della presenza del misterioso e pericoloso Re dei Rettili.
Naturalmente non ho mancato di sottoporre l’immagine al Maestro. È un po’ che non vi parlo di lui, ma in questo periodo è piuttosto occupato, in quanto sta collaborando con il CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale).
Nonostante questo ha trovato, bontà sua, il tempo di guardare la foto e rispedirmela indietro con una valutazione contenuta in una sola parola, che non pubblicherò per riguardo ai lettori più sensibili.

Lascio comunque ai lettori l’ardua sentenza:

Si tratta veramente della foto di un Basilisco o dobbiamo considerarla un abile fotomontaggio?
E se di fotomontaggio si tratta, quali animali comporrebbero il Basilisco?

domenica 27 settembre 2009

Il gatto che fece l’impresa e altri racconti felini


Lasciamo Laica ai suoi amori notturni ed occupiamoci invece di un altro ramo della famiglia. Quando Laica giunse nella sua nuova casa, non la trovò, infatti, disabitata. In essa si era da tempo accomodato un tipo decisamente capace di tenerle testa.
Era bianco con macchie grigio nere, una delle quali gli copriva un occhio come una benda da pirata. Aveva il fisico possente e le cicatrici caratteristiche in chi, come lui, quando vede una rissa non gira alla larga, ma si butta a capofitto nel punto dove più si possono menare le mani. Inoltre, e questo non era un particolare trascurabile, apparteneva ad una specie in atavico disaccordo con quella canina. In altre parole era un gatto.
Bianco, o Gattone, o finanche Gattotto era il suo nome. L’ultimo se l’era visto appioppare grazie all’impresa che l’aveva trasformato da randagio abbandonato in re della casa. Da tempo si notavano in una stanza tracce di topi. Indagando dappertutto, mia madre finì con l’individuare il possibile nido in un vecchio divano che giaceva abbandonato in una stanza e cominciò a disfarlo, trovando la conferma ai suoi sospetti. Bianco accorse immediatamente al richiamo e diede prova di che pasta fosse fatto, inghiottendo ad uno ad uno i topi che fuggivano. Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, con un po’ di fatica sette e, con uno sforzo evidente, l’ultimo.
Bianco non era l’unico gatto della casa. Un giorno, aprendo la porta, mia madre si trovò di fronte un gatto così piccolo e magro che per il vento camminava di fianco come un granchio. Eppure in quel cucciolo abbandonato c’era la determinazione della tigre a cui, in piccolo, assomigliava. Così si aggrappò con le unghie ai pantaloni e cominciò a scalare mia madre finché non ebbe raggiunto la sua spalla, cominciando a fare le fusa. Inutile dire che a quel punto aveva conquistato l’affetto di tutti, una comoda casa e il nome di “Gattino”.
Gattino trovò anche una strana amica in una creatura quadrumane giunta in quel porto di mare che è sempre stata casa mia. Salvata da un triste destino, la bestia doveva però essere tenuta in gabbia per l’aggressività che mostrava verso chiunque passasse a tiro dei suoi artigli.
Tutti, persino Laica, se ne tenevano ben lontani, ad eccezione di
Gattino. Spesso capitava di vederlo seduto sul tetto della gabbia senza altra apparente motivazione che tenere compagna alla quadrumane che, dal canto suo, sembrava apprezzare la sua compagnia. Non ho mai capito cosa potessero dirsi i due, ma sono certo che, a loro modo, fossero amici.
Come immaginerete facilmente, la coabitazione tra cani e gatti con questi caratteri, non era delle più semplici. Tuttavia Laica ed il suo branco si attenevano strettamente ad una legge non scritta che vietava ogni combattimento in terra consacrata. Pertanto, all’interno delle mura domestiche i gatti potevano passeggiare lentamente davanti ai cani con l’atteggiamento strafottente da felino impunito.
Occorre dire peraltro che Bianco non sempre rispettava la tregua, sebbene facesse di tutto per non farsi sorprendere in flagrante. Così capitava che Laica, passando accanto ad una sedia su cui Bianco dormiva sonno dei giusti, si sentisse improvvisamente artigliare la schiena. La cagna si voltava di scatto, ma l’unica cosa che poteva vedere era il gatto immerso in un profondo sonno ristoratore.
Quando questo accadeva Laica guardava per un po’ il gatto con l’aria di chi sta pensando: «Più tardi facciamo i conti…»
Qualche ora dopo si vedeva il gatto correre di gran carriera verso la casa, inseguito dal branco di Laica, e saltare agilmente sul davanzale, coi cani che si piantavano contro il muro sottostante coi nasi in aria. Lì iniziava infatti il sacro terreno in cui vigeva la “tregua al gatto”.
In questa specie di manicomio capitò, sempre per caso, un gatto di città. I suoi quattro quarti di nobiltà certosina avrebbero dovuto guadagnargli il rispetto di quella moltitudine di meticci delle diverse specie.
Gli venne però spiegato subito che lì ognuno si era guadagnato il suo posto, in qualche modo. Ma lui?

Non cacciava, perché il suo unico cibo erano le scatolette di carne di una sola, introvabile, marca e i topi gli facevano ribrezzo. Non si arrampicava, perché si trovava più a suo agio sul divano che sugli alberi. Non andava nemmeno a gatte, perché quel piacere gli era stato tolto da un veterinario…
Bianco e Gattino gli voltarono le spalle e se ne andarono per i fatti loro, semplicemente ignorandolo. Laica e i suoi si divertivano un mondo a farlo correre appena metteva il naso fuori di casa.
Cosa poteva fare, quindi il povero Grigio? Se l’unica sua dote era la bellezza, perché non avrebbe dovuto approfittarne? Così decise di restare in casa il più a lungo possibile e, nelle sere d’inverno, sedersi sulle nostre ginocchia a farsi lungamente coccolare.


Con questo racconto termina la breve serie della “Fattoria degli animali”.

Cosa ne pensate?
Meglio i misteri o le storie dedicate agli amici a quattro zampe?

Dovrebbe essere dedicato ulteriore spazio a questi ultimi?

O ne avete avuto abbastanza?

sabato 26 settembre 2009

Missione impossibile

Durante il giorno Laica era l’ombra di mia madre. Di notte no, di notte ne combinava di ogni colore, scorrazzando senza freni e impedendo il sonno a mia madre, sempre più preoccupata per i possibili danni che ne sarebbero derivati. Infine si decise di legarla alla catena, quanto meno di notte, unico sistema per scongiurare queste continue scorrerie.
Prima di subire questa inevitabile condanna, Laica si era divertita molto, peraltro. Uno de suoi spassi maggiori era quello di piazzarsi fuori dal cancello di un grosso pastore tedesco, che viveva in una casa cintata da un alto muro, abbaiandogli contro ogni sorta di insulto la mente canina possa partorire. L’altro, divorato dalla rabbia, avrebbe voluto sbranarla, ma solide sbarre di ferro impedivano alle sue zanne di poterla addentare.
Un giorno mia madre andò a trovare la padrona del pastore tedesco. Sapendo che tra i due cani non correva buon sangue si premurò di chiudere Laica fuori dal cancello. Questo però era un affronto che la cagna non poteva accettare. Essere separata in questo modo dalla Grande Madre era cosa che, di giorno, non poteva accadere!
Nel frattempo la visita alla vicina si tramutò in una visita guidata alla casa.
«Questo è il salotto… questo è il bagno… questo è lo studio… questa è la camera da letto…»
«E quello è il mio cane!» esclamò mia madre vedendo spuntare da dietro il letto il muso di Laica, seguito da tutto il corpo tremante e scodinzolante.
Laica, non potendo sopportare ulteriormente quella separazione, aveva scalato i due metri del muro di cinta e, per non scendere nel cortile pattugliato dal pastore tedesco, aveva spiccato un gran balzo, raggiungendo il balcone. Qui si era infilata sotto la tapparella, sollevata di venti centimetri, penetrando in camera. Probabilmente stava già studiando come aprire la porta della camera quando la vicina e mia madre erano entrate.
Felice e scodinzolante Laica seguì mia madre, piuttosto imbarazzata per quell’intrusione, verso l’uscita. Il suo entusiasmo era tale da farle dimenticare però il mortale pericolo in agguato. Una volta in cortile si trovò di fronte il suo nemico, senza nessuna sbarra frapposta tra loro. Il pastore tedesco quel giorno ebbe una prova dell’esistenza di quella divinità della vendetta che aveva invocato più volte e si avventò ringhiando contro la cagna. Quest’ultima fuggì come un razzo, ma purtroppo per lei il cancello, che tante volte l'aveva protetta, era chiuso davanti a lei. Così si rifugiò sotto un’ortensia, rannicchiandosi a palla e riducendo della metà le proprie dimensioni.
Il pastore tedesco, ringhiando e sbavando fu sopra di lei, dicendole cose molto scortesi. Tuttavia Laica aveva ancora una carta da giocare per la propria salvezza, mentre le bipedi accorrevano urlando. L’odore ricordò al nemico la sua natura di femmina e i maschi, normalmente, sono molto sensibili a certi argomenti. Così il pastore tedesco si lasciò portare via, soddisfatto della dimostrazione di virilità che la sfrontata Laica aveva più volte messo in dubbio, quando lo canzonava da dietro le sbarre.
Laica, uscendo senza un graffio dal cancello con la
Grande Madre, gettò al cane un’occhiata che sembrava un invito ad andarla a trovare, una delle sere seguenti…

