sabato 28 febbraio 2009

Bambole


Sono belle, bellissime, e sanno di esserlo. Hanno il sorriso crudele di chi sa di essere ammirata, ma intoccabile. Le accogliamo nelle nostre case per divertire i nostri figli. Se ne stanno lì a fissarci con occhi immobili che non ci perdono mai di vista. Ci osservano di giorno, ma soprattutto di notte. Vegliano su di noi o forse ci sorvegliano attendendo solo il momento giusto.
Le bambole sono antiche quanto la nostra specie. Erano già con noi nelle caverne. Gli Egizi, i Greci e i Romani le costruivano per le loro bambine. Anche gli antichi druidi costruivano enormi bambole, o fantocci, di vimini. Poi li riempivano di esseri umani e appiccavano il fuoco per propiziarsi la sorte.
C’è chi sospetta che mentre dormiamo esse possano prendere vita e aggirarsi attorno a noi nell’oscurità. Nessuno, tuttavia, è mai riuscito a sorprenderne una mentre lo faceva. Forse per questo le bambole sono usate dalle streghe per i loro crudeli riti. Si crede infatti che gli spiriti inquieti possano trovare dimora in esse, in attesa di poter passare in un corpo più accogliente.
Ci sono molte case piene di bambole, ma nessuna è pari alla Rocca di Angera. C’è un intero esercito schierato lì dentro, come in attesa di un burattinaio che impartisca l’ordine di mettersi in marcia. Se amate le bambole vi consiglio di visitare questo museo. Solamente, non fatelo dopo la mezzanotte…

Bambole voodoo a... Siamo in Onda!


Questa sera come consuetudine, prima della Pillola di Mistero a Siamo in Onda saranno lette le risposte dei lettori alla domanda della serata.

Si parla di bambole e la domanda è in tema... anche per questo blog!

Avete tra le mani una bambola voodoo!
Qual'è la persona che volete colpire con tutti gli spillini e perché?

venerdì 27 febbraio 2009

Pettinando i capelli alle bambole

Domani a Siamo in Onda si parlerà di bambole e anche la Pillola di mistero seguirà questo tema.

Poiché però sul lago dei Misteri sem minga dreè a petinà i bambul, questo post sarà “alla lombarda”, cioè breve.

Ma ditemi:
vi piace giocare ancora con le bambole?

giovedì 26 febbraio 2009

Il mistero dei lettori scomparsi

Nei giorni scorsi i lettori iscritti a questo log sono passati da 41 a 33 (da 13 a 12 per http://cusius.blogspot.com).
Sul momento non mi sono preoccupato eccessivamente, anche perché chiaramente un blogger è libero di seguire (o non seguire) i blog che preferisce. Certo era strana la scomparsa di così tanti blogger tutti assieme.
Possibile avessero deciso di andarsene tutti quanti nello stesso momento?


Poi, grazie a Michele ho scoperto che la misteriosa scomparsa era avvenuta anche su altri blog.
La soluzione è fornita, ancora una volta, dall’amico Dual . Essendosi trattato di un problema tecnico di Google (il secondo in poche settimane, visto che qualche giorno fa per poche ore tutti i link del motore di ricerca risultavano indicati come potenzialmente pericolosi) invito tutti coloro che erano iscritti a verificare la loro iscrizione e, nel caso, rinnovarla.
Lo stesso farò coi blog a cui mi ero iscritto.

Colgo l’occasione per salutare e ringraziare tutti i lettori, vecchi e nuovi di questo blog!

mercoledì 25 febbraio 2009

Mercu scurot


Uomini eleganti, vestiti con frac, cilindro, galla bianca gigante, mantella e “cassù” (mestolo) sfilano oggi per le vie di Borgosesia, cittadina in territorio vercellese appena al di là dei monti che separano il Cusio dalla Valsesia.

Vanno ad onorare la memoria del Peru Magunella, un amico defunto ieri. Prima di leggere pubblicamente le sue ultime volontà e ardere sul falò la bara del caro estinto, il corteo non manca di far tappa in tutte le "cappelle votive" incontrate lungo la strada.

È qui che si comprende l’utilità di disporre del “cassù”. Il mestolo infatti è utilizzato per attingere abbondantemente il rosso liquido (che non è sangue, perché questi non sono vampiri) messo a disposizione nelle “cappelle”. Dopo la sosta, il corteo riprende, con passo un po’ più malfermo di prima, ma più spedito di quello che seguirà la tappa successiva…

Il "Mercu scurot" nacque nel 1854 per iniziativa di un capo tintore tedesco della Manifattura Lane Borgosesia (ma vi invito a leggere per intero la storia di questo evento su www.carnevalediborgosesia.info ) e da allora, nonostante gli anatemi della Chiesa e persino del regime fascista, la tradizione di festeggiare proprio il Mercoledì delle Ceneri (da qui il nome di “mercu scurot”, mercoledì in nero, a lutto) il funerale del povero carnevale ha preso piede e si è via via arricchita nel tempo.

Qui trovate un video dell’edizione 2007

martedì 24 febbraio 2009

Carnevale con l'orso


Collegata ai festeggiamenti della festa della luce c’è una simpatica tradizione. Si credeva un tempo che alla Candelora l'orso si svegliasse dal letargo e mettesse il naso fuori dalla sua tana per vedere come fosse il tempo. Se era bello usciva per mangiare qualcosa, se era ancora brutto tornava dentro e si faceva un altro pisolino.
La figura dell’orso compare ancora in molte feste di Carnevale, che vengono a collocarsi poco dopo la Candelora. Un uomo mascherato da orso si aggira per le vie del paese condotto dal padrone, ma ad un certo punto sfugge al controllo, cominciando ad inseguire i passanti. Talora l’orso è coperto di segale, in altri casi è fatto con pezzi di pelliccia.
La tradizione era quasi scomparsa, ma recentemente in molti paesi del Piemonte è in corso una riscoperta di questa figura che richiama anche quella dell’Uomo Selvatico.
Sul Cusio l’orso del Carnevale è scomparso da tempo, ma in una foto del 1925 è ben visibile a Gozzano, accanto al suo domatore.

