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sabato 12 agosto 2023

Incubi sul lago


La richiesta è cortese e accompagnata da un gentile sorriso. A parte questo il contenuto non può che attirare tutta la mia attenzione. Una persona si sta aggirando attorno al lago dei misteri, muovendosi in un labirinto di enigmi sulle tracce di un nome. Lo conosco bene e non mi sorprende che generi porte in faccia e risposte evasive, perché è di quei nomi che possono ancora fare paura, nonostante sia passato molto tempo.

Come potrebbe essere diversamente d’altronde per colui che fu il maestro di generazioni di torturatori? Un personaggio che si trovò personalmente a combattere creature che si facevano beffe di preghiere ed esorcismi di fronte ai quali i diavoli più potenti erano fuggiti gridando. Le cui ricerche si spinsero talmente oltre i limiti di quelle Colonne d’Ercole che sono la Morale e la Ragione che i suoi stessi libri finirono con l’essere messi all’Indice dei libri proibiti, rinchiusi dentro armadi chiusi a chiave e consultati solamente dai più alti in grado tra gli Inquisitori nelle loro notti più tempestose. Uno scrittore che nel segreto del suo studio componeva commedie che sono uno sberleffo sarcastico all’erudizione ottusa e libresca dei suoi contemporanei, insinuando il dubbio che fosse ben consapevole di quanto la vita sia una grande farsa. Una figura, insomma, che si muove in quella zona grigia tra storia e leggenda, verità e menzogna, in cui è difficile distinguere la luce dalla tenebra e basta un passo sbagliato per trovarsi faccia a faccia con l’incubo.

La notizia oltretutto giunge dopo notti, e giorni, pieni di sogni inquieti, intervallati da strani avvertimenti, con la sensazione di un imminente accadimento. Sono quelle situazioni che, quando capitano al mio amico Ottavio Errante, generano sequenze di eventi dall’esito assolutamente imprevedibile. 

Nel mio piccolo, senza farmi troppo impressionare, sono pronto ad entrare anch’io nel labirinto. Sulle tracce di Ludovico M. Sinistrari.


mercoledì 25 maggio 2016

Il Mago Alfa

Mago Alfa 


Domenica scorsa, in occasione del Girolago Bimbi organizzato dall’Ecomuseo del lago d’Orta e Mottarone, nei boschi sopra Lagna, ha fatto la sua apparizione una strana figura, che si è presentata come Mago Alfa. Anzi, così l’hanno introdotto le sue aiutanti, Maga Robinia e Maghetta Matilda, che hanno pure avvertito i bambini che si trattava di un mago pasticcione.

Maghetta Matilda e Maga Robinia

Il nostro, per non smentirsi, si era infatti addormentato in piedi, come i cavalli, e i piccoli ospiti hanno dovuto urlare il suo nome così forte che è un miracolo che non gli abbiano rotto i timpani. 

Una volta sveglio ha iniziato a preparare la sua pozione magica. A dire il vero non proprio subito, perché si è accorto di aver perso nel bosco, dalla tasca bucata, tutti gli ingredienti e pure la sua tavoletta magica. Così i bambini hanno dovuto improvvisare una caccia al tesoro per recuperare 

lacrime di unicorno
sangue di drago
polvere elfica
oltre naturalmente alla tavoletta magica.

Li hanno scovati quasi subito, dentro barattoli ben chiusi, su cui erano apposte delle etichette. Considerata l’età in larga misura pre scolastica degli ospiti (per la maggior parte erano tra i 4 e i 7 anni) queste riportavano l’immagine della creatura fantastica.

Risolto questo primo problema Mago Alfa ne ha dovuto affrontare un altro. Avendo dimenticato a casa gli occhiali non riusciva a leggere la tavoletta magica. Purtroppo nessuno dei bambini, compresi i pochi che a scuola avevano già imparato a leggere, era in grado di decifrare gli strani glifi e pure Maga Robinia ha dovuto gettare la spugna. Si trattava infatti di una tavoletta proveniente dall’Isola di Pasqua, mentre lei sa leggere solo quelle dell’Isola di Natale!

Comunque, tendendo molto le braccia, gli occhi del vecchio mago hanno saputo sciogliere l’enigma consentendo la preparazione della pozione. Gli ingredienti sono stati mescolati dentro una bottiglia decanter: prima le trasparenti lacrime di unicorno, poi il rosso sangue di drago, infine la bianca polvere elfica, che immediatamente ha riempito di bolle e schiuma la bottiglia, portando la pozione a risalire nel collo della bottiglia fin quasi a traboccare.

A quel punto è stata versata in un pentolone, mescolata e grazie a una pipetta è stata utilizzata in piccole gocce per bagnare i sassolini che i bimbi avevano raccolto mentre cercavano gli ingredienti magici. Infine le due scatolette coi sassi e la pozione sono state riposte in un’antica cassa magica.


Antiche e arcane formule sono state recitate e le scatolette finalmente ripescate, non senza una breve battaglia col draghetto che abita la cassa.

L’intenzione del Mago era quella di preparare un filtro che desse ai bambini la forza di proseguire il viaggio. Una pozione dal portentoso sapore tra il minestrone e le verdure cotte. Tuttavia il mago pasticcione deve aver sbagliato qualcosa, perché quando ha aperto le scatole, invece della pozione sono piovute... caramelle!

I bambini hanno comunque mostrato di gradire l’errore e si sono precipitati a prenderle, imitati da molti genitori, peraltro!


Parte spoiler
Se volete sapere cosa contenessero in realtà i barattoli andate avanti a leggere...

Le lacrime di unicorno erano... aceto bianco di alcol.
Il sangue di drago... colorante alimentare rosso mescolato a una goccia di detersivo dei piatti di colore rosso.
La polvere elfica... del bicarbonato in polvere.

Il rosso serve a dare colore alla pozione, mentre la reazione chimica è data dall’incontro tra il bicarbonato e l’aceto, che produce l’effervescenza. Il detersivo non è indispensabile, ma aumenta e rende più resistenti le bolle.

Si tratta di un semplice esperimento che potete fare anche a casa. Abbiate solo l’accortezza di farlo vicino al lavandino o a una bacinella per versare il troppo pieno. Mi raccomando, NON fatelo sul tappeto preferito della mamma!

Ovviamente l’età del pubblico ha reso più semplice la magia, perché nessuno ha chiesto di vedere cosa contenesse la cassa... 

mercoledì 16 settembre 2015

La donna che tentò di salvare il lago





Cesarina Monti, più nota come Rina Monti e, talvolta, come Rina Monti Stella (Arcisate 1871 – Pavia 1937), fu una scienziata italiana. Biologa, fisiologa, limnologa e zoologa, nel 1907 fu la prima donna ad ottenere una cattedra universitaria nel Regno d'Italia.

Alla fine degli anni Venti fu lei a comprendere, contro l'opinione di illustri e più famosi colleghi, che la causa della scomparsa del pesce dal lago d'Orta, fino a quel momento pescosissimo, era da attribuire all'inquinamento. Gli scarichi curpoammoniacali della ditta tessile Bemberg, infatti, uccidevano il plancton determinando l'interruzione della catena alimentare.

Per ricordare la storia di Rina Monti e della "Santa Bemberg"



Giovedì 17 Settembre 2015
all’Hotel L’Approdo ore 21.00

PH 

Spettacolo teatrale 
di Domenico Brioschi
con Floriano Negri e Domenico Brioschi

La storia del lago d’Orta e della signora Rina Monti che pose per prima la questione se Industria e Ambiente Naturale possano convivere.

