domenica 2 novembre 2008

Lo Strona. Anno 6, n. 2 Aprile/Giugno 1981

Gianni Rodari tra Nigoglia e Mottarone
"Benefatori da Soriso che stanno in Roma MDCXIII"
Il Cusio in ferrovia
Il prete delle nevi
Invito alla Toce
Stemmi vescovili sulla Riviera d'Orta
Considerazioni sugli incendi boschivi
Giuseppe Caramella
Corredi nuziali nell'alto Cusio e val Strona (secoli XVI-XVII)
Storie di vecchi banditi
Cronache delle Comunità Montane Cusio Mottarone e Valle Strona

sabato 1 novembre 2008

L’armata delle tenebre




Il vecchio guardò fuori dalla finestra. Di solito non aveva paura dei tuoni, ma quello non era un normale temporale. Sulle montagne tra il Cusio e la Valsesia c’era un’autentica tempesta di fulmini, che illuminava a giorno il cielo. Il cane, suo unico compagno in quel paese deserto era scomparso, lasciandolo solo sotto il rombo continuo dei tuoni.
Quel rumore gli ricordava la guerra. Per questo, forse, si fece viva invece quell’antica ferita. Una bella fortuna, gli avevano detto i dottori, all’epoca. La fortuna di essere l’unico sopravvissuto all’esplosione di quella maledetta granata che aveva disintegrato i suoi ragazzi.
Fu allora che iniziò a vederli. All’inizio gli erano parsi alberi agitati dal vento ma ora distingueva gli stendardi sotto i quali avanzavano. Entrarono lentamente nel giardino, fino a circondare la casa. Con un brivido di paura vide dragoni e ussari, legionari romani e samurai giapponesi, giannizzeri turchi e opliti spartani, picchieri svizzeri e lanzi tedeschi, cavalieri teutonici e arcieri inglesi... I valorosi di tutte le epoche, fianco a fianco, coi volti d’un pallore cadaverico lo fissavano con orbite vuote.
Li guidava, su un cavallo nero come la notte, un gigante dagli abiti variopinti, con un cappellaccio in testa e una vistosa benda su un occhio. Sulle sue spalle stavano appollaiati due corvi e ai suo fianchi cavalcavano due valchirie.
Bussarono alla porta.
«Hellequin, il gran condottiero dell’Armata dei Morti è qui per te!»
Il vecchio non aveva più paura ora. Corse in soffitta, aprì il baule, indossò l’uniforme e cinse la sciabola da ufficiale. Infine apri la porta, per unirsi a loro.


Questa pillola di Mistero è stata letta a Siamo in Onda da Marco l'Equi Librista il 1 novembre 2008.

Lo Strona. Anno 6, n. 1 Gennaio/Marzo 1981

Numero speciale per il 75° del Sempione

Presentazione
Morgenrote am Simplon (Aurora sul Sempione)
Una storia di pionieri
Théofile Gautirìer attraverso il Sempione
Voyage en Italie
Stockalper, il re del Sempione
Una traversata romantica: il Sempione
Una strada imperiale per i cannoni di Napoleone
Poste, diligenze e postiglioni
Il leggendario Treno della belle époque
Il trattato di Lattinasca
Via delle genti e delle mercanzie, dal XIII al XVII secolo
La ferrovia del Sempione
Una notte del '45, il salvataggio della galleria
Valicando il Sempione: notizie e curiosità
Breve saggio bibliografico sempioniano
Lo Strona 1976-1980 Indici

venerdì 31 ottobre 2008

La paura fa… XC!





Ben poco può la magia quando il cuore del mago è pesante di paura”.

La paura cammina con noi, anche se non ce ne rendiamo conto. Talora è silenziosa compagna, altre volte ci bisbiglia nell’orecchio sinistramente, altre ancora il suo urlo è così forte che non possiamo far altro che fuggire.
Vorremmo liberarci per sempre di lei, ma non possiamo. La combattiamo, ma quando pensiamo di averla cacciata essa ritorna, magari quando meno ce lo aspettiamo. Non ci resta che rassegnarci e convivere con lei, anzi, con loro. Perché la paura non è mai sola. Ha mille compagne diverse, più o meno subdole o arroganti.
Ci fanno sempre compagnia, a modo loro. E ciò è un bene, perché è la paura che ci tiene lontani dai pericoli. Se non avessimo paura del fuoco ci bruceremmo. Se non avessimo paura dei baratri ci sfracelleremmo.
Inoltre, solo affrontando e combattendo le paure si può essere coraggiosi. È facile, infatti, dirsi coraggiosi mentre se ne sta comodamente seduti davanti al PC. Immaginate che facciano irruzione nella vostra stanza cinque rapinatori e il vostro coraggio sarà messo a dura prova.

Ci sono, comunque, persone che non hanno paura di niente: per lo più sono dei criminali o degli psicopatici. Per cui non fidatevi di chi vi dice che non ha paura di nulla: nell’ipotesi migliore è un bugiardo!

La puntata di sabato sera di Siamo in Onda tratterà proprio il tema “Paura e Paure” e ospiterà una nuova, terrorizzante, pillola di Mistero.

Se non avete la radio o vivete lontano dalle antenne di Puntoradio non abbiate paura: potete ascoltare la trasmissione dalle casse del computer seguendo queste semplici istruzioni:



Prima di congedarvi non mi resta che porvi le domande di rito:



Di cosa avete paura in generale?


