mercoledì 30 marzo 2011

Scarpe scamosciate blu

Ci sono canzoni o libri che paiono essere scritti nel destino. E il destino bussò più volte alla porta di Carl Perkins. Carl Lee Perkins era nato a Tiptonville, Tennessee, il 9 aprile 1932, ma la famiglia si era trasferita subito nella Lake County, una zona di coltivazione di cotone. La famiglia di Carl era l’unica di bianchi in un paese abitato solo da neri. E quando Uncle John, gli regalò una chitarra insegnandogli i primi accordi Carl cominciò a suonare il blues rurale nero.
Il secondo appuntamento col destino avvenne alla fine del 1955, quando un amico gli parlò di un altro nero. Si trattava in questo caso del ricordo di un aviatore incontrato durante il servizio militare in Germania. Per fare dell’umorismo egli si riferiva alle sue scarpe regolamentari chiamandole le sue "scarpe di camoscio blu". L’amico propose a Perkins di scriverci sopra una canzone, ma il cantante rifiutò, dicendo “come posso scrivere una canzone su delle scarpe?”
Poche sere dopo, il 4 dicembre 1955 mentre stava suonando al Jackson club Perkins notò una coppia che stava ballando vicino al palco. Il ragazzo, un tipo coi capelli pieni di brillantina, continuava ad urlare ad alta voce alla sua dama: "Non calpestare le mie scamosciate!"
Perkins guardò dal palco e vide che il tizio indossava esattamente delle scarpe scamosciate di colore blu. Quella notte, colpito dal fatto che un tizio che aveva accanto una ragazza così carina non riuscisse a pensare ad altro che alle proprie scarpe, Perkins non riusciva a prendere sonno. Così si alzò e cominciò a scrivere la canzone. La mattina entrò in una cabina telefonica per cantarla via telefono a Sam Phillips, il geniale produttore della Sun che aveva già lanciato Elvis Presley, Roy Orbison, Jerry Lee Lewis, Johnny Cash.
La canzone uscì il 1 gennaio 1956. Due mesi dopo il pezzo era primo nelle classifiche rhythm’n’blues, in quelle country e in quelle pop, vendendo oltre un milione di dischi. Una cosa che non si era mai vista prima. La strada del successo sembrava trionfale, fino a che il destino non tornò a bussare, il 23 marzo 1956.
Quel giorno, poco dopo l’alba, mentre erano diretti in auto a New York per partecipare ad uno show televisivo Perkins e i suoi fratelli andarono a sbattere contro un autocarro carambolando dentro una pozza d’acqua. L’autista dell’autocarro morì nell’incidente, mentre i musicisti riportarono varie fratture. Perkins fu salvato dall’annegamento, ma rimase incosciente per un giorno intero. Quando rientrò dalla convalescenza, Perkins si convinse che il momento magico era già alla fine. Le altre sue canzoni non riuscivano a raggiungere il successo di quella straordinaria hit. Ne seguì una rapida discesa agli inferi per il musicista, con la bottiglia che lo trascinava sempre più a fondo.
Nel 1960 Elvis Presley incise una cover del pezzo, che aveva già interpretato in vari show televisivi fin dal 1956, contribuendo a farlo conoscere, riscuotendo un enorme successo e confermando la straordinaria potenza di questa canzone trascinante. Presley aveva deciso di incidere il brano anche per aiutare Perkins a risollevarsi grazie ai diritti che gli sarebbero spettati come autore.
Non fu però il denaro ad aiutare il musicista. Nel 1963 quattro ragazzi di Liverpool decisero di incidere alcuni brani scritti da Perkins che li avevano particolarmente ispirati nella loro formazione musicale. L’omaggio dei Beatles fece ritrovare a Perkins la voglia di suonare e scrivere. Continuò a farlo fino al 19 gennaio 1998, quando si spense per un cancro alla gola.
Elvis Presley l’aveva preceduto. Il 16 agosto 1977 era stato trovato morto nel bagno della sua villa a Graceland. Le cause della morte sono state a lungo al centro di ipotesi stravaganti e misteriose
Secondo alcuni Elvis in realtà non sarebbe morto, ma si sarebbe volontariamente allontanato dopo un’abile messa in scena. Ancora oggi decine di sedicenti ricercatori e associazioni elencano i numerosi possibili avvistamenti di Elvis, mentre circolano le teorie più inverosimili su di lui. Tra le più originali citiamo quelle che parlano di un suo inserimento nel programma di protezione dei testimoni da parte del FBI; di un suo ruolo nell’omicidio del presidente statunitense John Fitzgerald Kennedy; e persino quella di un’origine aliena del cantante.

Blue Suede Shoes, Elvis Presley

2 commenti:

  1. La versione di Elvis di "Blue Suede Shoes" fu inserita nel suo primo album già nel 1956. Negli anni '60, di ritorno dal servizio militare, cominciava quel percorso che l'avrebbe portato a incidere pezzi addolciti rispetto al "furore" iniziale, grazie (si fa per dire) all'intuito commerciale del Colonnello Parker, che voleva fare di Elvis un "prodotto" adatto alle famiglie USA. Fu inoltre Carl Perkins a essere per primo influenzato da Elvis, rimandendo estasiato dalla sua versione di "Blue Moon of Kentucky".
    Dylan

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  2. Grazie per queste informazioni, Dylan.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.