giovedì 17 marzo 2011

W l’Italia!



In questa giornata dedicata ai 150 anni dalla proclamazione del Regno d’Italia, diventata data simbolo del lungo processo che portò alla nascita dell’Italia come nazione europea, ho voluto cercare alcune storie che fossero motivazioni non retoriche per festeggiare anche su questo blog.
Non si tratta, ci tengo a precisarlo, delle motivazioni più importanti o degne di nota, ma di alcune storie,  spunti personali che mi piace ricordare. E la loro importanza sta solo nel fatto di essere alcune delle moltissime storie che avrei potuto prendere, perché in fondo quello che conta è ricordare che quando parliamo della storia dell’Italia parliamo della nostra storia, nel bene e nel male, con le sue luci e le sue ombre, gli slanci appassionati e le contraddizioni.

Devo la prima storia a Vittorio, un mio amico e parente (il suo bisnonno e il mio trisavolo erano fratelli), che ha pubblicato una “Una storia di briganti e di bovari per l’annessione plebiscitaria dello Stato Pontificio” su http://www.setino.it/incontri-11.htm
Vi consiglio di leggerla, perché è una storia antica, ma vera, che si svolge tra paludi e briganti, coi quali i due fratelli (il mio trisavolo è quello che si esibisce, suo malgrado, nella prova di forza con l’asino) devono trovare un modus vivendi, così come con la malaria e i tanti guai di chi viveva in una zona bellissima, ma difficile.

La seconda storia  si lega alla figura di un lombardo per metà cusiano che si trovò a vivere un’incredibile avventura da “agente segreto di Cavour” nelle prime fasi della seconda guerra d’Indipendenza. Innocente Decio, questo il suo nome, svolse infatti una delicata missione per portare armi ai patrioti lombardi che a quei tempi complottavano per liberare la loro patria dagli austriaci.
È bene ricordare, per inciso, che l’illuminato governo austriaco cui talora si fa riferimento oggi, fu illuminato sì, ma nel Settecento. Nell’Ottocento, dopo che i Francesi di Napoleone avevano esportato in tutta Europa, Italia compresa, le idee della Rivoluzione il governo straniero del Lombardo Veneto divenne un ottuso e dispotico regime poliziesco che discriminava e guardava con sospetto i sudditi Italiani.
Ad ogni modo, di Innocente Decio parlerò domani sera (18 marzo) in una conferenza a Robecco sul Naviglio, presso il municipio, alle ore 21. Se abitate da quelle parti sarà l’occasione per incontrarci. Con Innocente Decio ricorderò anche la figura del figlio, Giulio Decio, che fu Ispettore Onorario alle antichità per la Riviera di San Giulio. Egli si adoperò per tutta la vita per tutelare e valorizzare il patrimonio culturale della patria, portando alla luce le necropoli dell’età del Ferro di Ameno e segnalando moltissimi altri ritrovamenti sul Lago d’Orta (e non solo) che senza la sua opera sarebbero andati persi per sempre.

La terza storia è quella della bandiera Nazionale Italiana. Essa fu istituita la prima volta (a testimonianza di quanto lungo e sofferto fu il processo di unificazione) dal Senato provvisorio di Bologna il 18 ottobre 1796, in un documento in cui si legge: "Bandiera coi colori Nazionali - Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso."
Essa era stata ideata da due studenti dell'Università di Bologna, Luigi Zamboni di Bologna e Giambattista De Rolandis di Castell'Alfero (Asti), che nell'autunno del 1794, ispirandosi alla bandiera della Rivoluzione Francese, avevano unito il bianco e il rosso delle rispettive città al verde, colore della speranza per significare “Giustizia Eguaglianza Libertà”. Con questa bandiera sognavano di dare nuovamente l’indipendenza alla città di Bologna, liberandola dall’occupazione da parte dello Stato Pontificio, e accendere così la miccia della riscossa nazionale. Scoperti, furono arrestati, crudelmente torturati e uccisi. Avevano entrambi poco più di vent’anni.
L’adozione formale del tricolore si deve però a Giuseppe Compagnoni. Questo “padre del tricolore” fu un personaggio che ebbe una davvero una vicenda singolare. Nato nel 1776 aveva indossato l’abito talare e, come componente del Tribunale dell’Inquisizione nel 1791 aveva accusato di negromanzia il celebre e misterioso conte di Cagliostro, un mago, alchimista, massone, guaritore e imbroglione che ebbe grande fama nel Settecento. Accusato di eresia il conte fu rinchiuso in un’angusta cella della fortezza di San Leo, dalla cui minuscola finestra poteva godere della vista della sola chiesa di fronte. Mentre Cagliostro languiva dolorosamente in quel carcere (morì nel 1795), per protesta contro le torture inferte dal Tribunale dell'Inquisizione ai detenuti (tra i quali c’erano anche De Rolandis e Zamboni), Compagnoni abiurava (1794) i voti sacerdotali e abbracciava le idee illuministe. Con l’arrivo delle truppe francesi aderì alla repubblica Cispadana di cui fu deputato. Su sua proposta il tricolore divenne la bandiera della Repubblica Cispadana il 7 gennaio 1797.

Per parlare di queste e di altre storie sarò in piazza a Novara, con lo staff di Siamo in Onda, sabato 19 dalle 21 alle 24. Vi consiglio di monitorare il blog di Siamo in Onda e il sito di Puntoradio per avere maggiori informazioni sul programma completo di questa lunga diretta radiofonica novarese che celebrerà i 150 anni dell’Unità d’Italia.

mercoledì 16 marzo 2011

Effetto Apple per Siamo in Onda

Poi ti capita di aprire la posta e trovare la mail di un amico, che dice più o meno questo:

«Condivido con voi gli sviluppi della mail di qualche giorno fa del responsabile Podcast Europa di Apple. Da ieri le Storie di Siamo In Onda sono nella prima pagina dei Podcast di Apple, non più tra le novità degne di nota ma tra gli Impedibili. Insomma, siamo tra Beppe Grillo e Luciana Littizzetto! Il primo effetto è stato un picco di scaricamenti delle Storie nella sola giornata di ieri: 124 download in 24 ore!»

Merito senza dubbio di Fulvio Julita e della squadra di Siamo in Onda  che lavora per tradurre i racconti scritti dagli autori in brani ascoltabili alla radio e scaricabili da internet. E questa mi sembra l’occasione per ringraziare lui e gli altri (lettori, tecnici, ecc.) pubblicamente.


PS
Se cercate una mia storia tra quelle finora pubblicate, ad oggi trovate il re del labirinto” , racconto trasmesso il 6 novembre 2010.

martedì 15 marzo 2011

Il menestrello ed il bandito



Nel 1970 Fabrizio De André pubblica il suo quarto album dal titolo “La buona novella”. Si tratta di un concept album in cui tutte le canzoni ruotano attorno a temi evangelici. L’album nasce da un’idea del paroliere Roberto Dané, ispirato alla lettura dei Vangeli apocrifi (in particolare, del “Protovangelo di Giacomo” e del “Vangelo arabo dell'infanzia”).
I Vangeli apocrifi sono una serie di testi che parlano della vita di Gesù, presentando spesso un carattere magico-fiabesco. Inoltre sono caratterizzati da una conoscenza molto approssimativa degli usi e costumi giudaici e spesso contengono errori di natura storica o geografica che li rendono documenti di scarso il valore storico. Per questi e altri motivi sono esclusi dal canone della Bibbia e non vengono letti durante le celebrazioni cristiane. Solo una parte dei vangeli apocrifi, tuttavia, è stata dichiarata eretica.

Altri, in particolare i vangeli apocrifi dell'infanzia hanno costituito una ricca fonte di ispirazione per molte raffigurazioni artistiche anche all’interno delle chiese, come per molte tradizioni consolidate.
Così, ad esempio, la tradizione del bue e dell’asinello nella grotta di Betlemme deriva dal “Vangelo dello pseudo-Matteo”; mentre il nome dei tre re Magi, Gaspare, Melchiorre e Baldassarre deriva dal “Vangelo armeno dell'infanzia”. Il “Protovangelo di Giacomo” narra invece della nascita miracolosa di Maria, della sua infanzia al tempio di Gerusalemme e del matrimonio miracoloso con Giuseppe. Tutti elementi non presenti nei vangeli canonici.

