lunedì 30 novembre 2009

Ancora poche ore per votare




Questa sera termina la possibilità di votare per il concorso "Racconta il tuo mistero 2009".
Sei i racconti iscritti, cinque i concorrenti, tutti agguerriti.
Per votare potete andare in questa pagina, oppure su Facebook, per la precisione qui.

sabato 28 novembre 2009

Una risata vi seppellirà

Dare passaggi agli autostoppisti consente di scoprire orizzonti imprevisti. Ecco un'altra storia raccontata da un'autostoppista all'Intortatore.


«Puntavo decisamente verso sud, verso Novara, verso casa. I fari tagliavano la notte davanti alla mia auto dietro cui, lentamente, le tenebre tornavano a saldarsi. Perché l’oscurità è ovunque e la luce è un’eccezione, uno strappo alla regola generale dell’universo.
Guarda il cielo sopra di te. So già che guarderai le stelle e non vedrai il buio in cui sono affogate. Guarda dentro di te. Vedrai la luce, ne sono certo, e chiuderai gli occhi di fronte all’ombra che la circonda e ti riempie, dandoti forma.
Guidavo con la sigaretta nella sinistra, aspirando una boccata ogni tanto e lasciando che il rosso della brace ardesse nell’oscurità. La destra si muoveva per tentare di cambiare il canale della radio dove stavano dicendo che fumare distrae dalla guida.
“Balle!” risi.
Un istante dopo qualcosa in fuga dalle tenebre, un cinghiale credo, fu sparato contro il paraurti della mia auto, come un proiettile da centocinquanta chili. Non compresi ciò che accadde finché non strisciai fuori dall’auto, annaspando nel fango.
Fu allora che udii la risata. Era lunga, sarcastica e stridente come una pietra da mola sulla lama di una falce.
Mi rialzai, realizzando solo allora che la mia auto era rovesciata in una risaia. L’unico faro sopravvissuto all’impatto lottava ancora disperatamente per non soccombere all’oscurità, da cui mi fissavano mute figure indistinte.
Allora la risata esplose, di nuovo, gigantesca. Come ad un segnale quell’armata silenziosa riprese la sua corsa. E io non potei fare a meno di unirmi agli spettri nella loro eterna caccia infernale.
Guarda l’oscurità che ti circonda e la tenebra che si annida dentro di te e ricorda:» disse il fantasma svanendo «sarà una risata a seppellirti.»

Stasera a Siamo in Onda

Questa sera verrà trasmessa una Pillola di Mistero a Siamo in Onda.
Il tema sarà quello del riso, naturalmente.
A questo proposito trovate un post storico nella Bottega del Mistero sul Blog di Siamo in Onda.

Dimenticavo...
Questa sera in onda ci sarò anch'io. Ovviamente su Puntoradio.

venerdì 27 novembre 2009

Domani sera ci sarà da ridere

A Siamo in Onda domani sera (21-24, in replica il martedì) il tema sarà il riso.
Voi, di che riso siete?




Vi piace la comicità fisica alla Stanlio e Ollio?

Stan Laurel (S.L.): «Mi piacerebbe essere in montagna a sciare».
Infermiera: «Le piace sciare, Sig. Laurel?»
S.L. «No, lo detesto, ma è sempre meglio che stare qui».

(Stan Laurel sul letto di morte)




O preferite quella surreale dei Fratelli Marx?


Il matrimonio è un istituto meraviglioso, ma chi vorrebbe vivere in un istituto?

(Groucho Marx)




Cosa ne pensate dello humor britannico alla Jerome?


Adoro il lavoro. Passerei ore a guardare gli altri mentre lavorano.
(Jerome K. Jerome, Tre uomini in barca, per non parlare del cane.)



Vi piace la comicità intelligente di Woody Allen?

Dio è morto, Marx è morto e anche io non mi sento troppo bene

(Woody Allen)


O, al contrario, siete tra quelli che non vanno mai al cinema ma a Natale fanno la fila per vedere il solito cine-panettone?
In questo caso spiegatemi perché!



A me la rima con razzo num me viene proprio!

(Una delle "memorabili" battute di un cinepanettone qualsiasi) .



Se volete potete rispondere qui al quesito:
Cosa vi fa più ridere?
Le risposte migliori saranno lette alla radio.

mercoledì 25 novembre 2009

Amori e delitti nella Novara del Seicento

DOMENICA 29 NOVEMBRE 2009 ALLE ORE 15 nell’antico Castello di Briona (Novara)

Conferenza di SEBASTIANO VASSALLI

Amori e delitti nella Novara del Seicento: G.B. Caccia e il castello di Briona

Nell’occasione: presentazione del bando del premio “I cento castelli, madrina ANNA LAVATELLI

Ore 17 Trasferimento e visita al Castello-Ricetto di Ghemme (a cura della cantina Rovellotti) con degustazione enogastronomica.

lunedì 23 novembre 2009

I cento castelli

L’Associazione “Parco culturale Ludovico il Moro – I 100 castelli di Novara” promuove il premio “I cento castelli”. La partecipazione è libera e gratuita, senza restrizione di numero di titoli e di sezioni e presuppone l’accettazione delle seguenti norme:

TEMA

1. Le opere devono riguardare il tema dei castelli con ambientazione e riferimenti a uno o più degli oltre cento castelli della Provincia di Novara o della Valle Verzasca in Svizzera, indipendentemente dal loro stato e proprietà attuali.

