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domenica 6 giugno 2010

La Dama e la Strega


Ricordate la Dama del lago?
Qualcuno ha pensato che fosse solo un altro personaggio del mio blog. Almeno finché non ha sentito la sua voce in diretta su Puntoradio raccontare di un incontro con il terribile Basilisco.
Ebbene, la Dama ha inviato questo altro suo racconto, che per inciso mi ha fornito anche la spiegazione di quella furibonda tempesta scoppiata improvvisamente sul lago un pomeriggio di tarda estate dell’anno scorso.


«Come ricorderai la Maga ti ha parlato di una strega nera con cui ho avuto a che fare. Ho deciso di raccontarti qualcosa sul mio incontro con lei. Vivevo tranquilla sul mio lago, il lupo ed il gatto al mio fianco, la bambina a tenere compagnia alla mia solitudine. Un giorno, all'improvviso, sentii freddo. Un freddo pungente, che veniva da dentro, che mi attanagliava le ossa e le viscere.
“Che strano” pensai “siamo in piena estate, come posso sentire un tale gelo?”
Temevo di essermi ammalata... ma io non mi ammalo mai: vuoi per l'uso sapiente che faccio di erbe e piante, vuoi per i miei poteri.
Mentre facevo tali considerazioni tra me e me, vidi un buffo ometto avvicinarsi alla mia casa; sembrava cercare qualcosa, o qualcuno... si aggirava e scrutava, annusava, toccava, spostava... il suo atteggiamento infastidì parecchio il lupo, che gli si piazzò immediatamente davanti, ringhiando e mostrando i denti.
Il gatto, dal canto suo, mi disse apertamente "non mi piace questo tipo: non mi sembra pericoloso, ma si porta dietro una scia di male".
Come sai bene il gatto raramente concede la sua voce e quando lo fa non lo fa con leggerezza.
Non feci in tempo a soppesare le parole del gatto che apparve una vecchia ed orribile donna. Di colpo mi prese un terrore mai provato. Sentii che quella che avevo davanti non era un'innocua vecchina e mi preparai ad affrontare una situazione che non avevo mai affrontato. Sarei stata all'altezza? Sarei riuscita a reggere un confronto, anzi, uno scontro, con questa malefica strega? Sì perché, avrai capito, quella che avevo davanti era una strega. Ma non una strega come me: io mi limito ad usare i poteri che la natura e le fate mi hanno dato, mescolandoli ad una centenaria saggezza tramandatami dai miei Maestri. Lei era ben altro. Era una strega nera. Nera nell'anima, nera nelle viscere, nera come una notte senza luna in una gelida notte d'inverno.
Quello che successe non oso descrivertelo nei dettagli, perché sto male all'idea di tali ricordi; un male non solamente emotivo, ma anche fisico. Ti dico che fu uno scontro arduo: la strega cercò di annientarmi usando i suoi poteri malefici. Tutt'intorno si fece il silenzio, la luce calò, come durante un'eclissi. Il lago divenne grigio ed immobile. Il tempo sembrò fermarsi, e forse si fermò davvero. Non vedevo più nulla se non lei, le cavità vuote dei suoi occhi, al posto delle pupille delle orribili fiamme. Per poco non mi sconfisse. Lo ammetto. Non sono così forte da poter reggere contro un tale potere. Se sono ancora qui per raccontarti questa storia lo devo alla bambina ed al suo fatato popolo. Essi accorsero in mio aiuto ed insieme affrontammo quel demonio, ricacciandola da dove era venuta.
Prima di scomparire però (insieme al buffo ometto che le faceva da servitore) mi giurò che sarebbe tornata per terminare ciò che aveva iniziato.
Ecco, ora sai il perché del mio esilio. Se sono lontana dal mio lago è per proteggere me stessa, il lupo ed il gatto, ma soprattutto quanti vivono attorno al lago: se la strega tornasse e scatenasse la sua furie per distruggermi, ne andrebbe di tutti coloro che sono nei paraggi.»


La Dama ha concluso la sua lettera promettendo che la prossima volta racconterà una storia di tutt’altra natura. Devo dire che ho accolto queste ultime parole con un certo sollievo. L’idea che un nuovo, definitivo scontro, tra la Strega nera e la Dama possa sconvolgere le placide rive del Lago d’Orta è di quelle che non lasciano dormire la notte.
Né me, né i miei lettori, credo.

sabato 10 aprile 2010

Riflessioni di uno scettico - parte 5


Lasciai la casa della Dama del Lago con la mente piena di idee confuse e di domande insistenti. Chi era realmente la donna che mi aveva accolto? Era stata realmente testimone di tutti gli avvenimenti che mi aveva raccontato? Ed era lei stessa dotata di sovrumani poteri? O era semplicemente una straordinaria narratrice che aveva colto l’occasione per raccontare a me – e per mio tramite a voi – le sue storie?
A ben vedere il gatto magico non aveva dato prova di grandi poteri. Il lupo se n’era stato sulle sue a guardarmi per tutto il tempo, né più né meno di qualsiasi cane che si ritrova un estraneo in casa e lo tiene d’occhio con l’aria di chi sta pensando “manca di rispetto alla mia padrona e ti salto alla gola”.
L’unica cosa realmente straordinaria erano i dolci e le tisane. Un po’ poco per considerare la Dama del Lago un’autentica strega. Persino il fatto che avesse indovinato il mio pensiero entrando nella casa poteva sicuramente essere spiegato in vari modi. Non ultimo, che avesse visto il mio sguardo incuriosito quando avevo notato la bambina correre via.
Ecco, la bambina era l’unica cosa realmente strana in quella casa. Di solito i bambini reagiscono in modo diverso quando arriva un estraneo. Magari si allontanano i primi momenti e poi se ne stanno in disparte a studiarvi per decidere se gli piacete o meno. Alla fine però, potete starne certi, sono vinti dalla curiosità e vengono a ronzare sempre più vicini cercando di attirare la vostra attenzione. In fondo ogni persona è una novità per loro e, se l’estraneo non si rivela straordinariamente noioso, sono sempre ben contenti di fare nuove conoscenze.
Ci sono eccezioni, naturalmente. Rientrano nelle patologie però. O per meglio dire, un bambino che ha una così straordinaria paura da fuggire a gambe levate di fronte ad un estraneo è un bambino che ha dei problemi. Quali fossero era impossibile dirlo, ma quel pensiero mi angustiava, riempiendomi la mente di ogni più funesta ipotesi.
Quasi a voler cacciare i miei oscuri pensieri, la bambina ricomparve sul limitare del bosco, rimanendo immobile a fissarmi. Alzai la mano per salutarla e lei esplose in un sorriso ricambiando il saluto. Quindi corse via saltellando e ridendo.
Quell’incontro, se spazzò via le mie preoccupazioni, mi mise addosso una strana inquietudine. Nella voce della bambina avevo udito uno strano tono. Non so quanti l’avrebbero notato. Io stesso, prima di insediarmi sulla seconda isola, probabilmente non ci avrei fatto caso.
Era come un’eco antica, uno scampanellio argentino, un suono musicale che non pareva prodotto da gola umana. Un’eco che avevo sentito alle volte sostando sul limitare delle più profonde caverne della mia isola, laddove inizia quel labirinto sotterraneo in cui si dice dimorino alcune delle creature del Piccolo Popolo. Un posto troppo pericoloso, mi ha avvertito Cornelia, per avventurarmici senza guida. Un posto, tuttavia, che mi riprometto di esplorare, quando e se ne avrò la possibilità.
Quella risata argentina, che andava scomparendo nel folto del bosco, mi ricordava quei suoni e mi metteva di fronte alla possibilità che il racconto della Dama del Lago non fosse affatto una storia di fantasia.

