domenica 31 agosto 2008

Lettura del mese scorso: La magia




Se invece, secondo l’abitudine volgare, costoro definiscono propriamente un mago colui che, grazie al suo comunicare con gli dei immortali, ha la possibilità, mediante un incredibile potere di formule magiche, di fare tutto ciò che vuole, allora mi meraviglio proprio che non abbiano avuto paura di accusare una persona che ammettono possedere un potere così straordinario.
Apuleio, La Magia.


Quando pensiamo ai processi per stregoneria normalmente ci immaginiamo sul banco degli imputati una povera vecchia, analfabeta, custode dell’antica sapienza pagana, alle prese con un arcigno inquisitore cattolico. In alternativa il ruolo della strega è interpretato da una donna giovane e bella, che per la sua indipendenza e trasgressione delle regole di una società maschilista e bigotta è finita sul banco degli imputati.

Si tratta di un luogo comune, benché fondato su molti casi reali. Spesso erano gli uomini ad essere processati e arsi sui roghi con accuse molto simili a quelle rivolte alle streghe. In questo senso basti l’esempio dei Cavalieri Templari, contro i quali il tribunale, messo in piedi nel 1309 per la volontà di Filippo IV re di Francia di incamerare le ricchezze dell’Ordine, vomitò le accuse più infamanti, molte delle quali si ritrovano anche nei processi per stregoneria, a partire dalla partecipazione di un gatto agli oscuri rituali d’iniziazione.

Come abbiamo già avuto modo di dire i diversi elementi che compongono l’immagine della “strega” e dei suoi rituali (il sabba, il contratto con il demonio, ecc.) si svilupparono lentamente nel tempo e finirono per consolidarsi diventando “canonici” solo alla fine del medioevo, con l’inizio dell’età “moderna”. Ciò non toglie però che processi contro persone sospettate di compiere quella che potremmo definire “magia nera” siano stati intentati anche in contesti culturali molti diversi. Tanto più che molte delle argomentazioni giuridiche portate contro le streghe, risalgono al diritto romano e alla cultura classica greco romana.

Quello da cui è tratta la lettura del mese è proprio un processo “per stregoneria” molto più antico e diverso da quelli cui siamo comunemente abituati. Vediamo dunque di capire con chi abbiamo a che fare.


IL PROCESSO
1) Il processo si svolse nel 158 - 159 d.C. a Sabrata, città della costa africana ad una quarantina di miglia da Oea, l’attuale Tripoli, città in cui risiedeva Lucio Apuleio, l’imputato.
2) Apuleio fu accusato di essere dedito alle arti magiche inaspettatamente, mentre stava sostenendo un’altra causa, intentata per motivi non chiari da altre persone contro la moglie.
3) Il giudice, data la gravità delle accuse, istruì subito un processo che si tenne poche settimane dopo.

IL GIUDICE
1) Se l’accusa è sostenuta dagli avvocati della parte avversa, ovviamente intenzionati a veder condannato Apuleio, il giudizio era affidato ad una parte terza, il proconsole d’Africa.
2) Claudio Massimo fu proconsole della Provincia d’Africa nel 158 - 159 d.C., essendo imperatore Antonino Pio, uno dei migliori imperatori della storia di Roma.
3) Il giudice si dimostra imparziale e concede ad accusa e difesa il tempo previsto dalle leggi romane, misurato con una clessidra, per esporre le proprie argomentazioni.

L’ACCUSA
1) Apuleio era accusato di essere dedito alle arti magiche, una pratica vietata fin dai tempi arcaici di Roma con pene severe. Con quelle avrebbe indotto Pudentilla, una ricca vedova a sposarlo. L'accusa di omicidio, mediante incantesimi, di uno dei due figli della donna, in sede processuale non venne sostenuta per l'evidente indimostrabilità del fatto.
2) Nelle “Leggi delle 12 tavole”, una (l’ottava) condannava “qui malum carmen incantassit… qui fruges excantassit...” (“Chi avrà pronunciato un maleficio… chi avrà incantato le messi…”) e proibiva di “alienam segetem pellicere” (“attirare nel proprio campo con incantesimi le messi altrui”).
3) Una legge successiva, la lex Cornelia promulgata da Silla (81 a.C.), condannava a morte “qui artibus odiosis, tam venenis quam susurris magicis homines occiderunt” (“coloro che con arti odiose, sia veleni che formule magiche, uccisero degli uomini”).
4) Tali accuse non erano quindi di lieve entità, tanto più che la condanna a morte degli incantatori era eseguita nel circo con lo sbranamento da parte delle belve, ovvero mediante la più orribile e ignominiosa delle esecuzioni, la crocifissione.


L’IMPUTATO.
1) Non si tratta di una donna, come si è detto, bensì di un uomo. Lucio Apuleio è anzi, a detta dei suoi accusatori, un giovane di bell’aspetto capace di affascinare, grazie a questo e ai suoi oscuri incantesimi, una ricca e matura vedova, Pudentilla, convincendola a nuove nozze.
2) È uno straniero, un avventuriero secondo l’accusa, nativo di Madaura, una città dell’interno al confine tra Numidia e Getulia, terre famose per gli oscuri rituali magici praticati dalla popolazione.
3) Apuleio non è affatto un analfabeta. È anzi un brillante oratore, uno dei migliori conferenzieri della sua epoca, un maestro di retorica e un filosofo.
4) L’imputato è (come del resto il giudice e gli stessi accusatori) un pagano, che rivendica fieramente la propria devozione agli dei. Di Apuleio resta anzi un’altra opera, L’asino d’oro, in cui irride una donna che crede in un unico dio.

LA DIFESA
1) Apuleio non è una vittima inerme e indifesa contro le accuse che gli vengono mosse. L’Apologia, nota anche come La magia è anzi il testo dell’orazione difensiva da lui stesso pronunciata davanti al giudice. In essa, da giocoliere delle parole qual è smonta punto per punto le accuse degli avversari, ritorcendole contro di loro e dimostrando che il vero motivo dell’accusa erano le mire degli accusatori sul cospicuo patrimonio della moglie di Apuleio.
2) Apuleio non nega di essere un mago, ma sottolinea la distinzione tra una magia cattiva ed una nobile, praticata dai sapienti, dai sacerdoti e dai filosofi. Sottolinea come i “Maghi” fossero in Persia dei sacerdoti e dei sapienti degni di ogni onore. Rivendica di essere un filosofo, indagatore della natura nei suoi molti aspetti.
3) Egli ammette persino di essere stato iniziato a culti misterici, cosa che la legge del tempo non vietava. Da Le Metamorfosi, l’opera più famosa di Apuleio, sappiamo che i misteri a cui era iniziato erano quelli della dea Iside.

LA SENTENZA
1) Al termine del processo Apuleio venne assolto. Troppo labili erano le prove portate contro di lui; troppo poco accorta l’accusa sostenuta da avvocati di provincia; troppo abile la difesa di Apuleio, uno dei più brillanti oratori della sua epoca.
2) Nonostante l’assoluzione, l’idea che Apuleio fosse realmente un mago sopravvisse alla sua morte, sostenuta proprio dalle sue opere. Oltre a La magia, egli scrisse infatti Le Metamorfosi, ovvero l’Asino d’Oro, l’unico romanzo latino conservatosi integralmente (l’altro, il Satiricon di Petronio è lacunoso), un’opera dove la magia e la stregoneria hanno un ruolo centrale nelle vicende del protagonista, il povero Lucio trasformato in asino (da qui il titolo) per un incantesimo.
3) La fama e il mito di Apuleio mago cresceranno al punto da farne, nella polemica che nel IV secolo vide frontalmente contrapposti paganesimo e cristianesimo, quasi una figura alternativa al Cristo, capace anch’egli di fare miracoli.

ALCUNE CONCLUSIONI
1) L’accusa di stregoneria o di magia poteva colpire, ben prima della nascita dell’inquisizione, personaggi in qualche modo ai margini della società. Uno straniero come Apuleio, dedito a strane ed incomprensibili ricerche, poteva essere accusato trovando nell’opinione pubblica orecchie pronte a prestar fede alle accuse.
2) Apuleio fu abile ma anche fortunato. Se (un'ipotesi per assurdo, naturalmente) il suo accusatore e giudice fosse stato un inquisitore e l’interrogatorio fosse stato condotto sotto tortura sarebbe infatti senz’altro finito sul rogo. Egli poté invece difendersi davanti ad un giudice imparziale, che tutto era tranne un fanatico.
3) Nonostante la sua abile difesa, i dubbi che le accuse rivoltegli non fossero del tutto infondate rimangono ancora oggi. Le sue ricerche sui determinati pesci effettivamente impiegati negli incantesimi, gli strani esperimenti condotti su uno schiavo e una donna, gli oggetti che teneva celati in un fazzoletto accanto al focolare e che giustificava coi rituali misterici cui era iniziato, le sue opere letterarie fanno pensare ad una conoscenza più approfondita della magia di quello che lo stesso Apuleio voglia far credere nell’autodifesa.
4) L’autodifesa di Apuleio è peraltro un documento interessante perché mostra come all’apogeo dell’impero romano si andassero diffondendo superstizioni e convinzioni irrazionali, mentre la cultura scientifica cominciava inesorabilmente a regredire. Segnali questi di una società che, per quanto ricca e pacifica, si sentiva in balia di forze oscure e imperscrutabili contro le quali solo le arti magiche potevano qualcosa. Presagio questo di un’insicurezza ormai incombente, che si manifesterà in modo traumatico una decina di anni dopo con la grande invasione che porterà un’orda di migliaia di barbari a sfondare il confine e giungere ad assediare Aquileia, dando avvio ad una lunghissima fase di guerre interne ed esterne.