SEZIONI

2. Le sezioni del premio sono: 1) Narrativa; 2) Saggistica; 3) Letteratura per l’infanzia e per ragazzi (0-14 anni); 4) Fumetto; 5) Reportage giornalistico.

MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE

3. Ogni opera deve pervenire in n. 8 (otto) copie cartacee, di minimo 10 e max 100 cartelle (da 20 000 a 200 000 caratteri spazi compresi, in corpo 12, interlinea 1,5) corredata da una scheda con l’esatta e completa indicazione di: sezione cui si intende partecipare; dati anagrafici, indirizzo, recapiti telefonici, e-mail ed eventuale fax dell’autore; titolo dell’opera. Non è ammesso l’invio telematico. Dettagli sulle modalità della sezione “Fumetto”: soggetto, da svolgersi in forma concisa, della lunghezza complessiva non superiore ad una cartella dattiloscritta formato A4, con carattere in corpo 12; eventuale sceneggiatura, da svolgersi su un numero massimo di 10 cartelle dattiloscritte formato A4, per massimo 10 tavole sceneggiate; dev'essere comprensiva di dialoghi, didascalie e descrizioni degli ambienti e dei personaggi; storia disegnata, da svolgersi su un numero massimo di 10 tavole disegnate, con tecnica libera (indicare se in bianco e nero o a colori ), in formato massimo A3; illustrazione, una tavola, con tecnica libera, a colori, in formato massimo A3 (per ciascuna cartella e/o tavola originale inviata, andranno allegate 6 fotocopie in formato A4, il più possibile fedeli all'originale, di servizio per la prima valutazione della giuria).

4. Le opere devono essere inviate a: Premio letterario “I cento castelli” c/o Municipio, via Italia 10, 28070 Sizzano (Novara) e devono pervenire entro e non oltre il 27 febbraio 2010 (farà fede la data del timbro postale).

5. I testi spediti, anche se non premiati, non saranno restituiti e si declina qualsiasi responsabilità derivante dalla perdita dei testi inviati.

6. Sono escluse dal concorso le opere destinate ad uso scolastico, non originali o già edite.

7. Un comitato di lettura, costituito da specialisti, selezionerà le opere pervenute, proponendo, per ogni sezione, una rosa di finalisti fra i quali la giuria del premio individuerà i vincitori. La giuria, presieduta dallo storico Giancarlo Andenna e dalla scrittrice per ragazzi Anna Lavatelli, è costituita da autori, critici, storici e giornalisti, da un rappresentante della casa editrice Interlinea e da un rappresentante della Associazione “Parco culturale Ludovico il Moro – I 100 castelli di Novara”.

MONTEPREMI

8. Il primo premio ammonta a euro 3000 (tremila) per il vincitore assoluto scelto dalla giuria, a suo insindacabile giudizio, fra i vincitori delle diverse sezioni, ai quali va la somma di euro 500 ciascuno con targa; una targa è poi riservata agli autori dei testi classificati al secondo e terzo posto di ogni categoria, a eccezione della sezione Reportage, per la quale invece è previsto un riconoscimento speciale di euro 1000 (mille) al miglior reportage giornalistico di autore svizzero dedicato ai castelli e al territorio della Provincia di Novara e al miglior reportage giornalistico di autore italiano dedicato ai castelli e al territorio della Valle Verzasca nel Canton Ticino, Svizzera. I premi che non saranno ritirati personalmente dagli autori durante la cerimonia di premiazione costituiranno un fondo per la successiva edizione.

PUBBLICAZIONE

9. I racconti premiati verranno pubblicati in una antologia a cura dell’associazione promotrice del premio presso Il Piccolo Torchio. La partecipazione al premio vale come consenso alla pubblicazione da parte degli autori selezionati, che riceveranno dieci copie dell’antologia. Il testo vincitore del primo premio assoluto potrà venir pubblicato singolarmente dalla casa editrice partner del progetto, Interlinea di Novara, se lo giudicherà meritevole; in tal caso l’ammontare del premio varrà come anticipo sui diritti.

CONDIZIONI

10. L’assegnazione dei premi avviene a condizione che nelle opere si riscontrino requisiti di rigore e di validità letteraria e/o scientifica. La giuria si riserva di non assegnare premi per una determinata sezione qualora le opere inviate non presentino i requisiti di validità letteraria e/o scientifica.

