lunedì 1 marzo 2010

Il Maestro e la Bestia

I Quattro Cavalieri


Mi accoglie come al solito nel suo piccolo studio, in cui mi faccio largo tra sovrapposte serie di volumi e velenose volute di sigaro. Faccio appena in tempo a sussurrare, tra un colpo di tosse e l’altro, la mia domanda, che la sua mano è già scattata per afferrare un volume dalla copertina di pelle, aprendolo infallibilmente sulla giusta pagina.
«Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della bestia o il numero del suo nome. Questa è la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: perché quel numero è di un uomo: il suo numero è seicentosessantasei.»
Il volume si chiude si scatto e un ghigno appare sul volto del Maestro.
«Chi lancia questa sfida» mi dice «è l’autore (al capitolo 13, versetti 16-18), dell’ultimo e più misterioso dei libri che compongono la Bibbia: l’Apocalisse, che vuol dire “rivelazione”. In questo caso rivelazione, di eventi futuri che avverranno, fatta a “Giovanni”. Tradizionalmente questo Giovanni è identificato con l’Evangelista Giovanni, il discepolo che Gesù amava. Il testo, scritto in forma profetica, è volutamente enigmatico e oggetto di interminabili controversie in particolar modo per la corretta interpretazione delle profezie riguardanti i flagelli che colpiranno la Terra negli ultimi tempi.»
Mi asciugo la fronte con il fazzoletto. Il caldo lì dentro mi pare insopportabile.
«L’Apocalisse» il Maestro si interrompe solo il tempo di tirare una boccata dal suo micidiale sigaro «descrive numerose creature misteriose che per secoli hanno infestato di paure l’immaginario cristiano. Basti pensare ai terribili “Quattro Cavalieri” (Pestilenza, Guerra, Carestia e Morte) del capitolo 6 (1-8) che rappresentano la personificazione degli incubi più spaventosi dell’umanità e compaiono in molte raffigurazioni medioevali.»
Mentre parla mi viene in mente che, ancora nel Novecento, queste figure hanno ispirato il romanzo “I quattro cavalieri dell’Apocalisse”, di Vicente Blasco Ibáñez, da cui nel 1921 fu tratto un film che consacrò il mito dell’attore Rodolfo Valentino. Nel 1962 Vincente Minnelli ne trasse un remake ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale.
«Oppure» imperversa il Maestro « possiamo citare i quattro “angeli incatenati” (quattro demoni in realtà) in attesa “dell’ora, del giorno, del mese e dell’anno” in cui “uccidere un terzo dell’umanità” scatenando contro di essa “due miriadi di miriadi” (“miriade” indica il numero 10.000) di armate di cavalieri. Questi ultimi hanno corazze di fuoco, giacinto e zolfo e i loro micidiali cavalli hanno teste di leone, da cui gettano fuoco, fumo e zolfo, e code velenose come teste di serpenti.»
Guardando la bocca del Maestro l’immagine dei cavalli che eruttano fuoco, fumo e zolfo non mi sembra per nulla fantasiosa.
«Senza addentrarci oltre nell’impressionante “bestiario” dell’Apocalisse, bisogna dire che in questo libro sono descritte in particolare due “Bestie” al servizio del drago.»
Il Maestro di nuovo apre il libro che aveva in mano e, per chiarire subito di chi sta parlando, legge.
«E fu precipitato il grande drago, il serpente antico, che è chiamato anche Diavolo e Satana, il seduttore del mondo intero fu precipitato sulla terra e i suoi angeli furono precipitati con lui.»
Di nuovo il libro viene chiuso di scatto, spostando in parte la cortina di fumo che aleggia in permanenza davanti al Maestro.
«Come dicevo, nel capitolo tredicesimo sono descritte» riprende lentamente «le due Bestie generate dal Drago. La prima esce dal mare, che per la Bibbia è sempre dimora dei mostri, come il terribile Leviatano, mostro marino a cui potremmo dedicare un intero incontro. La Bestia uscita dal mare, dicevo, ha dieci corna e sette teste e sulle corna dieci diademi e sulle teste nomi di bestemmia. È simile ad una pantera, ma ha piedi da orso e fauci da leone. Ad essa il drago consegna la sua forza, il suo trono ed il suo gran potere, al punto che gli uomini adorano la bestia dicendo: “Chi è simile alla bestia e chi può combattere con essa?”. Al potere smisurato di questa bestia è però concesso un limite temporale: quarantadue mesi, durante la quale viene adorata da quanti sono destinati alla perdizione.»
Lo sguardo inquisitore del Maestro si posa su di me come volesse accertare che io non sia tra quelli, quindi, non so dire con quale risposta, si allontana per riprendere il filo della narrazione.
«La seconda Bestia sorge invece dalla terra» il suo sigaro fa un movimento da sotto il tavolo verso l’alto. «Ha due corna d’agnello e parla come un drago. È una bestia ingannevole, insomma, che si maschera sotto sembianze innocue ed è capace di compiere grandi prodigi, come far scendere il fuoco dal cielo sulla terra davanti agli occhi degli uomini. Con questi costruisce un’immagine della prima bestia e le dà vita, consentendole di imporre un marchio sulla mano destra o sulla fronte degli uomini. E non è possibile eseguire alcun commercio senza quel marchio, o il nome della bestia, o il numero del suo nome. E questo “numero della bestia” è il famoso o per meglio dire famigerato, seicentosessantasei.»
La testa mi gira, di fronte a quella selva di cifre, simboli, creature mostruose e profezie. Il Maestro, con il suo sigaro in mano, mi sembra sempre più l’incarnazione di uno dei flagelli della mia personale e fumosa, Apocalisse.

Se volete sapere cosa è successo dopo, dovrete tornare ancora domani per la quarta parte della storia.

Parte 1
Parte 2
Parte 3
Parte 4

3 commenti:

  1. io sarò qua aspettando il seguito miaoooobbbbrrrrrr

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  2. non so quale bestia mi ha spaventata di più: se quella uscita dal mare o quella che si trova sulla terra e fuma il sigaro!!!
    O_O

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.