Spettacolo gratuito legato al convegno Living Waters del giorno successivo

mercoledì 17 dicembre 2014

La misteriosa fine della “Benedetto Brin”



La “Benedetto Brin” apparteneva alla classe di corazzate “Regina Margherita”, ideata dall’ingegnere, generale, ispettore del Genio Navale e deputato Benedetto Brin (Torino 1833 – Roma 1898) che nella seconda metà dell’Ottocento diede grande impulso alla marina militare italiana al punto che alla sua morte su 202 unità in servizio nella Regia Marina, ben 141 erano state ordinate o progettate da lui. Con la morte del Generale Brin il progetto fu portato avanti e modificato dal generale Ruggero Alfredo Micheli (Volterra 1847 – Roma 1919) direttore del cantiere di Castellammare di Stabia, dove la nave fu varata e ultimata il 1° settembre 1905.

La “Benedetto Brin” partecipò alle operazioni militati della guerra contro la Turchia per la conquista della Libia, prendendo parte all’attacco su Tripoli che portò alla presa della città. Allo scoppio della prima Guerra Mondiale, nel 1915, era l'unità di bandiera del contrammiraglio barone Ernesto Rubin de Cervin ed era comandata dal capitano di vascello Gino Fara Forni, nato a Pettenasco, sul lago d’Orta nel 1867.

Alle otto del mattino del 27 settembre del 1915 molte persone si radunarono come al solito sulla banchina del Viale Regina Margherita di Brindisi per assistere all’emozionante cerimonia dell’alzabandiera da parte delle navi ormeggiate nell’avamporto, tra il canale Pigolati e Forte a Mare. Si trattava delle corazzate “Dante Alighieri”, “Nino Bixio”, “Emanuele Filiberto” e “Benedetto Brin”. Nel porto erano inoltre presenti altre navi francesi, inglesi ed italiane. Mentre gli equipaggi erano radunati per la cerimonia e venivano suonati gli inni, improvvisamente, la “Benedetto Brin” esplose.

La devastazione provocata dall’onda d’urto fu immane. Senza calcolare i danni materiali, nella tragedia morirono 456 uomini su 943 d’equipaggio, precisamente, 433 marinai e 23 ufficiali, tra i quali lo stesso contrammiraglio Ernesto Rubin de Cervin.

Le cause della sciagura furono immediatamente oggetto di indagini, ma il mistero ancora aleggia attorno a questa nave e alle vittime della sua distruzione.

Quasi immediatamente venne esclusa la possibilità che l’esplosione fosse stata causata da un sottomarino nemico, in quanto l’entrata del porto era sbarrata con una rete metallica verticale tenuta tesa da galleggianti e strettamente sorvegliata. La propaganda ufficiale parlò di “vile attentato del nemico”, opera di sabotatori, ma i risultati dell’inchiesta vennero tenuti secretati “per non dare vantaggi al nemico”. 

In particolar modo non venne reso pubblico un rapporto che un anno prima proprio il capitano Gino Fara Forni aveva inviato a mezzo lettera alla Divisione Generale di Artiglieria ed Armamenti del Ministero della Marina a Roma. In esso denunciava una “deficienza di ventilazione e di refrigerazione della “Santabarbara” che faceva salire oltre il limite di sicurezza la temperatura interna. Il locale, dove erano immagazzinati materiali altamente pericolosi e infiammabili quali esplosivi, munizioni e gas, era oltretutto ubicato, con un’infelice scelta progettuale, proprio accanto alla sala dei motori e delle macchine. 

Nonostante fosse consapevole dei rischi il capitano Fara Forni era rimasto al suo posto, attendendo forse un intervento del Ministero che non vi fu. Morì con gli altri, al comando della propria nave, come nella migliore tradizione marinara.

mercoledì 26 novembre 2014

Sherlock Holmes e il mistero dell’uomo meccanico



Cosa accade quando una mente geniale ne incontra un’altra? Da questa domanda si sviluppa il romanzo scritto da una nostra vecchia (si fa per dire perché è giovanissima) conoscenza. Antonella Mecenero ha recentemente pubblicato un apocrifo, “Sherlock Holmes e il mistero dell’uomo meccanico” in cui riprende vita il famosissimo investigatore inventato da sir Artur Conan Doyle.

L’azione si colloca nel 1881, quando il mito di Sherlock Holmes stava prendendo forma e il dottor Watson era appena tornato dalla guerra, ferito nel corpo e nell’animo.

L’autrice immagina che il geniale investigatore inglese si trovi a dover indagare su un caso che coinvolge le scoperte fatte da un altrettanto geniale quanto misconosciuto inventore, Innocenzo Manzetti. 

La storia si fa ancora più interessante perché Manzetti è realmente esistito, anche se probabilmente la maggior parte di voi non ne ha mai sentito parlare. I suoi genitori provenivano dalla zona del lago d’Orta (da Invorio e Pogno per la precisione), ma lui nacque e visse ad Aosta tra il 1826 e il 1877. Durante la sua breve e sfortunata vita diede vita ad invenzioni che ne fanno un pioniere in molti campi. Inventò la macchina per la pasta, il primo motore pneumatico, un’autovettura a vapore in grado di circolare su strada e molto altro. Tra questo spiccano le sue ricerche sugli automi, che coltivò per moltissimi anni, che lo portarono a indagare il fenomeno dell’induzione elettromagnetica, ipotizzando già nel 1843 la possibilità di trasmettere la voce con questo sistema.

Probabilmente avrete sentito parlare dello “scippo” che Bell fece a Meucci, soffiandogli il merito dell’invenzione del telefono. Bene, allora dovete sapere che lo stesso Antonio Meucci, apprese dalla stampa nel 1865 della scoperta di Manzetti e confidò ad un giornale americano: “Io non posso negare al sig. Manzetti la sua invenzione”. Che non solo era precedente,m ammolto più funzionale, perché per parlare col telefono di Meucci occorreva tenere una barretta tra i denti, mentre con quello di Manzetti si poteva utilizzare una più comoda cornetta. Una cosa univa Manzetti a Meucci, oltre al fatto di essere italiani: nessuno dei due aveva i soldi per brevettare la scoperta. Ci pensò Alexander Graham Bell che nel 1876 brevettò il suo sistema.

Da notare che il nostro governo si rifiutò di appoggiare l’invenzione di Manzetti in quanto temeva che il telefono, a differenza del telegrafo che richiedeva la presenza di un telegrafista in grado di controllare il contenuto delle conversazioni, potesse essere usato a scopo di cospirazione. Così andava l’Italia nel 1865.

mercoledì 19 marzo 2014

Le disavventure di un compositore





Era rimasto orfano giovanissimo e fu allevato da uno zio. Aveva la passione per la musica e lo spettacolo nel sangue, un po’ meno quella per la scuola. Ma spesso seguire le proprie inclinazioni porta a risultati migliori di quelli che si sarebbe potuto ottenere seguendo una strada più canonica.
La carriera di compositore di Mario, questo era il suo nome, fu subito segnata da un incidente che avrebbe potuto costargli caro. Era il 1939 e una canzone di cui aveva scritto il testo divenne un grande successo. Poco dopo fu convocato nell’ufficio della Censura.
«Confessate voi» il lei era stato abolito per decreto «di aver scritto codesto testo?»
«Certamente.»
«Non sapete voi che a Livorno è stato affisso un foglio sulla statua in costruzione del defunto eroe del fascismo, nonché padre del genero di Duce, Costanzo Ciano, recentemente scomparso? E non sapete che il testo ivi riportato recitava: “Maramao perché sei morto?/ Pane e vin non ti bastava,/ l'insalata era nell'orto/ e una casa avevi tu”. Testo che voi avete poco fa confessato di aver scritto!»
«Ma la canzone è dedicata a un felino. Maramao è un gatto, anche se la canzone è stata scritta prendendo ispirazione da un’antica canzone popolare abruzzese “Mara maje”, che significa “Amara me”. In ogni caso ho scritto la canzone prima della morte di Ciano. Potete controllare.»
«Un gatto, dite? Andate, ma ricordate che vi tengo d’occhio…»


Passò un anno, venne un nuovo successo. E Mario fu nuovamente convocato dal Censore.
«State esagerando! Intendevate forse voi offendere Sua Eccellenza Achille Starace con i vostri versi?”
«Non capisco…»
«Ascoltate: “Ma Pippo Pippo non lo sa / che quando passa, ride tutta la città”… Tutti pensano che si tratti di una presa in giro del Segretario del Partito Fascista!»
«Ma che dite? è una bonaria presa in giro di un amico, Pippo Barzizza.»
«Un amico, dite? Andate, ma ricordate che vi tengo d’occhio...»