Di cosa avete paura in questo momento?



Siete proprio sicuri di non aver paura in questo momento?


Si?


Siete così sicuri che alle vostre spalle non ci sia uno psicopatico con una maschera sul volto e un coltello in mano?






Non hai avuto l’impulso di girarti per dare una sbirciatina?

Allora sei lo psicopatico…

giovedì 30 ottobre 2008

Il Trinozio di Samonios




Nel novembre del 1897 in fondo ad un pozzo a Coligny (Ain, nel sud della Francia), fu ritrovata una statua di Marte alta 174 cm assieme a numerosi frammenti di una tavola di bronzo. Rimettendo insieme i frammenti, come in un puzzle, si scoprì che le parole incise sulla lastra di metallo costituivano la sequenza dei giorni di un calendario.
Il calendario di Coligny, come viene oggi chiamato il reperto, costituisce non solo uno dei più antichi calendari europei, ma è anche uno dei pochi testi che tramandi le conoscenze degli antichi druidi. Come è ben noto dalle fonti antiche, infatti, i druidi rifiutavano di mettere per iscritto la loro scienza, facendo obbligo ai loro discepoli di apprenderne e trasmetterne i contenuti solo per via orale.
Il calendario di Coligny è piuttosto tardo (probabilmente II secolo d.C.) e corrisponde quindi ad un momento storico in cui il druidismo, duramente perseguitato dal potere di Roma, era in piena decadenza. Per questo, e forse anche per l’influenza della cultura greco romana la cui trasmissione era basata invece sui testi scritti, si sentì la necessità di mettere per iscritto il calendario liturgico tradizionale. Nonostante questo non vi sono dubbi sul fatto che il calendario sia pienamente celtico, sia nella terminologia che nei contenuti.

Il calendario celtico divideva l’anno in dodici mesi che avevano inizio con una festa particolare, che è considerata il “capodanno celtico”. In coincidenza con il 17° giorno di Samonios troviamo “trinoxtion Samoni sindiu" (“da oggi la festa delle tre notti di Samonios”). Secondo il nostro calendario si tratta della notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre.
Posta a metà strada tra l’equinozio autunnale e il solstizio d’inverno, il Trinozio di Samonios segnava l’inizio dell’inverno. Quale era però il significato della festa? Un’affascinante teoria ricollega il termine “samonios” ad altre parole della famiglia linguistica indoeuropea, come il sanscrito “sàmanam” (= assemblea) dalla radice sem-, som-, sm- “insieme”. La festa delle tre notti di Samonios sarebbe quindi il momento della riunione non solo del popolo, ma di esso coi propri antenati. Si riteneva che durante quei giorni i morti tornassero a camminare in mezzo ai vivi riunendosi ad essi. Era un momento di festa e di gioia, trascorso tra banchetti e allegria.
Del resto ancora oggi nel mondo celtico (e in molti paesi delle nostre montagne) la veglia funebre è trascorsa mangiando, bevendo e celebrando in letizia il morto.

Tali tradizioni rimasero ben vive anche durante il medioevo, nonostante la conversione al cristianesimo. Non si dimentichi però, a questo proposito, che la conversione avvenne per lo più per decreto. Teodosio nel IV secolo e Carlo Magno nel IX, giusto per citare gli episodi fondamentali, imposero ai sudditi dell’impero di essere cristiani. Si comprende come le popolazioni pagane si siano solo formalmente convertite, continuando più o meno apertamente a seguire le loro tradizioni.

Per contrastare questa situazione la Chiesa cercò di affrontare il problema in maniera diversa. Papa Gregorio IV "su richiesta di e con il consenso di tutti i vescovi" decise di spostare la festa dei martiri dal 13 maggio al 1 novembre, per farla coincidere con le feste pagane del Trinox Samoni. L’imperatore Luigi il Pio nell'835 decretò quindi che la data divenisse una festività di precetto. Già pochi anni prima, del resto, Carlo Magno aveva tentato di sovrapporre alle feste per il Trinozio di Samonios una festa cristiana della durata di tre giorni.

L’iniziativa non risolse completamente il problema. Molti, troppi, erano infatti coloro che non morivano in grazia di Dio. Questa massa di anime tormentate non trovava una collocazione precisa nell’aldilà, probabilmente per l’ostinazione dei parenti che rifiutavano di accettarne la dannazione eterna. Queste anime in cerca di espiazione andavano quindi ad ingrossare la "Masnada di Hellequin".
Attorno all’anno mille si andarono infatti moltiplicando le apparizioni degli Exercitus Mortuorum (Armate dei Morti). Si credeva che queste vere e proprie armate delle tenebre che terrorizzavano le campagne fossero guidate da un gigante a cavallo di nome Hellequin (figura che ricorda l’Odino/Wotan dei Germani). Si manifestavano come eserciti di anime tormentate in marcia, pronte a qualsiasi cosa per strappare ai viventi una preghiera in loro favore.

