venerdì 20 giugno 2008

Gnomi di caverna




Il primo a parlare della loro esistenza fu, forse, lo svizzero Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim. Egli stesso, probabilmente spaventato dalla montagna dei suoi nomi, si faceva chiamare per brevità Paracelsus. Noi italiani lo conosciamo come Paracelso e del resto in Italia, presso l’università di Ferrara, si laureò. Assunse quel nome probabilmente per sottolineare la vicinanza ideale ad Aulo Cornelio Celso, il famoso naturalista e medico romano.
Nato nel 1493 vicino a Zurigo, fu alchimista, astrologo, mago, medico, forse saggio, come direbbe Guccini. Viaggiò a lungo, in Europa e in Asia. Secondo alcuni biogafi fu prigioniero del Khan dei Tartari e medico a Bisanzio dove, si dice, gli fu data la pietra filosofale da un certo Solomone Trismosinus, un misterioso personaggio che alcuni asserivano di aver incontrato ancora vivo nel XVII secolo...
Paracelso era superbo, orgoglioso, pieno di sé e arrogante, caratteristiche ereditate probabilmente dal nonno, un gran maestro dell'Ordine Teutonico. Aveva tale considerazione della propria scienza da bruciare pubblicamente, come inutili vestigia di un passato da dimenticare, i libri di Galeno e Avicenna.
Del resto una sua celebre sentenza recita: "Ogni medico dovrebbe essere ricco di conoscenze, e non soltanto di quelle che sono contenute nei libri; i suoi pazienti dovrebbero essere i suoi libri." Frase che testimonia un approccio per molti versi molto più moderno di quello di tanti suoi aristotelici contemporanei e posteri.

Ad ogni modo, tra i tanti argomenti di cui si occupò Paracelso, oltre alla Pietra Filosofale e alla creazione dell’Homunculus (una vita in vitro, diremmo noi moderni, ndr), ci sono anche loro: gli Gnomi. Fu lui a dare quel nome, derivandolo dalla radice greca gnosis ("conoscenza"), ad una stirpe di nani che compare frequentemente nella mitologia nordica.
Paracelso li considerava spiriti della terra e del sottosuolo. Egli riteneva che potessero spostarsi nel sottosuolo con la stessa facilità con cui gli uomini camminano sulla superficie (probabilmente mediante innumerevoli cunicoli, ndr). Sempre secondo Paracelso, i raggi del Sole trasformano gli gnomi in pietra ed è per questo che è molto difficile vederli.

Anche gli Gnomi appartengono alla genia del Piccolo Popolo, ma alcuni ritengono che non vadano affatto confusi coi Folletti. Questi sono bisbetici e dispettosi e adorano avvicinarsi agli uomini per tirare loro scherzi o rubare oggetti nelle case. Gli Gnomi invece sono più restii ad ogni contatto con gli Umani, tenendosene sempre a debita distanza. Non che siano dei musoni come i Nani, che si occupano solo di scavare miniere ed accumulare ricchezze. Gli Gnomi pare siano invece dei giocherelloni, solo che non apprezzano molte caratteristiche della nostra specie...
Del resto gli Gnomi hanno buone ragioni per temerci. Essi possiedono grandi tesori, non solo materiali, ma anche di conoscenza, come dice il loro nome. Per cui hanno il (fondato) timore che gli avidi Uomini possano tentare di sottrarre loro queste cose con la violenza o la frode. Per questo preferiscono starsene nelle loro grotte ben al riparo dal sole e da noi.

Contattare uno gnomo di caverna di persona, pertanto, non è per nulla semplice, ma per fortuna alcuni di loro si sono dotati di posta elettronica (gnometti@gmail.com) e, persino, di un sito web! Su questo è possibile scoprire ogni cosa su tutte le attività gnomiche.

In alternativa potete contattare delle nostre vecchie conoscenze: la Corporazione dei Bardi (associazione di giocatori di ruolo e narratori) e Amici delle Leggende (gruppo di appassionati di folklore, fumetto e Grandi Giochi). I due gruppi di ragazzi si ritrovano presso la sede della Corporazione dei Bardi: Centro di Incontro “Don G. Valli”, Via San Carlo 32, ad Arona.

Una curiosità: pare che le "gnomette" siano alquanto vanitose. C’è persino un loro calendario in vendita…




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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.