sabato 31 maggio 2008

I due muratori

Era solo, su uno scoglio circondato dalle acque. Tutto attorno, gli indigeni spiavano i suoi movimenti con occhi ostili.
Non aveva armi, a parte il bastone che comunque non avrebbe mai usato per difendersi.
Aveva la Legge dalla sua, certo, ma chi, in quell’impero decadente, si sarebbe curato di farla rispettare?
L’unico aiuto certo era suo fratello, che però si trovava ad alcune miglia di distanza, oltre le colline, nell’ultimo borgo in cui la legge trovasse ancora qualche servitore.

Eppure non aveva paura. Sapeva di poter fare affidamento su una Forza a cui nessuno avrebbe potuto opporsi. Un potere celato agli occhi degli uomini, che gli avrebbe consentito di mutare gli animi di quanti ancora opponevano resistenza.
Dopo aver disperso con un cenno le ultime forme del male che lo circondava individuò il luogo in cui avrebbe costruito l’edificio che aveva giurato di erigere. Purtroppo non aveva strumenti con sé, nemmeno una cazzuola. Li aveva lasciati tutti al fratello, che a sua volta li stava usando. Neanche questo lo preoccupava. Diede una gran voce al fratello, chiedendogli la vanga.

Dopo nemmeno un minuto l’oggetto piovve dal cielo, concludendo la lunga parabola nella sua destra. Con esso cominciò a scavare finché, trovando delle pietre, lo scagliò in aria, chiedendo il piccone. Dopo poco anche quello arrivò. Così, scambiando ogni volta gli attrezzi, iniziò a costruire.
Gli indigeni, meravigliati da quel prodigio, misero in acqua le barche e si presentarono a lui in massa per essere battezzati e poi per aiutarlo nell’opera.
In questo modo, si dice, Giulio e suo fratello Giuliano edificarono le chiese di Gozzano e dell’isola.

Alfa Diario. Altri universi narrativi.



Per festeggiare il cinquantesimo post ho deciso di strafare: questo è il terzo post di oggi. Inoltre, alle volte, si ricevono degli inviti a cui non si può dire di no…

Sabatino mi ha invitato a visitare i suoi blog, interamente dedicati ai Characters Marvel e DC Comics.


Il motto di Sabatino è “non importa quanto si diventa alti... L'importante è rimanere sempre un pò piccoli dentro...

Lo condivido e accolgo volentieri il suo invito, dal momento che i due blog mi hanno spalancato le porte di due incredibili universi narrativi (vedi quanto già detto a proposito di Martin Mystere).

Perché è interessante visitare questi blog? Chiediamolo direttamente a Sabatino…

«L’Universo Marvel (ma discorso simile può essere fatto per l’universo DC n.d.r.) è, molto probabilmente, il più grande universo narrativo mai stato creato. Racchiude al suo interno centinaia, forse migliaia di personaggi fittizi che vivono le proprie avventure parallelamente, in stretta connessione tra loro, in maniera tale che – ad esempio - gli eventi che avvengono in una determinata testata a fumetti, si ripercuotono come naturale conseguenza su tutte le altre facenti parte, per l’appunto, della stessa linea Spazio-temporale.

Dal 1961, anno in cui vede la luce la Marvel Comics così come oggi la conosciamo, sono state scritte e pubblicate centinaia di migliaia di storie a fumetti con protagonisti i Supereroi e i loro rispettivi comprimari, un nutrito Pantheon di personaggi buoni e cattivi che col passare delle decadi sono cresciuti, si sono sposati e divorziati, hanno avuto figli e subito cambiamenti epocali, evolvendosi di pari passo con i gusti e la cultura del pubblico contemporaneo.

Il tutto per dare un’idea, anche a chi non ha eccessiva dimestichezza coi Comics statunitensi, della straordinaria complessità e vastità di questo universo fantastico, e, in secondo tempo, per fare – mi auguro - cosa gradita a tutti gli appassionati (e ce ne sono tanti) di character designer in Italia.»

Pillole di Mistero a Puntoradio



Questa sera andrà in onda una nuova Pillola di Mistero su Puntoradio.
Siamo in Onda, il talk show del sabato sera (dalle 21 alle 24), avrà come tema della serata i poteri straordinari ovvero i super poteri.

La Pillola di Mistero di stasera parlerà quindi di un personaggio dai poteri veramente leggendari. Chi lo desiderasse potrà leggere la Pillola di Mistero sul blog di Siamo in Onda e su Il Lago dei Misteri questa sera dalle 22.45.

Ricordo che chi dispone di linea ADSL può ascoltare Puntoradio anche dal web.
Chi andrà a ballare a mezzanotte potrà seguire la trasmissione dall’autoradio. Per l’area del Cusio e del Borgomanerese la frequenza è 96.300.

Storie e leggende tra due laghi


Quaranta giovani per trentatré racconti.

Storie e leggende tra due laghi” è il risultato del lavoro svolto da giovani scrittori e disegnatori che, con una lunga ricerca, hanno raccolto le più famose leggende ambientate tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta.

Riunitisi nella “Corporazione dei Bardi e Amici delle Leggende”, gli autori hanno riscritto le leggende e i racconti popolari, illustrandoli, con disegni originali. Il lavoro è stato dapprima presentato in una mostra allestita nel 2002 ed è in seguito confluito in una pubblicazione. Lo scopo è mantenere vive le leggende tradizionali contro la marea montante delle storie globalizzate costruite dalla televisione.

Il libro è edito da Macchione, un editore che propone altri titoli dedicati al mistero e alle leggende, come: “Fantasmi nostri”, “Guida ai misteri del Lago Maggiore”, “Lombardia misteriosa”, “Leggende del Varesotto”.


AA.VV., Storie e leggende tra i due laghi. Racconti dei laghi Maggiore e d'Orta
Editore: Macchione Editore
Pubblicazione: 01/2003
Numero di pagine: 160
Prezzo: € 20,00
ISBN: 88-8340-168-9

venerdì 30 maggio 2008

Il Lago dei Misteri

Il mio nome è Alfa.


Mi hanno sempre affascinato le storie del passato. E amo da sempre questo luogo meraviglioso che è il Lago d’Orta, o Cusio come pure è chiamato.


Ho passato anni a leggere, ascoltare racconti, parlare con gli anziani. Ad un certo punto mi sono accorto che avevo tra le mani molte storie, che aspettavano solo di essere raccontate. Alcune semplicemente curiose, altre decisamente inquietanti.


Quella che, un po’ per caso, ho cominciato a scrivere è una storia strana, una storia mai raccontata veramente; sebbene talora affiori nei racconti dei romanzieri o nelle chiacchiere dei bar lungo il lago. Mai apertamente però, perché nessuno in fondo conosce davvero la verità.


E' una storia di nebbie invernali che ti fanno perdere l'orientamento sull'acqua e intravedere luoghi che non avresti voluto vedere; di cadaveri decapitati e teste scomparse; di incontri proibiti in ville apparentemente rispettabili; di feroci assassini e di tesori scomparsi.


Una storia di tempeste improvvise e di gorghi che reclamano il loro feroce tributo di vite umane; di oscuri rituali nel folto del bosco e al limitare delle paludi; di massi da cui si sussurra che gli uomini facciano bene a stare lontani nelle notti di luna.


Una storia parallela, i cui protagonisti sono streghe, spettri, draghi e folletti che, come incubi, turbano il sonno delle giovani donne; in cui i bambini vengono ghermiti da mostruose creature che si nascondono sotto il pelo dell'acqua o rapiti nelle loro culle da esseri semiumani che dimorano nell'oscurità delle caverne.


Una storia feroce di banditi e avventurieri; di gelosi mariti e donne violate.


Una storia di ferro e paura, di tenebra e di sangue.


Quella che racconto, come raccogliendo le enigmatiche reliquie di un antico drago, è una storia di misteri in una terra incantata.


Se vi interessa sapere di più su di me potete leggere il mio pensiero sui misteri o il quadro d'insieme di ciò che si muove attorno e dentro il lago dei misteri a quattro anni dalla sua nascita (trattandosi di un lago non aspettatevi qualcosa di immobile, ma un insieme mutevole e sempre cangiante).

giovedì 29 maggio 2008

Il bambino sulla strada

Essendo Pontefice Pio IX, un uomo se ne andava verso il paese tornando dai campi. Era di corporatura robusta e procedeva a dorso di mulo, lasciandosi cullare lentamente da quel movimento ritmico, finché lo vide.
Dapprima pensò fossero degli stracci poi, guardando bene, vide che si trattava di un bambino, avvolto dentro alcuni panni e appoggiato sul ciglio della strada.
Smontato dal mulo, lo prese in braccio, guardandosi attorno per vedere se ci fosse qualche donna nei dintorni. Non vedendo nessuno decise di portarlo a casa, finché non avesse potuto scoprire di chi fosse.
Sempre tenendolo in braccio risalì sul mulo e riprese il cammino. Il mulo arrancava sulla strada sassosa che si inerpicava sulla collina e pure all’uomo parve che la sua fatica aumentasse ad ogni passo. Finché, sentendosi sempre più stanco esclamo:
«Ma quanto pesa questo bambino!»
«Sarai leggero tu!» esclamò una voce maschile.
L’uomo trasalì e guardò il bambino. Vide che il volto si andava rapidamente invecchiando e una lunga barba nera gli stava crescendo sul mento. Spaventato lo lasciò cadere e spronò il mulo alla corsa, rallentando il passo solo quando fu al sicuro oltre le porte del paese.

