sabato 12 giugno 2010

Matematici, maghi, spie e truffatori

Gli strumenti del Dr. Dee al British Museum

Le ricerche condotte sul Manoscritto Voynich suggeriscono che esso possa essere un abile falso confezionato per sembrare libro magico. Vittima dell’inganno sarebbe stato l’imperatore Rodolfo II d’Asburgo (Vienna, 1552 – Praga, 1612) che con la sua passione per l’occulto richiamò a Praga maghi, astrologi, alchimisti e, naturalmente, imbroglioni di ogni risma.
Anche a seguito di questa antica presenza, ancora oggi la città boema è considerata uno dei vertici di un “triangolo” della magia bianca, i cui altri due vertici sarebbero Lione e Torino (la città piemontese è considerata, peraltro, assieme a Londra e San Francisco anche uno dei vertici del triangolo della magia nera).
A Praga nel 1584 giunse anche una singolare coppia di inglesi. Il primo era il dottor John Dee (Londra, 1527 – Mortlake, 1608) che era preceduto dalla fama di essere in possesso di facoltà straordinarie.
Matematico e astrologo, John Dee aveva avuto un ruolo durante l’attacco della cosiddetta “Invincibile Armata”, una forza d’invasione composta da 130 navi e 24.000 uomini che il re di Spagna Filippo II aveva inviato alla conquista dell’Inghilterra nel 1587. Dee, consigliere della regina Elisabetta I nelle “materie occulte”, aveva consigliato alle navi inglesi di evitare lo scontro in mare aperto. Quando un uragano di potenza inaudita, che molti all’epoca interpretarono come un fenomeno soprannaturale, distrusse quasi completamente la forza d’invasione spagnola, la sua fama di mago e astrologo crebbe al punto che alcuni gli attribuirono il merito di aver scatenato gli elementi in difesa della patria.
I compiti svolti dal dottor Dee quale “consigliere sulle materie occulte” non si limitavano all’astrologia. Grazie alla sua conoscenza nel campo della crittografia egli era in grado di far pervenire a corte delicate informazioni sotto la sembianze di innocue lettere.
Egli firmava queste missive con due O (a simboleggiare gli occhi della regina che tutto vedevano), seguiti dal numero magico 7. Se la sigla OO7 vi pare una singolare coincidenza, non siete lontani dalla verità. Molti secoli dopo, l’ex spia Jan Fleming, che conosceva bene la vita di John Dee, adottò questa cifra per indicare nei suoi romanzi James Bond, l’agente segreto al servizio di Sua Maestà.

In ogni caso Dee era effettivamente interessato all’occultismo ed era effettivamente considerato un negromante. Se l’ipotesi che la traduzione del Necronomicon dall’arabo sia da attribuire proprio a John Dee è verosimilmente falsa, è certo che invece che egli indirizzasse i suoi sforzi a stabilire un canale di comunicazione con gli angeli.
Alla porta di John Dee, in un giorno del 1582, si presentò un certo Edward Tallbot. Il suo vero nome era Edward Kelley (Inghilterra?, 1555 – Most, 1597?) e cosa avesse fatto nella sua giovinezza non è chiaro. C’è chi dice che avesse frequentato l’università, ma altri sostengono che fosse già stato esposto alla gogna come truffatore.
Kelley assicurò di essere in grado di parlare con gli angeli, guadagnandosi la fiducia incondizionata di Dee dimostrando le sue capacità attraverso una straordinaria seduta medianica . Negli anni seguenti i due si dedicarono intensamente alle conversazioni con gli angeli giungendo alla stesura di un “alfabeto enochiano” (da nome di un patriarca biblico che secondo alcuni testi apocrifi come il misterioso “Libro di Enoch” avrebbe avuto vari incontri con le creature angeliche).
Nel 1583 Dee e Kelley cominciarono un viaggio per l’Europa e furono anche a Praga, dove cercarono di accreditarsi alla corte di Rodolfo II.
La strana coppia si sciolse nel 1587, quando Kelley rivelò che gli angeli gli avevano comunicato che essi (Dee e Kelley) avrebbero dovuto condividere ogni cosa. Questo comprendeva – anche e forse soprattutto – la bellissima moglie di Dee. Non è chiaro se Dee abbia accettato o meno di eseguire gli “ordini degli angeli” riferiti da Kelley. Dai suoi diari sappiamo che poco dopo ruppe con l’ex amico tornando in Inghilterra.
Qui, come inseguito da una scia di sventura, fu accusato di stregoneria, ebbe la casa saccheggiata e derubata dei suoi libri magici, perse la moglie e i figli per la peste, morendo solo e dimenticato da tutti.
Kelley, che sosteneva di essere in grado di ricavare l’oro dai metalli vili, rimase invece in Boemia dove fu imprigionato da Rodolfo II che, prendendo sul serio le sue affermazioni, voleva costringerlo a produrre oro per lui. Dopo un primo positivo esperimento, non riuscendo probabilmente a soddisfare le richieste dell’imperatore, Kelley tentò la fuga annodando le lenzuola e calandole da una finestra del castello. Avendo sbagliato i calcoli si ritrovò a penzolare da una fune troppo corta, da cui precipitò al suolo rompendosi una gamba. Alcuni sostengono che sia morto poco dopo per la ferita. Altri che sia invece comunque riuscito a fuggire. In ogni caso di lui, dopo quell’episodio, si persero le tracce.

