venerdì 31 luglio 2009

La Signora degli animali. Parte 1, una nuova amica.

È il Filosofo, anche questa volta, a parlarmi di lei; a descrivermela; e a presentarmela. Quasi che il suo compito fosse quello di introdurre, ogni volta, nuovi amici sul Lago dei Misteri.
Chiamerò questa nuova amica la Signora degli animali. Ogni orfanello a quattro zampe trova infatti sicuro rifugio nella sua dimora, accudito e protetto dalla Signora che, tra una lettura ed una tazza di the, trova sempre il modo per coccolarli.
La Signora degli animali, tuttavia, non ha voluto conoscermi solo per offrirmi una tazza di the. Non che non si sia bevuto dell’ottimo the verde giapponese, ma fin da subito comprendo che quell’incontro ha uno scopo preciso…
«Devi sapere» mi confida «che ebbi modo di frequentare i salotti ortesi, ai tempi in cui ce n’erano molti. Salotti esclusivi in cui, oltre alle classiche storie di corna, si raccontavano anche storie tenebrose, piene di mistero. Storie che vorrei raccontare a te perché tu possa tramandarne il ricordo nel tuo blog. Naturalmente con la dovuta discrezione…»
Rassicurata sul fatto che la sua identità sarebbe rimasta segreta, la Signora cominciò a narrarmi la prima di queste storie...

(continua domani)

giovedì 30 luglio 2009

La Preia Batizaa


Esiste una pietra a Bugnate, sulle colline sopra Gozzano, non lontano dal Colle della Madonna della Guardia da cui, si dice, gli uomini debbano stare lontani. Avvicinandosi troppo potrebbero sentire infatti il pianto dei bambini che le donne in età fertile andavano a prendere in quel luogo.

Il masso è denominato Preia Batizaa (Pietra Battezzata) forse per via delle numerose coppelle che ne ornano la sommità.

mercoledì 29 luglio 2009

Lo scanna brag


Ad Omegna tra le case della frazione di Cranna c'è un masso, gelosamente difeso dagli abitanti, chiamato lo “scanna brag" (che potremmo tradurre "il rompi calzoni").
Su di esso generazioni di ragazzi si sono lasciati scivolare, incuranti delle numerose coppelle che lo decorano... e dei rimproveri delle madri preoccupate per le toppe da applicare al fondo schiena.
Anche in questo caso è probabile che l'origine dell'usanza sia legata ad antichi culti della fertilità praticati dalle donne in età fertile in tutta Europa.
Nel Belgio Vallone esiste un masso simile, accanto ad una cappella chiamata, in modo irriverente, "Notre Dame de Ride-Cul" (Nostra Signora del Grattaculo).


Una nota curiosa: il termine brag, usato in dialetto per indicare i calzoni, deriva dalle "bracae", vestito indossato dai Celti ai tempi in cui i romani portavano invece la gonna e irridevano i barbari perché avevano "paura femminea" a mostrare le gambe.

martedì 28 luglio 2009

Le coppelle del Monte Zuoli


Su un'altura sopra Omegna, chiamata Monte Zuoli, vi sono alcune rocce in cui furono scavate, in tempi antichi, piccole conchette chiamate coppelle.
Nelle vicinanze si trovano anche due rocce levigate che i bambini utilizzavano come scivoli. Si racconta però che anche le donne che non riuscivano ad avere figli vi si sedessero e, alzate le vesti, si lasciassero scivolare per concepire un figlio direttamente dalla potenza generatrice della Terra.

lunedì 27 luglio 2009

Lingue morte




Il video dell'ultima Pillola di Mistero trasmessa a Siamo in Onda per la stagione 2008/09, il 6 giugno scorso.

L'argomento sono le lingue morte, il testo è qua.

sabato 25 luglio 2009

Week end nella blogosfera - 1


Per questo fine settimana ho deciso di lasciare da parte i misteri del lago e fare due passi nella blogosfera. Mi è bastato mettere un piede nella rete per imbattermi subito in un blog singolare.

Benché parli di scrittura, non è un blog che impegni la lettura, dal momento che è costituito quasi esclusivamente da immagini.
Perchè l'hai scritto è il suo nome e raccoglie scritte divertenti segnalate da vari collaboratori. L'ho scoperto grazie alla SaDiCa che a sua volta l'ha scoperto navigando per caso.
Panamon Rn+, questo il nome del blogger, ha voluto ospitare anche una mia foto, tratta dal blog fratello del lago dei Misteri, Immagini del Lago d'Orta.

Chiudo con una massima di Panamon Rn+: "Non scrivete sui muri degli altri! Usate la tela: dura di più e si vende meglio".

venerdì 24 luglio 2009

La Madonna del Suffragio

Chiesa di S. Biagio della Pagnotta a Roma


All’inizio di giugno vi parlai degli strani fenomeni segnalati dal Cotta all’inizio del Seicento. Se non ricordate, potete rileggere la prima e la seconda parte della storia.
L’argomento, naturalmente, non è esaurito. Fiorella Mattioli Carcano, esperta di tradizioni e religiosità popolare, ha voluto inviarmi un suo breve testo sull’argomento. La ringrazio e voglio condividerlo con voi per approfondire la questione e segnalare questa interessante tradizione legata alla “Madonna del Suffragio”.
Una tradizione che richiama, tra l’altro, la presenza cusiana a Roma, argomento di cui pure si è parlato in questo blog.