Secondo la leggenda l’Abate del monastero di Cluny, Odilone, avrebbe istituito la Festa dei Morti il 2 novembre nel 998, ma il grande successo dell’iniziativa si ebbe quando un eremita siciliano raccontò di aver sentito tra le fiamme dell’Etna i diavoli lamentarsi che le preghiere, le elemosine e le messe dei monaci cluniacensi strappavano troppo rapidamente alle loro torture le anime dannate.
La conferma definitiva della bontà dell’iniziativa si ebbe grazie all’intervento di un testimonial d’eccezione. Il fantasma del defunto Papa Benedetto si manifestò per ringraziare i monaci cluniacensi, che l’avevano liberato dalle pene dell’aldilà mediante le loro preghiere di suffragio.
Si affermò così l’idea che mediante messe, indulgenze e preghiere (e generose offerte) si potesse accorciare il periodo di espiazione delle anime nel Purgatorio (la cui esistenza veniva “scoperta” proprio in quegli anni). Proprio dalla contestazione di questa credenza (e dei lucrosi affari che le ruotavano attorno) molti anni più tardi partì la “protesta” del monaco tedesco Luther.

La Masnada di Hellequin, evidentemente impotente di fronte alle preghiere dei monaci, lentamente si dissolse e al condottiero, rimasto disoccupato, non rimase che trovarsi un altro mestiere. Le abilità magiche di cui era dotato gli spalancarono ... le vie del palcoscenico. Lo ritroviamo infatti, con indosso un vestito multicolore, calcare le scene teatrali col nome di… Arlecchino.

Tornando al Trinox Samoni o Trinozio di Samonios, esso è chiaramente alla base delle feste delle lümere tipiche del nord Italia, della moderna festa irlandese (in seguito panceltica) di Samain e, dell’ancora più recente festa di Halloween.
In inglese la festa di "Ognissanti" si chiama infatti "All Hallows' Day"; la vigilia del giorno di Ognissanti, cioè il 31 ottobre, si chiama All Hallow' Eve. Da qui "Hallows' Even" e infine “Halloween” una festa che resta legata al mistero, alla magia, al mondo delle streghe e degli spiriti.

mercoledì 29 ottobre 2008

L’ultima fuga




Il mio nome è Ecuba e io sono l’ultima.
Io sono l’ultima di una razza maledetta e perseguitata fin sulle cime dei monti. Posso sentire i passi e l’odore del nemico, mentre mi dà la caccia, guidato dai suoi schiavi. Non c’è tregua, né di giorno né di notte. Dove non può la violenza, agisce l’inganno. Ferro e veleni, insidie e violenza mi stringono in un cerchio sempre più stretto, che la fame rende ormai impossibile evitare. Non ho scampo, questo mi è chiaro, ma se anche ne avessi, a che scopo fuggire?
Io sono l’ultima. Ho visto cadere tutti: i miei genitori, i miei fratelli, le mie sorelle, i miei compagni, uno ad uno sono morti. E i miei piccolini! Anche loro, senza pietà, caduti tutti nelle mani degli assassini.
Ululo lungamente alla luna e il mio è d’upupa lugubre un urlo, luttuoso all’infinito.
Io sono l’ultima. Domani il sole sorgerà, ancora una volta, per poi lasciare il cielo alla luna. E quando l’aurora si leverà nuovamente non ci saranno più lupi nella valle.
Perché io sono l’ultima.



Note storiche
L’ultimo lupo fu ucciso nella Valle Strona nel 1927 all'alpe Mazzucher, alle pendici del Pizzo Camino, da un cacciatore che lo inseguì per un giorno intero dall'alpe Campo sopra Forno dove aveva assalito un gregge di pecore.

Ecuba, ultima regina di Troia, dovette assistere alla distruzione della città e allo sterminio della sua famiglia e del suo popolo.

martedì 28 ottobre 2008

I sotterranei di Novara







Qualche tempo fa, parlando di misteri del sottosuolo, abbiamo citato l’attività del Gruppo Grotte Novara e le sue ricerche nel sottosuolo, ricco di cunicoli e leggende della città di Novara.

Ebbene, a conclusione delle celebrazioni per i trenta anni del Gruppo Grotte Novara (Visita della Cisterna sotterranea da protezione antiaerea di piazza S. Caterina, mostra fotografica in biblioteca, manifestazione con la gru alla festa di Sant'Agabio, mostra sulle grotte del VCO al Parco di Ghiffa, accompagnamenti al castello, ciclo cinematografico sulle grotte), il Gruppo Grotte Novara ricorda che mercoledì 29 ottobre verrà presentato il libro Il Castello di Novara e i suoi sotterranei: guida per il visitatore curioso.

La serata prevede questi interventi:
- La Novara sotterranea (non esistono solo i sotterranei del castello… Gian Domenico Cella)
- Presentazione del libro (Roberto Mazzetta)
- Novaresi al castello (Francesca Puccio)
- Un sabato al castello (audiovisivo di Filippo Caruso)
Questo ultimo appuntamento si terrà presso la sede CAI Novara, in Vicolo Santo Spirito, con inizio alle ore 21.15.
Ingresso libero.



Info:
Gian Domenico Cella
Via Minghetti, 1
28100 Novara - ITALIA
cellagd@hotmail.com
cellagd@tele2.it
0321-472989 casa
0321-699604 laboratorio



Triduo misterioso ad Orta



Grinzane Noir 2008

Dal 30 ottobre al 2 novembre si svolgerà a Orta San Giulio, sulle sponde del Lago d’Orta (NO), la terza edizione della manifestazione Piemonte Noir e del Premio Piemonte Grinzane Noir, dedicati alla letteratura di genere “giallo”.
In programma, incontri con scrittori, giudici-scrittori, giornalisti, protagonisti ed esperti del genere noir. Due cene “in giallo”, rispettivamente dedicate a Mario Soldati che sul Lago d’Orta ha ambientato I Racconti del Maresciallo e a Ian Fleming.