Claudio Moreschini (a cura di), Apuleio. La magia, Milano, BUR, 1990.

sabato 30 agosto 2008

Il Mago di Cireggio



Erano in sette, ma qualcuno dice fossero otto. Forse non erano giovani, ma di certo si ritenevano coraggiosi. A ben vedere mettersi in sette contro un solo uomo, per di più anziano, non è certo una gran prova di coraggio. Anzi, possiamo dirlo chiaramente: è una gran vigliaccata. Non fosse che la loro vittima era tutt’altro che un uomo qualsiasi, ma nientemeno che il Mago di Cireggio, contro le cui fisiche né il prete, né i carabinieri avevano potuto alcunché.

Strana storia e tenebrosa è quella del Tensi, passato alla storia nelle osterie e nelle chiacchiere di paese come il Mago di Cireggio. L’uomo, come suggerisce il cognome, era forse originario dell’alta Valle Strona, ma risiedeva a Cireggio, comune indipendente a quei tempi e oggi frazione di Omegna. A dire il vero il Tensi non risiedeva esattamente a Cireggio. Si era scelto una posizione intermedia tra il piccolo nucleo abitato sull’altipiano, che allora non era stato ancora selvaggiamente occupato dall’edilizia popolare ed era coperto da campi e prati, e il sottostante borgo di Omegna. Attorno alla sua dimora, in regione Parogno, vi erano poche altre costruzioni: una casa detta “Algeri”, una cappella dedicata alla Vergine, la piccola torre di un roccolo di caccia e un pozzo.

Vale la pena di spendere qualche parola sul pozzo, perché anch’esso non era un comune pozzo. All’interno era infatti munito di solide sbarre di ferro che consentivano di scendere passo a passo fino al fondo, dove non c’era acqua, bensì un cunicolo che conduceva nelle viscere della collina giù fino ad Omegna, dove sorgeva la casa Zanni, nella via del Carrobbio. Il fatto non deve stupire, perché poco distante vi erano – e queste ancora vi sono – le rovine di un antico castello che difendeva il borgo di Omegna, l’antica Vemenia.
Inoltre, si dice che Cireggio sia costruito su qualcosa che assomiglia ad un immenso gruviera. Una antica frana, composta dai massi che cadevano – e ancora cadono – dal soprastante monte Castellazzo. Un terreno strano, quindi, ricco di pietre tra le quali vi sono dei vuoti. Piccoli buchi, nella maggior parte, ma sufficienti perché l’aria possa soffiare fuori calda d’inverno e fredda d’estate. Spazi talora sufficienti, forse, a consentire il passaggio occulto di una persona da casa a casa.

La scienza del Tensi non era però limitata solo ai misteri del sottosuolo. “Stregone grande quanto i massimi, re addirittura dei maghi malefici, se l’indole schiva e sprezzante non gli avesse vietato di volere corte o popolo su cui dominare” lo definì Mario Bottini su Lo Strona (n. 2. 1980).
Di certo attorno alla figura del Tensi giravano dicerie terribili. Si parlava del suo sadismo, manifestatosi in età precocissima. Del suo carattere scontroso e ostile, specie d’inverno quando faceva freddo. La sua stessa figura sembrava disegnata apposta per mettere paura: robusto, alto sebbene un po’ curvo di spalle, col sigaro piantato perennemente in bocca.
Ce lo immaginiamo vestito di nero, girovagare per il paese studiando qualche sua diavoleria, quando non era impegnato nei suoi passatempi. Allevatore di polli e api, si diceva che il suo fosse un gioco, perché nessuno lo aveva mai visto lavorare veramente, benché vivesse agiatamente.
Il suo miele, si diceva, aveva effetti portentosi. E le sue galline erano di una razza mai vista prima, buona per le uova e ottima da mangiare. Segreti gelosamente conservati dal Tensi, che per evitare che qualcuno potesse rubargli la razza vendeva le uova solo dopo averle forate per rimescolare il tuorlo e uccidere così l’eventuale embrione fecondato. Poi richiudeva in modo invisibile il guscio con la cera delle sue api e se ne andava al mercato ferocemente contento a vendere le uova.

Fin qui nulla di strano, direte voi, a parte un comportamento un po’ eccentrico. Così la pensavano forse anche i giovani della casa detta Algeri, che avevano preso l’abitudine di salire sul roccolo per cantare e fare musica. Il roccolo tuttavia aveva il difetto di essere era troppo vicino alla casa del Tensi, perché ciò non lo irritasse profondamente. Alcuni dicono per invidia della felicità altrui, altri per il fastidio di avere vicini così rumorosi.
Fatto sta che una sera, mentre i giovani cantavano, l’aria attorno al roccolo venne invasa da una strana nebbia all’interno della quale cominciarono ad apparire spettri, ombre, pietre volanti e bagliori, accompagnati da cigolii, stridori e rumori come se le porte dell’inferno si stessero aprendo e un’orda di demoni volesse sortire dal pozzo poco distante.
Tale fisica, come subito fu chiamata, venne subito attribuita dalla voce popolare al Mago. Il quale non negò, rincarando anzi la dose. Dopo la conquista della torre, abbandonata per lo spavento dai giovani, ad essere colpito dalla fisica fu un confinante, che aveva un terreno su cui il Tensi aveva messo gli occhi. Alla fine l’uomo, spaventato dal fantasma che si aggirava nottetempo, benché i più cinici sostenessero che sotto il lenzuolo si muovesse proprio il Tensi, gli vendette (o meglio
svendette) il campo.
Non per questo le fisiche del Mago attorno al roccolo finirono. Forse ci aveva preso gusto, anche perché ormai la gente veniva nelle notti di primavera e d’estate a vedere quelle meraviglie. Le più volte se ne tornavano a casa con le pive nel sacco, mentre il Mago li spiava ridendo. Altre volte però potevano osservare atterriti gli spettri e le rocce che si spaccavano, volavano e sembravano precipitare loro addosso, senza mai però toccare il suolo. Mentre il Mago li spiava ridendo, naturalmente.
Intervenne il prete. Intervennero i Carabinieri. Il Tensi non negava e non smentiva. Si dichiarava estraneo a tutto e la sera dopo ricominciava a fare le sue diavolerie.

Fu così che i sette che abbiamo incontrato all’inizio di questa storia decisero di dargli una lezione. Forse indossavano la camicia nera, che era di moda nel novecentoventiquattro e il Tensi, col suo caratteraccio li aveva sfidati. O forse no e c’era della ruggine per altri motivi. Fatto sta che gli diedero addosso, sette contro uno come abbiamo detto, lasciandolo pieno di botte. Il Mago sopravvisse, ma la fisica cessò, magicamente come era cominciata.

Qualcuno, di quelli che a posteriori sanno trovare la spiegazione razionale ad ogni cosa, sostenne più tardi che il povero Tensi fosse solamente dotato di lanterne magiche con cui proiettava, su vapori che suscitava combinando chissà quali elementi, le immagini di oggetti che ai rustici abitanti del primo dopoguerra sembravano manifestazioni magiche.

Questa voce tuttavia non riuscì comunque a scalfire la fama di grande Mago attribuita dal popolo al Tensi di Cireggio.

venerdì 29 agosto 2008

Gli Incubi di Sinistrari 05




Come si è detto il trattato "De la démonialité et des animaux incubes et succubes", fu pubblicato nel 1875 a Parigi da Isidore Liseux (1835-1894).

Il 20 aprile 1905 l'Intermédiaire des chercheurs et curieu si poneva però queste domande : "Isidore Liseux a publié, comme inédit en 1875, un manuscrit intitulé De Daemonialitate et incubis et succubis, par le R. P. Ludovicus Maria Sinistrarius de Ameno (XVIIe siècle).
Cet ouvrage est-il authentique? Liseux était excellent latiniste et capable d'inventer de toutes pièces un pareil traité. Un peu plus tard, il a publié sous le titre Callipygia, un "Jugement de Pâris" en vers latins qui est une évidente supercherie.
Qu'est devenu le manuscrit attribué au P. Sinistrari? Liseux est mort de misère, dans une mansarde de la rue Bonaparte et on a retrouvé neuf sous dans sa poche. Qu'avait-on fait de sa bibliothèque?
Dans la préface de son édition, il prétend que le manuscrit original figure au catalogue de la vente Seymour (Londres, 1871) sous le n° 145. Est-ce exact ?"