venerdì 25 settembre 2009

Non è mai abbastanza

Randagio seguì il branco fino alla casa della Grande Madre bipede. La vide seduta sui gradini e si fermò a guardarla, finché lei gli sorrise e gli fece cenno di avvicinarsi. Lui scodinzolò e si fece avanti. Lei cominciò a parlargli sottovoce e quando fu abbastanza vicino l’accarezzò.
Non gli pareva vero! Ormai aveva quasi perso la speranza di poter ricevere ancora carezze. E dopo quelle ebbe anche un nome: Cocco.
Pieno di gioia cominciò a mugolare. Perché a Cocco non mancava la parola. No, decisamente no. Cocco era capace di mugolare per parecchi minuti esprimendo la sua gioia o le sue emozioni. Il problema era, casomai, che i bipedi non capivano il suo linguaggio, come lui aveva qualche difficoltà a comprendere le regole della sua nuova casa…
Quella scenetta fu interrotta da un improvviso parapiglia. Laica, che forse si era un po’ ingelosita per l’affetto dimostrato verso il nuovo arrivato, aveva deciso di richiamare l’attenzione su di sé a modo suo. Appena la polvere si fu posata, riemerse dalla catasta di legna con una preda, un grosso ratto, che depose ai piedi della Grande Madre. Lik e Caffè, che avevano contribuito alla cattura accorsero anch’essi a ricevere il premio per il loro utile servizio.
Cocco guardò la scena, guardò il premio, le carezze, l’affetto e il pezzetto di pane distribuito a tutti e corse via. Tornò, dopo poco, con una sua preda che depose ai piedi della Grande Madre.
«Bravo Cocco! Hai preso anche tu il topo? Ma che strano… fai un po’ vedere… ma questo è il collo della mia gallina! Ecco dov’era finita! Cattivo!»
Cocco rimase mortificato per quelle parole aspre e corse via con la coda tra le gambe. Ritornò con un altro dono.
«Cosa hai portato? La gallina intera? Brutto cattivo non fare più una cosa del genere! Non si fa! Non si tocca!»
Cocco aveva pensato che il suo dono fosse stato giudicato troppo avaro ed aveva offerto tutto ciò che possedeva, recuperando quel che restava dello stupido pennuto che l’aveva sfamato la sera precedente.
Tuttavia, poiché è il pensiero ciò che conta, la Grande Madre, dopo averlo sgridato, perdonò e accolse nella sua casa il povero Cocco. Questo, dal canto suo, non toccò mai più una gallina…

giovedì 24 settembre 2009

I maneggi per trovare una famiglia

Felice era un cane senza preoccupazioni. I suoi amici bipedi si occupavano dei suoi bisogni e giocavano con lui tutti i giorni. Così accettò di buon grado quella passeggiata, correndo felice per i prati ed i boschi. Ad un certo punto però, si accorse che dei suoi amici non c’era più traccia. Anche la loro automobile era scomparsa. Tentò di seguirne l’odore, ma lo perse presto in mezzo a quello di tanti altri anonimi veicoli a motore. Spaventato e disorientato corse via, perdendo col ricordo dei suoi amici anche quello del proprio nome. Ora non era più Felice, ma Randagio.
Corse qua e là senza una meta finché giunse in un prato. Qui si rannicchiò sotto un cespuglio, con una tristezza infinita nel cuore e una gran fame nella pancia. Il destino volle però che li vicino ci fossero dei pennuti un po’ stupidi e Randagio non ebbe difficoltà a colmare il vuoto nello stomaco. Mentre la luna saliva nel cielo, nessun rimedio pareva invece disponibile per la voragine che gli si stava aprendo nel petto.
La mattina seguente fu svegliato da alcuni rumori. Vide scendere dalla collina un branco di suoi simili, dall’aria alquanto ostile. Randagio non aveva alcuna voglia di battersi contro i tre, che sembravano intenzionati a difendere con le unghie e coi denti il loro territorio, così compì una rapida ritirata strategica, portandosi ad un centinaio di passi.
I tre si fermarono, evidentemente soddisfatti di averlo cacciato oltre la strada che segnava il confine del loro territorio, e Randagio si mise a studiarli. Il capo era palesemente la femmina, mentre il maschio era piuttosto il suo braccio destro. Il terzo era l’unico che lo guardava scodinzolando e non pareva avere reali intenzioni ostili. Di più, sembrava proprio avere una gran voglia di giocare con lui.
Randagio decise di tentare il tutto per tutto. Si avvicinò al cagnolone color caffè scodinzolando e invitandolo a giocare. L’altro non se lo fece ripetere due volte e i due cominciarono a rincorrersi a turno, fuggendo e fermandosi di colpo per partire all’inseguimento. Dopo aver giocato per un po’ Randagio si avvicinò cauto alla Dominatrice, che si era sdraiata nell’erba con l’aria dubbiosa. Assunse un atteggiamento supplice e sottomesso, dicendole con questo che non aveva alcuna intenzione di mettere in discussione la sua autorità.
Laica sbadigliò, come a dirgli che era disposta ad ascoltare la sua storia, mentre Lik assisteva impassibile, pronto ad attaccare al minimo cenno di sua madre. Nel frattempo Caffè scodinzolava, sostenendo la causa del suo nuovo amico.
Allora Randagio si mise a danzare. Correva attorno a Laica e la saltava, da una parte all’altra, abbaiando e mugolando. Laica, nel frattempo, lo osservava e lo giudicava. Non era all’altezza di essere un suo amante, certo, ma il ragazzo sembrava abbastanza abile e poteva essere un buon compagno di giochi per suo figlio…
Così Randagio venne provvisoriamente accettato nel branco. Per poter rimanere, tuttavia, occorreva il permesso della Grande Madre bipede. E Randagio avrebbe dovuto conquistare anche quello…

mercoledì 23 settembre 2009

Gli affanni di una madre

Insediatasi saldamente nella sua nuova abitazione, Laica cominciò a tessere una complicata serie di relazioni con vari cani (maschi) della zona. Benché avesse indubbiamente i suoi preferiti (in particolare un meticcio figlio di una maremmana e di un cane da caccia), Laica era molto generosa nell’accogliere i suoi spasimanti, arrivando al punto di rosicchiare le porte per aprire dei buchi e consentire così almeno a quelli di piccola taglia di raggiungerla.
Da questa sarabanda di incontri nacque una prole numerosa, parte della quale andò a costituire un piccolo ma agguerrito branco. Il preferito da Laica era senza dubbio Lik, nato senza coda ma con un portamento fiero e un carattere indomito. Assieme, madre e figlio costituivano una perfetta macchina d’attacco, particolarmente efficiente contro conigli selvatici, fagiani e ratti di campagna. Al punto che i vicini, quando le trappole, il veleno e ogni altro umano rimedio si mostrava inefficace contro i ratti, ne richiedevano l’intervento.
I due agivano in squadra, senza alcun bisogno di essere guidati o indirizzati. Bastava lasciare loro mano, anzi zampa libera, per vederli scatenare un assalto concentrico che poteva portare Laica a sprofondarsi fino alla vita sottoterra per raggiungere il malcapitato ratto nel profondo della sua tana e farlo scappare nella direzione opposta… dove l’attendeva Lik, l’implacabile.
Era destino tuttavia la povera madre a quattro zampe dovesse portare il peso di una croce, sotto forma di un cane canguro bonaccione, ovvero il suo figliolo minore. Il cagnolone dal pelo color caffè era l’unico a non riuscire a rintracciarla a fiuto quando si nascondeva nell’erba alta e, per quanti sforzi facesse per mostrarsi all’altezza di cotanta madre finiva sempre per trovarsi nei guai. L’unica sua abilità consisteva nel riuscire a restare seduto con le zampe anteriori piegate all’altezza del petto, bilanciando il peso con la coda. Una posizione da vero canguro, da cui era capace di spiccare grandi balzi per poter prendere al volo i pezzetti di pane che gli amici bipedi gli lanciavano divertiti. Il simpatico cane, chiamato Caffè per il colore del suo pelo, aveva imparato questo trucco autonomamente e utilizzava questi spettacoli clowneschi per abbuffarsi spudoratamente.
Tuttavia, essendo sostanzialmente inabile nella caccia Caffè era più un ostacolo che un aiuto alle azioni del duo Laica & Lik e pertanto era tenuto in disparte o depistato con qualche scusa per evitare che potesse piombare nel bel mezzo di un appostamento abbaiando e facendo fuggire la preda. Quando questo capitava la madre lo guardava con rassegnazione e se ne andava scuotendo la testa, mentre il fratello maggiore gli lanciava un’occhiata di gelido disprezzo incerto se considerarlo uno stupido o un traditore.
Il tenero cucciolone (tale rimase per tutta la sua lunga vita), alle volte si sentiva molto triste e solo. Così Caffè si appropriava di una scarpa incautamente abbandonata e la portava in un prato per rosicchiarla voluttuosamente, cercando in questo vizio solitario una consolazione. Ovvero sedeva sotto la finestra dei suoi amici bipedi e abbaiava alla luna, chiedendole di mandargli un amico che potesse giocare con lui senza fargli pesare i suoi difetti.
E la luna, una notte, ascoltò la sua preghiera…