11. La cerimonia di premiazione è prevista per il 28 giugno 2010 a Sizzano, nell’ambito della fiera del territorio del Castelli “Promoterr”; a tutti i partecipanti e premiati verrà data comunicazione scritta con largo anticipo. Il bando del concorso e l’esito della premiazione saranno pubblicati sui siti www.novara.com/100castelli e www.comune.sizzano.no.it. Per informazioni:
100castelli@letteratura.it
tel. 0321 612571, fax 0321 612636: oppure presso il Comune di Sizzano (tel. 0321 820618):
municipio@comune.sizzano.no.it o Insubria Communication (info@insubriacommunication.com; 3463573338)

domenica 22 novembre 2009

I quaderni cusiani

L’Associazione Storica Cusius comunica che entro il mese di dicembre 2009 sarà presentato al pubblico il n. 2 di "Quaderni Cusiani", rivista dell'associazione.

Il volume, di cui si allega la scheda (prezzo di copertina euro 30) e' offerto in prevendita a euro 20.

Chi desidera può prenotarlo a queste condizioni entro il 15 dicembre p.v. (associazione.cusius@libero.it)




QUADERNI CUSIANI
RIVISTA DELL’ASSOCIAZIONE CULTURALE CUSIUS

N. 2 / 2009

DIRETTORE: LINO CERUTTI - CONDIRETTORE: ALFREDO PAPALE
COMITATO DI REDAZIONE: CARLO CARENA, FIORELLA MATTIOLI CARCANO, ARMANDO BELTRAMI, CARLO PESSINA.

COMITATO SCIENTIFICO:
GIANCARLO ANDENNA, BERNARD ARDURA, AMILCARE BARBERO, CARLO CARENA, GIULIO ERNESTI, FIORELLA MATTIOLI CARCANO, LAURA NAJ, ANNIBALE SALSA, DORINO TUNIZ, EDOARDO VILLATA, LUIGI ZANZI.

FOTOGRAFIE: CARLO PESSINA.



SOMMARIO

Carlo Carena, Cronaca di Vacciago a metà Ottocento per la penna del parroco Gioanni Antonio De Taddei di Celio.

Alfredo Papale, Il castello e le fortificazioni di Borgomanero.

Uberto Pestalozza, L’oratorio di San Giuseppe di Vacciago.

Amedeo Fiammingo, Circa la popolazione di Briga Novarese dal XII al XIX secolo. Notizie dai Libri Parrocchiali.

Amilcare Barbero «Oh bel!», fra sguardi e bisbigli: una grata dopo l’altra.

Fedele Merelli, P. Cleto da Castelletto Ticino cappuccino († 1619): note per una biografia.

Fiorella Mattioli Carcano, Santa Caterina di Stagno: vicende e distruzione di un oratorio campestre medievale di Orta.

Lorenzo Mondo, Le brezze del lago d’Orta. Il romitorio di Sant’Ida e il presbiterio di valle Strona.

Daniele Pescarmona, La Madonna col Bambino della chiesa di San Martino di Bolzano Novarese.

Marina Dell’Omo, Un’opera giovanile di Giorgio Bonola ad Armeno.
Angelo Marzi-Fiorella Mattioli Carcano, L’oratorio di san Giovanni Battista ad Armeno.

Maria Giulia Tassera, L’oratorio di S. Maria di Miasino e la sua confraternita.

Cesare Bermani, La Morta di Agrano.

Mariella Zanetta, Le Società di Mutuo soccorso del Cusio.

Massimo M. Bonini, Il calendario tradizionale delle feste e dei lavori.

******

ATTI DEL CONVEGNO “I GOZANI E I TARSIS” BROLO 4 LUGLIO 2009.

Lino Cerutti, I Gozani e Luzzogno.

Carlo Burdet, I Gozani di Agliè.

Dorino Tuniz, I Tarsis di Brolo.

Maurizio Bettoja, Stemma e genealogia della famiglia Tarsis.

Maurizio Bettoja, Stemma e genealogia della famiglia Gozani.

Valerio Cirio, Le case cusiane dei Gozzani e dei Tarsis fra Seicento e Settecento.


APPENDICE
Dorino Tuniz, Sulle orme di Padre Tommaso Obicini da Nonio.


INSERTO FOTOGRAFICO TEMATICO
Carlo Pessina, Gli animali nell’arte del Cusio

sabato 21 novembre 2009

Supereroi e superpoteri


In questo blog abbiamo già parlato di superpoteri (non ricordate? Andate a vedere qui…). Oggi invece, nella Bottega del Mistero, nel blog di Siamo in Onda si parla di supereroi vissuti molto tempo fa…

venerdì 20 novembre 2009

Il mio supereroe preferito


Preferite i supereroi granitici e invulnerabili (kriptonite a parte), come Superman, o i supereroi con super problemi, come Spiderman?

I supereroi tenebrosi, come Batman? o le sensuali super eroine alla Catwoman?


Di questo si parlerà sabato sera (martedì in replica, sempre dalle 21 alle 24) a Siamo in Onda, il Talk Show di Puntoradio.

Se volete potete rispondere alla domanda.

Qual è il tuo supereroe preferito e perché?

I vostri commenti saranno letti alla radio.