«La Madonna del Suffragio. Questo titolo mariano per il Cusio è attestato solo nella chiesa ortese di S. Quirico, antica parrocchiale della Riviera orientale, collegato con l’erezione della confraternita della B. V. Maria del Suffragio dei Morti, che assistevano nel momento della morte e organizzavano il funerale dei componenti più poveri della comunità. Gli associati si impegnavano a pregare e far celebrare messe per i defunti, al fine di abbreviarne la permanenza in purgatorio. Peculiare dell’epoca fu la devozione alle anime del purgatorio, sovente connessa a quella della Madonna delle Grazie, del Suffragio o a quella del Crocifisso, è fortemente presente e si prolunga nel tempo, collegata a momenti di forte insicurezza sociale, di imprevisti e paure singole e collettive, che provocavano un alto tasso di mortalità. La preghiera in suffragio e in richiesta alle anime del purgatorio si collega, inoltre, con inconsce, ancestrali paure, che vedevano sempre una sorta di pericolo costituito dalla figura del morto, che non avendo pace poteva tornare ad arrecare danno ai viventi. Le anime del Purgatorio che non potevano pregare per la loro liberazione potevano essere intercessori per i viventi. A loro volta i devoti dovevano aiutarle per via di grazia e per via di giustizia, con le indulgenze ed i suffragi. In quest’ottica sono da leggersi la costruzione, a opera soprattutto delle compagnie del Suffragio, degli Ossari, presenti presso molti cimiteri, edifici in cui l’arte barocca trova una sua particolare espressione. Il Cotta ricorda il fervore di queste compagnie, accresciuto a suo parere: «verso il principio del corrente secolo per i fantasmi, larve, ombre, fochi ed orribili spettri che di notte appariscono accompagnati da strepiti spaventosi, da’ quali oggidì per intercessione dell’anime purganti, il paese è tutto libero ». La confraternita ortese venne fondata a Roma nel 1592, presso la chiesa di S. Biagio della Pagnotta da alcuni ortesi là emigrati per lavoro; in seguito l’associazione di era spostata alla chiesa del Suffragio in via Giulia il 20 ottobre 1620 o, secondo altra fonte, il 20 gennaio 1625. Nel 1648 i confratelli, dall’iniziale numero di una quarantina, erano oltre ottanta: questa attiva associazione promosse la realizzazione della statua della Madonna del Suffragio ad opera del Giulini, con anime purganti, e fra il 1694 e 1697 commissionò la costruzione dell’ossario.»

Fiorella Mattioli Carcano

Da: Fiorella Mattioli Carcano, “Scultura lignea e indirizzi di culto nel Cusio” in “La scultura lignea tra ‘600 e ‘700 nelle valli alpine e prealpine fra Piemonte e Lombardia”, a.c. di M. dell’Omo e F. Mattioli Carcano, Bolzano Novarese, Testori, 2008.

giovedì 23 luglio 2009

La spia del lago



Nella notte del 6 dicembre 1944, il Maggiore William V. Holohan, comandante di una missione segreta dietro le linee nemiche incaricata di coordinare i rifornimenti alleati alle formazioni partigiane, scomparve misteriosamente a San Maurizio d'Opaglio, sul lago d'Orta.
Il racconto è anche un affettuoso omaggio ad un famoso giallista italiano ...

Il video della Pillola di Mistero letta a Siamo in Onda il 23 maggio.

mercoledì 22 luglio 2009

Lo gnomo ombrellaio, parte 2


Parte 1

Ho pubblicato ieri il racconto della Maga sul Tarùsc, lo gnomo ombrellaio del Vergante. Molti lettori mi hanno chiesto di tornare sull’argomento, così ho deciso di svelarvi come nasce questa storia.

L’occasione può essere utile tra l’altro per chiarire ulteriormente come "Il lago dei Misteri” affronti il tema delle leggende. Mi è giunta voce, infatti di fotocopie del blog passate di mano in mano, di sussurri nelle sere, di voci che circolano insistentemente…
Non senza lo sconcerto di qualche benpensante, che confonde la blogosfera con il “famigerato” You Tube”, contro il quale pensa di dover dire ogni male possibile. Così per principio, come spesso accade per le cose che non si capiscono e che non si riesce a padroneggiare bene. Dimenticando, o ignorando, che senza internet (coi suoi vari sistemi di comunicazione, da Facebook a Twitter, da You Tube alla blogosfera ecc.) nulla sapremmo, ad esempio, della protesta dei giovani iraniani contro il regime teocratico e poliziesco che controlla gli altri organi di informazione.

Torniamo al nostro gnomo ombrellaio, partendo dalla storia. Come scrivevo nella nota storica pubblicata ieri, il Vergante fu realmente terra di ombrellai, che tra loro utilizzavano un gergo segreto, il tarùsc, per comunicare senza essere compresi dalle orecchie dei non iniziati. Oggi di quella tradizione resta il Museo dell’Ombrello e del Parasole a Gignese, fondato settanta anni fa. In esso sono conservati oggetti unici che testimoniano la moda del parasole, un tempo complemento irrinunciabile dell’abbigliamento femminile.
Questa lingua non era un dialetto, ma un gergo segreto di una gilda organizzata di artigiani. Per tradizione essi sceglievano i propri apprendisti solo tra i bambini (l’apprendistato iniziava attorno ai 7-9 anni) della propria zona. Non era una vita facile, quella dell’ombrellaio, sempre in giro per le strade, estate ed inverno, ma molti di loro fecero fortuna, aprendo botteghe in Italia ed all’estero.


Venendo allo gnomo… ho trovato questa leggenda vagabondando su internet, ripetuta più o meno simile in vari siti. La pagina più documentata è quella di una scuola pubblicata nel 2002. La fonte originaria dovrebbe essere il libro di Daniela Piolini, “Il basilisco e i suoi amici”, Alberti Editore, Verbania, 2002.



Non ho indagato oltre, ma presumo che il Tarùsc sia una “scoperta” della scrittrice. Mi sembra interessante notare come il suo racconto, che collega l’origine di una tradizione lavorativa del Verbano Cusio Ossola ad una creatura del Piccolo Popolo stia rapidamente diventando leggenda. Internet è la grande piazza del XXI secolo, dove ogni voce può diventare realtà e le leggende corrono liberamente, alimentando un nuovo immaginario collettivo.

Venendo al Lago dei Misteri, occorre precisare una cosa. Ogniqualvolta trovate in azione uno dei miei amici (la Maga, il Filosofo, il Rubinettaio, l’Intortatore, l’Avvocato Volpicini, Caronte e persino il Maestro) dovete prestare attenzione. La voglia di narrare sta prendendo decisamente il sopravvento su ogni altro aspetto. La leggenda lascia pertanto il posto alla fiaba, al racconto, alla fantasia.
Nel suo racconto la Maga ha voluto raccontare, a modo suo, l’incontro tra lo Gnomo e l’Ombrellaio, rielaborando la materia prima fornita dalla leggenda con gli strumenti classici della fiaba (l’incontro/scontro tra la creatura magica e l’uomo; il patto; il segreto/tesoro, ecc.).
Ne nasce una storia nuova, eppure antica, in cui realtà e fantasia sono mescolati in modo quasi irriconoscibile. Sul risultato finale lascio a voi lettori, naturalmente, il giudizio.