mercoledì 28 maggio 2008

Rimedi sicuri per riavere un bambino

Quante volte mamme le esasperate hanno gridato: «Se non la smetti ti do via e ne prendo un altro!»
Immaginate ora di essere l’altra madre, quella vittima dello scambio…

Un fatto del genere è accaduto molto tempo fa a Casale Corte Cerro. Non mi riferisco, però a uno dei disgraziati casi descritti dalla cronaca nera.
Quel giorno, quando la madre ritornò alla culla quasi svenne vedendo al posto del suo bel bambino un piccolo mostro peloso dalla pelle scura e dura come il cuoio che la fissava con due grandi occhi da selvatico.
Non sapendo cosa fare e sospettando un incantesimo, prese il bambino e corse diritta dal prete. I preti si sa, fanno la “fisica”, la magia dotta. E possono quindi contrastare gli altri incantesimi.
Infatti, quando il prete vide la creatura comprese immediatamente cosa fosse accaduto.
«Ma questo è uno stregoncino! Deve essere il figlio della Cusc...»
Sopra Casale c’era una grotta, presso il luogo ove sorge ora il Getzemani, dove viveva una strana donna. Il suo corpo era peloso e il suo volto aveva poco di umano. Tutti pensavano che fosse una strega e dicevano fosse immortale, perché viveva in quel luogo da tempo immemorabile. Il suo nome era appunto Cusc.
«La Cusc deve aver partorito un piccolo stregoncino» spiegò il prete «ma vedendolo così brutto e peloso ha provato invidia per i bambini teneri e paffuti delle donne. Probabilmente viene a spiarvi mentre andate al riale a lavare i panni. Così, senza essere vista, si è avvicinata alla culla e, rapida come un gatto, ha preso il bambino sostituendolo con il proprio stregoncino.»
«Come posso fare a riavere il mio bambino?» domandò disperata la donna. «Io proprio non riesco a dare il seno a questa bestia e se penso al mio piccolo tra le mani di quella strega…»
«C’è solo una cosa da fare» l’ammonì il prete. «Torna a casa e non dargli nulla da mangiare. Lascia che pianga, finché la Cusc lo senta.»
La donna tornò a casa e fece come il prete le aveva detto. Quando il piccolo incominciò a strillare per la fame, la donna si tappò le orecchie per non sentirlo gridare. Forte, sempre più forte…
Finché la porta si spalancò e la Cusc entrò nella casa. Diede un fagotto con il bambino alla madre e corse alla culla afferrando lo stregoncino. Poi, stringendolo al petto, si dileguò rapidissima su per la montagna.

martedì 27 maggio 2008

I cunicoli

Ne parlano in tanti. Ti assicurano di averne sentito parlare da persone più che fidate. Ti indicano da dove partirebbero e dove arriverebbero. A sentir loro ce ne sarebbero ovunque. Eppure non li hanno mai visti.

Decisamente quello dei cunicoli è un mistero difficile da spiegare. Non posso che chiedere a lui…

«I cunicoli!»
La risata del Maestro rimbomba nello studio invaso di fumo, facendomi quasi pentire di avergli fatto quella domanda. Alla fine mi punta contro il terribile sigaro.
«Questa storia dei cunicoli è un’assurdità» sbuffa una nuvoletta. «Se fosse vera ogni castello avrebbe decine di passaggi segreti da cui si potrebbe arrivare, sempre passando sottoterra, fino ad altri castelli. Bada bene: anche se si trovano dall’altra parte della valle o addirittura del lago! Sarebbero opere di ingegneria straordinaria, questi cunicoli.
A cosa sarebbero serviti poi? Per andare dalla Torre di Buccione al Castello sul Monte Mesma, ad esempio? Ma dove avrebbero messo la terra di una simile opera, secondo loro? Mi dicano! Che poi i due castelli appartenevano pure a potenze nemiche: Buccione al Vescovo, il Mesma al Comune di Novara. E in quel tempo tra i due, altro che carità cristiana: volavano scomuniche, sganassoni, spadate e molte frecce!»
«Quindi è tutto inventato?» azzardo.
«Tutto magari no. Ogni castello poteva avere delle cantine e dei piccoli passaggi per uscire di nascosto. Ma raramente superavano il centinaio di metri. Non dimentichiamoci cosa comportava scavare dei tunnel all’epoca, in terreni per lo più sabbiosi, oltretutto. Lo facevano se era indispensabile, non certo per il divertimento di far buchi.
Spesso i cunicoli erano realizzati durante gli assedi. Gli assedianti scavavano per arrivare sotto le mura e minarle; gli assediati per fare ai nemici una bella sorpresa. Una guerra di talpe, insomma. I francesi, ad esempio, ne stavano scavando uno a Torino, quando Pietro Micca fece saltare tutto. Ma questa è un’altra storia...
Eppure questa dei cunicoli è una delle tradizioni più radicate. Ogni volta che parlo di castelli c’è qualcuno che vuole spiegarmi che da lì si arriva in quel posto piuttosto che in quell’altro!»

Una rete fittissima nel sottosuolo...
Non oso dire al Maestro di quanto sussurrano taluni: che molti cunicoli si collegherebbero ad una rete di passaggi molto più antica, scavata prima che la nostra specie apparisse sul pianeta. Gallerie che porterebbero in luoghi segreti, difesi da parole d’ordine stabilite all’alba del mondo, in lingue non umane. Luoghi nel ventre della terra in cui sarebbero custoditi tesori inimmaginabili e oggetti capaci di donare al possessore virtù, forza, ricchezza.
Occorre solo trovare il coraggio di infilarsi, nelle viscere della terra, per cercarli…

«È pericoloso inseguire certi sogni!»
Come se mi avesse letto nella mente il Maestro mi ammonisce con voce severa.
«Di tanto in tanto, qualche imprudente, inseguendo questo sogno, finisce in trappola. I cunicoli si rivelano per quello che sono: buchi pericolanti nel terreno, dove basta muovere una pietra per provocare un crollo e una tragedia. È accaduto non lontano da qui, purtroppo, ad un ragazzo che voleva esplorare i sotterranei di un castello in rovina. Decidemmo allora di sigillare tutti i passaggi, per evitare altri incidenti simili.»

lunedì 26 maggio 2008

La signora delle vipere




Universi paralleli. Con questo termine si indica la teoria secondo la quale accanto al nostro mondo potrebbero esisterne infiniti altri, alcuni dei quali molto simili, tranne che per alcuni dettagli. L’espediente è stato ampiamente sfruttato dalla narrativa fantastica per descrivere mondi basati su scenari realistici eppure irreali. Immaginate un mondo alternativo in cui l’umanità sia stata decimata da un’epidemia, ovvero in cui Hitler abbia vinto la sua battaglia…

Alcuni universi paralleli esistono realmente. Sono gli universi narrativi della narrativa, del cinema, del fumetto. Descrivono mondi che “potrebbero essere” ma che non sono.
O forse no. Forse esistono realmente e gli autori riescono, in qualche modo a vederli…

Un interessante esempio di universo narrativo è quello di Martin Mystére, il Detective dell’Impossibile, impegnato a risolvere i più intricati misteri, anzi “mysteri”. Il protagonista (per gli amici BVZM) vive a New York, ma si concede lunghi viaggi per un mondo molto simile al nostro, affollato però da presenze mysteriose: civiltà scomparse, alieni, presenze inquietanti.

Alcuni anni fa, Martin Mystére, accompagnato dal fido Java – un neandertaliano che ha scelto di seguirlo nelle sue avventure – ha compiuto un lungo viaggio in Italia (aiutato in questo dal fatto che, essendo il BVZM un personaggio a fumetti, il suo autore è l’italianissimo Alfredo Castelli).
La saga dei “Mysteri Italiani” si chiude proprio sul lago d’Orta con due albi (pubblicati come tutta la serie da Sergio Bonelli Editore) di 96 pagine: La Signora delle Vipere (MM 162, settembre 1995) e La cripta e l'incubo (MM 163, ottobre 1995).

In questa avventura (sceneggiata da Enrico Lotti e Andrea Pasini e disegnata da Lucia Arduini), Martin Mystére deve affrontare una temibile creatura aliena, la Signora delle Vipere, imprigionata dentro una vasca di acqua benedetta nientemeno che da San Giulio.

domenica 25 maggio 2008

La lettura del mese passato: Rat Man


Un uomo aveva due figli: Tatanaele ed Isappo.
Un giorno Tatanaele disse al padre: «Non voglio più abitare nella tua casa, lavorare nei tuoi campi e mangiare capra azzima tutte le sere. Dammi quindi la parte del patrimonio che mi spetta, così che possa andarmene e sperperarla con le prostitute.»
Il padre era vecchio ma robusto. Così si alzò da tavola e Tatanaele ne prese così tante, ma così tante, che fu sera e fu mattina. Poi il padre si rivolse al secondo figlio: «E tu, Isappo? Anche tu vuoi chiedere qualcosa a tuo padre?»
Allora Isappo guardò Tatanaele. Poi guardò il padre. Poi ancora Tatanaele e disse: «Posso avere dell'altra capra azzima?»
Ecco, io vi dico: «Chiedete e vi sarà dato... e a ciascuno secondo la legge del padre.»
Da Leo Ortolani, Venduto, Rat Man Collection n. 65.

Leonardo “Leo” Ortolani è, a mio avviso, un genio assoluto. Un genio del fumetto umoristico, ve lo concedo, ma in questo genere è riuscito a diventare, in pochi anni, un vero fenomeno di culto.
Leo Ortolani ha uno stile inconfondibile, con i suoi personaggi dalla faccia di scimmia, che è il suo marchio di fabbrica. Il tratto in bianco e nero in alcune vignette è così essenziale da ricordare i Peanuts di Schultz, mentre in altre (ciò è particolarmente evidente nelle copertine) si arricchisce per richiamare volutamente quello dei super eroi americani. Per questo Ortolani è stato definito “il più grande autore Marvel vivente”.