Nel 1970 Fabrizio De André pubblica anche un 45 giri, “Il pescatore”/”Marcia nuziale”. La canzone del lato A, pur non essendo direttamente collegata al concept album “La buona novella” presenta elementi di vicinanza ideale. Un vecchio pescatore sta dormendo sulla spiaggia, quando viene svegliato da un assassino in fuga. Il vecchio, senza chiedere nulla, versa il vino e spezza il pane a chi dice di avere sete e fame. Semplici gesti, che dicono molto della visione della vita del cantautore genovese. Più tardi, invece lo stesso pescatore negherà con un sonno profondo ogni informazione ai gendarmi.
Il decennio successivo porterà De André ad avere effettivamente a che fare con banditi e gendarmi. Mentre gli ambienti della sinistra extraparlamentare criticavano duramente il cantante “borghese” De André, i servizi segreti lo spiarono per circa un decennio, sospettandolo di essere un simpatizzante delle Brigate Rosse. Anche l’acquisto di un terreno in Gallura da parte della sua compagna, Dori Grezzi, fu interpretato come il possibile indizio della creazione di un campo di addestramento per i terroristi.

Sempre in Sardegna De André ebbe modo, suo malgrado, di incontrare dei veri banditi. La sera del 27 agosto 1979, il cantante e la sua compagna furono rapiti dall'anonima sequestri sarda.
Vennero tenuti prigionieri per quattro mesi sulle montagne di Pattada, e liberati solo dietro il pagamento del riscatto. Al processo De André, coerentemente a quanto spesso aveva cantato, perdonò i suoi carcerieri, che in fondo erano degli emarginati, ma non i mandanti che erano invece persone economicamente agiate.

A proposito di pane e fornai, il brano “il Pescatore” fu riarrangiato dalla PFM (Premiata Forneria Marconi) nel 1979.
Si tratta di una versione eseguita anche in occasione del concerto svoltosi nel 2000, ad un anno dalla morte di De Andrè, al Teatro Carlo Felice di Genova. Vi presero parte molti nomi noti della musica italiana e ne fu tratto un CD i cui proventi sono stati destinati a progetti per l’infanzia avviati dalla Fondazione Fabrizio De André.

Fabrizio De André, il Pescatore.

Tratto da "la bottega del mistero" a Siamo in Onda su Puntoradio del 12.03.2011

lunedì 14 marzo 2011

Mistero sul Lago d’Orta


Forse la cosa vi sorprenderà, ma non sono un fan della trasmissione “Mistero” di Italia 1. Vedere sprazzi di realtà annegati in un racconto che ha un formato pseudo scientifico mi annoia parecchio e mi irrita altrettanto.

La settimana scorsa, tuttavia, "Mistero" è venuto sul lago d’Orta con un servizio dedicato ai draghi. Così non ho potuto, per dovere professionale, diciamo così, non vedere il video, che trovate a questo link 

Evidentemente non ha senso entrare nel merito delle affermazioni di un servizio costruito sulla filosofia “a noi piace pensare che…”, tuttavia, visto che si parla del lago d’Orta e di San Giulio, vorrei  soffermarmi su alcune affermazioni un po’ troppo fantasiose.

Il “drago” del lago d’Orta. Secondo la tradizione sull’isola esistevano molti draghi, non uno solo. E nelle raffigurazioni sono presentati più come grossi serpenti che come mostri immensi.

San Giulio santo e “guerriero”. Da quanto sappiamo, san Giulio (che secondo la tradizione venne sul Lago d’Orta alla fine del IV secolo), non era un guerriero, ma piuttosto un esorcista, oltre che un valente costruttore di chiese. Il suo compito era quello di distruggere i luoghi di culto pagani e costruire al loro posto delle chiese cristiane.

La vertebra del drago. Nella Sacristia della Basilica sta appeso un osso arrivato chissà come sull’isola. Secondo alcuni sarebbe stato rinvenuto nel “Bus de l’orchera” una piccola grotta sulla penisola di Orta. Così ne parla il Cotta, che scrive alla fine del Seicento: «Tra i progenitori di quella razza pensano alcuni che si ritrovassero bestie di corporatura uguale ad un uomo, e ne deducono l’argomento dalla proporzione di un osso (questo è un nodo del dorso) il quale appeso al cielo della sagrestia, si mostra a’ creduli curiosi, con asserirglielo avanzo di quei brutti animali.»
Secondo uno studio pubblicato nel 2007 su Antiquarium medionovarese si tratta di una vertebra di Balenottera comune del Mediterraneo. Un individuo giovane, probabilmente spiaggiatosi, e macellato, come risulta dalle tracce lasciate sull’osso. Anche le dimensioni sono ridotte (circa 25 x 30 cm), non certo il metro di cui si parla nel servizio.

I legami con il Loch Ness. Ad un certo punto nel servizio si dice che il lago di Santa Croce (ma il discorso varrebbe anche per il lago d’Orta) avrebbe un legame con il famoso Loch Ness per essersi formato alla fine dell’era glaciale. Caratteristica questa condivisa con migliaia di altri laghi di origine glaciale, peraltro…

I pescatori del lago d’Orta giurano di aver visto affiorare qualcosa dal lago. Sebbene i pescatori non siano, notoriamente, tra i testimoni più attendibili quando si tratta di cose venute fuori dall'acqua (soprattutto dopo qualche bicchierino)  vorrei aggiungere in questo caso  la testimonianza di Caronte, evidentemente sfuggita alla redazione di Mistero.

Più in generale, se avete interesse ad approfondire la questione dei draghi del lago d’Orta, vi rimando ad una serie di post scritti tempo addietro.

L’aspetto a mio avviso più inquietante del servizio, però, è ciò che non viene detto. Il Lago di Santa Croce è sbarrato da una diga, costruita nel 1913, da una società successivamente acquisita dalla SADE. La stessa, per intenderci, che costruì la diga del Vajont.

Forse, piuttosto che attribuire i tremori ai draghi, sarebbe meglio cercare di capire, con una certa urgenza, cosa stia succedendo esattamente nelle profondità della terra, sotto quel lago…

domenica 13 marzo 2011

Le origini del pane

Tomba del fornaio Eurisace, Roma 30 a.C.

Quella che andiamo a raccontare è una storia antica, che inizia circa diecimila anni prima di Cristo, quando i ghiacci che coprivano l’Europa cominciarono a sciogliersi.
Dopo millenni in cui le terre erano rimaste coperte da una coltre di ghiaccio spessa centinaia di metri, la nuova disponibilità di terre e il clima mite portò ad un cambiamento profondo del modo di vita dell’umanità. Per lunghissimo tempo gli esseri umani avevano condotto un’esistenza nomade, cibandosi dei frutti spontanei che potevano raccogliere e della carne degli animali che riuscivano a cacciare.

Nel giro di pochi secoli l’umanità imparò ad allevare gli animali e a piantare i semi di determinate piante, attendendo il tempo giusto per raccoglierle e consumarle.
Tra l’altro, si ritiene che siano state le donne ad “inventare” l’agricoltura, poiché erano loro a conoscere le piante e i frutti ed erano sempre loro a macinare i semi raccolti per ottenere farina che cocevano su pietre roventi. È in questo periodo che troviamo statuette di terracotta che raffigurano immagini femminili e che sono interpretate come raffigurazioni della “Dea Madre” una grande divinità femminile che dispensava la fertilità della terra e delle donne.

In breve tempo questo pane primitivo divenne la base dell’alimentazione. All’inizio però non era lievitato. Furono gli Egizi a scoprire il segreto della lievitazione, forse per caso, avendo dimenticato  l'impasto all'aria per cuocerlo il giorno dopo.
I greci invece iniziarono ad aggiungere latte, olio, formaggio, erbe aromatiche e miele, fino a produrre almeno settanta diverse qualità di pane. Tra l’altro furono loro i primi  a panificare di notte. I Romani non solo lo producevano utilizzando diversi tipi di cereali, come il farro e l’orzo, ma compresero l’importanza sociale connessa alla disponibilità di grandi quantità di questo alimento. Panem et circenses era la formula con cui si definiva una vera e propria politica mirata ad ottenere il consenso mediante la distribuzione di farina per il pane e di biglietti d’ingresso per le corse dei cavalli.

Cibo e distrazione di massa erano insomma l’antidoto a quelle “rivolte del pane” che in tutti i tempi hanno rappresentato l’incubo dei governanti.
Infatti furono proprio le rivolte per il pane ad accendere la miccia della Rivoluzione Francese nel 1789. A questo proposito si racconta che la regina Maria Antonietta, che viveva nel lusso e separata dalla sua gente, sentendo che il popolo si ribellava per mancanza di pane domandò stupita perché non mangiassero, invece, le brioches.