In altri termini il sospetto avanzato da l'Intermédiaire era che Liseux (eccellente latinista noto per altre "burle") avesse attribuito a Ludovico Maria Sinistrari d’Ameno, personaggio realmente esistito, un’opera falsa da lui stesso composta.
Molti critici sono attualmente convinti che l’opera sia proprio un falso, orchestrato dal
“Bibliofilo Jacob”, al secolo Paul Lacroix (1882-1935), e preparato da Isidore Liseux. Un falso abilmente costruito per sollucherare il palato dei lettori della fine dell'Ottocento con le numerose descrizioni di incontri erotici tra incubi e donne.

D’altro canto Lisieux editò nel 1883, otto anni dopo il De la démonialité, anche un’altra opera di Sinistrari, il trattato De la Sodomie et particulièrement de la Sodomie des Femmes distinguée du Tribadisme. Il quale sarebbe un estratto del De delictis et poenis edito a Venezia nel 1700 e messo all’Indice dei Libri proibiti nel 1704 e nel 1709, per essere pubblicato nelle Opere complete di Sinistrari a Roma nel 1754.

La Demonialità è dunque opera autentica o un abilissimo falso?

Il mistero sull’opera di Sinistrari, dunque, rimane e s'infittisce…

A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

giovedì 28 agosto 2008

Allevatori di draghi a Novara

Densa di contraddizioni è la sapienza di un drago.
Da Il Derakolion.

Sui draghi vi sono pareri discordanti. Alcuni li ritengono creature intelligenti ed astute, dotate d’indole naturalmente malvagia. Altri sottolineano l’arcana sapienza e potenza dei draghi, creature in intima vicinanza con le forze della natura selvaggia.
Consiglio a chi volesse approfondire questi argomenti di scaricare gli atti del convegno “Da San Giulio a San Giorgio Draghi e Basilischi dalle Alpi alla Cina”. Il convegno fu organizzato alcuni anni fa dall’Ecomuseo del Lago d'Orta e Mottarone a Casale Corte Cerro in occasione dei festeggiamenti patronali in onore di San Giorgio, personaggio che incontrò realmente un drago, almeno secondo la leggenda.

A proposito di draghi mi piace riportare due citazioni che riguardano queste creature. Traggo la prima dal blog dell’amica Tenar, che la utilizza per definire il proprio profilo personale (il motivo di questa scelta è un mistero che solo l’interessata potrebbe svelare…). È un brano scritto da Ursula K. Le Guin, autrice fantasy molto apprezzata:
«Spiegami: cos'è un signore dei draghi?»
«Uno con il quale i draghi parlano. Non significa la capacità di dominare i draghi. I draghi non hanno padroni. Con un drago, il problema è sempre lo stesso: ti parlerà o ti divorerà? Se puoi essere certo che farà la prima cosa e non la seconda, allora sei un signore dei draghi.»

La seconda è tratta da un’intervista a J.R.R. Tolkien uno degli autori cui si deve la nascita del “fantasy”, rivisitazione moderna del genere fantastico, le cui nobilissime radici affondano nelle tavolette mesopotamiche che raccontano i miti di Gilgamesh, Maarduk e compagnia.
Parlando di draghi, l’autore della saga del Signore degli Anelli disse:
«Desidero i draghi con un desiderio profondo. Naturalmente poiché ho un corpo timido non desidero averli come vicini. Ma il mondo che conteneva anche solo l’idea del drago Fafnir era più ricco e più bello del nostro, qualunque fosse il prezzo del pericolo.»

Dopo queste divagazioni dragoniche segnalo agli appassionati di draghi che il 14 settembre, nell’ambito dei festeggiamenti di Nova Aria, la "prima festa celtica di Novara", Francesca D'Amato proporrà un breve corso di Dragologia applicata, consigliando piccoli trucchi per aspiranti allevatori di draghi.
Per non far mancare nulla agli appassionati del fantastico, Francesca spiegherà anche come si duella con una bacchetta magica. Gli operatori magici che non intendono rinunciare alla classe in nome della praticità e che amano circondarsi di oggetti di alto artigianato, troveranno inoltre alcuni esempi della collezione autunno-inverno per la strega e il mago contemporanei.

Nella speranza di non vedere il novarese infestato da un’orda di draghi allevati da maldestri apprendisti, vorrei chiudere questo post con un’ultima citazione tratta da un libro arcano che da mesi vado faticosamente trascrivendo dall’originale gondauniano.
Il libro è denominato Il Derakolion, ma è conosciuto anche come La sapienza del drago:

Non c'è nessuna regola per un drago al di fuori di questa: non avere regole.

mercoledì 27 agosto 2008

Lo Strona. Anno 4, n. 4 Ottobre/Dicembre 1979

Ricordi e fantasie tra Nigoglia e Mottarone
Ancora sulle Memorie del Presbiterio
Un grande collezionista omegnese, G.B. Finazzi, e la sua raccolta di autografi
Antichi diritti di pascolo in valle Strona
Il pittoresco viaggio del Rev. King
Da Piedimulera a Omegna, ottobre 1855
Invito al Mottarone (versante cusiano)
Faldella e il Verbano
Stresiana
Il triangolo del rubinetto
Fonti per la storia del Vergante
La strada alta di valle Strona
Fantasmi e fisiche a Sovazza e Coiromonte
Le usanze del carnevale nel Cusio
I Walser di Ornavasso in sette secoli di lavoro
Dal cimitero di Campello un messaggio di vita

Lo Strona. Anno 4, n. 3 Luglio/Settembre 1979

Vittoria Sincero, Campello, come un presagio, p. 2
Paolo Sibilla, La coscienza della comune origine nei rapporti fra Campello e Rimella, p. 3
Andreaina Griseri, Cavalleri in valle Strona, p. 8
Beatrice Canestro Chiovenda, Il ritratto del "Nob. Jo.es a Praetositis" dipinto da Giorgio Bonola, p. 14
Sergio Zoppi, Orta ricorda, p. 18
Invito al Mottarone (versante occidentale), p. 19
Marziano Guglielminetti, Per Orta romantica, p. 25
Davide Bertolotti, Riviera d'Orta, 1819, p. 26
Mario Bertolani, L'oro in valle Strona, p. 28
Mario Bottini, Fantasmi e fisiche ad Armeno, p. 31
Giovanni Ragazzoni, Alla riscoperta delle macchiette perdute: i fratelli Gnazzi, p. 33
Teresio Valsesia, "Le selve piantate da Adamo": il disboscamento della val Grande, p. 37
Natale Ciocca Vasino, I briganti ed altre leggende pastorali di Quarna Sopra, p. 41
Giuseppe Buschini, Il Mont Ber e Santa Cristina, p. 43
Sergio Ghilardi, Claudio Trovenzi, I geologi sul Mottarone e nella valle Strona: un bilancio, p. 44
pasquale Maulini, La valle della Resistenza, p. 46
Piero Fornara, La lotta di liberazione in valle Strona, p. 47
Emiliano Bertone, Pietro Chiovenda, Cronache, p. 48

Lo Strona. Anno 4, n. 2 Aprile/ Giugno 1979

Sul lago d'Orta
L'Accademia di S. Luca di Corconio
Don Eraldo é qui
Variazioni in tono minore su "Ossola di pietra"
Michelangelo Morelli di Luzzogno
La preghiera del Caduto
Paolo Monti: trentanni di fotografia
"La materia si sottrae al nulla che con il movimento verso una forma"
Una leggenda cusiana
La Madonna del Sasso
Il "Presidente della Repubblica di Boleto"
Alla riscoperta delle macchiette perdute: la Nila Pattoni
Gli spiriti dei morti in vecchie leggende e tradizioni del Cusio
Anche il Vergante ha il suo soldato di Napoleone
Gli omini in ferro battuto di Attilio De Bernardi a Quarna
Recensioni
Cronache della Comunità Montana "valle Strona"

martedì 26 agosto 2008

Lo Strona. Anno 4, n. 1 Gennaio / Marzo 1979

Ricordo di Mario Bonfantini
Gli anni di Corconio
Sulle origini della Signoria Vescovile nella Riviera d'Orta
Notizie bio-bibliografiche su Mario Bonfantini
Antiche villeggiature sul lago
D'Annunzio, il lago Maggiore e il lago di Mergozzo
La Fondazione Enrico Monti
Il gergo dei palai della Valle Strona
Nostalgia e battelli
Carpugnino
Soprannomi e nomignoli
L'agrifoglio
I geologi sul Mottarone e nella valle Storna
Recensioni
I problemi degli anziani e la Comunità Montana "Cusio - Mottarone"
Cronache della Valle Strona