In questo caso vi dirò che il mio preferito è Rat Man, il super eroe della risata, scritto e disegnato dal mitico Leo Ortolani.
Se volete sapere il perché andate a rileggere questo post.

giovedì 19 novembre 2009

Una cortesia


Il post, o meglio l'immagine, di ieri ha suscitato un gran trambusto.

Lettori o, meglio, soprattutto lettrici inferocite mi hanno assediato per ore stazionando sotto casa con in mano forconi e cartelli di protesta.
E la situazione all’interno delle mura non era migliore. La vipera Cornelia me ne ha dette quattro, impiegando due ore buone per farlo. Il suo compagno Sempronio mi ha guardato irato e sibilando ha agitato la coda come un severo indice disapprovante. L’Orango Tango si è messo ad urlare a più non posso facendomi le boccacce. I due Cocco Drilli hanno manifestato improvvisamente uno smisurato appetito. L'Aquila Reale ha dispiegato le ali e con un potente grido si è alzata in cielo quasi a voler lasciare un luogo si immondo. L'elefante ha barrito e mi ha agitato contro la proboscide. Il gatto pareva fuori di sé dalla rabbia e mi ha fatto a pezzi le tende. Il topo, ha approfittato del macello per saccheggiare la dispensa lasciandomi senza i cereali per la colazione.
Sembrava di essere nella Fattoria degli animali di Orwelliana memoria, nei giorni tragici e gloriosi della rivoluzione animalesca!

Lo stesso Volpicini si è arrabbiato molto con me e mi ha fatto una telefonata durissima in cui ha annunciato severissime azioni legali nei miei confronti. Volpicini infatti sostiene che la foto era offensiva nei suoi confronti: lui, per quanto beva, non si riduce mai in uno stato così penoso.
Insomma, se non entra presto in vigore una qualche leggina che introduca la prescrizione breve per tutti i reati che pare abbia commesso (cosa assai improbabile in un Paese che è considerato la culla del diritto), temo mi toccherà passare i prossimi anni dietro le sbarre.

Così prima che anche Malikà si svegli e metta mano al suo “gatto a nove code” ho deciso di correre ai ripari. O meglio di correre a Canossa.
Se nemmeno questo dovesse bastare ad emendare il mio errore imperdonabile , vi chiedo almeno una cortesia: mi portate un po’ di arance in carcere?

PS
Nel frattempo il mio famiglio, Lago dei Misteri, sghignazza alle mie spalle e dice che non avrei potuto combinare un tale pasticcio nemmeno se avessi fatto apposta…

mercoledì 18 novembre 2009

Un errore imperdonabile

Il mio famiglio, Lago dei Misteri, ha commesso un errore imperdonabile. Ha dimenticato di allegare al post in cui parla dell'Avvocato Volpicini una sua fotografia.
Per la serie "mi tocca fare tutto da solo", rimedio io oggi.

Se non ricordate di chi stiamo parlano, potete andare a leggere questo post.

domenica 15 novembre 2009

La carica dei Seicento




E così, passo dopo passo, alternando un trotto lento al galoppo, siamo arrivati a 600 post. Ho pensato di celebrare questo piccolo traguardo con la citazione di un film.

La carica dei Seicento (The Charge of the Light Brigade, 1936) è una pellicola diretta da Michael Curtiz ed interpretata da Olivia de Havilland e Errol Flynn ed è ispirata ad un fatto storico.

La guerra di Crimea (1853-1856) vide contrapposta all’Impero Russo un’alleanza che univa Inghilterra, Francia, Turchia e Piemonte. Durante questa guerra, che per inciso consentì al Piemonte (allora Regno di Sardegna) di guadagnarsi quelle simpatie europee che furono preziose per il processo di unificazione dell’Italia, la battaglia più famosa è probabilmente quella di Balaclava. La località era sede del campo britannico e fu oggetto di un attacco russo mirante a rompere l’assedio alla strategica fortezza di Sebastopoli. In quell’occasione avvennero due famosi episodi della storia militare britannica.

La sottile linea rossa

Il primo fu la resistenza della sottile linea rossa, quando la fanteria del 93° Highlanders, disposta su una lunga fila di due uomini ricevette l’ordine di fermare la carica della cavalleria russa in questi termini: "Da qui non c'è ritirata uomini. Dovete morire là dove vi trovate". La risposta fu: “Se è quello che serve lo faremo". E così fecero, in effetti. In un’epoca in cui i fucili erano lenti da caricare e ogni pallottola non poteva essere sprecata, gli scozzesi attesero immobili che il nemico arrivasse a 50 metri di distanza prima di aprire il fuoco. L’effetto fu devastante e la cavalleria russa fu costretta a ritirarsi.

