martedì 10 novembre 2009

Quando (non) vidi l’uomo della pace.



Era una bella giornata quel primo giorno di dicembre a Milano ed era pomeriggio. Camminavo a passo veloce nella Piazza del Duomo diretto verso la metropolitana, ma quando la raggiunsi scoprii con sorpresa che era chiusa. Domandai alle persone presenti cosa stesse accadendo. Qualcuno, indicando le transenne che chiudevano il lato della piazza verso la Galleria, mi rispose che stava arrivando Mikhail Gorbachev e che la metro era stata chiusa per ragioni di sicurezza. Non ero arrivato in quel luogo per vederlo, ma a quel punto ero praticamente bloccato nella piazza. Così, mi armai di pazienza ed aspettai. In breve una folla enorme si radunò nella piazza.
Vi dico subito che non vidi Gorbachev. Troppo alta era la folla e, credo, troppo bassi sia io che lui da questa e dall’altra parte di quel muro umano. Ma ciò non ha alcuna importanza naturalmente, anche perché, come tutti, l’ho potuto vedere molto meglio in varie occasioni televisive.
Quello che mi colpì, invece, fu lo sguardo degli uomini della sua scorta. Giganti dai capelli rasati i cui volti sovrastavano la folla ad una decina di metri da me. Appartenevano, presumo, al famigerato KGB, una polizia segreta il cui solo nome bastava a suscitare un tremito di paura nei sudditi di quei regimi. Erano certamente addestrati ed armati. Eppure quel giorno, nei loro occhi lessi lo sgomento.
L’uomo che dovevano difendere aveva deciso di fare una passeggiata fuori programma in mezzo alla folla di un paese che apparteneva ad un’alleanza militare ostile, nel cuore di una città che non conoscevano e soprattutto non controllavano. Dietro un’esile transenna di metallo si accalcavano centinaia o forse migliaia di persone che non erano state portate in quel luogo da una sapiente regia, che non erano controllate da nessuno.
Un quadro da incubo per qualsiasi responsabile della sicurezza. Eppure non servivano le armi o la paura per difendere quell’uomo a capo di una macchina militare che avrebbe potuto cancellare quella stessa città con un solo missile. Perché quelle persone che si accalcavano tendendo le mani erano venute spinte dalla curiosità di vedere e salutare l’uomo della pace.
Nemmeno un mese prima il Muro di Berlino era crollato e con esso il regime che l’aveva edificato. Anche gli altri governi delle repubbliche comuniste dell’est europeo stavano pacificamente (con l'eccezione della Romania, alla fine del 1989) collassando una dopo l’altra, senza trovare la forza o la volontà di opporsi alla richiesta di libertà che veniva da quei popoli.
Tutto ciò era reso possibile dalla volontà, espressa dal segretario del Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Mikhail Gorbachev, che aveva dichiarato di voler perseguire una via pacifica e libertaria al socialismo. Che aveva accettato la sfida lanciatagli il 12 giugno 1987 dall'allora presidente USA, Ronald Reagan, che parlando davanti alla Porta di Brandeburgo aveva detto: «Signor Gorbaciov, se lei cerca la pace, se cerca prosperità per l'Unione Sovietica e l'Europa dell'est, signor Gorbaciov venga a questa porta, apra questa porta e abbatta questo muro.»
Rinunciando all’arma del terrore, utilizzata massicciamente dai leader comunisti sovietici da Lenin a Stalin e dai loro epigoni minori, Gorbachev accettava, per costruire un futuro di pace e prosperità, di veder crollare l’intero impero sovietico ed eventualmente perdere egli stesso il potere. Cosa che puntualmente accadde.
E lo sgomento che vidi negli uomini del KGB era la consapevolezza di vedere quanto la macchina di controllo di cui erano un ingranaggio fosse giunta al capolinea.
Vent’anni dopo, benché molte cose siano successe da allora e molti altri problemi siano sorti a turbare le nostre vite, credo sia giusto rendere merito all’uomo che rese possibile l’impossibile.



Ronald Reagan e Mikhail Gorbachev


«Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.» (Mt, 5, 9).

6 commenti:

  1. Concordo.
    io una bimba allora, ma ricordo l'entusiasmo dei miei genitori, quando giunse la notizia del crollo del muro

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  2. Si un un uomo che ha saputo cambiare la storia, e farlo anche con semplicità e simpatia. Miao

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  3. bellissimo post! molto particolare il tuo ricordo di quel giorno in cui qualcosa di veramente importante ti ha colpito.
    bella anche la citazione finale che hai scelto!
    buon san martino!

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  4. @ Tenar: si, fu davvero entusiasmante.

    @ Felinità: si, è vero.

    @ Pupottina: grazie.

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  5. @ Fixed Bayonet Metal Soldier: ha avuto la consapevolezza di capire che la storia punisce chi non arriva in tempo. E così ha evitato catastrofi ben maggiori.
    Basti vedere cosa è successo in Romania nel 1989.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.