Il pane ha accumulato nel tempo anche molti valori simbolici e religiosi.
Per gli Ebrei il pane azzimo, senza lievito, è quello cotto ricordando la notte in cui si prepararono a fuggire dall’Egitto, paese in cui erano schiavi. Il Messia, che si avvaleva sovente di simboli facilmente comprensibili presi dalla vita quotidiana, fece del pane e del vino i simboli del suo corpo e del suo sangue durante l’Ultima Cena.

Tra l’altro un’antica usanza vuole che il pane non debba mai essere posto sulla tavola capovolto.
In effetti i fornai, per rendere facilmente riconoscibile il pane destinato al boia, che era considerato impuro perché era a contatto con i morti, lo cuocevano rovesciato. Per questo ancora oggi si crede che il pane rovesciato porti rovina.

Tratto da "la bottega del mistero" a Siamo in Onda su Puntoradio del 12.03.2011

giovedì 10 marzo 2011

Il pane di Siamo in Onda



Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui.
Dante Alighieri, Paradiso

“Non di solo pane vive l’uomo” disse Qualcuno che, con il dovuto rispetto, di pani spezzati, moltiplicati e fatti carne mistica se ne intendeva più di chiunque altro.
Proprio per questo il pane è più di un alimento. È il simbolo stesso del cibo, oltre che la pietanza minima, come ben sapevano i carcerati che un tempo erano lasciati a pane ed acqua. Del resto nel parlare comune togliersi il pane di bocca equivale a fare grandi sacrifici.
E poi, per dire pane al pane e vino al vino, sappiamo tutti che la maggior parte dell’umanità deve guadagnarsi il pane col sudore della fronte, sempre che non mangi il pane a tradimento.
Poi certo, c’è chi non distingue il pane dai sassi e quindi farebbe bene a mangiare pane e volpe.
Qualche volta però si possono fare buoni affari, se ci son cose che vengono via per un pezzo di pane.
Altre si vendono come il pane ed è comodo allora dedicarsi al commercio.
Quanto alle persone, ci son quelle che sono un pezzo di pane, quelle che passano il loro tempo a rendere pan per focaccia e quelle che semplicemente vi far cascare il pan di mano.

C’è però solo una trasmissione radiofonica buona come il pane: è Siamo in Onda, che sabato 12 avrà come tema il PANE.

Come consuetudine c’è una domanda rivolta agli ascoltatori:

Una domanda culinaria: la vostra ricetta facile facile per recuperare il pane?


mercoledì 9 marzo 2011

La marcia dei bambini






Conoscete A6 Fanzine? Si tratta di una rivista on line o per meglio dire di una Fanzine scaricabile gratuitamente anche da internet, gestita dalle mie amiche Sara & Isa. Se volete saperne di più, potete trovare ogni informazione sul blog http://a6fanzine.blogspot.com.

Da qualche tempo, sotto lo pseudonimo di Errante, che a sua volta ha un suo blog "Pensieri errati di un errante" (http://pensieridiunerrante.blogspot.com), scrivo dei racconti anche per A6 Fanzine.

L'ultimo (che potete leggere scaricando la rivista dal blog di A6  o da questo link), è per il n. 21, dedicato al tema "musica". In esso si parla di fiabe e di bambini. 

Ma devo avvertirvi che non si tratta di una storia a lieto fine...

martedì 8 marzo 2011

Il veleno del rock

Nel 1968 un gruppo di giovani rockers americani, capitanato da Vincent Furnier, si trovava nella necessità di modificare il nome della band, che all’epoca era “Nazz”.
Mentre discutevano su quale adottare, Furnier rivelò ai compagni che durante una seduta spiritica aveva scoperto di essere la reincarnazione di una strega, Alice Cooper, bruciata sul rogo nel Seicento nella città di Salem.

Salem è un nome che compare spesso nella letteratura per via di una serie di fatti inspiegabili che nel 1692 coinvolse molti esponenti di questa piccola e litigiosa comunità di puritani del Massachusetts.
Tutto cominciò quando due bambine cominciarono a dire di sentire suoni che nessuno udiva, a gridare senza motivo, ad arrampicarsi sui mobili e a contorcere il loro corpo in modo innaturale. Quando gli adulti della comunità cominciarono ad indagare, esse parlarono di inquietanti visioni e di strani incontri notturni a cui partecipava un misterioso uomo che veniva da Boston.
Di fronte a questi inspiegabili eventi la piccola comunità di puritani si convinse che questi fenomeni fossero causati dalla presenza del diavolo e che gli accadimenti fossero da interpretare come vera stregoneria.
Trattandosi di una comunità di Protestanti non esisteva l’Inquisizione. Venne però creato un tribunale speciale che cominciò ad arrestare, interrogare e processare. Il largo utilizzo della tortura come strumento d’interrogatorio indusse varie confessioni che tirarono in ballo molte altre persone. In pochi mesi le incriminazioni dilagarono nei paesi circostanti, portando alla condanna a morte di 19 persone, mentre 150 venivano arrestate e altre 200 venivano accusate di stregoneria.
La situazione apparve così grave da indurre alcuni pastori protestanti a fare pressioni sul Governatore perché intervenisse, anche perché il fenomeno, nonostante le condanne, pareva inarrestabile.
Il tribunale speciale fu soppresso dal Governatore e sostituito da un’altra corte che non accettò più le visioni delle giovani come prove per l’accusa. Delle 50 persone ancora in carcere quasi tutte furono scagionate. Solo tre furono condannate, ma il Governatore sospese la pena. Solo allora la misteriosa epidemia di stregoneria terminò.
Secondo alcuni studiosi ci sarebbe una spiegazione scientifica del fenomeno, che fu amplificato dai sistemi d’interrogatorio, dalle delazioni interessate e dalla superstizione dei giudici.
La causa di questa allucinazione collettiva sarebbe da ricercare da un lato nell’isteria provocata dalla paura per i continui attacchi degli indiani. Dall’altro sarebbe la conseguenza dell’ergotismo, una forma di intossicazione provocata da un parassita delle graminacee, in particolare della segale, cui conferisce alla pianta infetta il nome di “segale cornuta”. Gli alcaloidi velenosi del fungo, presenti anche nel noto LSD, provocano un’intossicazione acuta a livello del sistema nervoso centrale che può portare alla morte, ma ha tra gli effetti anche delle potenti allucinazioni.

Vincent Furnier non si limitò a dare alla band il nome di Alice Cooper in onore della strega di Salem, ma lo mantenne come proprio nome d’arte quando nel 1975 intraprese la carriera di solista.
La band prima e Alice Coper da solo in seguito diedero vita allo “shock rock”, introducendo  elementi macabri e tenebrosi, e determinando il successo di quell’immaginario horror diventato un marchio di fabbrica per molti musicisti heavy metal. Marylin Manson, ad esempio, da ragazzo vendeva di nascosto audiocassette di Alice Cooper nel collegio cattolico che frequentava e per questo fu sospeso.

La carriera di Alice Cooper continua tuttora, benché l’apice del suo successo commerciale sia considerato un singolo del 1989 incluso nel suo 18° album, “Trash”.
Anche questa canzone, che parla della velenosa attrazione per una donna fatale, suscitò come sempre polemiche. In questo caso fu il video originale ad essere censurato e le sequenze incriminate furono girate di nuovo, questa volta coprendo con un corpetto le nudità della modella Rana Kennedy.
Alice Cooper, Poison.

domenica 6 marzo 2011

Veleni e alchimia

Parlando di veleni ci sono molte credenze popolari sull’argomento.
Secondo un’antica credenza popolare, ad esempio, i funghi in natura sarebbero tutti commestibili, ma diventerebbero velenosi se crescono accanto a pezzi di ferro arrugginiti o se vengono morsicati dalle vipere. Ovviamente si tratta di superstizioni, perché la ruggine non è un veleno e le vipere non morsicano i funghi.

Sempre a proposito di vipere, quando si va a fare una passeggiata nei nostri boschi o sulle nostre montagne si ha spesso molta paura di loro.
In realtà questi animali non sono tra i più velenosi. Intanto è un evento abbastanza raro che una vipera morda l’uomo, perché di solito preferisce la fuga. E peraltro ci sono animali più velenosi. Il veleno di un calabrone, ad esempio, ha una velenosità doppia rispetto a quella di una vipera, anche se fortunatamente la quantità inoculata è relativamente poca, ma pur sempre abbastanza pericolosa per l’uomo. Invece il veleno del temibile cobra dagli occhiali, che per fortuna in Italia non vive, ha una potenza ben 18 volte superiore a quello della vipera.

