domenica 31 agosto 2008

Lettura del mese scorso: La magia




Se invece, secondo l’abitudine volgare, costoro definiscono propriamente un mago colui che, grazie al suo comunicare con gli dei immortali, ha la possibilità, mediante un incredibile potere di formule magiche, di fare tutto ciò che vuole, allora mi meraviglio proprio che non abbiano avuto paura di accusare una persona che ammettono possedere un potere così straordinario.
Apuleio, La Magia.


Quando pensiamo ai processi per stregoneria normalmente ci immaginiamo sul banco degli imputati una povera vecchia, analfabeta, custode dell’antica sapienza pagana, alle prese con un arcigno inquisitore cattolico. In alternativa il ruolo della strega è interpretato da una donna giovane e bella, che per la sua indipendenza e trasgressione delle regole di una società maschilista e bigotta è finita sul banco degli imputati.

Si tratta di un luogo comune, benché fondato su molti casi reali. Spesso erano gli uomini ad essere processati e arsi sui roghi con accuse molto simili a quelle rivolte alle streghe. In questo senso basti l’esempio dei Cavalieri Templari, contro i quali il tribunale, messo in piedi nel 1309 per la volontà di Filippo IV re di Francia di incamerare le ricchezze dell’Ordine, vomitò le accuse più infamanti, molte delle quali si ritrovano anche nei processi per stregoneria, a partire dalla partecipazione di un gatto agli oscuri rituali d’iniziazione.

Come abbiamo già avuto modo di dire i diversi elementi che compongono l’immagine della “strega” e dei suoi rituali (il sabba, il contratto con il demonio, ecc.) si svilupparono lentamente nel tempo e finirono per consolidarsi diventando “canonici” solo alla fine del medioevo, con l’inizio dell’età “moderna”. Ciò non toglie però che processi contro persone sospettate di compiere quella che potremmo definire “magia nera” siano stati intentati anche in contesti culturali molti diversi. Tanto più che molte delle argomentazioni giuridiche portate contro le streghe, risalgono al diritto romano e alla cultura classica greco romana.

Quello da cui è tratta la lettura del mese è proprio un processo “per stregoneria” molto più antico e diverso da quelli cui siamo comunemente abituati. Vediamo dunque di capire con chi abbiamo a che fare.


IL PROCESSO
1) Il processo si svolse nel 158 - 159 d.C. a Sabrata, città della costa africana ad una quarantina di miglia da Oea, l’attuale Tripoli, città in cui risiedeva Lucio Apuleio, l’imputato.
2) Apuleio fu accusato di essere dedito alle arti magiche inaspettatamente, mentre stava sostenendo un’altra causa, intentata per motivi non chiari da altre persone contro la moglie.
3) Il giudice, data la gravità delle accuse, istruì subito un processo che si tenne poche settimane dopo.

IL GIUDICE
1) Se l’accusa è sostenuta dagli avvocati della parte avversa, ovviamente intenzionati a veder condannato Apuleio, il giudizio era affidato ad una parte terza, il proconsole d’Africa.
2) Claudio Massimo fu proconsole della Provincia d’Africa nel 158 - 159 d.C., essendo imperatore Antonino Pio, uno dei migliori imperatori della storia di Roma.
3) Il giudice si dimostra imparziale e concede ad accusa e difesa il tempo previsto dalle leggi romane, misurato con una clessidra, per esporre le proprie argomentazioni.

L’ACCUSA
1) Apuleio era accusato di essere dedito alle arti magiche, una pratica vietata fin dai tempi arcaici di Roma con pene severe. Con quelle avrebbe indotto Pudentilla, una ricca vedova a sposarlo. L'accusa di omicidio, mediante incantesimi, di uno dei due figli della donna, in sede processuale non venne sostenuta per l'evidente indimostrabilità del fatto.
2) Nelle “Leggi delle 12 tavole”, una (l’ottava) condannava “qui malum carmen incantassit… qui fruges excantassit...” (“Chi avrà pronunciato un maleficio… chi avrà incantato le messi…”) e proibiva di “alienam segetem pellicere” (“attirare nel proprio campo con incantesimi le messi altrui”).
3) Una legge successiva, la lex Cornelia promulgata da Silla (81 a.C.), condannava a morte “qui artibus odiosis, tam venenis quam susurris magicis homines occiderunt” (“coloro che con arti odiose, sia veleni che formule magiche, uccisero degli uomini”).
4) Tali accuse non erano quindi di lieve entità, tanto più che la condanna a morte degli incantatori era eseguita nel circo con lo sbranamento da parte delle belve, ovvero mediante la più orribile e ignominiosa delle esecuzioni, la crocifissione.


L’IMPUTATO.
1) Non si tratta di una donna, come si è detto, bensì di un uomo. Lucio Apuleio è anzi, a detta dei suoi accusatori, un giovane di bell’aspetto capace di affascinare, grazie a questo e ai suoi oscuri incantesimi, una ricca e matura vedova, Pudentilla, convincendola a nuove nozze.
2) È uno straniero, un avventuriero secondo l’accusa, nativo di Madaura, una città dell’interno al confine tra Numidia e Getulia, terre famose per gli oscuri rituali magici praticati dalla popolazione.
3) Apuleio non è affatto un analfabeta. È anzi un brillante oratore, uno dei migliori conferenzieri della sua epoca, un maestro di retorica e un filosofo.
4) L’imputato è (come del resto il giudice e gli stessi accusatori) un pagano, che rivendica fieramente la propria devozione agli dei. Di Apuleio resta anzi un’altra opera, L’asino d’oro, in cui irride una donna che crede in un unico dio.