Questo è ciò che succede, frequentemente, in questo sito. Per questo è inutile pretendere di trovare in queste pagine virtuali testimonianze di prima mano da saccheggiare impunemente per completare le proprie ricerche…

martedì 21 luglio 2009

Lo Gnomo ombrellaio, parte 1

«Devi sapere» mi racconta la Maga «che sulle pendici del Mottarone vive uno gnomo alto mezzo metro, dal pelo rosso e il cappello a tricorno. Il suo nome è Tarùsc. Essendo sovente in viaggio usa il cappello come borsa da viaggio. Adora i rospi e ha una gran passione per gli ombrelli, che adora sopra ogni cosa. È invece misantropo e diffidente verso gli uomini, cui un tempo giocava brutti scherzi. Così fece anche con un uomo del Vergante, la fascia di colline che separano il Cusio dal Verbano. Ogni notte entrava in casa del poveretto e gli faceva ogni sorta di dispetto.
Alla fine l’uomo, esasperato, tese una trappola al Tarùsc, spargendo un vasetto di farina per terra. Lo gnomo, entrando in casa quella notte, vide la farina per terra e, spinto dalla sua pignoleria, cominciò brontolando a raccogliere granello per granello. Era così preso da questa occupazione da non accorgersi dell’arrivo dell’alba. Col sorgere del sole il Tarùsc perde infatti i suoi poteri e per l’uomo, che aveva finto di dormire sino ad allora, fu facile balzare dal letto e in quattro salti afferrarlo ed infilarlo in un sacco.
“Ti ho preso, finalmente” gli gridò. “Cosa farò di te, ora, importuno d’uno gnomo? Ti prenderò e ti butterò nel lago, in modo da punirti per sempre per la tua malvagità.”
Lo gnomo, spaventatissimo, cominciò a piangere e a supplicarlo di essere clemente, ma l’uomo se lo caricò in spalla e fece il gesto di uscire dalla porta. Allora lo gnomo lo supplicò di nuovo, in lacrime, assicurandogli che avrebbe esaudito tre desideri. Di più non gli era concesso dalla sua natura. L’uomo si fece pregare ancora un poco, poi accondiscese alla sua richiesta e gli disse:
“Mostrami dove tieni il tuo tesoro” ordinò, estraendolo dal sacco e legandolo saldamente con robuste corde.
Lo gnomo pianse e gli indicò la strada. Quando giunsero sul posto, l’uomo guardò nella grotta, ma rimase deluso.
“Ci sono solo ombrelli qui dentro!” esclamò. “Dov’è il tesoro?”
“Questo è il mio tesoro” pianse lo gnomo. “Non conosco niente di più bello di questi parasole colorati, che mi fanno ombra d’estate e di questi parapioggia di tela cerata per ripararmi dall’acqua quando piove.”
L’uomo rimase un po’ a pensare, poi comprese che in effetti quello poteva essere un modo per diventare ricco.
“Insegnami a costruire i parasole e gli ombrelli più belli che si siano mai visti!”
Lo gnomo smise di piangere e come impazzito per la gioia gli spiegò ogni segreto della costruzione e della riparazione. I suoi occhi ardevano come fiamme, mentre parlava, felice di aver trovato qualcuno con cui potesse condividere la sua passione. Così l’uomo imparò a costruire in poco tempo pezzi meravigliosi. Pensava già ai soldi che avrebbe potuto fare con quest’arte, quando un pensiero salì a turbargli la felicità.
“Avrò bisogno di aiutanti, quando il lavoro andrà bene. E si sa come vanno queste cose: qualcuno ascolterà i nostri discorsi e mi ruberà il mestiere. In breve ci saranno ovunque ombrellai e io sarò nuovamente povero.”
“No” gli disse lo gnomo. “Se il tuo desiderio è proteggere questo tuo segreto, io posso aiutarti facilmente.”
Appena l’uomo gli ebbe risposto di sì, lo gnomo gli insegnò la sua lingua segreta.
“Con questa potrai parlare ai tuoi apprendisti e loro con te, senza che nessuno possa capirti.”
Così fu. L’uomo fu di parola e liberò lo gnomo, che da allora si guardò bene dal giocare brutti scherzi, per paura di finire nuovamente in trappola.
L’uomo fu il primo degli ombrellai del Vergante e i suoi discendenti iniziarono a girare per ogni strada a riparare ombrelli e parasole, parlando tra loro una lingua segreta, il Tarùsc.»


Nota storica: il Vergante fu realmente terra di ombrellai, che tra loro utilizzavano un gergo segreto, il tarùsc, per comunicare senza essere compresi dalle orecchie dei non iniziati. Oggi di quella tradizione resta il Museo dell’Ombrello e del Parasole a Gignese, fondato settanta anni fa. In esso sono conservati oggetti unici che testimoniano la moda del parasole, un tempo complemento irrinunciabile dell’abbigliamento femminile.


Seconda parte

lunedì 20 luglio 2009

Rimedi sicuri per tenere lontana la folgore, parte 2


Si dice che per far cadere lontano il fulmine sia sufficiente bruciare rami di ulivo benedetto o di Erba di San Giovanni, l'Iperico (Hypericum perforatum), da raccogliere rigorosamente nella notte di San Giovanni.
L'Iperico è famoso anche come pianta “cacciadiavoli” perché, strofinato tra le mani, le sue foglie producono “il sangue di San Giovanni”, un liquido rossastro che macchia le dita. Ideale quindi per allontanare tutte le influenze negative.

Questo è quanto tramanda la tradizione popolare, perlomeno. Vi consiglio vivamente, per maggiore sicurezza, di munirvi anche di un buon parafulmine...