Cosa dite, prima o poi, l’orso comparirà di nuovo anche per le vie dei nostri paesi?

Nota: nella foto l'orso di segale di Valdieri.

lunedì 23 febbraio 2009

Uscendo dall’Inverno, secondo appuntamento

VENERDI’ 27 FEBBRAIO 2009 ore 21,00 presso la Sala Consiliare di Casale Corte Cerro, per la serie "Incontri con l’autore", Marco Travaglini presenterà il libro “Quando la notte si mangia le stelle”.

domenica 22 febbraio 2009

Favole

Ci sono favole ingenue ed altre divertenti. Alcune fanno paura ed altre ridere. Di solito si concludono con l’abito bianco e “vissero tutti felici e contenti”.

Ci sono però fiabe dove le cose vanno diversamente…
Dove gli orchi vincono sempre.
Dove le streghe sono madri in balia dei loro demoni.
Dove i lupi vestiti da agnello sono difesi da ottimi avvocati o dall’abito che indossano.

Sono favole queste in cui i bambini non sono più furbi, intelligenti o fortunati dei loro nemici.
Dove gli innocenti hanno sempre la peggio.
Queste favole si chiamano incubi e troppo spesso sono molto più vere delle altre favole.

venerdì 20 febbraio 2009

Vacanze romane


Le mie brevi vacanze romane non mi hanno permesso di girare in Vespa come Cary Grant ed Audrey Hepburn, ma mi hanno comunque consentito di "incontrare" alcuni amici e amiche blogger che colgo l’occasione per salutare.

Comincio da una vecchia conoscenza di questo blog, la giovanissima mezzelfa Silvia che, mentre aspira al premio Nobel, trova il tempo di aggiornare due blog, parlando di importanti battaglie civili, ma anche di poesia, ragione e sentimento.

La città, incredibilmente sembra pullulare di creature del Piccolo Popolo, perché dopo una Mezzelfa ho incontrato pure un’Elfa tutta intera! La già citata Sara Di Carlo (in arte SaDiCa, ma non pensate male...) è una scrittrice e fotografa con un blog suo ed uno in "condominio" con l’amica Isa.
Le due hanno messo in piedi una bella avventura, ideando, disegnando e scrivendo A6 Fanzine, un progetto che ha coinvolto vari collaboratori. A proposito, è appena uscito l'ultimo numero, il dodicesimo, sfogliabile e scaricabile dal blog.

Amos Gitai si definisce un casertano in esilio volontario a Roma, dove tiene un interessante blog dedicato a cinema e viaggi.

Dual gestisce invece un blog dedicato alla grafica. Se volete abbellire i vostri blog non potete non visitarlo.

Roma è città misteriosa e girovagando per caso mi sono imbattuto nel Segreto della Soglia, tenuto da Strefalga. Un blog davvero interessante e ricco di spunti misteriosi.

Non ho potuto incontrare, invece, un’altra amica, Clelia, temporaneamente a Londra per ragioni di studio e lavoro.

Ora, soddisfatto e pasciuto dopo la magnata che me so' fatto a Rroma, posso tornare a casa...

1. Amor Romae
2. Viaggio a Roma
3. Vacanze romane

giovedì 19 febbraio 2009

Viaggio a Roma


Vi ho parlato ieri dell’ottonaio del Cusio che da bersagliere partecipò alla presa di Roma e fu scomunicato dal Papa. Per inciso, l’ottonaio “maledetto” tornò a casa, mise su famiglia e i suoi discendenti lavorano ancora oggi l’ottone.
Come ho avuto modo di dire sempre ieri, non vi parlerò dei molti misteri di Roma. Non voglio rubare il mestiere ai “colleghi” romani che meglio di me conoscono la città. Sono sulle tracce, invece, dei molti cusiani giunti in città, nei tempi passati (ché di cusiani nell’Urbe ne arrivano a tutt’oggi).
Ne ho scovati alcuni le cui vicende, in gran parte sconosciute, mi piace condividere con voi.
Partirei da un tale di San Maurizio d’Opaglio che (lo lessi una volta in un antico libro mastro) nel Seicento gestiva una bottega in Piazza Navona, arrotondando gli incassi prestando denaro.
Salto dal lato meridionale del lago a quello settentrionale e risalendo il capriccioso corso del torrente Strona giungo sino a Campello Monti. Alcuni famosi gioiellieri di Roma discendono da una ragazza di quel paese, trasferitasi a Roma.
Tornando verso sud, una importante famiglia del soppresso comune di Isola San Giulio, che aveva possedimenti nella zona di Opagliolo, si trasferì a Roma ottenendo molto successo nel settore alberghiero.
Nutrita era la comunità di Alpiolesi insediata nella città papalina. Mi capitò, anni fa, di trovare un lasciapassare rilasciato ad uno di loro perché portasse in tutta tranquillità dei candelieri d’argento da Roma alla chiesa di San Carlo d’Alpiolo. C’erano molte frontiere da attraversare a quei tempi e farlo con merce non dichiarata poteva risultare molto pericoloso…

Ma il viaggio più incredibile è forse quello compiuto delle colonne di granito bianco del Montorfano (ma altre se ne aggiunsero in seguito, delle cave di Baveno e di Alzo) destinate alla Basilica di San Paolo: 2220 chilometri via acqua, scendendo il Lago Maggiore, il Ticino, i Navigli fino a Milano e da qui lungo il Po sino alla foci. Poi a Venezia per essere imbarcate su due navi che, circumnavigando l’Italia e risalendo il Tevere le scaricavano a Roma.
Così, amici romani, se volete toccare un pezzo di Piemonte, vi basta andare fuori le mura…



1. Amor Romae
2. Viaggio a Roma
3. Vacanze romane

mercoledì 18 febbraio 2009

Amor Romae


Eterna, Santa, Città per eccellenza, la città che ho deciso di visitare è oltre la leggenda . Le sue stesse origini provocano un senso di vertigine per quanto affondano nella storia.
Fondata da uomini leggendari, discendenti da un eroe figlio di una divinità mitologica, nato in una città il cui nome era già mito quando venne inventata l’epica, si comprende come per secoli gli uomini abbiano osannato, invocato e maledetto il nome di Roma.