Parte 1 scritta da Alfa
Parte 2
scritta da Alfa
Parte 3 scritta da la Dama del Lago
Parte 4 scritta da la Dama del Lago
Parte 5
scritta da Alfa

venerdì 9 aprile 2010

Il disegno magico - parte 4


«Dunque, stavamo dicendo?» la Dama del lago riprende il suo racconto «Ah, sì, il disegno. Come ti ho accennato prima della nostra pausa (a proposito, spero che i dolci ed il tè ti siano piaciuti) un giorno la bambina mi portò un disegno. All’inizio niente di strano: si trattava di un disegno molto carino che ritraeva un grosso cane nero. La bambina mi disse che era un regalo per il lupo. Lì per lì non capii: un regalo per il lupo? Ma il lupo non è certo tipo da apprezzare un disegno; a lui interessa correre, saltare, mangiare, giocare! Poi, d’improvviso, mi fu tutto chiaro. Il disegno iniziò a vibrare. Lo tenevo nelle mani e non capivo; la vibrazione era sempre più forte fino a che… puff! Una luce improvvisa ed un rumore assordante, ma brevissimo, mi investirono. Caddi a terra, il disegno scomparso dalle mie mani. Tutto durò veramente un breve istante, non ebbi il tempo di osservare ogni avvenimento. Semplicemente mi ritrovai per terra ed un grosso cane nero, simile a quello del disegno, mi stava leccando la faccia… anzi, non era simile: era il cane del disegno! Puoi immaginare il mio stupore: non avevo idea di questo strabiliante potere della bambina. Considera che sono una gran conoscitrice degli abitanti del piccolo popolo, eppure non avevo mai sentito di tali magie. La bambina possedeva invece questo dono: ogni disegno che faceva poteva animarsi. Ma, attenzione, questo non accadeva finché il disegno non giungeva nelle mani del destinatario. Per farla breve: il “regalo del lupo” mi dimostrò da subito cordialità, dopodiché concentrò la propria attenzione sul gatto, il quale non apprezzò la cosa, come puoi immaginare. E il lupo? Ti starai chiedendo quale fu la sua di reazione. In effetti era fuori nei boschi, per cui non assistette al fatto. È però un lupo, quindi avvertì tutto con i suoi sviluppatissimi sensi. Si precipitò a vedere cosa fosse successo, soprattutto si precipitò a proteggermi. Quando si accorse che non ero in pericolo e che, anzi, c’era un nuovo amico, ne approfittò subito. Ti lascio immaginare cosa successe: nel giocare crearono una baraonda inimmaginabile, facendo volare mobili e soprammobili. Il gatto era sconvolto: inconcepibile un simile comportamento. Soprattutto per una signora come lei! Se ne andò mormorando insulti (sempre molto educati) tra i denti e non lo vidi per parecchie ore. Io, da parte mia, nel vedere quel caos mi rivolsi alla bambina, chiedendole di far tornare il cane nel disegno. Sono una strega, è vero, ma essendo una strega bianca non ho potere sulle magie altrui (d'altronde non sarei nemmeno lontana dal mio lago se fosse altrimenti, ma questa è un’altra storia). La bambina mi accontentò subito e tutto tornò più o meno alla normalità. Più o meno perché la casa era devastata! Per questo però potei aiutarmi con la magia e, anche se solitamente non amo usarla per alleggerirmi un lavoro che potrei benissimo fare da sola. In questo caso, però, ammetto di averla usata per rimettere tutto a posto in un batter d’occhio. La cosa si concluse bene quindi e la bambina mi promise di non fare più regali “rischiosi”, per cui in seguito si limitò a disegnare fiori e farfalle, strumenti musicali, frutta e altri piccoli doni molto graditi. Solo una volta le chiesi di usare il suo magico dono per aiutarmi. Ma avremo tempo nei prossimi incontri per questa storia.»

Se volete conoscere la conclusione della storia non vi resta che tornare domani...