LA DIFESA
1) Apuleio non è una vittima inerme e indifesa contro le accuse che gli vengono mosse. L’Apologia, nota anche come La magia è anzi il testo dell’orazione difensiva da lui stesso pronunciata davanti al giudice. In essa, da giocoliere delle parole qual è smonta punto per punto le accuse degli avversari, ritorcendole contro di loro e dimostrando che il vero motivo dell’accusa erano le mire degli accusatori sul cospicuo patrimonio della moglie di Apuleio.
2) Apuleio non nega di essere un mago, ma sottolinea la distinzione tra una magia cattiva ed una nobile, praticata dai sapienti, dai sacerdoti e dai filosofi. Sottolinea come i “Maghi” fossero in Persia dei sacerdoti e dei sapienti degni di ogni onore. Rivendica di essere un filosofo, indagatore della natura nei suoi molti aspetti.
3) Egli ammette persino di essere stato iniziato a culti misterici, cosa che la legge del tempo non vietava. Da Le Metamorfosi, l’opera più famosa di Apuleio, sappiamo che i misteri a cui era iniziato erano quelli della dea Iside.

LA SENTENZA
1) Al termine del processo Apuleio venne assolto. Troppo labili erano le prove portate contro di lui; troppo poco accorta l’accusa sostenuta da avvocati di provincia; troppo abile la difesa di Apuleio, uno dei più brillanti oratori della sua epoca.
2) Nonostante l’assoluzione, l’idea che Apuleio fosse realmente un mago sopravvisse alla sua morte, sostenuta proprio dalle sue opere. Oltre a La magia, egli scrisse infatti Le Metamorfosi, ovvero l’Asino d’Oro, l’unico romanzo latino conservatosi integralmente (l’altro, il Satiricon di Petronio è lacunoso), un’opera dove la magia e la stregoneria hanno un ruolo centrale nelle vicende del protagonista, il povero Lucio trasformato in asino (da qui il titolo) per un incantesimo.
3) La fama e il mito di Apuleio mago cresceranno al punto da farne, nella polemica che nel IV secolo vide frontalmente contrapposti paganesimo e cristianesimo, quasi una figura alternativa al Cristo, capace anch’egli di fare miracoli.

ALCUNE CONCLUSIONI
1) L’accusa di stregoneria o di magia poteva colpire, ben prima della nascita dell’inquisizione, personaggi in qualche modo ai margini della società. Uno straniero come Apuleio, dedito a strane ed incomprensibili ricerche, poteva essere accusato trovando nell’opinione pubblica orecchie pronte a prestar fede alle accuse.
2) Apuleio fu abile ma anche fortunato. Se (un'ipotesi per assurdo, naturalmente) il suo accusatore e giudice fosse stato un inquisitore e l’interrogatorio fosse stato condotto sotto tortura sarebbe infatti senz’altro finito sul rogo. Egli poté invece difendersi davanti ad un giudice imparziale, che tutto era tranne un fanatico.
3) Nonostante la sua abile difesa, i dubbi che le accuse rivoltegli non fossero del tutto infondate rimangono ancora oggi. Le sue ricerche sui determinati pesci effettivamente impiegati negli incantesimi, gli strani esperimenti condotti su uno schiavo e una donna, gli oggetti che teneva celati in un fazzoletto accanto al focolare e che giustificava coi rituali misterici cui era iniziato, le sue opere letterarie fanno pensare ad una conoscenza più approfondita della magia di quello che lo stesso Apuleio voglia far credere nell’autodifesa.
4) L’autodifesa di Apuleio è peraltro un documento interessante perché mostra come all’apogeo dell’impero romano si andassero diffondendo superstizioni e convinzioni irrazionali, mentre la cultura scientifica cominciava inesorabilmente a regredire. Segnali questi di una società che, per quanto ricca e pacifica, si sentiva in balia di forze oscure e imperscrutabili contro le quali solo le arti magiche potevano qualcosa. Presagio questo di un’insicurezza ormai incombente, che si manifesterà in modo traumatico una decina di anni dopo con la grande invasione che porterà un’orda di migliaia di barbari a sfondare il confine e giungere ad assediare Aquileia, dando avvio ad una lunghissima fase di guerre interne ed esterne.

Claudio Moreschini (a cura di), Apuleio. La magia, Milano, BUR, 1990.

6 commenti:

  1. Interessantissimo post!!!

    Grazie di cuore per il bel commento, CIAO!!! :-D

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  2. Ed io che credevo che ad andare sul rogo fossero solo le donne vittime dell'ignoranza collettiva. Ho letto attentamente i fatti che coivolgono Lucio Apuleio e li ho trovati davvero interessati dal punto di vista storico e culturale dell'epoca. Certo Apuleio è stato fortunato ad essere processato da un giudice imparziale, però sono abbastanza sicura che se dalla posizione di imputato fosse risultata una donna non credo avesse potuto avere la stessa sorte. Le donne sono sempre state considerate sotto un ottica pregiudizievole.

    Clelia

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  3. @ Lario3: grazie a te, i tuoi fumetti mi fanno spanciare. Giacobbo è favoloso!

    @Clelia: in effetti, fosse stata una donna probabilmente sarebbe finita nel circo o sulla croce (all'epoca ancora non si accendevano roghi).

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  4. Veramente affascinante questo blog, complimenti!!
    Ciao Desy.

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  5. Wow. Sai, Moreschini è stato il mio prof di latino all'università. E indovina su cosa verteva il corso monografico? Apuleio e la magia, ovviamente.

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  6. Grazie Desy.

    Moreschini è stato il tuo prof? Allora magari puoi aggiungere qualcosa, Tenar:

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.