mercoledì 8 luglio 2015

Piccola storia di un cactus



C’era una volta un piccolo cactus. O per meglio dire c’era una volta una grande famiglia di piccoli cactus che ebbe la ventura di abitare sul balcone di un personaggio decisamente negato per la coltivazione e, a sua maggior colpa, inclinato invece a una inconcludente meditazione filosofica.

Poiché difficilmente le disgrazie vengono da sole, un giorno avvenne che un evento del tutto fortuito costringesse l’inadempiente annaffiatore del cactus ad allontanarsi dalla già scarsa cura della sua piantina.

Solo e dimenticato da tutti il piccolo cactus dovette arrangiarsi con quello che passava il convento. Piccole gocce di pioggia rimbalzate oltre i limiti, qualche acquazzone un po’ più forte e un po’ più di stravento del solito. Piccole cose, insomma, capaci di far perdere la speranza a qualsiasi cactus. Ma il nostro era di quelli duri a morire. Di quelli per intenderci simili a quei gattini intirizziti che ti si presentano alla porta con in corpo le poche energie necessarie a emettere un flebile miagolio, ma che passato qualche mese, ben pasciuti e cresciuti, diventano delle teppe di prim’ordine, dei veri gattacci di quartiere che per quante volte i ragazzacci tentino di affogarli loro sono sempre lì a grattare alla porta. Mentre non sempre lo stesso si può dire dei ragazzacci…

Potete quindi immaginare la sorpresa del nostro padrone di casa quando un giorno, rimesso piede sul balcone dopo quattro mesi, vide accanto alla famigliola di cactus raggrinzita dalla siccità, ma di cui già conosceva la capacità di recupero, un’altra piantina grassa che aveva data per morta nell’autunno precedente.

Immediatamente, sopraffatto da una gioia difficile da comprendere a chi non l’abbia mai provata, il nostro corse a prendere dell’acqua con cui annaffiare tutte le piante.

E il suo piccolo gesto d’affetto fu ancora una volta ricambiato dal cactus, che in breve cominciò a rinverdire. Accanto alla sua ritrovata amica. 

4 commenti:

  1. Evviva le piantine!!!
    Ps: mia suocera riesce a tirar fuori dai cactus delle fioriture invidiabili, basta che passi vicino a loro e wow, 18 giganti fiori rosa, una selva di fiori rossi (credo dal tuo cactus che si vede in foto)... I miei sono un fiorellino minuscolo da guardarsi con la lente di ingrandimento e comunque solo dopo che lei aveva parlato con loro...

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  2. Hai poi scoperto il nome scientifico? O magari gli hai dato un nomignolo tutto suo? :D

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    1. Dovrebbe essere una Chamaelobivia. :)

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.