Vedi anche "Rimedi sicuri per tenere lontana la folgore".

sabato 18 luglio 2009

Il lago dei misteri e i misteri del software

Da qualche tempo mi veniva segnalato che questo blog non era visibile ad alcuni lettori. Ho riflettuto a lungo sul problema, senza cavare un ragno dal buco, devo dire.
Ora, dopo lunghe meditazioni, grazie all'apporto fondamentale di Tenar, sono finalmente venuto a capo del mistero.
Internet Explorer, nella nuova versione che di solito viene scaricata automaticamente dai PC, non supporta, almeno in una delle sue configurazioni, la galleria di Pillole di Mistero video pubblicate su You Tube, che era incorporata nel blog.
Eliminata la galleria video, il problema è stato miracolosamente risolto. Almeno lo spero. Se così non fosse, vi prego di segnalarmelo...

Già, ma come fareste non riuscendo ad aprire il blog?

venerdì 17 luglio 2009

I racconti di Perry Zona



Nel suo cuore coltiva la speranza di trasmettere alle persone che leggono, almeno un pizzico della gioia che prova quando scrive. Il suo nome è Perry… Perry Zona.”

All’interno della trasmissione Siamo in Onda sono previsti spazi dedicati alla lettura di racconti inediti; brevi storie, adattate alla lettura radiofonica. Sono varie le “voci” che si alternano raccontando piccole grandi vicende.
Oggi voglio parlarvi di una di loro, l’amica Perry, che all’interno del programma ha conquistato un suo spazio, la “Perry Zona”. Una zona magica, la “Perry Zona”, dove le bambole, gli alberi, persino gli astri parlano, raccontando le loro piccole grandi vicende, ricche di fantasia e gioia.

Con piacere ho tra le mani da qualche settimana un agile libretto di 94 pagine, “On Air” in cui sono raccolti 25 racconti di Paola Amadeo, “Perry” per amore di Puntoradio. Una lettura piacevole, per un fine nobile: tutto il ricavato della vendita sarà infatti devoluto in beneficenza.

Paola Amadeo, On air. I racconti di Perry Zona su Puntoradio, Tutti Autori, Milano, 2009, www.lampidistampa.it

giovedì 16 luglio 2009

Cinquecento!


Chi l’avrebbe mai detto? Il cinquecentesimo post…
Non c’era nessuno all’inizio, poi siete cresciuti e siete ancora qui, sempre più numerosi.

67 sostenitori Blogger de "Il lago dei Misteri"

28 del suo fratellino "Immagini del Lago d'Orta"

e poi, su
Facebook

203 amici di Alfa dei Misteri

145 membri del gruppo “Il lago dei misteri

188 fan de “Il lago dei misteri

Grazie a tutti!


PS
Da piemontese non potevo che festeggiare celebrando una delle icone italiane più famose prodotte da questa regione...

mercoledì 15 luglio 2009

Misteriosi appuntamenti teatrali

Segnalo alcuni appuntamenti teatrali da non perdere.

16 luglio AMENO, CORTILE DEL MUNICIPIO (O PARCO PUBBLICO)


Ore 21.30 LORENZA ZAMBON “Seconda lezione di giardinaggio per giardinieri planetari”- Teatro ambientalista- Prima regionale.

Ad Ameno la fondatrice della Casa degli Alfieri, una casa del Teatro tra le colline del Monferrato dove soggiorna abitualmente un gruppo di artisti e dove altri trovano il luogo adatto per pensare e progettare. In questa prima regionale, Lorenza Zambon presenterà uno spettacolo nel quale sarà centrale il “giardino”, come luogo da conservare e prendersene cura, eredità per le nuove generazioni. Una lezione buffa, tra il pratico e il filosofico!!!
Ingresso: 2.00 €

In caso di pioggia: Spazio museale o sala operaia



17 luglio GERMAGNO, PIAZZA

Ore 21.30 TEATRO DELLE SELVE “Elettroshow”- Teatro di clown.

Per grandi e bambini uno spettacolo di clown, del quale sarà protagonista Beniamino, un operaio che decide di dare una svolta alla propria esistenza abbandonando la ditta di impianti elettrici per il quale lavora per cimentarsi nel teatro. Costantemente accompagnato dall’icona di Fred Astaire, Beniamino parte per un’avventura che lo porterà ad un’America forse solo sognata…

In caso di pioggia: sala polivalente.



18 luglio PELLA, PIAZZA MOTTA

Ore 17.00/ 19.00 TEATRO DEL CORVO Laboratorio costruzione burattini

Il Teatro del Corvo vanta esperienze in scuole, biblioteche e strutture pubbliche presso le quali ha realizzato laboratori e corsi sui burattini e pupazzi, sulle ombre, sul teatro, la musica, i libri e la poesia. Oltre ai burattini e ai trampoli, nel lavoro della compagnia entrano a far parte pupazzi di medie e grandi dimensioni, differenti strumenti musicali, la poesia e il cantastorie.

In caso di pioggia: SPAZIOTEATRO SELVE.



19 luglio Orta, SACRO MONTE

Ore 21.30 LUCIA VASINI e DANIELA PICCARI “La Passione di Mario Luzi”- Teatro d’attore e di poesia.

Si tratta di un’altissima meditazione sull’incarnazione, la morte e risurrezione di Gesù, rivolta a laici e credenti di ogni religione, intesa come progressione dolorosa al ricongiungimento con il Padre e come cammino mortale verso la resurrezione. Scritta da Mario Luzi per Papa Giovanni Paolo II, in occasione della Santa Pasqua del 1999, è una vera e propria Via Crucis.
Con Lucia Vasini, diplomata alla civica scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, conosciuta in campo teatrale e televisivo per essere apparsa al fianco di Paolo Rossi, di Diego Abatantuono e per aver condotto Cantagiro e con Daniela Piccari, attrice e musicista.

In caso di pioggia: chiesa o sala del convento.