Del resto Rat-Man, il protagonista, è davvero un supereroe.
Un supereroe, occorre dire, molto sui generis. Rat Man indossa un costume da topo e la lista dei suoi superpoteri è … bianca. Egli infatti non ha alcun superpotere. Non vola, non è invulnerabile, non è forte come mille uomini…
Le straordinarie imprese da lui compiute sono comunque degne di essere ricordate: ha diviso i Fantastici Quattro per un numero pari a se stesso; ha ritrovato l’Urlo di Munch grazie al suo udito; ha cancellato il razzismo, la guerra, la fame e la malattia dai vocabolari… costringendo la gente a comprarne di nuovi.
Soprattutto Rat-Man ha una caratteristica che lo rende unico: è completamente idiota. Occorre ripetergli le cose almeno due volte perché le capisca e ancora non è detto che ci riesca. Tra due possibili scelte opterà inevitabilmente per quella dall’esito più catastrofico. Possiede ogni più imbarazzante difetto fisico e fisiologico. È così noioso che quando parla la sua immagine riflessa nello specchio si annoia ad ascoltarlo…
Attorno all’Eroe si muovono comprimari altrettanto folli: un maggiordomo fedele come un cane; un poliziotto di colore, pluricornificato dalla moglie e idiota almeno quanto l’Eroe; un orsacchiotto di peluche; un/a transessuale platinato/a innamorato/a, non ricambiato/a, dell’eroe…

Rat-Man è il personaggio più politicamente scorretto che si possa immaginare. In uno stesso numero il protagonista riesce
- a rifiutare l’offerta in chiesa dicendosi “già a posto”;
- ad essere stupidamente e insensibilmente classista col maggiordomo;
- a litigare con un disabile;
- a firmare, perché “la faccia gli ispira fiducia”, un contratto con un produttore televisivo incompetente, disonesto, palesemente pedofilo.

Nella sua totale imbecillità (gli si perdona facilmente perché è evidente che non sa ciò che sta facendo) Rat Man un super potere alla fine lo possiede: riesce a farci ridere. Di noi stessi, delle nostre piccole meschinità quotidiane (comprese quelle più inconfessabili), della nostra arroganza verso i perdenti, i diversi e tutti quanti, per qualsiasi motivo, consideriamo inferiori…
E riesce, con poche battute, a fustigare le contraddizioni e le ipocrisie della nostra società: il cinismo della televisione che specula sul dolore dei famigliari delle vittime; la spasmodica ricerca di una briciola di notorietà; la svendita di ogni valore.

Da segnalare il particolare umorismo di Ortolani. Le battute vivono anche fuori dalla gabbia delle strisce a fumetti (“Vendo il rispetto per me stesso. Telefonare ore pasti, chiedendo dell’imbecille”), ma è nella successione delle vignette (di dimensioni sempre variabili) che l’autore raggiunge i vertici della sua comicità. Una singola sequenza comica può durare per alcune pagine, con varie scansioni interne, in un crescendo grottesco che si conclude nei modi più imprevedibili. Talora, una sequenza, che apparentemente pareva conclusa, viene improvvisamente riaperta: tre - quattro vignette a pagina 49, incomprensibili se prese da sole, diventano irresistibili se lette come seguito della sequenza che si credeva chiusa a pagina 27.

Ortolani non è solo autore di Rat Man. Tra le numerose storie da lui scritte e disegnate da segnalare le parodie di celebri opere cinematografiche:
Il Signore dei Ratti (Il Signore degli Anelli);
Star Rats (Guerre Stellari);
299+1 (300);
Venerdì 12 (La serie Venerdì 13).
E già si annuncia la prossima uscita di “John Ratto”, liberamente ispirata alle vicende di un famoso reduce...

Cosa c’entra questo post con Il Lago dei Misteri? Nulla.
Semplicemente ho deciso di dedicare ai lettori un breve brano tratto da letture interessanti. Il brano rimane visibile per circa un mese nella colonna di destra, per poi essere sostituita da un altro. Al termine del suo ciclo vitale, la lettura (in questo blog si fa come per il maiale, non si butta nulla) viene ripescata come post e commentata.

Anche se…

Anche se un piccolo mistero c’è anche in Rat Man. Leo Ortolani ha da tempo annunciato che Rat Man arriverà solo fino al numero 100. E poi? Cosa accadrà, raggiunto quel fatidico numero?
Migliaia di lettori sono in ansia, ma l’Autore li rassicura: non devono preoccuparsi della cosa.
Il mondo finirà prima.

sabato 24 maggio 2008

La Veggente di Medjugorje

Stavolta è il Mistero a far visita al Lago dei Misteri.

Oggi e domani Mirjana Dragicevic-Soldo, una dei sei veggenti di Medjugorje
sarà presente in varie località del Lago d’Orta, raccontando la sua straordinaria esperienza ai fedeli.
Tra le varie iniziative previste, domenica è stata organizzata anche una via Crucis da Pogno al Santuario della Madonna del Sasso.

Il Cusio è terra di antiche tradizioni di fede, se si pensa che le prime notizie coincidono con la Leggenda della Vita di San Giulio. Numerosi sono gli eventi miracolosi riportati dalla tradizione, inclusa un’apparizione mariana a Vacciago, presso la Bocciola nel 1543.

Né si può dimenticare che il Monastero Benedettino Mater Ecclesia, sull’Isola di San Giulio, ospita una fiorente comunità monastica, fondata e retta dalla badessa Anna Maria Canopi, una delle personalità religiose più importanti oggi in Italia.

Alfa Diario: il Punto nella Notte.

Dopo un viaggio di chilometri, la sagoma colorata dell’edificio mi si disvela nel buio della notte indicando la meta. È stato Fabio di Orta, una delle loro Vedette sul lago, a creare il contatto e ora mi accingo a varcare il cancello di quel luogo, assieme alla mia affascinante compagna di viaggio.

Come Pollicino nella fiaba, seguiamo i segni per terra: delle mollette colorate, in questo caso. In cima alle scale ci accoglie un’atmosfera calda e amichevole che ricorda quello delle osterie di una volta: si parla, si ride, si scherza, si fa musica, si stappano bottiglie, si tagliano pane, salame e formaggio. Qualcuno racconta storie, alcuni cantano e suonano, altri descrivono le loro esperienze. Si parla di letteratura e di musica, ma anche di impegno sociale.

Conosciamo molte persone simpatiche a partire da Fabio & Fulvio, che sono il perno attorno a cui ruota quella sorta di giostra. Abbiamo modo di parlare anche con la maga Rosa e con la conturbante Viola, mentre i magici ritmi brasiliani degli Obrigado inducono due giovani innamorati a far pace e riescono persino a far materializzare dal vivo una piccola delegazione brasiliana.

Tutti i presenti compiono una sorta di rito: a turno si pongono davanti ad un microfono e cominciano a parlare, cantare, suonare. Il suono si diffonde nell’etere e può essere ascoltato anche a distanze notevoli. Una magia, mi dicono, inventata da un certo Guglielmo Marconi nel settembre del 1895. Una magia a cui, come troppo spesso capita, ci siamo talmente abituati da considerarla un fatto scontato.

In quell’atmosfera mi lascio andare anch’io e svelo un segreto: il nome che si celava dietro la lettera “A” è “Alfa”. Infine, per ricambiare l’accoglienza, regalo loro una “Pillola di Mistero”, cui altre seguiranno.

Mentre facciamo ritorno verso casa, la voce dell’Equi Librista ci tiene compagnia raccontando la storia di Robinson Crusoe…

venerdì 23 maggio 2008

La Dama di Ghiaccio

La notizia dell'esistenza di una DAMA DI GHIACCIO è stata portata nel Cusio dai Walser, il misterioso popolo delle Alpi insediatosi nel Medioevo in cima alla Valle Strona, a Campello Monti.

Si dice viva sulla sommità dei monti più alti, dove le nevi sono eterne. È bellissima, ma di una bellezza letale per qualunque uomo. Il suo cuore è infatti duro come il ghiaccio e molti giovani uomini, che stregati dai suoi occhi l’hanno inseguita verso le vette, hanno trovato una morte orribile dentro i crepacci. I più fortunati sono stati trovati in primavera. Gli altri rimangono ancora là, intrappolati dai ghiacciai, le mani tese per afferrare quella visione.
Una sola volta, pare, la Dama di Ghiaccio avrebbe trovato l’amore negli occhi di un giovane cacciatore di camosci. In un breve istante avrebbe persino sperato in un destino diverso, con un marito e dei figli…
Il grido del ragazzo, mentre precipitava nel vuoto, pose fine a quel sogno.
E da allora, tutte le primavere, la Dama di Ghiaccio piange il giovane, e le sue lacrime divengono ruscelli, torrenti e fiumi.
Esiste una seconda versione di questa leggenda, che è diffusa in molte zone d’Europa. In questa la Dama di Ghiaccio non sarebbe sola.
Essa ha due compagni: un Nano e un Gigante. Il Nano attira i giovani signori, raccontando loro nelle taverne di montagna della bellezza straordinaria di quella donna. La Donna si mostra agli sventurati attirandoli nella trappola. Il Gigante li uccide con una clava mostruosa. Infine il malefico trio si spartisce il bottino.
C’è persino una terza versione, ancora più inquietante. In questa la Donna, che a molti uomini si concede, attira le vittime. Al posto del Gigante c’è un Dragone, domato grazie ad un anello d’oro, che uccide gli uomini e custodisce il tesoro. E il Nano è uno Stregone dal cuore nero come l’inferno…

Questa storia è la prima Pillola di Mistero raccontata a Siamo in Onda.

giovedì 22 maggio 2008

La bottega del Filosofo

Lo trovate sempre lì, nella sua “Bottega” dove si vendono, per lo più, informazioni.

