martedì 21 luglio 2009

Lo Gnomo ombrellaio, parte 1

«Devi sapere» mi racconta la Maga «che sulle pendici del Mottarone vive uno gnomo alto mezzo metro, dal pelo rosso e il cappello a tricorno. Il suo nome è Tarùsc. Essendo sovente in viaggio usa il cappello come borsa da viaggio. Adora i rospi e ha una gran passione per gli ombrelli, che adora sopra ogni cosa. È invece misantropo e diffidente verso gli uomini, cui un tempo giocava brutti scherzi. Così fece anche con un uomo del Vergante, la fascia di colline che separano il Cusio dal Verbano. Ogni notte entrava in casa del poveretto e gli faceva ogni sorta di dispetto.
Alla fine l’uomo, esasperato, tese una trappola al Tarùsc, spargendo un vasetto di farina per terra. Lo gnomo, entrando in casa quella notte, vide la farina per terra e, spinto dalla sua pignoleria, cominciò brontolando a raccogliere granello per granello. Era così preso da questa occupazione da non accorgersi dell’arrivo dell’alba. Col sorgere del sole il Tarùsc perde infatti i suoi poteri e per l’uomo, che aveva finto di dormire sino ad allora, fu facile balzare dal letto e in quattro salti afferrarlo ed infilarlo in un sacco.
“Ti ho preso, finalmente” gli gridò. “Cosa farò di te, ora, importuno d’uno gnomo? Ti prenderò e ti butterò nel lago, in modo da punirti per sempre per la tua malvagità.”
Lo gnomo, spaventatissimo, cominciò a piangere e a supplicarlo di essere clemente, ma l’uomo se lo caricò in spalla e fece il gesto di uscire dalla porta. Allora lo gnomo lo supplicò di nuovo, in lacrime, assicurandogli che avrebbe esaudito tre desideri. Di più non gli era concesso dalla sua natura. L’uomo si fece pregare ancora un poco, poi accondiscese alla sua richiesta e gli disse:
“Mostrami dove tieni il tuo tesoro” ordinò, estraendolo dal sacco e legandolo saldamente con robuste corde.
Lo gnomo pianse e gli indicò la strada. Quando giunsero sul posto, l’uomo guardò nella grotta, ma rimase deluso.
“Ci sono solo ombrelli qui dentro!” esclamò. “Dov’è il tesoro?”
“Questo è il mio tesoro” pianse lo gnomo. “Non conosco niente di più bello di questi parasole colorati, che mi fanno ombra d’estate e di questi parapioggia di tela cerata per ripararmi dall’acqua quando piove.”
L’uomo rimase un po’ a pensare, poi comprese che in effetti quello poteva essere un modo per diventare ricco.
“Insegnami a costruire i parasole e gli ombrelli più belli che si siano mai visti!”
Lo gnomo smise di piangere e come impazzito per la gioia gli spiegò ogni segreto della costruzione e della riparazione. I suoi occhi ardevano come fiamme, mentre parlava, felice di aver trovato qualcuno con cui potesse condividere la sua passione. Così l’uomo imparò a costruire in poco tempo pezzi meravigliosi. Pensava già ai soldi che avrebbe potuto fare con quest’arte, quando un pensiero salì a turbargli la felicità.
“Avrò bisogno di aiutanti, quando il lavoro andrà bene. E si sa come vanno queste cose: qualcuno ascolterà i nostri discorsi e mi ruberà il mestiere. In breve ci saranno ovunque ombrellai e io sarò nuovamente povero.”
“No” gli disse lo gnomo. “Se il tuo desiderio è proteggere questo tuo segreto, io posso aiutarti facilmente.”
Appena l’uomo gli ebbe risposto di sì, lo gnomo gli insegnò la sua lingua segreta.
“Con questa potrai parlare ai tuoi apprendisti e loro con te, senza che nessuno possa capirti.”
Così fu. L’uomo fu di parola e liberò lo gnomo, che da allora si guardò bene dal giocare brutti scherzi, per paura di finire nuovamente in trappola.
L’uomo fu il primo degli ombrellai del Vergante e i suoi discendenti iniziarono a girare per ogni strada a riparare ombrelli e parasole, parlando tra loro una lingua segreta, il Tarùsc.»


Nota storica: il Vergante fu realmente terra di ombrellai, che tra loro utilizzavano un gergo segreto, il tarùsc, per comunicare senza essere compresi dalle orecchie dei non iniziati. Oggi di quella tradizione resta il Museo dell’Ombrello e del Parasole a Gignese, fondato settanta anni fa. In esso sono conservati oggetti unici che testimoniano la moda del parasole, un tempo complemento irrinunciabile dell’abbigliamento femminile.


Seconda parte

7 commenti:

  1. cioè...
    sono vent'anni che frequento il verbano-cusio-ossola
    ma questa non l'avevo mai sentita
    vedi che c'è sempre da imparare?
    se posso...
    la racconterò, nel week end, agli amici che trascorrono con me il fine settimana
    bella valle, anche piena di misteri e belle storie
    grazie
    un abbraccio

    RispondiElimina
  2. La storia non è nuova, ma la Maga ci ha ricamato sopra, credo...

    RispondiElimina
  3. ma è una favola o una leggenda? comunque sia è davvero interessante

    un abbraccio
    Clelia

    RispondiElimina
  4. è vero che c'è sempre da imparare...
    è molto interessante questa storia avvolta nella leggenda!!!
    lo gnomo si è dimostrato degno di amicizia e di rispetto.... non era solo un guastafeste, ma un ottimo collaboratore ed un creativo

    RispondiElimina
  5. Com'è celtica questa storia ! A volte fili invisibili uniscono storie lontanissime

    ciao

    RispondiElimina
  6. Grazie per i commenti. Tornerò presto sull'argomento, per rispondere alle vostre domande...

    RispondiElimina
  7. I racconti della maga sono i miei preferiti.
    A me piace questa storia perchè ha un interesse storico e soprattutto una morale positiva. Invece di facili ricchezze, l'uomo riceve in dono un'arte, con la quale si potrà guadagnare da vivere. E' un bel messaggio in tempi come i nostri.

    RispondiElimina

Lasciate una traccia del vostro passaggio, come un'onda sulle acque del Lago dei Misteri...

Post più popolari

Follow by Email

"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.