Se però volessimo stilare la Top 10 degli animali più velenosi del mondo al primo posto non ci sarebbe un serpente.
Troveremmo infatti una medusa, la Chironex fleckeri. Nei suoi tentacoli lunghi fino a tre metri c’è abbastanza veleno da uccidere 60 uomini adulti. E pare che dal 1954 ad oggi siano ben 5567 le vittime di questi letali, e praticamente invisibili, killer del mare che incrociano nel periodo estivo nelle acque tra l’Australia e la Nuova Guinea.

Non occorre andare dall’altra parte del mondo, naturalmente, per incontrare delle sostanze velenose. Ma cos’è esattamente il veleno?
Una delle prime definizioni di cosa sia un veleno si deve ad uno studioso svizzero nato nel 1493 vicino a Zurigo, ma laureatosi a Ferrara in un tempo in cui i cervelli in fuga si rifugiavano in Italia. Il suo nome era Philippus Aureolus Theophrastus Bombastus von Hohenheim, ma egli stesso, probabilmente spaventato dalla montagna dei suoi nomi, si faceva chiamare per brevità Paracelsus. Anche per sottolineare la vicinanza ideale ad Aulo Cornelio Celso, un naturalista e medico romano, vissuto nel I sec. d.C. Ebbene, secondo Paracelso “Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto.”

La figura di Paracelso è interessante per molti motivi. Si dice che fosse non solo un medico, ma anche alchimista, astrologo e mago.
Paracelso, la cui figura è in parte avvolta dalla leggenda. Viaggiò a lungo in Europa e in Asia e secondo alcuni biografi fu prigioniero del Khan dei Tartari e medico a Istambul dove avrebbe ricevuto un misterioso dono da parte di un certo Solomone Trismosinus. Un personaggio che alcuni testimoni sostenevano di aver incontrato ancora vivo nel Seicento, oltre 150 anni dopo.
Paracelso avrebbe ricevuto in dono da Solomone Trismosinus niente di meno che la pietra filosofale che conferiva al possessore grandi poteri: l’immortalità, una conoscenza illimitata e la capacità di trasformare i metalli vili in oro.

Una celebre frase di Paracelso recita: "Ogni medico dovrebbe essere ricco di conoscenze, e non soltanto di quelle che sono contenute nei libri; i suoi pazienti dovrebbero essere i suoi libri."
Paracelso era superbo, orgoglioso, pieno di sé e arrogante, caratteristiche ereditate probabilmente dal nonno, un Gran Maestro dell'Ordine Teutonico. Aveva tale considerazione della propria scienza da bruciare pubblicamente, come oggetti inutili i libri di Galeno e Avicenna.

Tuttavia Paracelso aveva un approccio per molti versi molto più moderno di quello di tanti medici suoi contemporanei che si limitavano a studiare a memoria le teorie contenute nei libri senza degnare di uno sguardo i loro pazienti.
Egli riteneva che occorresse sperimentare i rimedi. Quei farmaci che assunti a dosi sbagliate potevano diventare altrettanti veleni. Qualcosa di simile al nostro metodo scientifico, insomma.

Da "la bottega del mistero" Siamo in Ona su Puntoradio, 5 marzo 2011

giovedì 3 marzo 2011

I veleni di Siamo in Onda



“Questo amore è un gelato al veleno”
Gianna Nannini, Fotoromanza


 
 
C’è una medusa che si aggira nelle calde acque australiane, capace di uccidere con il veleno contenuto nei suoi lunghi tentacoli urticanti fino a 60 uomini adulti.

Non occorre andare dall’altra parte del mondo, naturalmente, per incontrare delle sostanze velenose. Del resto, come diceva Paracelso “Tutto è veleno, e nulla esiste senza veleno. Solo la dose fa in modo che il veleno non faccia effetto.”

Se invece cercate un antidoto a certe velenose serate c’è una trasmissione che fa per voi: è Siamo in Onda, il salotto radiofonico di Puntoradio, che sabato avrà come tema proprio il VELENO.



Come consuetudine c’è una domanda rivolta agli ascoltatori:


Qual è stata la cosa più velenosa che avete detto di un amico o di un’amica?


lunedì 28 febbraio 2011

Fumetti in TV



Martedì 15 marzo 1977 alle 20,40 sul secondo canale televisivo della RAI andava in onda la prima puntata di "SuperGulp! Fumetti in TV". L’idea era semplice ma straordinariamente innovativa: portare in televisione, a colori, il fumetto e i cartoni animati da questi tratti.

Un esperimento in questo senso era già stato fatto, nel 1972, con la trasmissione “Gulp!” realizzata in bianco e nero dagli stessi autori (Guido De Maria e Giancarlo Governi).

Quando si diffondevano le note della sigla di testa di Supergulp, l’attenzione dei bambini d’Italia (e degli adulti con loro) dalle Alpi al mar Jonio si catalizzava verso il piccolo schermo. Il successo della trasmissione, in un’epoca in cui peraltro l’offerta televisiva era sostanzialmente limitata alla RAI, è comunque impressionante, con un indice di gradimento pari all’83 %.

La storia del fumetto, peraltro, era cominciata molto tempo prima, ed è strettamente legata a quella della carta stampata. Fu la diffusione dei giornali, a partire dall’Ottocento a determinare il successo delle “strisce” quotidiane o settimanali.

Il più celebre di questi “pionieri” del fumetto fu Yellow Kid, il bimbo vestito di giallo di Richard F. Outcault. Comparso occasionalmente sulla rivista “Truth” tra il 1894 ed il 1895, conobbe il vero successo quando fu pubblicato sul a colori supplemento domenicale del New York World di Joseph Pulitzer. Quanto Outcault passò alla concorrenza, sul supplemento domenicale del New York Journal, misteriosamente Yellow Kid si sdoppiò, continuando ad apparire su entrambe le riviste. Poiché all’epoca il diritto d’autore non era ancora ben definito Pulitzer aveva infatti assoldato un altro disegnatore per lo stesso personaggio.

Anche i cartoni animati vantano una storia antica. Benché immagini in movimento fossero prodotte anche prima dell’invenzione del cinema, il primo esempio di animazione è il filmato “Fantasmagorie” di Émile Cohl (pseudonimo di Émile Courtet) realizzato nel 1908.

Tornando a Supergulp, l’autore della sigla è il milanese Franco Godi, conosciuto con l'appellativo di “Mr Jingle” in quanto è stato autore delle musiche di moltissimi spot pubblicitari e sigle televisive. In campo cinematografico ha collaborato con registi del calibro di Gillo Pontecorvo, Renato Olmi, Vittorio De Sica e Gabriele Salvatores.

Naturalmente il successo di Supergulp fu decretato dalle storie portate sul piccolo schermo. Tra i protagonisti troviamo personaggi divertenti come Nick Carter, Lupo Alberto Alan Ford e il gruppo TNT o le Sturmtruppen; o avventurosi indagatori di misteri, come Tintin, l’Uomo Mascherato e Corto Maltese. Non mancano nemmeno i supereroi come i Fantastici Quattro, Thor e l'Uomo Ragno.

A proposito di quest’ultimo, la sigla del cartone animato “Spider-Man” è del 1967. Il testo, che si apre con il celebre "Spider-Man, Spider-Man, does whatever a spider can," fu scritto da Paul Francis Webster, un compositore che vinse tre volte l'Academy Award e fu nominato sedici volte per lo stesso premio. Nel 2004 Michael Bublè ha registrato, per la colonna sonora del film Spiderman 2, una riuscita cover in chiave jazz di questa canzone.

Testo tratto da La bottega del mistero su Siamo in Onda del 26.02.2011

Michael Bublè, "Spider-man Theme Song".

domenica 27 febbraio 2011

La battaglia che cambiò la storia



Nell’anno 751 un generale arabo sconfisse un esercito cinese nei pressi del fiume Talas, nell’attuale Kazakhstan. Tra i numerosi prigionieri catturati in quella occasione c’erano alcuni a conoscenza di un segreto che a lungo era stato custodito dall’Impero del dragone. Portati a Samarcanda essi furono convinti, o costretti, a mettere questa loro abilità al servizio dei vincitori. Fu così che a Samarcanda cominciò la prima produzione di carta nel mondo islamico, sottratta ai cinesi che ne custodivano il segreto da circa sette secoli.