Disegno e storia de "La dama del Lago"

Parte 1 scritta da Alfa
Parte 2
scritta da Alfa
Parte 3 scritta da la Dama del Lago
Parte 4 scritta da la Dama del Lago
Parte 5
scritta da Alfa


giovedì 8 aprile 2010

La Dama del lago - parte 3

Foto: cortesia Dama del lago

«La Maga mi ha parlato di te» comincia la Dama del Lago «e mi ha avvertita che sei un tipo piuttosto scettico. Mi chiedo come sia possibile, dati gli interessi che hai. Ma non preoccuparti: non mi piace giudicare le persone attraverso le parole di terzi.
La mia è una storia apparentemente triste, fatta di solitudine ed abbandoni. Ma, ripeto, solo apparentemente. Ad un orecchio superficiale potrebbe infatti sembrare tale. Io però, sappi, in cuor mio sono felice. Ma avrai tempo di ascoltare le mie storie.
Ora cercherò di soddisfare la tua curiosità del momento. Ti sei chiesto chi sia la bimba che è fuggita al tuo arrivo. Sì, lo so, ti stai domandando come faccia a sapere che ti sei posto questa domanda. Ricordati che sono una strega, ma soprattutto, ricordati che sono una donna; posso indovinare ciò che pensi. Voi umani siete così semplici da decifrare: basta leggere sul vostro volto e ci si trova tutto quello che vi passa per la testa. Non sapete nascondere le vostre emozioni. La bambina è un’abitante del Piccolo Popolo, anche se all’apparenza può sembrare una normalissima bambina. In realtà non è nemmeno una bambina, o per lo meno non lo è in termini di anni umani: ricorda, tutto non è sempre come sembra; bisogna osservare l’essenza di ogni cosa e non l’apparenza.
Ma per tornare alla bambina: l’ho conosciuta parecchio tempo fa, quando ancora abitavo sul lago (riportare alla memoria il lago mi mette sempre un po’ di tristezza, scusami se per un momento mi adombro). È apparsa dal nulla una sera, mentre il sole calava. Ero andata nel bosco come sono solita fare al tramonto per raccogliere alcune erbe, accompagnata dal mio fedele lupo, ed eccola sbucare da dietro un albero all’improvviso. E’ saltata fuori e si è precipitata ad abbracciare il lupo come se fossero vecchi amici. Ho capito subito che tra loro c’era qualcosa di speciale, che le loro anime si conoscevano da tempo. Ho infatti scoperto, in seguito, che la madre del lupo aveva abitato con la famiglia della bambina per parecchio tempo. Devi sapere che io non conosco la famiglia originaria del lupo: lo trovai ancora cucciolo che vagava da solo lungo il fiume e da allora non mi ha più lasciata. E’ stato lui ad adottare me, non il contrario.
Da quella sera la bambina venne a trovarci spesso: mi portava fiori bellissimi, di quelli che non si possono vedere “al di qua”, giocava col lupo, meno spesso col gatto, che preferisce starsene per i fatti suoi, passeggiavamo nei boschi, preparavamo pozioni e tisane, parlavamo di tante cose.
Poi, un giorno, fece una cosa che non aveva mai fatto prima. Mi regalò un disegno. Ma vedo che la tua curiosità sta crescendo, quindi preferisco fare una piccola pausa. Bisogna imparare a godersi le cose senza fretta. Posso offrirti qualche biscotto appena sfornato? E per accompagnarli ti porterò una tazza di tisana alla lavanda. E’ una particolare miscela di erbe rare e lavanda raccolta alle prime ore dell’alba, quando ancora tutto è ricoperto dalla rugiada che le ninfe regalano alle piante durante la notte. Ti farà sentire benissimo.»

Vi confesso che ero sopraffatto di fronte alle parole della Dama e ai dolciumi che si accatastavano deliziosi davanti a me. Così mi accomodai meglio sulla poltrona e mi misi ad ascoltare il seguito della storia, come spero farete anche voi, domani…

Parte 1 scritta da Alfa
Parte 2
scritta da Alfa
Parte 3 scritta da la Dama del Lago
Parte 4 scritta da la Dama del Lago
Parte 5
scritta da Alfa

mercoledì 7 aprile 2010

La strega bianca - parte 2


Se sto salendo su questa collina antica, dove si dice abbia fatto sosta il grande Leonardo Da Vinci, è per via della Maga. Ormai conoscete le sue passioni e i suoi interessi. Oltre ad amare le tisane e la natura in generale, essa sostiene di avere un rapporto privilegiato con le creature del Piccolo Popolo. Folletti, gnomi, fate, elfi, e compagnia, per intenderci. Così, ogni volta che ho dei dubbi sull’argomento mi rivolgo a lei.
I lettori più smaliziati diranno che c’è una contraddizione nelle mie parole, dal momento che in varie parti di questo blog sostengo di vivere con una folletta di nome Malilkà. Devo precisare, per amore di verità, che Malikà costituisce un caso a parte. Essa infatti fu trovata in un bosco di montagna e adottata da una coppia di umani quando era molto piccola. Malikà, normalmente, mantiene le sembianze umane acquisite da bambina. Solo occasionalmente rivela la sua vera anima di folletta dispettosa, quando sale in montagna, ad esempio, e saltella felice nei boschi cantando canzoncine sconvenienti; o quando combina tiri bricconi al sottoscritto e ai malcapitati lettori di questo blog.
Inoltre, essendo stata allontanata dal suo popolo prima che potesse impararne il linguaggio, essa ben poco sa della razza cui appartiene e ancora meno volentieri ne parla, giungendo talora, comprensibilmente del resto, a negare persino la sua vera natura.
Pertanto, se voglio sapere qualcosa a proposito del Piccolo Popolo, il mio riferimento principale resta la Maga. Almeno fino ad ieri. Quando andai a trovarla, nell’offrirmi una tisana a base di the, calendula e gelsomino, cominciò uno strano discorso.
«Non te ne ho parlato prima» mi disse «dal momento che volevo osservare prima come ti saresti comportato. Sai, parlare di certi argomenti su un blog può prestarsi a fraintendimenti…»
Confesso che rimasi un po’ male a quelle parole. D’altro canto ho già avuto modo di constatare come certe persone non apprezzino questo genere di cose. Lo diceva già Edoardo Bennato, molti anni fa, in una delle mie canzoni preferite, l’Isola che non c’è

“E a pensarci, che pazzia,
è una favola, è solo fantasia
e chi è saggio, chi è maturo lo sa:
non può esistere nella realtà!

E ti prendono in giro
se continui a cercarla,
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te!”

