sabato 26 aprile 2008

I racconti del partigiano. I Muraglioni degli Inglesi

Sono mura alte, di pietra legata con cemento. Sembrano non finire mai, proseguendo per chilometri a cingere uno spazio privato. Li chiamano i Muraglioni degli Inglesi, o semplicemente i Muraglioni. Separano fisicamente i paesi di Gozzano e San Maurizio d'Opaglio racchiudendo un’enorme area verde. Furono costruiti, si racconta dagli Inglesi.
«Ma no, non quegli Inglesi!» ride il Partigiano. «Quelli venivano dal sud con gli Americani e quando arrivarono qui la guerra era già finita. E poi i Muraglioni esistevano dal secolo precedente. Una famiglia inglese, nell’Ottocento, aveva comprato quella terra, recintandola con un muro altissimo, per tenere fuori gli intrusi. Al tempo della guerra però gli inglesi non c’erano più. Il parco della villa era stato riempito di bidoni di carburante. Per evitare che la Petroliera, com’era chiamato il grande deposito militare di carburanti a Gozzano, potesse saltare in aria per un bombardamento alleato. Così c’erano bidoni sepolti nel terreno un po’ dappertutto e siccome il carburante scarseggiava di notte c’era chi andava a prenderselo. A suo rischio e pericolo. I fascisti avevano insediato un presidio nella Petroliera e da lì, in teoria, controllavano il territorio. In realtà, dai Muraglioni in su per loro iniziava il territorio nemico (Achtung Bandengerfahr, avvertiva il cartello). Al punto che a metà dei muraglioni i fascisti avevano pensato di creare un posto di blocco, sbarrando in parte la strada. Solo che, di notte, avevano paura a starci, perché i partigiani potevano giocare al tiro a segno con loro come bersagli. Così al calare del buio si ritiravano nella Petroliera e i partigiani prendevano possesso del posto di confine. All’alba i partigiani tornavano sulle montagne e i fascisti riprendevano il controllo!»
Sorride, come fosse stato un gioco. In un certo senso lo era, come quello del Cavaliere che giocava a scacchi con la Morte…
Di notte si potevano anche tentare audaci colpi. Per farlo, però, occorreva un mezzo di trasporto. Un carro era l’ideale, ma i partigiani non potevano certo tenere carri e cavalli sulle montagne. Così li prendevano a prestito.
Una notte una donna fu svegliata dal rumore di qualcuno che picchiava all’uscio. Erano i partigiani. Volevano il carro e il cavallo per andare a Gozzano a rubare l’olio nella ditta Bemberg. Le avrebbero dato un po’ di olio in cambio.
«Prendete quello che vi serve» rispose la donna «ma l’olio non lo voglio, che poi finisco nei guai.»
Il mattino dopo il cavallo e il carro erano davanti al cancello, senza tracce di olio. Il cavallo aveva l’aria stanca di chi ha avuto una notte di fatica e paura.

Lo stesso cavallo, che si chiamava Bigio, fu protagonista di un’avventura un po’ bizzarra, sempre nei pressi dei muraglioni. Il marito della donna era riuscito, chissà come e chissà dove (non lo disse mai) a procurarsi un carico di patate. Col carro carico se ne andava da Gozzano a San Maurizio d'Opaglio con l’aria soddisfatta di chi è riuscito a fare un buon affare.
Davanti alla Petroliera, però, fu fermato da una sentinella fascista. Era un giovane dallo sguardo feroce e la faccia da fame, che guardò il carico e guardò il cavallo. Poi disse di non muoversi e andò nel presidio a chiamare qualcuno.
L’uomo (e probabilmente anche il cavallo) capì che con un mucchio di patate di provenienza sospetta e un cavallo requisito in quanto mezzo di trasporto per il corpo del reato è possibile sfamare tante bocche. Quelli poi erano tempi di fame nera, anche per i soldati…
Senza pensarci due volte spronò il cavallo a tutta briglia tagliando per le brughiere, per evitare il posto di blocco ai Muraglioni.
Era un cavallo da tiro il Bigio, non da corsa, ma quel giorno, fosse la frusta o la paura di finire in pentola, avrebbe dato dei punti a qualunque cavallo di razza.

1 commento:

  1. Ho percorso i Muraglioni migliaia di volte in vita mia. A volte lentamente fantasticando su cosa celassero e a volte (in giovane età) sfidando le leggi fisiche che governano i veicoli a due e quattro ruote. Grazie davvero di avermi raccontato qualcosa in più del mondo nascosto da quegli alti muri fatti di sassi.

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.