lunedì 25 agosto 2008

Lo Strona. Anno 3, n. 4 Ottobre/Dicembre 1978

Piero Chiara, Giovan Pietro Olina, autore dell'Uccelliera, p. 2
Maria Luisa Giartosio de Courten, Un problema geografico in una poesia di Robert Browning, p. 5
Giulio Bedoni, Calderara, pittore di luce in riva al lago d'Orta, p. 9
Pietro Chivenda, Giovan Battista Guglianetti detto il Romano, p. 15
Teresio Valsesia, Il Mottarone, p. 18
Ernesto Wetzel, Gravellona, 1900: la crociera, p. 23
Mario Botini, Intrecci: "Vespri", p. 29
Giovanni Ragazzoni, Alla riscoperta delle macchiette perdute: Figurine ortesi di un tempo che fu, p. 31
Giorgio Cecchetti, 2 agosto '44 a Quarna Sotto, p. 35
Vittorio Grassi, La comunità di Gignese nel XVI secolo, p. 37
Massimo M. Bonini, 75 detti popolari cusiani e valstronesi, p. 40
Ferdinando Bossich, Manifestazioni di dissesto in valle Strona, p. 43
Comunità Montana "Cusio-Mottarone": relazione agro-zootecnica, p. 45
Libero G. Diaceri, La "Comunità": un cammino da continuare, p. 47

domenica 24 agosto 2008

Lo Strona. Anno 3, n. 3 Luglio/Settembre 1978

Carlo Carena, Il lago d'Orta in un romanzo dell'Ottocento, p. 2
Luigi Rossi, Cecchetti ai Balletti Russi, p. 6
Teresio Valsesia, Il Mottarone, p. 10
Nino Bazzetta de Vemenia, Leggende del lago d'Orta, p. 15
Gerardo Melloni, Il tratto valstronese dell' "Alta via delle Alpi Ossolane", p. 19
Omaggio al costume, p. 23
Mario Bottini, Intrecci: "A frate porcello", p. 29
Alberto de Giuli, Vittorio Grassi, I ritrovamenti archeologici del Vergante, p. 31
Lino Cerutti, I miracoli di San Gottardo, p. 34
Giovanni Solaro, La scomparsa di Finazzi, p. 37
Eugenio Manni, Quando a Massino trionfava l'ulivo, p. 40
Luigi Arioli, Visita ad un rudere, p. 42
Giuseppe Bosio, I cavatori del marmo, p. 45
Emiliano Bertone, Comunità Montana "Cusio-Mottarone", p. 47
Libero G. Diaceri, Comunità Montana "Valle Strona", p. 48

sabato 23 agosto 2008

Lo Strona. Anno 3, n. 2 Aprile-Giugno 1978

Cara valle dello Strona
Ricordo di Livio
Notizie sparse sui walser del Monte Rosa
Il Mottarone
Un artigiano della val Strona negli anni del risorgimento: Pietro Guglielminetti
Appunti per una storia dell'artigianato della valle Strona
Sulle acque del lago
Intrecci: "Paniscia e polenta"
Giochi, rime e filastrocche nella tradizione popolare cusiana
Note storiche sul "Castellaccio" ed il paese di Quarna Sopra
Tradizioni e usanze di Coiromonte
Carlo Casanova a Quarna
Riflessioni sulla montagna
Cronache della Comunità Montana Cusio-Mottarone
Cronache della Comunità Montana della valle Strona

venerdì 22 agosto 2008

Lo Strona. Anno 3, n. 1 Gennaio/Marzo 1978

Gianni Rodari, Il ragioniere - pesce del Cusio, p. 2
Marziano Guglielminetti, Ernesto Ragazzoni, il poeta del lago d'Orta, p. 6
Ernesto Ragazzoni, Il mio vecchio lago, p. 8
Teresio Valsesia, "Di vecchio panno verde, il Mottarone", p. 10
Pietro Chiovenda, Francesco Guglianetti e il suo tempo, p. 16
Enrico Rizzi, "La spartizione", p. 20
Lino Cerutti, Immagini di vecchi mercati, p. 25
Mario Bottini, Intrecci: "Alpi e cascine - II° parte", p. 31
Luigi Arioli, La cajascia di Germano, p. 33
Giorgio Cecchetti, Alla riscoperta delle macchiette perdute: il Balèla, p. 37
Massimo M. Bonini, Leggende di Montebuglio, p. 39
Giuseppe Buschini, Giuseppe Bosio, Angelo Taglione, Poesie in dialetto, p. 41
Emiliano Bertone, Vittoria Sincero, Lorenzo Del Boca, Recensioni, p. 43
Emiliano Bertone, Comunità Montana "Cusio-Mottarone": lettera del Presidente, p. 45
Francesco Rondena, Cronache della "Cusio - Mottarone", p. 46
Comunità Montana "Valle Strona": calendario delle manifestazioni 1978, p. 47
Francesco Rondena, Cronache della "Valle Strona", p. 48

giovedì 21 agosto 2008

Lo Strona. Anno 2, n. 4 Ottobre/Dicembre 1977

Numero dedicato ai canti popolari del Cusio

Alessandro Marco Maderna, Presentazione, p. 2
Fausto Melloni, "Viva la Vita", p. 4
Roberto Leydi, Una ricerca in prospettiva, p. 6
Massimo Bonini, Alberto Fantoni, Raccolta di canti popolari del Cusio:
Il calendario popolare, p. 8
L'amore e il matrimonio, p. 11.
L'osteria e il campanile, p. 16.
"Donna lombarda": le ballate, p. 18.
Canti politici. La resistenza, p. 21.
Il lavoro e l'alpeggio, p. 23.
Ninne nanne e rime infantili, p. 27
Lino Cerutti, Riti e canti popolari religiosi, p. 30.

mercoledì 20 agosto 2008

Lo Strona. Anno 2, n. 3 Luglio/Settembre 1977

Marziano Guglielminetti, Il romanzo della valle Strona, p. 2
Beatrice Canestro Chiovenda, Il pittore"Aloysius Realis Florentinus" in valle Strona, p. 4
Claudio Albertini, Alberto De Giuli, Dalla preistoria al tardo impero nel Cusio, p. 7
Lino Cerutti, 'L bocc d'la famm, p. 10
Ferdinando Viglieno-Cossalino, Paolo Monti, Sulla collina d'Orta, un gran "teatro romano", p. 13
Mario Bottini, Intrecci: "Alpi e cascine - I° parte", p. 19
Lady H. Cole, "A lady's tour" nel Cusio, l'anno 1858
Enrico Rizzi, A proposito di lupi e di preti, p. 25
Luigi Rondolini, Latifoglie di montagna, p. 28
Giuseppe Bosio, Giovanni Battista Mattazzi, sergente di Napoleone, p. 30
Emiliano Bertone, Comunità Montana del Cusio-Mottarone: appunti sul piano stralcio, p. 31

martedì 19 agosto 2008

Lo Strona. Anno 2, n. 2 Aprile/Giugno 1977

L'ombrello e gli ombrellai
3 agosto '44 all'Alpe Cipollina
Piatti tipici del Cusio e dell'Ossola
Tra i ricordi di un medico di montagna
Donne di montagna
Intrecci: "Lavori di donne"
Minerali e rocce della valle Strona
Divagazioni notturne
'L mulin 'd Carulina
Proverbi per ogni stagione
Pettenasco, terra di memorie antiche
Maciola bela
Cronache della Comunità "Cusio-Mottarone"
Cronache della Comunità "Valle Strona"

lunedì 18 agosto 2008

Lo Strona. Anno 2, n. 1 Gennaio/Marzo 1977

Tito Chiovenda alpinista e poeta
Fajera
Proposte per il riutilizzo degli alpeggi in valle Strona
Forno
Intrecci: "Pietra e mattone"
Bande, bandelle e bandisti
L'abete, il pino, il ginepro
L'ortica
L'ultimo canestraio di Quarna
Considerazioni sul turismo nel Cusio
Cronache della "Comunità"

domenica 17 agosto 2008

Lo Strona. Anno 1, n. 4 Ottobre/Dicembre 1976

Giuseppe Cacciami, Una scoperta, p. 2
Giacomo Priotto, Sci alpinismo in valle Strona, p. 3
Giacomo Pasini, Dibattito sulla Comunità Montana, p. 8
Luigi Rondolini, La vipera, p. 9
Paolo Monti, Immagini della bassa valle, p. 13
Mario Bottini, Intrecci: "Uomini e acque", p. 19
Pasquale Maulini, Omegna, carnevale 1904, p. 21
Lino Cerutti, Due cataletti neri e due bianchi, p. 23
Giorgio Cecchetti, Un piccolo museo di storia a Quarna Sotto, p. 25
Luigi Nava, Un vistoso esempio di deruralizzazione: Campello Monti, p. 28
Giuseppe Bisio, Per la conservazione del patrimonio storico-artistico della valle Strona, p. 30
Francesco Rondena, Cronache della "Comunità", p. 32

sabato 16 agosto 2008

Lo Strona. Anno 1, n. 3 luglio/settembre 1976

Numero speciale dedicato alla protezione della natura in valle Strona

E' primavera, si risale all'alpe
Alpeggio e alpeggi in valle
Funghi, vipere, rastrelli e meule
Elenco della flora alpina da proteggere
Il "vivaio di Germagno"
Il Tata delle Alpi
La pesca come era, la pesca come è
Note sulla situazione zootecnica della valle e prospettive per il futuro
Il convegno di petrografi e geologi in Valsesia nel giugno 1976 e l'escursione in valle Strona

