venerdì 10 dicembre 2010

La cultura non ci mangia



Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia.”  Giulio Tremonti

La nave va, perdendo di vista la costa. Tuttavia, mentre dirige verso sud mi sembra di vedere lo stivale italiano accompagnarmi nel mio viaggio. Laggiù, da qualche parte ad oriente, si stende la Toscana, la culla della lingua che parlo. Lì vive Antonio, un altro dei miei amici blogger, che prima o poi riuscirò spero ad incontrare. Nel frattempo vi consiglio comunque di visitare il suo blog  http://zenzeroguru.blogspot.com in cui scrive brevi ma intensi racconti.
La nave va e nel mentre riempio il mio tempo di pensieri. Che cosa sarà mai quest’Italia che mi ha dato i natali e che mi accingo (non ancora, non subito, ma presto) a lasciare? Cosa la distingue dagli altri paesi?
Una cosa mi viene in mente subito: il cibo. Tendenzialmente non sono nazionalista, ma di una cosa sono sicuro. Puoi girare quanto vuoi, ma non mangerai mai bene come in Italia. Non nego che negli altri paesi ci siano singoli piatti molto buoni. Ma la varietà e la qualità della cucina italiana non hanno, oggettivamente, pari.
Lasciamo perdere l’Inghilterra, dove il mio stomaco chiedeva clemenza ogni giorno. Nella capitale della grande Francia, tanto per fare un esempio, può capitare di imbattersi (a dire il vero fu Malikà ad avere la malaugurata idea di ordinarla) in una salsiccia pestilenziale che la stessa cameriera riconosce essere immangiabile. Inconvenienti che da noi ti capitano solo se li vai a cercare apposta. Ciò che rende unica la cucina italiana è la cultura (del gusto, degli abbinamenti, degli ingredienti) che l’accompagna.
Già, cultura. Perché a dispetto di quello che credono alcuni, cultura non vuol dire solo scuola, libri, cinema, teatri o musei. Quelli sono una parte, molto importante peraltro, di ciò che potremmo chiamare cultura individuale. Un individuo forma la propria mente in base a quanto apprende attraverso una serie di incontri, di persone e di strumenti, come ad esempio libri, cinema, teatri o musei.
La cultura però, se la consideriamo da un punto di vista antropologico, è qualcosa di più complesso e vasto. Essa è “l’insieme dei costumi, delle credenze, degli atteggiamenti, dei valori, degli ideali e delle abitudini delle diverse popolazioni o società del mondo”. È in sostanza una cultura collettiva, che costituisce l’identità culturale di una comunità, più o meno estesa.
Queste due accezioni del termine “cultura” nella realtà non sono antitetiche, in quanto la cultura collettiva è il risultato di una somma, niente affatto algebrica, di culture individuali. Così, se i singoli individui imparano che imbrogliare, corrompere, rubare, uccidere è sbagliato (anche dalla scuola, dai libri, dal cinema, dai teatri o dai musei) questi comportamenti saranno considerati devianti dalla società e combattuti dai singoli individui.
Senza cultura sono invece gli istinti primordiali a prendere il sopravvento. Rubare, imbrogliare, corrompere, violentare, uccidere e finanche cibarsi di carne umana diventano allora opzioni possibili per appagare i bisogni.
Sosteniamola, perché senza cultura richiamo di finire noi dentro il panino...

7 commenti:

  1. chi dice che la cultura non si mangia è perché non la digerisce più ...

    GRAZIE !!!

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  2. Condivido appieno la tua definizione di cultura.
    Sono in totale disaccordo con il nostro caro ministro. Secondo me di cultura SI vive.

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  3. Per la cronaca, la "salsiccia pestilenziale" era l'anduillette: parrebbe una cosa da intenditori, ma io, che ho i salami dell'Appennino modenese al posto dell'elica del dna, proprio non ho apprezzato.
    Come spunto di meditazione ti ricordo invece che il bellissimo elenco letto da Oseph Masanga Quetu a Vieniviaconme citava il cibo congolese, "così saporito" rispetto - evidentemente - al cibo italiano. Insomma, la tentazione di sentirsi figli dell'ombelico del mondo è sempre sospetta, credo. Ciò detto, l'andouillette fa ca*are, con buona pace dei francesi più smaliziati.
    Clap clap sul resto.
    p.s.: Ma peggio ancora dell'andouillette la frase di Tremonti...

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  4. Per la cronaca: la frase di Tremonti è riportata qui http://www.ilpost.it/2010/10/14/giulio-tremonti-e-i-panini-con-la-divina-commedia/ e non mi risulta sia stata smentita.

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  5. @ Giardigno: la cultura da fastidio a taluni. Figurati...

    @ Ele: si vive e da da vivere, basta considerare che in Italia il turismo culturale è uno dei pochi settori non in crisi.

    @ Malika: grazie per la precisazione, avevo rimosso il nome del pestilenziale prodotto per intenditori.
    A proposito di ombelico: avete notato l'etichetta che contraddistingue questa serie di post?

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  6. Sottoscrivo in pieno!
    PS: hai scritto tantissimo negli ultimi giorni!

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  7. @ Tenar: vedi cosa vuol dire avere qualche fine settimana libero, finalmente?

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.