sabato 7 febbraio 2009

La scelta




Ci sono luoghi, nelle paludi e nei boschi, che è bene attraversare con gli occhi ben aperti. Ci sono scelte che sta a noi compiere, per quanto ignota sia la sorte che ci riservano.


È il mio amico Filosofo a raccontarmi questa storia.
“Alla metà dell’Ottocento un uomo aveva un alpeggio sul Mottarone. Poiché le bestie erano sorvegliate da un alpigiano, egli preferiva risiedere a Gozzano, salendo all’alpe ogni due giorni. Partiva la mattina presto, ben sapendo che il cavallo ormai conosceva la strada. In questo modo poteva ancora schiacciare un pisolino durante il tragitto.
Anche quella mattina sellò l’animale sbadigliando e partì, addormentandosi poco dopo, come suo solito. Fu svegliato all’improvviso da un nitrito del cavallo. Si trovava nel mezzo di un bosco, in corrispondenza di un incrocio. Stranamente non ricordava di essere mai stato in quel posto prima e anche il cavallo dava segni di nervosismo.
«Sta a te scegliere!»
La voce fece impennare l’animale e rizzare i capelli all’uomo, che si aggrappò alle redini, stringendo le gambe per riprendere il controllo. Da dietro un albero comparve una sagoma scura, che indossava un cappello a cilindro e un vestito nero.
«Cosa scegli?» domandò di nuovo la figura. «Puoi svoltare a destra, proseguire diritto o svoltare a sinistra, ma non puoi più tornare indietro.»
L’uomo guardò allarmato dietro le spalle e vide che il sentiero stava svanendo, inghiottito da una nebbia così scura e minacciosa da fargli accapponare la pelle.
«Sta a te scegliere» ripeté per l’ultima volta l’essere. «Sappi che una strada, non ti è lecito sapere quale, ti consentirà di raggiungere la tua meta; un’altra ti farà trovare un tesoro favoloso; ma guai a te se sceglierai la terza!»
«Cosa mi accadrebbe?» domandò allarmato l’uomo, che era il mio trisavolo.
«Se la prenderai» gridò la figura prima di svanire «sarete maledetti tu e i tuoi discendenti per sette generazioni!»
L’uomo non poteva sapere quale fosse la direzione giusta, ma una cosa sapeva con certezza: se non la meta, poteva decidere il modo. Spronò il cavallo e scelse la sua via, a tutta velocità.

5 commenti:

  1. ma che paura essere maledetto uno e tutta la sua discendenzia

    buono bell storia ma non si sail finale Y_Y

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  2. A quei tempi non c'erano i navigatori satellitari, altrimenti sarebbe stato più facile!

    Comunque la storia com'è finita?
    Tesoro, maledizione o meta?

    Il filosofo ha un po' l'aria di uomo maledetto...

    io con la sfiga che mi ritrovo avrei preso di certo la strada sbagliata!!!

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  3. e poi cosa gli successe?
    dove lo portò la strada scelta a tutta velocità?

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  4. Quale fu l'esito di quella scelta? Il Filosofo non me l'ha detto...

    Non mi sembra una famiglia particolarmente ricca, la sua, ma un tesoro, per quanto favoloso, può essere rapidamente dissipato.

    Certo, il Filosofo, come ha osservato Tarkan, ha un'aria sempre sofferente, come fosse oppresso da un peso difficilmente sopportabile...

    Forse però questo è un portato del suo carattere, per cui non posso escludere che il suo trisavolo, semplicemente, sia giunto a destinazione.

    In ogni caso, quello che il trisavolo del Filosofo ci ha insegnato col suo gesto è che, in fondo, non importa quale sarà l'esito della nostra scelta.

    E' il modo in cui affrontiamo la scelta che dice quello che siamo. Per quanto il destino possa accanirsi contro di noi, con la sua imprevedibilità, a noi rimane la libertà di decidere come sopportare il peso delle nostre scelte.

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  5. Bella riflessione. Trovo che la mancanza di un finale definitivo possa farci pensare ancora di più e trovare un senso personale al racconto.
    Io credo che sarei stata a scervellarmi ore prima di prendere una mia scelta... indizi non ce ne sono per scoprire qual è la via giusta, ma almeno avrei provato a cercarne qualcuno.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.