Si inaugura giovedì 30 ottobre alle 17 festeggiando i cento anni dalla nascita di Ian Fleming, giornalista, consulente finanziario, grand gourmet, giocatore d’azzardo e spia che nel 1952, durante il suo viaggio di nozze, crea il primo episodio di James Bond, l’agente speciale 007. Dopo oltre mezzo secolo di avventure editoriali e cinematografiche, è lo scrittore statunitense Raymond Benson a raccogliere il testimone impegnandosi a continuare a far vivere James Bond nel nuovo millennio. Tradotto in Italia da Alacran editore, Benson sarà presente a Orta con il traduttore Andrea Carlo Cappi, per raccontare le ultime avventure dell’agente 007.

A seguire, alle 18, l’incontro fra Maurizio Belpietro, direttore di “Panorama” e Stefano Zurlo, Capo servizio de Il Giornale, autore del volume La strega della Tv. Wanna Marchi ascesa e caduta di un mito (Bietti Albatros).

Il paesaggio metropolitano, ovvero “La città noir” è il tema della Tavola Rotonda cui partecipano - coordinati da Luca Crovi, ideatore del programma radiofonico Tutti i colori del giallo che andrà in diretta da Orta sabato 1 e domenica 2 novembre alle 13 su Radio Due- il musicista Barry Adamson (Londra), Barbara Alighiero (Pechino), Martin Cruz Smith (San Francisco), Juan Madrid (Madrid), Angelo Petrella (Napoli), Frédérick Tristan (Roma), Bruno Morchio (Genova) e l’autore e traduttore di noir Sandro Ossola.
Esiste infatti un’attrazione fatale tra le città e gli scrittori, un legame che spesso si insinua nella trama diventando imprescindibile dalla storia stessa.

Dal paesaggio urbano a quello extraurbano. Nella Tavola Rotonda “Sfondi gialli. I territori del thriller” coordinata dallo scrittore Alessandro Perissinotto, scopriremo quanto il contrasto tra ambientazioni metropolitane e non, influisca su giallisti quali Margherita Oggero, Giorgio De Rienzo, Paolo Cacciolati, Nicola Fantini, Piero Soria, Bruno Morchio.

Urbano, extraurbano. Oltre confine. Il Grinzane Noir celebra a Orta Martin Cruz Smith (Premio Giallo internazionale) inventore dell’ispettore Arkady Renko, interprete del giallo “Gorky Park” da cui è stato tratto l’omonimo film di Michael Apted interpretato da William Hurt. Nell’incontro “Dalla Russia con amore. Da Arkady Renko a 007” si confrontano i paesi che hanno fatto la storia dello spionaggio internazionale e del giallo, dalla Guerra Fredda a oggi, con due testimoni di eccezione: Martin Cruz Smith e Raymond Benson.

Ma il giallo non è fatto solo di scenari internazionali. In Italia, ormai, fiction e realtà giudiziaria sono diventate un “genere”. Perché tanti giudici si dedicano alla scrittura?
È ipotizzabile che la letteratura sia un passaggio necessario a raggiungere la verità? Insieme al costituzionalista Gustavo Zagrebelsky, ne discutono quattro magistrati: Gianrico Carofiglio (Premio Giallo Italiano), Gherardo Colombo, Ferdinando Imposimato, Luca Tescaroli.

Non ha nulla di corale Giorgio Faletti (Premio Racconto in Giallo) che nel suo assolo Io racconto, presenta al pubblico il suo ultimo libro Pochi inutili nascondigli, una raccolta di brevi ma intensi piccoli gialli.
A seguire si svolgerà la Cerimonia di premiazione del Premio Grinzane Noir che si terrà alla presenza di Isabella Ferrari, madrina di eccezione e interprete protagonista di Un giorno perfetto di Ferzan Ozpetek, tratto dall’omonimo romanzo di Melania Mazzucco.

La cerimonia di premiazione si terrà presso l’Hotel San Rocco sabato 1 novembre alle ore 18.

La rassegna è promossa dalla Regione Piemonte, d’intesa con il Premio Grinzane Cavour, in collaborazione con la Provincia di Novara, il Comune di Orta San Giulio e la Fondazione CRT.


Fonte
www.grinzane.it
Per informazioni:
Premio Grinzane Cavour www.grinzane.it .

T. +39. 011. 8100111

lunedì 27 ottobre 2008

Un poco prima del tramonto dell'impero



La caduta di un impero, signori, è un avvenimento di enormi proporzioni, non facile certamente da combattere. È provocata dalla crescita della burocrazia, dall’inaridirsi dell’iniziativa umana, dall’immobilismo delle caste, dall’appiattimento degli interessi… e da centinaia di altri fattori…
A guardare le cose in modo superficiale, si può affermare che tutto sia normale. Tuttavia, signor avvocato, anche il tronco marcio dell’albero, fino a quando l’uragano non l’abbia spezzato in due, ha tutte le apparenze della solidità.

Isaac Asimov, Prima Fondazione.


