domenica 9 gennaio 2011

Il Principe di Sirdhanah

Nel 1843 alla corte del Re di Sardegna giunsero lettere provenienti dall’India, che accompagnavano doni esotici alla Real Persona. Stoffe pregiate, armi rare e persino una tigre erano il biglietto da visita del misterioso mittente, la cui storia era anticipata nelle missive e fu arricchita da nuovi dettagli dalla sua viva voce. L’uomo, che poneva la sua spada e soprattutto, le sue enormi ricchezze e i suoi contatti personali al servizio di Carlo Alberto di Savoia era un piemontese che raccontava di aver avuto una vita a dir poco avventurosa.



Nato a Novara nel 1796 da una famiglia modesta, Paolo Solaroli, così si chiamava, era aiuto sarto in uno dei reggimenti militari di stanza a Novara che nel 1821 si erano ammutinati chiedendo  la Costituzione. Era poi stato in Spagna con le truppe piemontesi nella guerra del 1823, riportando varie ferite. Da qui si era spostato in Egitto per prendere parte ad una spedizione che intendeva portare soccorso alle forze indipendentiste greche, tra le quali si trovava Lord Byron , assediate dai Turchi a Missolungi.
La morte di Lord Byron aveva interrotto quel progetto e Solaroli era diventato istruttore delle truppe egiziane di Mehemed Alì. Lasciato l’Egitto era partito per l’India mettendo la sua spada al servizio degli Inglesi, distinguendosi nella campagna di Birmania, durante la quale aveva salvato la vita al generale sir Robert Brown. Questi per sdebitarsi l’aveva raccomandato presso la regina di uno staterello indiano indipendente, la ricchissima “Begum” di Sirdhanah. Qui era diventato colonnello e aveva sposato la pronipote della Begum, diventando infine Principe di Sirdhanah. Con questo titolo Solaroli rientrava in Italia.

È interessante, per capire meglio il contesto da cui proveniva il sarto diventato Principe, spendere due parole sulla citata Begum di Sirdhanah. Questa era la vedova di Walter Reinhardt, un avventuriero che aveva messo insieme un esercito mercenario composto da europei ed indiani, abilissimo soprattutto nel passare sempre e comunque dalla parte dei vincitori senza perdere un solo soldato. Per meriti conquistati, per così dire, sul campo Reinhardt aveva ottenuto una sorta di signoria sul Sirdhanah, tra il Gange e l’Aligarh e, abbandonata la moglie pazza, si era unito (non è chiaro se l’avesse mai sposata) a Fursund Azuzai, la figlia di una concubina di un persiano che aveva conosciuto in un bordello di Delhi.
Quando Reinhardt era morto, Fursund si era trovata in mezzo a turbolenze degne di un romanzo di avventura. Le truppe della guarnigione, scoperto un suo matrimonio segreto, si ribellarono e dopo averla catturata, la legarono alla bocca di un cannone per una settimana. Nel frattempo il figlio di primo letto di Reinhardt, Balthazar Aloysius, tentò di conquistare il feudo del padre con un’azione militare. Fursun riuscì a ristabilire il comando sui suoi uomini e con feroce determinazione difese i suoi possedimenti, guidando poi valorosamente i soldati nella battaglia di Assaye. L’imperatore di Delhi, riconoscente, le confermò i suoi diritti e la conferì un’enorme rendita, con cui l’ex prostituta diventata regina seppe rallegrare la sua variopinta corte. Solaroli sposò la nipote di Balthazar Aloysius Reinhardt che la Begum aveva adottato dopo la morte del suo antico avversario.  

C’è da aggiungere che secondo alcuni studi la vita di Solaroli non sarebbe stata esattamente come da lui descritta. In altri termini ci sarebbe molta più leggenda che storia nel racconto che ho riportato sopra. Ma poiché questo è un blog di leggende, non andrò a modificare il quadro sopra riportato, lasciandovi il piacere di andare a scoprire le fonti storiche seguendo questo link.

In ogni caso Solaroli aveva delle indubbie capacità. Grazie ai suoi buoni uffici il Piemonte di Cavour strinse relazioni diplomatiche intense con la Gran Bretagna, ricevendone aiuti preziosi durante le guerre d’Indipendenza.
È interessante anche un fatto che è stato raccontato pochi mesi fa in un convegno ad Ameno. Durante la guerra del 1859 contro gli Austriaci i Franco Piemontesi stavano avanzando a tappe forzate verso la Lombardia. Ad un certo punto, passando in rassegna le truppe della retroguardia che avanzavano faticosamente sulla strada , il Re si accorse che i soldati erano affaticati e zoppicavano. Se ne stupì e ne chiese il motivo. Solaroli (che fungeva da aiutante di campo del Re) ne approfittò immediatamente per rivelare ciò che aveva scoperto: le ghette di cuoio in dotazione ai fanti con l’umidità diventavano rigide e segavano la pelle. Per questo i Francesi avevano adottato più moderne ghette di tela. E quando il re si stupì che i suoi generali non gli avessero detto nulla Solaroli rispose che i suoi generali stavano troppo con il Re e troppo poco con la truppa. Quindi, messa mano alla sua borsa personale andò dai Francesi, comprò delle ghette di tessuto e le fece distribuire ai soldati.

La figura leggendaria di Solaroli ispirerà lo scrittore Emilio Salgari per tratteggiare il personaggio di Yanez de Gomera, l’amico fraterno di Sandokan.
Il ricchissimo Solaroli, tra l’altro, comprò un palazzo ad Ameno, sul Lago d’Orta, dove portò la sua collezione di oggetti etnografici e venne a risiedere con la moglie indiana che girava in carrozza per le vie del paese con le tende sempre rigorosamente chiuse per non farsi vedere, secondo il costume indiano.

E poiché il mio viaggio è iniziato proprio ad Ameno, questo è un segnale evidente del fatto che il mio viaggio deve volgere verso casa, sebbene alcune tappe siano ancora necessarie, prima di poterlo dire concluso…

2 commenti:

  1. grandissima storia! Ottima la scelta + "romanzesca"
    grazie!

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  2. Grazie Domenico, contento che ti sia piaciuta!

    RispondiElimina

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"Di un fatto del genere fui testimone oculare io stesso".

Ludovico Maria Sinistrari di Ameno.