«Invece» continua la Maga «ho constatato che hai sempre parlato in modo rispettoso del Piccolo Popolo e dei suoi amici.»
Ero sotto osservazione e non lo sapevo. Pazienza, almeno mi sono evitato lo stress da esame.
«Pertanto» prosegue sorridente «ho deciso di parlarti di lei.»
Allora mi rendo conto che tutto quel preambolo serviva solo ad introdurre un nuovo misterioso personaggio tenendomi sulle spine.
«Per prima cosa devo dirti che è una strega…»
In vita mia ho incontrato di persona due streghe. La prima lo era dichiaratamente, anche se era piuttosto una filosofa della natura. Discorremmo un intero pomeriggio sullo Spirito che secondo lei pervade ogni cosa, intervenendo benignamente a favore degli uomini o voltando loro le spalle se essi non seguono le leggi della natura. Conservo ancora da qualche parte in uno dei miei disordinati cassetti, una foto di questa sciamana, amata e temuta dal suo popolo. Nell’immagine ella guarda il cielo come per scorgervi le tracce visibili dello Spirito. Non chiedetemi di pubblicarla, però, dal momento che non chiesi il suo consenso e non tradirei mai la sua fiducia, nonostante oceani e continenti ci separino.
La seconda presumo avrebbe negato di essere una strega, se glielo avessi chiesto. Dietro i suoi occhi chiari da fata del nord, percepii chiaramente un animo ostile. Quello che vidi, nel retro del suo giardino, ancora oggi mi gela il ricordo, facendomi accapponare la pelle. Compresi allora che, a dispetto della sua bellezza esteriore, nel suo animo si accumulava un nero squallore.
Una strega bianca ed una nera, insomma, questo è il bilancio dei miei incontri con il mondo della stregoneria. Pertanto sono curioso di sapere chi sia quella che la Maga mi sta introducendo.
«È una strega bianca» precisa subito, quasi rispondendo alla mia silenziosa domanda «e si diletta di erbe, fiori, animali. Un tempo viveva qui, ma poi ha dovuto fuggire, per colpa di una fattucchiera dedita alla magia oscura. Ora vive in esilio, lontano dal lago che tanto ama, su una rocca isolata da cui vede quello stesso Monte Rosa che poteva osservare dalla sua antica residenza. Le sue uniche consolazioni sono un fedele lupo ed un gatto magico. Di notte, poi, la Dama del Lago, questo è il suo nome, si aggira nei boschi alla luce della luna e incontra fate e folletti…»
Dovevo aspettarmelo. Un’amica della Maga non poteva essere meno originale – il Maestro direbbe “stramba” – di lei. Ma tant’è. La Maga ha deciso che devo assolutamente incontrarla e per convincermi sfodera argomenti contro i quali sa che non posso resistere. In fondo, come si dice, la carne è debole…
«Tra l’altro prepara meravigliose tisane, accompagnate da biscotti e torte veramente da favola...»
Eccomi quindi sulla soglia della dimora della Dama del Lago. Qui mi accoglie un grosso lupo dall’aria minacciosa, che si calma immediatamente alla voce della padrona che mi invita ad entrare.
Mentre sto varcando la soglia noto, con la coda dell’occhio, una bambina allontanarsi di corsa, come stesse fuggendo. Questo, unito al fatto che il lupo non mi toglie mai gli occhi di dosso, mi riempie subito di una sottile inquietudine.
Soltanto la vista di una delle torte tanto decantate dalla Maga mi tranquillizza. Così il famoso gatto mi appare come un normalissimo felino domestico. Di magico, infatti, non mi sembra avere nulla. Dopo essersi strofinato sulle mie gambe, per marcarmi quale parte integrante del suo territorio, se ne torma a dormire il sonno del giusto, evidentemente soddisfatto di aver assolto il suo compito.
Così, mentre la torta viene tagliata e il tè viene versato, ascolto dalle vive parole della Dama del Lago, la storia che ha deciso di raccontarmi.

Parole che ascolterete anche voi. Domani…

Parte 1 scritta da Alfa
Parte 2 scritta da Alfa
Parte 3 scritta da la Dama del Lago
Parte 4 scritta da la Dama del Lago
Parte 5 scritta da Alfa


martedì 6 aprile 2010

I tre principi di Serendippo - Parte 1


Questa storia inizia in tempo e in un luogo lontano. I suoi protagonisti sono personaggi misteriosi e intriganti; la storia così complessa ed ingarbugliata da rendere difficile individuare il vero inizio. Ogni volta che tento di sciogliere la matassa, infatti, mi rendo conto di quanti fili diversi essa comprenda. Linee attorcigliate e di vari colori, ciascuna delle quali meriterebbe di essere seguita. Non qui e non ora, soprattutto, perché la storia di cui voglio parlarvi è solo una delle tante che compongono il nodo.
Potrei raccontarvi, ed è quello che farò, come sia iniziata per me questa storia, ma sono certo che non sia questo il vero inizio. Mi rendo conto di avervi confuso le idee più di quanto ve le possa aver chiarite, pertanto la cosa migliore è cominciare a raccontare, confidando nella vostra pazienza e attenzione.
Vi ricordate di Camilla? Per chi avesse perso la sua storia devo precisare che Camilla è una ragazza di circa sedici anni il cui diario fu da me ritrovato alcuni mesi fa. In esso si narra dell’inquietante incontro con un misterioso ragno parlante nei sotterranei della casa dalle 99 stanze e delle 101 finestre.

A seguito del morso di questa creatura, Camilla ha cominciato a scrivere storie. La prima che ho trascritto su questo blog è il racconto a puntate “Una lunga gelida estate”, incentrato su un immaginario diario di Mary Woolstonecraft Shelley.