Lessi il ciclo della Fondazione quando avevo la metà degli anni che ho ora. Ho ripreso in mano il libro con qualche esitazione, lo confesso. Mi sono bastate poche pagine per ritrovare tutto il fascino di questa saga. Non poteva essere diversamente, credo, con quello che è considerato il classico dei classici della fantascienza, nel quale è dipinto un affresco di storia galattica che ancora oggi mette le vertigini.

Nell’anno 12.069 dell’Era Galattica, l’Impero conta venticinque milioni di mondi abitati. Sul solo Trantor, il pianeta capitale, più di quaranta miliardi di individui vivono in un’immensa megalopoli che occupa tutta la superficie del pianeta, pari a 75 milioni di miglia quadrate. L’Impero Galattico, che ha 12 millenni di vita, pare al suo apogeo e i cinque milioni di miliardi di esseri umani che lo abitano sono tutti convinti che esso non avrà mai fine.
Tutti tranne un uomo, Hari Seldon, inventore di una scienza denominata “psicostoriografia”, una nuova branca della matematica “che studia le reazioni di un agglomerato umano a determinati stimoli sociali.” Postulato della nuova scienza è che l’agglomerato deve essere sufficientemente grande da consentire valide elaborazioni statistiche. Un secondo assunto è che la comunità esaminata deve essere all’oscuro dell’analisi psicostorica di cui è oggetto.
Hari Seldon prevede, su basi matematiche, l’imminente crollo dell’Impero Galattico e un successivo periodo di anarchia e barbarie della durata di trentamila anni. Contro questo destino, apparentemente ineluttabile, lo scienziato propone una soluzione: radunare centomila persone su un pianeta ai margini della Galassia perché siano il seme da cui possa sorgere il nuovo impero. Il caos verrà, perché nulla può fermare l’immensa forza inerziale dell’impero decadente, ma la sua durata potrà essere ridotta ad un solo millennio, grazie alle previsioni della psicostoriografia.

Isaac Asimov scrisse la Trilogia della Fondazione dal 1951 al 1953. L’ispirazione gli era venuta leggendo la monumentale opera di Gibbon sul declino dell’impero romano. Anni più tardi aggiunse un quarto libro (e poi un quinto) con cui il ciclo della Fondazione veniva a fondersi con l’altro grande filone narrativo di Asimov, quello dei robot. Negli ultimi anni della sua vita, infatti, Asimov lavorò per unificare in un unico universo narrativo i numerosissimi romanzi e racconti scritti durante la sua lunghissima carriera.

Oltre al piacere di leggere un capolavoro della fantascienza, il Ciclo della Fondazione di Asimov non può non lasciare un sottile senso di inquietudine. Ogni civiltà reputa di essere immortale mentre, come ogni fatto umano, anch’essa avrà una fine come ha avuto un inizio. Talora la consapevolezza della fine si diffonde prima della fine stessa e qualcuno ha modo di porre in salvo i semi che consentiranno una nuova rinascita. Altre volte la fine è così subitanea e imprevista da cogliere una civiltà totalmente impreparata. Così essa cade di schianto, come un albero lungamente minato al suo interno da microscopici parassiti, che viene improvvisamente spezzato dal vento.

Mi sembra utile, a questo proposito, chiudere con un’altra citazione. Si tratta di una poesia azteca, scritta da un autore ignoto, vissuto nella capitale del regno mesoamericano, la città di Mexico – Tenochtitlan. Ad essa i guerrieri giaguaro trascinavano in continuazione i prigionieri di guerra, consegnandoli ai sacerdoti perché fossero sacrificati al dio sole.

Dal luogo dove si posano le aquile
dal luogo dove si innalzano i giaguari,
il Sole è invocato.
Come uno scudo che scende, così si va ponendo il sole,
in Messico sta cadendo la notte, la guerra mi circonda da tutte le parti,
oh datore di vita!
Si avvicina la guerra.
Orgogliosa di se stessa si solleva la città di Mexico – Tenochtitlan.
Qui nessuno teme la morte in guerra.
Questa è la nostra gloria.
Questo è il tuo ordine.
Oh, datore di vita!
Tenetelo presente, oh principi, non lo dimenticate.
Chi potrà assediare Tenochtitlan?
Chi potrà commuovere le fondamenta del Cielo?
Grazie alle nostre frecce, grazie ai nostri scudi, esiste la città.
Mexico Tenochtitlan vive!

La poesia fu scritta alla fine del XV secolo. Per una crudele ironia del destino negli stessi anni tre caravelle spagnole toccavano terra a qualche centinaio di chilometri di distanza. Nemmeno trent’anni dopo della meravigliosa Mexico Tenochtitlan, dei suoi templi, dei suoi giardini e dei suoi canali non sarebbero restate che rovine fumanti, calpestate dai piedi dei castigliani di Cortés e dei suoi alleati indigeni.
E in tutto il Messico sarebbe riecheggiato un grido – di stupore, di gioia o di dolore – simile a quello che si ode nell’Apocalisse: «è caduta, è caduta, Babilonia la grande».

domenica 26 ottobre 2008

Pillola di Dragonologia

Francesca D'Amato, intervistata da Fabio e Fulvio a Siamo in Onda, ci spiega in breve come allevare un drago senza compromettere il salotto buono.

