domenica 8 aprile 2012

La sibilla cusiana



Si narra che ai tempi del re Tarquinio il Superbo, che fu l’ultimo re di Roma prima della repubblica (tra il 534 al 509 a.C.), si presentò alla sua corte una donna di nome Amaltea che portava con sé nove libri in cui era scritto il destino della città e gli domandò 300 monete d’oro in cambio.
Il re, trovando esagerato il prezzo richiesto, rifiutò di comprare i volumi. Ma la sibilla tornò qualche giorno dopo dicendo di aver bruciato tre libri e di volerne vendere sei per trecento monete d’oro. Il re rifiutò ancora, ma quando la Sibilla tornò per la terza volta chiedendo trecento monete per tre soli libri, avendo dato alle fiamme gli altri, il re impressionato decise infine di comprarli. Al prezzo di nove.

La donna era la Sibilla Cumana, una profetessa che viveva nei pressi del lago d’Averno, considerato una delle porte degli inferi e lì i suoi oracoli erano scritti su foglie di palma. Il vento, che entrava nell’antro della Sibilla da cento aperture, le scompigliava rendendo di difficile interpretazione, sibillino appunto, il responso.
In Italia la Sibilla Cumana era famosissima ed è citata anche nell’Eneide di Virgilio, ma esistevano altre Sibille conosciute con il nome della località dove risiedevano, come la Sibilla Eritrea, nel Mar Egeo e la Sibilla Delfica, in Grecia.

Il nome di “sibilla” era un titolo che veniva attribuito a profetesse vergini che entravano in uno stato di trance. Rispondevano alle domande che venivano loro poste emettendo oracoli in forma poetica, oscura e ambivalente.
Complice anche la lingua latina, che consentiva di collocare le parole di una frase in un ordine non fisso. Così il celebre oracolo della Sibilla “ibis redibis non morieris in bello” poteva essere letto, a seconda di dove si metteva la virgola, sia "Andrai, ritornerai e non morirai in guerra" che "Andrai, non ritornerai e morirai in guerra". Anche per questo gli oracoli della Sibilla erano considerati infallibili.

Accanto a queste famose sibille dell’antichità esiste però anche una sibilla dalle nostre parti. Per la precisione sul lago d’Orta. Nell’Ottocento venne dato alle stampe un libro intitolato “L'oracolo della Sibilla Cusiana” che nel titolo richiama un “Oracolo della Sibilla Cumana” di Pico della Mirandola.
È un libro che tra il serio e il faceto gioca con le possibili combinazioni dei responsi permettendo al lettore di avere un oracolo sul comodino. C’è da dire che alla fine dell’Ottocento la passione per l’occulto si diffuse a macchia d’olio tra le classi dirigenti e gli intellettuali, in un moltiplicarsi di sedute spiritiche, società teosofiche e sette di vario genere. E anche sul lago d’Orta, nelle sere tranquille, insospettabili personaggi si trovavano per evocare gli spiriti e conoscere il proprio destino.

7 commenti:

  1. Che dire...bello ed intrigante! La creatività delle sibille...
    Buona Pasqua

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  2. Ma si trova qualche ristampa di questo libro?

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    1. Ho visto che online è in vendita. Credo anche in qualche libreria della zona. Mi informo...

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  3. L'ottocento è sempre un ottimo serbatoio per chi ama l'occulto e i misteri.
    PS: che bello il nome Amaltea!

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    1. Oh si da attingerci a piene mani!
      Concordo ;)

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.