La Carica dei Seicento

Il secondo episodio, la Carica dei Seicento, è passato alla storia soprattutto come esempio dell’ottusità dei comandi militari. Dopo aver respinto la cavalleria russa, alla cavalleria inglese fu ordinato di attaccare i Russi che si erano impadroniti di alcuni pezzi di artiglieria. L’ordine però venne frainteso e così, invece di dirigere l’attacco contro un’altura vicina, questo venne lanciato contro le postazioni di artiglieria in fondo ad una valle lunga due chilometri. Rendendosi conto dell’errore il comandante riuscì a fermare in tempo la cavalleria pesante. Purtroppo a quel punto la Light Brigade, la Brigata di cavalleria leggera composta da circa 660 uomini e cavalli, era ormai lanciata in quel tritacarne che da allora prese il nome di Valle della Morte.




La Carica della Light Brigade vista dalle postazioni russe.


Sulle alture di fronte e sui fianchi della cavalleria inglese erano posizionate la fanteria e l’artiglieria russa che immediatamente aprirono il fuoco sugli attaccanti. Oltretutto la distanza dell’obiettivo dell’attacco era tale da costringere la Brigata leggera a procedere al trotto per buona parte della valle per non sfiancare i cavalli. Così per molti lunghissimi minuti i cavalleggeri inglesi rimasero sotto il fuoco dei fucili e dei cannoni.



Per non disobbedire agli ordini ricevuti la Brigata, per quanto decimata e circondata da ogni parte, continuò l’attacco, scontrandosi infine con gli artiglieri russi in fondo alla valle e costringendoli alla ritirata. Fu una vittoria inutile, perché quella posizione non poteva essere in nessun modo tenuta e la Brigata dovette ripiegare. Le perdite tra bipedi e quadrupedi furono tali che alla fine della battaglia solo 195 uomini erano ancora a cavallo.

I sopravvissuti alla carica

Il coraggio dei Seicento fu reso celebre dal poeta Tennyson nel poema The Charge of the Light Brigade. e ispirò anche The trooper degli Iron Maiden .
Curiosamente un cavaliere fantasma proveniente da Balaclava compare anche in El Fantasma Del Ziu Gaetan di Davide Van De Sfroos .

L’episodio fu definito un inutile bel gesto e fu nei fatti un bagno di sangue causato dall’incompetenza dei comandanti. Esso colpisce l’immaginazione, credo, proprio perché rappresenta un sentimento comune. L’idea che, troppo spesso, tutti noi siamo in un modo o nell’altro costretti a subire decisioni dettate dalla stupidità e dall’incompetenza di chi comanda. E che la situazione possa essere salvata solo dalla capacità dei singoli di trovare il coraggio e la forza di unirsi per affrontare, costi quel che costi, nemici soverchianti.
Oggi chi comanda non indossa un’uniforme e non va a cavallo, ma i nemici contro cui ci lascia soli a combattere (siano la crisi economica, la corruzione, la malavita, e tanti altri) richiedono ancora tanto coraggio da parte nostra.

Non so dire se la carica dei Seicento post di questo blog possa sortire qualche effetto. Anch’essi sono stati lanciati allo sbaraglio senza una strategia precisa. Mi auguro, quantomeno, che possano essere considerati “un bel gesto”.

sabato 14 novembre 2009

venerdì 13 novembre 2009

Una telefonata allunga la vita…


...raccontava una pubblicità di qualche anno fa.

Domani sera potrete mandare un SMS 389.9696960 a Siamo in Onda su Puntoradio per raccontare le vostre esperienze col telefono, oppure, rispondere qui a questa domanda:

Hai una notizia bellissima a chi telefoni per primo?

I commenti saranno letti in diretta sabato sera (dalle 21 alle 24) e in replica il martedì sera.

giovedì 12 novembre 2009

L'Intortatore


Non so bene come definire il personaggio di cui vi parlerò oggi.
Partiamo dal nome. Alfa lo chiama l’Intortatore per via della sua abitudine ad ingannare le ragazze. Un’amica di Alfa, Pupottina, ha proposto di chiamarlo l’Intortoratore. Questo perché le tortore sono notoriamente uccelletti ingenui e curiosi, facili quindi da far cadere nella rete.
Comunque vogliate chiamare il personaggio sembrerebbe chiaro quale sia il suo interesse principale. Invece viene da sospettare che al primo posto nei suoi pensieri ci sia piuttosto la sua automobile. L’elemento in questione, infatti, è di quelli capaci di abbandonare una bella ragazza sul marciapiede solo perché il colore del suo vestito fa a pugni con quello degli interni della sua Porsche.
Infine, devo dire che Alfa non lo considera affatto un suo amico. Diciamo che lo tollera a malapena e che non perde occasione per punzecchiarlo. Fatica sprecata, devo dire, perché pare fatto dello stesso materiale delle ruote della sua macchina, per cui rimbalza qualsiasi battuta. Forse, sospetto io, perché semplicemente non la capisce.
Ad ogni modo per praticità inseriamolo tra gli amici di Alfa, continuiamo a chiamarlo l’Intortatore e diciamo che il suo cuore è ugualmente diviso tra pupe e motori.
L’Intortatore è di quelli che entrano nel bar esclamando:
«Ahhhh, sapeste cosa mi è successo ieri sera!»
Segue l’immancabile, ignobile, teatrino durante il quale finge di essere un gentiluomo che non può rivelare il nome della sua ultima preda, infine, raccomandando a tutti di mantenere il segreto, vuota il sacco, raccontando ogni minimo dettaglio. Naturalmente solo i più sprovveduti crederebbero alle sue storie.
«Avventure che per metà sono inventate e per l’altra metà sono di fantasia» ridacchia Alfa « In particolar modo si vanta di alcune VIP della TV che avrebbe avuto modo di conoscere intimamente. Nessuno naturalmente è in grado di verificare le sue affermazioni. Noi fingiamo di credere a questo dongiovanni di provincia munito di Porsche e ci ridiamo su. Quanto meno sa raccontare storie e questa è una virtù non da poco. »