La Dragonologia insegna come si accudisce un piccolo drago; a che età iniziano a sputare fuoco; come si porta a spasso un drago sulla spalla o sul braccio.
Queste sono le nozioni base per ogni dragonologo che si rispetti.

sabato 25 ottobre 2008

La guardia sul colle



La guardia stava immobile, avvolta nel suo mantello, a scrutare l’orizzonte oltre il lago, verso le montagne. Aveva giurato fedeltà all’imperatore e l’imperatore gli aveva ordinato di vigilare. Oltre il lago, oltre le montagne stavano orde di barbari, che attendevano solo il momento giusto per invadere l’impero.
Un impero decadente e corrotto, che aveva perso il senso del proprio esistere ed era costretto ad assoldare barbari per difendersi da altri barbari.
Un tempo anche la guardia era stato uno di loro, un barbaro, prima di giurare fedeltà all’imperatore. Ci sono uomini che hanno poche parole e a quelle restano fedeli per tutta la vita. La guardia era uno di questi. Così se ne stava immobile a scrutare l’orizzonte, oltre il lago, verso le montagne.
Un tempo non era solo. C’erano altri con lui. Poi, uno ad uno se n’erano andati tutti. Qualcuno era andato in congedo; altri erano morti. I più avevano disertato quando lo stipendio aveva smesso di arrivare.
Lui no. Lui era rimasto a vigilare, pronto ad accendere il fuoco per allertare le guarnigioni a sud, perché il segnale corresse, di torre in torre fino alla capitale.
Era rimasto lì, a vegliare, accanto alla tomba della donna che gli aveva regalato troppo brevi momenti di felicità, e a cui aveva eretto un piccolo monumento. Lo sostenevano i parenti di lei, che ancora gli portavano qualcosa da mangiare e vestiti per combattere il freddo ogni inverno più intenso.
Si dice che sia ancora lì, sul colle della Guardia, a scrutare l’orizzonte, oltre il lago, verso le montagne, in attesa dell’arrivo dei barbari.


Il Colle della Guardia è un'altura poco sopra Bugnate, in comune di Gozzano. Dalla sommità, su cui vi è una piccola cappella dedicata alla Madonna, si ha una notevole vista sul lago d'Orta, anche se la vegetazione, negli ultimi anni, ha ridotto di molto il panorama visibile.

A proposito di fedeltà...

A proposito di fedeltà, qui a lato trovate un nuovo gadget: i lettori da oggi possono iscriversi a questo blog!

Ad essere proprio sincero non so cosa questo comporti, però mi sembra una cosa simpatica.

Se volete provare...

venerdì 24 ottobre 2008

Fedeli o infedeli?


«È la fede degli amanti
Come l’Araba Fenice:
che vi sia, ciascun lo dice,

dove sia, nessun lo sa!»


Così cantava il grande Metastasio (1) sottolineando come la fedeltà sia merce assai rara, almeno quanto il famosissimo uccello, la Fenice appunto, che tutti dicevano vivesse nell’Arabia, ma che nessuno aveva mai realmente visto.

Ancora più esplicito il parere del poeta Ovidio (2) che attribuiva chiaramente le colpe dell’infedeltà e dava precise indicazioni su come comportarsi:

«Restituite i pegni,
mantenete la fede; dalla frode
state lontani; conservate monde

le mani dal delitto: ma le donne

ingannatele pure impunemente,
se avete senno. In questo esser leali
è vergognoso più d’ogni altro inganno.
Ingannate codeste ingannatrici:
razza in gran parte iniqua e scellerata,

cadan nei lacci ch’esse stesse han teso!»


Ovidio, si badi, non era certo un dilettante dell’argomento. Egli infatti non aveva solo un’esperienza teorica dell’amore (la sua Arte di Amare è una sorta di Kamasutra in latino ad uso delle donne e degli uomini suoi contemporanei), ma anche pratica.
Oltre all’esperienza diretta, che pure non gli mancava, come traspare da molti suoi versi, egli aveva avuto modo di osservare, dal punto di vista privilegiato del poeta di corte, gli amori e gli amoreggiamenti della Roma bene.
Proprio per aver osservato troppo, probabilmente, il poeta finì i suoi giorni ai confini dell’impero, esiliato da Augusto la cui figlia, Livia, contraddiceva nella pratica le direttive moraleggianti del padre imperatore. Per ironia della sorte l’ideologo dell’adulterio trovò nei giorni tristi dell’esilio il suo maggior conforto nella fedelissima moglie che con ogni mezzo cercò, inutilmente, di farlo richiamare a Roma.


Venendo ai giorni nostri, mi piace ricordare il simpatico blog “Amore, sesso, tradimenti” tenuto da una simpaticissima blogger di nome “Pupottina” . Pupottina racconta, in modo irresistibile, le tragicomiche avventure di una serie di personaggi che vivono una situazione sentimentale estremamente complessa.
L’autrice vive in un paese di quella provincia italiana ricca di segreti inconfessabili nei quali hanno intinto la penna moltissimi scrittori.
Come non citare, a questo punto, Piero Chiara (3), il luinese che definì Orta “l’acquarello di Dio”?

Naturalmente si può essere fedeli, o tradire, anche qualcosa di diverso da un amore. La fedeltà può essere indirizzata ad un ideale, ad una parola data, ad un impegno. Così come si può tradire in mille modi diversi.