Maggiori informazioni su

SPAZIOTEATRO SELVE
R.M. SUL LAGO D'ORTA –
Direzione: Teatro delle Selve
P E L L A - L a g o d' O r t a (No)
sede operativa: v. Zanotti 26 - 28010 Pella
sede legale: v. Carmine 5 - 28010 Ameno
0322 969706 - 339 6616179
www.teatrodelleselve.it

martedì 14 luglio 2009

Giornata di protesta dei blogger

"Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere."
Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1948)


Questo blog consente, attraverso la possibilità data a chiunque, in forma palese o anonima, di commentare, precisare, rettificare qualsiasi argomento, nel libero dibattito tra idee.
La moderazione dei commenti è attiva solo per prevenire spamming o commenti offensivi verso terzi e non è, né sarà mai, esercitata per sopprimere la libertà di commento o rettifica.
Questi sono principi universali di convivenza civile. Francamente non sentivo il bisogno di veder aumentare ulteriormente lo smisurato numero delle leggi di questo paese con un'apposita e controversa nuova norma.

Per maggiori informazioni sull'argomento rimando a questo articolo.
Per quanto riguarda la giornata di protesta dei blogger vedere qui.

lunedì 13 luglio 2009

I cinque impiegati delle Poste che non vorreste mai incontrare

Gli amici dell’aperitivo si sono divertiti a stilare la classifica degli impiegati delle Poste che non vorreste mai incontrare. Naturalmente mi dissocio completamente e solidarizzo appieno con i lavoratori di un’Azienda i cui standard qualitativi sono famosi in tutto il mondo.


Il Bradipo
I suoi sono gesti da cinema al rallentatore. Sceglie la busta da consegnarvi con la stessa lenta freddezza di un giocatore di poker. Si trascina cautamente dal banco alla cesta delle lettere, ponendo un piede davanti all’altro come se sulla sua schiena poggiasse il peso del mondo. Impiega mezz’ora per ogni più semplice operazione. Digita sulla tastiera utilizzando il solo indice della mano destra, verificando puntualmente dopo ogni lettera che la digitazione sia corretta.
Se volete spedire una busta o ritirare un pacco è consigliabile seguire un corso di meditazione Zen prima di recarvi nel suo ufficio. La tentazione di saltare il bancone ed insegnargli in modo creativo come usare le altre nove dita di cui dispone poterebbe essere, altrimenti, troppo forte…


La Mistress
Indossa normalmente pantaloni di pelle nera e body aderente leopardato, utilizza un linguaggio che farebbe arrossire uno scaricatore di porto e lo schiocco della frusta, che nasconde sotto il bancone, sparge il terrore tra i presenti. È capace di imporre le più severe pene corporali a chiunque si azzardi, timidamente, ad allungare il collo per vedere se qualcosa si muove da dietro la fila di pensionati in ginocchio sui ceci in attesa del ritiro della pensione.
Non è consigliabile entrare nel suo ufficio se non in caso di assoluta necessità o se non si è convintamente masochisti.


Il Passante
La sua presenza dentro l’ufficio è puramente casuale. Transitava, anni addietro, davanti all’uscio quando un suo amico lo supplicò di prendere il suo posto. Solo il tempo di andare a fare una commissione. Sono passati alcuni lustri da allora, ma è inutile chiedergli di fare qualsiasi operazione più complessa della spedizione di una lettera o del pagamento di un bollettino. In compenso vi intratterrà raccontandovi l’unica barzelletta sui Carabinieri che conosce.
Consigliabile solo se l’alternativa per ingannare il tempo è guardare la lavatrice in fase di centrifuga o chiudervi le dita nella portiera dell’auto.


Il Cerbero
Comincia guardarvi in cagnesco non appena varcate la soglia del suo ufficio. Di sesso indefinibile, sul suo volto è impressa a fuoco una maschera da cinghiale con tanto di zanne prominenti. Se anche l’ufficio è deserto e non ci sono altre persone attorno all’edificio nel raggio di un chilometro, non azzardatevi a non prendere il numerino all’ingresso. Una volta giunti al banco vi fulminerebbe con lo sguardo ed alzando il dito indice vi intimerebbe di tornare indietro a prenderlo.
Entrate nell’ufficio solo se siete molto coraggiosi oppure lasciate ogni speranza, varcando la soglia voi che osate.


Il Supplente
Notate il suo arrivo per le lettere infilate a casaccio sotto le porte. Pare abbia appreso il metodo di distribuzione della corrispondenza osservando la pallina girare nella roulette. Le lettere del vicino nella vostra cassetta vi potrebbero forse aprire spiragli sulla sua vita segreta se non fosse un novantenne sulla sedia a rotelle, perciò meglio utilizzarle come ostaggi per riavere ciò che vi appartiene.
Unico rimedio? Recarsi all’ufficio postale per ritirare la corrispondenza di persona. Sperando di non incontrare uno degli altri impiegati…

E voi, cosa ne pensate? qual è il vostro preferito? Oppure ne volete segnalare altri?

domenica 12 luglio 2009

L'inopportuno ospite quotidiano





Quasi ogni sera riceviamo la visita di un ospite non invitato. Si tratti di una grigliata sul lago, di un concerto all'aperto, di una festa danzante, lui si presenta, tossendo forte e facendo di tutto per attirare l'attenzione. Poi comincia a rinfrescarsi la gola in modo indecoroso facendo cadere dappertutto gocce sempre più abbondanti.
Infine comincia a ruggire, brontolare e strepitare, picchiando a destra e a sinistra, finché gli ospiti fuggono e gli organizzatori vedono il loro lavoro andare in fumo, talora letteralmente.
Che ci volete fare? L'estate, questa estate in particolare, è il regno del signor Temporale.

sabato 11 luglio 2009

Un tranquillo week end d'ozio


Complice l'estate, la voglia di lavorare va in vacanza.

Così passerò il fine settimana leggendo "I pensieri oziosi di un ozioso" ("Idle Thoughts of an Idle Fellow, a book for an idle holiday") un libro pubblicato nel 1886 da Jerome Klapka Jerome, autore famoso anche per uno dei libri che adoro "Tre uomini in barca (per tacere del cane)".