Una delle (poche) qualità dell’Intortatore è di raccontare, soprattutto quando il gruppo degli amici dell’aperitivo è ristretto, anche le disavventure che gli capitano.
Anche in questo caso è difficile capire quanto queste sue storie, per lo più on the road, siano vere e quanto siano il frutto delle nebbie alcoliche che aleggiano attorno al suo sfrenato narcisismo.
In ogni caso Alfa le annota e le pubblica. In questo modo abbiamo avuto modo di leggere del suo incontro con un’autostoppista fantasma (qui anche in video ) o del misterioso caso accadutogli nella notte di Capodanno.

Lago dei Misteri

martedì 10 novembre 2009

Quando (non) vidi l’uomo della pace.



Era una bella giornata quel primo giorno di dicembre a Milano ed era pomeriggio. Camminavo a passo veloce nella Piazza del Duomo diretto verso la metropolitana, ma quando la raggiunsi scoprii con sorpresa che era chiusa. Domandai alle persone presenti cosa stesse accadendo. Qualcuno, indicando le transenne che chiudevano il lato della piazza verso la Galleria, mi rispose che stava arrivando Mikhail Gorbachev e che la metro era stata chiusa per ragioni di sicurezza. Non ero arrivato in quel luogo per vederlo, ma a quel punto ero praticamente bloccato nella piazza. Così, mi armai di pazienza ed aspettai. In breve una folla enorme si radunò nella piazza.
Vi dico subito che non vidi Gorbachev. Troppo alta era la folla e, credo, troppo bassi sia io che lui da questa e dall’altra parte di quel muro umano. Ma ciò non ha alcuna importanza naturalmente, anche perché, come tutti, l’ho potuto vedere molto meglio in varie occasioni televisive.
Quello che mi colpì, invece, fu lo sguardo degli uomini della sua scorta. Giganti dai capelli rasati i cui volti sovrastavano la folla ad una decina di metri da me. Appartenevano, presumo, al famigerato KGB, una polizia segreta il cui solo nome bastava a suscitare un tremito di paura nei sudditi di quei regimi. Erano certamente addestrati ed armati. Eppure quel giorno, nei loro occhi lessi lo sgomento.
L’uomo che dovevano difendere aveva deciso di fare una passeggiata fuori programma in mezzo alla folla di un paese che apparteneva ad un’alleanza militare ostile, nel cuore di una città che non conoscevano e soprattutto non controllavano. Dietro un’esile transenna di metallo si accalcavano centinaia o forse migliaia di persone che non erano state portate in quel luogo da una sapiente regia, che non erano controllate da nessuno.
Un quadro da incubo per qualsiasi responsabile della sicurezza. Eppure non servivano le armi o la paura per difendere quell’uomo a capo di una macchina militare che avrebbe potuto cancellare quella stessa città con un solo missile. Perché quelle persone che si accalcavano tendendo le mani erano venute spinte dalla curiosità di vedere e salutare l’uomo della pace.
Nemmeno un mese prima il Muro di Berlino era crollato e con esso il regime che l’aveva edificato. Anche gli altri governi delle repubbliche comuniste dell’est europeo stavano pacificamente (con l'eccezione della Romania, alla fine del 1989) collassando una dopo l’altra, senza trovare la forza o la volontà di opporsi alla richiesta di libertà che veniva da quei popoli.
Tutto ciò era reso possibile dalla volontà, espressa dal segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbachev, che aveva dichiarato di voler perseguire una via pacifica e libertaria al socialismo. Che aveva accettato la sfida lanciatagli il 12 giugno 1987 dall'allora presidente USA, Ronald Reagan, che parlando davanti alla Porta di Brandeburgo aveva detto: «Signor Gorbaciov, se lei cerca la pace, se cerca prosperità per l'Unione Sovietica e l'Europa dell'est, signor Gorbaciov venga a questa porta, apra questa porta e abbatta questo muro.»
Rinunciando all’arma del terrore, utilizzata massicciamente dai leader comunisti sovietici da Lenin a Stalin e dai loro epigoni minori, Gorbachev accettava, per costruire un futuro di pace e prosperità, di veder crollare l’intero impero sovietico ed eventualmente perdere egli stesso il potere. Cosa che puntualmente accadde.
E lo sgomento che vidi negli uomini del KGB era la consapevolezza di vedere quanto la macchina di controllo di cui erano un ingranaggio fosse giunta al capolinea.
Vent’anni dopo, benché molte cose siano successe da allora e molti altri problemi siano sorti a turbare le nostre vite, credo sia giusto rendere merito all’uomo che rese possibile l’impossibile.