Capitale di un Impero, di una Chiesa, di una Nazione, Roma non può infatti che suscitare sentimenti forti, come l’amore (forse perché, notoriamente, il suo nome anagrammato suona “amor”?) e l’odio.
“Odio e amo”, cantava un Gallo romanizzato o forse, meglio, un Romano di origine gallica divenuto poeta dentro le sue mura. I versi di Catullo erano dedicati ad una nobildonna di facili costumi, ma avrebbero potuto essere dedicati alla stessa Roma che lo accolse tra le sue braccia, ma non l’amò mai fino in fondo.
Nel nome di Roma legioni di ferrei soldati estesero i suoi confini dall’Atlantico al Golfo Persico, dalla Scozia all’Arabia. Un impero immenso e millenario, creato dal gladio e tenuto insieme dalla legge. Per secoli Roma fu, semplicemente, lo Stato. Al di fuori del suo Ordine non c’era altro se non il Caos. Questo fu il mito di Roma, un mito che sopravvisse a lungo alla caduta del suo impero.
Inseguendo questo mito il grande Re Franco Carlo volle essere incoronato Imperatore del risorto Sacro Romano Impero proprio nell’Urbe. Quello di Carlo Magno non fu il caduco sogno visionario di un pazzo: molti imperatori gli successero per secoli. E non dimentichiamo che, contemporaneamente, a Bizanzio un imperatore romano governò fino al 1453; a Mosca, la terza Roma, un Cesare (Czar) regnò fino al 1917.
Roma, come ho detto, si poteva e si può anche odiare, come fecero Annibale, Calgaco, Boudicca, Zenobia, Mitridate, Arminio e i tanti che giurarono di abbattere il potere della città, che chiamava “pace” il deserto lasciato dalle sue armate. “Grande meretrice che siede sopra le sette teste della bestia” è detta nell’Apocalisse. Ben misera ingiuria suona, al confronto, il “Roma ladrona” di oggi.
I popoli che premevano alle frontiere dell’impero odiavano Roma, ma al tempo stesso, come spasimanti respinti, l’ammiravano e la desideravano. Quando decine migliaia di Visigoti e altri guerrieri germanici, ne scalarono le mura nel millecentosessantatreesimo anno dalla sua fondazione, il loro fu come la violenza ai danni di un’antica nobildonna, a lungo desiderata.
Per conquistare Roma si poteva uccidere, ma anche morire per difenderla. Come fece la guardia svizzera del Papa Re nel 1527, resistendo fino all’ultimo uomo contro i lanzichenecchi protestanti del cattolicissimo Imperatore Carlo V.
“O Roma o morte” giuravano i patrioti con Garibaldi. Non erano vuote parole gridate al vento, quelle, perché in molti caddero veramente sotto il fuoco nemico. Come quel Goffredo Mameli cui dobbiamo l’Inno nazionale. Roma capitale fu una chimera a lungo accarezzata dai giovani, per lo più lombardi e piemontesi, di un’intera generazione; un sogno che si avverò quando i bersaglieri aprirono una breccia nelle mura, vicino a Porta Pia, il 20 settembre 1870. Quel giorno i soldati liberarono il Papa dal pesante fardello di un Regno terreno e lui, invece di offrire l’altra guancia, li fulminò con la scomunica, chiudendo loro le porte del Regno celeste.
Tra quei “maledetti” c’era anche un ottonaio cusiano, un soldato di leva che si trovò, non sappiamo con quanta convinzione, a partecipare a quel fatto storico. Proprio il desiderio di seguire le tracce dei molti cusiani giunti a Roma nelle varie epoche, mi ha spinto a compiere questo viaggio.
A Roma ho trovato antichi misteri, come gli archivi del Santo Uffizio, più inaccessibili di quelli del KGB, e nuovi segreti, sepolti nei Ministeri sonnacchiosi e nei tanti “Porti delle Nebbie” dove i fascicoli sovente scompaiono, occultati da qualche invisibile “manina”.
Ho ammirato i fasti del mito antico e ho riso delle leggende moderne, come quella che vuole i romani scansafatiche e arguti. Una leggenda, certamente; con un fondo di verità, probabilmente, come dimostra il cartello che ho messo in apertura, fotografato dall’amica Sara, che ringrazio per la cortesia.
Di Sara torneremo a parlare, perché a Roma, lo anticipo oggi, ma lo spiegherò meglio dopodomani, ho incontrato anche tanti amici e amiche blogger…


1. Amor Romae
2. Viaggio a Roma
3. Vacanze romane

martedì 17 febbraio 2009

Alfa in viaggio

Quando l’orizzonte degli eventi si riempie di nubi, quando l'animo è oppresso da foschi pensieri un viaggio, con le sue distrazioni e le sue difficoltà, è quello che occorre per riconciliarsi con se stessi.