Vi sono forti sospetti che il Manoscritto Voynich sia stato composto e venduto a Rodolfo II proprio dai due inglesi. Il testo sarebbe stato da loro attribuito a Ruggero Bacone (Ilchester, 1214 circa – Oxford, 1294), un filosofo francescano inglese di cui ben si conosceva la passione per l’alchimia, e venduto all’imperatore Rodolfo II per 600 ducati, una somma per l’epoca consistente. Il volume sarebbe in sostanza un falso libro magico, accuratamente confezionato in un alfabeto inventato appositamente per incuriosire ed ingannare.
Come poterono però Dee e Kelley comporre un’opera complessa come il Manoscritto Voynich? Recentemente è stata avanzata l’ipotesi che essi abbiano utilizzato un’invenzione di un altro straordinario personaggio a cui ho già fatto riferimento in questo post .
Girolamo Cardano (Pavia, 1501 – Roma, 1576) si definiva "mago, incantatore, spregiatore della religione e dedito ai piaceri più turpi". Di certo fu mago e scienziato, geniale matematico e astrologo ciarlatano, medico dei casi disperati e filosofo di libero pensiero. Conobbe scienziati, artisti e sovrani di tutta Europa, morendo infine, a settantacinque anni dopo una vita contrassegnata da gravi tragedie familiari.
Come matematico, Cardano diede importanti contributi allo sviluppo dell’algebra. Come scienziato inventò la serratura a combinazione, la sospensione cardanica e il giunto cardanico. Quest’ultimo è largamente applicato in meccanica e dal 1923 (con il modello Fiat Tipo 3) è utilizzato dall’industria automobilistica.
Come medico la sua fama crebbe a dismisura quando, chiamato in Scozia al capezzale del cardinale Hamilton che soffriva di asma, in breve tempo riuscì a guarirlo eliminando i cuscini di piume, la polvere a cui evidentemente era allergico e sottoponendolo ad una dieta opportuna. nel suo viaggio di ritorno si fermò a Londra, suscitando profonda impressione sulla corte inglese. Qualcuno ha ipotizzato che la figura di Prospero, ne La Tempesta (1611) di Shakespeare, sia ispirata proprio a questo “milanese” con fama di mago e astrologo.
Cardano si occupò anche di crittografia, inventando la “griglia cardanica”. Il sistema è basato sull’uso di un foglio di carta con delle aperture. Con esso si scrive il vero messaggio su un foglio sottostante, riempiendo poi gli spazi vuoti con un testo innocuo. Se chi riceve la lettera dispone di una griglia identica a quella dello scrivente può facilmente leggere l’informativa.
Alcuni anni fa Gordon Rugg ha ipotizzato l’uso di una griglia cardanica per comporre il manoscritto Voynich, dimostrando che molte delle caratteristiche compositive del testo sarebbero spiegabili alla luce di questo sistema.
L’indagine sembra decisamente inchiodare Dee e Kelley come autori della truffa, sebbene rimanga il dubbio di quale ruolo abbia realmente avuto Dee nella vicenda. Mentre è certo, infatti, che Kelley fosse un truffatore, non è chiaro se Dee fosse un complice o piuttosto una vittima anch’egli dei suoi inganni.

In ogni caso essi si trovavano sul luogo, la Boemia, nel periodo in cui il manoscritto fu venduto. Avevano il movente e le capacità per realizzare il falso manoscritto.
Anche l’attribuzione a Ruggero Bacone sembra inchiodare i due inglesi, che in maniera plausibile potevano sostenere di essere in possesso di un libro redatto alcuni secoli prima da un loro conterraneo. Che fosse complice della truffa o manovrato da Kelley, Dee poteva interpretare egregiamente il ruolo di esperto, in quanto conosceva molto bene l’opera di Ruggero Bacone.
Ciò è testimoniato dai diari di un altro grande personaggio dell’epoca, Sir Francis Bacon (Londra, 1561 – Londra, 1626), che volle conoscere Dee e che da questi fu introdotto alle idee del filosofo francescano suo quasi omonimo.

La figura di Sir Francis Bacon, tra l’altro, è legata ad una altra singolare vicenda, che si collega direttamente alla Creatura che i Menestrelli si accingono a presentare. Di questo, tuttavia, vi parlerò domani.

2 commenti:

  1. QUanto mi piacciono questi post Alfoso, m'intrigano da matti , conoscevo Dee & C. ma non l'abbinamento a questo testo misteriosissimo, aspetto il nuovo seguito miaooooùùùùùùùù

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.