venerdì 15 agosto 2008

Lo Strona. Anno 1, n. 2 Aprile/Giugno 1976

La Casa Gianoli di Chesio
Dibattito aperto sulle "Comunità Montane" nel comprensorio del Cusio
Appunti per uno studio sul dialetto di Quarna Sopra
Giacomo Edoardo Cerutti
La valle in cornice - Disegni di Luigi Arioli
Intrecci - Feudo
Considerazioni sulla presenza dell'Uomo di Neanderthal in valle Strona
Lungo la Nigoglia all'inizio del secolo
Note di ricordo
Cronache della "Comunità"

giovedì 14 agosto 2008

Lo Strona. Anno 1, n. 1 Gennaio/Marzo 1976

Lo Strona
Personaggi e vicende di una piccola valle
La Casa Gozzano di Luzzogno
Sulle montagne di Campello
Intrecci. Preludio a contrappunto
Motivi d'interesse geologico e petrografico nella valle Strona
Il lupo di Mazucher
Il larice e l'uomo della montagna
Il saluto del Presidente
Tra realizzazioni e programmi
Cronache della "Comunità"

mercoledì 13 agosto 2008

Lo Strona

Lo Strona era un trimestrale, edito dalla Comunità Montana Valle Strona dal 1976 al 1982. In ogni numero i collaboratori (molti dei quali hanno avuto e hanno un ruolo di primo piano nelle vicende politico culturali del Cusio negli ultimi venticinque anni del secolo Ventesimo e nei primi anni del nuovo millennio) della rivista scrissero articoli che ad oltre 27 anni dalla fine delle pubblicazioni forniscono testimonianze preziose sulle leggende, le tradizioni e la storia del Cusio, senza trascurare i collegamenti con l'Ossola e la Valsesia.

Nei prossimi giorni verranno pubblicati gli indici, numero per numero. Le schede verranno integrate nel tempo con gli opportuni collegamenti ipertestuali.
Segnalo a chi volesse consultare la rivista, che una collezione completa de Lo Strona si trova presso la biblioteca del CAI sezione di Varallo che pure ha pubblicato un indice completo della rivista, privo purtroppo dell’indicazione degli autori. Nei limiti del possibile provvederà questo blog ad integrare le informazioni.

martedì 12 agosto 2008

Cosa succede ora…

Il Lago dei Misteri non va in vacanza.

Il lago d’Orta anzi, in questo periodo è affollato come non mai da turisti di tutte le razze e religioni, che convivono pacificamente sotto le bandiere delle vacanze, approfittando delle acque pulitissime e delle numerose possibilità di visita (chiese, musei, centri storici, luoghi naturali, botteghe artigianali, ecc.).
In agosto tuttavia vanno in vacanza (quasi tutti) i lettori de Il lago dei Misteri. Chi va al mare, chi per musei, chi all’estero. Ragion per cui ritengo preferibile rimandare le molte storie ancora nel cassetto al mese di settembre.

Cosa accadrà allora?
Oltre ai risultati del grande concorso “Racconta il tuo mistero”, al quale vi invito a concorrere, ci attendono diversi appuntamenti.
Riprenderà la collaborazione con Siamo in Onda, che ricomincerà le trasmissioni, dopo la pausa estiva proprio il 4 ottobre, con la comunicazione del mistero vincitore del concorso. È un onore per il sottoscritto, che ringrazia ancora una volta il simpatico staff di questa bella trasmissione.

Sto raccogliendo parecchie storie e leggende del territorio, storie ormai dimenticate che meritano di essere nuovamente dissepolte come preziosi reperti. Vedremo quindi gli ultimi sviluppi della vicenda della spia del lago, mistero per molti versi ancora aperto. Ci attende inoltre la sorprendente conclusione della storia di Ludovico Maria Sinistrari e dei suoi incubi. E arriverà un’orda di creature incredibili ad arricchire il bestiario di Lago. In arrivo naturalmente molte nuove storie di “fisica” e di streghe. Orta vanta infatti un ben singolare primato, ma di questo parleremo più avanti…
Non mancheranno poi di ornare a farci visita il Filosofo, il Maestro, la Maga e gli altri personaggi.

Ma, nel frattempo, cosa succede?
Ho pensato di approfittare dell’estate per pubblicare alcune fonti, utilissime per chi desidera approfondire la conoscenza delle tradizioni e delle leggende del Cusio. Una "Biblioteca"utile per chi vuole riscoprire il passato; in parte misteriosa, perché nella maggior parte dei casi si tratta di testi fuori commercio e di difficile reperimento. Essendo per lo più protetti dal diritto d’autore non mi azzarderò a riprodurli integralmente (anche se una ristampa integrale, magari su internet, sarebbe veramente un bel progetto).
Cercherò piuttosto di creare delle schede, che aggiornerò nel tempo, con degli indici. Laddove possibile fornirò anche le indicazioni su dove reperire i testi. Le segnalazioni dei lettori saranno quanto mai utili in questo senso.

lunedì 11 agosto 2008

Sangue sulle strade


Questa volta i misteri non c'entrano e neppure le leggende. Questa è cruda realtà.
Io penso che gli appelli, purtroppo, possano ben poco.

So però che gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i giovani.
So che bere alcool, assumere sostanze stupefacenti o semplicemente "tirarsi finiti" prima di mettersi al volante è un atto irresponsabile che può provocare lesioni gravi o la morte a sé stessi e agli altri.
Un'auto, una moto, una bicicletta sono veicoli costruiti per muoversi sulle strade, non giocattoli da usare per divertimento come se si fosse al luna park.

Io penso che gli appelli non servano a molto, ma se questa campagna riuscisse a salvare una sola vita so che varrebbe la pena sostenerla.
Per questo aderisco all'appello lanciato da Matteo.

Storie e leggende dell'antico bosco

TEATRI ANDANTI 2008
SEMINARE TEATRO - in collaborazione con NATURALMENTE ARTE, una Rete per il Teatro Natura

Sabato 16 agosto 2008
TEATRO DELLE SELVE

Ore 18.00 - PELLA - SITO del MASSO COPPELLATO

STORIE E LEGGENDE DELL`ANTICO BOSCO

Per maggiori informazioni:
Teatro delle Selve
Via Carmine 5, Vacciago - 28010 AMENO (NO)
Sede Operativa: SPAZIOTEATRO SELVE - Via Zanotti, 26 - 28010 PELLA (NO)

www.teatrodelleselve.it
info@teatrodelleselve.it
Tel + Fax: +39 0322 96 97 06
Cell. +39 339 66 16 179

domenica 10 agosto 2008

Racconta il tuo mistero

Il Lago dei Misteri, in collaborazione con Siamo in Onda il Talk show di Puntoradio, lancia oggi un nuovo concorso dal titolo “Racconta il tuo mistero”.

Se desideri partecipare non devi far altro che leggere il Regolamento.
Se invece desideri un sunto veloce dei contenuti del concorso, ecco le FAQ:

  • CHI? Possono partecipare tutti i bloggers, quale che sia la loro “tribù” (Blogger, Libero, ecc.) di appartenenza, che vogliano scrivere una storia del mistero.
  • COSA? Le storie del mistero possono appartenere, indicativamente, a tre generi: leggende locali; descrizione di luoghi misteriosi; vicende e creature misteriose. Le storie non devono superare i 1200 caratteri, spazi esclusi.
  • DOVE? Ciascun blogger deve pubblicare la storia del mistero sul proprio blog. Non sono ammessi racconti postati come commenti su blog di altri.
  • QUANDO? Le storie devono essere pubblicate entro il 13 settembre 2008.
  • PERCHÉ? A parte il piacere di farlo? Bene, sono previsti dei premi: una pubblicazione sulle storie del Lago d’Orta in omaggio al miglior mistero, che sarà letto nella trasmissione Siamo in Onda, il Talk show di Puntoradio. Una menzione per il secondo e il terzo classificato.

Regolamento
1. Al concorso “Racconta il tuo mistero” possono partecipare tutti i bloggers, quale che sia la loro “tribù” (Blogger, Libero, ecc.) di appartenenza, scrivendo racconti brevi originali e inediti in lingua italiana. Ogni concorrente può iscrivere al massimo tre storie.

2. L’argomento dei racconti è il mistero. Le storie possono quindi parlare di:
  • leggende;
  • descrizione di luoghi misteriosi;
  • vicende e creature misteriose.
3. Le leggende e i racconti di storie locali devono essere riscritti dal blogger, che dovrà indicare la zona in cui sono state raccolte.

4. È vietato il copia incolla da altri siti, così come copiare da altri testi scritti. Si ricorda che il plagio di opere di altri autori è perseguibile legalmente ed è moralmente riprovevole anche dopo la scadenza dei diritti legali. La violazione di questa regola porta all'esclusione del concorrente.

