sabato 24 gennaio 2009

La culla




Il Rosso non aveva paura del buio. Tanto meno delle favole che circolavano sulle sinistre presenze nella palude sotto Invorio….
«Tutte sciocchezze!» sbuffò e picchiò il pugno sul tavolo dell’osteria. «Siamo nel Ventesimo secolo e ancora credete a queste cose da medioevo. Streghe, diavoli, fantasmi! Vorrei proprio vederli! Chissà come mai a me non si manifestano mai. Eppure passo sempre di lì.»
«Il Peppo li ha visti» mormorò il Togn, stringendo nervosamente le carte nelle mani. «E anche la Maria…»
«Un ubriacone e una donna isterica» la risata del Rosso rimbombò nella sala piena di fumo.
Era grande e grosso e ben pochi osavano discutere con lui, specie quando aveva bevuto un paio di bicchieri. Non ci metteva molto a menare le mani, come ben sapeva quella santa donna di sua moglie. Nessuno osò sostenere la sfida del Rosso, che cercava sempre qualcuno così stupido da contraddirlo. Solo gli occhi del vecchio Ferro non si abbassarono come canne piegate dal vento davanti al suo sguardo.
«Spera che non ti sentano loro» aveva detto solamente.
«Devono solo provarci a fare la fisica a me!» ruggì il Rosso.
Il Ferro sputò per terra ed tornò ad immergersi nel proprio sigaro. Nella Grande Guerra era stato un Ardito, era stato decorato e aveva perso una gamba. Non doveva dimostrare niente a nessuno. Così il Rosso se n’era andato, sbattendo la porta. Alcuni pensarono che quella sarebbe stata una brutta notte per sua moglie.

Il Rosso s’incamminò verso casa, lungo la strada che costeggiava la palude. Dietro una curva, improvvisamente, sentì il pianto di un bambino. Incuriosito si avvicinò e vide una culla, da cui provenivano i lamenti. Allora si fece avanti, per vedere chi fosse il bambino abbandonato.
Appena si sporse sopra la culla vide una testa colossale, che lo fissava con gli occhi gialli ed emetteva urla dalla bocca enorme.
Allora il Rosso fuggì a gambe levate fino a casa e la moglie ebbe il suo daffare per calmarlo, come un bambino spaventato, e metterlo a letto.


Pillola di mistero, sul tema "il coraggio e la paura", letta a Siamo in Onda sabato 24 gennaio 2009.

6 commenti:

  1. Ciao Alfa, rieccomi tornata tra i vivi!Un bacione.

    RispondiElimina
  2. ma questa storia l'hai già scritta?
    mi sembra di averla già letta!

    RispondiElimina
  3. @ Celeste: bentornata tra i vivi!

    @ Terry: no, è una storia nuova. Però un episodio simile l'avevo già raccontato. E' che in quella palude sono accaduti molti inquietanti episodi...

    @ Pupottina: Thanks!

    RispondiElimina
  4. Caspita, una testa enorme uscita da una culla... è veramente inquietante! D'altra parte le paludi nascondono da sempre misteri da pelledoca. Una leggenda anglosassone narra di una certa "Jenny dentiverdi" che si diverte ad annegare i bambini nelle insalubri acque...

    RispondiElimina
  5. Mmmm "Jenny dentiverdi" ?
    Mi ricorda molto l'Uriana, di cui si è già parlato in questo blog.

    RispondiElimina

Lasciate una traccia del vostro passaggio, come un'onda sulle acque del Lago dei Misteri...

Post più popolari

Follow by Email

"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.