Naturalmente le storie nel diario di Camilla non sono affatto terminate. Proprio in questi giorni sto finendo di leggere un suo nuovo racconto i cui protagonisti sono un misterioso scrittore che agisce sotto uno pseudonimo traendo storie, presumibilmente inventate, da antiche leggende orientali; una città lagunare ricca di fascino e atmosfera; un romanziere inglese, inventore del genere “gotico”; un inquietante castello; un grande monarca; i misteriosi magi dagli straordinari poteri; l’antica sapienza dei Caldei; i cavalieri delle steppe; un popolo fanaticamente devoto al suo Dio; e soprattutto, tra molti altri, tre giovani figli del re di Serendippo. Questi ultimi, oltre ad essere coltissimi e di grande sagacia, dotati di una straordinaria capacità che, dal quello del loro paese, ha preso il nome di “serendipità”.
Cosa sia la “serendipità” è spiegato in un famoso e divertente aforisma di Julius Comroe Jr: “la serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino”. Se non siete interessati alle figlie dei contadini, posso dirvi che la serendipità è comunque alla base di scoperte importantissime per l’umanità.
Cristoforo Colombo cercava di raggiungere le Indie navigando verso Occidente e scoprì l’America, di cui nemmeno sospettava l’esistenza. Alexander Fleming non disinfettò adeguatamente un flacone e dalla muffa che vi trovò intuì il principio delle penicillina. L’esistenza nel cervello dei “neuroni a specchio” fu scoperta quando un ricercatore prese una banana dal cesto della frutta e si mise a mangiarla davanti ad una scimmia. Infine, per tornare al pagliaio di cui sopra – nel caso dovesse servirvi, beninteso – durante esperimenti per la cura dell’angina pectoris fu scoperto involontariamente il principio attivo del Viagra.
Potremmo continuare a lungo, perché ricco è l’elenco delle invenzioni che volgarmente diremmo avvenute “per caso” e che più propriamente avvengono in virtù della “serendipità”.
Tutto questo preambolo, oltre ad incuriosirvi, come spero, sulla prossima storia di Camilla, ha uno scopo ben preciso. Andando a trovare la Maga, per chiederle notizie del Piccolo Popolo, ho scoperto, per via di serendipità, l’esistenza di un nuovo personaggio che andrà ad arricchire il Lago dei Misteri. Prenderà così avvio una nuova collaborazione a quattro mani che andrà ad affiancarsi a quella in essere con l’amica Vele, che vede protagonista la Villeggiante e le sue storie del Quaderno Rosso.

Chi sia questo nuovo misterioso personaggio e quale sia la sua storia lo scoprirete, naturalmente, domani…

Parte 1 scritta da Alfa
Parte 2
scritta da Alfa
Parte 3 scritta da la Dama del Lago
Parte 4 scritta da la Dama del Lago
Parte 5
scritta da Alfa


domenica 9 agosto 2009

La Vipera e il Cavaliere


Come ho annunciato ieri, ecco il resoconto di Vele sull'incontro con la Villeggiante.

Era da un po’ di tempo che non rivedevo la Villeggiante, ma qualche giorno fa è rientrata nella mia vita per raccontarmi una storia incredibile. Ci siamo date appuntamento alla Feltrinelli vicino al Duomo, dopo il lavoro.

Mentre sfogliavamo i libri della sezione Fantasy, vedevo che fremeva dalla voglia di raccontarmi qualcosa… ma un qualcosa di così strano che perfino lei esitava. L’ho incoraggiata e alla fine mi ha detto:
“Vele, ti ricordi l’ultima volta che sono stata in villeggiatura? Quando ho conosciuto la vipera Cornelia?”
“Certo. Mi hai detto che vive nella stessa isola di Alfa, che ha modi distinti e che ti ha dato lo spunto per il prossimo mistero da indagare.”
“Sì, il fatto è che assomiglia al biscione dello stemma visconteo di Milano… ma ecco, devo rivelarti un’altra cosa: non era un metafora quando parlavo di modi distinti. E’ veramente un animale senziente, e parla. Solo a te posso raccontare cose simili! Non lo trovi strano, vero?”
Io ovviamente non ho battuto ciglio. A parte il fatto che sono cresciuta a pane e leggende e che incontro personaggi strani in continuazione, avevo già letto qualcosa di Cornelia nel blog di Alfa.
Così, una volta sedute sulle morbide poltrone della libreria, l’amica mi ha fatto leggere questa parte del diario rosso che tiene sempre con sé:

La Vipera Cornelia assomigliava stranamente all’immagine sullo stemma visconteo, fatta eccezione per il bambino in bocca naturalmente. Ricordavo di aver visto ad Orta questo affresco, così, non appena ho potuto mi sono recata nuovamente al lago d’Orta. Lì mi sono messa subito a cercarlo, fotografando nel frattempo quello che mi sembrava più interessante. Alla fine ho ritrovato l’affresco, su un edificio della Piazza.
Dopodiché ho deciso di tornare al rifugio di Alfa per chiedere spiegazioni. Come mi era accaduto la prima volta, mi è bastato sedermi su una barca per essere facilmente trasportata sull’isola. Lui non c’era, ma ho ritrovato Cornelia che mi ha accolto cordialmente, facendo gli onori di casa.
Le ho subito posto alcune domande:
“Signora Vipera Cornelia, potrei chiedere cosa hanno a che fare i Visconti con il Lago d’Orta?”

Arrivata a quel punto della lettura, la Villeggiante mi spiegò:
“Vedi, ho pensato di rivolgermi a lei chiamandola Signora Vipera Cornelia perché dai modi mi sembrava una vipera di alto lignaggio. Infatti mi ha trattata con molto riguardo.”
Io sorrisi: sapevo, grazie al blog di Alfa, quanto può essere suscettibile quella vipera se non trattata col dovuto rispetto; la Villeggiante aveva istintivamente trovato il canale di comunicazione migliore per rivolgersi a lei.
Proseguii con la lettura:

Lei mi rispose: “Invero la famiglia dei Visconti aveva possedimenti e castelli nella zona delle colline tra il lago Maggiore e il Lago d’Orta, come i castelli di Massino e Invorio, dove nacque Matteo I Visconti, primo Signore di Milano.”
“Molto interessante, Corn… ehm, Signora Vipera Cornelia! Mi piacerebbe, se non sono troppo indiscreta, fare luce su un altro punto: ho notato una strana somiglianza tra Lei e la vipera raffigurata sullo stemma dei Visconti. È solo una coincidenza?”
“Devi sapere, cara ragazza, che io e Sempronio discendiamo da una nobilissima e antichissima stirpe di serpenti parlanti. Un giorno una mia antenata, di nome Ginevra, si trovava in un prato, quando giunsero al galoppo numerosi cavalieri. Temendo di essere calpestata da decine di zoccoli ferrati o uccisa a colpi di lancia dagli uomini che indossavano armature di ferro, si nascose sotto una pietra. Inaspettatamente uno di quegli uomini depose il suo elmo proprio accanto alla pietra, sdraiandosi nel prato per riposare. Ginevra rimase immobile per qualche minuto, poi si affacciò per vedere se c’era modo di allontanarsi indisturbata. Si accorse tuttavia che in cielo volteggiavano degli uccelli, così, temendo anche questo nuovo pericolo, decise di scivolare dalla pietra all’elmo e da questo ad un cespuglio poco distante.
Quando fu entrata nell’elmo, tuttavia, la celata si richiuse imprigionandola. Da quella prigione arroventata dal sole cercò a lungo una via di fuga, finché, quando le sembrava di aver trovato un varco verso l’alto, l’elmo fu improvvisamente scosso e sollevato, facendola quasi cadere. Sentì che qualcosa dì metallico stava entrando dentro ed in breve si trovò schiacciata tra la cotta metallica dell’uomo e l’elmo. Quando infine riuscì a fatica a strisciare fuori, si trovò in cima ad un elmo sulla testa di un cavaliere, in groppa ad un cavallo lanciato al galoppo.
Gli altri cavalieri notarono la scena e cominciarono ad urlare, indicando nella sua direzione. Qualcuno persino mise mano alla spada, ma nessuno osò menare un fendente per paura di colpire il Cavaliere. Quest’ultimo allungò la mano, guantata di ferro, afferrandola.
Ginevra, temendo per la sua vita, si decise a parlare:
“Azzone Visconti, Signore di Milano, risparmiami, come io non ti recai danno alcuno!”.
L’uomo, sorpreso per quelle inaspettate parole, l’osservò per qualche istante, dopo di che la lanciò su un cespuglio, dove atterrò morbidamente, invece che sul prato, dove sarebbe stata uccisa orribilmente. In seguito Azzone, ricordandosi di quell’episodio, inserì la Vipera nel proprio stemma, raffigurando se stesso come un bambino che esce indenne dalla sua bocca.”

Il brano terminava qui.
“E poi?” ho chiesto.
“E poi mi sono congratulata per il coraggio dell’antenata di Cornelia, e l’ho ringraziata per il suo racconto. Ti rendi conto? Una leggenda così antica, narrata dalla discendente della Vipera Viscontea! Se vuoi, puoi usare questa parte di diario per narrare la leggenda ai lettori del tuo blog e del blog di Alfa.”
“Sì, ma una volta risolto questo mistero? Ce ne saranno altri? E tornerai al lago d’Orta?”
Lei mi ha strizzato l’occhio con quel suo fare un po’ furbetto:
“Certo che ci saranno altri misteri! E dove ci sono misteri, io sono sempre lì ad indagare… ”


Le "storie del quaderno rosso" fanno parte dei "Misteri a quattro mani" scritti da Vele ed Alfa.

sabato 8 agosto 2009

La Vipera e la Villeggiante

Durante la mia assenza, alcune settimane fa, la Villeggiante ha pensato bene di venire nuovamente a trovarmi. Ancora una volta, inspiegabilmente, è riuscita a trovare un passaggio su di una barca che l’ha condotta alla Seconda Isola.
Su questo aspetto ho chiesto chiarimenti al mio famiglio, che si è limitato ad un lieve mormorio, simile al rumore del vento sul pelo dell’acqua, che ho interpretato come un’alzata di spalle con questo significato: «La Villeggiante dispone di un segreto potere, di cui lei stessa è ignara. Un potere in grado di aprirle molte porte. Non troverai mai un rifugio abbastanza nascosto, pertanto farai bene ad accettarla definitivamente tra i tuoi amici.»
Rassegnarsi a questo suo incontrollabile andirivieni non significa che mi voglia disinteressare di ciò che combina. Pertanto ho chiesto cosa sia successo sull’isola, in mia assenza, all’unica in grado di dare una risposta alle mie curiosità: Cornelia.
Come ho già avuto modo di accennare qualche volta, Cornelia è uno degli abitanti della Seconda Isola del Lago d’Orta. Ad essere onesti dovrei ammettere che l’isola è più sua che mia, dal momento che vi abitava ben prima che io vi ponessi piede grazie al Lago dei Misteri. Un giorno vi racconterò come ciò accadde, la storia però sarebbe troppo lunga e rischierebbe di allontanarci dall’argomento.
Torniamo dunque a Cornelia. Per chi non lo sapesse, o per chi non lo ricordasse, Cornelia è una vipera. Mi sono chiesto, varie volte da quando l’ho incontrata, a quale specie possa appartenere. Pur non essendo un esperto di vipere, dopo aver consultato Wikipedia, posso escludere che si tratti di un aspide o vipera comune (Vipera aspis), diffusa su tutto il territorio nazionale tranne in Sardegna; ugualmente non è un marasso (Vipera berus), frequente nell'Italia settentrionale; e tanto meno la vipera dell'Orsini (Vipera ursinii), presente solo sull'Appennino. Posso escludere persino sia una vipera dal corno (Vipera ammodytes), che vive nell'Italia Nord-orientale.
Sono invece certo che Cornelia appartenga ad una specie ben distinta da queste quattro. L’ho compreso in quanto presenta due corni piuttosto sviluppati sulla testa, ma soprattutto per un’altra caratteristica: Cornelia parla. Non intendo con questo che sembra comprendere le mie parole e risponda con movimenti del corpo. No! Cornelia parla proprio, utilizzando un italiano forbito e talora un po’ desueto.
Quando giunsi sull’isola mi rivolse subito la parola dal sasso su cui prendeva il sole. Come immaginerete facilmente rimasi sbalordito ed impaurito all’inizio, ma Cornelia fu subito molto educata e rassicurante, al punto che divenne ben presto parte della famiglia.
Peraltro Cornelia non è sola. Ha un compagno, con le stesse sue doti. Sempronio tuttavia, è molto riservato, non ama conversare e preferisce passare il suo tempo in biblioteca, leggendo vecchi volumi di storia…
Dopo queste sinuose divagazioni, torniamo però al punto di partenza. Quando la Villeggiante giunse sull’isola non trovò me, che ero in viaggio, bensì Cornelia. Le ho chiesto di raccontarmi cosa accadde. Inutilmente. Cornelia si è limitata a sibilare “vecchie storie di famiglia”.
Per saziare la mia curiosità ho quindi dovuto rivolgermi alla mia amica Vele, che mi ha trasmesso il contenuto del diario della Villeggiante.