Così, dopo le sconvolgenti parole della maga, Alfa ha deciso di lasciare ancora una volta le acque cariche di storie del Lago dei Misteri per visitare una città che sarebbe riduttivo definire piena di misteri, in quanto è così ricca di leggende che si potrebbe dedicare un’intera collana di volumi a questo argomento…

Secondo voi, quale città visiterà Alfa?

lunedì 16 febbraio 2009

Vizi e virtù nel Carnevale

COMUNE DI CASALE CORTE CERRO
VENERDÌ 20 FEBBRAIO
CENTRO CULTURALE IL CERRO - ORE 21
NEL QUADRO DI "CASALE: USCENDO DALL'INVERNO"

VIZI E VIRTU' NEL CARNEVALE

meditazione letterario musicale con la partecipazione dei Cantori di San Cipriano direttrice Roberta Giavina
pianoforte Alessio Lucchini
ingresso libero

Questo link ti porterà direttamente al comunicato.

domenica 15 febbraio 2009

Lettura del mese passato. Un pirata: la vedova Ching


Spiegare chi sia stato Jorge Luis Borges nelle poche righe consentite al post di un blog è impossibile…
Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo, nato a Buenos Aires il 24 agosto 1899 e morto a Ginevra il 14 giugno 1986 non è stato, infatti, solo uno scrittore, poeta e saggista argentino. Pur non avendo mai vinto il premio Nobel per la letteratura, Borges è stato uno degli scrittori più influenti del Ventesimo secolo.


I suoi racconti, frutto di una cultura fuori dal comune e di un genio precocissimo (scrisse il suo primo racconto a sette anni e tradusse dall’inglese un racconto di Oscar Wilde all’età di nove) coniugano idee filosofiche e metafisiche tratte dai più grandi pensatori di tutti i tempi e culture con i classici temi del fantastico. I temi dei racconti fantastici di Borges (il doppio, le realtà parallele del sogno, i libri misteriosi e magici, gli slittamenti temporali) hanno influenzato enormemente non solo la narrativa del secolo scorso, ma anche altre arti come il cinema e il fumetto.

La lettura di questo mese è un frammento di “Un pirata: la Vedova Ching”,. Si tratta di uno dei racconti che compongono la “Storia universale dell'infamia”. Scritta tra il 1933 e il 1934, la “Storia universale dell'infamia” è, secondo le parole dell’autore, un’antologia di racconti “barocchi”. Per barocco Borges intendeva “lo stile che consapevolmente esaurisce tutte le proprie possibilità e che confina con la propria caricatura”. I racconti, sempre secondo l’Autore, “sono il gioco irresponsabile di un timido che non ebbe il coraggio di scrivere racconti e che si divertì a falsificare (talora senza alcuna giustificazione estetica) storie altrui.”

La storia della Vedova Ching racconta di una donna, vedova di un pirata, a capo di una potentissima flotta, che devasta le coste della Cina, sconfiggendo persino le armate imperiali inviate per contrastarla. Infine è lo stesso imperatore ad affrontare la Vedova, che comprende quanto la battaglia stavolta sia “difficile, molto difficile, anzi disperata”. La flotta imperiale, tuttavia non attacca battaglia e l’attesa diviene infinita.

Cionondimeno alti stormi pigri di leggeri draghi si alzavano ogni sera dalle navi della squadra imperiale e si posavano con delicatezza sull'acqua o sulla coperta delle navi nemiche. Erano aeree costruzioni di carta e canna, fatte come aquiloni, e la loro superficie, rossa o argentata, portava sempre gli stessi segni. La Vedova esaminò con ansia quelle regolari meteore e vi lesse la lenta e confusa favola di un drago che aveva sempre protetto una volpe, nonostante le sue ingratitudini e le sue continue colpe.”

Allora la Vedova, pur non sapendo se sulla volpe “si sarebbe abbattuto un castigo infinito o un limitato perdono” getta le sue spade nel fiume e si reca in ginocchio su una barca al cospetto dell’Imperatore.
I cronisti raccontano che la Vedova ottenne il perdono e cambiò il suo nome in “splendore della Vera Istruzione”. La pace tornò finalmente sui mari e sui fiumi, nelle coste e nelle campagne, dove i contadini poterono tornare ai loro campi rallegrandosi e cantando dietro i paraventi.

Curiosità: La storia della Vedova Ching, ha ispirato anche il film di Ermanno Olmi Cantando dietro i paraventi.

sabato 14 febbraio 2009

La Maria del sasso



Ci fu, anche per la Riviera d’Orta, un tempo di ferro e sangue, d’amore e morte. Quel tempo fu il secolo Decimosesto. Secolo tragico quanti altri mai per le invasioni degli eserciti in lotta per sottomettere al dominio straniero un’Italia dilaniata dalle discordie intestine.

Ajcardo era un valoroso soldato che aveva sposato Maria, la bellissima ostessa di Pella. Un giorno Ajcardo dovette recarsi ad Arona con altri per spiegare che la Riviera non intendeva pagare le tasse illecitamente richieste alla Riviera d’Orta. Qui giunti gli ambasciatori vennero però imprigionati a tradimento, mentre le milizie del Visconti si riversavano sulla Riviera per saccheggiarla.
Nella segreta del castello gli altri prigionieri sfogarono la loro rabbia su Ajcardo, che più degli altri aveva caldeggiato quella missione, alimentando la sua gelosia. Insinuarono il sospetto che tra la moglie e il migliore amico di Ajcardo, un Inglese che gli aveva salvato la vita a Pavia, esistesse una relazione clandestina.
Ajcardo, in preda ad un furore incontenibile, riuscì a fuggire e si precipitò a Pella per verificare i suoi sospetti. Qui giunto trovò che l’osteria era sottosopra e che mancavano proprio Maria e l’Inglese.
Ajcardo cercò la moglie tutta la notte, rintracciandola all’alba in una piccola baita a Boleto. In preda all’ira e senza ascoltare le spiegazioni della donna in lacrime, la spinse sull’orlo del baratro e, colpendola, la fece precipitare di sotto.
Vedendo poi l’Inglese arrivare di corsa gli si avventò addosso, ferendolo a morte.
L’amico, prima di spirare, gli raccontò di aver salvato Maria dalla violenza di quattro predoni; di averla portata in salvo; che nulla di più era accaduto tra lui e la donna.
L’uomo, pentito, tornò verso il precipizio per cercare Maria, ma la donna, che era rimasta appesa ad un cespuglio, fu presa dal terrore vedendolo comparire. Precipitò nel vuoto, mentre Ajcardo gridava disperato il nome di Maria.