Passarono un paio d’anni e un nuovo successo portò Mario di nuovo davanti al Censore.
«Ora basta! La cosa non può più essere tollerata! Questa volta avete mancato di rispetto a Lui!»
«Non capisco…»
«Non avete scritto voi queste parole: “Il tamburo principal della Banda d’Affori / che comanda cinquecentocinquanta pifferi”?»
«Certamente, ma…»
«E non sapete voi che i componenti della Camera dei Fasci sono esattamente 550? E se loro sono i pifferi, chi dobbiamo pensare che sia il tamburo che li comanda?»
«Ma io non sapevo nemmeno che fossero 550! Scrivo canzonette, mica mi occupo di politica. Ho scritto cinquecentocinquanta per un’esigenza metrica del testo.»
«Un’esigenza metrica del testo, dite? Andate, ma d’ora in poi dovrete sottopormi preventivamente i testi per l’autorizzazione. E ricordate che vi tengo d’occhio...»

Per fortuna poco dopo il regime crollò in una sola notte, anche se ci furono ancora lunghi mesi di guerra.

Nel dopoguerra le cose sembrarono andare meglio. La canzone Grazie dei fiori fu cantata a Sanremo da Nilla Pizzi e divenne una hit, seguita l’anno dopo da un altro straordinario successo, sempre interpretato dalla Pizzi: Papaveri e papere.

La censura non era più quella di una volta e Mario non fu convocato da nessuna parte. Ciononostante ci fu chi vide nei versi “Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti, / e tu sei piccolina, e tu sei piccolina” un riferimento al piccolo, di statura, Amintore Fanfani, contrapposto agli alti papaveri della Democrazia Cristiana, la quale a sua volta s’impossessò dell’immagine dei papaveri, ritraendo in un manifesto elettorale una forbice democristiana nell’atto di tagliare, col voto, gli alti papaveri comunisti.

Forse per questo motivo il Mario, che per il fascismo era stato antifascista, cominciò a essere guardato con sospetto dai simpatizzanti del socialismo reale. Così Aveva una casetta piccolina in Canadà venne vista come inno di una piccolo borghese “adesione senza riserve ai principi dominanti: lavorare sodo senza discutere, tollerare illimitatamente il sopruso, e via di questo passo” come scrisse qualche critico di stretta osservanza.

Lui non se la prese, del resto riferiva divertito le sue disavventure con la censura pre bellica, e continuò a scrivere canzonette. Tra queste una per lo Zecchino d’Oro, Lettera a Pinocchio che arrivò seconda, ma divenne un grande successo nell'interpretazione che ne diede Johnny Dorelli e che fu interpretata anche da  Bing Crosby, che non fu l’unico dei grandi cantanti americani a dar voce ai suoi successi.

Il nostro, il cui nome per chi non l’ha capito era Mario Panzeri, diceva di non esser fatto per le medaglie. Una volta, invitato a Los Angeles per ritirare un premio, rinunciò all’ultimo minuto e se ne andò con la moglie sul Lago d’Orta, posto che diceva di avere sempre nel cuore, dove aveva una casetta con vasche, pesciolini e tanti fiori di lillà.

domenica 13 giugno 2010

L'amara bevanda giunta dall’oriente


Nel 1627 veniva pubblicata, postuma, un’opera di Sir Francis Bacon dal titolo Sylva Sylvarum. In essa, tra vari altri argomenti, l’autore descrive una singolare usanza che in quegli anni si era diffusa nelle principali città dell’impero Turco.
In molti locali pubblici ci si trovava per consumare una bevanda amara di origine arabica e dalle proprietà rinvigorenti. Pochi anni dopo, nel 1645, aprivano in Italia le prime botteghe del caffè, che si diffusero rapidamente in tutta Europa.
Nel 1683 il Sultano dei Turchi inviò un grande esercito alla conquista di Vienna. Iniziò un lungo e terribile assedio che fu interrotto solo dall’arrivo di un esercito cristiano composto da vari contingenti europei. La disfatta dei Turchi fu tale che i superstiti fuggirono abbandonando i loro accampamenti al saccheggio dei nemici.
Secondo una storia che sa di leggenda, tra le moltissime mercanzie ritrovate, furono scoperti cinquecento sacchi di uno misterioso quanto ormai inutile “mangime per cammelli”. Un soldato polacco, comprendendo il reale contenuto dei sacchi, riuscì ad accaparrarselo, aprendo la prima bottega del caffè a Vienna.
Inebriate forse dalle proprietà dell’arabica sostanza, le menti europee cominciarono proprio nei caffè ad aprirsi alle idee liberali ed illuministe.



sabato 12 giugno 2010

Matematici, maghi, spie e truffatori

Gli strumenti del Dr. Dee al British Museum

Le ricerche condotte sul Manoscritto Voynich suggeriscono che esso possa essere un abile falso confezionato per sembrare libro magico. Vittima dell’inganno sarebbe stato l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo (Vienna, 1552 – Praga, 1612) che con la sua passione per l’occulto richiamò a Praga maghi, astrologi, alchimisti e, naturalmente, imbroglioni di ogni risma.
Anche a seguito di questa antica presenza, ancora oggi la città boema è considerata uno dei vertici di un “triangolo” della magia bianca, i cui altri due vertici sarebbero Lione e Torino (la città piemontese è considerata, peraltro, assieme a Londra e San Francisco anche uno dei vertici del triangolo della magia nera).
A Praga nel 1584 giunse anche una singolare coppia di inglesi. Il primo era il dottor John Dee (Londra, 1527 – Mortlake, 1608) che era preceduto dalla fama di essere in possesso di facoltà straordinarie.
Matematico e astrologo, John Dee aveva avuto un ruolo durante l’attacco della cosiddetta “Invincibile Armata”, una forza d’invasione composta da 130 navi e 24.000 uomini che il re di Spagna Filippo II aveva inviato alla conquista dell’Inghilterra nel 1587. Dee, consigliere della regina Elisabetta I nelle “materie occulte”, aveva consigliato alle navi inglesi di evitare lo scontro in mare aperto. Quando un uragano di potenza inaudita, che molti all’epoca interpretarono come un fenomeno soprannaturale, distrusse quasi completamente la forza d’invasione spagnola, la sua fama di mago e astrologo crebbe al punto che alcuni gli attribuirono il merito di aver scatenato gli elementi in difesa della patria.
I compiti svolti dal dottor Dee quale “consigliere sulle materie occulte” non si limitavano all’astrologia. Grazie alla sua conoscenza nel campo della crittografia egli era in grado di far pervenire a corte delicate informazioni sotto la sembianze di innocue lettere.
Egli firmava queste missive con due O (a simboleggiare gli occhi della regina che tutto vedevano), seguiti dal numero magico 7. Se la sigla OO7 vi pare una singolare coincidenza, non siete lontani dalla verità. Molti secoli dopo, l’ex spia Jan Fleming, che conosceva bene la vita di John Dee, adottò questa cifra per indicare nei suoi romanzi James Bond, l’agente segreto al servizio di Sua Maestà.