Domani leggerete il suo racconto.

domenica 7 giugno 2009

Gli approfondimenti della Villeggiante

Come abbiamo ricordato qualche giorno fa, la Villeggiante è un’indagatrice del mistero che risiede a Milano. I suoi interventi, o meglio le sue incursioni su il Lago dei Misteri, fanno parte dei “misteri a quattro mani” scritti in collaborazione con Vele, la quale è altresì amica della Villeggiante.
Così ieri Vele ci ha raccontato un altro capitolo della vita e delle avventure di questo curioso (in tutti i sensi) personaggio.
Poiché qualche tempo fa si era parlato dei misteri del Duomo di Milano, l’amica milanese ha deciso di andare a riscoprire il monumento simbolo della sua città.
Se ancora non l’avete fatto, vi consiglio di leggere la cronaca di questa ascensione qui.

Infine, in omaggio alla Madonnina del Duomo, chiudo con un video musicale.



mercoledì 3 giugno 2009

Vele e la Villeggiante


Che fine ha fatto la Villeggiante, l'indagatrice di misteri che risiede a Milano e , di tanto in tanto, si abbatte come un tornado sul Lago d'Orta, dove possiede una casa di villeggiatura?
A questo mistero risponde oggi il post di Vele, sul blog Colorare la Vita.

mercoledì 8 aprile 2009

Il Duomo e l’isola misteriosa



Vele, un’amica di Alfa, gli ha inviato una mail.
Il poveretto, che non si è ancora ripreso dall’incredibile irruzione della Villeggiante nel suo rifugio segreto, ha lasciato a me, suo famiglio e biografo, il compito di pubblicarla. Compito che eseguo volentieri, avendo anch’io una certa responsabilità nella vicenda…



“Caro Alfa,
ieri la mia amica Villeggiante mi ha raccontato un sacco di cose interessanti. Mi ha dato il permesso di inviarti il materiale che ha raccolto nel suo quaderno, per pubblicarlo anche nel tuo blog.



Foto del Duomo di Milano scattata dalla Villeggiante


Ti contatterebbe lei stessa, se solo non fosse presa dai suoi mille impegni… ha un secondo lavoro per pagare l’affitto a Milano e mille hobby e corsi da seguire!
L’ho incontrata ieri in pausa pranzo, al ristorantino giapponese vicino al mio ufficio. Tra un tè verde e un maki mi ha raccontato una storia davvero incredibile.
Per completare la sua ricerca sul Duomo di Milano, il Filosofo l’ha indirizzata a te per chiedere informazioni. Peccato che non abbia saputo dirle niente dei tuoi recapiti… tranne il fatto che abiti in un’isola quasi introvabile!
La poverina, allora, ha cercato un posto tranquillo per riflettere sulla faccenda. Trattandosi di un tipino un po’ originale, come avrai notato, ha trovato il “posto tranquillo” all’interno di una barchetta abbandonata sulla riva del lago. Ora, non so cos’abbia raccontato a te, ma a me ha detto che le acque del lago si sono ingrossate improvvisamente e l’hanno trascinata sempre più al largo… fino a farla approdare su un’isola!! Qui, abbastanza confusa, ha chiesto informazioni ad un abitante del posto dall’aria un po’ stralunata. Come ben sai eri proprio tu! Appena l’ha saputo, le è passata completamente la paura e ha cominciato a porti “qualche domandina”.
Il risultato dell’inchiesta è riportato su una pagina del suo quaderno:

Ho finalmente intervistato “Alfa”. Ecco le sue parole:
«La facciata originale del Duomo di Milano era realizzata con un’alternanza di filari di marmo bianco di Candoglia e marmo verde di Oira. Lazzaro Agostino Cotta, originario di Ameno, testimonia che questo fatto costituiva motivo di notorietà per la pietra cusiana.
Nel 1682 si decise di modificare la facciata, ma fu necessario un concorso internazionale e l’intervento diretto di Napoleone per consentire il completamento della facciata in stile neogotico nel 1813.
La lunghezza dei lavori del Duomo (terminati ufficialmente solo nel 1966) del resto è proverbiale a Milano, dove l’espressione “come la fabbrica del Duomo” indica opere che si protraggono con una lentezza esasperante.»
Io: «E l’aspetto originale della facciata come poteva essere?»
Alfa: «Credo potesse assomigliare, dal punto di vista cromatico, a quella del Duomo di Monza. Tanto più che questa, agli inizi del Novecento, è stata restaurata proprio con marmo verde di Oira.»


Il Duomo di Monza (ritaglio di giornale)

Molto interessante: Z. sarebbe felice di me, perché…

La pagina del quaderno si interrompe qui e non ho il permesso di pubblicare oltre. Inoltre, per non rivelarmi chi è “Z.”, la Villeggiante ha cambiato abilmente argomento, raccontandomi di aver conosciuto una vipera “dai modi molto distinti” che tu chiami Cornelia. L’incontro, mi ha detto, le ha dato lo spunto per il prossimo mistero da indagare.
Con questo ti saluto. Sono proprio curiosa di vedere l’evolversi della vicenda! Stammi bene,
Vele”.


Mistero a quattro mani scritto da Vele ed Alfa.

martedì 7 aprile 2009

Il ritorno della Villeggiante

Avevamo lasciato la Villeggiante sulle tracce di Alfa per risolvere il mistero della facciata del Duomo di Milano.

Domani, per la serie Misteri a quattro mani, vi racconteremo che cosa ha combinato il personaggio inventato da Vele ed Alfa

martedì 3 marzo 2009

Misteri a quattro mani

L'idea alla base dei Misteri a quattro mani” è la collaborazione di "Alfa dei Misteri" con altri bloggers per la stesura di racconti sul tema delle leggende, della storia dei misteri. Con un piede sul Lago d'Orta ed uno altrove.

Il racconto pubblicato ieri, “un difficile pomeriggio per il Filosofo” vede l’ingresso sulla scena del Lago dei Misteri di un nuovo personaggio, la Villeggiante, che tornerà certamente a visitarci in futuro.