Pillola di Mistero letta a Siamo in Onda il 14 febbraio 2009

Il mistero di Ercolino Pestamusi











Allora amici, chi è andato più vicino alla risposta esatta?

Chi vuole raccogliere ancora il guanto di sfida lanciato da Malikà?


Infine, siete in grado di dirci qualcosa di più su Ercolino Pestamusi?

venerdì 13 febbraio 2009

Mentire con un bacio




Per la puntata di San Valentino Siamo in Onda, il salotto di Puntoradio, proporrà ai suoi ascoltatori un quesito sibillino e provocatorio:

Si può mentire con un bacio?

Giuda Iscariota risponderebbe di sì, ma voi cosa ne pensate?

Volete dire la vostra? Lasciate un commento a questo post oppure scrivete a redazione@siamoinonda.it

I vostri pensieri in merito al tema proposto saranno letti durante la trasmissione, sabato sera in diretta su Puntoradio dalle 21 a mezzanotte.

La Pillola di Mistero di domani sera tratterà anch’essa il tema dell’amore, riprendendo una famosa leggenda cusiana.

giovedì 12 febbraio 2009

Apparizioni… sparizioni…

Qualcosa di strano è accaduto sulle sponde del Lago dei Misteri.

Dapprima una misteriosa apparizione della Madonna a Boleto, nell’ambito di un evento privato che ha avuto grande risonanza mediatica, suscitando notevole commozione nei partecipanti, ma anche forti perplessità e commenti ironici sulla stampa e su internet.

Poi è toccato agli alberi di Orta, “scomparsi” in circostanze misteriose tra la costernazione di molti abitanti, abituati a considerarli parte integrante del paesaggio.

Qualcosa di strano sta accadendo sulle acque silenziose del Lago dei Misteri… qualcosa che ha indotto Alfa e il Filosofo a tornare dalla Maga. Non posso ancora svelarvi ciò che la Maga ha rivelato ai due, ma posso assicurarvi che entrambi sono molto turbati da ciò che è stato detto loro.

Ciascuno ha reagito a modo suo. Il Filosofo si è inoltrato nel bosco, forse sperando di incontrare nuovamente la ragazza nella nebbia...

Alfa invece è chiuso nella sua grotta e sta meditando…

Qualcosa di strano sta per accadere sul Lago dei Misteri…

mercoledì 11 febbraio 2009

Innamorati della cultura... nel Cusio

Vi ho già parlato della manifestazione "Innamorati della Cultura".

Bene, il 14 febbraio anche numerose realtà artistiche e culturali del lago d'Orta daranno vita ad un evento cusiano che affiancherà la grande kermesse torinese e le altre iniziative su tutto il territorio regionale.

Nel sito www.teatrodelleselve.it è possibile consultare il programma dettagliato della giornata, che si estenderà in varie località del Cusio, coinvolgendo diversi enti ed associazioni.

Maggiori informazioni anche su Facebook.


martedì 10 febbraio 2009

L'amore del Gino per la bicicletta




Ladri e biciclette costituiscono un abbinamento classico. Come pane e Nutella o cacio e maccheroni Non solo perché le biciclette scompaiono con una frequenza allarmante, se non sono letteralmente sigillate ad un oggetto amovibile (ma attenti a che non vi freghino le ruote, però!) mediante legami d’acciaio.

Il tema ha ispirato film storici come il classico “Ladri di biciclette” (1948) di Vittorio De Sica. Il cantante Baccini ha invece ingaggiato una banda di “Ladri di biciclette”, per una famosa canzone di qualche annetto fa (video) .
La canzone più bella per me resta “Il bandito e il campione” di De Gregori (video) che parla dell’amicizia tra il ciclista Costante Girardengo e Sante Pollastri, il bandito .

La canzone pare piaccia molto anche al Gino. Almeno così dice l’avvocato Volpicini. Peccato che il buon Gino non abbia né il piede veloce di Girardengo né l’occhio infallibile di Sante. Ed è un bene che il Gino non abbia una pistola, ché con la fortuna che ha si sparerebbe diritto in un piede.
Comunque il Gino ama le biciclette e appena ne vede una incustodita cerca immediatamente di farla sua. È un’autentica passione quella del Gino per le biciclette, non sempre ricambiata…

Quando vide quella bicicletta appoggiata al muro, il cuore sobbalzò nel petto del Gino. Rossa fiammante, come piacevano a lui, con il sellino di pelle e il manubrio cromato. Con un brivido d’eccitazione si avvicinò, guardandosi attorno circospetto. I rari passanti non lo degnavano di un’occhiata e non c’era traccia del proprietario. L’incauto aveva abbandonato il suo prezioso bene alla portata del più implacabile insidiatore di biciclette altrui. Si avvicinò ulteriormente, sistemandosi i lunghi capelli sulla fronte unticcia. Fulminò con uno sguardo la bicicletta che se ne stava sfrontatamente appoggiata al muro. Poi, ormai certo della vittoria, con un balzo le fu sopra, stringendo il manubrio con le mani e facendo forza sui pedali. Pochi metri ed imboccò la discesa, dirigendo velocissimo verso la campagna, dove avrebbe potuto usare di lei indisturbato.