martedì 22 settembre 2009

The great pretender


Da dietro un cumulo di neve spuntò il musetto mogio di un cane abbandonato. Quando mia madre fece due passi nella sua direzione, la bestiola cominciò a tremare come una foglia. Nei suoi occhi una timida speranza di trovare, finalmente, una nuova casa sembrava sussurrare: “salvami, salvami, salvami!”
L’ipotesi di abbandonare l’animale una seconda volta non era nemmeno contemplabile, così mia madre aprì il portellone della macchina, invitandola a salire. Un po’ timorosa, la cagna salì sulla macchina, lanciando un ultimo o sguardo a quel luogo inospitale che era stata la sua tana negli ultimi due giorni.
Giunta a casa e soddisfatto l’appetito della cagna, pensò di portarla subito dalla vicina cui voleva affidarla. Questa l’accolse immediatamente a braccia aperte e quella sarebbe certamente diventata la sua nuova dimora, se non fosse intervenuta la madre della vicina, che rifiutò categoricamente di prendere in casa un’altra bestia.
A mia madre e al cane non rimase che andarsene, la quadrupede con la tristezza nel cuore per essere stata nuovamente rifiutata e la bipede con la preoccupazione su cosa fare a questo punto.
Tornata a casa la bipede guardò la quadrupede e le domandò: «Cosa ne faccio ora di te?»
L’altra abbassò lo sguardo, come attendendo che venisse emessa una nuova condanna.
«Va bene, ti tengo qui» sorrise mia madre accarezzandola. «Ma come ti chiamerò? Laica? Si, Laica mi sembra un buon nome…»
A quel punto la cagna, comprendendo di aver finalmente trovato casa si mise a scodinzolare festosa, giurando a modo sua eterna fedeltà. Da quel momento ogni giorno sarebbe stata l’ombra inseparabile di mia madre…di notte, però… di notte la grande commediante avrebbe tolto la maschera dell’angelo del focolare per indossare un’altra delle sue numerose maschere, quella di Regina della Notte; e quando avesse deposto quella, al termine di sabbatiche scorrerie nelle tenebre avrebbe indossato quella di Grande cacciatrice, come avrebbe imparato a sue spese la fauna della zona.
Perché Laica, improbabile incrocio tra razze misteriose, attrice consumata, ineguagliabile cacciatrice (coi miei occhi la vidi afferrare a due metri da terra un fagiano in volo), maga delle evasioni (non esisteva porta, cancello, muro o recinto che potesse contenerla), corteggiatissima amante, madre affettuosa, gran maestra di vita (non solo per la sua numerosa prole ma, l’ammetto, anche per il sottoscritto) pareva posseduta dall’antico spirito del lupo e in essa ardeva, inestinguibile, la fiamma antica della libertà.

lunedì 21 settembre 2009

Una povera creatura tremante nella neve

«C’è un povero cane abbandonato vicino a Miasino. È giorni che sosta accanto ad un negozio, guardando ogni macchina che passa. Nei suoi occhi si accende la speranza, quando questa arriva, per spegnersi mestamente quando la vede passare oltre senza fermarsi.»
Mia madre ha un cuore d’oro e quelle parole non potevano non toccarla. Tanto più che la vicina aveva appena perso il cane a cui era molto affezionata e una nuova bestiola in casa avrebbe certo compensato il suo dolore.
Pensò che il cane, anzi la cagna giacché di femmina si trattava, fosse stata abbandonata da qualcuno che aveva deciso di sbarazzarsi di un cucciolo, magari preso per far divertire un bambino. Un giocattolo divenuto, troppo rapidamente un peso e quindi gettato, con la solita stupida superficialità di chi non si rende conto di cosa voglia dire essere abbandonati per i cani. Animali che vivono in gruppo e quindi si sentono parte integrante del gruppo familiare. Creature per le quali la lealtà verso gli altri componenti del gruppo è legge fondamentale e che nemmeno possono concepire, a differenza di noi umani, il concetto di “tradimento”.
Così mia madre andò a cercare questa povera vittima della crudeltà umana.

Continua domani

domenica 20 settembre 2009

La fattoria degli animali


In questi mesi davanti allo schermo ho avuto modo di conoscere, seppur virtualmente, molte persone. Altri blogger, che sui loro diari on line scrivono delle cose più diverse e nei modi più personali.
Da un po’ di tempo, uno di questi blogger, il Favoloso, ha dei problemi di salute che lo tengono spesso lontano dalla rete. Purtroppo non posso fare nulla per questo, ma ho pensato di fargli un omaggio scrivendo alcune storie su animali che ho conosciuto. Sono storie a cui ho accennato nei miei commenti, storie vere, che poco hanno di misterioso, sebbene siano legate al Lago d’Orta perché sulle sue sponde si sono svolte. Storie su cui “Favoloso” più volte mi ha chiesto di scrivere qualcosa.
Chiamerò questa piccola serie “la fattoria degli animali” in omaggio ad un grandissimo scrittore, George Orwell. Orwell scrisse libri aventi forma di romanzi “fantastici” (il termine tecnico è “letteratura distoptica”, vale a dire “anti utopica”), ma pervasi da forti ideali libertari quanto mai attuali anche dopo il crollo dei regimi e delle ideologie totalitarie che li avevano ispirati.
Mi riferisco, chiaramente, alla “Fattoria degli animali” (1945), ma anche a “1984” (1948).

Gli animali delle mie storie, tutte vere, a differenza di quelli orwelliani, non sono però mossi da ambizioni politiche o ideali rivoluzionari, ma certamente sembrano agire sulla base di logiche sovente così accorte da non poter essere definite altro che “intelligenza”.
Un’intelligenza tale, in molti casi, da far nascere l’inquietante sospetto che siano loro, in realtà, i “padroni” e noi, superbe scimmie bipedi, i “servitori”.
Preparatevi allora, da domani e per una settimana, ad entrare nella “Fattoria degli animali”. Attenti, però! Se queste storie dovessero piacervi gli animali potrebbero davvero fare la rivoluzione e ritagliarsi uno spazio tutto loro nella rete...

sabato 19 settembre 2009

Domani saranno "Parole al vento"


Ricordo che domani sarà presentato il volume PAROLE AL VENTO. Le più belle storie di Siamo in Onda, il salotto di Puntoradio

L'appuntamento è a Revislate (fraz. di Veruno, in provincia di Novara) nell'area del campo sportivo, nel corso della Giornata celebrativa dei 20 anni di attività di AGBD Arona Associazione Genitori Bambini Down, l'ente di volontariato a cui è devoluto il ricavato del libro.