5. La lunghezza massima consentita è di 1200 caratteri, spazi esclusi.

6. I misteri devono essere pubblicati sui blog dopo la data di apertura del concorso ed entro la mezzanotte del 13 settembre 2008. Nel post che contiene il mistero deve essere riportata la frase “Concorso Racconta il tuo mistero”. Entro le ore 12.00 del 14 settembre 2008, a pena esclusione, l’autore dovrà lasciare un commento su Il Lago dei Misteri in cui dovrà dichiarare:
* la volontà di partecipare al concorso,
* la presa visione e accettazione del regolamento.
Dovrà altresì indicare il link della pagina in cui ha pubblicato il suo mistero.

7. Dal 15.09.08 su http://illagodeimisteri.blogspot.com verrà pubblicato l’elenco completo dei racconti coi link alle pagine degli autori, aprendo la seconda fase del concorso, durante la quale i lettori potranno votare i tre misteri preferiti.
I tre misteri più votati dai lettori entro le ore 24.00 del 28.09.08 saranno esaminati da una giuria. Il giudizio della giuria, la cui composizione sarà comunicata il 15.09.08, sarà motivato e insindacabile. I componenti della giuria non possono partecipare al concorso.

8. Il mistero vincitore sarà letto sabato 4 ottobre a Siamo in Onda, il Talk show di Puntoradio. Successivamente sarà pubblicato come Pillola di Mistero su YouTube - illagodeimisteri's Channel. All’autore o autrice del racconto vincente sarà inoltre inviata una pubblicazione sulle storie del Lago d’Orta in omaggio. Verranno assegnate menzioni speciali per il secondo e il terzo classificato.

9. Il concorso vuole stimolare nei blogger il desiderio di scrivere, raccontare e tramandare storie “del mistero”. Non ha finalità di lucro e non prevede né pubblicazioni cartacee dei racconti né tanto meno compensi di natura economica. I partecipanti si impegnano a concorrere con lealtà e buona fede.

sabato 9 agosto 2008

Io e il mistero: premiazione



Il Meme “Io e il Mistero”, liberato nella blogosfera il 23 luglio scorso, si è diffuso facendo alcune vittime, che ricordiamo qui sotto, in rigoroso ordine di contagio, con commosso affetto:


1. 24.07.2008 ore 11.42, Tenar nel suo blog Diario di un'aspirante scrittrice fantasy.
2. 24.07.2008 ore 16.26 M!ka nel suo blog Mikasonopazza.
3. 24.07.08 ore 10.20 circa (ora del Perù) Francisco Pizarro nel suo blog Mosarella y Diablitos.
4. 24.07.08 ore 19.30 circa Nik nel suo blog dal nome impronunciabile.
5. 24.07.08 22.21 Alexsandro nel suo blog Salento 100%
6. 25.07.08 Macap (Anonimo) in un commento al blog di Tenar.
7. 29.07.08 Silvia nel suo blog Strumento flessibile per l'igiene mentale.
8. 31.07.08 10.15 Veronica nel suo blog Con la testa tra le nuvole
9. 31.07.08 21.37 Terry come commento al mio blog.

Nove non sono molti, d’accordo. D’altronde bastò la Compagnia dei Nove per salvare la Terra di Mezzo dall’Oscuro Signore. Per questo ho voluto attribuire a ciascuno una “menzione speciale”.
Le menzioni sono accompagnate da un’immagine scaricabile che, se si vuole, è copiabile sul proprio blog. Per chi non ha un blog è disponibile un interessante sistema di impressione a caldo sulla pelle (è possibile richiederlo via mail).
Poiché questo è un blog che parla di misteri ho chiesto a personaggi speciali di consegnare i premi agli interessati.


Menzione “Fantàsia”: a M!ka che da piccola vedeva le fatine.
Consegna: lo Hobbit Bilbo “Chi???” Baggins, per conto di J.R.R. Tolkien, trattenuto nella Terra di Mezzo dal Signore degli Anelli.




Menzione al meme “Brividi”: a Silvia, la mezzelfa scrittrice che avverte inquietanti presente.
Consegna: Galadriel, la bellissima Dama di Lórien, che nella foto esibisce il suo meraviglioso “orecchio elfico”.




Menzione al meme “Neolitico”: a Tenar, con l’invito ad evolvere almeno all’età del Rame.
Consegna: Otzi, l’uomo dei ghiacci, che ha voluto donare una sua foto da giovane.




Menzione al meme “A volte ritornano”: al master Nik Quindicidecimi, cui non è bastato partecipare una sola volta.
Consegna: Saruman, un suo collega sembra, che gli dedica una foto.




Menzione al meme “Favole”: a Veronica che conosce i segreti tutti delle erbe e dei frutti.
Consegna: Biancaneve, che invece ha imparato a diffidare.




Menzione al meme “Supertifoso”: a Alexsandro per aver tentato di iniziarci ai misteri del tifo per il Lecce.
Consegna: il Commendator Francesco Marangi. Alexsandro, ritratto nel disegno mentre incita i suoi beniamini, presumo sappia perché ho scelto proprio il Commendator Marangi. Gli altri possono saperlo leggendo qui.




Menzione al meme “Rapid”: a Terr che ha il rar don del sintes.
Consegna: Samuel Finley Breese Morse inventore telegrafico, nonostante il nome, che saluta Terry e i lettori a modo suo.




Menzione al meme “Esagerato”: a Francisco Pizarro che ha dichiarato di aver avuto rapporti sessuali con King Kong e Godzilla.
Consegnano: i due spasimanti, immortalati nella foto con Francisco (travestito per non farsi riconoscere) durante uno dei loro infuocati appuntamenti a tre.




Menzione al meme “Vengo anch’io”: a Macap, "spirito malvagerrimo", che ci ha insegnato come partecipare ad un meme utilizzando i blog altrui non avendone di propri.
Consegna: Alien, che nella foto mostra all’amico Macap il sorriso che l’ha reso famoso nell’universo.




E ora…

Rullo di tamburi

prima di annunciare il nome dei vincitori vado ad indicare i premi.

1) I vincitori potranno esibire sul proprio blog questa foto dell’Isola di San Giulio presa da un’angolatura insolita. Come potete notare le acque del lago scendono verso nord, dove si ergono le misteriose vette dei monti della Val Grande, l’area selvaggia più grande d’Italia, ricchissima anch’essa di misteri e leggende.



2) I vincitori inoltre, come già annunciato, potranno (se lo vorranno) far parte della giuria del grande concorso “Racconta il tuo mistero”, che verrà bandito domani. Per convalidare questo ulteriore premio chiedo però ai vincitori di mandarmi una mail a illagodeimisteri@gmail.com.


Secondo rullo di tamburi

Vado ora ad annunciare i vincitori, che ho selezionato a fatica, perché tutti i meme erano davvero interessanti. Ciascuno infatti ha saputo dare un tocco particolare alle proprie risposte, anche nel modo in cui ha deciso di farlo. E questa è proprio una delle caratteristiche di un buon meme, che deve evolvere come un virus passando di blog in blog.
Una buona percentuale (5 su 9) ha trasgredito platealmente alle semplici regole che avevo posto. Lo prendo come il genuino segnale di un trasgressivo desiderio di anarchia, ragion per cui non li squalifico, ma li segnalo all’antiterrorismo.


Terzo rullo di tamburi

AND THE WINNER IS…
(o meglio “ARE”)

Silvia, la mezzelfa.
Motivazione: ha dato le risposte complessivamente più misteriose e probabilmente cela molti segreti dietro le apparentemente innocue sembianze di una giovane scrittrice.

La coppia Nik & Tenar.
Motivazione 1: hanno risposto brillantemente a tutte le domande, dimostrando un’ottima conoscenza del mondo fantastico (nonostante le lacune su Lovecraft di Tenar!).
Motivazione 2: premio entrambi così non litigano tra loro.

Con questo mi inchino, vi ringrazio, vi saluto e me ne vò.

venerdì 8 agosto 2008

Gli incubi di Sinistrari – 04





Sinistrari scrisse il suo lavoro Demonialità in forma manoscritta. Come abbiamo detto egli riteneva che Incubi e Succubi non fossero, come si pensava all’epoca, creature demoniache, bensì folletti spinti dal loro spirito libidinoso a ricercare l’unione sessuale con le donne e, più raramente, con gli uomini.

Per quanto singolari possano apparire ai nostri occhi, in fin dei conti le teorie di Sinistrari su incubi e succubi portavano alla conclusione che le donne non fossero colpevoli per queste unioni, bensì vittime di violenze da parte di queste creature superiori. Esse pertanto non potevano nemmeno essere accusate di bestialità, in quanto erano casomai gli incubi ad incorrere in questo peccato degradandosi col giacere con creature inferiori.

Allo stesso tempo poteva essere molto comodo spiegare gravidanze “impossibili” mediante l’azione degli incubi o individuare in questi ultimi quegli amanti misteriosi che i mariti non riuscivano a sorprendere perché sgusciavano inafferrabili tra le loro mani. Nessuna colpa, niente vendette.

Sinistrari forse si rese conto che nel clima del secolo XVII, negare una natura diabolica a tutto ciò che risultava “alieno” rispetto alla normalità canonica avrebbe potuto risultare persino eretico. Con tutti i pericoli derivanti da ciò, in un’epoca in cui il Sant’Uffizio non si limitava a diramare comunicati stampa. Fu per questo che il padre francescano decise di non pubblicare la propria opera?

