sabato 30 agosto 2008

Il Mago di Cireggio



Erano in sette, ma qualcuno dice fossero otto. Forse non erano giovani, ma di certo si ritenevano coraggiosi. A ben vedere mettersi in sette contro un solo uomo, per di più anziano, non è certo una gran prova di coraggio. Anzi, possiamo dirlo chiaramente: è una gran vigliaccata. Non fosse che la loro vittima era tutt’altro che un uomo qualsiasi, ma nientemeno che il Mago di Cireggio, contro le cui fisiche né il prete, né i carabinieri avevano potuto alcunché.

Strana storia e tenebrosa è quella del Tensi, passato alla storia nelle osterie e nelle chiacchiere di paese come il Mago di Cireggio. L’uomo, come suggerisce il cognome, era forse originario dell’alta Valle Strona, ma risiedeva a Cireggio, comune indipendente a quei tempi e oggi frazione di Omegna. A dire il vero il Tensi non risiedeva esattamente a Cireggio. Si era scelto una posizione intermedia tra il piccolo nucleo abitato sull’altipiano, che allora non era stato ancora selvaggiamente occupato dall’edilizia popolare ed era coperto da campi e prati, e il sottostante borgo di Omegna. Attorno alla sua dimora, in regione Parogno, vi erano poche altre costruzioni: una casa detta “Algeri”, una cappella dedicata alla Vergine, la piccola torre di un roccolo di caccia e un pozzo.

Vale la pena di spendere qualche parola sul pozzo, perché anch’esso non era un comune pozzo. All’interno era infatti munito di solide sbarre di ferro che consentivano di scendere passo a passo fino al fondo, dove non c’era acqua, bensì un cunicolo che conduceva nelle viscere della collina giù fino ad Omegna, dove sorgeva la casa Zanni, nella via del Carrobbio. Il fatto non deve stupire, perché poco distante vi erano – e queste ancora vi sono – le rovine di un antico castello che difendeva il borgo di Omegna, l’antica Vemenia.
Inoltre, si dice che Cireggio sia costruito su qualcosa che assomiglia ad un immenso gruviera. Una antica frana, composta dai massi che cadevano – e ancora cadono – dal soprastante monte Castellazzo. Un terreno strano, quindi, ricco di pietre tra le quali vi sono dei vuoti. Piccoli buchi, nella maggior parte, ma sufficienti perché l’aria possa soffiare fuori calda d’inverno e fredda d’estate. Spazi talora sufficienti, forse, a consentire il passaggio occulto di una persona da casa a casa.

La scienza del Tensi non era però limitata solo ai misteri del sottosuolo. “Stregone grande quanto i massimi, re addirittura dei maghi malefici, se l’indole schiva e sprezzante non gli avesse vietato di volere corte o popolo su cui dominare” lo definì Mario Bottini su Lo Strona (n. 2. 1980).
Di certo attorno alla figura del Tensi giravano dicerie terribili. Si parlava del suo sadismo, manifestatosi in età precocissima. Del suo carattere scontroso e ostile, specie d’inverno quando faceva freddo. La sua stessa figura sembrava disegnata apposta per mettere paura: robusto, alto sebbene un po’ curvo di spalle, col sigaro piantato perennemente in bocca.
Ce lo immaginiamo vestito di nero, girovagare per il paese studiando qualche sua diavoleria, quando non era impegnato nei suoi passatempi. Allevatore di polli e api, si diceva che il suo fosse un gioco, perché nessuno lo aveva mai visto lavorare veramente, benché vivesse agiatamente.
Il suo miele, si diceva, aveva effetti portentosi. E le sue galline erano di una razza mai vista prima, buona per le uova e ottima da mangiare. Segreti gelosamente conservati dal Tensi, che per evitare che qualcuno potesse rubargli la razza vendeva le uova solo dopo averle forate per rimescolare il tuorlo e uccidere così l’eventuale embrione fecondato. Poi richiudeva in modo invisibile il guscio con la cera delle sue api e se ne andava al mercato ferocemente contento a vendere le uova.