In ogni caso Dee era effettivamente interessato all’occultismo ed era effettivamente considerato un negromante. Se l’ipotesi che la traduzione del Necronomicon dall’arabo sia da attribuire proprio a John Dee è verosimilmente falsa, è certo che invece che egli indirizzasse i suoi sforzi a stabilire un canale di comunicazione con gli angeli.
Alla porta di John Dee, in un giorno del 1582, si presentò un certo Edward Tallbot. Il suo vero nome era Edward Kelley (Inghilterra?, 1555 – Most, 1597?) e cosa avesse fatto nella sua giovinezza non è chiaro. C’è chi dice che avesse frequentato l’università, ma altri sostengono che fosse già stato esposto alla gogna come truffatore.
Kelley assicurò di essere in grado di parlare con gli angeli, guadagnandosi la fiducia incondizionata di Dee dimostrando le sue capacità attraverso una straordinaria seduta medianica . Negli anni seguenti i due si dedicarono intensamente alle conversazioni con gli angeli giungendo alla stesura di un “alfabeto enochiano” (da nome di un patriarca biblico che secondo alcuni testi apocrifi come il misterioso “Libro di Enoch” avrebbe avuto vari incontri con le creature angeliche).
Nel 1583 Dee e Kelley cominciarono un viaggio per l’Europa e furono anche a Praga, dove cercarono di accreditarsi alla corte di Rodolfo II.
La strana coppia si sciolse nel 1587, quando Kelley rivelò che gli angeli gli avevano comunicato che essi (Dee e Kelley) avrebbero dovuto condividere ogni cosa. Questo comprendeva – anche e forse soprattutto – la bellissima moglie di Dee. Non è chiaro se Dee abbia accettato o meno di eseguire gli “ordini degli angeli” riferiti da Kelley. Dai suoi diari sappiamo che poco dopo ruppe con l’ex amico tornando in Inghilterra.
Qui, come inseguito da una scia di sventura, fu accusato di stregoneria, ebbe la casa saccheggiata e derubata dei suoi libri magici, perse la moglie e i figli per la peste, morendo solo e dimenticato da tutti.
Kelley, che sosteneva di essere in grado di ricavare l’oro dai metalli vili, rimase invece in Boemia dove fu imprigionato da Rodolfo II che, prendendo sul serio le sue affermazioni, voleva costringerlo a produrre oro per lui. Dopo un primo positivo esperimento, non riuscendo probabilmente a soddisfare le richieste dell’imperatore, Kelley tentò la fuga annodando le lenzuola e calandole da una finestra del castello. Avendo sbagliato i calcoli si ritrovò a penzolare da una fune troppo corta, da cui precipitò al suolo rompendosi una gamba. Alcuni sostengono che sia morto poco dopo per la ferita. Altri che sia invece comunque riuscito a fuggire. In ogni caso di lui, dopo quell’episodio, si persero le tracce.

Vi sono forti sospetti che il Manoscritto Voynich sia stato composto e venduto a Rodolfo II proprio dai due inglesi. Il testo sarebbe stato da loro attribuito a Ruggero Bacone (Ilchester, 1214 circa – Oxford, 1294), un filosofo francescano inglese di cui ben si conosceva la passione per l’alchimia, e venduto all’imperatore Rodolfo II per 600 ducati, una somma per l’epoca consistente. Il volume sarebbe in sostanza un falso libro magico, accuratamente confezionato in un alfabeto inventato appositamente per incuriosire ed ingannare.
Come poterono però Dee e Kelley comporre un’opera complessa come il Manoscritto Voynich? Recentemente è stata avanzata l’ipotesi che essi abbiano utilizzato un’invenzione di un altro straordinario personaggio a cui ho già fatto riferimento in questo post .
Girolamo Cardano (Pavia, 1501 – Roma, 1576) si definiva "mago, incantatore, spregiatore della religione e dedito ai piaceri più turpi". Di certo fu mago e scienziato, geniale matematico e astrologo ciarlatano, medico dei casi disperati e filosofo di libero pensiero. Conobbe scienziati, artisti e sovrani di tutta Europa, morendo infine, a settantacinque anni dopo una vita contrassegnata da gravi tragedie familiari.
Come matematico, Cardano diede importanti contributi allo sviluppo dell’algebra. Come scienziato inventò la serratura a combinazione, la sospensione cardanica e il giunto cardanico. Quest’ultimo è largamente applicato in meccanica e dal 1923 (con il modello Fiat Tipo 3) è utilizzato dall’industria automobilistica.
Come medico la sua fama crebbe a dismisura quando, chiamato in Scozia al capezzale del cardinale Hamilton che soffriva di asma, in breve tempo riuscì a guarirlo eliminando i cuscini di piume, la polvere a cui evidentemente era allergico e sottoponendolo ad una dieta opportuna. nel suo viaggio di ritorno si fermò a Londra, suscitando profonda impressione sulla corte inglese. Qualcuno ha ipotizzato che la figura di Prospero, ne La Tempesta (1611) di Shakespeare, sia ispirata proprio a questo “milanese” con fama di mago e astrologo.
Cardano si occupò anche di crittografia, inventando la “griglia cardanica”. Il sistema è basato sull’uso di un foglio di carta con delle aperture. Con esso si scrive il vero messaggio su un foglio sottostante, riempiendo poi gli spazi vuoti con un testo innocuo. Se chi riceve la lettera dispone di una griglia identica a quella dello scrivente può facilmente leggere l’informativa.
Alcuni anni fa Gordon Rugg ha ipotizzato l’uso di una griglia cardanica per comporre il manoscritto Voynich, dimostrando che molte delle caratteristiche compositive del testo sarebbero spiegabili alla luce di questo sistema.
L’indagine sembra decisamente inchiodare Dee e Kelley come autori della truffa, sebbene rimanga il dubbio di quale ruolo abbia realmente avuto Dee nella vicenda. Mentre è certo, infatti, che Kelley fosse un truffatore, non è chiaro se Dee fosse un complice o piuttosto una vittima anch’egli dei suoi inganni.

In ogni caso essi si trovavano sul luogo, la Boemia, nel periodo in cui il manoscritto fu venduto. Avevano il movente e le capacità per realizzare il falso manoscritto.
Anche l’attribuzione a Ruggero Bacone sembra inchiodare i due inglesi, che in maniera plausibile potevano sostenere di essere in possesso di un libro redatto alcuni secoli prima da un loro conterraneo. Che fosse complice della truffa o manovrato da Kelley, Dee poteva interpretare egregiamente il ruolo di esperto, in quanto conosceva molto bene l’opera di Ruggero Bacone.
Ciò è testimoniato dai diari di un altro grande personaggio dell’epoca, Sir Francis Bacon (Londra, 1561 – Londra, 1626), che volle conoscere Dee e che da questi fu introdotto alle idee del filosofo francescano suo quasi omonimo.

La figura di Sir Francis Bacon, tra l’altro, è legata ad una altra singolare vicenda, che si collega direttamente alla Creatura che i Menestrelli si accingono a presentare. Di questo, tuttavia, vi parlerò domani.

mercoledì 9 settembre 2009

A proposito di…




… personaggi passati da Orta, non posso non ricordare Mike Bongiorno. Il notissimo conduttore televisivo era cittadino onorario della vicina Arona, dove risiedeva nella villa di Dagnente.