Tra le massime di Jerome ne richiamo una, che mi pare in sintonia con il post di oggi "Adoro il lavoro. Passerei ore a guardare gli altri mentre lavorano."

venerdì 10 luglio 2009

Presentazione delle opere finaliste del Premio Stresa di Narrativa

Città di Stresa - Assessorato alla Cultura
Associazione Turistica Pro Loco di Stresa
con il sostegno di
Regione Piemonte - Assessorato al Turismo
Presentano

PREMIO STRESA DI NARRATIVA
Presentazione delle opere finaliste con gli Autori

sabato 18 luglio
Raffaele Nigro - “Santa Maria delle battaglie” (Rizzoli)

giovedì 6 agosto
Giuseppe Conte - “L’adultera” (Longanesi)

sabato 8 agosto
Peppe Fiore - “La futura classe dirigente” (Minimun Fax)

mercoledì 26 agosto
Paola Capriolo - “Il pianista muto” (Bompiani)

Tutti gli incontri si terranno alle ore 21.15 presso l’Hotel Regina Palace
• entrata libera •

giovedì 9 luglio 2009

Atmosfere celtiche a Mergozzo

Il Civico Museo Archeologico di Mergozzo presenta per Giovedì 9 luglio 2009 alle ore 21.00 l’ormai tradizionale concerto in onore del benefattore Luigi Tamini, che con la fortuna accumulata in Argentina, beneficò il paese natale donando, tra le altre cose, il Palazzo che oggi ospita il museo.
Il concerto 2009, a fare da ideale sfondo agli antichi reperti conservati in museo, sarà dedicato alla musica di tradizione celtica e vedrà impegnate Lurana Lubello all’arpa celtica e Mimma LaMonica al flauto con un insieme di brani della tradizione celtica nord europea.
La scelta del concerto “celtico” si inserisce a coronamento di una serie di incontri tenuti nei mesi primaverili per raccontare e giocare con i bambini sul tema della musica e degli strumenti musicali del mondo Antico, l’arpa celtica è infatti uno degli strumenti più antichi che si conoscano, già noto presso Assiri ed Egizi ed utilizzato anche nel mondo greco e romano.
Le musiche saranno intervallate da brevi letture di poesia celtica, sempre dalla tradizione nord-europea.

Il programma musicale proposto prevede l’esecuzione di

Canzoni scozzesi:
Flow gently, Sweet Afton
John Anderson, My Jo
Cutting Bracken
Anonimo: Green sleeves
Clannad: Down by the Sally garden

Traditional bretone:
Airde Cuan
Braigh Loch Iall

Traditional irlandese: Giga

Traditional scozzese: Flower of Edimburg
Anonimo: Brian Boru’s March
Queen’s Jig

Traditional inglese: Scarborough Fair

Traditional bretone: Circolo Circasso
T. Carolan: Brighid Cruis

Traditional irlandese: Woman of Ireland

Traditional scozzese:
Willafjord
Glenlivet

Riportiamo di seguito i curricula delle musiciste ed alcune informazioni storiche sul palazzo del Museo e sulla figura del Tamini, “protagonista” di questo momento musicale.

Lurana Lubello, si è brillantemente diplomata nel 1993 presso il Conservatorio di Musica di Milano, dove ha anche studiato composizione con il M° D. Lorenzini. Nel 1997 ha conseguito il diploma accademico presso la Musikhochschule di Francoforte sotto la guida di Alice Giles; negli stessi anni ha frequentato masterclasses con Judith Liber, Susann Mc Donald, Edward Witsenburg e nella prestigiosa “Salzedo School” (U.S.A.) con Alice Chalifoux.
Ha collaborato come prima arpa con la Landes Jugend Orchester di Berlino, per la quale ha svolto attività didattica come “coach” della sezione arpe, con i Frankfurter Sinfoniker, la Rhein-Main Philharmonie e l'orchestra dello Staatstheater di Kassel . Dal 1994 al 1997 è stata prima arpa della World Orchestra, diretta tra gli altri da Woldemar Nelsson, Antonio Pappano, Yuri Temirkanov, Yakov Kreizberg, Kent Nagano e Bobby Mc Ferrin, e con la quale nel 1995 ha partecipato alla registrazione di un CD (musiche di Britten e Stravinsky). Nel 1997 è stata solista per il Concerto K299 di Mozart con la Rhein-Main Kammerphilharmonie a Francoforte ed ha superato la selezione per la Mahler Jugend Orchester, diretta da Claudio Abbado. Dal 2005 collabora con l'orchestra nazionale di Oporto.
Vincitrice di diversi premi a concorsi nazionali ed internazionali sia come solista sia in formazioni da camera - tra cui la Vienna Music International Competition 1999 - si esibisce in svariate stagioni musicali (“Serate Musicali” di Milano, “ Traiettorie Sonore” di Como , “Autunno Musicale” di Como, “Festival d’Europa - Teatro d’Europa” di Milano, Piccolo Teatro di Milano,” Estate in Musica” di Camogli e per altre associazione) in Europa anche con l'arpa celtica. Nel 2002 ha rappresentato l'Italia al World Harp Congress di Ginevra, dove ha eseguito brani inediti di C. Salzedo e la prima mondiale di "Ultramarine" di S. Cognolato.
Il suo interesse per la musica contemporanea e per il genere più commerciale, uniti alle sue doti tecniche particolari, hanno destato l'interesse di compositori che per lei hanno scritto dei brani.

