mercoledì 22 luglio 2009

Lo gnomo ombrellaio, parte 2


Parte 1

Ho pubblicato ieri il racconto della Maga sul Tarùsc, lo gnomo ombrellaio del Vergante. Molti lettori mi hanno chiesto di tornare sull’argomento, così ho deciso di svelarvi come nasce questa storia.

L’occasione può essere utile tra l’altro per chiarire ulteriormente come "Il lago dei Misteri” affronti il tema delle leggende. Mi è giunta voce, infatti di fotocopie del blog passate di mano in mano, di sussurri nelle sere, di voci che circolano insistentemente…
Non senza lo sconcerto di qualche benpensante, che confonde la blogosfera con il “famigerato” You Tube”, contro il quale pensa di dover dire ogni male possibile. Così per principio, come spesso accade per le cose che non si capiscono e che non si riesce a padroneggiare bene. Dimenticando, o ignorando, che senza internet (coi suoi vari sistemi di comunicazione, da Facebook a Twitter, da You Tube alla blogosfera ecc.) nulla sapremmo, ad esempio, della protesta dei giovani iraniani contro il regime teocratico e poliziesco che controlla gli altri organi di informazione.

Torniamo al nostro gnomo ombrellaio, partendo dalla storia. Come scrivevo nella nota storica pubblicata ieri, il Vergante fu realmente terra di ombrellai, che tra loro utilizzavano un gergo segreto, il tarùsc, per comunicare senza essere compresi dalle orecchie dei non iniziati. Oggi di quella tradizione resta il Museo dell’Ombrello e del Parasole a Gignese, fondato settanta anni fa. In esso sono conservati oggetti unici che testimoniano la moda del parasole, un tempo complemento irrinunciabile dell’abbigliamento femminile.
Questa lingua non era un dialetto, ma un gergo segreto di una gilda organizzata di artigiani. Per tradizione essi sceglievano i propri apprendisti solo tra i bambini (l’apprendistato iniziava attorno ai 7-9 anni) della propria zona. Non era una vita facile, quella dell’ombrellaio, sempre in giro per le strade, estate ed inverno, ma molti di loro fecero fortuna, aprendo botteghe in Italia ed all’estero.


Venendo allo gnomo… ho trovato questa leggenda vagabondando su internet, ripetuta più o meno simile in vari siti. La pagina più documentata è quella di una scuola pubblicata nel 2002. La fonte originaria dovrebbe essere il libro di Daniela Piolini, “Il basilisco e i suoi amici”, Alberti Editore, Verbania, 2002.



Non ho indagato oltre, ma presumo che il Tarùsc sia una “scoperta” della scrittrice. Mi sembra interessante notare come il suo racconto, che collega l’origine di una tradizione lavorativa del Verbano Cusio Ossola ad una creatura del Piccolo Popolo stia rapidamente diventando leggenda. Internet è la grande piazza del XXI secolo, dove ogni voce può diventare realtà e le leggende corrono liberamente, alimentando un nuovo immaginario collettivo.

Venendo al Lago dei Misteri, occorre precisare una cosa. Ogniqualvolta trovate in azione uno dei miei amici (la Maga, il Filosofo, il Rubinettaio, l’Intortatore, l’Avvocato Volpicini, Caronte e persino il Maestro) dovete prestare attenzione. La voglia di narrare sta prendendo decisamente il sopravvento su ogni altro aspetto. La leggenda lascia pertanto il posto alla fiaba, al racconto, alla fantasia.
Nel suo racconto la Maga ha voluto raccontare, a modo suo, l’incontro tra lo Gnomo e l’Ombrellaio, rielaborando la materia prima fornita dalla leggenda con gli strumenti classici della fiaba (l’incontro/scontro tra la creatura magica e l’uomo; il patto; il segreto/tesoro, ecc.).
Ne nasce una storia nuova, eppure antica, in cui realtà e fantasia sono mescolati in modo quasi irriconoscibile. Sul risultato finale lascio a voi lettori, naturalmente, il giudizio.

Questo è ciò che succede, frequentemente, in questo sito. Per questo è inutile pretendere di trovare in queste pagine virtuali testimonianze di prima mano da saccheggiare impunemente per completare le proprie ricerche…

3 commenti:

  1. L'hai scritto a chiare lettere nella tua presentazione, ciò che racconti in questo blog.
    Chi vuole trovarvi verità vere ha sbagliato indirizzo e dimostra di non saper leggere.
    Dal mio canto mi beo di quest'aura di mistero e fantasia allucinante, a volte, che permea i tuoi script.
    Chi vuole rappresentazioni reali visualizzi i blog del territorio così bene inseriti ormai nel contesto di Internet. Miglioreremo comunque.

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  2. Hai fatto bene a raccontare la genesi della tua storia.
    Una fiaba nasce dalla contaminazione di leggenda, verità storica e molta fantasia, è bene tenerlo presente.
    C'è chi liquida le favole come storielle per bambini e chi, invece, le stravolge cercandoci chissà quale significato nascosto e trascendentale.
    Ma perchè non le prendiamo solo come belle storie, facendoci incantare dalla narrazione? E' così difficile sognare, senza complicarci tutto con la ricerca di chissà quale "verità"?

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  3. Grande Alfa!
    glie le hai cantate! E le fotocopie???? fotocopiare un blog?? ma non si può miiiica....
    ...
    Le foto del Marais!!!! che bello!!
    La seconda non si legge però...

    Il Marais... !!! Leggi Süskind!!
    - o almeno distruggi Cartagine!

    RispondiElimina

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.