Mike Buongiorno è mancato, ieri, 8 settembre. E il ricordo va subito ad un altro 8 settembre, nel lontano 1943, e ai lunghi mesi che seguirono.
Come ha raccontato lui stesso, prima di “inventare” la televisione italiana, Michael Nicholas Salvatore Bongiorno “Mickey” Bongiorno divenne, nel periodo della Resistenza, una staffetta tra le formazioni della Resistenza e i centri di contatto Alleati in Svizzera.
Catturato a Cravegna dalla Gestapo sfuggì alla fucilazione per via dei documenti americani che aveva addosso. Venne così rinchiuso nel carcere di San Vittore a Milano, dove incontrò Indro Montanelli a sua volta arrestato ad Orta, e poi in campo di concentramento.

Infine "Mickey" venne liberato grazie ad uno scambio di prigionieri.

giovedì 19 febbraio 2009

Viaggio a Roma


Vi ho parlato ieri dell’ottonaio del Cusio che da bersagliere partecipò alla presa di Roma e fu scomunicato dal Papa. Per inciso, l’ottonaio “maledetto” tornò a casa, mise su famiglia e i suoi discendenti lavorano ancora oggi l’ottone.
Come ho avuto modo di dire sempre ieri, non vi parlerò dei molti misteri di Roma. Non voglio rubare il mestiere ai “colleghi” romani che meglio di me conoscono la città. Sono sulle tracce, invece, dei molti cusiani giunti in città, nei tempi passati (ché di cusiani nell’Urbe ne arrivano a tutt’oggi).
Ne ho scovati alcuni le cui vicende, in gran parte sconosciute, mi piace condividere con voi.
Partirei da un tale di San Maurizio d’Opaglio che (lo lessi una volta in un antico libro mastro) nel Seicento gestiva una bottega in Piazza Navona, arrotondando gli incassi prestando denaro.
Salto dal lato meridionale del lago a quello settentrionale e risalendo il capriccioso corso del torrente Strona giungo sino a Campello Monti. Alcuni famosi gioiellieri di Roma discendono da una ragazza di quel paese, trasferitasi a Roma.
Tornando verso sud, una importante famiglia del soppresso comune di Isola San Giulio, che aveva possedimenti nella zona di Opagliolo, si trasferì a Roma ottenendo molto successo nel settore alberghiero.
Nutrita era la comunità di Alpiolesi insediata nella città papalina. Mi capitò, anni fa, di trovare un lasciapassare rilasciato ad uno di loro perché portasse in tutta tranquillità dei candelieri d’argento da Roma alla chiesa di San Carlo d’Alpiolo. C’erano molte frontiere da attraversare a quei tempi e farlo con merce non dichiarata poteva risultare molto pericoloso…

Ma il viaggio più incredibile è forse quello compiuto delle colonne di granito bianco del Montorfano (ma altre se ne aggiunsero in seguito, delle cave di Baveno e di Alzo) destinate alla Basilica di San Paolo: 2220 chilometri via acqua, scendendo il Lago Maggiore, il Ticino, i Navigli fino a Milano e da qui lungo il Po sino alla foci. Poi a Venezia per essere imbarcate su due navi che, circumnavigando l’Italia e risalendo il Tevere le scaricavano a Roma.
Così, amici romani, se volete toccare un pezzo di Piemonte, vi basta andare fuori le mura…



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3. Vacanze romane

giovedì 18 dicembre 2008

Omaggio natalizio a Mario Soldati




Venerdì 19 Dicembre 2008, Ore 21,00

Hotel Villa San Francesco - Legro di Orta

Proiezione del documentario " Orta mia " e di spezzoni provenienti dalle Teche Rai dedicati a Mario Soldati.

Con presentazione dei libri "Un sorso di Gattinara, Natale e Satana" e "Orta mia"


Intervengono: Lino Cerutti e Roberto Cicala con un saluto di Fabrizio Morea

Al termine, degustazione di alcune prelibatezze care allo scrittore.

Ingresso libero

www.interlinea.com



Mario Soldati fu un protagonista della cultura italiana della prima e della seconda metà del Novecento. Non è stato solo uno scrittore di primissimo ordine ma anche l'autore di alcuni capolavori del cinema italiano (Piccolo mondo antico, Malombra, Fuga in Francia, La provinciale). Da non sottovalutare poi, l'opera pioneristica che questo scrittore portò avanti nel piccolo schermo.

Nel 1934, a causa dell'insuccesso del film Acciaio, Soldati venne licenziato. Anche per sfuggire a "storte vicende sentimentali" si rifugiò a Corconio, frazione di Orta San Giulio. Vi rimase per due anni in volontario esilio, scrivendovi "America Primo Amore'"e vari altri scritti.




lunedì 17 novembre 2008

La misteriosa vicenda di Sinistrari



Qualche tempo fa vi parlai della strana vicenda legata alla vita e alle opere di Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.

Vi ripropongo ora l’indice della storia.

A passeggio con l’incubo
descrive il mio incontro, una sera d’estate, con Sinistrari ed i suoi Incubi.

Gli incubi di Sinistrari - 1 contiene una breve biografia di Ludovico Maria Sinistrari d’Ameno.

Gli incubi di Sinistrari - 02 presenta l’opera dei delitti e delle pene di Sinistrari, con riferimenti al trattatello “De Sodomia”. (NB il post è sconsigliato ai minori di 18 anni).

Gli Incubi di Sinistrari 03. La teoria degli Incubi e dei loro commerci carnali con le donne contenuta nel saggio “Demonialità”.

Una storia da… succubo. Contiene una storia vera, raccontata dallo stesso Sinistrari, sulla strana vicenda di un fidanzato insidiato da una insaziabile succube.


Gli incubi di Sinistrari – 04
. La storia del “Demonialità” di Sinistrari.

Gli Incubi di Sinistrari - 05. I dubbi sull’autenticità dell’attribuzione al Sinistrari del “Demonialità”.

venerdì 14 novembre 2008

Ettore Mo e il volo



Spread your wings and fly away
Fly away, far away
Spread your little wings and fly away
Fly away, far away
Pull yourself together
'Cos you know you should do better
That's because you're a free man

(Spiega le ali e vola via
Vola via, vola via
Spiega le tue piccole ali e vola via
Vola via, vola via
Fatti coraggio
Perché sai di dover far meglio
E questo perché sei un uomo libero.)
Queen

Quante volte avreste voluto avere le ali?
Quante volte avreste voluto semplicemente andarvene grazie alle vostre ali?
Quante volte vi siete sentiti come uccellini in gabbia?
Oppure, avete paura di volare?

Questa volta vi formulo subito le domande, all’inizio del consueto post che preannuncia il tema della puntata di Siamo in Onda che verrà trasmessa domani sera a Puntoradio.
Perché è la voglia di volare che ci fa staccare da terra e puntare al cielo.
Anche se occorre essere prudenti, per non fare la fine di Icaro che tanto volò da sfiorare il sole così che le sue ali tenute assieme dalla cera si sciolsero ed egli precipitò nel mare. A questo proposito voglio segnalare una stranezza. Nel raccontare la storia di Icaro si dimentica che egli seguiva il padre, dedalo, che era colui che aveva costruito le ali per guadagnarsi la libertà. E dedalo, al contrario di Icaro, riuscì a coronare il suo sogno, sebbene al caro prezzo della vita del figlio…

Si può volare in tanti modi, naturalmente…
Vorrei segnalarvene uno, che non richiede ali speciali e nemmeno super poteri.
C’è un uomo, un giornalista, nato a Borgomanero nel 1932. Il suo nome probabilmente vi è noto. Ettore Mo è un grande giornalista, uno di quei reporter che vanno a scovare le notizie negli angoli più sperduti del mondo, dove si combattono, troppo spesso, guerre dimenticate.

