martedì 11 agosto 2009

Una lunga gelida estate


Premessa

“Una lunga gelida estate” è il titolo di una serie di storie che ho trovato nel diario di Camilla. Inizialmente, devo confessarvi, non avevo colto il nesso tra di esse. Ci riuscii solo in un secondo momento, dopo averle ordinate e rilette. Camilla le aveva infatti annotate nel proprio diario senza seguire un ordine logico. Le storie erano inoltre inframmezzate da commenti drammatici suoi e riflessioni sull’incontro con il Ragno.
Commenti, per darvi un idea, di questo genere: “Non so cosa pensare… nella mia testa c’è tanta confusione… ci sono storie che si agitano come vespe impazzite chiedendo di uscire… e domande, tante domande… Qual è il mistero della Casa dalle 99 stanze e dalle 101 finestre? Chi è il Ragno? Cosa mi ha fatto? come ha potuto riempirmi la testa di così tante idee? Devo scrivere, scrivere, scrivere, se non voglio impazzire…”
Così Camilla ha cominciato a scrivere, ma almeno all’inizio le sue storie sono confuse e poco organizzate. È come se la penna non fosse ancora in grado di tramutare le idee in parole scritte.
Più avanti, lo anticipo per tranquillizzare i lettori e le lettrici che potrebbero stare in ansia per la sua salute mentale, Camilla imparerà a far fronte a questo fiume di idee, organizzando meglio il suo lavoro.
Per ora dovrò assumere il compito di editore, dando forma organica ai suoi scritti. Per farlo dovrò anche inserire delle parti di spiegazione e raccordo (sperando che le mie note non appesantiscano eccessivamente il racconto e non paiano inutile pedanteria) e dovrò intervenire sul testo della nostra Camilla, per ovviare agli errori causati da un generoso impulso della scrittura non accompagnato da adeguata tecnica. Anche per questo aspetto, però, vi invito a dare tempo e fiducia a Camilla.


Indice:

1. Il vulcano: La collera degli dei

1 - Il vulcano: La più grande eruzione della storia

2 - L’imperatore: La vecchia guardia muore

2 - L’imperatore: L’Imperatore e la pioggia


3 - L’anno senza estate: La neve in estate

3 - L’anno senza estate: Mille e ottocento e muori ghiacciato

4. Sul Lago Maggiore. Ricordi di tempi felici.


4. Sul Lago Maggiore. Ospiti illustri.

5. La villa sul lago. La villa sul lago.

5. La villa sul lago. L’amante infedele.

5. La villa sul lago. Il cavaliere pallido.

5. La villa sul lago. Scriveremo una storia dell’orrore.

6. Albè. Viaggio in Grecia con vampiro.

6. Albè. Lord Ruthven

7. Il cavalier Elfo. Christabel.

7. Il cavalier Elfo. L'alchimista della poesia.

8. Il Vampiro. La vicenda di una donna curiosa.

8. Il Vampiro. La nascita di un mito.

9. Frankenstein. Deliri notturni.

9. Frankenstein. Il Prometeo moderno.

Epilogo.

Note bio-bibliografiche.


lunedì 10 agosto 2009

Concorso "Racconta il tuo mistero 2009"

Il Lago dei Misteri, in collaborazione con Siamo in Onda il Talk show di Puntoradio, presenta l’edizione 2009 del concorso “Racconta il tuo mistero”.

Se desideri partecipare non devi far altro che leggere il Regolamento.

Se invece desideri un sunto veloce dei contenuti del concorso, ecco le FAQ:

  • CHI? Possono partecipare tutti i bloggers, quale che sia la loro “tribù” (Blogger, Libero, ecc.) di appartenenza, che vogliano scrivere una storia del mistero.
  • COSA? Le storie del mistero possono appartenere, indicativamente, a tre generi: leggende locali; descrizione di luoghi misteriosi; vicende e creature misteriose. Le storie non devono superare i 2800 caratteri, spazi esclusi (Nota: editor come word possiedono uno strumento specifico, per ciò non è necessario contare manualmente).
  • DOVE? Ciascun blogger deve pubblicare la storia del mistero sul proprio blog. Non sono ammessi racconti postati come commenti su blog di altri.
  • QUANDO? Le storie devono essere pubblicate dal 1 gennaio al 31 ottobre 2009.
  • PERCHÉ? A parte il piacere di farlo? Bene, sono previsti dei premi: la storia vincente sarà letta in diretta durante la trasmissione Siamo in Onda, il Talk show di Puntoradio. Il vincitore riceverà inoltre una pubblicazione sulle storie del Lago d’Orta in omaggio. Una menzione andranno al secondo e terzo classificato.

Regolamento

1. Al concorso “Racconta il tuo mistero” possono partecipare tutti i bloggers, quale che sia la loro “tribù” (Blogger, Libero, ecc.) di appartenenza, scrivendo racconti brevi originali e inediti in lingua italiana. Ogni concorrente può iscrivere al massimo tre storie.

2. L’argomento dei racconti è il mistero. Le storie possono quindi parlare di:
  • leggende;
  • descrizione di luoghi misteriosi;
  • vicende e creature misteriose.

3. Le leggende e i racconti di storie locali devono essere riscritti dal blogger, che dovrà indicare la zona in cui sono state raccolte.

4. È vietato il copia incolla da altri siti, così come copiare da altri testi scritti. Si ricorda che il plagio di opere di altri autori è perseguibile legalmente ed è moralmente riprovevole anche dopo la scadenza dei diritti legali. La violazione di questa regola porta all'esclusione del concorrente.

5. La lunghezza massima consentita è di 2800 caratteri, spazi esclusi.

6. I misteri devono essere pubblicati sui blog dal 1 gennaio al 31 ottobre 2009. Nel post che contiene il mistero deve essere riportata la frase “Concorso Racconta il tuo mistero 2009”. Entro le ore 24.00 del 31 ottobre 2009, a pena esclusione, l’autore dovrà lasciare un commento su Il Lago dei Misteri in cui dovrà dichiarare:

  • la volontà di partecipare al concorso,
  • la presa visione e accettazione del regolamento.
Dovrà altresì indicare il link della pagina in cui ha pubblicato il suo mistero. La pagina (o le pagine) dovrà essere accessibile ai lettori senza restrizioni.

7. Alla chiusura del concorso su http://illagodeimisteri.blogspot.com verrà pubblicato l’elenco completo dei racconti coi link alle pagine degli autori, aprendo la seconda fase del concorso, durante la quale i lettori potranno votare i tre misteri preferiti.
I tre misteri più votati dai lettori saranno esaminati da una giuria, il cui giudizio sarà motivato e insindacabile. I componenti della giuria non possono partecipare al concorso.

8. Il mistero vincitore sarà letto sabato 12 dicembre a Siamo in Onda, il Talk show di Puntoradio. Successivamente sarà pubblicato come Pillola di Mistero su YouTube - illagodeimisteri's Channel. All’autore o autrice del racconto vincente sarà inoltre inviata una pubblicazione sulle storie del Lago d’Orta in omaggio. Verranno assegnate menzioni speciali per il secondo e il terzo classificato.

9. Il concorso vuole stimolare nei blogger il desiderio di scrivere, raccontare e tramandare storie “del mistero”, leggende e ricordi di fatti e luoghi misteriosi. Non ha finalità di lucro e non prevede né la pubblicazione cartacea dei racconti né tanto meno compensi di natura economica. I partecipanti si impegnano a concorrere con lealtà e buona fede.

domenica 9 agosto 2009

La Vipera e il Cavaliere


Come ho annunciato ieri, ecco il resoconto di Vele sull'incontro con la Villeggiante.

Era da un po’ di tempo che non rivedevo la Villeggiante, ma qualche giorno fa è rientrata nella mia vita per raccontarmi una storia incredibile. Ci siamo date appuntamento alla Feltrinelli vicino al Duomo, dopo il lavoro.

