martedì 21 aprile 2009

L'alba della città.



L'Assessorato alla Cultura del Comune di Castelletto Sopra Ticino presenta

L'alba della città. Le prime necropoli del centro protourbano di Castelletto Ticino.

Sala Polivalente "Albino Calletti". Parco Comunale "Giovanni Sibilia". Castelletto Sopra Ticino (NO)

Domenica 26 aprile 2009 alle ore 16.00 inaugurazione della mostra

Saluto delle Autorità

Intervento di Filippo Maria Gambari, Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie

Visita alla mostra

Rinfresco


La mostra

La mostra, promossa dal Comune di Castelletto Ticino in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Antichità Egizie, la Regione Piemonte, la Provincia di Novara, il Distretto Turistico dei Laghi, la Fondazione Comunità Novarese e il Gruppo Storico Archeologico Castellettese, rappresenta il momento culminante del progetto “L’alba della città”, iniziato nel settembre 2007 con l’evento “Le pietre dei signori del fiume” e avente come fine ultimo quello di giungere presto all’integrazione di una rete museale specializzata per la presentazione efficace e la valorizzazione della realtà archeologica dei centri golasecchiani dell’ovest Ticino. Con questa mostra il progetto entra finalmente nella sua fase più significativa, in un serrato dialogo a distanza con tutta una nutrita serie di iniziative che, tra il 2009 e il 2010, da Parigi al Vallese a Milano vorrebbe porre sotto i riflettori, per il pubblico e gli studiosi di tutta Europa, gli articolati e spesso mal conosciuti caratteri della cultura di Golasecca.
Dal 26 aprile al 29 novembre 2009 sono esposti al pubblico per la prima volta, nella Sala polivalente adiacente alla Biblioteca civica, una trentina di corredi tombali legati soprattutto ai ritrovamenti di Via del Maneggio. E attraverso questi reperti archeologici, provenienti dalle più antiche necropoli a circoli di Castelletto Ticino, si illustra il momento di avvio del primo centro protourbano dell’Italia nord-occidentale.
A Castelletto Ticino tra il 750 ed il 680 a.C. l’elite guerriera dominante riorganizza l’urbanistica dei villaggi golasecchiani cresciuti sul controllo della via fluviale del Ticino e celebra la propria legittimazione dinastica attraverso un’unica necropoli monumentale a circoli. Questa, diventata luogo di culto e simbolo per l’identità della comunità, viene sigillata come santuario all’aperto, relegando tutti gli altri sepolcreti o sulla sponda sinistra del fiume o ad ovest del Rio Valleggia. Mentre la necropoli risulta marginata con grandi stele in pietra, forse ma non necessariamente corrispondenti a sepolture particolari, si consolida il potere su un ampio territorio che costituisce il fondamentale presupposto economico ed alimentare di una rapida e consistente crescita demografica del nuovo centro, che raggiungerà nel VI secolo diverse migliaia di abitanti. Mercanti etruschi ed italici compaiono come attori principali fin dall’inizio di questo processo, avvantaggiandosi dell’espansione di un’organizzazione sociale ed economica che almeno in parte si ispirerà proprio ai modelli delle città etrusche. Molto precocemente, fin dal VII secolo a.C., emergerà così un particolare tipo di scrittura, adattata dall’alfabeto etrusco-italico per la resa della lingua celtica locale e perdurata fino alla piena romanizzazione. Sarà proprio questa scrittura, percepita come alternativa a quella latina, a riemergere nell’appendice assai più tarda e lontana costituita dalle rune germaniche.
Le più antiche necropoli a circoli di Castelletto Ticino danno dunque concretezza, attraverso i corredi tombali e le strutture individuate nello scavo, ai processi delineati, restituendo così la memoria del ruolo assolutamente primario svolto da questo territorio agli albori della storia ed al tempo remoto e dimenticato delle “prime città” cisalpine.


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ORARI MOSTRA
mercoledì e domenica 15 - 18
sabato 10 - 12 e 15 - 18
Aperture straordinarie su richiesta
Ingresso gratuito


INFO: +39 0331962655
www.albadellacitta.it
info@albadellacitta.it

2 commenti:

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.