Talora mi ricorda il Tenente Drogo, in vana attesa dei suoi Tartari. Ma quando questi compaiono all'orizzonte diventa un Davy Crockett. Le orde di turisti si incuneano, ad ondate, una dietro l’altra, dentro il suo piccolo ufficio informazioni, ma lui è lì, in piedi, ad attenderle, a rispondere colpo su colpo.
Una domanda, un depliant; due domande, una cartina. Poi le munizioni cominciano a scarseggiare (troppo impari è la lotta e troppo dimenticato è quell’avamposto), così si batte all’arma bianca: a domanda risposta; a richiesta fotocopia. Magari di qualche cartina miracolosamente scovata dai cassetti o disegnata apposta per lui da qualcuno dei suoi straordinari amici e conoscenti.
Finché le orde di turisti, sazie, si ritirano lasciandolo, provato ma mai vinto, a guardia della sua postazione.

Il Filosofo può contare su molti amici. Non li troverete quasi mai nella sua Bottega, ma se vi appostate, prima o poi potrete vederli entrare. Perché quel luogo pare attirare le più singolari varietà che la razza umana è in grado di esprimere.

Personaggi peculiari, originali, a loro modo geniali; o semplicemente strani. Ciascuno gli lascia qualcosa: un racconto, un disegno, un pettegolezzo, un mugugno...

Sotto l’etichetta "La Bottega del Filosofo" trovate i racconti e le storie che ruotano attorno a questo misterioso personaggio.

Ma non parlate di misteri al Filosofo!

Quando è al lavoro il suo compito è solo dare informazioni ai turisti. A questa consegna si attiene scrupolosamente. Quando chiude la sua bottega e va a prendersi un meritato aperitivo prima di cena, allora è il momento giusto per fare quattro chiacchiere con lui.

mercoledì 21 maggio 2008

Il Lago dei Misteri a Siamo in Onda



Segnalo che Il Lago dei Misteri sarà in onda, per una “Pillola di Mistero”, a Siamo in Onda, il talk show di Puntoradio.
Questa settimana, eccezionalmente, il programma sarà in onda venerdì 23 maggio dalle 21 alle 24.
Per l’area del Cusio e del Borgomanerese la frequenza è 96.300.
È comunque possibile ascoltare Puntoradio anche tramite internet .

martedì 20 maggio 2008

Leggende

Come nasce una leggenda?

Esiste una versione “originale”, “autentica” della leggenda?

È molto difficile dare risposte a queste domande.

In questo blog non si tenta nemmeno una ricostruzione “filologica” delle leggende. Sarebbe un’impresa impari per le modeste forze dello scrivano e, forse, sarebbe uno sforzo comunque vano.

Una leggenda è qualcosa di etereo, di cangiante, di mutevole. Passa di bocca in bocca senza che nessuno si preoccupi di accertarne, indicarne, riportarne la fonte. Le versioni cambiano, arricchendosi di nuovi dettagli e perdendone altri, a secondo della fantasia del narratore e dell’attenzione degli ascoltatori.
Quello che importa, del resto, è la storia, non le parole con cui è narrata. Ognuno se ne appropria, la fa sua e la trasmette agli altri, cercando di trasmettere con essa un’emozione: meraviglia, paura, commozione, passione, ilarità…

Sotto l’etichetta “leggende” trovate delle storie che qualcuno ha raccontato per la prima volta molto tempo fa. Prima che qualcun altro si prendesse la briga d’inventare il diritto d’autore. Perché a quei tempi, come ai tempi di Omero, il prezzo di una buona storia era, al massimo, un pezzo di carne e un bicchiere di buon vino.

lunedì 19 maggio 2008

I morti che camminano

Solo poche persone possono vederli e solo in alcuni giorni dell’anno.
Nessuno sa dove vadano e perché.
Del resto è noto: i morti non parlano. Nemmeno quando vanno in processione.

Procedono lenti in lunghe file. Talora sono interi eserciti, resti di legioni romane, orde barbariche o eserciti medievali, in marcia dietro una bandiera o un generale che hanno giurato di seguire fino agli inferi.

Talora sono anonime folle disarmate, che illuminano la strada con il fuoco che arde sulle mani. Punizione eterna per i loro peccati? Espiazione in attesa del giudizio? Difficile dirlo…
In tutta Europa gli avvistamenti di queste processioni di fantasmi sono innumerevoli. E non potevano mancare, naturalmente, nella Valle Strona, la valle più selvaggia del Cusio, dove le tradizioni fanno ancora parte del presente.

Si narra di una donna che, molti anni fa, rimase senza il fuoco. Era inverno e il camino spento pareva utile solo a convogliare nella casa il freddo della notte. Col marito in Germania a fare il peltraio e il bambino che piangeva nella culla, per la donna che abitava in quella casa isolata la notte si preannunciava più tetra del solito.
Così, quando dalla finestra vide le luci, uscì per chiedere a quelle persone se potessero darle un po’ di fuoco. Lo chiese alla prima, che camminava avvolta nel mantello nero, senza ottenere risposta. Lo chiese alla seconda, alla terza, alla quarta… senza ottenere nulla, fino all’ultima, che le diede una candela senza parlare.
La donna, felice, corse ad accendere il camino. Solo quando soffiò per spegnere la fiamma che aveva in mano, si accorse che non si trattava di una candela, ma di un dito. Inorridita lo lasciò cadere a terra, restando a fissarlo per molto tempo. Infine cedette alla stanchezza e andò a dormire.
Poco prima dell’alba fu svegliata da un bussare alla porta. Quando andò ad aprire trovò una figura ammantata che protendeva una mano scheletrica con sole quattro dita.
La donna corse in tutta fretta a raccogliere il dito e glielo diede. Poi rimase a guardare, incapace di muoversi, mentre quell’ombra si allontanava per accodarsi alle altre che scomparivano dietro la curva.

domenica 18 maggio 2008

La seconda isola

«Vi giuro che l’ho vista!» il volto di Caronte avvampa di rossore. «La seconda isola esiste!»

Leggo sul volto del Filosofo la mia stessa espressione. Ci mettiamo comodi e sorseggiamo le nostra bevanda. Un bianco lui, un analcolico io. Non ho idea di cosa ci sia nel bicchiere di Caronte e francamente non so se ho voglia di scoprirlo…

«Era la fine di ottobre. Ne sono certo, perché ero andato sull’isola per la messa di suffragio del Gino. Non che il Gino ci andasse molto in chiesa, ma questo non ha importanza, credo…
Bene, sono venuto via prima, da solo, con la Carolina, la mia barca, perché dovevo fare un servizio.
Dopo pochi metri si era alzata la nebbia e non si vedeva più nulla. Nulla vi dico. Riuscivo a malapena a vedere l’acqua sotto lo scafo e a volte neanche quella, perché ormai si faceva buio. Ho provato a chiamare, ma non si sentivano più nemmeno i rumori.
Ero assurdamente perso in un lago largo un chilometro e mezzo. Ho pensato che forse stavo andando a nord, verso Omegna, o a sud verso Gozzano…
Fu allora che vidi le luci. Tirai un sospiro di sollievo e mi diressi da quella parte. Le luci erano tremolanti e sembravano precedermi. Pensai fosse una processione di barche, così mi accodai, finché vidi molte luci davanti a me. Riconobbi la sagoma dell’isola o almeno così mi parve. Riuscivo a vedere molte persone con delle torce in mano.
Pensando che stessero cercando me stavo per dare loro la voce, quando la nebbia cominciò a diradarsi.
Non erano torce quelle che ardevano nella nebbia. Erano le dita delle loro mani a bruciare!
Osservai impietrito le orbite vuote e le bocche aperte in un urlo silenzioso finché non vidi il Gino, meglio conservato degli altri, che mi faceva cenno di andarmene, disegnando segni di fuoco con le mani.
Allora virai di colpo, mettendo al massimo il motore della Carolina, guardandomi indietro di continuo per vedere se mi stessero seguendo.
Infine, non so come, riuscii a raggiungere Orta.

sabato 17 maggio 2008

La spia del lago - 2. Scena 9 di 9. La confessione

Arona, primavera 1950

Il Tenente Albieri condivide i sospetti di Joseph R. Holahan. In quella storia c’è qualcosa che non torna. Così ha deciso di indagare. Inizia a fare domande, a raccogliere informazioni, mettendo insieme i tasselli.