Come molte altre invenzioni anche la carta viene dalla Cina. I Cinesi però non furono gli unici a scoprire questo segreto.
Sembra che già nel primo millennio a.C. una forma di carta fosse fabbricata ed utilizzata in Messico da quella che è considerata la più misteriosa delle civiltà precolombiane, quella Olmeca. Gli Olmechi svilupparono molti degli elementi ripresi più tardi dalle culture dei Maya e degli Atzechi, raggiungendo altissimi livelli culturali, prima di scomparire improvvisamente nel nulla. Tra le loro scoperte ci fu anche la fabbricazione della carta. Bollendo la parte interna della corteccia di certe piante si otteneva una pasta di cellulosa che era utilizzata per produrre una carta che era chiamata “amatl” e che i conquistatori spagnoli chiamarono “amate”.

In Europa però la carta giunse attraverso il mondo islamico.
La carta che cominciò a giungere in Europa dalla Siria e dal nord Africa nel XII secolo era in realtà di qualità mediocre e l’Imperatore Federico II proibì che fosse utilizzata per gli atti pubblici, ordinando che fossero redatti sulla più costosa e durevole pergamena, prodotta con pelli di pecora, di capra o di vitello. Nel 1268 a Fabriano si avviò però la prima produzione europea della carta, che migliorandone molto la qualità ne permise una rapida  diffusione in tutta Europa.

Tornando ai Cinesi, si ritiene che siano stati loro ad inventare, oltre alle banconote, anche le carte da gioco. Come per la carta furono però gli Arabi ad introdurle in Europa.
Le carte da gioco giunsero in Italia dall’Egitto dopo la metà del Trecento. Il mazzo era composto da 52 carte divise in quattro semi: bastoni da polo, denari, spade e coppe. Ogni seme conteneva dieci carte, da 1 a 10, e tre “carte di corte” chiamate “re”, “deputato” e “sotto-deputato”. Per la proibizione religiosa di ritrarre figure umane non vi erano però disegni, ma figure astratte.

Gli Europei ci misero del loro inventando le figure (re, regina, cavallo e fante). E svilupparono  anche i Tarocchi.
Il più antico mazzo di tarocchi conosciuto fu realizzato tra il 1442 e il 1447 per Filippo Maria Visconti, Duca di Milano (ma i suoi domini comprendevano anche il Novarese).  I Tarocchi furono illustrati da Michelino da Besozzo, uno dei maggiori esponenti del Gotico Internazionale in Italia. Oltre alle carte normali comprendono 22 Arcani maggiori o “Trionfi”. Curiosamente appaiono inoltre alcune anche altre figure scomparse poi nei mazzi successivi, come la “donzella” e la “dama a cavallo”.

Foto cortesia di Marta Rizzato

venerdì 25 febbraio 2011

Parole al vento volano a Pombia


AGBD ARONA
Associazione Genitori Bambini Down
presenta un’iniziativa per sostenere i progetti di crescita e integrazione dei giovani affetti da sindrome di Down


PAROLE AL VENTO
Le più belle storie di Siamo in onda, il salotto di Puntoradio
.

VENERDÌ 11 MARZO POMBIA
SALA TEATRO
DEL CENTRO SOCIALE
Via Garibaldi, 16
ore 21.00

giovedì 24 febbraio 2011

Le carte di Siamo in Onda



“Noi si assume solo il due di picche”
Elio e le Storie Tese, Servi della gleba











 Vi è mai capitato per le vie delle grandi città di notare alcuni tipi dall’aria losca che se ne stanno in piedi guardandosi attorno circospetti? Se ci fate caso noterete anche che a qualche metro di distanza c’è sempre un tavolino improvvisato attorno al quale si affolla un capannello di persone. Basta il  fischio di uno dei cani da guardia alla comparsa del naso di un poliziotto perché, con una velocità da fare invidia agli elfi dei boschi, il tavolino scompaia e con esso tutti quelli che lo circondavano.
Ma se il fischio non arriva il gioco va avanti e certamente un pollo resterà spennato.
Se volete provare il masochistico piacere di perdere il vostro denaro dovete assolutamente provare il gioco delle tre carte, perché è uno di quei giochi in cui si è certi di perdere. È infatti truccato il gioco e sono truccati persino gli altri giocatori che sono in realtà complici del piccolo gruppo di truffatori che intende ripulirvi le tasche.

Del resto, come diceva Jack Cinqueassi “è immorale lasciare che i pollastri si tengano i loro soldi”.

C’è però una trasmissione radiofonica in cui, potete stare certi, nessuno imbroglia le carte: è Siamo in Onda, la trasmissione di Puntoradio che sabato avrà come tema proprio le CARTE.


Come consuetudine c’è una domanda rivolta agli ascoltatori:
Se foste una carta da gioco, quale sareste?


mercoledì 23 febbraio 2011

Lingue, dialetti e cultura tradizionale

UNI3 Omegna – anno accademico 2010/2011

Lingue, dialetti e cultura tradizionale

Omegna, il Cusio, l'Italia nord occidentale

Corso a cura dell'Associazione culturale Compagnìa dij Pastor, con il patrocinio di Ecomuseo Cusius del Lago d’Orta e del Mottarone

Dopo il buon successo degli scorsi anni, viene riproposto il corso sulle parlate locali e la cultura materiale di Omegna, del Cusio e del Piemonte.

Incontri previsti:

1. Tra dialetti e culture materiali: problemi di trascrizione di una lingua parlata.

2. Piänt, ërbìt e boscogn. Appunti di botanica popolare.

3. Mille anni di letteratura piemontese.

4. Dal Po ai navigli e ritorno Torino e Milano nelle canzoni dialettali.

5. Vecchie storie di paese. Fiabe e leggende cusiane.

6. Ij ricèt dal professor. Cucina poetica di un crusinallese doc.

Il corso si terrà presso il Forum di Omegna, dalle ore 15,00 alle 17,00, nei giorni di giovedì

10, 24 febbraio, 3, 17, 31 marzo, 7 aprile 2011

N.B. Per motivi di organizzazione l’esatta successione degli incontri sopra elencati sarà comunicata nel corso del primo incontro.

Relatore

· Massimo M. Bonini: insegnante, giornalista, ricercatore, docente di lingua piemontese

Agli incontri potranno inoltre prendere parte esperti delle materie di volta in volta trattate

martedì 22 febbraio 2011

L’Album bianco e le sette nere



Il 22 novembre 1968 fu pubblicato il nono album dei Beatles. Il titolo ufficiale era semplicemente The Beatles, ma è noto anche come White Album o Doppio Bianco per via della copertina totalmente bianca con il nome del gruppo stampato in rilievo.
Il titolo originale avrebbe dovuto essere A Doll's House, ma era stato cambiato per via di un album dal titolo molto simile pubblicato da un altro gruppo inglese, i Family.

L’album nasceva dopo un periodo di tre mesi trascorso in India in un luogo di meditazione sotto la guida di un Guru indiano leader di un movimento meditativo neo indù. Il quartetto di Liverpool tornò in patria con una trentina di canzoni che confluirono in un album doppio.
Nonostante il tempo dedicato alla meditazione le tensioni interne al gruppo sono evidenti. Più che l’opera di un gruppo il disco esprime le personalità di quattro artisti ormai sempre più lontani gli uni dagli altri.
Del resto il periodo indiano era stato denso di contraddizioni; Ringo Starr aveva lasciato il ritiro quasi subito; Paul McCartney si stufò dopo un mese; John Lennon lo abbandonò, trascinandosi dietro George Harrison, quando scoprì che il Guru, oltre a cercare di manipolare il gruppo, aveva fatto esplicite avance sessuali ad una donna della troupe che accompagnava i musicisti. Profondamente deluso John Lennon scrisse la canzone Sexy Sadie come una sorta di accusa contro il  maestro in cui tanto aveva creduto.

Dall’altra parte dell’Oceano c’era tuttavia un altro personaggio, molto più inquietante, che guardava agli stessi Beatles come a dei maestri.
Charles Manson era un ragazzo dalla storia difficile che aveva passato l’adolescenza e la giovinezza tra riformatorio e carceri. Dotato di forte personalità, aveva raccolto attorno a sé una cinquantina di ragazzi sbandati che condividevano con il loro leader, oltre alle rapine e alla droga, un passato difficile.

