domenica 13 marzo 2011

Le origini del pane

Tomba del fornaio Eurisace, Roma 30 a.C.

Quella che andiamo a raccontare è una storia antica, che inizia circa diecimila anni prima di Cristo, quando i ghiacci che coprivano l’Europa cominciarono a sciogliersi.
Dopo millenni in cui le terre erano rimaste coperte da una coltre di ghiaccio spessa centinaia di metri, la nuova disponibilità di terre e il clima mite portò ad un cambiamento profondo del modo di vita dell’umanità. Per lunghissimo tempo gli esseri umani avevano condotto un’esistenza nomade, cibandosi dei frutti spontanei che potevano raccogliere e della carne degli animali che riuscivano a cacciare.

Nel giro di pochi secoli l’umanità imparò ad allevare gli animali e a piantare i semi di determinate piante, attendendo il tempo giusto per raccoglierle e consumarle.
Tra l’altro, si ritiene che siano state le donne ad “inventare” l’agricoltura, poiché erano loro a conoscere le piante e i frutti ed erano sempre loro a macinare i semi raccolti per ottenere farina che cocevano su pietre roventi. È in questo periodo che troviamo statuette di terracotta che raffigurano immagini femminili e che sono interpretate come raffigurazioni della “Dea Madre” una grande divinità femminile che dispensava la fertilità della terra e delle donne.

In breve tempo questo pane primitivo divenne la base dell’alimentazione. All’inizio però non era lievitato. Furono gli Egizi a scoprire il segreto della lievitazione, forse per caso, avendo dimenticato  l'impasto all'aria per cuocerlo il giorno dopo.
I greci invece iniziarono ad aggiungere latte, olio, formaggio, erbe aromatiche e miele, fino a produrre almeno settanta diverse qualità di pane. Tra l’altro furono loro i primi  a panificare di notte. I Romani non solo lo producevano utilizzando diversi tipi di cereali, come il farro e l’orzo, ma compresero l’importanza sociale connessa alla disponibilità di grandi quantità di questo alimento. Panem et circenses era la formula con cui si definiva una vera e propria politica mirata ad ottenere il consenso mediante la distribuzione di farina per il pane e di biglietti d’ingresso per le corse dei cavalli.

Cibo e distrazione di massa erano insomma l’antidoto a quelle “rivolte del pane” che in tutti i tempi hanno rappresentato l’incubo dei governanti.
Infatti furono proprio le rivolte per il pane ad accendere la miccia della Rivoluzione Francese nel 1789. A questo proposito si racconta che la regina Maria Antonietta, che viveva nel lusso e separata dalla sua gente, sentendo che il popolo si ribellava per mancanza di pane domandò stupita perché non mangiassero, invece, le brioches.

Il pane ha accumulato nel tempo anche molti valori simbolici e religiosi.
Per gli Ebrei il pane azzimo, senza lievito, è quello cotto ricordando la notte in cui si prepararono a fuggire dall’Egitto, paese in cui erano schiavi. Il Messia, che si avvaleva sovente di simboli facilmente comprensibili presi dalla vita quotidiana, fece del pane e del vino i simboli del suo corpo e del suo sangue durante l’Ultima Cena.

Tra l’altro un’antica usanza vuole che il pane non debba mai essere posto sulla tavola capovolto.
In effetti i fornai, per rendere facilmente riconoscibile il pane destinato al boia, che era considerato impuro perché era a contatto con i morti, lo cuocevano rovesciato. Per questo ancora oggi si crede che il pane rovesciato porti rovina.

Tratto da "la bottega del mistero" a Siamo in Onda su Puntoradio del 12.03.2011

1 commento:

  1. Bravo Alfa, esemplare sintesi della trasmissione di ieri sera.
    Alcune affermazioni le conoscevo, altre no: Un alimento essenziale il pane, che basterebbe da solo all'occorrenza...il fatto è che siamo abituati troppo bene!
    Ciao, a presto e buona serata.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.