Ad ogni modo il manoscritto scomparve, riapparendo due secoli dopo, era il 1872, nel negozio di un libraio a Londra. Fu tradotto in francese e pubblicato da Isidore Liseux come "De la démonialité et des animaux incubes et succubes" nel 1875 a Parigi.

Un mistero però aleggia sull’opera di Sinistrari. Un mistero che potrebbe mettere in discussione tutte le nostre certezze….

A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

giovedì 7 agosto 2008

Una storia da… succubo.




L’opera del Sinistrari si basava sulla raccolta di numerosi episodi, a conferma delle teorie sui succubi e gli incubi. Eccone uno, riportato da un sacerdote veneziano di nome Brognoli.

Nell’anno del Signore 1650 nella città di Bergamo accadde un fatto straordinario.
Vi era un giovane di ventidue anni che una notte, appena coricatosi, udì un rumor di passi nella stanza. Accesa una candela riconobbe la sua fidanzata, di nome Teresa. La ragazza gli raccontò che i genitori l’avevano cacciata di casa dopo un litigio. Per questo motivo, non sapendo da chi altro andare per la notte, era corsa da lui.
Il giovane, per quanto sorpreso, acconsentì a che ella passasse la notte con lui. Poiché la ragazza non aveva portato con sé la camicia da notte, si spogliò e s’infilò nel letto ignuda. Cedere al desiderio reciproco, più e più volte, fu un attimo.
All’alba la ragazza chiese all’esausto giovane se gli fosse piaciuto giacere con lei. Quando ebbe ricevuto risposta positiva gli rivelò di non essere affatto la sua fidanzata, ma una succube, perdutamente innamorata.
La succube tornò ogni notte nei mesi successivi, lasciando ogni volta il giovane completamente spossato.

Alla fine il giovane, temendo per la propria salute, si risolse a chiedere aiuto al sacerdote Brognoli, che con le preghiere e una severa penitenza riuscì infine a liberarlo dalla succube.

A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

mercoledì 6 agosto 2008

Meditazioni verso Eva nascente

MEDITAZIONE VERSO EVA NASCENTE Lungo l`Agogna

TEATRI ANDANTI 2008
SEMINARE TEATRO - in coll. con NATURALMENTE ARTE, una Rete per il Teatro Natura

Domenica 10 agosto 2008
PICCOLO PARALLELO e TEATRO DELLE SELVE
Ore 20.15 - LUNGO AGOGNA - COLLE DEL MONTE MESMA

Meditazioni verso Eva nascente - PRIMA REGIONALE
Una co-produzione Teatro delle Selve e Piccolo Parallelo.

Con FRANCO ACQUAVIVA, ENZO G. CECCHI, ANNA OLIVERO, MARCO ZAPPALAGLIO, e altri attori in via di definizione.

Progetto, regia e drammaturgia: ENZO G. CECCHI

Meditazioni verso Eva nascente nasce come progetto per abitare lo spazio extra – teatro, attingendo a immagini e temi del mito e della quotidianità. A differenza delle camminate degli scorsi anni sarà un vero e proprio spettacolo itinerante che verrà realizzato nei fiumi e nei boschi senza perderne le caratteristiche originarie.

L’acqua elemento primordiale e origine della vita sarà l’elemento portante di tutto il progetto. Nell’acqua agiranno gli attori, nell’acqua camminerà il pubblico in una sorta di viaggio a ritroso nel tempo. Si esplorerà il ricordo e il rito ancestrale, quasi a ritroso, quasi ad arrivare a quella sorta di magma primordiale da cui poi scaturisce tutto. L`idea che nella mente dell`uomo possa rimanere comunque un ricordo anche di avvenimenti lontanissimi nello spazio e nel tempo, sia per quanto riguarda il passato, sia per quanto riguarda il futuro. Non solo attraverso i racconti dei padri e dei padri e dei padri, ma soprattutto attraverso il ricordo del vero veicolo quali sono le madri.

Questa esplorazione si avvarrà di ricordi della nostra memoria recente, ma anche con l`aiuto di pezzi della tragedia, della bibbia o semplicemente della letteratura. Per ripercorrere il rito e il fantastico che ha permesso all`uomo di sopravvivere e di convivere con sé, con la natura, con le acque e con la spiritualità, fino agli inizi e alla nascita di tutto, e forse il futuro. I testi utilizzati e rivisitati sono tratti dall'epopea di Gilgamesh e dalle Metamorfosi di Apuleio.

Un percorso acquatico e terrestre nelle acque cristalline del torrente Agogna, di notte, alla sola luce della luna, lungo il quale 15 attori danno vita a immagini enigmatiche, tracciano storie e compongono figurazioni dal sapore arcaico, o mitico. Si parte dal dolore, quello fisico, quello reale, quello nel cuore. Si parte con un lutto assoluto e rituale, ma anche lieve come una visione, si entra nelle tenebre e negli inferi per un percorso verso oriente attraverso diversi archetipi delle nostre civiltà, attraverso il sogno, il mito e il rito per arrivare vicini a quel magma primordiale da cui tutto ha avuto origine.
E' un viaggio nelle mente e nel cuore e negli anfratti più profondi sia nella loro limpidezza che nella loro opacità. Con “Meditazioni verso Eva nascente” si entrerà totalmente nel sogno. Mai incubo. Ci saranno visioni, scene teatrali, danze, canti, grandiosità e assoluti. Si camminerà, ci si fermerà a volte spettatori a volte attori. Ci saranno pause per essere avvolti dal tutto. Come in un sogno da cui si entra e si esce in una totale dimenticanza di situazioni spazio temporali. Quasi sempre in acqua, a volte fino alla cintola, controcorrente , verso l'oriente della nostra conoscenza e della nostra nascita”.

In collaborazione con Teatro G. Galilei di Romanengo (Cr), Festival Naturalmente Arte (Lombardia, Piemonte), Parco Oglio Nord, Parco Oglio Sud, Parco Nord Milano (Mi), Parco del Tinazzo (Cr), Ente Riserva Sacro Monte d’Orta, Mesma e Buccione; Comunità Montana Cusio-Mottarone.

Per maggiori informazioni:
Teatro delle Selve
Via Carmine 5, Vacciago - 28010 AMENO (NO)
Sede Operativa: SPAZIOTEATRO SELVE - Via Zanotti, 26 - 28010 PELLA (NO)

www.teatrodelleselve.it
info@teatrodelleselve.it
Tel + Fax: +39 0322 96 97 06
Cell. +39 339 66 16 179


PRENOTAZIONE OBBLIGATORIA ai numeri: 0322 979706 - 339 6616179

Biglietto € 5,00. I luoghi in cui ritrovarsi verranno comunicati telefonicamente al momento della prenotazione. Massimo 60 spettatori.

martedì 5 agosto 2008

NELLA PANCIA DELLA TORRE

TEATRI ANDANTI 2008
IL CARROZZONE DEGLI ANDANTI

Martedì 05 agosto 2008
CIPPIGUITTI
Ore 21.15 - GRANEROLO

Mercoledì 06 agosto 2008
CIPPIGUITTI
Ore 21.15 -PETTENASCO

NELLA PANCIA DELLA TORRE - giullalerie per grandi e piccini

`Nella Pancia della Torre` è uno spettacolo per un pubblico di tutte le età. Nasce dall`idea di `Il carnevale del giullare`, lo spettacolo laboratorio che da ormai cinque anni la compagnia sta esportando in tutte le scuole della Lombardia e non solo (piu` di 400 repliche) e che vanta collaborazioni stabili con la stagione scolastica della ProLoco di Soncino (Cr) e lo IAT di Castellarquato (Pc).

Nel Medioevo, con la mancanza di un edificio teatrale, la teatralità si diffondeva nella strade, nelle piazze e nelle corti. I giullari, con i loro lazzi e canovacci erano i signori indiscussi di feste e banchetti. Ma chi erano i giullari? Come sapevano intrattenere tutto il popolo, dai sovrani, ai nobili, ai popolani?

Nella Pancia della Torre svela differenti tipologie di giullare: il giocoliere, l`imbonitore, l`acrobata, il puparo, la danzatrice, il mimo, il cantastorie..
Ogni giullare viene presentato con sketch spassosi e coinvolgenti, evoluzioni d`altri tempi e acrobazie pericolanti. Il pubblico è fin da subito chiamato a partecipare a gran voce con motti di spirito o strampalate richieste d`aiuto, fino all`euforia incontrollata, quando alcuni malcapitati spettatori indosseranno le vesti dei giullari e ne proveranno le peculiari abilità.

Per maggiori informazioni:
Teatro delle Selve
Via Carmine 5, Vacciago - 28010 AMENO (NO)
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lunedì 4 agosto 2008

Raduno Walser ad alta quota




Ricordate la storia della Posa dei Morti? Se no, correte subito a leggerla!

Per coloro invece che volessero rivivere l'atmosfera di quell'incontro ad alta quota, segnalo che giovedì prossimo, 7 agosto, si tiene il tradizionale raduno delle genti di Campello e Rimella alla Bocchetta di Rimella (in walser: der Schtronerfurku).