Proprio attorno a questo tema, fedeltà/infedeltà, ruota la puntata di Siamo in Onda di sabato 25 ottobre, sempre sulle frequenze di Puntoradio (per ascoltarla seguite queste istruzioni). Come consuetudine anche la Pillola di Mistero seguirà il tema, raccontando la storia dimenticata di un luogo dal nome curioso…

Prima di lasciarvi, non mi resta che porvi alcune domande, cui spero non vorrete esimervi dal rispondere.

A chi o che cosa siete fedeli?

Chi o che cosa avete tradito?

Esiste la fedeltà?

Si può essere fedeli?

Dite la vostra!


Note
1) Pietro Antonio Domenico Bonaventura Trapassi, detto Metastasio (Roma 3 gennaio 1698 – Vienna, 12 aprile 1782).
2) Publio Ovidio Nasone (Sulmona 20 marzo 43 a.C. - Tomi, sul Mar Nero, 17-18 d.C.)
3) Pierino Chiara (Luino, 23 marzo 1913 – Varese, 31 dicembre 1986).

giovedì 23 ottobre 2008

I morti che parlano e i misteri dell'ENEL.





Premessa 1
Vi è mai capitato di voler fotografare un panorama meraviglioso o un edificio di immenso valore architettonico e di non riuscire a trovare la giusta inquadratura, per via di un cavo della corrente piazzato dai tecnici dell’Enel nella posizione ideale ad essere inquadrato sempre e comunque?

Premessa 2
William Facchinetti Kerdudo, nella sua “Guida ai Misteri del Lago Maggiore” (che i lettori più affezionati ricorderanno essere stata recensita su questo blog alcuni mesi fa e di cui possiedo una copia con dedica dell’autore) parla di una “chiesa che bisbiglia” (p. 38) ad Orta.
Nel muro di cinta del cimitero, all’interno del quale è la chiesa dei SS. Quirico e Giuditta, in una nicchia accanto all’ossario si potrebbero udire degli strani bisbigli. La scheda è corredata da una foto che mostra il punto esatto.

Premessa 3

Come ho avuto modo di dire ieri, Alfa ha finalmente messo a frutto le lezioni del Maestro e ha deciso di verificare con rigoroso metodo scientifico le segnalazioni dei misteri del Lago d’Orta.

Il fatto
Armato di registratore sono salito al Sacro Monte individuando, dopo breve ricerca, il luogo segnalato da William. Ho verificato che in corrispondenza del muro esiste un foro e anche una macchia di umidità dall'aspetto assai sospetto...

A questo punto avrei dovuto:

1) tendere l’orecchio per accertarmi dell’esistenza dei misteriosi bisbigli.
2) utilizzare il registratore per captare gli stessi.

A voler essere precisi ho fatto entrambe le cose, anche se fin dal primo sguardo avevo capito che tutto sarebbe stato vano... Un assordante ronzio copre qualsiasi eventuale bisbiglio e sono pronto a scommettere che se i morti parlano è per chiedere di fare silenzio!

Ecco infatti dove (presumo negli ultimi mesi perché nella foto pubblicata da William l’orrore non c’è) ti hanno piazzato la loro ronzante scatola gli elettricisti…



Aggiornamento giugno 2010.
Ho avuto ulteriori, sorprendenti,  informazioni sulla questione, che potete  trovare nella terza parte.


Prima parte
Seconda parte
Terza parte

mercoledì 22 ottobre 2008

I morti che parlano







... ma la smorfia non c'entra in questo caso. Parliamo di morti veri.

Si racconta che vi sia un luogo, ad Orta, dove i morti parlano. Accostando l’orecchio al muro del cimitero sarebbe persino possibile udire misteriosi bisbigli.

Ebbene, il vostro Alfa, per dimostrare che non frequenta il Maestro senza frutto, ha pensato bene di verificare la notizia recandosi sul posto munito di registratore.

Ero pronto a tutto, tranne che alla sorpresa che mi attendeva…

Ma ve lo racconterò domani, perché oggi vado di corsa!


Prima parte
Seconda parte
Terza parte

martedì 21 ottobre 2008

Questi fantasmi - 2

Qualche suggerimento per chi volesse girare un falso filmato di fantasmi:

  1. I fantasmi non hanno ombra.
  2. I fantasmi non corrono sui gradini.
  3. I fantasmi non hanno problemi a camminare scalzi sulle pietre fredde.
  4. I fantasmi non si mettono in posa davanti a voi se siete il proprietario di un castello che ha bisogno di pubblicità.
  5. Se volete organizzare una burla evitate Livorno, che dopo l'affaire delle teste di Modigliani è località quanto meno sospetta.
PS
L'autore del filmato proposto domenica ha già rivelato che si trattava di una burla in stile toscano.