Quella maledetta sera del dicembre 1944 nella villa, oltre al maggiore Holohan, al tenente Icardi e al sergente LoDolce, c’erano anche due partigiani: Giuseppe Manini e Gualtiero Tozzini, detto Pupo. Così, nel marzo del 1950 decide di interrogare i due italiani. “Pupo” in un primo tempo fornisce una versione, ma poi, incalzato dalle domande cade in contraddizione. Alla fine confessa. Manini, messo alle strette, conferma quasi tutti i dettagli.
Holohan non venne ucciso dai nazifascisti. La decisione di sopprimere il maggiore fu di Icardi, che da tempo era in lite con il suo superiore, perché non ne condivideva né l’atteggiamento prudente, né la decisione di limitare i lanci di armi alle sole formazioni cattoliche, escludendo i comunisti. Icardi aveva detto più volte a LoDolce che così non andava. Che occorreva mandare il Maggiore “in Svizzera senza scarpe” un’espressione partigiana per dire che Holohan andava tolto di mezzo.
Così avevano deciso, trascinando dalla loro anche i due italiani. Manini aveva messo del cianuro di potassio nel minestrone del Maggiore. Questi però ne aveva mangiato solo qualche cucchiaio, poi si era sentito male ed era andato in camera, vomitando tutto.
Così Icardi e LoDolce avevano tirato una monetina e aveva perso il sergente. Il Maggiore aveva avuto appena il tempo di chiedere «Cosa succede?» prima che due colpi di Beretta calibro 9 lo colpissero alla testa. LoDolce era un tiratore scelto.
Dopo aver avvolto la testa negli asciugamani per fermare il sangue avevano infilato il corpo nel sacco a pelo e lo avevano portato sulla riva. L’avevano riempito di pietre, caricato sulla barca di Manini e gettato in acqua a cento metri circa dalla riva, dove il lago è molto profondo.

A quel punto Albieri avvisa i suoi superiori, che comunicano la notizia alle autorità americane. Con l’aiuto degli americani vengono organizzate le operazioni di recupero, che si concludono nel giugno del 1950, col ritrovamento del corpo del Maggiore, conservato dalle fredde acque del lago. Viene trovato il cianuro nell’intestino e le pallottole estratte dal cranio vengono confrontate con una Beretta calibro 9 recuperata presso l’uomo a cui Tozzini l’aveva venduta. Le pallottole vengono da quell’arma.
Ora, oltre alla confessione, ci sono il cadavere, l’arma del delitto e persino il movente. Il maggiore Holohan aveva infatti con se una ingente quantità di denaro, che doveva servire a finanziare le formazioni partigiane.

Ci sono tutti gli elementi per istruire il processo e arrivare ad una sentenza; ma non per dipanare i molti misteri, ancora irrisolti, del caso Holohan…

venerdì 16 maggio 2008

La spia del lago - 2. Scena 8 di 9. Il Carabiniere

Arona, Gennaio 1949

C’è un uomo, con una lettera in mano. E' giovane, ma non è un uomo normale.
E' un tenente, si chiama Elio Albieri, e comanda la stazione dei Carabinieridi Arona.

Albieri legge e rilegge il foglio, perché c’è qualcosa, in quella storia, che non gli torna. La lettera viene dall’America ed è firmata da Joseph R. Holahan. È un operatore di borsa di Wall Street che cerca notizie di suo fratello, William V. Holohan. I due hanno cognomi differenti a causa di un banale refuso verificatosi ai tempi della scuola. Non è questo, però, che colpisce Albieri.

William Holohan era un Maggiore dell’OSS scomparso sul Lago d’Orta cinque anni prima. Ufficialmente è stato dato per morto in azione, ma il suo corpo non è mai stato ritrovato. Joseph ha svolto delle indagini per conto suo. Ha scritto al Dipartimento di Stato Americano, all’OSS, all’esercito, ai partigiani e, naturalmente, alla polizia italiana. A tutti ha chiesto di aiutarlo a ritrovare almeno il corpo del fratello. Ha persino intervistato Aldo Icardi, che ora fa l’avvocato a Pittsburgh.
Icardi gli ha raccontato dell’attacco nazista alla villa e si è pure offerto di andare in Italia con lui, un giorno o l’altro, per aiutarlo nelle ricerche. Joseph però non gli crede. C’è qualcosa che non lo convince nel racconto di Icardi.
Perché non risulta che i tedeschi abbiano catturato William? E, se lo hanno ucciso nella fuga, perché in suo cadavere non è mai stato trovato?

giovedì 15 maggio 2008

La spia del lago - 2. Scena 7 di 9. Il cadavere nel lago

Lago d’Orta, Primavera 1950

Due adolescenti corrono verso la Punta Casario, infilandosi di gran carriera nello stretto sentiero che passa tra il muro della Villa Guadagnini e la collina. Inseguono una notizia, spinti dalla curiosità.
Quando svoltano la curva e arrivano di corsa sulla riva del lago vedono le barche che gettano qualcosa in acqua e poi la recuperano lentamente.
Cercando di vedere meglio si spostano verso la Villa Castelnuovo, con cautela, perché si sono accorti che ci sono i Carabinieri sulla spiaggia. Piano piano cercano di intrufolarsi nella piccola folla di spettatori, che parla e commenta il lavoro degli uomini sulle barche.
«Abbiamo trovato qualcosa!» grida qualcuno dal lago.
I due riescono ad affacciarsi tra una schiena e una pancia, ma all’improvviso sentono una forte presa sulla spalla. Quando si voltano vedono un Carabiniere che li squadra dall’alto in basso con espressione torva.
«Via di qua!» intima. «Non è posto per voi, questo. Tornate subito a casa. Se vi ripesco qui sono guai!»
Il tono è di quelli che non ammettono repliche. I due fanno ritorno sui propri passi, voltandosi di tanto in tanto, ma il Carabiniere non toglie loro gli occhi di dosso. Così, calciando qualche sasso se ne vanno.
Il Carabiniere scuote la testa e torna a guardare il lago.
Se è vero ciò che è stato detto, dentro il sacco a pelo che gli uomini stanno issando sulla barca ci sono i resti, Dio solo sa in quale stato, del Maggiore Holohan, avvelenato e assassinato con due pallottole in testa una sera del dicembre 1944.
No, decisamente non è posto per ragazzi quello…

mercoledì 14 maggio 2008

I sotterranei di Novara – 2

Il Filosofo mi aveva avvertito.

«Tra i tanti personaggi che, di tanto in tanto, mi vengono a trovare è forse il più singolare.»

Ora, seduto davanti alla scrivania, osservo il Maestro lanciare pigramente cerchi di fumo in aria, mentre il suo sigaro pestilenziale termina di avvelenare la poca aria rimasta nello studiolo.Il Maestro non ha mai insegnato a scuola, di questo il Filosofo è certo; ma non ha idea del perché lo chiamino così.

«Quante baggianate si raccontano!» ride strizzando gli occhi dietro gli occhialini, mentre il pizzetto ingiallito di fumo improvvisa una strana danza saltellante sotto il suo mento. «Fantasmi, streghe, misteri… a tutto c’è una spiegazione logica!»

«è proprio per questo che mi sono rivolto a voi» azzardo. «Mi hanno detto che avete raccolto moltissime notizie sui molti misteri del lago…»

«Dimostrando» mi interrompe puntandomi contro il sigaro «senza ombra di dubbio, che si tratta di montature. Non ci sono segreti, misteri o altro su cui indagare. Al limite qualche allucinazione, qualche suggestione, qualche truffa.»

«Infatti il vostro punto di vista sarebbe utilissimo» preciso. «Vorrei farle alcune domande per il blog che sto realizzando…»

«Internet…» storce il naso. «Pare che non sappiate pensare ad altro voi giovani! Lo sai che Internet collasserà nel 2011? È un fatto tecnico, dovuto al sovraccarico della rete per via delle quantità sempre crescenti di dati trasmessi... Comunque, cosa volevi sapere?»

«Tanto per cominciare, ho aperto una breve parentesi sui misteri di Novara. Così mi chiedevo se poteva dirci qualcosa del cavallo d’oro nei sotterranei del castello…»

«È presto detto: Leonardo stava studiando una grande statua equestre in bronzo per Ludovico il Moro. Una statua dedicata a Francesco Sforza, fondatore della casata e padre del Moro. La progettazione impegnò Leonardo per molti anni dal momento che lo scultore intendeva costruire qualcosa di assolutamente eccezionale. Finché, pressato dalle richieste del Duca, realizzò un modello in creta, che fu esposto al pubblico e che malauguratamente andò distrutto durante l’occupazione francese di Milano del 1499.

Considerate le difficoltà tecniche legate alla realizzazione di una statua come quella, gli storici ritengono che non sia stato realizzato altro che il modello esposto. Secondo alcuni però la vera statua sarebbe stata realmente costruita. E non sarebbe stata realizzata in bronzo, bensì in oro. Una colossale cavallo d'oro, realizzato col tesoro accumulato dagli Sforza. Per nasconderla alle truppe nemiche il cavallo sarebbe stato nascosto nei sotterranei del Castello di Novara. Sarebbe stato proprio il desiderio di dare un ultimo sguardo alla statua a perdere il Duca, che a Novara venne fatto prigioniero il 10 aprile del 1500.»

Il Maestro tira una lunga boccata dal sigaro.

«Ma ovviamente…» conclude giocherellando con il pesante anello d’oro che porta al dito «sono tutte sciocchezze...»

martedì 13 maggio 2008

I misteri della Novara sotterranea

Esistono città sotto le città. Luoghi dove i cunicoli si sostituiscono ai vicoli e ampie sale ipogee agli edifici.

Un luogo di tenebre e oscurità permanente, dove gli uomini si avventurano di tanto in tanto, solo per l’emozione si scoprire cosa si nasconda nel ventre della città.

Se amate questo genere di esperienze, non potete perdere il ricco programma di escursioni organizzato dal Gruppo Grotte di Novara.

Potrete visitare i sotterranei del castello, le cisterne antincendio realizzate dall’UNPA nel secolo scorso e scoprire i Labirinti della terra.

lunedì 12 maggio 2008

La spia del lago 2. Scena 6 di 9. Il Maggiore scomparso.

Lago d’Orta – un luogo sicuro - notte tra il 6 e il 7 dicembre 1944

Quello che bussò alla porta del rifugio di “Giorgio” era un tenente Icardi dall’aria provata. Una volta al sicuro nel nascondiglio, raccontò al capo del SIP, il Servizio Informazioni Patrioti, quanto era accaduto.