Mentre sfogliavamo i libri della sezione Fantasy, vedevo che fremeva dalla voglia di raccontarmi qualcosa… ma un qualcosa di così strano che perfino lei esitava. L’ho incoraggiata e alla fine mi ha detto:
“Vele, ti ricordi l’ultima volta che sono stata in villeggiatura? Quando ho conosciuto la vipera Cornelia?”
“Certo. Mi hai detto che vive nella stessa isola di Alfa, che ha modi distinti e che ti ha dato lo spunto per il prossimo mistero da indagare.”
“Sì, il fatto è che assomiglia al biscione dello stemma visconteo di Milano… ma ecco, devo rivelarti un’altra cosa: non era un metafora quando parlavo di modi distinti. E’ veramente un animale senziente, e parla. Solo a te posso raccontare cose simili! Non lo trovi strano, vero?”
Io ovviamente non ho battuto ciglio. A parte il fatto che sono cresciuta a pane e leggende e che incontro personaggi strani in continuazione, avevo già letto qualcosa di Cornelia nel blog di Alfa.
Così, una volta sedute sulle morbide poltrone della libreria, l’amica mi ha fatto leggere questa parte del diario rosso che tiene sempre con sé:

La Vipera Cornelia assomigliava stranamente all’immagine sullo stemma visconteo, fatta eccezione per il bambino in bocca naturalmente. Ricordavo di aver visto ad Orta questo affresco, così, non appena ho potuto mi sono recata nuovamente al lago d’Orta. Lì mi sono messa subito a cercarlo, fotografando nel frattempo quello che mi sembrava più interessante. Alla fine ho ritrovato l’affresco, su un edificio della Piazza.
Dopodiché ho deciso di tornare al rifugio di Alfa per chiedere spiegazioni. Come mi era accaduto la prima volta, mi è bastato sedermi su una barca per essere facilmente trasportata sull’isola. Lui non c’era, ma ho ritrovato Cornelia che mi ha accolto cordialmente, facendo gli onori di casa.
Le ho subito posto alcune domande:
“Signora Vipera Cornelia, potrei chiedere cosa hanno a che fare i Visconti con il Lago d’Orta?”

Arrivata a quel punto della lettura, la Villeggiante mi spiegò:
“Vedi, ho pensato di rivolgermi a lei chiamandola Signora Vipera Cornelia perché dai modi mi sembrava una vipera di alto lignaggio. Infatti mi ha trattata con molto riguardo.”
Io sorrisi: sapevo, grazie al blog di Alfa, quanto può essere suscettibile quella vipera se non trattata col dovuto rispetto; la Villeggiante aveva istintivamente trovato il canale di comunicazione migliore per rivolgersi a lei.
Proseguii con la lettura:

Lei mi rispose: “Invero la famiglia dei Visconti aveva possedimenti e castelli nella zona delle colline tra il lago Maggiore e il Lago d’Orta, come i castelli di Massino e Invorio, dove nacque Matteo I Visconti, primo Signore di Milano.”
“Molto interessante, Corn… ehm, Signora Vipera Cornelia! Mi piacerebbe, se non sono troppo indiscreta, fare luce su un altro punto: ho notato una strana somiglianza tra Lei e la vipera raffigurata sullo stemma dei Visconti. È solo una coincidenza?”
“Devi sapere, cara ragazza, che io e Sempronio discendiamo da una nobilissima e antichissima stirpe di serpenti parlanti. Un giorno una mia antenata, di nome Ginevra, si trovava in un prato, quando giunsero al galoppo numerosi cavalieri. Temendo di essere calpestata da decine di zoccoli ferrati o uccisa a colpi di lancia dagli uomini che indossavano armature di ferro, si nascose sotto una pietra. Inaspettatamente uno di quegli uomini depose il suo elmo proprio accanto alla pietra, sdraiandosi nel prato per riposare. Ginevra rimase immobile per qualche minuto, poi si affacciò per vedere se c’era modo di allontanarsi indisturbata. Si accorse tuttavia che in cielo volteggiavano degli uccelli, così, temendo anche questo nuovo pericolo, decise di scivolare dalla pietra all’elmo e da questo ad un cespuglio poco distante.
Quando fu entrata nell’elmo, tuttavia, la celata si richiuse imprigionandola. Da quella prigione arroventata dal sole cercò a lungo una via di fuga, finché, quando le sembrava di aver trovato un varco verso l’alto, l’elmo fu improvvisamente scosso e sollevato, facendola quasi cadere. Sentì che qualcosa dì metallico stava entrando dentro ed in breve si trovò schiacciata tra la cotta metallica dell’uomo e l’elmo. Quando infine riuscì a fatica a strisciare fuori, si trovò in cima ad un elmo sulla testa di un cavaliere, in groppa ad un cavallo lanciato al galoppo.
Gli altri cavalieri notarono la scena e cominciarono ad urlare, indicando nella sua direzione. Qualcuno persino mise mano alla spada, ma nessuno osò menare un fendente per paura di colpire il Cavaliere. Quest’ultimo allungò la mano, guantata di ferro, afferrandola.
Ginevra, temendo per la sua vita, si decise a parlare:
“Azzone Visconti, Signore di Milano, risparmiami, come io non ti recai danno alcuno!”.
L’uomo, sorpreso per quelle inaspettate parole, l’osservò per qualche istante, dopo di che la lanciò su un cespuglio, dove atterrò morbidamente, invece che sul prato, dove sarebbe stata uccisa orribilmente. In seguito Azzone, ricordandosi di quell’episodio, inserì la Vipera nel proprio stemma, raffigurando se stesso come un bambino che esce indenne dalla sua bocca.”

Il brano terminava qui.
“E poi?” ho chiesto.
“E poi mi sono congratulata per il coraggio dell’antenata di Cornelia, e l’ho ringraziata per il suo racconto. Ti rendi conto? Una leggenda così antica, narrata dalla discendente della Vipera Viscontea! Se vuoi, puoi usare questa parte di diario per narrare la leggenda ai lettori del tuo blog e del blog di Alfa.”
“Sì, ma una volta risolto questo mistero? Ce ne saranno altri? E tornerai al lago d’Orta?”
Lei mi ha strizzato l’occhio con quel suo fare un po’ furbetto:
“Certo che ci saranno altri misteri! E dove ci sono misteri, io sono sempre lì ad indagare… ”


Le "storie del quaderno rosso" fanno parte dei "Misteri a quattro mani" scritti da Vele ed Alfa.

sabato 8 agosto 2009

La Vipera e la Villeggiante

Durante la mia assenza, alcune settimane fa, la Villeggiante ha pensato bene di venire nuovamente a trovarmi. Ancora una volta, inspiegabilmente, è riuscita a trovare un passaggio su di una barca che l’ha condotta alla Seconda Isola.
Su questo aspetto ho chiesto chiarimenti al mio famiglio, che si è limitato ad un lieve mormorio, simile al rumore del vento sul pelo dell’acqua, che ho interpretato come un’alzata di spalle con questo significato: «La Villeggiante dispone di un segreto potere, di cui lei stessa è ignara. Un potere in grado di aprirle molte porte. Non troverai mai un rifugio abbastanza nascosto, pertanto farai bene ad accettarla definitivamente tra i tuoi amici.»
Rassegnarsi a questo suo incontrollabile andirivieni non significa che mi voglia disinteressare di ciò che combina. Pertanto ho chiesto cosa sia successo sull’isola, in mia assenza, all’unica in grado di dare una risposta alle mie curiosità: Cornelia.
Come ho già avuto modo di accennare qualche volta, Cornelia è uno degli abitanti della Seconda Isola del Lago d’Orta. Ad essere onesti dovrei ammettere che l’isola è più sua che mia, dal momento che vi abitava ben prima che io vi ponessi piede grazie al Lago dei Misteri. Un giorno vi racconterò come ciò accadde, la storia però sarebbe troppo lunga e rischierebbe di allontanarci dall’argomento.
Torniamo dunque a Cornelia. Per chi non lo sapesse, o per chi non lo ricordasse, Cornelia è una vipera. Mi sono chiesto, varie volte da quando l’ho incontrata, a quale specie possa appartenere. Pur non essendo un esperto di vipere, dopo aver consultato Wikipedia, posso escludere che si tratti di un aspide o vipera comune (Vipera aspis), diffusa su tutto il territorio nazionale tranne in Sardegna; ugualmente non è un marasso (Vipera berus), frequente nell'Italia settentrionale; e tanto meno la vipera dell'Orsini (Vipera ursinii), presente solo sull'Appennino. Posso escludere persino sia una vipera dal corno (Vipera ammodytes), che vive nell'Italia Nord-orientale.
Sono invece certo che Cornelia appartenga ad una specie ben distinta da queste quattro. L’ho compreso in quanto presenta due corni piuttosto sviluppati sulla testa, ma soprattutto per un’altra caratteristica: Cornelia parla. Non intendo con questo che sembra comprendere le mie parole e risponda con movimenti del corpo. No! Cornelia parla proprio, utilizzando un italiano forbito e talora un po’ desueto.
Quando giunsi sull’isola mi rivolse subito la parola dal sasso su cui prendeva il sole. Come immaginerete facilmente rimasi sbalordito ed impaurito all’inizio, ma Cornelia fu subito molto educata e rassicurante, al punto che divenne ben presto parte della famiglia.
Peraltro Cornelia non è sola. Ha un compagno, con le stesse sue doti. Sempronio tuttavia, è molto riservato, non ama conversare e preferisce passare il suo tempo in biblioteca, leggendo vecchi volumi di storia…
Dopo queste sinuose divagazioni, torniamo però al punto di partenza. Quando la Villeggiante giunse sull’isola non trovò me, che ero in viaggio, bensì Cornelia. Le ho chiesto di raccontarmi cosa accadde. Inutilmente. Cornelia si è limitata a sibilare “vecchie storie di famiglia”.
Per saziare la mia curiosità ho quindi dovuto rivolgermi alla mia amica Vele, che mi ha trasmesso il contenuto del diario della Villeggiante.