PPS
Non ho avuto nemmeno bisogno di farmi intossicare dal Maestro, stavolta, per venire a capo del mistero....

lunedì 20 ottobre 2008

Il Premio Stresa di Narrativa



Qualche tempo fa su Il Lago dei Misteri recensimmo “La donna sotto la Madonna” (Omicidi sul lago d’Orta) di Marilena Roversi, edito da Editrice Nuovi Autori

Ora ritroviamo il libro tra i premiati del Il Premio Stresa di Narrativa

Ecco il programma:


Domenica 23 novembre 2008 ore 17 presso l`Hotel Regina Palace

La Giuria dei Critici del Premio Stresa di Narrativa, composta: da Maurizio Cucchi, Ernesto Ferrero, Orlando Perera, Marco Santagata, Ariberto Segala e presieduta da Gianfranco Lazzaro ha selezionato le cinque opere finaliste del Premio Stresa di Narrativa 2008:

“La città dei ragazzi” di Eraldo Affinati edito da Mondadori
“L’equilibrio degli squali” di Caterina Bonvicini edito da Garzanti
“L’uomo senza casa” di Andrea Fazioli edito da Guanda
“La più bella del mondo” di Lucrezia Lerro edito da Bompiani
“Adele né bella né brutta” di Maristella Lippolis edito da Piemme

Le opere prescelte, sono state sottoposte alla giuria di trenta lettori che, congiuntamente alla Giuria dei Critici determinerà il vincitore.

La manifestazione è organizzata dall`Associazione Turistica Pro Loco di Stresa, con il patrocinio della Città di Stresa e della Regione Piemonte.

Gli autori delle cinque opere finaliste selezionate dalla Giuria hanno presentato le loro opere in una serie di incontri letterari, organizzati a Stresa durante il periodo estivo.

La Giuria dei Critici ha altresì deciso di attribuire una “targa speciale” alle seguenti opere:

* “Non è cambiato niente” di Renato Brignone e Riccardo DeVitt, edito da Autorinediti
* “Ramblas (Torino-Barcellona, andata e ritorno)” di Barbara Castellaro, edito da VisualGrafika edizioni
* “La donna sotto la Madonna” (Omicidi sul lago d’Orta) di Marilena Roversi, edito da Editrice Nuovi Autori
* “Il mitra e la vanga” (romanzo della Resistenza nell’Ossola e in Val Grande) di Enrico Margaroli edito da Tipolitografia Mazzocchi
* “La Repubblica dei Pescatori”…e altri racconti di Marco Travaglini, edito da Visual Grafika edizioni
* “Quarantatré” di Elisabetta Severina edito da Instar Libri

Ingresso libero.

Per informazioni:
Ufficio Turistico Città di Stresa
Piazza Marconi 16
28838 Stresa (VB)
tel. 0323 -30150 31308
fax 0323-32561
proloco.stresa@libero.it

domenica 19 ottobre 2008

Questi fantasmi

Oggi Alfa ha avuto una pessima giornata ed è triste.
Per risollevare il morale non c'è niente di meglio di un video divertente, come questo.
Basti dire che è stato girato dal proprietario della fortezza e che dopo la pubblicazione su You Tube anche la televisione ha parlato di questo misterioso luogo...

sabato 18 ottobre 2008

Occhi gialli nell'oscurità




Un tempo si credeva che i preti potessero lanciare incantesimi.
“Fanno la fisica” si diceva.
Si credeva
anche che potessero trasformarsi in animali, per controllare i movimenti delle persone e sovente ostacolarli.
La pillola di mistero letta questa sera a Siamo in Onda
ripropone una di queste storie.




Era un giovane coraggioso; uno di quelli che non avevano paura a camminare di notte, nelle tenebre. E poi aveva ottime ragioni per salire fino all’alpe: c’era la sua morosa lassù e aveva voglia di vederla per fare all’amore con lei.

Camminava veloce, risalendo il sentiero come un salmone un torrente. Niente e nessuno avrebbe potuto fermarlo, nemmeno il diavolo in persona.
Forse questo l’aveva pure detto all’osteria, bevendo l’ultimo bicchiere prima di mettersi in cammino. O forse qualcuno del paese aveva deciso che quel ragazzo di fuori non doveva venire a parlare con una di loro, ma temendo di affrontarlo di persona aveva deciso di chiedere aiuto a qualcuno in grado di evocare un pauroso potere…

Sia come sia, nelle tenebre iniziò a vedere due occhi gialli che lo fissavano, in mezzo alla strada. Rallentò il passo: dalla nera sagoma del cane cominciò a provenire un ringhiare sordo. Avanzò e la bestia indietreggiò, ringhiando più forte. Faceva alcuni passi indietro, ma poi ringhiava più forte di prima, con l’aria di volergli saltare alla gola.
Allora il giovane, che temeva di arrivare tardi e trovare tutti ormai a letto e la morosa sotto le coperte a piangere, si arrabbiò così tanto che con pochi salti fu davanti al cane e gli sferrò un calcio così forte che lo fece guaire. La bestia fuggì zoppicando e gemendo, svanendo nelle tenebre.

Il giorno dopo il giovane seppe che il prete aveva un braccio rotto.

venerdì 17 ottobre 2008

Occhio alla radio!







Siamo in Onda tornerà a parlarci dalle antenne di Puntoradio domani sera (21-24). Il tema della serata è senza dubbio affascinante: gli occhi.

Occhi che guardano e che ti fanno innamorare, ma anche occhi che ammaliano e ti spiano.

Gli occhi sono specchio dell’anima. Aprite bene gli occhi, ma se non volete soffrire ricordate che occhio non vede, cuore non duole…

La puntata ospiterà come consuetudine una pillola di Mistero tratta da Il lago dei Misteri. Occhio all’orario della trasmissione (21-24)!

Se non avete la radio e volete sentire la trasmissione dalle casse del computer potete seguire queste semplici istruzioni.

E… state all’occhio!

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.