Mimma La Monica inizia il proprio percorso di studi inizia al Conservatorio "G. Verdi" di Milano, dove si diplomo in flauto traverso nel 1990, sotto la guida della professoressa M. Kessick.
Gli studi procedono con il diploma di "Liceo Musicale" sempre c/o il Conservatorio "G. Verdi" di Milano (1991).
Di seguito frequenta vari corsi di perfezionamento: nel 1989 il "Corso di perfezionamento e formazione musicale" a Manfredonia (FG); nel 1990 il "Corso di perfezionamento Belgodere en musique", in Alta Corsica; nel 1991 il "XXIII° Corso Internazionale di Musica Antica", ad Urbino (S.I.F.D.), con il maestro C. Rufa. Dopo questa esperienza si avvicina al traversiere barocco, sotto la guida del maestro M. Gentili Tedeschi.
Termina i corsi con la frequenza al "Corso di Alto Perfezionamento" c/o I.C.O.N.S. di Novara, con i maestri M. Valentini e G. Cambursano.
Qualche concorso da menzionare: nel 1989 il I° Concorso Nazionale di Flauto ENDAS-LOMBARDIA.; nell'aprile del 1991 partecipa al XIII° Festival Nazionale di Flauto Ente Concerti Castello di Belveglio (AT). Nel 1993 consegue il diploma di "Animatrice - Musicoterapista" c/o il C.E.M.B. di Milano e ne fa poi esperienza c/o il centro psico-terapeutico "Stella polare" di Milano.
Attualmente si esibisce in Italia e all’estero con il Quintetto a fiati Mirò (musiche del repertorio classico, novecento, o arrangiamenti su misura), con l'orchestra "Civica Fiati" del comune di Milano. Con i gruppi "Yabàs e Kal dos Santos" (afro-brasiliana), "duo in Favola" (attrice/marionettista racconta favole accompagnata da flauto traverso/ottavino), Duo celtico, "di canto... Incanto": flauto, arpa celtica e altre formazioni...
Collabora con lo studio di registrazione “Area Studio” (Mi) di V. Chiaravalle, per jngles e registrazioni di vario genere.


Il Palazzo “Luigi Tamini”
Il Palazzo ottocentesco che oggi ospita il Museo fu un tempo di proprietà di una delle più illustri famiglie mergozzesi, la famiglia Tamini.
Tra i suoi membri, una figura di spicco fu quella di Luigi Tamini (1814 -1897), emigrato giovanissimo in Argentina, dove si laureò in medicina ed esercitò la professione con competenza e dedizione, guadagnandosi grande stima. Tuttavia non dimenticò mai il suo paese natale, cui destinò numerosi gesti di liberalità. Nel 1874 in particolare donò al Comune la casa paterna, affinché ospitasse le scuole elementari di ambo i sessi, l’abitazione degli insegnanti e la sala consiliare, a condizione che vi fosse istituita anche “una scuola di disegno tecnico pratico atta a dotare il paese di buoni operai scalpellini, fabbri ferrai, falegnami”, scuola che sempre sostenne con donazioni in denaro, così come soccorse la Società operaia e l’Asilo infantile di Mergozzo. Promosse inoltre la costruzione del piazzale adiacente il cimitero e fu consigliere comunale dal 1886 al 1889. Le sue opere gli meritarono nel 1881 la nomina a Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, su proposta del Comune.
Nella primavera del 1897, durante uno dei suoi frequenti soggiorni a Mergozzo, si ammalò e dopo breve tempo morì, all’età di 83 anni. Ai suoi funerali partecipò, unitamente a tutte le istituzioni, l’intera popolazione mergozzese, desiderosa di rendere l’estremo tributo di riconoscenza e di affetto “al suo benefattore”.
Palazzo “Tamini”, dopo diverse vicende ed utilizzi, è divenuto dal 2004 la sede del rinnovato Civico Museo Archeologico di Mergozzo, tornando ad assumere pienamente quella funzione pubblica e culturale, che fu voluta dal donatore alla fine dell’Ottocento.

Informazioni: museomergozzo@tiscali.it 0323 845379

mercoledì 8 luglio 2009

L'emigrazione piemontese nel mondo


Sabato 11 luglio nel Comune di Castell’Alfero (AT) alle ore 17.45 presso il Salone Verde del Castello di Castell’Alfero si svolgerà la presentazione del volume "L'emigrazione piemontese nel mondo. Una storia millenaria" di Giancarlo Libert edito da Aqu4ttro Edizioni e promosso dalla Regione Piemonte, Assessorato al Welfare, Immigrazione ed Emigrazione il libro, arricchito da molte fotografie, analizza il fenomeno dell’emigrazione dal Piemonte verso ogni continente, proponendo nel dettaglio le schede relative a vari personaggi che hanno dato lustro alla nostra regione in territori lontani.

Fra questi compaiono due castellalferesi: ALAN SILVESTRI, noto musicista specializzato nelle colonne sonore ed EUGENIA PALLERA SARDI, fondatrice a New York di un Ristorante famoso in tutto il mondo.
Nell’occasione saranno inaugurate nel castello le Mostre Piemontesi nella Pampa di G. Libert e Castell’Alfero Terra d’emigranti.

martedì 7 luglio 2009

Alfa il Germanico, parte 2
















Ho fatto riferimento ieri alle vicende di un altro italiano all’estero, un uomo che ho avuto il piacere di conoscere alcuni anni fa, quando ancora era in vita.


Voglio raccontarne qui le avventure. Una parte, perché ha avuto una vita decisamente movimentata.