Domani leggerete il suo racconto.

venerdì 7 agosto 2009

Amicizie pericolose


L’ora dell’aperitivo è tempo di confidenze, cui nemmeno io riesco a sottrarmi. L’altra sera, ad esempio…

«Mi è capitata una cosa particolare…».
Il Filosofo solleva lo sguardo dal bicchiere incuriosito, interrogandomi silenziosamente.
«Come sai» proseguo «ho a disposizione delle chiavi con cui posso accedere a luoghi generalmente interdetti alle persone normali...»
Il Filosofo sorride. Solo allora mi rendo conto dell’involontaria auto ironia.
«Naturalmente non intendevo che sono posti riservati a persone anormali…» preciso.
«Naturalmente…» ride «vai avanti…»
«Qualche tempo fa mi è capitato un fatto… hai presente quelle cose a cui sul momento non dai peso, ma che più tardi, quando ci ripensi…»
Il Filosofo annuisce e infilza un’oliva con lo stuzzicadenti. Gli piacciono le olive…
«Mi trovavo davanti ad uno di questi luoghi, quando mi si avvicina una donna, che accompagnava una ragazzina. La donna appariva visibilmente interessata a quel luogo e cercava un modo per entrarvi. Le ho risposto che ciò non era possibile. Che occasionalmente l’accesso era permesso, ma che in quell’occasione proprio non lo era.»
«Conosco questo genere d’insistenza» sorride il Filosofo attaccando le arachidi salate. «Con me la usano quando vogliono una guida in vendita senza pagare i due euro del prezzo di copertina.»
«Già… comunque la donna si rivolge alla ragazzina e le dice: “Allora hai capito? Se vuoi entrare non c’è che una cosa da fare: devi farti amico questo signore…” Ti rendi conto?»
Il Filosofo comincia a tossire. Un’arachide ha rischiato di andargli di traverso.
«È la stessa reazione che ho avuto io» gli dico dopo aver constatato che non sta rischiando la vita. «Anche se a scoppio ritardato. Ero a casa, mi stavo quasi per addormentare e quella che sul momento mi era sembrata una frase stupida mi è ritornata in mente in tutta la sua grottesca assurdità.»
«Naturalmente non intendeva quello...» tossisce il Filosofo.
«No, chiaramente no!» rido. «Niente vergine data in pasto al drago, grazie al Cielo! Però la cosa è lo stesso sconcertante.»
«Già» il Filosofo scuote la testa. «Fatti amico un uomo per ottenere qualcosa. Bell’insegnamento davvero da dare ad una ragazzina! Poi magari la stessa persona si lamenta della Tv e dei modelli che trasmette!»
Intuisco che la conversazione sta scivolando su un terreno pericoloso per l’umore del Filosofo. La sua ex fidanzata sta cercando in tutti i modi di sfondare nel mondo dello spettacolo e, da quello che ho sentito, si è fatta molti amici per riuscire nel suo intento. In questi giorni poi si parla di possibili fiction da girare sul lago e c’è molta fibrillazione in certi ambienti.
Il Filosofo però non sembra preoccuparsi di questo, stasera.
«A proposito di gente che vuole entrare in luoghi dove non potrebbe entrare: mi è sembrato di vedere la Villeggiante qualche giorno fa. Stava scattando delle fotografie.»
«Non parlarmene!» mi metto la mano sulla fronte. «Sapessi cosa ha combinato mentre ero via…»


Se volete sapere cosa ha fatto la Villeggiante, amica della mia amica Vele (la ricordate, vero?) non vi resta che attendere fino a domani…

giovedì 6 agosto 2009

Ultim’ora

Notizie drammatiche giungono da Ameno e Gozzano, sprofondando nell’orrore tutta la popolazione.

Questa mattina un nutrito gruppo di Francesi, provenienti da Arona, risalendo per i boschi dietro il Mesma, ha invaso il paese di Ameno, sfondando gli usci e portando via ogni oggetto di valore. Un amenese, finito nelle loro mani, è stato crudelmente seviziato.

L’azione è da ritenersi una vendetta per i tragici fatti accaduti ieri. Gli stessi francesi avevano infatti già tentato di entrare in paese, risalendo per i boschi e passando per la stretta valle del rio Membra. Lì erano stati affrontati da una squadra di uomini di Ameno che, nascosti nei fossati e dietro le piante, avevano teso loro un’imboscata, impedendo il passaggio. Nel violentissimo scontro a fuoco che ne era seguito, che i testimoni hanno descritto come una vera e propria battaglia, i Francesi avevano avuto la peggio, lasciando sul terreno parecchi feriti.

Oggi, ricevuti rinforzi, i Francesi hanno ritentato l’impresa, riuscendo ad eludere la sorveglianza e piombando su Ameno in forze. La tragedia ha un aspetto grottesco, in quanto i Francesi credevano che il paese attaccato fosse il ben più ricco Miasino. Così, insoddisfatti del bottino, sono calati su Gozzano tentando di ripetere il saccheggio. Qui però hanno trovato i gozzanesi già in allarme e ritirati sull’altura del Castello coi loro beni. Un altro violento scontro a fuoco si è subito acceso coi difensori.

In questo caso i Francesi hanno avuto la peggio, riportando parecchi feriti e alcuni morti. In preda all’ira i saccheggiatori stavano per ritirarsi, quando si sono imbattuti in un gozzanese che si trovava, per caso, fuori dal paese. Su di lui hanno infierito selvaggiamente, giungendo a smembrarne orribilmente il cadavere e gettarne i pezzi entro le mura del Castello. Solo allora, come avendo saziato la loro furia selvaggia, gli invasori si sono ritirati oltre il confine, dirigendo su Borgomanero.

Questo, probabilmente, è quanto avremmo potuto leggere il 6 agosto 1644, su un’ipotetica “Gazzetta della Riviera”, come cronaca dei fatti realmente accaduti 365 anni fa.

mercoledì 5 agosto 2009

Il diario di Camilla. 3 di 3.


Come una farfalla notturna Camilla ha seguito la luce. Come una farfalla notturna, Camilla sente, improvvisamente, qualcosa di appiccicoso aderirle addosso, qualcosa da cui, nonostante gli sforzi, non riesce a liberarsi. Alcuni fili sembrano volerla abbracciare, altri la stringono dolorosamente. Più si dibatte più la tela le si appiccica addosso. Finché desiste e rimane immobile, fissando due luci simili ad occhi che la scrutano dall’oscurità.
“Come ti chiami?” domanda la voce nel buio.
La ragazza, terrorizzata e impossibilitata a muoversi, risponde a quella domanda, quasi meccanicamente.
“Camilla...” commenta la voce. “Un tempo, ci fu una guerriera col tuo nome. Abile nelle armi e formidabile in battaglia...”
“Non ne ho mai sentito parlare” risponde la ragazza.
“Lo so, ci sono tante storie che ignori. È un vero peccato…”
La ragazza riesce a notare una nota amara in quella voce, ma ormai in lei la paura sta prendendo rapidamente il sopravvento. Tanto che comincia ad urlare, pregando quell’oscura creatura di liberarla. Le sue grida provocano però una reazione inattesa.
“Prima che potessi rendermene conto, il Ragno fu su di me, mordendomi sul collo.”
Un morso lungo, simile a quello di un vampiro, dolcemente atroce.
“Ora saprai” dice il Ragno alla fine. “E racconterai le storie che ti ho insegnato, scrivendole sul tuo diario. Tra due anni, infine, tornerai qui.”
Camilla racconta di non ricordare cosa accadde dopo.
Si ritrovò, un po’ frastornata, fuori dal labirinto sotterraneo dove fu raggiunta dagli amici, spaventati per la sua lunga assenza. Di quell’incontro nel buio non portava tracce, se non due piccolissimi segni sul collo. E decine di racconti, che le giravano nella mente.

Storie che Camilla prese poi davvero a trascrivere nel suo diario e che, un po’ alla volta, vi proporrò.