Si erano presentati due uomini, vestiti da prete, che avevano avvisato i componenti della missione Chrysler che il nascondiglio, presso la Villa Castelnuovo, era stato individuato dai nazifascisti e che pertanto doveva essere abbandonato subito. Appena usciti nell’oscurità i componenti erano stati oggetto di colpi d’arma da fuoco. I cinque avevano risposto al fuoco e, come prestabilito, si erano divisi per riunirsi più tardi presso il rifugio indicato da Giorgio.

Così, uno ad uno i componenti della Chrysler, inclusi i partigiani Pupo e Giuseppe, li raggiunsero. Tutti tranne il Maggiore Holohan. Inizialmente Giorgio pensò ad un semplice ritardo, dovuto alla necessità di compiere un largo giro per sfuggire alle forze nemiche. Quando però le ore divennero giorni, si comprese che il Maggiore non sarebbe più tornato.

La prima preoccupazione fu, naturalmente quella di assicurare la sopravvivenza dell’organizzazione, mettendo al sicuro quanti avrebbero potuto essere in pericolo da eventuali rivelazioni effettuate dal Maggiore. Non si poteva infatti escludere che i tedeschi o i fascisti potessero far ricorso alla tortura per estorcergli le informazioni.

Dopo alcuni giorni, però la situazione parve tranquilla. La rete del SIP non aveva subito alcun danno o attacco. Ci si preoccupò allora di capire dove potesse essere scomparso il Maggiore, dal momento che né era stato trovato il corpo, né vi era notizia di una sua cattura.

Poco prima di Natale un uomo dell’OSS di stanza a Milano, si recò presso la villa per investigare. Trovò bossoli di calibro 9, che erano usati da entrambe le parti e, sulla spiaggia, una delle granate di Holohan.

Non c’era né tempo né modo di fare ulteriori indagini.

Il caso fu chiuso e il Maggiore William V. Holohan venne inserito nell’elenco dei missing in action, come uno dei tanti soldati americani i cui parenti non avrebbero avuto nemmeno una tomba su cui piangere.

domenica 11 maggio 2008

La spia del lago 2. Scena 5 di 9. Il minestrone.

Castelli Cusiani – una località segreta – 6 dicembre 1944.

Le spalle rivolte alla stufa, i piedi appoggiati su una sedia, il volto di pietra: tutto in quel metro e ottantotto centimetri di americano, denotava una calma assoluta. Dietro di lui altri due americani giocavano distrattamente a dadi. Nel frattempo due piemontesi preparavano il minestrone nella cucina della villa.

Una scena tranquilla, da bed and breakfast sul lago d'Orta, come fanno tanti americani ancora oggi.

Quei tre americani, però, non si trovavano sul lago in vacanza. L’aereo non li aveva comodamente fatti scendere a Malpensa. Dall’aereo i tre erano letteralmente saltati giù in volo, di notte. Paracadutati a Coiromonte, sul Mottarone, dove gli italiani li attendevano per prenderli in consegna e offrirgli appoggio.

No, quei tre americani non erano turisti. Erano agenti dell’OSS, l’Office of Strategic Services. L’antenato della CIA, per intenderci. La loro missione, denominata in codice Chrysler, era iniziata il 27 settembre 1944 con lo scopo di prendere contatto con le formazioni partigiane e segnalare, con la potente radio che avevano portato con loro, i punti dove effettuare i lanci di armi.

Compito niente affatto facile, perché il fronte anglo americano si trovava a 600 miglia e tutto attorno tedeschi e fascisti davano loro la caccia, utilizzando speciali apparecchiature per rilevare la posizione della radio. Si doveva trasmettere in fretta e poi muoversi rapidamente, prima che i cacciatori potessero agguantare la preda.

In quei 71 giorni avevano dovuto muoversi continuamente, utilizzando vari rifugi. Una volta si erano persino nascosti dentro un altare. Un’altra avevano visto i tedeschi passare a cento metri di distanza, mentre loro se ne stavano acquattati in una sorta di palude.

Il Maggiore Holohan, che aveva 40 anni, avrebbe quasi potuto essere il padre degli altri due. Il Tenente Icardi aveva infatti 23 anni e il sergente LoDolce 22. Icardi, un giovane studente dallo spirito avventuroso, era l’unico dei tre che parlasse il dialetto della zona. LoDolce infatti parlava solo dialetto siciliano, mentre Holohan era di origine irlandese.

Di professione avvocato il Maggiore era un tipo prudente e non aveva alcuna voglia di finire i suoi giorni davanti al plotone di esecuzione. Per questo aveva ordinato ai suoi di indossare sempre le divise dell’esercito americano. Questo infatti avrebbe forse trattenuto i tedeschi dal fucilarli sul posto come spie, se li avessero catturati, cosa alquanto probabile.

«Il minestrone è pronto» disse "Pupo", uno dei due partigiani cui "Giorgio" aveva affidato il compito di scortare, difendere e assistere la missione.

Sul viso del Maggiore, cui piaceva molto il minestrone, comparve un sorriso.

sabato 10 maggio 2008

Alla scoperta di Girolago

Gli amanti dei segreti del Cusio attendevano con ansia la comunicazione delle date, che finalmente sono state svelate.

La terza edizione di Scopriamo Girolago si preannuncia ricca come sempre di spunti di approfondimento su molti luoghi del Lago d’Orta. Le escursioni consentiranno di visitare i centri storici dei comuni del lago, le chiese, i musei e i siti archeologici più significativi, utilizzando le sole gambe per muoversi sugli antichi sentieri e le mulattiere del Cusio.

La collaborazione dei Comuni del Cusio e di innumerevoli associazioni e volontari arricchirà il percorso dei consueti e graditi momenti di incontro e assaggio dei prodotti locali, con il sottofondo della musica tradizionale per gli amanti dei balli.

Il programma è stato annunciato in una conferenza stampa presso la Sala di Rappresentanza del Comune di Orta San Giulio, venerdì 9 maggio, alla presenza delle autorità e della stampa.

La prima tappa, da Omegna a Orta, si terrà domenica 25 maggio 2008, all’insegna della riscoperta degli antichi mestieri del lago, in cui non mancheranno le occasioni per visitare luoghi di notevole interesse storico ed artistico.Partendo da Omegna la comitiva raggiungerà la frazione di Borca, in cui sarà visitabile la chiesa di San Gottardo. Da lì ci si inoltrerà nel bosco fino a raggiungere la frazione di Pratolungo di Pettenasco.

Dopo il pranzo si scenderà a Pettenasco lungo la via della Prea Grosa, così chiamata per via di un grande masso che alcuni secoli fa venne tagliato per ricavarne la scalinata della Basilica di San Giulio sull’isola.

Passando sotto il grandioso ponte ferroviario che scavalca la valle del Pescone, si raggiungerà il Museo dell’Arte della Tornitura del legno dove è possibile accostarsi all’arte dei gratagamul, i famosi tornitori del legno. Il Museo è stato ricavato, verso il 1885, in un antico mulino per granaglie. È interessante notare come il più antico documento citante Pettenasco, un atto notarile dell’anno 892 rogato sotto il re Berengario I, citi l’esistenza di mulini nella località di Pictinascum.

Da Pettenasco si raggiungerà Carcegna e da questa località il paese di Miasino, con tappa nella storica Villa Nigra.

Infine si raggiungerà la frazione di Legro per il gran finale.La seconda tappa, da Orta a Pella si svolgerà domenica 8 giugno 2008.La terza tappa, da Pella ad Omegna, si terrà il 22 giugno 2008.

Per ulteriori informazioni: http://www.lagodorta.net

venerdì 9 maggio 2008

La spia del lago 2. Scena 4 di 9. I due bambini

Castelli Cusiani. Primavera – autunno 1944.

Non sono di qui. Vengono da fuori. Sono di Milano. Perché non fanno la Comunione? Perché devono ancora prendere la Prima Comunione. Sa, per via della guerra. Allora la possono fare qui da noi: ci sono altri bambini qui che devono farla tra poco.

Così i due bambini vengono comunicati nella Chiesa di San Carlo di Alpiolo dal Prevostino dell’Isola, che sa bene che non potrebbe dare loro l’ostia consacrata, perché i due bambini non sono nemmeno battezzati. Sono ebrei e sono nascosti presso una signora che vive sulla riva, in una villa isolata. Ma sa altrettanto bene, che Cristo è venuto salvare, non a perdere, le sue pecorelle. Così gli da la Prima Comunione. In questo modo la gente è contenta e la smette di chiacchierare, ché non si sa mai chi può essere in ascolto.

La sfortuna, però, ci vuole mettere a tutti i costi il naso in questa faccenda. Una pattuglia fascista ha ricevuto una soffiata: nella casa in cui abita la donna ci sono delle armi. I fascisti non sanno che i due bambini sono ebrei, ma trovano le armi per davvero, maledetta sfortuna!Prendono la donna e cominciano a interrogarla.

Da dove vengono le armi? Di chi sono? Chi le ha nascoste?
La donna dice di non sapere. Qualcuno le ha nascoste lì, ma lei non ne sapeva nulla.
La minacciano. Se non parla la mettono al muro e la fucilano lì, davanti alla casa.

«Cosa volete che vi dica» risponde la donna «io non ne so niente. Se volete fucilarmi, fucilatemi, ma davvero io non so nulla.»

Chi comanda il reparto la guarda. Guarda i due bambini aggrappati alla porta.
Forse pensa alla madre o alla moglie lontana.
Forse si convince che davvero non sappia nulla.
Infine dà ordine ai suoi di caricare le armi sul camion. Se ne vanno così, sferragliando, sulla strada.