L’idea della “Villeggiante” è nata dalla collaborazione con Ivana (detta Vele o anche Ivy) un’amica blogger che condivide la passione per le leggende. Di esse scrive talora nel suo blog “Colorare la vita”, che vi invito a visitare.

Assieme abbiamo ideato questo nuovo personaggio e scritto la storia pubblicata ieri, che verrà ulteriormente sviluppata mediante nuovi racconti.

Non voglio anticiparvi altro, ma nel ringraziare Vele (che invito a commentare questa esperienza dal suo punto di vista) vi segnalo che i racconti della “Villeggiante” compariranno anche sul suo blog e saranno accompagnati da approfondimenti sui misteri della città di Milano, che compariranno nei racconti.

lunedì 2 marzo 2009

Un difficile pomeriggio per il Filosofo


E’ un Filosofo dall’aria provata quello che mi accoglie nella sua bottega. Non faccio in tempo a togliermi il cappello, che inizia a sfogarsi.
«Accidenti alla tua idea di raccontare di me nel tuo blog!» esclama. «Da quando hai iniziato, il numero di personaggi strampalati che frequentano questo posto è decisamente aumentato!»
«Cosa ti è accaduto?» sorrido. «Un cacciatore di vampiri? O era un sensitivo in contatto con entità aliene?»
«Macché! Quelli almeno li riconosco al primo sguardo» scrolla le spalle «e so come liquidarli. Quella che è venuta oggi, invece, sembrava una normale ragazza milanese. Per quanto possa essere normale una ragazza milanese, chiaramente…»
Il Filosofo non è misogino. Solamente, come ho già avuto modo di dire, ha una relazione sentimentale che sarebbe un eufemismo definire “complicata”. Così, alle volte, ha delle uscite un po’ rudi…
«All’apparenza normale, quindi…» lo esorto a continuare.
«Sì. La classica ragazza in jeans e scarpe da ginnastica, come se ne vedono tante, ma questa era normale solo all’apparenza. Come prima cosa mi si è piantata davanti e fissandomi mi ha detto: “Ho elementi per dire che ci sono collegamenti interessanti tra questa zona e Milano. Lei cosa ne pensa?” Poi si è messa a guardarmi in silenzio con gli occhioni sgranati sotto la frangetta, in attesa di una risposta.»
«Non si può certo definire una domanda semplice» ridacchio «di elementi interessanti me ne vengono in mente a dozzine…»
«Infatti!» esclama il Filosofo. «Le stavo parlando degli antichi confini della Riviera d’Orta e del Ducato di Milano, dei Visconti e del Duomo e dei barconi che viaggiavano ad ufo, quando mi ha veramente spiazzato.»
«Cosa ha fatto?» Domando incuriosito.
«Non riuscivo a crederci: ha tirato fuori un grande quadernone, con la copertina rossa e un sacco di foto, schizzi e post it che spuntavano ovunque dalle pagine e ha iniziato a prendere appunti su tutte le cose che dicevo. A quel punto ho cominciato a sudare freddo. Mi sentivo teso come se fossi ad un colloquio di lavoro. Mentre terminavo di farfugliare qualcosa mi ha chiesto di precisare in che modo fosse coinvolto il Duomo.»
«Ma chi era?» domando divertito. «Una poliziotta?»
«Non lo so! ma mi sembrava davvero un’inquisitrice… A quel punto ho cercato di liberarmi di lei rispondendo il più laconicamente possibile. Così le ho detto, evasivo, che i rapporti con il Lago d’Orta riguardavano la facciata antica del Duomo. Ma lei, cocciuta, mi ha chiesto: "in che modo si differenziava dalla facciata attuale?"»
«Benedetta ragazza» rido «voleva una lezione di storia dell’arte?».
«Di più! Voleva un giudizio estetico. Infatti mi ha chiesto subito dopo se preferivo la facciata chiara in marmo di Candoglia o quella antica in alternanza col marmo nero di Oira…»
«E tu cosa preferivi?»
«A quel punto ho guardato l’ora e ho detto che dovevo chiudere. Per fortuna mancava davvero poco, così l’ho sospinta verso la porta e l’ho cacciata fuori.»
«Mi deludi» scuoto la testa. «Trattare così una gentile turista… chissà come ci sarà rimasta male…»
«Per prima cosa» il Filosofo solleva l’indice verso il soffitto «quella non era una turista, ma una villeggiante: mi ha detto infatti di avere una casa da queste parti, ma non ho capito dove. Secondo, quella ragazza mi mette veramente a disagio con tutte le sue domande. Terzo, non si è minimamente offesa. Anzi, non ha proprio capito di essere stata cacciata fuori, quella! Mi ha ringraziato per la gentilezza e tutta allegra mi ha detto che tornerà di sicuro a trovarmi. Lei e quel suo benedetto quaderno rosso!»
«Un momento!» lo interrompo «Ricordi le parole della Maga? “Vedo il rosso salire da Oriente, portando per voi molte domande. Il lago dei Misteri sarà diverso, dopo.” Ti ricordi quanto ci siamo preoccupati?»
«Oh no!» esclama il Filosofo. «Oltre a Caronte coi suoi racconti etilici; oltre al Maestro coi suoi dannati sigari; oltre alla Maga con le sue strane visioni… d’ora in poi mi toccherà anche la Villeggiante, con le sue domande a mitraglia! Per non parlare di te e dei tuoi misteri, naturalmente! Ma sai cosa faccio?»
Scuoto la testa, ma già un brivido mi percorre la schiena.
«La prossima volta, come metterà piede nella mia bottega, spedirò la Villeggiante dritta dritta da te!»

Mentre attendo che il rosso ciclone di domande proveniente da Milano si abbatta su di me, non posso fare a meno di pormi e di porre a voi, miei lettori, alcune domande.

Chi è, in realtà, la Villeggiante?
Quale oscuro piano si cela dietro le sue, apparentemente innocue, domande?
Ma soprattutto, questo è il primo racconto contrassegnato con l’etichetta "Misteri a quattro mani"…
Cosa ne pensate?


La risposta a queste domande sarà pubblicata domani sera…

Nota: questo "Mistero a quattro mani" è stato ideato e scritto da Alfa e Vele.

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Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.