Il diario di Camilla.
Parte 1: il diario.
Parte 2: la casa dalle 99 stanze e dalle 101 finestre.
Parte 3: il Ragno.

martedì 4 agosto 2009

Il diario di Camilla. 2 di 3




“Per festeggiare il mio sedicesimo compleanno decisi di guidare la banda nella casa abbandonata.”
Queste semplici parole aprivano una fase nuova del diario. Lo stile era improvvisamente cambiato e benché non fosse da premio letterario quanto meno, tutto d’un tratto, erano scomparse le K, le X al posto dei “per” e tutte le altre abbreviazioni derivate dalla scrittura degli SMS.
Il dover leggere frasi scritte in quello che a me appariva come un codice ingenuamente concepito con l’idea di essere compreso solo dagli iniziati, aveva reso fino a quel punto la decifrazione particolarmente penosa.
Frasi, per dare un esempio, come “xké 6 1 sTrOnzA” dove solo l’ultima parola nel testo originale (come del resto tutte le altre ripetitive parolacce) era scritta in italiano, sebbene alternando a casaccio maiuscole e minuscole.
Il racconto di questa avventura mi parve subito interessante. L’abitazione abbandonata in cui Camilla e i suoi amici erano diretti aveva uno strano nome: “la casa dalle 99 stanze e delle 101 finestre”. C’era infatti un mistero collegato all’edificio. Benché tutte le stanze avessero una sola finestra sull’esterno e fossero state contate 99 stanze, il numero totale delle finestre visibili sulle facciate era di 101.
Il che, naturalmente, induceva a pensare che vi fosse almeno una, se non due, stanze segrete nella casa. Proprio alla ricerca delle stanze segrete si muovevano i ragazzi, capitanati da Camilla. Stando infatti alle sue parole, l’intraprendente ragazza era a capo di una piccola banda di adolescenti, comprendente anche il suo fratellino.
Impossibile per me attribuire a ciascuno di essi un carattere preciso, essendo indicati con soprannomi e talora solo con l’iniziale. L’impressione era piuttosto che fossero tutti dei comprimari, dipendenti in vario modo da Camilla, che del gruppo doveva essere la personalità più forte. Questa per lo meno era l’impressione ricavabile dalle parole della ragazza stessa.
“Quando fummo nella casa ci dividemmo, per esplorare ogni angolo. Con me c’era P., ma quella fifona non se la sentì di scendere nello scantinato, così la lasciai ad aspettarmi in cima alle scale.”
Mi sembra quasi di vedere Camilla che scende per quella stretta scala, verso il buio delle cantine, facendosi luce con la torcia elettrica; il labirintico susseguirsi di stanze buie; le porte socchiuse e cigolanti; l’odore di chiuso e di muffa…
Eppure Camilla avanza. Nonostante la paura, che confessa solo al suo diario; nonostante lo schifo per le ragnatele sul volto; nonostante la paura di imbattersi nei ratti. O in qualcosa d’altro, perché la fantasia lavora in quel labirinto di stanze, corridoi e ombre minacciose paiono nascondersi dietro ogni angolo. Finché anche Camilla ne ha abbastanza e decide di tornare indietro.
Proprio allora, la luce della torcia si spegne. Camilla non si perde d’animo, in un primo momento, e mette mano al cellulare, ma anche questo si rifiuta di rispondere ai suoi comandi, nonostante ne avesse ricaricato la batteria la sera prima.
Camilla è sincera, col suo diario, cui confida l’autentico terrore provato in quell’istante, le lacrime che le rigano il volto e l’angoscia che le impedisce persino di urlare. Solo la paura più forte di andare a picchiare contro una parete o cadere in un buco le impedisce di mettersi a correre in preda al panico.
Ansimando si guarda attorno, cercando di udire un suono che possa indicarle la via di uscita. Poi, disperando di trovarla, comincia a chiedere aiuto. Chiama i suoi amici per nome. Lancia richiami. Chiede se qualcuno può sentirla. Finché, alla fine, qualcuno risponde.
“Da questa parte.”
Camilla non riconosce la voce, che le giunge flebile, ma si muove speranzosa in quella direzione.
“Avrei dovuto diffidare, forse” si giustifica Camilla con il senno del poi “ma non mi sembrava di avere alternative. E poi, come avrei potuto immaginare che ci fosse qualcun altro lì sotto?”
Tastando le pareti con le mani Camilla segue la voce che la chiama, l’indirizza, l’invita a prestare attenzione alle porte, agli ostacoli, ai gradini da scendere e da salire. Finché vede una luce pallida davanti a sé, una luce che l’attira come fosse una farfalla notturna.


Il diario di Camilla.
Parte 1: il diario.
Parte 2: la casa dalle 99 stanze e dalle 101 finestre.
Parte 3: il Ragno.

lunedì 3 agosto 2009

Il diario di Camilla. 1 di 3.


Passeggiando per le strade minori di quelli che un tempo erano chiamati “Castelli Cusiani” m’imbattei in un diario. Se ne stava quasi rannicchiato, se mai un diario può assumere questa posizione, sul bordo della strada, come un cane abbandonato allo scoppiare dell’estate da un padrone con niente cuore e ancora meno cervello.
Il diario naturalmente non risaliva al tempo dei Castelli Cusiani, perché questo comune scomparve poco dopo la Seconda Guerra Mondiale. No, era un diario più recente, anzi, decisamente giovane. Non potei sottrarmi all’impulso di raccoglierlo.
“Per scoprire di chi è e restituirglielo” dissi a me stesso.
Altre volte l’avevo fatto, del resto. Con un libro o un’agenda, ad esempio. In questo caso, però non vi era alcuna indicazione sull’autrice del diario. Che fosse una donna, anzi, una giovanissima donna, lo si capiva chiaramente dai colori usati e dai cuoricini che svolazzavano di pagina in pagina, accompagnati da tanti “T.V.B.” e persino da qualche “T.A.T.”
Un unico nome compariva, ripetutamente, al punto da farmi pensare che fosse quello della proprietaria: Camilla. Pensai di consegnarlo ai Carabinieri perché lo custodissero in attesa che la proprietaria lo reclamasse, ma era venerdì sera ed ero in procinto di partire per un week end in montagna, così, quasi senza accorgermene, lo infilai nella borsa e mi scordai completamente della sua esistenza.
Quella fine settimana, tuttavia, fu piovosa, e costretto all’immobilità dentro quattro pareti di una piccola stanza, senza televisione, computer e libri, stanco infine del sudoku, mi ritrovai di nuovo in mano il diario. Cominciai distrattamente a sfogliarlo, per vedere se mi fosse riuscito di trovare un numero di telefono di qualche amico di Camilla, da chiamare per segnalare il ritrovamento..
Confesso che la lettura non si rivelò, almeno all’inizio, particolarmente interessante.
Il diario raccontava di una ragazza come tante, con tanta buona volontà di diventare grande e poche idee confuse su come riuscirci. Di dissidi coi genitori, incapaci di comprenderla. Di pensieri astratti e di infatuazioni per questo o quel ragazzo di un’amica improvvisamente divenuta avversaria detestabile ed orribile a vedersi o sopportarsi. Pensieri cui facevano seguito pagine piene di sensi di colpa e pentimenti scritti tra le lacrime. Per farla breve, una lettura noiosa sempre sul punto di diventare morbosa.
Anche se, devo dire, su un punto non potevo che essere d’accordo con Camilla. Davvero qualcosa accade nella testa dei ragazzi e delle ragazze quando diventano padri e madri. Improvvisamente dimenticano di quanto confusi, tristi e soli si sentissero da adolescenti; di come avessero i cuori dipinti in bianco e nero, prima che l’esperienza non svelasse loro le mille dolorose tonalità del grigio; di quanto sia impresa grande, e talora disperata, crescere senza farsi troppo male.
Stavo per interrompere la lettura quando giunsi ad un punto che cambiò tutto.



Il diario di Camilla.
Parte 1: il diario.
Parte 2: la casa dalle 99 stanze e dalle 101 finestre.
Parte 3: il Ragno.

domenica 2 agosto 2009

Il raduno di Lugos


Con la fine d’ottobre l’anno celtico terminava per ricominciare con la festa di Samonios. Le due feste principali del calendario celtico dividevano l’anno in due metà uguali e cadevano il 1 novembre e il 1 maggio. Rispettivamente erano Samonios (metà scura) e Beltane (metà chiara).
Agli inizi di agosto, quando il Sole era a metà strada del suo apparente percorso tra il Solstizio d’estate e l’Equinozio d’autunno, le popolazioni celtiche d’Europa celebravano l’ultima grande festa dell’anno. Era la festa più popolare e gioiosa, dedicata al dio Lugos (detto anche Lug o Lugh, dai celti delle isole) anche nel nome: Lughnasa (“Raduno di Lugos”).
Lugos era la principale divinità celtica. Lo sappiamo dalle centinaia di iscrizioni votive e monumenti figurati e dal numero di città che ne celebravano il nome, come Lug-dunum (“fortezza di Lug”, oggi Lione). Lo sappiamo dalla testimonianza di Giulio Cesare, che riferisce:

“Il dio che [i Galli] onorano di più è Mercurio, le cui statue sono le più numerose, che considerano l'inventore di tutte le arti, che è il dio che conduce sulle vie e in viaggio; che reputano il più abile ad assicurare i guadagni ed a proteggere il commercio."
Cesare, La guerra gallica [VI: 17]

Cesare, secondo una prassi tipica del mondo romano, identificava come “Mercurio” la divinità indigena chiamata "Lug" (il "luminoso") che aveva caratteristiche simili, seppure non identiche, a quelle del dio greco romano. A differenza del Mercurio Romano, Lug era però il capo delle divinità celtiche.
Lughnasa era una festa pacifica, celebrata con giochi, corse, gare di poesia, eloquenza e musica. Era anche la festa del re in carica, della mietitura, dei frutti. In quei giorni si concludevano trattative e contratti matrimoniali. Gli sposi saltavano nel fuoco di Lug e grandi banchetti si celebravano all’aperto, sulla cima delle colline.