Per quel giorno l’umanità ha vinto una battaglia contro la barbarie.

giovedì 8 maggio 2008

La spia del lago 2. Scena 3 di 9. La madre.

Castelli Cusiani, settembre 1943 - aprile 1945.

Durante la Resistenza operavano almeno tre tipologie di quelli che, in senso più o meno lato, potremo definire servizi informativi.

C’erano quelli militari: Alleati e Asse avevano i propri; i partigiani i loro, collegati coi primi. Ciascuno operava, ovviamente, per la vittoria della propria parte.

C’era quello della Chiesa: dalla centrale operativa del Vaticano una rete fittissima di religiosi provvedeva alla diffusione di notizie, a dare rifugio alle persone in difficoltà (tra cui innumerevoli ebrei), a evitare le stragi e le vendette. Era un servizio per certi versi neutrale, in quanto basato su principi umanitari.

Infine, soprattutto in un paese come l’Italia, c’era il servizio informativo delle mamme. Anche la madre dei bambini sul terrazzo ne fa parte, sebbene questo servizio non abbia una centale operativa, nè ordini nè gerarchie.

È complicato essere madre di due bambini piccoli e di uno grande che ha deciso di fare il partigiano. Lo è ancora di più se tuo marito deve stare lontano a sorvegliare lo stabilimento per cercare di prevenire gli incendi causati dai bombardamenti.
Poiché puoi trovarti, quando meno te lo aspetti, al centro della tempesta, devi imparare a non parlare mai apertamente, a non dire nulla dei segreti di casa. Contemporaneamente non puoi neanche tacere sempre, perché risulteresti sospetta. Allora devi essere capace di parlare anche per ore, senza dire mai nulla di pericoloso e cercando invece di cogliere ogni notizia utile.
Come fa una madre a resistere mesi senza avere notizie del suo figliolo in montagna, quando ogni giorno sente che ne hanno ammazzati due di qua e catturati tre di là? Una cartolina, un biglietto, una notizia è il dono più grande. Non ha importanza sapere dove sia e cosa stia facendo. Anzi, meglio non saperlo, per non tradirlo involontariamente e per non stare ancora di più in pensiero. Ma almeno sapere che è vivo e che sta bene, questo si.
E siccome una madre ce l’abbiamo tutti, chiunque riusciva a far pervenire una qualche notizia di sé mandava a dire anche per gli altri. Ed erano poi le madri a far sapere alle altre mamme.
«Suo figlio le manda a dire che sta bene e di non preoccuparsi.»
«Grazie, signora, grazie. Se ha modo gli faccia dire che gli ho preparato un maglione, che adesso verrà l’inverno e farà freddo.»
Ancora: durante i rastrellamenti, era necessario comunicare se la zona era pulita o se potevano esserci pericoli in giro. Così un lenzuolo steso al balcone poteva dire l’una cosa o l’altra, a seconda di come ci si era accordati.

Così la donna raccomandava ai bambini: «Non dite nulla di vostro fratello e se vi chiedono, voi dite che è a Milano». Oppure: «Non cantate quella canzone» per evitare di poter sembrare schedati dall’una o dall’altra parte, solo per aver intonato qualche nota.
Le orecchie delle spie infatti erano lunghe e per sopravvivere occorreva molta prudenza.
Anche se poi, c‘erano quelle che i guai parevano volerseli andare a cercare…

mercoledì 7 maggio 2008

La spia del lago 2. Scena 2 di 9. Il tedesco.

Castelli Cusiani, autunno 1944.

È un tranquillo pomeriggio sul lago. La guerra sembra distante e non riesce a turbare la serenità del luogo.
Alcuni bambini giocano tranquilli.
Improvvisamente un uomo appare sulla terrazza.
I bambini lo guardano sorpresi. È la prima volta che vedono un soldato tedesco.
È solo. Si avvicina sorridendo. Parla un italiano stentato.
«Bambini» domanda «chi abitare in quella casa?»
Una domanda apparentemente innocente, formulata con una voce insidiosa. Una voce da drago.
I bambini non lo sanno, ma dalla loro risposta dipende la vita di qualcuno.
Perché quello non è un normale soldato tedesco. E' un cacciatore sulle tracce di una preda che non può essere presa con i carri armati. Occorre tendere una rete attorno ad essa. Occorre un segugio di razza come lui per prendere tracce di una lepre che la Wehrmacht insegue da settimane: una missione alleata paracadutata dietro le linee, sul Lago d’Orta, da dove dirige i rifornimenti alleati di armi alle formazioni partigiane.
Ha già interrogato la madre, ma non ha ottenuto che risposte evasive.
Ora spera che i bambini, nella loro innocenza, possano fornirgli qualche indizio utile sugli occupanti della villa che si trova dall’altra parte della piccola valle.
Ma il soldato tedesco non sa che quei bambini sono stati istruiti per fronteggiare situazioni come quella: «Se qualcuno vi chiede qualcosa sui familiari o su altre persone, voi rispondete sempre che non sapete nulla!»
«Non sappiamo» dicono in coro i bambini.
«E date risposte evasive: “forse, ma, chissà, magari”.»
«Forse una signora anziana, credo.» dice una bambina.
Il tedesco la guarda. Borbotta qualcosa nella sua lingua e se ne va.
Anche oggi non prenderà la lepre che sta cercando.

martedì 6 maggio 2008

La spia del lago 2. Scena 1 di 9. Il cane.

Castelli Cusiani, autunno 1944.

È un tranquillo pomeriggio sul lago. La guerra sembra distante e non riesce a turbare la serenità del luogo.
Alcuni bambini giocano tranquilli nel giardino della loro casa.
Improvvisamente un cane irrompe sulla scena. È un pastore tedesco bellissimo, alto e dal portamento fiero. Scodinzola e si dirige verso la casa. Annusa ovunque, si lascia accarezzare, si affaccia dal terrazzo come se osservasse il panorama o cercasse qualcosa.
Una bambina prende un pezzo di pane e glielo offre.
Il cane cambia espressione. La sua aria festosa lascia il posto ad un’espressione sospettosa, abbassa la testa, offeso da quell’inaspettato tradimento. Si volta e in un attimo scompare su per il bosco.
La bambina si dispiace. Voleva solo dargli da mangiare.
«Che cosa strana» osserva la madre. «Deve essere un cane addestrato a non accettare niente dagli sconosciuti. Lo fanno per evitare che possano essere avvelenati. Chissà di chi è? Non l’avevamo mai visto prima...»

lunedì 5 maggio 2008

Un blog da… Bomber

È un personaggio eclettico, quello che mi accingo a presentarvi. Appassionato di racconti fantasy, ma anche di ricette, leggende, escursioni, aquiloni, informatica, astronomia, ecc. Uno tanto appassionato di musica da scrivere pure i testi delle canzoni.

Uno di quei personaggi che potreste incontrare nella Bottega del Filosofo (come chiamerò d’ora in poi il luogo dove quest’ultimo dispensa informazioni), insomma. Solo che Bomber, questo il suo nome, è un personaggio reale, che si chiama Daniele Bottoni, vive ad Omegna e tiene un suo personale blog, in cui parla dei suoi molteplici interessi.

Volete sapere cosa c’entrano Tredici Omaccioni e un Asino con la ricetta del Tapulòn?

Volete conoscere la storia di Aycardo e della bella quanto sfortunata Maria di Pella?

Andate a consultare Bomberweb!

domenica 4 maggio 2008

Metodi sicuri per far nascere i bambini

Ci sono luoghi da cui è bene che gli uomini stiano alla larga.
Questo veniva ripetuto nei racconti attorno al fuoco o nelle stalle, quando alla sera ci si radunava per chiacchierare, sbrigando gli ultimi lavori della giornata.
Non che quei luoghi fossero malvagi. Non tutti perlomeno. Non che il divieto fosse effettivamente esteso a tutti.
Erano i maschi adulti a doverne stare lontani.

Perché lì, sui massi, le donne andavano a prendere i bambini. I quali potevano anche tornarci, per giocare allo scivolo sulla pietra liscia che li aveva generati. Ma gli uomini no.
Per loro quello era territorio proibito e portava male avvicinarsi. Una serie di racconti raccapriccianti descrivevano, in maniera dettagliata, cosa era capitato a quei pochi, incoscienti, pazzi o empi, che avevano osato sfidare il divieto.
Decisamente meglio non rischiare, pertanto. Tanto quelle erano cose di donne di cui gli uomini nulla capivano o potevano capire.

Poiché il valore di una donna si misurava soprattutto dai figli che riusciva a partorire, un ritardo eccessivo nel rimanere incinta cominciava ad essere oggetto di commenti e rimproveri più o meno aperti. Quale donna si poteva permettere di rischiare, allora? Chi poteva rifiutare l’aiuto della pietra che generazioni di donne, da tempo immemorabile, avevano invocato?

Nessuno ricorda più ciò che veniva compiuto; né come potessero prendere i bambini dalla roccia, perché quei riti anche allora erano avvolti dal mistero che solo alcune vecchie conoscevano e rivelavano a persone fidate. Perché i Vescovi, da secoli, avevano proibito quei culti antichi, anche se i preti preferivano non vedere e far finta di non sapere, purché le donne andassero a messa la domenica e le altre feste comandate. A nessuno interessava avere Inquisitori per il paese a far domande e ficcare il naso dove non avrebbero dovuto, perché si sa che a furia di scavare qualcosa alla fine si trova.
Ma poiché ci sono molte ore in un giorno e molti giorni in una settimana, non era difficile per le donne trovare il momento giusto per andare a fare una visita al masso. Qualcuna forse si lasciava scivolare sulla superficie; qualcun'altra forse deponeva offerte nelle piccole coppelle. Ciascuna sperando di poter essere madre.