venerdì 18 settembre 2009

Il Basilisco nell’orto

«Ero andata nell’orto dietro casa, quella mattina. Mi servivano un po’ di pomodori e dell’insalata da preparare al mio nipotino. Gli piacciono la lattuga fresca e i pomodori con la mozzarella, così quando viene a casa dalla scuola glieli faccio sempre trovare sulla tavola. Sua mamma, del resto, povera donna, lavora in fabbrica e ha solo un’ora di pausa. Non ha certo il tempo di preparargli da mangiare. Del resto noi nonne serviamo anche a questo no? Se non ci fossimo noi, alle volte, mi chiedo come farebbero…»
Le parole di quella simpatica nonnina mi tornano in mente, fuoriuscendo da un ripostiglio ben serrato, chissà perché, nella mia memoria.
«Avevo già raccolto i pomodori e così mi chinai per raccogliere l’insalata. Fu allora che lo vidi. In mezzo alle piantine stava questa vipera… che però non era una vipera! Aveva la testa… una testa che non era come quella di una vipera… era come quella di un gatto! E mi fissava con quei suoi occhi, mi fissava e non smetteva di fissarmi ed io non riuscivo a muovermi e lo fissavo, come se i miei occhi fossero legati a quelli della bestia. E mi sentivo sempre più debole e la testa cominciava a girarmi, ma io non riuscivo né a muovermi, né ad alzarmi, né a staccare gli occhi.»
Sono quasi certo che la nonnina fosse ancora molto spaventata mentre raccontava lo strano incontro nell'orto dietro casa, a poche centinaia di metri dal centro di San Maurizio d'Opaglio.
«Poi, non so dire come o quando, mi accorsi che la bestia era scomparsa. Mi trascinai verso casa, quasi priva di forze e mi stesi sul letto. Fu il mio nipotino a svegliarmi. Aveva suonato e suonato il campanello, poi aveva scavalcato il cancello per venire a cercarmi. Gli dico sempre di non farlo, perché quel cancello ha le punte e potrebbe farsi male cadendo, ma lui lo fa apposta, quando non me ne accorgo, a salirci sopra... Venne accanto al letto a scuotermi e dopo un po’ mi svegliai, quasi priva di forze. Ci misi un paio di giorni a riprendermi del tutto e forse, se non fosse venuto lui a svegliarmi, non sarei qui a raccontarla…»
Questo è il racconto che mi fece la nonnina, molti anni fa, quando ero ragazzo e non mi occupavo ancora di misteri. Almeno credo, perché ora che ho terminato di scrivere, non sono più così certo di aver sentito il racconto da lei… Fu forse suo nipote a raccontarmi la storia… o forse neppure, fu piuttosto mia madre a raccontarmi la strana avventura della nonna di quel mio amichetto… O forse devo pensare di aver sognato tutto? O, piuttosto, attribuire al contagio dello sguardo velenoso del sinistro basilisco questa contagiosa nebbia che sale dai labirinti della memoria ad oscurare il ricordo, confondendo fantasia e realtà…

giovedì 17 settembre 2009

La Signora e il basilisco

«Il Basilisco vive ancora in queste zone, specialmente nelle valli più profonde e inaccessibili».
La voce della Signora degli Animali non ha incertezze. «Ho sentito varie persone raccontare il loro incontro con questa pericolosa creatura. Un’altra tazza di te al gelsomino?»
Annuisco e prendo un altro biscotto. Non resisto ai biscotti…
«La cosa non è strana, del resto» continua la signora «se si pensa ai mostruosi rettili che un tempo vivevano sull’isola e che furono cacciati dal Santo Giulio. Esiliati sul Monte Camosino, si dice, luogo pieno di anfratti, frane e cavità da cui gli uomini si tengono alla larga.»
«Il mio amico Bunin» osservo «mi ha raccontato che a Casale Corte Cerro si narra di una creatura molto simile al Basilisco. È l'Asspär, mitico animale con corpo di serpente, ali da pippistrello e testa di gatto. Vivrebbe nella forra del rio Gaggiolo, sotto le rocce che sostengono la cappella della Torigiä, luogo magico e spaventoso, teatro di battaglie e di miracoli...»
«La cosa divertente è che il basilisco vive a poche centinaia di metri dalle più moderne industrie» osserva la Signora. «A Casale sopra le industrie che producono pentole, posate e caffettiere. A San Maurizio d'Opaglio poco distante dalle rubinetterie.»
«Questa mi giunge nuova…»
«Davvero» annuisce con forza. «Un mio amico mi ha raccontato, proprio ieri, che la valletta del torrente Scarpia nella parte alta era abitata dal basilisco. Due persone lo hanno visto negli anni 40.
Una delle due persone è una donna anziana, ancora vivente, che ha raccontato di essere "basita" per due giorni dopo averlo visto.»
A vantaggio dei lettori che non lo conoscono dirò che il torrente Scarpia o Lagna, ha un corso superiore ed uno inferiore. A metà attraversa il paese di San Maurizio d’Opaglio, capitale italiana delle industrie che producono rubinetti e valvolame. Lì vive, non per niente, il mio amico Rubinettaio. Tre ponti scavalcano il torrente in paese. Un tempo ce n’era un quarto, ferroviario, ma la linea Gozzano alzo venne chiusa nel 1922 e il ponte, di ferro, smantellato.
Nella parte inferiore il torrente prende il nome della frazione Lagna, almeno sulle mappe IGM, e le sue acque risentono dell’attraversamento del paese, benché negli ultimi anni siano stati posti severi limiti agli scarichi industriali e civili.
Nella parte superiore, oltre il vecchio mulino, il torrente s’inoltra in una stretta valle disabitata. Si narra anche di una miniera abbandonata, in quel luogo, ma da decenni essa è ridotta ad una pericolante galleria in cui è estremamente pericoloso entrare. In realtà non è una vera miniera, ma piuttosto un saggio di scavo. Probabilmente qualcuno compì delle ricerche agli inizi del Novecento, abbandonandole allorquando si rese conto che di oro non vi era traccia.
Se c’è un luogo in cui il Basilisco, o l'Asspär, potrebbe vivere indisturbato, questo è certamente uno di quelli. Del resto si tratta di un animale di piccole dimensioni, non certo un drago di quelli delle saghe fantasy. Un animale difficile da incontrare, per fortuna.
«Naturalmente» commento «nessun ostacolo fisico gli impedirebbe di scendere a valle e passeggiare tranquillamente per le vie di San Maurizio d’Opaglio, se solo lo volesse...»
In quel momento, un cassetto ben riposto nella mia memoria si aprì…

Ma, se volete sapere cosa ne uscì dovrete pazientare fino a domani…

mercoledì 16 settembre 2009

Il basilisco


Una creatura tanto enigmatica quanto pericolosa si aggirerebbe nel Verbano, nel Cusio e nell’Ossola. Ne parla, con cognizione di causa avendo scritto un libro su questo argomento (per approfondimenti seguite questo link) Daniela Piolini, scrittrice già citata su questo blog.

La figura del basilisco, il letale “Re dei rettili”, compare nei testi dei naturalisti fin dall’antichità. Ne parlava già Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale, situandolo nei deserti africani. Sarebbe stato lo stesso basilisco a creare attorno a sé il deserto, in quanto il suo semplice sguardo era in grado di tramutare in cenere qualsiasi essere vivente. Un potere venefico inversamente proporzionale alle dimensioni della bestia, stimate attorno ai venti centimetri di lunghezza.
Pare tuttavia che nel Verbano Cusio Ossola, e più in generale nelle vallate alpine, viva una versione “in minore” del temibile “Re dei rettili” (“Basilisco” viene dal greco “basileus” “re”). Non in grado, forse, di creare il deserto, ma certamente capace di uccidere o mettere a rischio di chi abbia la sventura di fissarlo negli occhi...
Di alcuni di questi avvistamenti vi parlerò nei prossimi giorni, con l’auspicio che altre segnalazioni giungano dai lettori.

martedì 15 settembre 2009

Parole in onda


Ho già parlato del Libro di Siamo in Onda, “Parole al vento”, che verrà presentato domenica 20 settembre .

Vorrei però condividere con voi alcune impressioni su questa trasmissione, veramente controcorrente.
Il sabato sera la radio è, usualmente, il regno della musica da discoteca. Probabilmente i palinsesti radiofonici sono pensati per i giovani che, si presume, devono arrivare allo sballo già sballati.
Poiché il vostro Alfa ha superato – ehm – di slancio l’età della discoteca (non che ne fosse un patito nemmeno da ragazzo, peraltro) ascoltare l’autoradio il sabato sera diventa un supplizio.


In questo deserto musicale si staglia, come un’oasi di pace, Siamo in Onda.



Questo talk show radiofonico è trasmesso il sabato sera dalle 21 alle 24 (in replica il martedì sera) anche in streaming su www.puntoradio.mobi



Lo show nasce dalla felice collaborazione tra Fabio Loris Giusti e Fulvio Julita.

Loris Fabio Giusti

Questi due pirati dell’etere hanno deciso di salpare con la loro piccola e agile imbarcazione per sfidare i galeoni rave e techno a colpi di musica, rigorosamente live, intermezzi divertenti e letture.