Nel suo delirio Manson si convinse che le canzoni dei Beatles contenevano dei messaggi a lui indirizzati.
Di più, cominciò a parlare di loro come dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse. E ideò una personale apocalisse di sangue e violenza. Il 9 agosto 1969 un commando composto da alcuni membri della Manson Family entrò nella villa del regista Roman Polansky a Los Angeles massacrando cinque persone, compresa la moglie del regista, l’attrice Sharon Tate, incinta di otto mesi. Il regista si salvò solo perché quella notte si trovava a Londra. Nei mesi seguenti la setta compì altri efferati omicidi finché Manson e i suoi non furono incastrati da un avvocato di origine italiana, Vincent Buglioli, che individuò i colpevoli anche grazie ad un errore di scrittura del titolo di una canzone dei Beatles,  Healter Skelter, da cui Manson era ossessionato e che interpretava come “fine del mondo”.

Non dimentichiamo poi che un tragico destino colpì anche uno dei Beatles, John Lennon, che alcuni anni più tardi cadde sotto i colpi di pistola di un altro pazzo in cerca di gloria.
In ogni caso, al di là di questi tragici avvenimenti la canzone dal punto o di vita musicale è nota per aver anticipato elementi dei generi hard rock e heavy metal rock sviluppati solo nei decenni successivi. Anche per questo è stata oggetto di numerose interpretazioni da parte di gruppi come quelle degli Aerosmith, dei Mötley Crüe, degli Oasis e naturalmente degli U2.

Helter Skelter, The Beatles



Il testo è tratto da "il bianco e il nero nella bottega del mistero" trasmessa a Siamo in Onda su Puntoradio il 19.02.2011.
La foto è una cortesia di Marta Rizzato.

domenica 20 febbraio 2011

Le bianche pietre che viaggiavano ad ufo



Il bianco è l’insieme di tutti i colori dello spettro elettromagnetico, mentre se mescolate sulla tavolozza i colori primari otterrete il nero.
Bianco e nero insomma sono le due facce della stessa medaglia e molto dipende dalla prospettiva da cui li si considera. Bianco è il colore della purezza, della luce, della bellezza. Ma in Cina non andate ad una festa con un abito bianco. In quel paese il bianco indica infatti il lutto, la morte ed i fantasmi.

Quando si parla di colore bianco e nero non si può non parlare dei colori delle pietre del nostro territorio. In particolare marmo e del granito bianco.
Una cosa poco nota è che la facciata originale del Duomo di Milano era realizzata con un’alternanza di filari di marmo bianco di Candoglia, in Ossola, e marmo verde ricavato dalla cava di Oira, sul lago d’Orta. Lazzaro Agostino Cotta, originario di Ameno, testimonia che questo fatto costituiva motivo di notorietà per la pietra cusiana.

Dal punto di vista cromatico, insomma, l’antica facciata del Duomo di Milano assomigliava un po’ a quella del Duomo di Monza. Tanto più che questa, agli inizi del Novecento, è stata restaurata proprio con marmo verde di Oira.
Nel 1682 si decise di modificare la facciata del Duomo di Milano, ma occorsero molti secoli per consentirne il completamento. Del resto la lunghezza dei lavori del Duomo (terminati ufficialmente solo nel 1966) è proverbiale a Milano, dove l’espressione “come la fabbrica del Duomo” indica opere che si protraggono con una lentezza esasperante.

A proposito del marmo di Candoglia, alcuni anni fa è stato trovato, sul fondo del lago maggiore un barcone, lungo circa 22 metri per 7 di larghezza, carico di pietre verosimilmente provenienti dalle cave di Candoglia e destinati alla Fabbrica del Duomo di Milano.
Il tragitto di queste pietre è noto: erano trasportate via acqua sul Lago Maggiore, il Ticino e i navigli fino alla darsena del Laghetto (oggi in via Laghetto, vicino all’Università Statale).
I materiali, tradizionalmente viaggiavano “ad ufo”. Niente a che vedere coi dischi volanti, naturalmente. Queste barche erano esentate dal pagamento dei dazi, essendo il Duomo di Milano, un’opera pubblica. Le merci erano contrassegnate dalla scritta “ad Usum Fabricae”, abbreviata “ad U. F.”. L’espressione popolare viaggiare “ad uf” (in italiano “ad ufo”) si usa tuttora per dire “gratis”.

Quello del marmo di Condoglia non fu l’unico viaggio su lunghe distanze delle pietre della nostra terra.
Il viaggio più incredibile è probabilmente quello compiuto delle colonne di granito bianco del Montorfano (ma altre se ne aggiunsero in seguito, delle cave di Baveno e Alzo di Pella) destinate alla Basilica di San Paolo fuori le mura a Roma: 2220 chilometri via acqua, scendendo il Lago Maggiore, il Ticino, i Navigli fino a Milano e da qui lungo il Po sino alla foce. Poi a Venezia per essere imbarcate su due navi che, circumnavigando l’Italia e risalendo il Tevere le scaricarono a Roma.

Da "il bianco e il nero nella bottega del mistero," trasmesso a Siamo in Onda il 19.02.2011.

giovedì 17 febbraio 2011

A Siamo in Onda non è tutto bianco o nero

Il bianco è l’insieme di tutti i colori dello spettro elettromagnetico, ma se mescolate sulla tavolozza i colori otterrete il nero. Bianco e nero sono le due facce della stessa medaglia, ma raramente le troverete separate nella realtà, perché questa è composta piuttosto da una varietà di toni di grigio, in cui è difficile distinguere se ci sia più bianco o più nero.

Vi è però solo una trasmissione radiofonica che vi Aiuti a distinguere il bianco dal nero e ad ottenere dal bianco tutti i colori dell’arcobaleno: è Siamo in Onda che sabato 19 febbraio, alle 21 in punto, avrà un’intera puntata dedicata al tema BIANCO E NERO.

   
Come consuetudine c’è una domanda rivolta agli ascoltatori: 

In un mondo in bianco e nero vi è concesso tenere un solo colore: quale salvate?

martedì 15 febbraio 2011

Opposti punti di vista



Ci sono punti di vista fieramente contrapposti. Cosa accade però quando i punti di vista vedono contrapporsi i governi di due superpotenze i cui arsenali sono stracolmi di armi capaci di annientare l’intera umanità? Ci sono canzoni che, per una misteriosa alchimia che solo all’arte è concessa, sanno incarnare perfettamente le contraddizioni, gli oscuri timori e le ostinate speranze della loro epoca.
Nel 1985 esce The Dream of the Blue Turtles il primo album solista di Sting dopo lo scioglimento dei Police. Nell’album è contenuta una della canzoni più impegnate scritte da Sting. La canzone è un invito ad abbandonare le dichiarazioni minacciose (è citata la frase del leader sovietico Krushchev “vi seppelliremo”) e la logica della contrapposizione atomica sostenuta dal presidente americano Ronald Reagan, anch’esso citato.

Il punto centrale della canzone è come difendere i propri figli dai “mortali giocattoli di Oppenheimer”.
All’epoca migliaia di testate nucleari erano pronte ad essere lanciate da Russi e Americani, che si fronteggiavano con il dito sul grilletto in un’estenuante guerra di nervi chiamata “Guerra fredda”. Una guerra che non avrebbe avuto vincitori, ma solo vinti.

Lo scienziato statunitense Oppenheimer è considerato il padre della bomba atomica, ma ebbe anche una crisi di coscienza sull’uso dell’arma da lui creata.
Già durante il test nucleare che si svolse ad Alamogordo, con cui era stata provata l’efficacia della prima bomba atomica, Oppenheimer aveva pronunciato un frase terribile, tratta da un antico testo sacro  indiano, il Bhagavadgītā: “Sono diventato Morte, il distruttore di mondi”. Dopo che Hiroshima fu rasa al suolo per mezzo della bomba che aveva contribuito a creare, commentò sconsolato “I fisici hanno conosciuto il peccato”.
Le sue non rimasero parole. Dopo la fine della guerra si oppose al progetto di costruzione della ben più potente bomba all’idrogeno e per questo fu accusato di essere un comunista da un cacciatore di streghe del XX secolo, il senatore Joseph McCarthy, persecutore ottuso e fanatico di quanti erano sospettati di svolgere "attività antiamericane".

Nella canzone, Sting ripone tutte le sue speranze in una sola, “spero che anche i Russi amino i loro bambini”.
Tutta la canzone è costruita su questa idea al punto che la musica è basata su un tema di Sergei Prokofiev (Lieutenant Kije). La scelta non è casuale, dal momento che Prokofiev, che era stato un grandissimo compositore sovietico, tra le numerosissime opere, aveva realizzato anche musiche per i bambini come le “Tre canzoni per i bambini” e “Pierino e il lupo”. Con questo Sting voleva sottolineare proprio il fatto che anche i russi, evidentemente, amavano i loro bambini. Tra l’altro all’inizio della canzone si può ascoltare la voce di un giornalista televisivo russo, Igor Kirillov, che annuncia un incontro tra una delegazione sovietica ed una occidentale. È probabile che il riferimento sia ad uno dei primi viaggi in occidente (nel 1984) di Gorbachev, che pochi anni dopo firmerà proprio con Ronald Reagan lo storico trattato che pose fine  alla Guerra fredda.