Lì cominciava la seconda parte della storia. In un’epoca in cui non c’erano né medici, né ospedali le uniche a poter dare una mano erano le madri più anziane, alcune delle quali finivano con l’aiutare le più giovani dopo aver aiutato sé stesse, magari partorendo da sole in una vigna o in un pascolo.
Del resto come fai a tirarti indietro quando puoi assistere al compiersi di un nuovo piccolo grande miracolo come la nascita di un bambino?
Se si ha da fare si fa, dicevano. Senza pensarci. Così quando veniva il tempo e le mandavano a chiamare prendevano in mano la situazione: davano ordini perché tutto fosse pronto e tutte avessero il loro ruolo; allontanavano gli uomini, che in quei momenti di ruolo non potevano averne ed erano solo d’intralcio; calmavano la paura e davano indicazioni. Infine prestavano le prime cure al bambino, prima di riconsegnarlo alla madre.
Oppure dovevano mandare a chiamare il prete, perché le cose erano andate male e la madre o il bambino o entrambi non ce l’avevano fatta. Cosa che purtroppo accadeva troppo spesso…

sabato 3 maggio 2008

Leonardo sul Cusio?

È una voce.
Una voce che circola insistentemente, senza riuscire mai a trovare una vera prova a trasfrormarla in realtà.
Con dispiacere di molti, a dire il vero, poiché la notizia della presenza di Leonardo da Vinci sul Lago d’Orta è naturalmente di quelle che fanno gola.
Leonardo è una figura simbolo dell’umanesimo. Quella che forse meglio di tutte incarna quell’ideale di uomo completo, versato in tutte le arti e scienze, poiché tutto ciò che è umano non può essere alieno all’uomo. Un ideale cui oggi, forse, nell’iper specializzazione delle scienze, l’umanità guarda con rimpianto.
Personaggio indubbiamente affascinante, la notorietà del Da Vinci ha conosciuto un’ulteriore esplosione a livello mondiale a seguito della pubblicazione del “Codice” di Dan Brown.
Seguendo l’onda di marea della sua fama gli itinerari leonardeschi si moltiplicheranno certamente nei prossimi anni. Comprensibile pertanto che ogni località cerchi, più o meno a ragione, di trovare tracce di un suo passaggio.
La presenza di Leonardo sul Cusio costituisce un rebus di difficile, ma non impossibile soluzione. Egli visse infatti a Milano, alla corte degli Sforza, dal 1482 al 1499, ma vi fece ritorno più volte in seguito, anche per lunghi periodi, seguendo le vicende belliche dei turbinosi inizi del Cinquecento. In quegli anni il Novarese, con l’eccezione della Riviera di San Giulio, faceva parte del Ducato di Milano, che vi investì tra l’altro parecchie risorse, costruendovi fortezze, strade, ponti e miniere. Un territorio ideale, pertanto, per un ingegnere quale era, anche, il Da Vinci.

Non mancherebbero nemmeno indizi della sua presenza negli stessi codici di Leonardo. Lo proverebbero ad esempio uno schizzo del Monte Rosa ripreso da Santa Cristina, cascinale in cui si sarebbe fermato per trovare riparo da un temporale. Proprio su questa traccia si basa l’edizione 2008 di Cascinarmangiando , organizzato a Santa Cristina di Borgomanero per il 22 giugno prossimo.

Le ipotesi di una sua presenza in Ossola – collegabile alle ferriere che Ludovico il Moro vi fece costruire per la necessità di affrancarsi dalle miniere e ferriere bresciane, sotto il controllo della nemica Venezia – sono invece alla base di una mostra a Vogogna, dal titolo “L’organo a 10 scoppietti di Leonardo. Armi sforzesche e ferriere ossolane” (10 Maggio – 15 giugno)

Ma Leonardo si spinse anche sul Cusio? Certamente Omegna era un borgo del ducato milanese da cui transitava il metallo della ferriera di Luzzogno. Essa fu aperta nel 1472 dal Conte Borromeo, cui era infeudata la valle, per ordine del duca Galeazzo Maria Sforza “per esservi non solamente la vena del ferro, ma etiandio la commoditate de l’acqua per far li malij e dei boschi per lo fornimento della legna.”
Motivazione sufficiente per spingere Leonardo a visitare un territorio che avrebbe potuto affascinarlo anche per altri numerosi aspetti? Probabilmente si, sebbene le prove e le motivazioni di una sua presenza restino ancora fittamente avvolte dal mistero.

venerdì 2 maggio 2008

Omicidi sul Lago d’Orta


"La donna sotto la Madonna: Omicidi sul lago d’Orta" è il titolo di un volumetto scritto da Marilena Roversi. Lo splendido scenario del lago d’Orta e i suoi segreti sono lo sfondo di ciascuno dei tre racconti noir: “La donna sotto la Madonna”, “La vivisezionista” e “Una famiglia perfetta”.
Un libro che è anche una guida turistica, perché vi sono descritti – anche per immagini grazie ad una ricca sezione fotografica – i luoghi più belli del Cusio e piatti serviti nei ristoranti, di cui il commissario Tullio Bigotti e il giornalista Maurizio, protagonisti di due dei tre racconti, sono assidui frequentatori.
Marilena Roversi è nata a Novara e vive tra il Lago d’Orta e il Canton Ticino. Tossicologa, all’attività scientifica ha abbinato quella di giornalista, collaborando con varie testate giornalistiche e con la radiotelevisione svizzera. Nel 2007 ha pubblicato “Casinò – assalto ai soldi degli italiani” (Ed. Nuovi autori), il racconto delle vicende legate alla nascita del casinò di Lugano.

Marilena Roversi, “La donna sotto la Madonna: Omicidi sul lago d’Orta”,
Editrice nuovi autori, Milano, 2008.
pagine 142, euro 10,00
ISBN 978-88-7568-304-7

giovedì 1 maggio 2008

La villa di Montale

Il Filosofo mi saluta, dietro le lenti spesse degli occhiali, mentre entro nell'ufficio informazioni per ripararmi dalla pioggia che scroscia a dirotto. Iniziamo chiacchierare un po’, in attesa che smetta di piovere.
«Qui è un porto di mare» mi dice «viene gente da ogni parte del mondo.»
«Del resto» annuisco «Orta e il Cusio sono un piccolo Porto Escondido, il rifugio sicuro per uomini e donne che tanto hanno viaggiato, con le gambe, o anche solo con il cuore o la mente.»
«È vero, ti può capitare di incontrare personaggi straordinari, dietro una di queste porte che si affacciano sui vicoli stretti. E se ti fanno entrare nelle loro case scopri dei veri musei, ricchi di memorie, cimeli, viaggi…»
«Deve essere il lago. Da sempre ha attirato viaggiatori, poeti, artisti, filosofi…»
«Se ne potrebbe ricavare un libro…»
«Qualcuno l’ha già fatto, a dire il vero» rispondo, dando un’occhiata distratta all’uomo che sta entrando nell’ufficio. «Ci sono persino degli Itinerari Letterari, con tanto di targhe che segnalano i luoghi citati dagli autori: Balzac, Rodari, Browning, Cagna, Ragazzoni, Praga, Piccolomini, Montale…»

«Sul Lago d’Orta» il nuovo arrivato comincia a declamare.
«Le Muse stanno appollaiate
sulla balaustrata
appena un filo di brezza sull'acqua
c'è qualche albero illustre
la magnolia il cipresso l'ippocastano
la vecchia villa è scortecciata
da un vetro rotto vedo sofà ammuffiti
e un tavolo da ping-pong. Qui non viene nessuno
da molti anni. Un guardiano era previsto
ma si sa come vanno le previsioni…»

Mentre lo ascolto mi sembra di vivere un intermezzo senza pubblico, indeciso tra la vita e la morte.

«Se il bandolo del puzzle più
tormentoso fosse più che un'ubbia
sarebbe strano trovarlo dove neppure un'anguilla
tenta di sopravvivere. Molti anni fa c'era qui
una famiglia inglese. Purtroppo manca il custode
ma forse quegli angeli (angli) non erano così pazzi
da essere custoditi

«Chissà dov’era quella villa…» commento al termine.
«Non sul Lago d’Orta, in ogni caso» mi risponde il Filosofo.
Le sue parole mi scuotono. Mi guardo attorno. L’uomo non c’è più.
«Cosa stavi dicendo? La villa…»
«Non è sul Lago d’Orta.»
«Ma dicono che fosse la Villa degli Inglesi…»
«Ma non si trova qui» cerca sotto il tavolo e ne estrae trionfante un librettino che mi mostra.
«Profilo di un autore» leggo. «Eugenio Montale. A cura di Annalisa Cima e Cesare Segre. Milano 1977.»
«Adesso ti faccio vedere» ritira il braccio e inizia a sfogliarlo. «Lo stesso Montale disse ad Annalisa Cima che la villa era presso Firenze, non sul lago d'Orta, dove c'era stata comunque una famiglia inglese. Quindi la poesia è scritta ad Orta, ma la villa si trova a Firenze.»
«Chissà chi era quell’uomo… Sembrava un poeta.»
«Quale uomo, scusa?» il Filosofo mi guarda sorpreso. «Ci siamo solo noi due qui!»
Guardo il pavimento, in preda ad una strana angoscia.
Per terra ci sono solo le mie impronte bagnate di pioggia.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.