Fulvio Julita

In breve i due hanno saputo radunare attorno a loro un’agguerrita banda di filibustieri, ben decisi a vendere cara la pelle contro l’omologazione dei gusti e della cultura. Così davanti ai microfoni si alternano musicisti esordienti e veterani della musica esclusa dai grandi circuiti, scrittori in erba e giornalisti professionisti, simpatiche macchiette e personaggi straordinari. Tutto attorno l’alcol innaffia le gole mentre i corsari, coi coltelli affilati, fanno a fette salumi ed altre prelibatezze.
La piccola comunità include, come sulla celebre Isola di Tortuga, anche donne (e bambini) persino più coraggiose ed agguerrite (penso alla conturbante Viola, in particolare) dei maschi negli assalti radiofonici.


A questa ciurma ribelle ha aderito anche Alfa, accogliendo, ormai quasi un anno e mezzo fa, l’invito a partecipare alla trasmissione con delle “Pillole di Mistero”. Alcune di esse, selezionate nell'ormai famosa "Disfida del mistero", compariranno assieme a numerosi altri contributi, nel volume “Parole al vento”, che sarà presentato domenica.



Ricordo che il ricavato delle vendite è destinato a AGBD Arona Associazione Genitori Bambini Down (presieduta da Tineke Everaarts)



a sostegno dei progetti di crescita e integrazione dei giovani affetti da sindrome di Down.

Tineke Everaarts

lunedì 14 settembre 2009

Duel


Non so quanti di voi conoscano “Duel”. Per chi non l’avesse mai visto, “Duel” è il primo lungometraggio (1971) di Steven Spielberg. Girato con un budget bassissimo, spalancò le porte del successo al prolifico regista statunitense.
La storia è semplice. Un commesso viaggiatore si imbatte in una misteriosa autocisterna, che ingaggia con lui un duello mortale sul filo del terrore e della follia.
Qualcosa di simile è accaduto al nostro comune amico Alfa pochi giorni fa. Me ne stavo sonnecchiando tra le colline che mi circondano, lasciando che il vento accarezzasse lievemente la mia acquea superficie.
Improvvisamente vidi Alfa alla guida del suo muletto, percorrere lentamente la strada regionale. Alfa sa bene quanto quella strada sia pericolosa avendo conosciuto più di un ragazzo morto, tra i tanti, per banali incidenti su quelle curve ,ed è sempre molto cauto quando deve percorrerla.
Così i numerosi cavalli del muletto di Alfa trotterellavano lenti sull’asfalto arroventato dal sole. Né del resto avrebbero potuto fare altrimenti, perché davanti ad essi sfilavano quietamente un paio di automobili di turisti stranieri, impegnati soprattutto ad osservare l’azzurra mia superficie, e quella di un simpatico vecchietto vercellese, che non aveva tolto gli occhiali da sole nemmeno dentro la galleria del Mottarone. Potete quindi immaginare come la sua mente volasse molto sopra banalità terrene quali cambiare marcia e premere sull’acceleratore.
Ad un certo punto, incrociando un atletico gruppo di ciclisti disabili, Alfa notò nello specchietto retrovisore un camion, anche se il termine è probabilmente riduttivo in questo caso. Si trattava di un immenso autotreno carico, probabilmente, di rocce strappate alle montagne. Sono veicoli questi che si incontrano spesso su quella strada e che, normalmente, procedono con una velocità di crociera di 30 chilometri orari, con punte di 40.
Sia detto per inciso che quel giorno Alfa aveva passato un’intera mattinata in coda ad ogni sorta di camion: furgoni per il trasporto medicinali; autocarri carichi di ruspe ed altri gadgets da cantiere; autotreni ripieni di carta igienica. Veicoli molto diversi l’uno dall’altro, accomunati da una sola circostanza: precedere un Alfa in catastrofico ritardo alla costante velocità di trentacinque chilometri orari, su strade prive di punti di sorpasso.
Prima che potesse dire o fare qualsiasi cosa, però, si avvide che il mostro alle sue spalle non si limitava a sbuffare col clacson, ma aveva deciso di risolvere il problema del traffico con un’azione di forza. L’autotreno si accostava pericolosamente al retro del muletto, quasi a volerne constatare la resistenza; poi, non contento, si spostava oltre la linea continua di mezzeria, incurante dei limiti di velocità, dei divieti di sorpasso, delle curve e dei passaggi pedonali, ruggendo e digrignando i denti. Non potendo sorpassare la coda pareva deciso a sospingerla con la propria massa.
Naturalmente i turisti, non comprendendo il linguaggio indigeno, non sembravano per nulla turbati dalla scena, così come il serafico vecchietto, che se ne andava senza preoccuparsi di quanto stava accadendo alle sue spalle…
Si dice che un cavaliere tra due dame faccia la figura del salame. Certamente ad Alfa l’idea di fare la fine della sardina tra il bisonte alle spalle e la lumaca davanti non sembrava il modo migliore per concludere una giornata che era iniziata male e pareva procedere sempre peggio. Così cercò di spiegare al bestione che la velocità di crociera di una fila dipende da chi tiene la testa, non la coda; che non c’era per lui né modo di superare, né di accostarsi, dal momento che la strada è stretta e non vi è nemmeno l’ombra di una corsia di emergenza. Niente da fare. Contro la forza bruta i taglienti argomenti della logica scivolavano senza lasciare graffi.
Visto vano ogni sforzo decise di fare l’unica cosa possibile: tirarsene fuori. Giunto alla prima rotonda, invece di proseguire sulla strada principale s’infilò in una stradina sulla sinistra per la quale, ne era certo, il bestione non poteva seguirlo senza finire incastrato.
Mentre anche i turisti svoltavano a destra, al bestione non restò altro da fare che continuare a ruggire e sbuffare, almeno per un’altra mezza dozzina di chilometri, dietro al vecchietto che, senza curarsi di lui, guardava il lago e, filosofeggiando, procedeva oltre.

Lago dei Misteri

domenica 13 settembre 2009

La sfida è stata raccolta!




Come i lettori più fedeli ricorderanno, anche per l’anno 2009 è stato bandito il concorso “Racconta il tuo mistero”.

Scopo del concorso è quello di stimolare una cavalleresca “sfida” tra i blogger, invitandoli a raccontare “una storia del mistero”.

Qualcosa di simile, seppur in minore, alla famosissima sfida lanciata da Lord Byron ad un gruppo di narratori riparati in una villa sul lago nel mezzo di una notte di tempesta durante la “lunga gelida estate”.

Ebbene, la sfida è stata raccolta!

Nelle terre del meriggio, entro le mura millenarie della Città Eterna, una temibile amazzone Mezzelfa ha preso penna ed inchiostro e ha scritto. Ha scritto la sua storia, una leggenda che parla di un borgo arroccato su un colle, il cui nome è legato alla presenza di un terribile drago.

La Mezzelfa ora attende che qualcuno osi affrontarla. Fatevi sotto, se avete coraggio!

sabato 12 settembre 2009

LA TERRA DI FRANCESCO

LA TERRA DI FRANCESCO al Sacro monte di Orta
Sabato 17 ottobre 2009

Inno alla terra
Evento a sostegno della campagna di raccolta nazionale fondi La Terra di Francesco
Visite guidate al Sacro monte di Orta, unico in Italia dedicato a San Francesco
Dalle ore 10.00 fino a sera. L’evento sarà ricordato mediante un servizio filatelico a carattere temporaneo dotato di un annullo speciale figurato, su cartolina numerata.
ore 15.00 Saluto delle autorità e presentazione dell’evento.

La Terra di Francesco. Introduzione storica di Fiorella Mattioli
Ore 16.00 Lettura del Cantico delle creature
La recitazione avrà luogo contemporaneamente in tutt'Italia.
Questo momento lirico, di grande spiritualità, unirà idealmente tutte le Delegazioni e i visitatori alla stessa ora, in un atto di profonda comunione globale con la natura e le sue infinite meraviglie.
Intervento del Ministro Provinciale dell’ordine dei Francescani Padre Gabriele.

Visita della mostra Da un gran teatro montano: pastelli di Mauro Maulini e fotografie di Camilla Pasini con presentazione di Raul Capra.
Ore 18.00 Musiche di repertorio francescano
Per informazioni
FAI Fondo per l`ambiente italiano - Delegazione di Novara
tel 347.3723559

venerdì 11 settembre 2009

PAROLE AL VENTO


AGBD ARONA - Associazione Genitori Bambini Down,

RINGRAZIA

tutti gli amici che hanno collaborato alla pubblicazione del libro

PAROLE AL VENTO
Le più belle storie di Siamo in onda, il salotto di Puntoradio
(Macchione Editore)

il cui ricavato delle vendite verrà interamente destinato al sostegno dei progetti di crescita e integrazione dei giovani affetti da sindrome di Down.