Fin qui nulla di strano, direte voi, a parte un comportamento un po’ eccentrico. Così la pensavano forse anche i giovani della casa detta Algeri, che avevano preso l’abitudine di salire sul roccolo per cantare e fare musica. Il roccolo tuttavia aveva il difetto di essere era troppo vicino alla casa del Tensi, perché ciò non lo irritasse profondamente. Alcuni dicono per invidia della felicità altrui, altri per il fastidio di avere vicini così rumorosi.
Fatto sta che una sera, mentre i giovani cantavano, l’aria attorno al roccolo venne invasa da una strana nebbia all’interno della quale cominciarono ad apparire spettri, ombre, pietre volanti e bagliori, accompagnati da cigolii, stridori e rumori come se le porte dell’inferno si stessero aprendo e un’orda di demoni volesse sortire dal pozzo poco distante.
Tale fisica, come subito fu chiamata, venne subito attribuita dalla voce popolare al Mago. Il quale non negò, rincarando anzi la dose. Dopo la conquista della torre, abbandonata per lo spavento dai giovani, ad essere colpito dalla fisica fu un confinante, che aveva un terreno su cui il Tensi aveva messo gli occhi. Alla fine l’uomo, spaventato dal fantasma che si aggirava nottetempo, benché i più cinici sostenessero che sotto il lenzuolo si muovesse proprio il Tensi, gli vendette (o meglio
svendette) il campo.
Non per questo le fisiche del Mago attorno al roccolo finirono. Forse ci aveva preso gusto, anche perché ormai la gente veniva nelle notti di primavera e d’estate a vedere quelle meraviglie. Le più volte se ne tornavano a casa con le pive nel sacco, mentre il Mago li spiava ridendo. Altre volte però potevano osservare atterriti gli spettri e le rocce che si spaccavano, volavano e sembravano precipitare loro addosso, senza mai però toccare il suolo. Mentre il Mago li spiava ridendo, naturalmente.
Intervenne il prete. Intervennero i Carabinieri. Il Tensi non negava e non smentiva. Si dichiarava estraneo a tutto e la sera dopo ricominciava a fare le sue diavolerie.

Fu così che i sette che abbiamo incontrato all’inizio di questa storia decisero di dargli una lezione. Forse indossavano la camicia nera, che era di moda nel novecentoventiquattro e il Tensi, col suo caratteraccio li aveva sfidati. O forse no e c’era della ruggine per altri motivi. Fatto sta che gli diedero addosso, sette contro uno come abbiamo detto, lasciandolo pieno di botte. Il Mago sopravvisse, ma la fisica cessò, magicamente come era cominciata.

Qualcuno, di quelli che a posteriori sanno trovare la spiegazione razionale ad ogni cosa, sostenne più tardi che il povero Tensi fosse solamente dotato di lanterne magiche con cui proiettava, su vapori che suscitava combinando chissà quali elementi, le immagini di oggetti che ai rustici abitanti del primo dopoguerra sembravano manifestazioni magiche.

Questa voce tuttavia non riuscì comunque a scalfire la fama di grande Mago attribuita dal popolo al Tensi di Cireggio.

4 commenti:

  1. Accidenti che racconto terrificante, l'ho girato ai miei suoceri, magari hanno qualche altra informazione da condividere... !!! interessante come sempre !!!

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  2. "La notte delle Fisiche"
    http://www.mastronauta.it/
    workshop a partecipazione gratuita
    Omegna-Cireggio giugno-luglio 2014

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  3. "La Notte delle Fisiche"
    http://www.mastronauta.it/
    Omegna-Cireggio, giugno-luglio 2014

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    Risposte
    1. Grazie. Ne parliamo qui http://illagodeimisteri.blogspot.it/2014/05/la-notte-delle-fisiche.html

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.