Puntoradio l’ha intervistato ed Ettore Mo, in una lunga chiacchierata ha raccontato dei suoi straordinari incontri: Madre Teresa, Pavarotti, Dolores Ibárruri, Indro Montanelli, Ahmad Shah Massoud (il Leone del Panshir). E ancora l’Afghanistan, la Bosnia, la Londra dei Beatles e il Vietnam.

Sabato 15 Siamo in Onda si occuperà del tema "Volare" e
trasmetterà attorno alle 21.30 una sintesi di 10’ dell’intervista ad Ettore Mo.
Tra le altre cose andrà in onda una Pillola di Mistero dedicata ad una leggenda della Valle Strona



Venerdì 21 novembre sarà trasmessa su Puntoradio la versione integrale dell'intervista ad Ettore Mo a partire dalle ore 21 (in replica anche alle 22 e alle 23).

Se non avete la radio o vivete lontano dalle antenne di Puntoradio potete ascoltare la trasmissione dalle casse del computer seguendo queste semplici istruzioni.


domenica 9 novembre 2008

Sulle tracce di Nietzsche a Orta



Domenica d’autore 9 novembre a Orta per il festival “Scrittori&Giovani”



Domenica letteraria a Orta con “Scrittori&Giovani” sulle tracce di Nietzsche con Laura Pariani

Visita guidata gratuita alle15 accompagnati dalla scrittrice rievocando i luoghi che richiamano l’amore del filosofo con Lou Salomè al Sacro Monte e altre opere letterarie.

Un domenica letteraria diversa dalle altre come evento collaterale del festival Scrittori&Giovani”. Dopo la passeggiata di sabato pomeriggio nella Novara del ’600 sulle orme della Chimera di Vassalli, questo 9 novembre alle ore 15, con ritrovo in piazzetta Motta, Orta rievoca i luoghi cari a letterati e personaggi del passato grazie alla scrittrice Laura Pariani che conduce il pubblico i una visita guidata sulle tracce di Nietsche e di Lou von Salomè nel maggio 1882.

La Pariani ha scritto di Nietzsce a Orta nel suo La foto di Orta (Rizzoli) ricostuendo oggetti, ricordi e luoghi di questo amore possibile del grande filosofo, quello per la giovane Lou von Salomé, che lo accompagnà nella visita al piccolo lago piemontese durante una tappa del suo Grand Tour. Ed è proprio questo lago, raccolto in un’atmosfera remota e immerso in uno spazio separato, a porsi come sfondo per la “folgorazione” affettiva di un Nietzsche adulto, ma ancora denso di aspettative affettive (sempre frustrate dall’intrigante sorella). La sintonia con il luogo ‑ «sapore di lagrime che sta nascosto in ogni posto d’acqua, l’odore di oblio…» ‑ e le speranze per un amore che presto gli si nega, tramutano la percezione di Nietzsche per il «possibile Eden» italiano, nel suo completo fallimento ‑ «la vita nova, sfumata». Lo spartiacque di questa mutazione angosciante di prospettiva è collocato dalla scrittrice in una “foto” di Orta mai ritrovata, in cui Laura Pariani (che condivide con il protagonista l’attrazione malinconica per il luogo dello svolgimento dei fatti) vede incarnarsi il «maggio radioso», «momento fatale» coincidente con la consegna al filosofo del biglietto con l’invito di Lou per la salita al Monte Sacro, «finalmente soli».

La visita è l’occasione per rileggere i testi ispirati a questo lago, tappa privilegiate dei grandi e piccoli viaggiatori (da Balzac a Nietzsche) e spesso dei poeti. si pensi che uno dei capolavori lirici della letteratura inglese, Accanto al camino (By the Fireside) di Robert Browning fu composto qui e riproduce una visione del lago arrivando a dire: «Si svolta, e siamo al centro del creato…»; Eugenio Montale, all’indomani dell’annuncio del premio Nobel pubblica sul “Corriere della Sera” una poesia oggi conosciuta come Sul lago d’Orta ricordando le ville signorili che vi si specchiano con le «Muse (che) stanno appollaiate / sulla balaustrata / appena un filo di brezza sull’acqua…»
Ma si pensi anche allo scapigliato Ernesto Ragazzoni, che qui è nato, e alle fiabe per l’infanzia di Gianni Rodari, anch’egli nato sulle rive del lago d’Orta. Qui ambienta un capolavoro (C’era due volte il barone Lamberto): «L’isola di San Giulio sembra fatta tutta a mano come un gioco di costruzioni. L’insieme è compatto come i pezzi di un rompicapo».


Fonte : www.novara.com/scrittori&giovani


venerdì 7 novembre 2008

Sogni d’oro



“… Degli aerei sogni
Son due le porte, una di corno, e l'altra
D'avorio. Dall'avorio escono i falsi,
E fantasmi con sé fallaci e vani
Portano: i veri dal polito corno,
E questi mai l'uom non iscorge indarno.”
Omero, Odissea, XIX (Traduzione di Ippolito Pindemonte)

Gli antichi credevano nell’esistenza di sogni veritieri e di sogni fallaci e all’interpretazione dei sogni dedicarono molte energie.

Quanto hanno interrogato i sogni gli esseri umani? Quanto hanno chiesto loro di essere veri o sperato fossero falsi?

Sull’interpretazione dei sogni sono stati scritti interi trattati e sono state fondate scienze come la psicanalisi.

L’arte di interpretare i sogni nasce però ben prima di Freud. Nel 1562, ad esempio, venne pubblicato il Synesiorum somniorum omnis generis insomnia explicantes libri IIII, ovvero (I quattro libri che spiegano ogni genere di insonnia [descritto nel libro] di Sinesio “Sui Sogni”), opera di Girolamo Cardano.
Della figura di Cardano torneremo ad occuparci sulle pagine di questo blog, perché è un personaggio vissuto non lontano dal Lago dei Misteri (visse tra l'altro anche a Gallarate, città natale di una mia bisnonna) che ebbe una vita in continuo rapporto col mistero. Per ora possiamo dire che nacque a Pavia nel 1501.
Ad un certo punto della sua tormentata vita si definì "mago, incantatore, spregiatore della religione e dedito ai piaceri più turpi". Di certo fu mago e scienziato, geniale matematico e astrologo ciarlatano, medico dei casi disperati e filosofo di libero pensiero. Conobbe scienziati, artisti e sovrani di tutta Europa, morendo infine, a settantacinque anni dopo una vita contrassegnata da gravi tragedie familiari.
Fu proprio un sogno ad annunciare l’inizio della tragedia. La moglie del figlio, dopo aver dato alla luce il secondo figlio, rivelò che entrambi erano figli di suoi amanti. Poco dopo morì, in circostanze misteriose. Il marito fu incarcerato per avvelenamento, processato, torturato e, nonostante la disperata difesa tentata da Girolamo, giustiziato.

Pochi anni prima della morte di Cardano, avvenuta nel 1577, nacque in Inghilterra un genio del teatro che scrisse, tra il resto, “Siamo fatti di quella materia di cui sono fatti i sogni e la nostra breve vita è circondata da un sonno” (Shakespeare, La Tempesta, IV atto).
I personaggi della letteratura cosa sono se non invenzioni, fantasie, quindi sogni usciti dalla mente degli scrittori? Ma lo stesso non potrebbe forse dirsi anche per la vita stessa degli uomini?