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Il libro sarà ufficialmente presentato
domenica 20 settembre 2009 a Revislate (fraz. di Veruno - NO)
tendone Pro Loco - Area campo sportivo
nel corso della Giornata celebrativa dei 20 anni di attività di AGBD Arona

Sarà un piacere incontrarvi personalmente in quell'occasione.


PROGRAMMA DELLA GIORNATA

H 9.30
Moto raduno sidecar
in collaborazione con Motoclub Cicchetto - Veruno

H 12.00
Il benvenuto della Presidente AGBD, Tineke Everaarts e delle autorità presenti

H 12.30
Aperitivo

H 13.00
Pranzo
Prenotazioni entro martedì 15 settembre
tel. 340 0076663 ore 9.00-19.00,
oppure
tel. 349 5946789 ore 14.00-21.00
Euro 15 a persona

H 14.00
Taglio della torta di compleanno

H 14.30
Presentazione del libro
“Parole al Vento, le più belle storie di Siamo in onda, il salotto di Puntoradio"
con la presenza dello staff della radio

H 15.00
Musica dal vivo
SOUL MATES LIVE

A seguire Fabrizio "Naso" Trabucco presenta
PAROLE IN BOTTIGLIA
con le esibizioni live dei musicisti amici del programma radiofonico Siamo in onda



Tineke Everaarts (Presidente AGBD Arona)
Fulvio Julita e Fabio Giusti (Puntoradio)

giovedì 10 settembre 2009

IL CAMMINANTE


tEATRO dELLE sELVE presenta
tEATRI aNDANTI
Laghi d’Orta e Maggiore, 2009
9a edizione

“IL CAMMINANTE” - Teatro nella natura
Lettura scenica itinerante (si consiglia di indossare scarpe e vestiti adatti ad una camminata nel bosco).

12 settembre AMENO, CASCINE OLTRE AGOGNA- partenza dal parcheggio del Maneggio Monte Oro, ORE 18.30
13 settembre SORISO, MADONNA DELLA GELATA, ORE 18.30

TEATRO DELLE SELVE con Franco Acquaviva e Anna Olivero.
O’THIASOS TEATRONATURA con Sista Bramini e Camilla Dell’Agnola.
“Il Camminante”-Teatro nella natura- Da un testo di Laura Pariani, I studio.

In scena la storia misteriosa e oscura del “fondatore” delle terre cusiane: Giulio o Giuliano? Un uomo venuto da Egina, un’isola della Grecia e approdato nel Cusio infestato dai draghi e dai serpenti, intorno al quale ruotano le più svariate leggende. Una storia d’acqua e monti; di follia ed espiazione; di amore e fuga; di morte e rinascita.

Lettura scenica itinerante del testo teatrale che la scrittrice Laura Pariani ha tratto dal suo racconto “Il Camminante”: un primo studio presentato in anteprima per Teatri Andanti che si svilupperà definitivamente nel corso della stagione 2009/10.

Regia e drammaturgia: Sista Bramini
Interpreti: Franco Acquaviva, Sista Bramini, Camilla Dell’Agnola, Anna Olivero
Musiche: Camilla Dell’Agnola
Scene e costumi: Anna Olivero

In caso di pioggia:
spettacolo del 12 settembre: Sala Museale di Ameno
Spettacolo del 13 settembre: telefonare allo 0322 96 97 06.

mercoledì 9 settembre 2009

A proposito di…




… personaggi passati da Orta, non posso non ricordare Mike Bongiorno. Il notissimo conduttore televisivo era cittadino onorario della vicina Arona, dove risiedeva nella villa di Dagnente.

Mike Buongiorno è mancato, ieri, 8 settembre. E il ricordo va subito ad un altro 8 settembre, nel lontano 1943, e ai lunghi mesi che seguirono.
Come ha raccontato lui stesso, prima di “inventare” la televisione italiana, Michael Nicholas Salvatore Bongiorno “Mickey” Bongiorno divenne, nel periodo della Resistenza, una staffetta tra le formazioni della Resistenza e i centri di contatto Alleati in Svizzera.
Catturato a Cravegna dalla Gestapo sfuggì alla fucilazione per via dei documenti americani che aveva addosso. Venne così rinchiuso nel carcere di San Vittore a Milano, dove incontrò Indro Montanelli a sua volta arrestato ad Orta, e poi in campo di concentramento.

Infine "Mickey" venne liberato grazie ad uno scambio di prigionieri.

martedì 8 settembre 2009

Un mago della fotografia in mostra ad Orta


Ci siamo lasciati ieri domandandoci cosa leghi Andy Warhol (Andrew Warhola , 1928 –1987) al lago d’Orta.
Premetto di non sapere se il noto artista newyorkese abbia mai visitato Orta. Un paio di anni fa ci fu, invece, un’esposizione di sue opere ad Arona (“Made in Warhol”), cittadina sul Lago Maggiore non distante dal lago d’Orta.
Oggi però Warhol è, idealmente, ad Orta assieme a personaggi del calibro di Umberto Eco, Cesare Zavattini, Dario Fo, Renzo Piano, e Pier Paolo Pisolini.
Se vi chiedete come sia possibile tutto ciò, non vi resta che visitare la mostra “Reportrait”, a Palazzo Penotti Umbertini in Orta San Giulio, dove sono esposte un centinaio di fotografie che ripercorrono la storia della cultura della seconda metà del Novecento attraverso i volti dei suoi protagonisti.

L’autore delle immagini è Gianni Berengo Gardin, considerato il “il fotografo più ragguardevole del dopoguerra” e vincitore del Lucie Award alla carriera - il premio Nobel della fotografia - nel 2008.

La mostra, che non mancherò di visitare nelle prossime settimane, è organizzata dall’Associazione Culturale Overview da un progetto di Luca Caramella e Valeria Greppi, e curata da Flavio Arensi. Il catalogo Allemandi contiene oltre 200 immagini in bianco e nero (256 pagine). La mostra è visitabile fino al 18 ottobre dal lunedì al giovedì dalle 10 alle 22 (fino al 14 settembre) o dalle 10 alle 19 (dal 15 settembre al 18 ottobre) e dal venerdì alla domenica dalle 10 alle 23. Martedi chiuso.



Per maggiori informazioni:

Palazzo Penotti Ubertini
Via Caire Albertoletti Orta San Giulio (No)
Tel: 0322 90356
Cell: 347 8269887
info@associazioneoverview.it

lunedì 7 settembre 2009

Omaggio ad Andy Warhol




“Ma cosa c’entra Andy Warhol con il Lago d’Orta?” si chiederanno stupiti i lettori più curiosi di questo blog.
“Probabilmente Alfa ha passato il fine settimana in tutt’altre faccende affaccendato” commenteranno i più maliziosi “e non sapendo cosa scrivere sul blog ci rifila il risultato di una simpatica applicazione disponibile in Facebook.”
Questi ultimi hanno ragione, ma solo in parte. Il ritratto di Alfa in stile Warhol è effettivamente il risultato di una simpatica applicazione scovata su Facebook.
Inoltre, Alfa ha realmente trascorso il week end montando mobili. Librerie accessorie per allargare la sua, ormai traboccante di libri, biblioteca personale e, soprattutto, uno specchio magico per Malikà che ora saltella per la stanza tutta felice.
Tuttavia, un motivo reale per parlare di Andy Warhol su il Lago dei Misteri esiste. Per mettere alla prova la vostra attenzione, però, ve lo rivelerò domani…

domenica 6 settembre 2009

IL SEGRETO DELLE FATE

Una caccia al tesoro nella Terra di Baraggia per gruppi misti di adulti e bambini

Una magica caccia al tesoro sulle tracce lasciate dal Piccolo Popolo che abita nella Baraggia del Piano Rosa
“Il Regno fatato potrà apparire a chi il segreto ne saprà capire”

I giocatori dovranno superare delle prove di astuzia, abilità, coraggio; saranno inoltre richieste delle conoscenze di base sulle specie arboree della Baraggia e sugli animali che vi dimorano.

Domenica 13 settembre 2009 alle ore 10,00 ritrovo in Baraggia, escursione nel Perca con le guide e arrivo al PRATONE presso Cascina della Torba dove si procederà alla formazione delle squadre per la caccia al tesoro.
In orario pomeridiano avrà inizio la ricerca del segreto custodito dalle Fate !!!!!