Non esiste grande amore, tuttavia, che non sia sfiorato dall’ombra, e talora dalla certezza, del tradimento. Quella bicicletta così bella, così apparentemente perfetta, l’orgoglio di ogni ciclista della domenica, nascondeva un segreto inconfessabile. Un segreto che il Gino scoprì a metà della discesa. Una cinquantina di metri prima della grande curva, per intenderci. Il manubrio, che stringeva con trepidazione, improvvisamente si staccò dal telaio, con la leggerezza di una donna che, semplicemente, fa le valigie e se ne va di casa per un altro.
Col manubrio in mano, il Gino pedalò ancora per pochi metri, poi tentò di frenare, ma il controllo era ormai perso e la bicicletta traditrice lo stava ormai trascinando inesorabilmente nella caduta. Oltre la curva, sotto la strada, c’era un piccolo laghetto, utilizzato un tempo per alimentare una torneria ad acqua e ora per allevare i pesci. La calma serenità di quel piccolo mondo d’acqua fu improvvisamente sconvolta dall’irruzione di una creatura aliena urlante, aggrappata ai rottami di uno strano veicolo.
La scena, fortunatamente, non era sfuggita agli occhi vigili di una pattuglia di Carabinieri, che avevano visto un ciclista volare letteralmente fuori dalla strada. Appena ebbero ripescato ed identificato il fangoso individuo, il Gino fu portato a raccontare la propria storia al giudice.

lunedì 9 febbraio 2009

Babbo Natale? Esiste!

A dicembre Alfa dei Misteri incontrò la Maga e le domandò cosa pensasse dell'esistenza di Babbo Natale...

Il dialogo tra
Alfa (Ivano Balabio) e la Maga (Cristina Medina) è stato trasmesso a Siamo in Onda il 20 dicembre 2008.

Qui trovate il testo.

domenica 8 febbraio 2009

Dillo in sei parole, se vuoi.



Idea nuova, ma di sapore antico.

Moderni haiku in sei sole parole.

Paolo Franchini ne parlò un giorno.


Ecco i sintetici esperimenti di Alfa.

“Sarò breve” disse… e tutti applaudirono.


Piccolo lago incastonato tra i monti.

Lago d’Orta, detto anche Cusio.

Isola d’Orta col lago attorno.

Sui misteri del Cusio indaga Alfa.


Commenta anche tu, in sei parole.

sabato 7 febbraio 2009

La scelta




Ci sono luoghi, nelle paludi e nei boschi, che è bene attraversare con gli occhi ben aperti. Ci sono scelte che sta a noi compiere, per quanto ignota sia la sorte che ci riservano.


È il mio amico Filosofo a raccontarmi questa storia.
“Alla metà dell’Ottocento un uomo aveva un alpeggio sul Mottarone. Poiché le bestie erano sorvegliate da un alpigiano, egli preferiva risiedere a Gozzano, salendo all’alpe ogni due giorni. Partiva la mattina presto, ben sapendo che il cavallo ormai conosceva la strada. In questo modo poteva ancora schiacciare un pisolino durante il tragitto.
Anche quella mattina sellò l’animale sbadigliando e partì, addormentandosi poco dopo, come suo solito. Fu svegliato all’improvviso da un nitrito del cavallo. Si trovava nel mezzo di un bosco, in corrispondenza di un incrocio. Stranamente non ricordava di essere mai stato in quel posto prima e anche il cavallo dava segni di nervosismo.
«Sta a te scegliere!»
La voce fece impennare l’animale e rizzare i capelli all’uomo, che si aggrappò alle redini, stringendo le gambe per riprendere il controllo. Da dietro un albero comparve una sagoma scura, che indossava un cappello a cilindro e un vestito nero.
«Cosa scegli?» domandò di nuovo la figura. «Puoi svoltare a destra, proseguire diritto o svoltare a sinistra, ma non puoi più tornare indietro.»
L’uomo guardò allarmato dietro le spalle e vide che il sentiero stava svanendo, inghiottito da una nebbia così scura e minacciosa da fargli accapponare la pelle.
«Sta a te scegliere» ripeté per l’ultima volta l’essere. «Sappi che una strada, non ti è lecito sapere quale, ti consentirà di raggiungere la tua meta; un’altra ti farà trovare un tesoro favoloso; ma guai a te se sceglierai la terza!»
«Cosa mi accadrebbe?» domandò allarmato l’uomo, che era il mio trisavolo.
«Se la prenderai» gridò la figura prima di svanire «sarete maledetti tu e i tuoi discendenti per sette generazioni!»
L’uomo non poteva sapere quale fosse la direzione giusta, ma una cosa sapeva con certezza: se non la meta, poteva decidere il modo. Spronò il cavallo e scelse la sua via, a tutta velocità.

Indovinala grillo...









Allora, amici, avete una risposta?
Conoscete Ercolino Pestamusi?

venerdì 6 febbraio 2009

Era destino..



Il nostro destino è già scritto oppure tutto dipende da noi?

A questa eterna domanda varie sono state le risposte degli uomini, oscillanti tra Fato, destino, caso e libero arbitrio.

Gli antichi credevano che persino gli dei fossero sottomessi al più potente tra essi: il Fato.

Ciascuno è l’artefice del proprio destino” diceva però Appio Claudio.
Ma non potria negli uomini il destino / se del futuro ognun fosse indovino” chiosava Ludovico Ariosto.
Un uomo coerente crede nel destino, un uomo capriccioso nel caso” sentenziava Benjamin Disraeli.

Non so se siate giunti a questo blog per caso o per destino, ma certamente per vostra libera scelta potrete rispondere alla domanda

Il nostro destino è già scritto oppure tutto dipende da noi?

Le risposte saranno lette domani sera a Siamo in Onda, prima della Pillola di Mistero, che si confronterà col tema del destino e della libertà di scelta.

Per ascoltare Puntoradio seguite questo link...

giovedì 5 febbraio 2009

Innamoratevi della cultura





Il Lago dei Misteri aderisce alla giornata di sensibilizzazione INNAMORATI DELLA CULTURA che si terrà sabato 14 febbraio 2009 a Torino e in tutto il Piemonte e chiede a tutti di partecipare e di diffondere questa comunicazione.