Ronald Reagan e Mikhail Gorbachev


«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.» (Mt, 5, 9).

lunedì 9 novembre 2009

Venti anni dopo


Mi sono interrogato a lungo su come avrei potuto raccontare ad un mio figlio di vent’anni ciò che rappresentò la caduta del Muro. Il Muro, senza bisogno di aggiungere una specificazione di luogo perché per noi, diventati adulti prima della sua caduta, quello di Berlino non era un muro qualsiasi, era il Muro.
Un Muro che era il simbolo di una Cortina di Ferro scesa dopo il secondo conflitto mondiale a sequestrare in un’immensa prigione decine di milioni di uomini, donne e bambini.
Un Muro che divideva il mondo in due parti, che si spiavano minacciose, ciascuna con il dito pronto a premere un bottone su cui era scritto “Guerra Atomica” o, detto altrimenti, “Apocalisse nucleare”.
Un Muro che divideva le coscienze. Allora (allora, si badi, non oggi) si doveva essere “di qua” o “di là”, anche se spesso turandosi il naso per non sentire la puzza che emanava dal cortile della propria parte. Perché sentirla, vederla e soprattutto ammetterla, avrebbe fornito un’arma in più ad un nemico che sembrava già fin troppo agguerrito.

Mi sono interrogato, dicevo. Mi sono chiesto come e se parlare di quello che accadde venti anni fa, il tempo di una generazione. Questo è un blog di racconti e finzioni, ma è pur sempre un blog, un diario virtuale e mi è parso giusto quindi andare a rileggere cosa scrissi nel mio diario di carta allora.
Occorre dire che fu un anno straordinario il 1989, uno di quegli anni che entrano nella storia perché segnano una cesura tra un “prima” ed un “dopo” e finiscono subito nei libri di storia.
I mesi precedenti erano stati segnati da grandi progressi nelle trattative tra Occidente ed Oriente e da aperture interne all’Unione Sovietica tali da far sorgere grandi speranze. Da mesi, inoltre, le persone che tentavano fuggire da quello che molti, da questa parte del Muro, si ostinavano ancora a descrivere come un paradiso in terra (ricordo chiaramente le lettere ai giornali scritte da chi, tornando dai viaggi organizzati oltre Cortina, non si rendeva conto di essere stato vittima di una colossale messinscena propagandistica), erano diventate centinaia e poi migliaia, grazie ad un primo varco aperto dall’Ungheria.
Ma pochi mesi prima avevamo assistito, impotenti, anche al massacro del sogno di libertà degli studenti cinesi sotto i cingoli dei carri armati sulla piazza di Tienanmen . Il fantasma di Budapest e quello della Primavera di Praga erano lì a ricordarci come dall’altra parte del Muro ci fosse un Potere capace di qualsiasi cosa. Sarebbe bastato un ordine del Cremlino e i carri armati dell’Armata Rossa si sarebbero nuovamente messi in marcia per sparare sugli studenti, sugli operai, sul popolo. Quel giorno però fu chiaro che l’ordine non sarebbe arrivato.

«Giornata storica» annotai. «Le autorità di Berlino Est hanno concesso l’apertura delle frontiere con l’ovest. Decine di migliaia di persone hanno attraversato il confine “per vedere le luci di Berlino Ovest” queste le loro parole. Un migliaio si sono fermati ad Ovest. Era commovente vedere migliaia di persone in fila per entrare nella parte occidentale. Sembravano avere "fame e sete" di libertà.»

Certo, non mancava chi storceva il naso, notando qualche centinaia di persone che entrava nei "decadenti" sexy shop occidentali. Probabilmente guardava questi per non vedere le decine di migliaia di mani che con ogni attrezzo iniziavano a demolire il muro.
Era un mondo che finiva. Lo si leggeva chiaramente negli occhi esterrefatti dei VoPos, i temutissimi agenti della Polizia Popolare che fino a pochi giorni prima avevano l’ordine di sparare per uccidere su chiunque tentasse di varcare il confine.

Quegli stessi agenti che nelle concitate ore di quella notte furono abbandonati senza ordini di fronte a migliaia di persone che chiedevano di passare “dall’altra parte” , anche solo per poche ore. Una marea montante che a quel punto non poteva essere più fermata. Così i VoPos avevano deciso di ragionare con l’intelligenza del cuore e non con l’ottusità della burocrazia, aprendo il confine e con esso una falla che significava il disfacimento dell’intero blocco comunista.