“Attenzione perché le fate amano fare scherzi agli umani e se la loro amicizia stimate, dimostrarvi degni dovrete”

EQUIPAGGIAMENTO: scarpe comode e abbigliamento pratico, una matita o una biro

6 IN BARAGGIA
ROMAGNANO SESIA - NO
domenica 13 Settembre 2009
Una festa dedicata all’ambiente della Baraggia e ai prodotti tipici delle Colline Novaresi. Ritrovo alle ore 10:00 presso i punti predisposti nella Baraggia del Piano Rosa, escursione guidata all’interno del Parco e arrivo all’area della festa.
La festa prosegue all’interno della Riserva con varie attività di animazione e giochi per tutti. (musica, caccia al tesoro, tiro con l’arco, visite a cavallo e minicircuito in mountan-bike per bambini)

sabato 5 settembre 2009

Concorso "Racconta il tuo mistero 2009"

Il Lago dei Misteri, in collaborazione con Siamo in Onda il Talk show di Puntoradio, presenta l’edizione 2009 del concorso “Racconta il tuo mistero”.

Se desideri partecipare non devi far altro che leggere il Regolamento.

Se invece desideri un sunto veloce dei contenuti del concorso, ecco le FAQ:

  • CHI? Possono partecipare tutti i bloggers, quale che sia la loro “tribù” (Blogger, Libero, ecc.) di appartenenza, che vogliano scrivere una storia del mistero.
  • COSA? Le storie del mistero possono appartenere, indicativamente, a tre generi: leggende locali; descrizione di luoghi misteriosi; vicende e creature misteriose. Le storie non devono superare i 2800 caratteri, spazi esclusi (Nota: editor come word possiedono uno strumento specifico, per ciò non è necessario contare manualmente).
  • DOVE? Ciascun blogger deve pubblicare la storia del mistero sul proprio blog. Non sono ammessi racconti postati come commenti su blog di altri.
  • QUANDO? Le storie devono essere pubblicate dal 1 gennaio al 31 ottobre 2009.
  • PERCHÉ? A parte il piacere di farlo? Bene, sono previsti dei premi: la storia vincente sarà letta in diretta durante la trasmissione Siamo in Onda, il Talk show di Puntoradio. Il vincitore riceverà inoltre una pubblicazione sulle storie del Lago d’Orta in omaggio. Una menzione andranno al secondo e terzo classificato.

venerdì 4 settembre 2009

Parole al vento


Ricordate la "Disfida del Mistero"? No, allora andate a vedere qui.
Vi parlai allora di una sorpresa che si stava preparando per i lettori de Il lago dei Misteri e gli ascoltatori di Siamo in Onda.
Ebbene, dopo lunghe fatiche grafiche e redazionali,
Fulvio Julita, Fabio Giusti e Tineke Everaarts hanno portato a termine la loro opera con questa dedica per tutti noi "Ogni giorno milioni di parole si perdono nel vento. Sono le parole che si dicono alla radio. Alcune le abbiamo fermate su carta tra le pagine di un libro."


Si intitola PAROLE AL VENTO

Le più belle storie di Siamo in onda, il salotto di Puntoradio

Avete capito bene, è il libro di Siamo in Onda.

Disponibile dal 20 settembre 2009, è una raccolta di racconti curata da Fulvio Julita, Fabio Giusti e Tineke Everaarts. Contiene i racconti più belli tra quelli scritti dai vari autori del nostro programma. E non solo. Ci sono anche poesie e testi di canzoni.

128 pagine di storie, foto, disegni. E tante parole.

Racconti di Paola Amadeo, Massimo M. Bonini, Corte dei Miracoli, Francesca D’Amato, Alfa Dei Misteri, Alice Di Leva, Federico Di Leva, Düi & Mezza, Mario Favini, Marco Franceschini, Paolo Franchini, Rossana Girotto, Fabio Giusti, Giaele Giustina, Fulvio Julita, William Kerdudo, Antonella Mecenero, Fiorella Nicotera, Claudio Pofi, Marco Preti, Marta Raimondi, Eleonora Roaro, Simone Sarasso, Umberto Spantaconi, La Viola.


Canzoni di BI52 VMDAPS, Mario Ermini Burghiner, Clan Mamacè, Esteban Diaz, Egin, Francesco Farina, The Fate, Daniele Fortunato, Goss, Ray Heffernan, Kali, Moksha, SP McGhee, Nerocristallo, No Name, Obrigado!, Anto S. feat. Will K, Paolo Saporiti, StereoPlastica, Toni Veronesi.


Poesie di la Gabri, Rossana Girotto, Elisa Selya Prato, Anna Marra.


Foto, disegni, illustrazioni e dipinti di Edo Bertona, Mario Ermini Burghiner, Corte dell’Oca , Fabrizio De Fabritiis, Aart Everaarts, Tineke Everaarts, Matteo Fioramonti, Andrea Fornara, Marco Franceschini, Carlo Massimo Franchi, Fulvio Julita, Giovanni Fresh Magnoli, Roberto Manzoni, Federica Miglio, Alberto Musetti (Obrigado!), Rinaldo Reboni, Eleonora Roaro, Fabrizio Naso Trabucco, Elena Veronesi, Gioconda Pau Veronesi, Selena Zanrosso.


È un'iniziativa benefica a favore di AGBD Arona, Associazione Genitori Bambini Down.

I lettori de il Lago dei Misteri vi troveranno alcune "Pillole di Mistero", selezionate attraverso la disfida citata all'inizio e i racconti finalisti del concorso "Racconta il tuo mistero 2008".

Colgo l'occasione per ricordare che è bandita anche l'edizione 2009 del concorso, sempre in collaborazione con gli amici di Siamo in Onda.

giovedì 3 settembre 2009

Note bio bibliografiche

Mary Shelley

Una lunga gelida estate

Note bio bibliografiche


Una lunga gelida estate è un lungo racconto, composto da quadri che possono essere letti in modo più o meno indipendente. Per aiutare il lettore ad orientarsi, indico di seguito i nomi dei personaggi, con le fonti per gli approfondimenti e alcune indicazioni biografiche sui protagonisti e le voci narranti.

Alfa dei Misteri: è la voce narrante, che riordina le storie raccontate da Camilla. La figura di Alfa è avvolta da un alone di mistero. Di sé racconta di vivere su un’isola del lago d’Orta, diversa dall’isola di San Giulio. La sua sedicente attività è quella di indagatore dei misteri del lago d’Orta e di narratore delle storie che vi si svolgono.

Balzac, Honoré de (1799 –1850): scrittore francese, maestro del romanzo realista. Citato tra I viaggiatori che soggiornarono tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore. Ospiti illustri .

Bonaparte, Napoleone (1769 –1821): militare francese di origine corsa, politico e fondatore del Primo Impero francese. Brillante generale combatté, la sua fortuna cominciò a declinare dopo la disastrosa spedizione contro la Russia. Sconfitto ed esiliato all’Elba, tentò di ricostruire l’impero ma fu sconfitto definitivamente a Waterloo, in Belgio (1815). L’Imperatore e la pioggia

Browning, Robert (1812 –1889): poeta e drammaturgo britannico. Citato tra i viaggiatori che soggiornarono tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore. Ospiti illustri

Butler, Samuel (1835 –1902): scrittore inglese. Citato tra i viaggiatori che soggiornarono tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore. Ospiti illustri

Cambronne, Pierre Jacques Étienne (1770 –1842): generale francese distintosi durante la battaglia di Waterloo al comando della Guardia Imperiale. Le sue parole sprezzanti davanti all’offerta di resa furono celebrate da Hugo nel capitolo XV de “I miserabili”. La vecchia guardia muore; Epilogo.

Camilla: è una ragazza di sedici anni di cui non si conosce altro che il nome. La sua storia è raccontata da un diario ritrovato da Alfa. In esso si narra dell’inquietante incontro con un misterioso ragno parlante nei sotterranei della casa dalle 99 stanze e delle 101 finestre. A seguito del morso di questa inquietante creatura, Camilla comincia a scrivere storie. Una lunga gelida estate è la prima di queste storie. incentrata su di un immaginario diario di Mary Woolstonecraft Shelley. Le sue parti sono scritte con caratteri in colore rosso. Premessa.