Quanti sogni ad occhi aperti facciamo? Quante idee geniali, profetiche sono simili a sogni o sono state inventate in sogno.
La notte porta consiglio, si dice infatti, anche se sovente i sogni svaniscono all’alba.

Il sogno è necessario per la nostra mente, come il cibo per il corpo. Un essere umano senza sogni morirebbe. Lo stesso si può dire per quei sogni che guidano le nostre vite, spingendoci ad alzare lo sguardo da terra verso il cielo, e un destino superiore. Senza questo genere di sogni l'uomo muore di una morte lenta.
“Uomini siate, e non pecore matte” ci ammoniva Dante.

Talora però i sogni si trasformano in incubi. Molti amori finiscono in tragedie o si perdono in un desolante labirinto d’incomprensioni e tradimenti...

La puntata di sabato sera di Siamo in Onda tratterà il tema “Sogni d'Oro” e ospiterà una nuova pillola di Mistero ispirata ad una nota leggenda.

Se non avete la radio o vivete lontano dalle antenne di Puntoradio potete ascoltare la trasmissione dalle casse del computer seguendo queste semplici istruzioni.


Prima di congedarvi non mi resta che porvi le consuete domande:


Avete sogni ricorrenti?

Qual è il vostro sogno ad occhi aperti?

Un incubo vi perseguita?


Dite la vostra (anche sul resto)!

venerdì 29 agosto 2008

Gli Incubi di Sinistrari 05




Come si è detto il trattato "De la démonialité et des animaux incubes et succubes", fu pubblicato nel 1875 a Parigi da Isidore Liseux (1835-1894).

Il 20 aprile 1905 l'Intermédiaire des chercheurs et curieu si poneva però queste domande : "Isidore Liseux a publié, comme inédit en 1875, un manuscrit intitulé De Daemonialitate et incubis et succubis, par le R. P. Ludovicus Maria Sinistrarius de Ameno (XVIIe siècle).
Cet ouvrage est-il authentique? Liseux était excellent latiniste et capable d'inventer de toutes pièces un pareil traité. Un peu plus tard, il a publié sous le titre Callipygia, un "Jugement de Pâris" en vers latins qui est une évidente supercherie.
Qu'est devenu le manuscrit attribué au P. Sinistrari? Liseux est mort de misère, dans une mansarde de la rue Bonaparte et on a retrouvé neuf sous dans sa poche. Qu'avait-on fait de sa bibliothèque?
Dans la préface de son édition, il prétend que le manuscrit original figure au catalogue de la vente Seymour (Londres, 1871) sous le n° 145. Est-ce exact ?"

In altri termini il sospetto avanzato da l'Intermédiaire era che Liseux (eccellente latinista noto per altre "burle") avesse attribuito a Ludovico Maria Sinistrari d’Ameno, personaggio realmente esistito, un’opera falsa da lui stesso composta.
Molti critici sono attualmente convinti che l’opera sia proprio un falso, orchestrato dal
“Bibliofilo Jacob”, al secolo Paul Lacroix (1882-1935), e preparato da Isidore Liseux. Un falso abilmente costruito per sollucherare il palato dei lettori della fine dell'Ottocento con le numerose descrizioni di incontri erotici tra incubi e donne.

D’altro canto Lisieux editò nel 1883, otto anni dopo il De la démonialité, anche un’altra opera di Sinistrari, il trattato De la Sodomie et particulièrement de la Sodomie des Femmes distinguée du Tribadisme. Il quale sarebbe un estratto del De delictis et poenis edito a Venezia nel 1700 e messo all’Indice dei Libri proibiti nel 1704 e nel 1709, per essere pubblicato nelle Opere complete di Sinistrari a Roma nel 1754.

La Demonialità è dunque opera autentica o un abilissimo falso?

Il mistero sull’opera di Sinistrari, dunque, rimane e s'infittisce…

A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

venerdì 8 agosto 2008

Gli incubi di Sinistrari – 04





Sinistrari scrisse il suo lavoro Demonialità in forma manoscritta. Come abbiamo detto egli riteneva che Incubi e Succubi non fossero, come si pensava all’epoca, creature demoniache, bensì folletti spinti dal loro spirito libidinoso a ricercare l’unione sessuale con le donne e, più raramente, con gli uomini.

Per quanto singolari possano apparire ai nostri occhi, in fin dei conti le teorie di Sinistrari su incubi e succubi portavano alla conclusione che le donne non fossero colpevoli per queste unioni, bensì vittime di violenze da parte di queste creature superiori. Esse pertanto non potevano nemmeno essere accusate di bestialità, in quanto erano casomai gli incubi ad incorrere in questo peccato degradandosi col giacere con creature inferiori.

Allo stesso tempo poteva essere molto comodo spiegare gravidanze “impossibili” mediante l’azione degli incubi o individuare in questi ultimi quegli amanti misteriosi che i mariti non riuscivano a sorprendere perché sgusciavano inafferrabili tra le loro mani. Nessuna colpa, niente vendette.

Sinistrari forse si rese conto che nel clima del secolo XVII, negare una natura diabolica a tutto ciò che risultava “alieno” rispetto alla normalità canonica avrebbe potuto risultare persino eretico. Con tutti i pericoli derivanti da ciò, in un’epoca in cui il Sant’Uffizio non si limitava a diramare comunicati stampa. Fu per questo che il padre francescano decise di non pubblicare la propria opera?

Ad ogni modo il manoscritto scomparve, riapparendo due secoli dopo, era il 1872, nel negozio di un libraio a Londra. Fu tradotto in francese e pubblicato da Isidore Liseux come "De la démonialité et des animaux incubes et succubes" nel 1875 a Parigi.

Un mistero però aleggia sull’opera di Sinistrari. Un mistero che potrebbe mettere in discussione tutte le nostre certezze….

A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

giovedì 7 agosto 2008

Una storia da… succubo.




L’opera del Sinistrari si basava sulla raccolta di numerosi episodi, a conferma delle teorie sui succubi e gli incubi. Eccone uno, riportato da un sacerdote veneziano di nome Brognoli.

Nell’anno del Signore 1650 nella città di Bergamo accadde un fatto straordinario.
Vi era un giovane di ventidue anni che una notte, appena coricatosi, udì un rumor di passi nella stanza. Accesa una candela riconobbe la sua fidanzata, di nome Teresa. La ragazza gli raccontò che i genitori l’avevano cacciata di casa dopo un litigio. Per questo motivo, non sapendo da chi altro andare per la notte, era corsa da lui.
Il giovane, per quanto sorpreso, acconsentì a che ella passasse la notte con lui. Poiché la ragazza non aveva portato con sé la camicia da notte, si spogliò e s’infilò nel letto ignuda. Cedere al desiderio reciproco, più e più volte, fu un attimo.
All’alba la ragazza chiese all’esausto giovane se gli fosse piaciuto giacere con lei. Quando ebbe ricevuto risposta positiva gli rivelò di non essere affatto la sua fidanzata, ma una succube, perdutamente innamorata.
La succube tornò ogni notte nei mesi successivi, lasciando ogni volta il giovane completamente spossato.

Alla fine il giovane, temendo per la propria salute, si risolse a chiedere aiuto al sacerdote Brognoli, che con le preghiere e una severa penitenza riuscì infine a liberarlo dalla succube.