La partenza è alle ore 9 da Campello Monti. Durata della camminata: circa un'ora e mezza.

Pranzo al sacco, con possibilità di acquistare del buon formaggio dalla signora Graziella all'alpe Pianello (Bidèmie in walser).

domenica 3 agosto 2008

Lettura del mese passato: La Chimera.



Era una precisa tecnica del governo al tempo della dominazione spagnola in Italia, questa di costringere i sudditi a convivere con leggi inapplicabili e di fatto inapplicate, restando sempre un poco fuori della legge: per poterli poi cogliere in fallo ogni volta che si voleva riscuotere da loro un contributo straordinario, o intimidirli, o trovare una giustificazione per nuove e più gravi irregolarità.

Sebastiano Vassalli, La Chimera, Torino, 1990.

La Chimera è il titolo del più famoso romanzo di Sebastiano Vassalli, scrittore piemontese che vive in una località imprecisata delle Terre d’Acqua, quella vasta distesa di paludi artificiali che sono le risaie estese nella Bassa, il territorio pianeggiante tra Novara e Vercelli. Poco distante da lì, “un po’ a sinistra e un po’ oltre il secondo cavalcavia” sorgeva una volta il paese di Zardino in cui visse Antonia, la sfortunata protagonista del romanzo.
Antonia era un’esposta, abbandonata nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1590, giorno di Sant’Antonio Abate, sulla ruota in legno all’ingresso della Casa di Carità di San Michele fuori le Mura a Novara. “Un neonato di sesso femminile, scuro d’occhi, di pelle e di capelli: per i gusti dell’epoca, quasi un mostro.”
Probabilmente figlia di un soldato della guarnigione spagnola e di una delle innumerevoli prostitute che a quei tempi, prima che l’austero Vescovo Bascapé giungesse in città a mettere un po’ d’ordine, vivevano in città, assieme ai soldati e ad un folto e gaudente numero di preti, frati e suore.
Vassalli descrive la vita della città di Novara che “all’epoca della nascita di Antonia era forse la più disgraziata in assolto tra le molte disgraziatissime città che costituivano il regno disgraziato di Filippo II di Spagna”. Una città oppressa da tasse e da leggi inique, che nel giro di pochi anni avevano ridotto il numero degli abitanti dai settantamila che lo popolavano prima dell’inizio dei guai, ai settemila circa della fine del secolo decimosesto, buona parte dei quali erano “avventurieri d’ogni razza e d’ogni genere, sensali d’ogni merce, trafficanti, puttane.”
Antonia, cresciuta nella Pia Casa con le altre esposte, è adottata dai coniugi Nidasio di Zardino. Qui nel piccolo paese quieto e un po’ noioso Antonia cresce e da mostro si trasforma in una ragazza bella. Fin troppo bella. D’una bellezza innaturale, dirà l’Inquisitore.
Vassalli descrive la diffidenza verso l’esposta, l’invidia per la sua bellezza, i pettegolezzi e le insinuazioni che preparano il terreno alla denuncia per stregoneria, il 12 aprile 1610. La catastrofe è annunciata da alcuni segni. Il risveglio della Fierabestia da un letargo durato anni, con il seguito di inquietanti aggressioni e uccisioni nelle campagne. Poi i segni prodigiosi e le malattie, finché qualcuno non trova il coraggio di puntare l’indice contro la causa di tutte quelle disgrazie: Antonia, quella di fuori, l’esposta, la strega.
Durante i cinque mesi del processo, fino alla sentenza pronunciata il 20 agosto 1610, vediamo in azione i feroci ingranaggi della macchina dell’Inquisizione, contro cui nulla possono i tentativi dei coniugi Nidasio: né le argomentazioni, né le lacrime e nemmeno il tentativo di corrompere l’inquisitore con l’offerta di un porco di seicento libbre in cambio della libertà della figlia.

L’ispirazione per La Chimera venne all’autore osservando il Nulla dalla sua finestra. Quella cortina nebbiosa che cala sulla bassa negli inverni impedendo di scorgere qualsiasi cosa. Una cortina che talora si apre, lasciando vedere un paesaggio nitidissimo, da cartolina, soprattutto in primavera quando le risaie si riempiono d’acqua e all’orizzonte si stagliano le Alpi cariche di neve, così vicine da poterle toccare. Su queste vette bianchissime svetta il “macigno bianco” del Monte Rosa, inafferrabile come una chimera.
Sotto di esso il rumore del presente. E proprio “per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore: andare in fondo alla notte, o in fondo al nulla; magari laggiù, un po’ a sinistra e un po’ oltre il secondo cavalcavia, sotto il «macigno bianco» che oggi non si vede. Nel villaggio fantasma di Zardino, nella storia di Antonia.”

sabato 2 agosto 2008

Gli Incubi di Sinistrari 03



Nel secolo decimosettimo le donne erano bruciate sui roghi di tutta Europa a decine e centinaia con l’accusa di aver fornicato, ossequiato, reso culto e sottoscritto patti col demonio.
Ludovico Maria Sinistrari d’Ameno, francescano riformato, scrisse il saggio Demonialità ponendosi l’obiettivo di descrivere la natura di questo peccato e mettere un po’ d’ordine nella materia.
Secondo Sinistrari, giurista finissimo dalla cultura enciclopedica, si ha demonialità in presenza di fornicazione, ossequio e culto resi al demonio, con la sottoscrizione di un patto di associazione con esso. Tale peccato, gravissimo in quanto empio e aggravato dall’apostasia, va però distinto da quello di bestialità, peccato più leggero. Il congiungimento carnale col demonio è infatti questione assai più grave di quello con gli animali, la bestialità, come sottolinea Sinistrari citando il parere di insigni giuristi.

Esiste però, secondo Sinistrari, una specie particolare di commercio carnale con esseri che non sono demoni. L'unione col vero e proprio Demonio avviene infatti nei sabba notturni dopo un patto col diavolo al cui servizio si pongono le streghe e gli stregoni, che offrono omaggio e vassallaggio "tenendo la mano su qualche libro di colore nerissimo".
Vi sono però demoni particolari che dispiegano le proprie arti per sedurre donne e uomini estranei alla stregoneria. Essi si presentano sotto forma di “succubi” (cioè “giacciono sotto”) o “incubi” (che “giacciono sopra”) e sollecitano le proprie vittime all'amplesso coi mezzi normalmente utilizzati da un innamorato travolto dalla passione: preghiere, lusinghe, lacrime, carezze, regali.

Questi esseri non vanno confusi, a parere del Sinistrari, coi demoni infernali. Essi infatti sono resistentissimi agli esorcismi, non si lasciano intimorire dalle orazioni, sono indifferenti alle reliquie consacrate e alle invocazioni. Al contrario paiono reagire a fumi e profumi.
Sinistrari suggerisce quindi di tenerli alla larga utilizzando la ruta, la centaurea e la verbena. Oppure di proteggersi con amuleti: diamante, diaspro o corallo sono molto utili. Efficacissimo per tenerli lontani dalle camere da letto, ma più complicato da preparare e verosimilmente più difficile da sopportare anche per gli umani, è l'odore di fegato di pesce posto sulla brace ardente.

Sinistrari ritiene che gli Incubi siano da tenersi ben distinti dagli angeli e dai demoni, che hanno natura puramente spirituale, e vadano invece identificati con i folletti, i satiri, i geni, gli elfi che compaiono nei miti di vari popoli.
L’unione di un incubo con una donna può generare un figlio, benché questo, creatura ibrida, risulti sterile come un mulo. Tali persone sarebbero invece particolarmente dotate sul piano spirituale o fisico, benché spesso caratterizzate da carattere collerico o malvagio. Sinistrari cita numerosi personaggi nati dall’unione di una donna con un essere sovrannaturale: a partire dai Giganti ricordati dalla Genesi; per passare a personaggi del mito come Romolo e Remo o il Mago Merlino; senza tralasciare personaggi storici come Platone, Alessandro Magno, Cesare Augusto; giungendo al grandissimo eresiarca Martino Lutero (Sinistrari scrive nel secolo delle feroci guerre tra cattolici e protestanti).

Creature razionali, dotate di natura superiore a quella dell'uomo, vivono tra noi in forma nascosta manifestandosi a loro piacimento, essendo dotate di corpo e di anima, ragion per cui possono anche convertirsi ed ottenere la salvazione eterna.
Indulgerebbero a rapporti con le femmine della specie umana (molto rari sono infatti i casi di succube desiderose di sedurre i maschi della nostra specie) per una loro debolezza, così come talora gli uomini indulgono a rapporti con gli animali. Per questo motivo spesso presi dalla vergogna decidono di sopprimere la creatura di cui si sono innamorarti, ritenendola principio e causa della loro perversione.

Sinistrari cita vari episodi per suffragare le proprie tesi, di uno dei quali sarebbe stato testimone oculare egli stesso. Storie che, naturalmente, troveranno spazio ne Il Lago dei Misteri…

A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.