In periodi di crisi la cultura è la prima ad essere sacrificata.
Questa iniziativa vuole sottolineare invece come la cultura non sia un bene superfluo. Pertanto è importante pronunciarsi contro i prevedibili “tagli alla cultura” a favore di una società che al contrario investa sempre di più in questo settore, in realtà assai poco oneroso, visto che la spesa nazionale non arriva nemmeno all’1% del bilancio statale complessivo.

Chi intendesse aderire può scaricare dal sito www.abicidi.it i documenti necessari a sostenere l'iniziativa.

Di seguito il testo del manifesto di protesta-proposta “INNAMORATI DELLA CULTURA”.


Documento della manifestazione

Un quartiere fatto di case e qualche servizio essenziale (scuola, uffici anagrafici), si chiama "quartiere dormitorio". Ciò che trasforma un luogo in cui "si dorme" in un luogo in cui "si vive" è la condivisione di un patrimonio culturale: questo hanno capito tutte le civiltà, dagli antichi greci ad oggi. In questo periodo di grandi difficoltà finanziarie la cultura sembra un bene superfluo, ma difendere la cultura significa difendere la nostra identità e riconoscere la nostra storia come esseri umani.

Tutte le società, in tutti i tempi, hanno avuto bisogno di luoghi, di idee, di rappresentazioni artistiche che li rendessero cittadini consapevoli di appartenere ad una comunità.
Mantenere viva la cultura in tempo di crisi è il segno di una società che non si arrende all'abbrutimento, che coltiva il legame tra i cittadini, che offre a tutti strumenti per comprendere il presente e progettare il futuro.
In secondo luogo la cultura significa posti di lavoro. Dietro una mostra, uno spettacolo, un museo, un convegno o una pubblicazione non ci sono soltanto artisti o intellettuali più o meno noti: ci sono organizzatori, maschere, addetti alle pulizie e alle biglietterie, attrezzisti, bibliotecari, ricercatori, e molte altre figure professionali. "Tagliare sulla cultura" significa anche "tagliare" posti di lavoro.
In terzo luogo la cultura costa poco, neanche l'1% del bilancio nazionale e di quelli locali.
Per questo abbiamo pensato di dedicare una giornata, il 14 febbraio, a mettere in luce il nostro lavoro per farne conoscere la quantità e la qualità: fondazioni, associazioni, cinema, gallerie, musei, biblioteche, teatri, orchestre per tutta la giornata saranno aperte e attive con un ampio programma di manifestazioni.
Vi invitiamo a partecipare alla giornata testimoniando con la vostra presenza e con una vostra firma nei punti di raccolta, che la cultura è un pezzo importante della vostra esistenza, così come la salute, la scuola e gli altri servizi che regolano la vita delle nostre città. Senza il nostro libro preferito, senza il film che ci ha fatto piangere, senza la canzone che ci ha fatto innamorare saremmo tutti un po' più tristi e un po' più soli.

mercoledì 4 febbraio 2009

Sondaggio



Nelle scorse settimane ho sottoposto ai lettori un sondaggio per capire cosa si aspettano di trovare in questo blog.

Questi i risultati.

Leggende
32 (69%)
Tradizioni
9 (19%)
Storia
10 (21%)
Racconti
16 (34%)
Alfa diario
3 (6%)
Alfa viaggi
3 (6%)
Video
6 (13%)
Foto
13 (28%)
News
2 (4%)
Recensioni
1 (2%)

Ringrazio i 46 votanti. Terrò conto dei vostri preziosi suggerimenti.


Condividete i risultati del sondaggio o avete ulteriori proposte?