A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

sabato 2 agosto 2008

Gli Incubi di Sinistrari 03



Nel secolo decimosettimo le donne erano bruciate sui roghi di tutta Europa a decine e centinaia con l’accusa di aver fornicato, ossequiato, reso culto e sottoscritto patti col demonio.
Ludovico Maria Sinistrari d’Ameno, francescano riformato, scrisse il saggio Demonialità ponendosi l’obiettivo di descrivere la natura di questo peccato e mettere un po’ d’ordine nella materia.
Secondo Sinistrari, giurista finissimo dalla cultura enciclopedica, si ha demonialità in presenza di fornicazione, ossequio e culto resi al demonio, con la sottoscrizione di un patto di associazione con esso. Tale peccato, gravissimo in quanto empio e aggravato dall’apostasia, va però distinto da quello di bestialità, peccato più leggero. Il congiungimento carnale col demonio è infatti questione assai più grave di quello con gli animali, la bestialità, come sottolinea Sinistrari citando il parere di insigni giuristi.

Esiste però, secondo Sinistrari, una specie particolare di commercio carnale con esseri che non sono demoni. L'unione col vero e proprio Demonio avviene infatti nei sabba notturni dopo un patto col diavolo al cui servizio si pongono le streghe e gli stregoni, che offrono omaggio e vassallaggio "tenendo la mano su qualche libro di colore nerissimo".
Vi sono però demoni particolari che dispiegano le proprie arti per sedurre donne e uomini estranei alla stregoneria. Essi si presentano sotto forma di “succubi” (cioè “giacciono sotto”) o “incubi” (che “giacciono sopra”) e sollecitano le proprie vittime all'amplesso coi mezzi normalmente utilizzati da un innamorato travolto dalla passione: preghiere, lusinghe, lacrime, carezze, regali.

Questi esseri non vanno confusi, a parere del Sinistrari, coi demoni infernali. Essi infatti sono resistentissimi agli esorcismi, non si lasciano intimorire dalle orazioni, sono indifferenti alle reliquie consacrate e alle invocazioni. Al contrario paiono reagire a fumi e profumi.
Sinistrari suggerisce quindi di tenerli alla larga utilizzando la ruta, la centaurea e la verbena. Oppure di proteggersi con amuleti: diamante, diaspro o corallo sono molto utili. Efficacissimo per tenerli lontani dalle camere da letto, ma più complicato da preparare e verosimilmente più difficile da sopportare anche per gli umani, è l'odore di fegato di pesce posto sulla brace ardente.

Sinistrari ritiene che gli Incubi siano da tenersi ben distinti dagli angeli e dai demoni, che hanno natura puramente spirituale, e vadano invece identificati con i folletti, i satiri, i geni, gli elfi che compaiono nei miti di vari popoli.
L’unione di un incubo con una donna può generare un figlio, benché questo, creatura ibrida, risulti sterile come un mulo. Tali persone sarebbero invece particolarmente dotate sul piano spirituale o fisico, benché spesso caratterizzate da carattere collerico o malvagio. Sinistrari cita numerosi personaggi nati dall’unione di una donna con un essere sovrannaturale: a partire dai Giganti ricordati dalla Genesi; per passare a personaggi del mito come Romolo e Remo o il Mago Merlino; senza tralasciare personaggi storici come Platone, Alessandro Magno, Cesare Augusto; giungendo al grandissimo eresiarca Martino Lutero (Sinistrari scrive nel secolo delle feroci guerre tra cattolici e protestanti).

Creature razionali, dotate di natura superiore a quella dell'uomo, vivono tra noi in forma nascosta manifestandosi a loro piacimento, essendo dotate di corpo e di anima, ragion per cui possono anche convertirsi ed ottenere la salvazione eterna.
Indulgerebbero a rapporti con le femmine della specie umana (molto rari sono infatti i casi di succube desiderose di sedurre i maschi della nostra specie) per una loro debolezza, così come talora gli uomini indulgono a rapporti con gli animali. Per questo motivo spesso presi dalla vergogna decidono di sopprimere la creatura di cui si sono innamorarti, ritenendola principio e causa della loro perversione.

Sinistrari cita vari episodi per suffragare le proprie tesi, di uno dei quali sarebbe stato testimone oculare egli stesso. Storie che, naturalmente, troveranno spazio ne Il Lago dei Misteri…

A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

venerdì 1 agosto 2008

Gli incubi di Sinistrari - 02

Avviso: il contenuto di questo post potrebbe offendere la sensibilità di qualcuno. Invito i minori e le persone che non desiderano essere informate su questioni sessuali a non proseguire la lettura.


Sinistrari pubblicò il trattato De delictis et poenis a Venezia nel 1700.
Benché l’epigrafe esposta ad Ameno accomuni Sinistrari a Beccaria, autore del più famoso Dei delitti e delle pene, occorre dire che la posizione dei due autori è radicalmente diversa. Se Beccaria infatti era contrario alla tortura e alla pena di morte, il Sinistrari si dilunga a discutere su quando sia ammissibile l’uso della tortura negli interrogatori di ragazzi maggiori di dieci anni, già vittime di violenze carnali.

Sinistrari è per molti versi un perfetto esempio di come una conoscenza teorica e libresca della realtà, unita ad una forzata castità possano produrre danni gravissimi. La sua attenzione alla descrizione dei crimini sessuali rasenta infatti la pornografia.

Il reverendo padre, trascinato da un’ansia classificatoria che lascia stupefatti, giunse a descrivere una sodomia femminile, chiamata tribadismo, dalla più comune mollezza. Se la seconda raggruppa gli atti che potremmo far rientrare nell’omossessualità femminile, il concetto di tribadismo lascia veramente a bocca aperta.
Egli dichiara di aver appreso che il clitoride (secondo l’autore presente solo in alcune donne) può improvvisamente svilupparsi accrescendo le proprie dimensioni, ovvero presentare uno sviluppo abnorme fin dalla nascita.
Con questo strumento alcune perverse donne deporrebbero il proprio seme (l’idea di una eiaculazione femminile era radicata nella cultura dell’epoca, si ritrova ancora in romanzi del secolo XVIII, come Fanny Hill dell’inglese John Cleland, ed è tuttora oggetto di ricerca da parte di alcuni sessuologi) contro natura nel corpo di una donna o di un uomo.
Se da un lato è possibile che tale credenza derivi dalla scoperta di soggetti ermafroditi, quel che è certo è che il crimine, dopo l'interrogatorio condotto sotto tortura, aveva come pena la morte. La clemenza della giustizia dell’epoca consentiva peraltro che il rogo del colpevole o della colpevole fosse praticato solo dopo la morte per impiccagione.
Il trattato presenta altre affermazioni sorprendenti. Sinistrari rivela di aver saputo in confessione sacramentale di un uomo che utilizzava, come sistema anticoncezionale, un budello di maiale. Ligio ai suoi sillogismi, Sinistrari negava che quell’atto potesse essere considerato un vero accoppiamento, in quanto il budello separava i due corpi…

Per le descrizioni contenute nella sezione dedicata al crimine di sodomia, il trattato De delictis et poenis incappò subito nei fulmini della censura ecclesiastica che lo inserì nell’elenco dei libri proibiti. Ciò peraltro alimentò la curiosità morbosa dei lettori, che acquistavano edizioni francesi, arricchite da esplicite illustrazioni, della sezione dedicata al tribadismo.

Il Sinistrari però scrisse un’altra opera degna di ricordo, un’opera che è stata definita un “kamasutra demonologico”, in quanto descrive gli accoppiamenti con una specie particolare di folletti: gli Incubi...
A passeggio con l’incubo

Gli incubi di Sinistrari - 01

Gli incubi di Sinistrari - 02

Gli Incubi di Sinistrari - 03

Una storia da… succubo.

Gli incubi di Sinistrari – 04

Gli Incubi di Sinistrari 05

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