Pino, questo il suo nome, era stato chiamato, come tanti della sua generazione, a servire nell’esercito durante la guerra. Dopo l’armistizio anch’egli si ritrovò in un campo di prigionia tedesco, assieme a tanti altri soldati italiani rastrellati dagli ex alleati. L’accusa di tradimento pesava su tutti loro, non avendo il regime nazista accettato quello che ai loro occhi era stato un voltafaccia dell’Italia. Così, per quelli che, come Pino, avevano rifiutato di arruolarsi sotto le insegne della Repubblica Sociale, la vita nei campi era dura. Bastava la minima mancanza per essere puniti e le guardie si abbandonavano sovente ad atti di violenza gratuita.
Un giorno Pino era stato messo a scaricare un vagone di carbone. Mentre era intento a gettarlo dall’alto con la pala, una guardia si avvicinò e, in maniera imprevedibile, allungò la mano. Voleva forse indicare qualcosa a qualcuno o sottolineare un ordine. Fatto sta che la pala e la mano si scontrarono, con danno per la seconda, naturalmente.
Il soldato, ferito e furibondo, portò immediatamente l’altra mano alla cinghia del fucile. Pino impallidì, comprendendo dall’espressione dell’uomo e dal gesto, che presto quel fucile sarebbe stato puntato contro di lui. Con quali intenzioni e con quali conseguenze non poteva saperlo, ma aveva ragione di temere le peggiori conseguenze. Non parlava tedesco, non c’erano testimoni e aveva di fronte a sé un soldato armato e furibondo.
L’istinto di conservazione e la disperazione gli suggerirono l’unico comportamento possibile. Alzò la pala e cominciò a brandirla minacciosamente contro il soldato, che sorpreso dall’inaspettata reazione, si fermò. Iniziò allora un muto dialogo, fatto di sguardi feroci ed espressioni del viso, che potremmo così trascrivere.
Tedesco: “Cosa vuoi fare con quella pala?”
Pino: “Lascia stare il fucile!”
T.: “Metti giù la pala o sparo!”
P.: “Se abbasso la pala tu mi spari, perciò lascia tu il fucile.”
T: “Guarda che ti sparo! Abbassa quella pala!”
P: “Prova a sparare e ti spacco la testa come un cocomero!”
T.: “Insomma, vuoi mettere giù quella pala?”
P.: “Togli tu la mano dall’arma!”
T.: “Abbassa quella pala, subito!”
P.: “Neanche per idea!”
La stasi durò a lungo, finché fu raggiunta una sorta di tregua. Il tedesco tolse la mano dall’arma e fece cenno all’italiano di seguirlo verso il campo. L’altro scese dal carro e prese a camminargli un passo dietro, sempre stringendo la pala.
Rientrato nella sua baracca, Pino fece appena in tempo a tirare il fiato che fu chiamato dall’ufficiale italiano che aveva la responsabilità degli altri internati.
“Cosa hai combinato?” gli chiese allarmato. “Il Comandante del campo dice che hai aggredito un soldato tedesco!”
“Signore” rispose Pino “vi chiedo solo di accompagnarmi, perché io non parlo tedesco, e di farmi da interprete. Spiegherò ogni cosa al Comandante.”
Così fu fatto e Pino si trovò davanti al Comandante, che lo investì di urla, minacciandolo di una punizione esemplare. Quando finalmente gli fu data la parola, cominciò a raccontare dell’incidente, avvenuto senza sua colpa; della reazione del soldato tedesco, che gli era parso chiaramente mosso da volontà omicida; e della sua difesa, condotta nell’unico modo possibile in quei frangenti, senza peraltro arrecare danni al tedesco che, se avesse voluto, avrebbe potuto facilmente uccidere.”
Pino era alto e robusto con mani grandi come pale, che sottolinearono quelle ultime parole con gesti eloquenti. Il Comandante lo lasciò andare, dicendo che avrebbe ascoltato anche il soldato, prima di decidere.
La mattina dopo il soldato saliva su di un camion, trasferito ad altro reparto e Pino non subì alcuna conseguenza per il suo gesto.

Alcuni anni dopo la fine della guerra, Pino andò in Belgio, a lavorare come minatore. Un giorno, uno dei sorveglianti tedeschi (molti erano impiegati come capi reparto nelle miniere) lo apostrofò in malo modo, urlandogli contro in tedesco l’insulto “italiano di merda”. Pino non sapeva molte parole di tedesco, ma quell’insulto lo conosceva bene, avendolo sentito mille volte nel campo di prigionia.
Stavolta però non aveva di fronte un soldato armato di fucile, così dovette intervenire una mezza dozzina di minatori per togliergli a fatica dalle mani il tedesco. Anche in questo caso fu convocato dalla direzione a spiegare il suo operato e ancora una volta gli venne data ragione.
La misura tuttavia era colma e Pino preferì tornarsene in Italia, questa volta per sempre.

lunedì 6 luglio 2009

Alfa il Germanico, parte 1

Qualche giorno fa avevo ipotizzato un Alfa americano. Ve l’immaginate invece un Alfa tedesco, accanito divoratore di crauti, che descrive i misteri della Foresta Nera? Io francamente no, ma anche in questo caso l’ipotesi avrebbe potuto diventare realtà se il destino non avesse deciso altrimenti.
Dovete sapere infatti che anche Epsilon, il padre di Alfa, ad un certo punto della sua vita seguì la strada del padre. A differenza di nonno Gamma, però, Epsilon non andò in America, ma scelse come meta la Germania. Contribuì alla scelta il fratello Lambda che pure ci si era recato e che conosceva un po’ di tedesco per essere stato internato in un campo di lavoro tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale.
Anche per gli emigrati italiani in Germania le cose non erano semplici. A parte il lavoro duro (Epsilon aveva trovato impiego in una fornace di mattoni), l’atteggiamento dei Tedeschi verso gli Italiani era a dir poco ostile. La guerra era finita da poco e verso i nostri connazionali pesava ancora il rancore per i due “tradimenti” che i Tedeschi ritenevano di aver subito da parte dell’Italia. Nel 1915 con il repentino passaggio di campo, che portò l’Italia ad essere, da alleata degli imperi centrali germanico ed Austriaco, a loro avversaria a fianco dell’intesa anglo francese. Nel 1943, per le note vicende legate all’armistizio con gli Anglo-americani e il successivo schieramento al loro fianco contro l’ex alleato tedesco.
Al di là dei torti e delle ragioni in queste vicende gli Italiani erano considerati infidi, scansafatiche, sporchi, ladri, ecc.
Così le provocazioni erano continue, soprattutto alla sera, quando la birra cominciava a lubrificare le germaniche lingue. Una volta Epsilon, sentendosi dire qualcosa come “foi Italiani non falere nulla” mise a tacere l’interlocutore rispondendogli: “Ma piantala, che se non era per l’italiano Colombo, mangereste la terra invece delle patate!” In quel caso la discussione finì lì, diversamente da quello che accadde ad un altro italiano emigrante di cui vi parlerò domani.

Ancora una nota, prima di chiudere. Epsilon lavorò tre mesi nella fornace, poi scadde il visto e dovette rientrare. Non aveva superato infatti i controlli sanitari e la sua salute non gli consentiva di lavorare in una fornace. Per quei tre mesi di lavoro, però, furono versati i contributi e venne erogata persino una regolare pensione tedesca. Pochi marchi, certamente, liquidati una tantum fino all’ultimo centesimo.
Perché gli italiani all’estero trovavano leggi di solito severe, ma generalmente eque.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.