Buona parte di queste tradizioni sono andate perdute. In particolar modo la concorrenza della festa latina delle feriae Augusti (“riposo di Augusto”, alla base della festa di “Ferragosto”) istituita dall'imperatore Ottaviano Augusto nel 18 a.C., portò a spostare molti festeggiamenti dall’inizio alla metà del mese.
Qualche traccia forse è rimasta. Lo farebbe pensare ad esempio l’usanza di salire agli inizi d’agosto al Sacro Monte d’Orta, festeggiando in compagnia e allegria con pranzi all’aperto.

sabato 1 agosto 2009

La Signora degli animali. Parte 2, Il richiamo del sogno

La Signora degli animali mi si avvicina, abbassando il tono della voce, per raccontarmi la sua storia.

«Negli anni Trenta del Novecento viveva in Orta una ricca signora, bellissima, ricchissima e stravagante. Così anticonvenzionale da essersi separata dal marito ed aver vissuto altre vicende amorose in un’epoca in cui questo comportamento era considerato molto scandaloso, se non ai limiti della follia. Non è questo tuttavia che volevo raccontarti. La signora aveva un cugino più giovane, il quale, secondo l’uso dell’epoca, la chiamava zia. Un giorno i due si incontrarono nella piazza di Orta…
“Buongiorno zia!” la salutò il ragazzo, che aveva circa vent’anni.
“Ti ho sognato questa notte” gli rispose lei ridacchiando.
Il giovane, che dall’estrosa zia si aspettava qualche battuta, le domandò cosa stesse facendo, dentro il suo sogno.
"Vegliavi un teschio sul piazzaletto vicino alla darsena di Villa Natta!" fu la risposta divertita della donna.
Il giovane scrollò le spalle, dimenticandosi dello strano sogno della “zia matta”, come tutti i parenti pensavano, o della “zia originale” come dicevano.
Passarono gli anni. Il giovane si era fatto uomo ed era andato ad esercitare la sua professione in Veneto, lasciando Orta. Vi tornava solo di tanto in tanto a trovare i parenti. Aveva perso però i contatti con la zia, che pure non viveva più in paese.
Un giorno però l'uomo sentì un impulso strano. Improvvisamente sentì il desiderio di tornare ad Orta. Affidò la sua bottega al garzone, prese il cappello e si diresse alla stazione. Giunse ad Orta con l’ultimo treno, attorno alle 22,30. Quale strana agitazione lo pervadeva, spingendolo ad affrettare i passi nel buio, sulla strada che scendeva sinuosa tra le ville ed il lago?
Ad un tratto, alla luce dei lampioni vide sul piazzaletto di fronte alla villa Natta, un gran carro funebre. Si guardò attorno, ma non c’era nessun altro lì attorno. Nessuno oltre a lui e alla bara senza fiori, chiusa all’interno del veicolo.
Turbato e spaventato accelerò il passo fino alla piazza, trovò un bar aperto e s’infilò dentro, chiedendo qualcosa di forte. Poi domandò notizie di quel carro, inspiegabilmente fermo davanti alla villa.
Gli dissero che l’autista era giunto da Roma e che, non trovando nessuno, se n’era andato a dormire in albergo lasciando il carro in attesa del funerale, che si sarebbe svolto il giorno seguente. E quando chiese chi fosse il morto gli risposero facendo il nome della zia.
Allora l’uomo uscì di corsa e tornò presso il carro, vegliando tutta la notte il cadavere della zia che gli aveva dato quell’appuntamento molti decenni prima.»

venerdì 31 luglio 2009

La Signora degli animali. Parte 1, una nuova amica.

È il Filosofo, anche questa volta, a parlarmi di lei; a descrivermela; e a presentarmela. Quasi che il suo compito fosse quello di introdurre, ogni volta, nuovi amici sul Lago dei Misteri.
Chiamerò questa nuova amica la Signora degli animali. Ogni orfanello a quattro zampe trova infatti sicuro rifugio nella sua dimora, accudito e protetto dalla Signora che, tra una lettura ed una tazza di the, trova sempre il modo per coccolarli.
La Signora degli animali, tuttavia, non ha voluto conoscermi solo per offrirmi una tazza di the. Non che non si sia bevuto dell’ottimo the verde giapponese, ma fin da subito comprendo che quell’incontro ha uno scopo preciso…
«Devi sapere» mi confida «che ebbi modo di frequentare i salotti ortesi, ai tempi in cui ce n’erano molti. Salotti esclusivi in cui, oltre alle classiche storie di corna, si raccontavano anche storie tenebrose, piene di mistero. Storie che vorrei raccontare a te perché tu possa tramandarne il ricordo nel tuo blog. Naturalmente con la dovuta discrezione…»
Rassicurata sul fatto che la sua identità sarebbe rimasta segreta, la Signora cominciò a narrarmi la prima di queste storie...

(continua domani)

giovedì 30 luglio 2009

La Preia Batizaa


Esiste una pietra a Bugnate, sulle colline sopra Gozzano, non lontano dal Colle della Madonna della Guardia da cui, si dice, gli uomini debbano stare lontani. Avvicinandosi troppo potrebbero sentire infatti il pianto dei bambini che le donne in età fertile andavano a prendere in quel luogo.

Il masso è denominato Preia Batizaa (Pietra Battezzata) forse per via delle numerose coppelle che ne ornano la sommità.

mercoledì 29 luglio 2009

Lo scanna brag


Ad Omegna tra le case della frazione di Cranna c'è un masso, gelosamente difeso dagli abitanti, chiamato lo “scanna brag" (che potremmo tradurre "il rompi calzoni").
Su di esso generazioni di ragazzi si sono lasciati scivolare, incuranti delle numerose coppelle che lo decorano... e dei rimproveri delle madri preoccupate per le toppe da applicare al fondo schiena.
Anche in questo caso è probabile che l'origine dell'usanza sia legata ad antichi culti della fertilità praticati dalle donne in età fertile in tutta Europa.
Nel Belgio Vallone esiste un masso simile, accanto ad una cappella chiamata, in modo irriverente, "Notre Dame de Ride-Cul" (Nostra Signora del Grattaculo).


Una nota curiosa: il termine brag, usato in dialetto per indicare i calzoni, deriva dalle "bracae", vestito indossato dai Celti ai tempi in cui i romani portavano invece la gonna e irridevano i barbari perché avevano "paura femminea" a mostrare le gambe.

martedì 28 luglio 2009

Le coppelle del Monte Zuoli


Su un'altura sopra Omegna, chiamata Monte Zuoli, vi sono alcune rocce in cui furono scavate, in tempi antichi, piccole conchette chiamate coppelle.
Nelle vicinanze si trovano anche due rocce levigate che i bambini utilizzavano come scivoli. Si racconta però che anche le donne che non riuscivano ad avere figli vi si sedessero e, alzate le vesti, si lasciassero scivolare per concepire un figlio direttamente dalla potenza generatrice della Terra.

lunedì 27 luglio 2009

Lingue morte




Il video dell'ultima Pillola di Mistero trasmessa a Siamo in Onda per la stagione 2008/09, il 6 giugno scorso.

L'argomento sono le lingue morte, il testo è qua.

sabato 25 luglio 2009

Week end nella blogosfera - 1


Per questo fine settimana ho deciso di lasciare da parte i misteri del lago e fare due passi nella blogosfera. Mi è bastato mettere un piede nella rete per imbattermi subito in un blog singolare.

Benché parli di scrittura, non è un blog che impegni la lettura, dal momento che è costituito quasi esclusivamente da immagini.
Perchè l'hai scritto è il suo nome e raccoglie scritte divertenti segnalate da vari collaboratori. L'ho scoperto grazie alla SaDiCa che a sua volta l'ha scoperto navigando per caso.
Panamon Rn+, questo il nome del blogger, ha voluto ospitare anche una mia foto, tratta dal blog fratello del lago dei Misteri, Immagini del Lago d'Orta.