Il senso di quell'evento fu questo. Il popolo aveva smesso di avere paura, aveva alzato la testa e aveva pacificamente reclamato la sua libertà. Quella notte essa gli era stata restituita.
Il merito di aver reso realtà quello che fino a pochi mesi prima era parso un sogno impossibile va principalmente ad un uomo, Mikhail Gorbachev.
Di lui vi parlerò domani.

sabato 7 novembre 2009

Case Maledette

Ci sono case piccole ed altre grandi. Alcune sono lussuosissime ed altre sembrano restare in piedi per miracolo. Ci sono case da sogno ed altre da incubo.

Vedete la vostra casa come un sicuro rifugio? Ebbene, oggi parleremo di case da cui, chi è entrato, non vede l’ora di fuggire. Case in cui ci sono soffitte polverose, in cui le ragnatele sono però l’ultimo dei problemi; dove le stanze sono tutte accessibili, tranne una, la cui porta è meglio non aprire; con cantine simili a labirinti in cui potreste perdere l’orientamento e trovarvi in luoghi che vanno oltre ogni orrore immaginabile...

Oggi parleremo di queste casa, ma non qui.

Dove lo faremo? Naturalmente nella Bottega del Mistero. Vi aspetto!

venerdì 6 novembre 2009

Casa dolce casa


La casa della famiglia Addams


Abbiamo parlato ieri del bagno e dei suoi rubinetti. Allarghiamo oggi il discorso a tutta la casa, perché il tema della puntata di domani sera a Siamo in Onda, su Puntoradio, è proprio “la casa”.

Ci sono case bellissime e meravigliose e altre in cui pare concentrarsi un orrore indicibile. Di queste ultime parlerò domani nella Bottega del Mistero, sul blog di Siamo in Onda.
Oggi però lasciamo da parte le tenebrose presenze e parliamo di cose allegre.

Allora diteci, quale stanza della casa vi rappresenta?

I commenti migliori, come sempre, saranno letti in diretta a Siamo in Onda sabato sera dalle 21 alle 24, in replica il martedì sera.

giovedì 5 novembre 2009

Il rubinettaio


Il Rubinettaio è un amico storico di Alfa. Storico non solo perché la loro amicizia è iniziata nel millennio precedente. È infatti uno degli amici di infanzia di Alfa, di quelli che si trovavano almeno una volta a settimana per giocare a pallavolo o a Monopoli e qualche volta a Risiko. Ora hanno smesso di giocare (a quei giochi quanto meno) e si occupano di altro, ma Alfa ed il Rubinettaio hanno ripreso l’abitudine di vedersi almeno una volta alla settimana per prendere un aperitivo, pranzare o cenare assieme.
Il Rubinettaio è uno dei tanti, in questa zona del Cusio, che si occupano di produrre o lavorare i rubinetti. Oggetti che tutti abbiamo in casa e a cui raramente prestiamo attenzione, salvo che non si rompano. Solo allora ci rendiamo conto di quanto importanti siano.
Assieme a tanti suoi colleghi e concorrenti, si occupa di far si che i rubinetti che l’idraulico ci installa non perdano e facciano anzi un’apprezzabile figura nei nostri bagni, che assomigliano sempre meno a quei bugigattoli maleodoranti dei nostri nonni e sempre più a dei saloni di bellezza o alle terme degli antichi romani.
Da quando poi Alfa ha scoperto l’esistenza di un Museo del Rubinetto è rimasto particolarmente colpito dalle cento e uno curiosità che ruotano attorno a questo oggetto. Ed essendo curioso come un gatto, pone sempre mille domande al suo amico rubinettaio che pazientemente risponde, spiegando come un lingotto di ottone si trasformi magicamente in un prezioso dispensatore d’acqua.
Certo, i due non parlano solo di rubinetti. Parlano anche di leggende , di altri misteri, e, ovviamente, di fatti privati, ma buona parte di queste conversazioni non può essere rivelata…

Ma voi, amici, diteci: in che rapporto siete con il rubinetto del vostro bagno?
E quanto tempo passate in questo luogo così intimo della casa?


Lago dei Misteri

domenica 1 novembre 2009

Il giudizio ai lettori!

Si è conclusa ieri la prima parte del concorso “Racconta il tuo mistero 2009”. Accogliendo l’invito lanciato dal Il Lago dei Misteri alcuni blogger hanno deciso di raccogliere la sfida, iscrivendo i loro racconti.

Inizia ora la seconda fase del concorso, che si concluderà il 30 novembre 2009. Starà a voi votare i vostri racconti preferiti per selezionare i tre finalisti che saranno valutati dalla giuria.

Per farlo potete lasciare un commento a questo post ovvero su Facebook (qui) indicando il titolo dei vostri tre racconti preferiti tra quelli partecipanti al concorso. I voti che non conterranno tre preferenze saranno considerati nulli.

I partecipanti ed i componenti della giuria sono esclusi dal voto.


Ed ecco a voi i racconti iscritti

Francesca: La prima caccia selvaggia

Francesca: Perché se ne vanno se regali loro un vestito

Roberto: La Falida: l’antica leggenda ritorna?

Silvia: Coldragone

Stella: La Berta Filava

Vele: La pulzella Gaia

Post più popolari

Follow by Email

"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.