Russi e Americani, insomma, alla fine decisero che i loro bambini erano più importanti delle ideologie. Al di là delle contrapposizioni gli uomini e le donne di buona volontà possono trovare un punto di incontro a partire dalla loro umanità.

"Russians" di Sting

domenica 13 febbraio 2011

Punti fermi nella Bottega del mistero



Punto è ciò che non ha parti. Ciò vuol dire che,  per quanto un’infinita serie di punti formi una linea infinita, un punto non ha alcuna dimensione. E pertanto non sarà misurabile né in lunghezza, né in larghezza, e tanto meno in profondità…
Per lungo tempo l’umanità ha vagato sulla Terra. Quando infine ha deciso di mettere radici, ha sentito la necessità di stabilire dei confini, di delimitare il proprio territorio. Di mettere un punto fermo, insomma.

Uno dei metodi più semplici è stato quello di incidere dei piccoli punti sulla superficie delle rocce. Segni convenzionali per delimitare un territorio grazie a segnali non spostabili altrove.
Nei boschi o nei pressi degli alpeggi, capita alle volte di trovare delle rocce con dei punti incisi nella roccia. Alle volte sono un po’ più grandi, come piccole vasche scavate nelle pietra. Anche nella nostra zona ve ne sono molte. Gli archeologi le chiamano coppelle e di solito si trovano su rocce che sembrano avere, per la posizione o la forma, caratteristiche che colpiscono la vista e l’immaginazione.

Sono luoghi che sembrano emanare un profumo di mistero. Alcuni ritengono che le coppelle possano essere delle mappe astrali, che riproducono costellazioni importanti per determinare il ciclo delle stagioni.
Il punto di vista degli studiosi sul fenomeno delle coppelle non è univoco. Probabilmente perché le coppelle stesse potevano avere più utilizzi a seconda delle culture che le hanno prodotte e delle epoche. Per alcuni sono mappe, delle stelle o di interi territori. Per altri sono elementi rituali.

C’è chi sostiene che in questi buchi si mettesse olio o altro liquido infiammabile, per farle brillare come stelle nella notte.
Per altri, più probabilmente nelle coppelle erano versate offerte liquide. Acqua o forse sangue. In effetti su alcune rocce oltre alle coppelle vi sono delle canalette e vasche, che formano talora sistemi molto complessi. In alcuni casi le rocce coppellate sono legate a rituali tradizionali per la pioggia. Quando la siccità minacciava i raccolti alcune donne versavano acqua nelle coppelle invocando la pioggia.

Tra l’altro le rocce sacre compaiono spesso nei processi contro le streghe. Secondo gli inquisitori i sabba si potevano svolgere nelle vicinanze di alcune “pietre superstiziose”.
È probabile effettivamente che molti culti pagani precristiani siano sopravvissuti a lungo e che tra il Cinquecento e il Seicento le donne che ancora seguivano questi riti siano state considerate streghe e perseguitate.

Insomma, i loro rituali non avevano nulla a che vedere con il diavolo, ma erano indirizzati a propiziare gli elementi per garantire il mantenimento dei cicli naturali e della fertilità.
A questo proposito, alcune delle rocce coppellate della nostra zona, ad esempio, sono ricordate come luoghi da cui gli uomini dovevano stare alla larga, perché presso di esse le donne andavano a prendere i bambini. Talora alle coppelle sono associate rocce lisce che fungevano da scivolo su cui le donne che desideravano avere figli si lasciavano scivolare, nella convinzione di poter concepire grazie al potere fecondante della pietra.

Foto di Marta Rizzato

giovedì 10 febbraio 2011

Facciamo il punto a Siamo in Onda

 
Punto è ciò che non ha parti. Ciò vuol dire che,  per quanto un’infinita serie di punti formi una linea infinita, un punto non ha alcuna dimensione. E pertanto non sarà misurabile né in lunghezza, né in larghezza, e tanto meno in profondità…

Il punto di vista del greco Euclide non vi appassiona? Proviamo allora con un semplice esercizio di matematica: sommate i punti che avete guadagnato al supermercato o dal vostro benzinaio di fiducia e vediamo se avete vinto qualcosa!

Questo discorso, partito un po’ così, di punto in bianco, vi confonde e avete perso la bussola al punto che non riuscite più ad individuare i punti cardinali? Cerchiamo di fare il punto della situazione, trattando la cosa punto per punto,  prima che il vostro cervello arrivi al punto di ebollizione; o al punto di fusione; o quanto meno al punto critico; insomma, cerchiamo di arrivare ad un punto fermo, prima di arrivare ad un punto morto o addirittura al punto di non ritorno.

Vorremmo però mettere i puntini sulle i, perché c’è una sola trasmissione che è il punto di ritrovo del sabato sera radiofonico e vi fa guadagnare punti di felicità. È Siamo in Onda, ovviamente su Puntoradio, che sabato 12 febbraio, alle 21 in punto, avrà un’intera puntata dedicata al tema PUNTO.

Come consuetudine c’è una domanda rivolta agli ascoltatori:


Qual è stato il vostro punto di non ritorno, quel momento della vostra vita in cui vi siete detti che non sareste tornati più indietro?

martedì 8 febbraio 2011

Il fuoco infernale del rock psichedelico

Nel 1968, quando il gruppo inglese The Crazy World capitanato da Arthur Brown salì sul palco, il pubblico rimase letteralmente scioccato. Il rock psichedelico che suonavano, senza chitarre ma con il potente accompagnamento di un organo elettrico Hammond, schizzò immediatamente in cima alle classifiche, nonostante e forse anche grazie alle furibonde critiche lanciate contro il look del gruppo, in particolare quello del suo leader, Arthur Brown.

lunedì 7 febbraio 2011

Il fuoco nel bosco





Quanto erano felici i tempi della mia nonna!
Gli uomini a quaranta ne dimostravano cinquanta, le donne a trenta sessanta, e di rado qualcuno arrivava ai settanta, ma i vecchi erano rispettati ai tempi della mia nonna!
I mariti battevano le mogli, le madri bacchettavano i figli, i fratelli maggiori picchiavano i più piccoli e tutti bastonavano i cani, insomma, nessuno si annoiava ai tempi della mia nonna!
E poi c’era la Fisica. La mia nonna lo ripeteva sempre: “Bisogna portare rispetto al parroco, perché coi suoi libri può farti la Fisica!”

domenica 6 febbraio 2011

Il fuoco nella Bottega del mistero



Secondo gli antichi filosofi è uno dei quattro Elementi (con Aria, Terra e Acqua) che costituiscono il mondo. Di certo la scoperta di come accenderlo e controllarlo ha cambiato la storia dell’umanità. Grazie ad esso le tenebre sono diventate meno oscure e persino le zone più fredde del pianeta sono state colonizzate. Il fuoco tuttavia non è solo luce e calore.
Il fuoco però può distruggere ed uccidere e come accade con tutti gli elementi, giocare con esso può essere pericoloso. Per questi motivi il fuoco è un elemento presente in moltissime tradizioni di tutto il pianeta.

giovedì 3 febbraio 2011

Il fuoco di Siamo in Onda



Secondo gli antichi filosofi è uno dei quattro Elementi che costituiscono il mondo. Di certo la scoperta di come accenderlo e controllarlo ha cambiato la storia dell’umanità. Grazie ad esso le tenebre sono diventate meno oscure e persino le zone più fredde del pianeta sono state colonizzate.
Il fuoco tuttavia non è solo luce e calore. Esso può distruggere ed uccidere e come accade con tutti gli elementi, giocare con esso può essere pericoloso.
C’è solo una trasmissione, però, che porta il fuoco dalla radio per rischiarare le tenebre del sabato sera: è Siamo in Onda, il confortevole e caldo Talk show radiofonico di Puntoradio.

Come consuetudine c’è anche una domanda rivolta agli ascoltatori: 
 
In quale occasione avete pensato che forse stavate giocando con il fuoco?
 

martedì 1 febbraio 2011

Gli inquietanti segreti nel cassetto del Boss

Nella Bottega del Mistero  , la rubrica radiofonica che da gennaio curo all’interno di Siamo in Onda su Puntoradio, partendo dal tema della puntata si parla, nella prima parte, di storia, tradizioni e misteri della nostra terra. La seconda parte è dedicata invece ad una canzone, che diventa l’occasione per parlare di storie curiose, misteriose e talora inquietanti ad essa collegate.