Chiudo con una massima di Panamon Rn+: "Non scrivete sui muri degli altri! Usate la tela: dura di più e si vende meglio".

venerdì 24 luglio 2009

La Madonna del Suffragio

Chiesa di S. Biagio della Pagnotta a Roma


All’inizio di giugno vi parlai degli strani fenomeni segnalati dal Cotta all’inizio del Seicento. Se non ricordate, potete rileggere la prima e la seconda parte della storia.
L’argomento, naturalmente, non è esaurito. Fiorella Mattioli Carcano, esperta di tradizioni e religiosità popolare, ha voluto inviarmi un suo breve testo sull’argomento. La ringrazio e voglio condividerlo con voi per approfondire la questione e segnalare questa interessante tradizione legata alla “Madonna del Suffragio”.
Una tradizione che richiama, tra l’altro, la presenza cusiana a Roma, argomento di cui pure si è parlato in questo blog.

«La Madonna del Suffragio. Questo titolo mariano per il Cusio è attestato solo nella chiesa ortese di S. Quirico, antica parrocchiale della Riviera orientale, collegato con l’erezione della confraternita della B. V. Maria del Suffragio dei Morti, che assistevano nel momento della morte e organizzavano il funerale dei componenti più poveri della comunità. Gli associati si impegnavano a pregare e far celebrare messe per i defunti, al fine di abbreviarne la permanenza in purgatorio. Peculiare dell’epoca fu la devozione alle anime del purgatorio, sovente connessa a quella della Madonna delle Grazie, del Suffragio o a quella del Crocifisso, è fortemente presente e si prolunga nel tempo, collegata a momenti di forte insicurezza sociale, di imprevisti e paure singole e collettive, che provocavano un alto tasso di mortalità. La preghiera in suffragio e in richiesta alle anime del purgatorio si collega, inoltre, con inconsce, ancestrali paure, che vedevano sempre una sorta di pericolo costituito dalla figura del morto, che non avendo pace poteva tornare ad arrecare danno ai viventi. Le anime del Purgatorio che non potevano pregare per la loro liberazione potevano essere intercessori per i viventi. A loro volta i devoti dovevano aiutarle per via di grazia e per via di giustizia, con le indulgenze ed i suffragi. In quest’ottica sono da leggersi la costruzione, a opera soprattutto delle compagnie del Suffragio, degli Ossari, presenti presso molti cimiteri, edifici in cui l’arte barocca trova una sua particolare espressione. Il Cotta ricorda il fervore di queste compagnie, accresciuto a suo parere: «verso il principio del corrente secolo per i fantasmi, larve, ombre, fochi ed orribili spettri che di notte appariscono accompagnati da strepiti spaventosi, da’ quali oggidì per intercessione dell’anime purganti, il paese è tutto libero ». La confraternita ortese venne fondata a Roma nel 1592, presso la chiesa di S. Biagio della Pagnotta da alcuni ortesi là emigrati per lavoro; in seguito l’associazione di era spostata alla chiesa del Suffragio in via Giulia il 20 ottobre 1620 o, secondo altra fonte, il 20 gennaio 1625. Nel 1648 i confratelli, dall’iniziale numero di una quarantina, erano oltre ottanta: questa attiva associazione promosse la realizzazione della statua della Madonna del Suffragio ad opera del Giulini, con anime purganti, e fra il 1694 e 1697 commissionò la costruzione dell’ossario.»

Fiorella Mattioli Carcano

Da: Fiorella Mattioli Carcano, “Scultura lignea e indirizzi di culto nel Cusio” in “La scultura lignea tra ‘600 e ‘700 nelle valli alpine e prealpine fra Piemonte e Lombardia”, a.c. di M. dell’Omo e F. Mattioli Carcano, Bolzano Novarese, Testori, 2008.

giovedì 23 luglio 2009

La spia del lago



Nella notte del 6 dicembre 1944, il Maggiore William V. Holohan, comandante di una missione segreta dietro le linee nemiche incaricata di coordinare i rifornimenti alleati alle formazioni partigiane, scomparve misteriosamente a San Maurizio d'Opaglio, sul lago d'Orta.
Il racconto è anche un affettuoso omaggio ad un famoso giallista italiano ...

Il video della Pillola di Mistero letta a Siamo in Onda il 23 maggio.

mercoledì 22 luglio 2009

Lo gnomo ombrellaio, parte 2


Parte 1

Ho pubblicato ieri il racconto della Maga sul Tarùsc, lo gnomo ombrellaio del Vergante. Molti lettori mi hanno chiesto di tornare sull’argomento, così ho deciso di svelarvi come nasce questa storia.

L’occasione può essere utile tra l’altro per chiarire ulteriormente come "Il lago dei Misteri” affronti il tema delle leggende. Mi è giunta voce, infatti di fotocopie del blog passate di mano in mano, di sussurri nelle sere, di voci che circolano insistentemente…
Non senza lo sconcerto di qualche benpensante, che confonde la blogosfera con il “famigerato” You Tube”, contro il quale pensa di dover dire ogni male possibile. Così per principio, come spesso accade per le cose che non si capiscono e che non si riesce a padroneggiare bene. Dimenticando, o ignorando, che senza internet (coi suoi vari sistemi di comunicazione, da Facebook a Twitter, da You Tube alla blogosfera ecc.) nulla sapremmo, ad esempio, della protesta dei giovani iraniani contro il regime teocratico e poliziesco che controlla gli altri organi di informazione.

Torniamo al nostro gnomo ombrellaio, partendo dalla storia. Come scrivevo nella nota storica pubblicata ieri, il Vergante fu realmente terra di ombrellai, che tra loro utilizzavano un gergo segreto, il tarùsc, per comunicare senza essere compresi dalle orecchie dei non iniziati. Oggi di quella tradizione resta il Museo dell’Ombrello e del Parasole a Gignese, fondato settanta anni fa. In esso sono conservati oggetti unici che testimoniano la moda del parasole, un tempo complemento irrinunciabile dell’abbigliamento femminile.
Questa lingua non era un dialetto, ma un gergo segreto di una gilda organizzata di artigiani. Per tradizione essi sceglievano i propri apprendisti solo tra i bambini (l’apprendistato iniziava attorno ai 7-9 anni) della propria zona. Non era una vita facile, quella dell’ombrellaio, sempre in giro per le strade, estate ed inverno, ma molti di loro fecero fortuna, aprendo botteghe in Italia ed all’estero.


Venendo allo gnomo… ho trovato questa leggenda vagabondando su internet, ripetuta più o meno simile in vari siti. La pagina più documentata è quella di una scuola pubblicata nel 2002. La fonte originaria dovrebbe essere il libro di Daniela Piolini, “Il basilisco e i suoi amici”, Alberti Editore, Verbania, 2002.



Non ho indagato oltre, ma presumo che il Tarùsc sia una “scoperta” della scrittrice. Mi sembra interessante notare come il suo racconto, che collega l’origine di una tradizione lavorativa del Verbano Cusio Ossola ad una creatura del Piccolo Popolo stia rapidamente diventando leggenda. Internet è la grande piazza del XXI secolo, dove ogni voce può diventare realtà e le leggende corrono liberamente, alimentando un nuovo immaginario collettivo.

Venendo al Lago dei Misteri, occorre precisare una cosa. Ogniqualvolta trovate in azione uno dei miei amici (la Maga, il Filosofo, il Rubinettaio, l’Intortatore, l’Avvocato Volpicini, Caronte e persino il Maestro) dovete prestare attenzione. La voglia di narrare sta prendendo decisamente il sopravvento su ogni altro aspetto. La leggenda lascia pertanto il posto alla fiaba, al racconto, alla fantasia.
Nel suo racconto la Maga ha voluto raccontare, a modo suo, l’incontro tra lo Gnomo e l’Ombrellaio, rielaborando la materia prima fornita dalla leggenda con gli strumenti classici della fiaba (l’incontro/scontro tra la creatura magica e l’uomo; il patto; il segreto/tesoro, ecc.).
Ne nasce una storia nuova, eppure antica, in cui realtà e fantasia sono mescolati in modo quasi irriconoscibile. Sul risultato finale lascio a voi lettori, naturalmente, il giudizio.