martedì 3 febbraio 2009

La Candelora




«Quando vien la Candelora da l'inverno sémo fóra, ma se piove o tira vénto, ne l'inverno semo drénto. Il che, tradotto, suona: “Quando viene la Candelora dall’inverno siamo fuori, ma se piove o tira vento, nell’inverno siamo dentro”. Considerato il tempo di ieri, perché la Candelora si valuta al tramonto del giorno prima, ci aspetta un altro mese di maltempo.»
«Andiamo bene…» commenta il Filosofo.
«Ti lamentavi che l’anno scorso non era inverno e ora eccoti accontentato…» lo punzecchio.
Il Filosofo soffre il freddo. Molto più di me, almeno. La Maga versa la tisana nelle tazze e sorride, con quel suo solito fare amabile.
«La Candelora è una festa molto antica…» ci dice, mescolando la tisana con un cucchiaino.
«Da quel che so» interviene il Filosofo «fu istituita nel V secolo, quando il Papa ottenne dal Senato di Roma la soppressione dei Lupercalia. Una festa disordinata, si pensava, coi sacerdoti che correvano per le strade frustando uomini e… soprattutto, donne. Il bello era che queste si sottoponevano volentieri, convinte che il rito propiziasse la fertilità…»
Ride, il Filosofo, con gli occhiali che ballano sul naso.
«Non conoscevo questo fatto» ammetto. «In compenso so che in Irlanda la festa si chiamava Imbolc e si celebrava il primo febbraio al culmine dell'inverno, nel punto mediano tra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera. »
«Tenete presente» interviene la Maga «che la celebrazione iniziava al tramonto del giorno precedente, in quanto il calendario celtico faceva iniziare il giorno appunto dal tramonto del sole. Inoltre le feste usualmente duravano tre notti, pertanto la festa andava dal tramonto del 31 gennaio all’alba del 3 febbraio.»
«In cosa consisteva la festa?» domanda il Filosofo.
«Era la festa della luce» spiega la Maga. «Si celebrava l'allungamento della durata del giorno e la speranza nell'arrivo della primavera. La tradizione prevedeva l’accensione di lumini e candele in onore della dea Brígit, detta anche Brighid o Brigantia, la “dea del triplice fuoco”, patrona dei fabbri, dei poeti e dei guaritori. Il suo nome deriva proprio dalla radice “breo” (fuoco): il fuoco della fucina, il fuoco dell’ispirazione e il fuoco che guarisce. Era talmente sentito il suo culto che riuscì persino a diventare santa. Con l’avvento del cristianesimo si iniziò ad onorare infatti Santa Brigida, considerata la levatrice di Cristo, un personaggio femminile della cui esistenza storica nulla si sa, mentre sono noti i molti miracoli, come quello di trasformare addirittura in birra l’acqua in cui si lavava. Cosa che non deve stupire più di tanto se si considera che Brigit era chiamata anche “Madre dell’Orzo”. Inoltre, nel monastero irlandese di Kildare, fino alla riforma protestante, un fuoco sacro era mantenuto perpetuamente acceso da diciannove monache, che vegliavano a turni di una giornata. Quando giungeva il suo turno, la diciannovesima suora pronunciava la formula “Bridget proteggi il tuo fuoco. Questa è la tua notte”. Il ventesimo giorno si riteneva fosse la stessa Bridget a tenere miracolosamente acceso il fuoco. Naturalmente il numero diciannove richiama il ciclo lunare metonico che si ripete identico ogni diciannove anni solari…»
«E il culto richiama quello delle Vestali a Roma. Ci sono evidenze di questo culto anche nell’Europa continentale e nella nostra zona?» domanda il Filosofo perplesso.
«A parte il fatto che la Candelora prevede l’accensione delle candele?» sorride la Maga «L’unico collegamento suggestivo è il fatto che la festa di San Giulio cada proprio il 31 gennaio. Non si può dimenticare infatti che il serpente/drago (strettamente collegati alla figura di San Giulio ) era uno degli animali sacri a Brigit. Infatti proprio nel giorno di Imbolc il serpente, se l’inverno è mite, si risveglia dal suo sonno invernale. Da questo fatto i contadini traevano gli auspici sulla fine della cattiva stagione.»
«È probabile» osservo «che la Candelora, come molte altre feste tradizionali , abbia riassunto in sé più feste precristiane, provenienti anche da tradizioni diverse. La collocazione temporale, a metà strada tra il solstizio d’inverno e l’equinozio di primavera, del resto aveva certamente determinato la nascita di rituali connessi alla fine dell’inverno in varie culture.»
«Infatti» osserva il Filosofo «la festa inizialmente si celebrava a metà Febbraio, il mese della purificazione, dedicato a Giunone Februata.»
«Lo spostamento agli inizi di febbraio avvenne probabilmente» annuisce la Maga «per l’incontro tra i rituali della Chiesa di rito romano e quelli della Chiesa di rito gallico, importati anche in Europa dai monaci irlandesi.»
«Difficile stabilire pertanto» osservo «quali potessero essere le credenze delle popolazioni celto romane dell’Italia settentrionale. Il mistero, dunque, rimane…»

PS.
Il proverbio iniziale è in memoria delle origini "foreste" di chi scrive.
Se volete la traduzione nella lingua locale vi consiglio questo post, scritto dall'amico Bunin.

domenica 1 febbraio 2009

Il patrono dei muratori



Si narra che un tempo, nel paese di Brebbia sul Lago Maggiore, esistesse un tempio dedicato a Minerva, annesso alle terme edificate da Quinto Ferentino.
Un giorno in quel luogo giunsero due uomini. Venivano da lontano, da Oriente, portando una nuova saggezza e una nuova fede. Recavano anche lettere dell’Imperatore, che conferivano loro autorità su tutti gli ufficiali di Roma. Un’autorità che imponeva a chiunque di aiutarli a demolire i templi pagani e sostituirli con quelli della nuova religione ufficiale dell’impero.
I lavori per l’abbattimento del tempio e l’edificazione della nuova chiesa cominciarono subito. Scalpellini e muratori, contadini e carrettieri si affaccendavano attorno al nuovo cantiere.
E proprio lì avvenne il fatto che cambiò tutto.
Un muratore, picchiando su una pietra col martello sbagliò il colpo e ne ebbe un pollice tranciato di netto. Dolore, lacrime e paura. Timore di non poter più lavorare, in un’epoca in cui lo Stato era implacabile nel riscuotere le tasse, ma si disinteressava totalmente delle condizioni dei sudditi. Povertà per moglie e figli, disgrazia e morte…
Improvvisamente la piccola folla che si era radunata attorno all’uomo si aprì e comparve uno dei Greci, come chiamavano i due uomini venuti da oriente. Calò il silenzio. Tutti sapevano quello che sarebbe accaduto. L’avrebbe cacciato dal cantiere, rimproverandolo di essere un buono a nulla. Così trattavano i loro sottoposti coloro che avevano autorità nell’impero.
Il Greco invece non urlò. Si inginocchiò accanto al muratore. Nei suoi occhi c’era una dolcezza che l’uomo non aveva mai visto prima. Gli disse di non avere paura, gli prese la mano e la lavò con l’acqua. Pregò il suo Dio a voce alta e raccolse il dito da terra. Lavò anch’esso e lo benedisse, poi lo accostò alla ferita.
Nessuno capì come avesse fatto. Tanto meno il muratore quando, svanito il dolore, vide il pollice muoversi nuovamente ai suoi comandi. In lacrime si gettò ai piedi del Greco, ringraziandolo e supplicandolo di poter essere battezzato. Gli altri, che avevano osservato in silenzio la scena, chiesero anch’essi a gran voce il battesimo.
Da quel giorno non fu più l’autorità dell’Imperatore a stimolare gli uomini al lavoro, ma lo sguardo vigile ed amorevole di Giulio e Giuliano, greci dell’isola di Egina, venuti a portare la parola di Dio.

Ancora oggi, in ricordo di quell’episodio San Giulio è il patrono dei muratori ed in occasione della sua festa, il 31 gennaio, folle di pellegrini e delegazioni di muratori, raggiungono l’isola per la Messa nella Basilica e per comprare lo speciale Pane di San Giulio. Molti di loro proseguono la giornata con il pranzo sociale.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.