Clairmont, Claire (1798 – 1879): figlia di primo letto di Mary Jane Clairmont, seconda moglie di William Godwin. Ebbe una relazione con Lord Byron, da cui nacque una figlia, Allegra (1817 – 1822). Fu presente a Villa Diodati, ma non scrisse nessun racconto, limitandosi a leggere, e forse giocare ad interpretare con Percy Shelley, alcune storie di fantasmi. Epilogo

Coleridge, Samuel Taylor (1772 –1834): poeta, critico letterario e filosofo inglese. Con William Wordsworth tra i fondatori del Romanticismo inglese, con la pubblicazione delle Ballate Liriche (1798) in cui è contenuta La ballata del vecchio marinaio (The Rime of the Ancient Mariner). Altri suoi famosi componimenti sono Kubla Khan e Christabel (1816). Fu amico e frequentatore di William Godwin. Epilogo

Crichton, John Michael (1942 – 2008): statunitense, autore di numerosi best sellers, molti dei quali sono stati trasformati in film di successo (come Jurassic Park), sceneggiatore, regista e produttore cinematografico. Ideatore della serie televisiva E.R. Medici in prima linea. Citato tra i viaggiatori che soggiornarono tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore. Ospiti illustri

Dickens, Charles (1812 – 1870): scrittore britannico considerato uno dei più importanti romanzieri di tutti i tempi. Citato tra i viaggiatori che soggiornarono tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore. Ospiti illustri

Drais, Karl (1785-1851): barone tedesco di tendenze democratiche, inventore nel 1818 della “draisina” un velocipede (privo di pedali) antenato della bicicletta. Mille e ottocento e muori ghiacciato

Franklin, Benjamin (1706 –1790): politico statunitense e genio poliedrico, inventore e appassionato di meteorologia e anatomia. Epilogo

Godwin William (1756–1836): filosofo politico radicale considerato uno tra i principali pionieri del pensiero ateo ed anarchico. Padre di Mary Wollstonecraft Shelley. Il Prometeo moderno

Goethe, Johann Wolfgang (1749 –1832): scrittore, poeta e drammaturgo tedesco. Citato tra i viaggiatori che soggiornarono tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore. Ospiti illustri

Hawking (dottor): personaggio immaginario, descritto da Camilla in La neve in estate.

Hemingway Ernest Miller (1899 –1961): romanziere statunitense, autore di racconti brevi e giornalista. Citato tra i viaggiatori che soggiornarono tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore. Ospiti illustri

Hugo, Victor-Marie (1802 –1885): scrittore, poeta e drammaturgo, considerato il padre del Romanticismo francese. Nel capitolo XV de I Miserabili (1862) celebra la figura di Cambronne: «Dire queste parole, e poi morire. Cosa c'è di più grande? Poiché voler morire è morire e non fu colpa sua se quell'uomo, mitragliato, sopravvisse. Colui che ha vinto la battaglia di Waterloo non è Napoleone sconfitto, non è Wellington, che alle quattro ripiega e alle cinque si dispera, non è Blücher che non ha proprio combattuto; colui che ha vinto la battaglia di Waterloo è Cambronne. Poiché fulminare con una tale parola il nemico che vi annienta, vuol dire vincereEpilogo

Humphreys, William Jackson (1862 - 1949): fisico e climatologo americano. Scoprì la relazione tra le eruzioni vulcaniche e i mutamenti climatici (per il rapporto con Napoleone; sul clima). Epilogo.

Johnson (giudice): personaggio immaginario, descritto da Camilla in La neve in estate.

Lady Lamb, Caroline (1785 –1828): aristocratica e scrittrice inglese britannica. Ebbe una tempestosa relazione con Lord Byron nel 1812. Per vendicarsi pubblicò il romanzo autobiografico "Glenarvon" (1816), il cui protagonista è il perfido e crudele Ruthwen Glenarvon, ritratto satanico di Lord Byron. Lord Ruthven

Lord Byron (George Gordon Byron, 1788 –1824): poeta e politico inglese. Detto Albè dagli amici, per le iniziali L.B. con cui si firmava. Lanciò la sfida letteraria a Villa Diodati, invitando gli amici presenti a scrivere una storia dell'orrore.. Dal canto suo iniziò una storia, rimasta incompiuta, di un viaggio in Grecia con un vampiro. La storia fu ripresa e sviluppata dal suo medico Polidori. La poesia Darkness è ispirata agli strani fenomeni atmosferici del 1816. Altre sue opere: Il Giaurro (1813), Il pellegrinaggio del cavaliere Aroldo (1812-1818), Don Giovanni (incompleto, 1824). Lord Ruthven

Lord Ruthwen: un aristocratico vampiro descritto da Polidori nel racconto “Il Vampiro” (1819). La nascita di un mito

Lord Wellington (Sir Arthur Wellesley, 1769 –1852): militare e politico britannico di origine irlandese, assunse il comando delle forze anglo-alleate nella battaglia di Waterloo. L’Imperatore e la pioggia

Nietzsche, Friedrich Wilhelm (1844 –1900): filosofo e scrittore tedesco. Visse ad Orta una breve ma intensa storia d’amore con loù Salomè, che gli ispirò la sua oper apiù importante, “Così parlò Zarathustra” (1885). Citato tra i viaggiatori che soggiornarono tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore. Ospiti illustri

Polidori, John William (1795 –1821): medico e scrittore inglese di origine italiana. Medico personale di Lord Byron nel suo viaggio in Europa nel 1816. Uno dei cinque partecipanti alla disfida letteraria, scrisse un racconto di una donna dalla testa di scheletro e, successivamente, “Il Vampiro” (1819), dapprima attribuito a Byron e poi rivendicato da Polidori stesso. Del viaggio e del soggiorno in Svizzera lasciò un diario, pubblicato nel 1911 (“The Diary of Dr. John William Polidori 1816 Relating to Byron, Shelley, etc. Edited and Elucidated by William Michael Rossetti, Londra 1911). In esso descrive come Mary Woolstonecraf Shelley lo chiamasse "il suo fratellino". Parla inoltre della sfida a duello lanciata a Shelley (che l'accolse sghignazzando), per il quale nutriva una forte gelosia. La vicenda di una donna curiosa : La nascita di un mito

Salomé, Lou: (1861 –1937): scrittrice e psicoanalista tedesca di origine russa. Ad Orta visse una tormentata relazione con Friedrich Nietzsche, ispirandogli, probabilmente le prime due parti della sua opera più importante Così parlò Zarathustra (1885). Citata tra i viaggiatori che soggiornarono tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore. Ospiti illustri

Shelley, Percy Bisshe (1792 –1822): uno dei più grandi poeti romantici inglesi. Marito di Mary Woolstonecraft Shelley, che lo chiamava il suo “Cavalier Elfo”. Raccolse la sfida di villa Diodati, ma si limitò ad improvvisare una folle sceneggiata dopo aver ascoltato questi versi della Christabel di Coleridge:
Beneath the lamp the lady bowed, /
And slowly rolled her eyes around; /
Then drawing in her breath aloud, /
Like one that shuddered, she unbound /
The cincture from beneath her breast: /
Her silken robe, and inner vest, /
Dropped to her feet, and full in view, /
Behold! her bosom and half her side- /
A sight to dream of, not to tell! /
O shield her! shield sweet Christabel!
L’alchimista della poesia, il Prometeo moderno , epilogo


Stendhal (Henri-Marie Beyle, 1783 –1842): scrittore francese. Citato tra I viaggiatori che soggiornarono tra il Lago d’Orta e il Lago Maggiore. Ospiti illustri

Stoker, Abraham "Bram": (1847 –1912): scrittore irlandese, autore di Dracula (1897), il più famoso vampiro della letteratura e dello schermo. La nascita di un mito

von Blücher, Gebhard Leberecht (1742 –1819): feldmaresciallo a capo delle forze prussiane nella battaglia di Waterloo. L’Imperatore e la pioggia

Wollstonecraft, Mary (1759 –1797): filosofa e scrittrice. La sua opera più famosa è la “Rivendicazione dei diritti della donna” (1792) che fa di lei una bandiera del movimento femminista. Madre di Mary Woolstonecraft Shelley. Il Prometeo moderno

Woolstonecraft (Godwin) Shelley, Mary (1797 - 1851): scrittrice, saggista e biografa inglese. Raccolse la sfida lanciata da Lord Byron a Villa Diodati, scrivendo il “Frankenstein, ovvero il Prometeo Moderno” pubblicato nella versione definitiva nel 1831 (ripubblicato a cura di Malcolm Skey, Milano, 1991). Del suo viaggio in Italia e in Europa nel 1840-1843 ha lasciato un diario Rambles in Germany and Italy. Una sua biografia si trova in Mrs. Shelley” di Lucy Madox Rossetti, 1890.

Wordsworth, William (1770 –1850): poeta inglese, è ritenuto con l’amico Coleridge il fondatore del Romanticismo e del naturalismo inglese, ispirato dalla suggestiva cornice del Lake District. Fu amico e frequentatore di William Godwin. Epilogo

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.