Questo è ciò che succede, frequentemente, in questo sito. Per questo è inutile pretendere di trovare in queste pagine virtuali testimonianze di prima mano da saccheggiare impunemente per completare le proprie ricerche…

martedì 21 luglio 2009

Lo Gnomo ombrellaio, parte 1

«Devi sapere» mi racconta la Maga «che sulle pendici del Mottarone vive uno gnomo alto mezzo metro, dal pelo rosso e il cappello a tricorno. Il suo nome è Tarùsc. Essendo sovente in viaggio usa il cappello come borsa da viaggio. Adora i rospi e ha una gran passione per gli ombrelli, che adora sopra ogni cosa. È invece misantropo e diffidente verso gli uomini, cui un tempo giocava brutti scherzi. Così fece anche con un uomo del Vergante, la fascia di colline che separano il Cusio dal Verbano. Ogni notte entrava in casa del poveretto e gli faceva ogni sorta di dispetto.
Alla fine l’uomo, esasperato, tese una trappola al Tarùsc, spargendo un vasetto di farina per terra. Lo gnomo, entrando in casa quella notte, vide la farina per terra e, spinto dalla sua pignoleria, cominciò brontolando a raccogliere granello per granello. Era così preso da questa occupazione da non accorgersi dell’arrivo dell’alba. Col sorgere del sole il Tarùsc perde infatti i suoi poteri e per l’uomo, che aveva finto di dormire sino ad allora, fu facile balzare dal letto e in quattro salti afferrarlo ed infilarlo in un sacco.
“Ti ho preso, finalmente” gli gridò. “Cosa farò di te, ora, importuno d’uno gnomo? Ti prenderò e ti butterò nel lago, in modo da punirti per sempre per la tua malvagità.”
Lo gnomo, spaventatissimo, cominciò a piangere e a supplicarlo di essere clemente, ma l’uomo se lo caricò in spalla e fece il gesto di uscire dalla porta. Allora lo gnomo lo supplicò di nuovo, in lacrime, assicurandogli che avrebbe esaudito tre desideri. Di più non gli era concesso dalla sua natura. L’uomo si fece pregare ancora un poco, poi accondiscese alla sua richiesta e gli disse:
“Mostrami dove tieni il tuo tesoro” ordinò, estraendolo dal sacco e legandolo saldamente con robuste corde.
Lo gnomo pianse e gli indicò la strada. Quando giunsero sul posto, l’uomo guardò nella grotta, ma rimase deluso.
“Ci sono solo ombrelli qui dentro!” esclamò. “Dov’è il tesoro?”
“Questo è il mio tesoro” pianse lo gnomo. “Non conosco niente di più bello di questi parasole colorati, che mi fanno ombra d’estate e di questi parapioggia di tela cerata per ripararmi dall’acqua quando piove.”
L’uomo rimase un po’ a pensare, poi comprese che in effetti quello poteva essere un modo per diventare ricco.
“Insegnami a costruire i parasole e gli ombrelli più belli che si siano mai visti!”
Lo gnomo smise di piangere e come impazzito per la gioia gli spiegò ogni segreto della costruzione e della riparazione. I suoi occhi ardevano come fiamme, mentre parlava, felice di aver trovato qualcuno con cui potesse condividere la sua passione. Così l’uomo imparò a costruire in poco tempo pezzi meravigliosi. Pensava già ai soldi che avrebbe potuto fare con quest’arte, quando un pensiero salì a turbargli la felicità.
“Avrò bisogno di aiutanti, quando il lavoro andrà bene. E si sa come vanno queste cose: qualcuno ascolterà i nostri discorsi e mi ruberà il mestiere. In breve ci saranno ovunque ombrellai e io sarò nuovamente povero.”
“No” gli disse lo gnomo. “Se il tuo desiderio è proteggere questo tuo segreto, io posso aiutarti facilmente.”
Appena l’uomo gli ebbe risposto di sì, lo gnomo gli insegnò la sua lingua segreta.
“Con questa potrai parlare ai tuoi apprendisti e loro con te, senza che nessuno possa capirti.”
Così fu. L’uomo fu di parola e liberò lo gnomo, che da allora si guardò bene dal giocare brutti scherzi, per paura di finire nuovamente in trappola.
L’uomo fu il primo degli ombrellai del Vergante e i suoi discendenti iniziarono a girare per ogni strada a riparare ombrelli e parasole, parlando tra loro una lingua segreta, il Tarùsc.»


Nota storica: il Vergante fu realmente terra di ombrellai, che tra loro utilizzavano un gergo segreto, il tarùsc, per comunicare senza essere compresi dalle orecchie dei non iniziati. Oggi di quella tradizione resta il Museo dell’Ombrello e del Parasole a Gignese, fondato settanta anni fa. In esso sono conservati oggetti unici che testimoniano la moda del parasole, un tempo complemento irrinunciabile dell’abbigliamento femminile.


Seconda parte

lunedì 20 luglio 2009

Rimedi sicuri per tenere lontana la folgore, parte 2


Si dice che per far cadere lontano il fulmine sia sufficiente bruciare rami di ulivo benedetto o di Erba di San Giovanni, l'Iperico (Hypericum perforatum), da raccogliere rigorosamente nella notte di San Giovanni.
L'Iperico è famoso anche come pianta “cacciadiavoli” perché, strofinato tra le mani, le sue foglie producono “il sangue di San Giovanni”, un liquido rossastro che macchia le dita. Ideale quindi per allontanare tutte le influenze negative.

Questo è quanto tramanda la tradizione popolare, perlomeno. Vi consiglio vivamente, per maggiore sicurezza, di munirvi anche di un buon parafulmine...

Vedi anche "Rimedi sicuri per tenere lontana la folgore".

sabato 18 luglio 2009

Il lago dei misteri e i misteri del software

Da qualche tempo mi veniva segnalato che questo blog non era visibile ad alcuni lettori. Ho riflettuto a lungo sul problema, senza cavare un ragno dal buco, devo dire.
Ora, dopo lunghe meditazioni, grazie all'apporto fondamentale di Tenar, sono finalmente venuto a capo del mistero.
Internet Explorer, nella nuova versione che di solito viene scaricata automaticamente dai PC, non supporta, almeno in una delle sue configurazioni, la galleria di Pillole di Mistero video pubblicate su You Tube, che era incorporata nel blog.
Eliminata la galleria video, il problema è stato miracolosamente risolto. Almeno lo spero. Se così non fosse, vi prego di segnalarmelo...

Già, ma come fareste non riuscendo ad aprire il blog?

venerdì 17 luglio 2009

I racconti di Perry Zona



“Nel suo cuore coltiva la speranza di trasmettere alle persone che leggono, almeno un pizzico della gioia che prova quando scrive. Il suo nome è Perry… Perry Zona.”

All’interno della trasmissione Siamo in Onda sono previsti spazi dedicati alla lettura di racconti inediti; brevi storie, adattate alla lettura radiofonica. Sono varie le “voci” che si alternano raccontando piccole grandi vicende.
Oggi voglio parlarvi di una di loro, l’amica Perry, che all’interno del programma ha conquistato un suo spazio, la “Perry Zona”. Una zona magica, la “Perry Zona”, dove le bambole, gli alberi, persino gli astri parlano, raccontando le loro piccole grandi vicende, ricche di fantasia e gioia.

Con piacere ho tra le mani da qualche settimana un agile libretto di 94 pagine, “On Air” in cui sono raccolti 25 racconti di Paola Amadeo, “Perry” per amore di Puntoradio. Una lettura piacevole, per un fine nobile: tutto il ricavato della vendita sarà infatti devoluto in beneficenza.

Paola Amadeo, On air. I racconti di Perry Zona su Puntoradio, Tutti Autori, Milano, 2009, www.lampidistampa.it

giovedì 16 luglio 2009

Cinquecento!


Chi l’avrebbe mai detto? Il cinquecentesimo post…
Non c’era nessuno all’inizio, poi siete cresciuti e siete ancora qui, sempre più numerosi.

67 sostenitori Blogger de "Il lago dei Misteri"

28 del suo fratellino "Immagini del Lago d'Orta"

e poi, su
Facebook

203 amici di Alfa dei Misteri

145 membri del gruppo “Il lago dei misteri”

188 fan de “Il lago dei misteri”

Grazie a tutti!


PS
Da piemontese non potevo che festeggiare celebrando una delle icone italiane più famose prodotte da questa regione...

mercoledì 15 luglio 2009

Misteriosi appuntamenti teatrali

Segnalo alcuni appuntamenti teatrali da non perdere.

16 luglio AMENO, CORTILE DEL MUNICIPIO (O PARCO PUBBLICO)


Ore 21.30 LORENZA ZAMBON “Seconda lezione di giardinaggio per giardinieri planetari”- Teatro ambientalista- Prima regionale.

Ad Ameno la fondatrice della Casa degli Alfieri, una casa del Teatro tra le colline del Monferrato dove soggiorna abitualmente un gruppo di artisti e dove altri trovano il luogo adatto per pensare e progettare. In questa prima regionale, Lorenza Zambon presenterà uno spettacolo nel quale sarà centrale il “giardino”, come luogo da conservare e prendersene cura, eredità per le nuove generazioni. Una lezione buffa, tra il pratico e il filosofico!!!
Ingresso: 2.00 €

In caso di pioggia: Spazio museale o sala operaia



17 luglio GERMAGNO, PIAZZA

Ore 21.30 TEATRO DELLE SELVE “Elettroshow”- Teatro di clown.

Per grandi e bambini uno spettacolo di clown, del quale sarà protagonista Beniamino, un operaio che decide di dare una svolta alla propria esistenza abbandonando la ditta di impianti elettrici per il quale lavora per cimentarsi nel teatro. Costantemente accompagnato dall’icona di Fred Astaire, Beniamino parte per un’avventura che lo porterà ad un’America forse solo sognata…

In caso di pioggia: sala polivalente.