Così tieni un piccolo segreto ben nascosto sul fondo del cassetto. Come segreti compromettenti o forse una pistola, per difenderti, ma questo non basterà a salvarti e i poliziotti scriveranno che il tuo è solo un altro omicidio.

domenica 30 gennaio 2011

Curiosando nei cassetti della Bottega del Mistero

Ci sono cassetti vuoti ed altri che si fatica a chiudere. Ce ne sono molti che apriamo tutti i giorni e alcuni che preferiamo restino chiusi. Alcuni a chiave, per maggiore sicurezza.
Ci sono ricordi che si accumulano nei cassetti e manoscritti destinati a rimanerci. E ci sono cassetti che finalmente si aprono per fare uscire idee, storie e sogni.

A proposito di oggetti contenuti nei cassetti il nostro territorio ha una tradizione molto antica e interessante. Fin dal Cinque e Seicento, infatti, erano attivi ottonai e peltrai che producevano oggetti per la casa, come posate, candelieri, lucerne in ottone, scaldaletto e pentolame in rame. Era un mestiere che spesso li portava molto lontani dalle loro case, in Francia, Svizzera e Germana, dove girando di città in città costruivano e vendevano questi oggetti.

giovedì 27 gennaio 2011

I cassetti di Siamo in Onda

“She keeps Moet et Chandon
In her pretty cabinet”
Queen, Killer Queen

Ci sono cassetti vuoti ed altri che si fatica a chiudere. Ce ne sono molti che apriamo tutti i giorni e alcuni che preferiamo restino chiusi. Alcuni a chiave, per maggiore sicurezza.

Ci sono ricordi che si accumulano nei cassetti e manoscritti destinati a rimanerci. E ci sono cassetti che finalmente si aprono per fare uscire idee, storie e sogni.


Come sapete c’è però solo una trasmissione radiofonica che apre tutti i suoi cassetti per far uscire tante storie e  tanta buona musica: sabato 29 gennaio 2011 Siamo in Onda, il salotto radiofonico di Puntoradio dedicherà l’intera serata al  tema CASSETTI.

E per la musica ci sarà un gradito ritorno con… gli amici Roccaforte!

C’è anche una domanda posta agli ascoltatori: 

Chiuso in un cassetto conservate un piccolo grande sogno: quale?

mercoledì 26 gennaio 2011

Le porte della bottega del mistero

 Porte misteriose

Il mese di Gennaio prende il nome dal dio Giano, la divinità dei ponti e soprattutto delle porte (in latino Ianua, porta).  Questo dio aveva una doppia fronte, perché dalle porte si può uscire ma anche entrare.
Naturalmente il simbolo della porta è largamente diffuso e usato in tutte le culture. Una porta chiusa o addirittura sigillata indica l’impossibilità fisica o spirituale di accedere ad un luogo.

martedì 25 gennaio 2011

Specchi nella Bottega del Mistero


Lo specchio nelle tradizioni...



Non c’è dubbio che gli specchi siano magici. Secondo la tradizione gli specchi sarebbero addirittura in grado di imprigionare l’anima perché la rifletterebbero. Così in alcune culture gli specchi sono coperti, alla morte di un congiunto, per evitare che l’anima possa rimanervi imprigionata invece di raggiungere l’aldilà.

lunedì 24 gennaio 2011

Curiosando nelle vetrine della bottega del mistero


 Chi segue con continuità questo blog sa che da gennaio è iniziata una nuova collaborazione de Il lago dei misteri con Siamo in Onda

Nel 2008, grazie all’incontro de Il lago dei Misteri con il salotto radiofonico del sabato sera di Puntoradio, non solo nacque il personaggio di “Alfa dei Misteri”, ma cominciò l’avventura delle “Pillole di Mistero”, brevi storie scritte appositamente per la radio e lette durante la trasmissione. Molte di queste sono state trasformate in video, pubblicate sul canale You Tube del Lago dei Misteri: http://www.youtube.com/user/illagodeimisteri
L’esperienza dei racconti radiofonici si è comunque subito ampliata nel susseguirsi delle edizioni del programma (l’attuale è la quarta stagione) con l’arrivo di nuovi autori e una nuova confezione audio sempre più curata.
Oggi le “Storie di Siamo in Onda”, curate da Fulvio Julita e interpretate da ottimi lettori, sono disponibili  in podcast su http://siamoinonda.blogspot.com e figurano tra i brani maggiormente scaricati tra quelli di questo genere disponibili su iTunes.

Sabato 15 gennaio, come dicevo all’inizio, è però nata una nuova forma di collaborazione. Già l’anno scorso sul blog di Siamo in Onda è stato aperto uno spazio chiamato la Bottega del Mistero, in cui il tema della puntata era sviluppato dal punto di vista delle curiosità culturali.
Ora questo spazio acquista una dimensione radiofonica, come appuntamento fisso all’interno del programma del sabato sera. Ai microfoni, oltre al sottoscritto, nel ruolo del titolare di questo esercizio si alternano vari “commessi”, sotto la direzione della Dama del Lago, che espongono i contenuti della vetrina di questa strana bottega, in cui si espone di tutto, ma non si vende nulla.

Il tema della puntata viene presentato da due angolature diverse. Dapprima le storie, i misteri, le leggende e le tradizioni del nostro territorio. Nella seconda parte è una canzone legata al tema a dare lo spunto per ripercorrere curiosità e vicende ad essa collegate.

Questa settimana, domani e dopodomani, verranno riproposti gli argomenti trattati nelle puntate del 15 e del 22 gennaio. Dalla prossima settimana gli spazi dedicati alla Bottega del Mistero si apriranno su questo blog la domenica e il martedì sera. Se volete leggerli o ascoltarli in tempo reale il sabato sera potete invece ascoltare la trasmissione o leggere il  blog di Siamo in Onda  dove trovate anche tutte le informazioni per ascoltare il programma..


giovedì 20 gennaio 2011

Aprite le porte a Siamo in Onda



La lunghezza di un minuto
dipende dal lato della porta del bagno da cui ti trovi.

(Legge della relatività di Ballance)


 
 
 
Una porta che si apre o che rimane chiusa può cambiarvi la vita, come nel film Sliding Doors.

Se poi la porta che avete davanti è magica potrebbe portarvi in mondi che mai avreste immaginato.
Saranno le caverne di Moria, come accade alla Compagnia dell’Anello? O sarà quella che vi conduce nel magico mondo di Narnia? O la Porta delle stelle che avete scoperto ai piedi della piramide  vi porterà nientemeno che al cospetto di Ra?

Qualunque sia la porta che vi trovate davanti, fate molta attenzione prima di aprirla. Anche, o dovrei dire soprattutto, se si tratta di un libro come Le Nove Porte del Regno delle Ombre, scritto e stampato nel 1666 da Aristide Torchia e che promette di poter evocare Satana in persona.

In ogni caso, “non aprite quella porta”  se dall’altra parte si trova Leatherface con una motosega in mano…


Naturalmente c’è solo una trasmissione radiofonica che vi spalanca le porte della migliore musica: sabato 22 gennaio 2011 Siamo in Onda, il salotto radiofonico di Puntoradio dedicherà l’intera serata al  tema PORTE.

C’è anche una domanda posta agli ascoltatori: 

Hai di fronte una porta magica. Dove ti vorresti trovare una volta varcata la soglia?


lunedì 17 gennaio 2011

Pombia, tra storia e leggenda



Se volete passare un pomeriggio ascoltando storia e storie,vi consiglio questo evento.  

Ovviamente sarò presente, per cui se avete voglia di incontrarmi questa è l'occasione giusta... ;)





Nell’anno 590 Mimulfo, il duca longobardo dell’isola di San Giulio, veniva condannato a morte dal re Agilulfo con l’accusa di alto tradimento per essersi accordato con i Franchi che l’anno precedente avevano invaso l’Italia. La storia di Mimulfo è stata per lungo tempo oggetto di dibattito tra gli storici. La vicenda, infatti, presenta tuttora molti aspetti oscuri in quanto i cronisti dell’epoca appaiono reticenti sulle reali motivazioni della sentenza. Per contro l’episodio si situa in un momento storico cruciale, che vede la presenza dei Longobardi in Italia trasformarsi da occupazione militare in un regno destinata a durare un paio di secoli. 


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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.