18 luglio PELLA, PIAZZA MOTTA

Ore 17.00/ 19.00 TEATRO DEL CORVO Laboratorio costruzione burattini

Il Teatro del Corvo vanta esperienze in scuole, biblioteche e strutture pubbliche presso le quali ha realizzato laboratori e corsi sui burattini e pupazzi, sulle ombre, sul teatro, la musica, i libri e la poesia. Oltre ai burattini e ai trampoli, nel lavoro della compagnia entrano a far parte pupazzi di medie e grandi dimensioni, differenti strumenti musicali, la poesia e il cantastorie.

In caso di pioggia: SPAZIOTEATRO SELVE.



19 luglio Orta, SACRO MONTE

Ore 21.30 LUCIA VASINI e DANIELA PICCARI “La Passione di Mario Luzi”- Teatro d’attore e di poesia.

Si tratta di un’altissima meditazione sull’incarnazione, la morte e risurrezione di Gesù, rivolta a laici e credenti di ogni religione, intesa come progressione dolorosa al ricongiungimento con il Padre e come cammino mortale verso la resurrezione. Scritta da Mario Luzi per Papa Giovanni Paolo II, in occasione della Santa Pasqua del 1999, è una vera e propria Via Crucis.
Con Lucia Vasini, diplomata alla civica scuola d’arte drammatica Paolo Grassi di Milano, conosciuta in campo teatrale e televisivo per essere apparsa al fianco di Paolo Rossi, di Diego Abatantuono e per aver condotto Cantagiro e con Daniela Piccari, attrice e musicista.

In caso di pioggia: chiesa o sala del convento.


Maggiori informazioni su

SPAZIOTEATRO SELVE
R.M. SUL LAGO D'ORTA –
Direzione: Teatro delle Selve
P E L L A - L a g o d' O r t a (No)
sede operativa: v. Zanotti 26 - 28010 Pella
sede legale: v. Carmine 5 - 28010 Ameno
0322 969706 - 339 6616179
www.teatrodelleselve.it

martedì 14 luglio 2009

Giornata di protesta dei blogger

"Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere."
Articolo 19 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (1948)


Questo blog consente, attraverso la possibilità data a chiunque, in forma palese o anonima, di commentare, precisare, rettificare qualsiasi argomento, nel libero dibattito tra idee.
La moderazione dei commenti è attiva solo per prevenire spamming o commenti offensivi verso terzi e non è, né sarà mai, esercitata per sopprimere la libertà di commento o rettifica.
Questi sono principi universali di convivenza civile. Francamente non sentivo il bisogno di veder aumentare ulteriormente lo smisurato numero delle leggi di questo paese con un'apposita e controversa nuova norma.

Per maggiori informazioni sull'argomento rimando a questo articolo.
Per quanto riguarda la giornata di protesta dei blogger vedere qui.

lunedì 13 luglio 2009

I cinque impiegati delle Poste che non vorreste mai incontrare

Gli amici dell’aperitivo si sono divertiti a stilare la classifica degli impiegati delle Poste che non vorreste mai incontrare. Naturalmente mi dissocio completamente e solidarizzo appieno con i lavoratori di un’Azienda i cui standard qualitativi sono famosi in tutto il mondo.


Il Bradipo
I suoi sono gesti da cinema al rallentatore. Sceglie la busta da consegnarvi con la stessa lenta freddezza di un giocatore di poker. Si trascina cautamente dal banco alla cesta delle lettere, ponendo un piede davanti all’altro come se sulla sua schiena poggiasse il peso del mondo. Impiega mezz’ora per ogni più semplice operazione. Digita sulla tastiera utilizzando il solo indice della mano destra, verificando puntualmente dopo ogni lettera che la digitazione sia corretta.
Se volete spedire una busta o ritirare un pacco è consigliabile seguire un corso di meditazione Zen prima di recarvi nel suo ufficio. La tentazione di saltare il bancone ed insegnargli in modo creativo come usare le altre nove dita di cui dispone poterebbe essere, altrimenti, troppo forte…


La Mistress
Indossa normalmente pantaloni di pelle nera e body aderente leopardato, utilizza un linguaggio che farebbe arrossire uno scaricatore di porto e lo schiocco della frusta, che nasconde sotto il bancone, sparge il terrore tra i presenti. È capace di imporre le più severe pene corporali a chiunque si azzardi, timidamente, ad allungare il collo per vedere se qualcosa si muove da dietro la fila di pensionati in ginocchio sui ceci in attesa del ritiro della pensione.
Non è consigliabile entrare nel suo ufficio se non in caso di assoluta necessità o se non si è convintamente masochisti.


Il Passante
La sua presenza dentro l’ufficio è puramente casuale. Transitava, anni addietro, davanti all’uscio quando un suo amico lo supplicò di prendere il suo posto. Solo il tempo di andare a fare una commissione. Sono passati alcuni lustri da allora, ma è inutile chiedergli di fare qualsiasi operazione più complessa della spedizione di una lettera o del pagamento di un bollettino. In compenso vi intratterrà raccontandovi l’unica barzelletta sui Carabinieri che conosce.
Consigliabile solo se l’alternativa per ingannare il tempo è guardare la lavatrice in fase di centrifuga o chiudervi le dita nella portiera dell’auto.


Il Cerbero
Comincia guardarvi in cagnesco non appena varcate la soglia del suo ufficio. Di sesso indefinibile, sul suo volto è impressa a fuoco una maschera da cinghiale con tanto di zanne prominenti. Se anche l’ufficio è deserto e non ci sono altre persone attorno all’edificio nel raggio di un chilometro, non azzardatevi a non prendere il numerino all’ingresso. Una volta giunti al banco vi fulminerebbe con lo sguardo ed alzando il dito indice vi intimerebbe di tornare indietro a prenderlo.
Entrate nell’ufficio solo se siete molto coraggiosi oppure lasciate ogni speranza, varcando la soglia voi che osate.


Il Supplente
Notate il suo arrivo per le lettere infilate a casaccio sotto le porte. Pare abbia appreso il metodo di distribuzione della corrispondenza osservando la pallina girare nella roulette. Le lettere del vicino nella vostra cassetta vi potrebbero forse aprire spiragli sulla sua vita segreta se non fosse un novantenne sulla sedia a rotelle, perciò meglio utilizzarle come ostaggi per riavere ciò che vi appartiene.
Unico rimedio? Recarsi all’ufficio postale per ritirare la corrispondenza di persona. Sperando di non incontrare uno degli altri impiegati…

E voi, cosa ne pensate? qual è il vostro preferito? Oppure ne volete segnalare altri?

domenica 12 luglio 2009

L'inopportuno ospite quotidiano





Quasi ogni sera riceviamo la visita di un ospite non invitato. Si tratti di una grigliata sul lago, di un concerto all'aperto, di una festa danzante, lui si presenta, tossendo forte e facendo di tutto per attirare l'attenzione. Poi comincia a rinfrescarsi la gola in modo indecoroso facendo cadere dappertutto gocce sempre più abbondanti.
Infine comincia a ruggire, brontolare e strepitare, picchiando a destra e a sinistra, finché gli ospiti fuggono e gli organizzatori vedono il loro lavoro andare in fumo, talora letteralmente.
Che ci volete fare? L'estate, questa estate in particolare, è il regno del signor Temporale.

sabato 11 luglio 2009

Un tranquillo week end d'ozio


Complice l'estate, la voglia di lavorare va in vacanza.

Così passerò il fine settimana leggendo "I pensieri oziosi di un ozioso" ("Idle Thoughts of an Idle Fellow, a book for an idle holiday") un libro pubblicato nel 1886 da Jerome Klapka Jerome, autore famoso anche per uno dei libri che adoro "Tre uomini in barca (per tacere del cane)".

Tra le massime di Jerome ne richiamo una, che mi pare in sintonia con il post di oggi "Adoro il lavoro. Passerei ore a guardare gli altri mentre lavorano."

venerdì 10 luglio 2009

Presentazione delle opere finaliste del Premio Stresa di Narrativa

Città di Stresa - Assessorato alla Cultura
Associazione Turistica Pro Loco di Stresa
con il sostegno di
Regione Piemonte - Assessorato al Turismo
Presentano

PREMIO STRESA DI NARRATIVA
Presentazione delle opere finaliste con gli Autori

sabato 18 luglio
Raffaele Nigro - “Santa Maria delle battaglie” (Rizzoli)

giovedì 6 agosto
Giuseppe Conte - “L’adultera” (Longanesi)

sabato 8 agosto
Peppe Fiore - “La futura classe dirigente” (Minimun Fax)

mercoledì 26 agosto
Paola Capriolo - “Il pianista muto” (Bompiani)

Tutti gli incontri si terranno alle ore 21.15 presso l’Hotel Regina Palace
• entrata libera •

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.